Magie e misteri di Bajardo, il paese dei druidi

Topi, non vi ci ho mai portato, ma ne vale davvero la pena. Questo bellissimo paesino non si trova nella mia Valle, ma in una zona immediatamente limitrofa ed è un piccolo gioiello delle Alpi Liguri.

Bajardo

Bajardo (910 metri sul livello del mare), con i suoi carruggi tortuosi e a tratti ripidi conta poco più di 300 abitanti e una gran quantità di gatti, come capita in quasi tutti i borghi del mio entroterra. E’ un piccolo scrigno e, come tale, nasconde in sé antichi tesori, o almeno così si dice.

impronta gatto neve

La leggenda vuole che il borgo debba il suo nome al celebre Rinaldo, uno dei dodici Paladini di Francia del ciclo carolingio. Di questa figura hanno parlato Ludovico Ariosto nel suo Orlando furioso, Matteo Maria Boiardo nell’Orlando innamorato e Luigi Pulci nel Morgante, ma potrei elencarvene anche altri. Be’, fatto sta che questo Rinaldo, rivale in amore dell’eroe Orlando, avesse un cavallo molto particolare. E quel cavallo portava il nome di… Bajardo!

Parlando invece di notizie più storiche, il centro storico del paese esiste dal I millennio a.C. e pare che in quel periodo fosse un importante luogo di culto per i Druidi, pensate un po’ che roba!

Questi sacerdoti della natura hanno lasciato un segno profondo nella storia di Bajardo, tanto che ancora oggi alcuni eventi e festività si ricollegano ad attività druidiche.

Alcuni sostengono che a testimoniare l’esistenza dei Druidi siano gli obelischi di pietra che si possono osservare in giro per il borgo.

Chi sostiene la presenza dei Druidi, afferma che a Bajardo convivessero un tempo i Celti, i Liguri, i Greci, gli Iberici e i Romani. Questi popoli costruirono a Bajardo i loro luoghi di culto, tra i quali spiccava un antico tempio dedicato al dio Sole, di cui oggi ci rimangono alcuni resti.

bajardo2

Sopra quello stesso tempio è sorta in epoca medievale la chiesa dedicata a San Nicolò, patrono del borgo e festeggiato il 6 dicembre, ma nel 1887 il violento terremoto che rase al suolo anche Bussana scosse l’intero paese, scoperchiando la chiesa e riportandola pressoché all’antico aspetto e mostrando quello che un tempo era il luogo di culto principale nella sua più totale e disarmante naturalezza.

chiesa san nicolò bajardo

Il monte su cui sorge Bajardo pare fosse consacrato ad Abellio, divinità solare degli antichi Liguri. Curioso, non trovate? Ma la cosa più curiosa sono i capitelli dei contrafforti della chiesa crollata, che raffigurano volti con tratti somatici orientali, qualcuno li definisce addirittura mongoli.

Sacro e profano a parte, la costruzione scoperchiata sembra quasi essere un nuovo inno al Sole e alla Natura, con la sua volta tutta celeste e cangiante a seconda del tempo meteorologico. Sotto quella volta si svolgono ancora matrimoni scenografici, conferenze, e gli eventi più disparati, perché è di una bellezza sconfinata, topi, credetemi. Quel che resta dell’edificio è visitabile senza alcuna difficoltà, io stessa ci sono stata più di una volta.  Si prova una grande serenità a camminare sul morbido prato circondato dai muri alti, spogli e dorati, con il sole sempre lì, alto nel cielo come un guardiano.

chiesa san nicolò bajardo2

E poi c’è la terrazza naturale a strapiombo sulla Valle, con un panorama mozzafiato e comode panchine dal quale osservarlo.

bajardo3

Nella metà del 1200 il borgo passò sotto il dominio dei Clavesana e infine sotto la Repubblica di Genova. Bajardo, dunque, dovette rispondere alla podesteria di Triora e, come in altri borghi della Valle Argentina e zone limitrofe, anche Bajardo subì le accuse di stregoneria da parte dell’Inquisizione.

panorama Bajardo

I dintorni di Bajardo sono tutti da esplorare. Numerose sono le escursioni che si possono fare, come quelle che conducono a Perinaldo, Apricale, Monte Bignone o ancora il Sentiero degli Innamorati. Poi c’è la fontana, poco sotto il borgo, un luogo molto suggestivo che vi consiglio di visitare, se non lo avete ancora fatto.

bajardo4

Insomma, dalle mie parti non manca davvero nulla! Tra streghe, druidi e spiritelli si può dire che ci sia materiale a sufficienza per decine di romanzi. Le mie Alpi sono magiche, e questi luoghi ne sono la dimostrazione.

Un abbraccio, topi, alla prossima!

 

 

Il sentiero e le case delle streghe

Procuratevi ulteriore coraggio, impavidi topi! Oggi vi porto nel posto più misterioso della mia Valle. Vi ho anche scattato le foto in bianco e nero per aumentare la suspense!

Eccoci, dunque. Lo vedete questo sentiero di pietra? Eh, a Triora ci tengono molto a questo luogo e lo hanno voluto restaurare, mantenendo però il suo stato di conservazione. Hanno rifatto il ciottolato per rendere più praticabile il nostro cammino, tutto il resto è esattamente come un tempo.

Incamminiamoci, andiamo indietro nel tempo.

Siamo agli inizi del 1589. Sentite le urla? Vedete il fuoco dei roghi? Sì, siamo entrati in quello che è il paese delle streghe, dove alcune donne, perché solitarie o capaci di guarire senza bisogno del medico, erano ritenute pericolose e amiche di Satana. Accadeva in particolar modo a quelle con i capelli rossi. A esse, alcuni abitanti, potenti signorotti e l’intero Clero, riservavano torture così violente e dolorose che spesso le poverine erano costrette a confessare peccati in realtà non commessi, per cercare di far cessare certe oscenità. Spesso, dopo essere state torturate, venivano poi uccise. Bruciate (ma non abbiamo fonti certe di questo, a Triora), impiccate. Si cercava di capire come poter raggiungere il diavolo tramite loro e riuscire a sconfiggerlo. Questo era lo scopo principale di coloro che trucidavano queste ragazze chiamate da noi “bazue“. Streghe, megere.

Ma facciamo un passo per volta e, per raccontare bene queste vicende, mi servirò dei documenti esistenti esattamente sul luogo considerato maledetto e di alcune belle parole di Quirino Principe.

Intanto camminiamo, venite con me e guardatevi intorno. Nei ruderi che vedete, la leggenda dice che una volta vivessero queste donne.

Donne solitarie, di grande saggezza, distaccate dal resto del paese e che, incomprese, preferivano vivere tra di loro formando un gruppo a parte. Siamo infatti alla fine dell’abitato di Triora, nella parte più esposta, e da qui possiamo godere di un panorama fantastico. Vado avanti io e vi farò da Cicerone, voi seguitemi:

Leggendo una lettera, datata 28 agosto 1589, scritta dal cardinale di Santa Severina, della Congregazione della Santa Inquisizione di Roma, si può arguire che il tribunale del sant’Uffizio abbia proceduto con minor severità delle autorità ecclesiastiche di Genova e che almeno alcune donne, se non tutte le sopravvissute, siano state liberate. Fra le varie ipotesi sulla sorte delle streghe di Triora, ve n’è una quanto meno suggestiva. Eh già, perchè… Che fine han fatto le streghe? San Martino di Struppa, un paese dell’alta Val Bisagno, nell’entroterra genovese, è storicamente indicato come luogo di deportazione di carcerati. I libri parrocchiali dal 1600 in poi, riportano il nome “bazoro”, oppure “bazora”, che richiamava inequivocabilmente il termine dialettale ligure “bazùra”, “baggiura” oppure “bagiua”, con il quale viene indicata normalmente la strega nell’alta Valle Argentina. Pagine strappate dai documenti censuari, formule magiche contro le malattie tramandate dagli anziani, avvolgono, in un alone di mistero, l’origine di quel borgo. Che se ne siano andate tutte lì le nostre streghette? E’ comunque bello pensare che le donne tioresi, di cui si perde ogni traccia, dalla loro partenza dal paese natio, possano in qualche modo essere sopravvissute, magari rifacendosi una vita e una nuova famiglia, il cui cognome sussiste oggigiorno, seppur trasformato in “Bazzurro”. Triora è la Loudun italiana, la Salem europea. Ma sarebbe più giusto dire che Loudun è la Triora francese e Salem è la Triora del New England, poichè il celebre processo alle streghe, si svolse a triora nel 1588 e indubbia è la sua priorità cronologica, mentre in nulla è inferiore agli altri due in quanto a spaventosa tensione. D’altra parte, questo borgo arroccato sulle montagne liguri, è uno dei punti sul pianeta in cui si rompe la maglia rassicurante intessuta dalla cultura illuministica e in cui le tenebre elementari emergono allo scoperto. Su tutta la superficie terrestre, esiste una rete di luoghi “segnati” e se ne potrebbe tracciare una mappa: gli incroci di sulfuree coordinate, gli aleph di cui non si dovrebbe parlare. Triora, illustre tra gli aleph del pianeta, non è un luogo esclusivo, è soltanto un centro privilegiato di rivelazioni, e la circostante terra incognita, con le sue caverne di cui si sconsiglia l’accesso ai profani e agli sprovveduti, non è poi un mondo a sè -.

Sono abbastanza macabra? Bene andiamo avanti allora:

Quando si pensa alle streghe, si immaginano donne brutte, il naso aquilino, lo sguardo truce, colme di difetti. Lo stereotipo consegnatoci dalla tradizione e dai racconti popolari, tenuto vivo anche dai mass-media e dalla letteratura infantile, è quanto mai errato. Le streghe erano e sono, donne normali, spesso belle, in alcuni casi affascinanti. (Ve l’ho mai detto che dicono che sono un pò strega io? Vabbè, andiamo avanti…). A loro sono state attribuite le più disparate colpe e le più efferate nefandezze. In realtà molto spesso, il loro potere era benefico. Una nobile famiglia triorese, ad esempio, deve le sue ricchezze ad una di queste donne, aiutata in un momento difficile. Il loro sapere nel campo della medicina, la profonda conoscenza delle erbe, la dimestichezza con i fasci nervosi, faceva si che si sostituissero egregiamente ai vari dottori dell’epoca. Basti pensare che la Strigonella (Stachys Recta), pianta che nasce spontanea in vallata, autentica panacea, ma soprattutto indicata contro l’insonnia e l’instabilità nervosa, è volgarmente nota come “pianta della Madonna”. Curiosa contrapposizione fra il male e quanto di più cristianamente immacolato esista. E’ grazie a streghe e stregoni che sono stati curati e si curano tutt’oggi l’erisipola, l’herpes o il mal di denti, semplicemente segnandoli con un anello d’oro (non quello dell’orafo turco), una moneta o altri oggetti metallici, recitando formule e preghiere secolari. E’ grazie infine alle streghe se scompaiono o quanto meno vengono alleviate pene d’amore, turbamenti dell’animo e depressioni ansiose. E scusate se è poco. Ma ora andiamo a vedere dove avvenivano tutti questi prodigi. Eccoci giunti nel punto più importante di questo cammino: la Cabotina. Qui si ritrovavano le donne emarginate. Qui danzavano, studiavano e preparavano i loro intrugli portentosi. E cosa accadeva in questo punto? Sedevi, qui intorno a me, sotto questa lapide. Ora aspettiamo l’imbrunire e continuerò la mia storia…. Riposatevi nel frattempo…. -.

A domani topini!

M.