Quando la Valle chiama…

Non si può sempre viaggiare per monti e boschi. Si è sempre in Valle, certo, anche giù verso il mare, e i luoghi sono ugualmente magnifici, ma l’atmosfera della montagna cambia, senza essere necessariamente più bella o più brutta di quella marina.

Ed è proprio questa atmosfera a richiamarti a sé dopo un po’ che non la frequenti e non la vivi.

E’ la natura degli alberi, delle falesie, delle cime innevate, dei pascoli verdi e di tutto il suo silenzio che ti chiama a sé per abbracciarti.

E allora non si può non andare. Dopo un po’ occorre. Bisogna zampettare alla svelta proprio là, dove Madre Terra si fa sentire potente e si mostra suggestiva in una delle sue tante bellezze.

Il verde abbaglia, i versi degli animali acclamano la tua presenza, i colori sfavillano e l’aria accarezza, ricolma di luce. Ogni cosa, anche la più piccola, assume un’importanza indescrivibile.

E allora, quando le mie avventure si trasformano in public relations ( J ) e devo allontanarmi un po’ dalla mia tana, ecco giungere la malinconia. Il suo chiamare è forte, il mio petto inizia a farsi pesante, la coda mi si ammoscia… Entrare nel cuore della Valle è come fare rifornimento di energia.

I miei occhi ricominciano a brillare, gli odori mi stuzzicano i baffi, i suoni melodiosi mi riempiono le orecchie. E vedo fiori, musi, frutta, foglie, alberi, creste, prati, fili d’erba, massi, muschio, sassolini, sentieri… tutto è una magia. Tutto è incantevole e incantato.

Non importa se è inverno o estate. La Valle Argentina sa regalare sempre nuove e sorprendenti emozioni attraverso nuove tinte, nuovi strepitii, nuovi profumi. Ogni volta si trasforma nel carburante perfetto, quello che ti dà la carica per affrontare i giorni a venire e per sopravvivere in città, anch’essa dotata di una propria bellezza, ma io, ormai mi conoscete, sono una Topina di campagna.

E’ come se si riuscisse a toccare davvero il cielo con un dito. Quel cielo è più blu e più vicino. E’ come se si fosse immensi e si potessero tenere i monti tra due dita. E’ come sentirsi co-creatori dell’Universo. Noi animaletti abbiamo il dono di sentirci così, per questo operiamo assieme durante la nostra esistenza: per trasformare l’esistenza in vita e la vita palpita in Valle.

Amo avere farfalle che mi svolazzano attorno. Api che ronzano tra le ciocche del mio pelo dietro le orecchie. Camosci che scattano accanto a me. Aquile che mi guardano dalla loro altezza. Lupi che giocano a nascondino tra i tronchi scuri. Perché sì, sono loro (e non solo) gli animali che popolano la mia Valle.

Amo avere le mucillagini sotto alle zampe e quella loro morbida frescura. Amo il grigio degli scogli montani, ruvidi e caldi, baciati dal sole. Amo sentire quel suo respiro, di tutta Lei, che inizia ad appartenermi e mi riempie i polmoni.

Mi basta giocare con la sua acqua. La si può trovare sotto ogni forma ma sempre fresca e limpida. A volte gelata anche durante la calda stagione. Così chiara e sincera.

Amo le pigne che racchiudono meraviglie e tesori. E i germogli e i semini che prospettano nuova vita.

Una vita che risiede in ogni cosa e in ognuno di noi perché fa parte di noi.

E’ bella la mia Valle. Tanto. E’ un luogo che pare una fiaba e forse, molte fiabe, sono state inventate proprio grazie a luoghi così. E’ meravigliosa e non mi stancherò mai di descriverla.

Squit!

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I miei monti

Le stagioni vanno e vengono, topi miei, com’è giusto che sia, ma ogni Primavera è diversa dall’altra, così come ogni Estate, Autunno e Inverno.

Gironzolando in lungo e in largo per la Valle, non ho potuto fare a meno di notare i cambiamenti della Natura intorno a me. Quei monti che ora sono di un verde smeraldo molto acceso fino a una manciata di settimane fa erano protetti da una coperta candida, soffice e spessa. Quasi non ci si crede!

monte Faudo

E come cambiano, i colori… La mia Valle è una vera tavolozza d’artista, nessuna sfumatura viene dimenticata da Madre Natura.

Nella stagione in cui ci troviamo, le montagne sono verdi, dicevo. Si notano i toni diversi degli alberi, si distinguono su uno stesso versante latifoglie e conifere, ma il confine non è netto. Si mescolano in modo perfetto e armonioso, come in un quadro del puntinismo.

Quando giunge l’Estate con le sue giornate aride e roventi, tutto inizia a sbiadire, assumendo i toni di una foto color seppia. I pascoli alti si stancano del tanto brucare del bestiame, divengono color paglierino, e anche il verde sui clivi si affievolisce e poi, pian piano, si spegne.

montagne realdo valle argentina

In Autunno tutto si riaccende; che colori, topi miei! Non ce la farei a descriverli tutti, neppure in un libro: oro, vermiglio, verde, senape, arancione… ognuno con le sue sfumature. Anche nel periodo autunnale si distinguono i diversi alberi sulle montagne, ma in questo caso altro che puntinismo! I monti paiono mosaicati, ogni pianta è una tessera mutevole, cangiante.

montagne valle argentina

Con l’Inverno tutto si spegne di nuovo, persino i sempreverdi perdono il loro vigore. Il marrone della terra prevale, tuttavia, se la neve scende copiosa come quest’anno… che spettacolo, topi! I rilievi montuosi somigliano a panna montata, oppure a pandoro ricoperto di zucchero a velo. I paesini di pietra diventano allora soggetti di cartoline che farebbero invidia a quelle di mete più ambite, come il Trentino o la Valle d’Aosta.

Sono i miei monti, non posso non amarli. Li adoro in ogni stagione e voglio farveli conoscere più da vicino. Non tutti, perché non basterebbe un blog intero, ma almeno quelli che ho frequentato negli ultimi mesi.

Quello che vi mostro qui sotto è il Gerbonte con i suoi 1727 metri di altezza, e scusate se è poco. Fiero, imponente, lo si vede da Triora, da Realdo, da Verdeggia, ma anche da Colle Melosa. Lo notate, il suo sgargiante abito autunnale?

Monte Gerbonte

Poi c’è il mantello bianco di Monte Ceppo. C’è silenzio, lassù, è il posto ideale per ascoltare il vento. Soffia forte, è un luogo esposto, ma che panorami! Ci troviamo a 1505 metri sul livello del mare. La cima glabra di questo monte è riconoscibile tra mille. Ci sono affezionata, sapete? E’ la prima, piccola vetta che ho conquistato, ormai anni fa, per questo ha un posto speciale nel mio cuore.

Monte Ceppo

Dirigendoci a Passo Teglia (1385 m.s.l.m.), poi, si dispiega davanti a noi un panorama notevole, che spazia dal Mar Ligure alle cime del Toraggio (1973 m.s.l.m.) e del Pietravecchia (2038 m.s.l.m.). Pare strano, ma è proprio così. E’ una peculiarità della Liguria, forse poche altre zone italiane godono di scorci e viste pari a quelle dei luoghi in cui vivo. Ogni posto ha i propri vanti, quello del Ponente ligure è l’avere una grande varietà di ambienti in uno spazio relativamente circoscritto.

passo teglia

Continuando il nostro tour, ci innalziamo sul Monte Grai (2012 m.s.l.m.) e allora qui, topi miei, inizio a sciogliermi dall’emozione. Guardate che dipinto perfetto! Ci troviamo esattamente a metà tra le valli Nervia e Argentina e, a fare da divisore, vediamo il Lago artificiale di Tenarda. E’ un luogo indescrivibile, sembra di poter abbracciare gran parte del Ponente con lo sguardo. Si vede chiaramente il Monte Trono (776 m.s.l.m.), sulle cui pendici è adagiata Triora. E poi, laggiù, il Passo della Mezzaluna (1454 m.s.l.m.) è ben pronunciato.

monte grai - lago tenarda - valle argentina - val nervia2

Le montagne che abbracciano la mia Valle e le fanno da cornice sono bellissime, sono sicura che converrete con me. Ogni volta che mi trovo in luoghi così alti e solitari mi sembra di toccare il cielo con un dito e di assaporare la vera essenza della vita che scorre. Quando si guardano le cose dall’alto, tutto assume una prospettiva nuova e quei giganti di roccia che, visti dal basso, incutevano quasi timore, dalla cima di una vetta appaiono come amorevoli protettori di un luogo che, se non esistessero, sarebbe assai diverso.

Io vi saluto, topi! Un abbraccio montuoso dalla vostra Pigmy.

Lumachina, Lumachina dove vai?

Lumache che girano la mattina, acqua assai vicina.

Un proverbio che si sente dire molto spesso nella mia valle. Cari topi, oggi vi voglio parlare di un piccolo esserino che mi è davvero simpatico.DSC_1076 La Lumaca. E’ così buffa. Prende la vita con tutta calma e poi, ogni centimetro che fa, annusa e gusta con quei suoi cornini altezzosi  che si ritirano offesi al minimo sfioramento. Mi piace tantissimo guardarle. A molti fanno senso perchè sono bavose, emettono infatti un liquido colloso e trasparente che serve all’animale come lubrificante, per evitare di ferirsi durante gli spostamenti o durante il rientro in tana, spesso veloce.DSC_1079 La sua tana è un guscio calcareo che lei si porta sul dorso costantemente e, la forma a spirale di questo carapace conferisce, a questa bestiolina, anche il suo vero nome che è Chiocciola. Appartiene alla famiglia dei molluschi ed è anche commestibile.IMAG7940 Sua cugina, la Limaccia, quella senza guscio, chiamata da noi “bauscia” (bava-bavosa), se ingoiata viva, aveva la capacità di guarire dall’ulcera allo stomaco grazie proprio agli enzimi della sua bava.IMAG7942 E questo veniva fatto spesso, durante la seconda guerra mondiale, quando non c’erano altri mezzi. Ma, (per modo di dire) la bava di Lumaca, nella mia terra, e precisamente a Molini di Triora, è anche un ottimo liquore che assume il nome di “Latte di Lumaca”  proprio perchè questo paese è famoso per la sua sagra delle Lumache. IMAG7945Si dice fosse un ottimo elisir che usavano le nostre streghe. E non ci crederete ma le nostre amiche sono anche utili per la cheratinizzazione della nostra pelle e per cicatrizzare eventuali ferite se fatte strisciare sulla cute. Una connettivina naturale in poche parole. La Chiocciola è un animale dal carattere assai cauto e molto timido. IMAG7950Ricordo che quand’ero bambina, le prendevo, le mettevo in una scatola da scarpe e, ogni tanto, le davo delle foglie di lattuga da mangiare. Amano l’Insalata, la Piantaggine, la Bardana, il Tarassaco e, con i miei amici, gli facevamo fare le corse per vedere quale arrivava prima stuzzicandole il codino (che poi sarebbe il piede) con una foglia.IMAG7955 Povere Lumache, se ci ripenso! Con quella loro casetta a conchiglia che andava di qua e di là. Il suo significato è molto semplice da immaginare. Quel suo andare tranquillo indica pacatezza e riflessione, soprattutto nelle scelte importanti della vita. Equilibrio e sessualità serena e felice. Legato a questo, non dobbiamo scordarci che essa, rappresenta anche la fecondità. E’ infatti un animale molto prolifico che partorisce lentamente delle uova grandi come piselli standoci anche tutto il giorno. A volte, tra l’uscita di un uovo e l’altro, può passare anche un’ora.IMAG7967 Non amano il freddo; in inverno infatti si rifugiano nel loro guscio per starci tutta la stagione e, per proteggersi ulteriormente, creano una membrana all’entrata del loro carapace. Essa le protegge dal clima rigido e dai piccoli insetti predatori. E’ difficile infatti che una Lumaca diventi adulta. Nonostante sia completamente trasparente in giovane età, essa è un bocconcino prelibato per uccelli e altri animali… compreso l’uomo, che le mangia anche adulte. IMAG7972Quelli che noi chiamiamo “Ciuin”, ossia quelle Chiocciole dal guscio bianco con la striscia nera, sono le più buone, perchè rimangono piccole e quindi tenere. E sono molto, molto proteiche. Come vi dicevo, non amano l’inverno ma amano invece la pioggia, o meglio, l’umidità.IMAG7976 Dopo che ha piovuto infatti, si possono vedere scorrazzare per le foglie e nei prati a bere, rinfrescarsi e mangiare. E che fastidiose sono a volte per fiori e verdura! Non hanno pietà. Divorano tutto. La loro voracità rimane impressa e distinta sulle foglie di parecchi ortaggi. Ma nonostante tutto, non si può non volergli bene e non sorridere quando se ne vede una. E nella mia valle, è un animale molto conosciuto e molto apprezzato che prendiamo anche molto in considerazione in detti e proverbi. La sapete quella di quando uno è tradito dalla moglie? Ossia cornuto? Noi usiamo dire: “è come un cesto di lumache”.  Io vi mando un bacio e me ne vado, pian, pianin a fare un giro insieme a loro… devo sempre aspettarle, uffi!

Ringrazio Niky per queste belle immagini.

Neve, Monti, Mare, Sole…

IMAG4860… questa è la mia Valle amici topi. In questi giorni amici topi. In questi giorni invernali di febbraio in cui, nonostante il sole, tutto par grigio, bianco, azzurro.

Questa è la mia Valle amici.IMAG4871 Un tappeto di sabbia bagnato dal mare, scendiletto di monti coperti di neve. E allora guardate, guardate e ditemi se potete crederci. Se potete credere che qui scende la neve, in questi stessi giorni e ci permette di zampettare allegri.

E ricopre Taggia, il suo storico panorama, gli alberi d’Ulivo, le alte serre, i monti ad Ovest e tutta la mia vallata, sempre più bianca, sempre più fredda. Scende arzilla, spensierata, disordinata in grossi fiocchi pomposi.

La neve… neve che scende sulle viole, senza guardare nulla, senza chiedere permesso. Che si posa dove decide lei. IMAG4891Non fa differenza con nessuno. Neve che ci vede a scattare foto e non ha voglia di perder tempo a mettersi in mostra. A star ferma, in posa, no… Neve, che rimane, si adagia, a riposare sui nostri boschi. Qui, sì. Qui, dove il tempo sembra essersi fermato. Ma due metri più in là? Due metri giusti,SONY DSC giusti non di più? Ah… e qui vi volevo!

Siete forse disposti a credermi ancora, adesso, topi? Siete disposti a pensare che queste foto sono state fatte nello stesso periodo? Potete pensarlo mentre strizzate gli occhi abbagliati da questo solo accecante? Potete pensarlo mentre vi par di sentir garrire qualche gabbiano?

Siamo sempre nella mia Valle topi, e qui, ogni cosa può accadere!

Ma conoscendovi, e immaginandovi stralunati al sol pensiero, ve ne do anche la prova. Non è solo perchè son buona, ma orgogliosa di mostrarvi una rarità.

Guardate bene questa foto. Questa foto qui a destra con questi palazzi in diagonale. Siamo sul mare vedete? Vedete SONY DSCin primo piano la sabbia e i cumuli di alghe di chi ancora non ha sistemato le spiagge? Vedete l’acqua che le accarezza sulla battigia? Gli stabilimenti, ancora in disuso. Adesso osservatela bene. Avvicinatevi allo schermo. Guardate laggiù, nello sfondo, tra il palazzo alto e quella pianta verde. C’è un monte, e quel monte topini, è ricoperto di neve. La sua punta si confonde con il bianco delle nuvole.

Basta mezz’ora. Mezz’ora soltanto per raggiungerlo. Ebbene si topi. Questo è il segreto. Io dalla spiaggia, Niky dai monti. QuestoSONY DSC è stato quello che i nostri occhi hanno visto. Questo è stato quello che abbiamo creato per voi. Questo è quello che si crede insolito ma, per noi, è più che normale. E questa volta, la neve, non ha insistito. Ha ricoperto poco, lo riconosco. Se avesse continuato, avrebbe fatto come nel ’84 o forse era l’86, non ricordo bene, ricordo solo le barche, completamente coperte di neve e l’acqua salata del mare che, sulla spiaggia, scioglieva la bianca signora onda dopo onda. Ancora più bianca di fianco all’azzurro cupo della grande distesa d’acqua. Ancora più soffice.

E da dove qui, tra le nubi, sono passati solo raggi di sole, lassù, dalla mia cara amica, è passato anche il gelo.

E noi vi salutiamo topi cari con un abbraccio forte e caldo.

M.

Un angolo di paradiso

Topi, guardate dove vivo! Oggi è uno degli ultimi giorni di questo dicembreSONY DSC.

Guardate. Come posso giurarvi che queste foto sono state scattate davvero oggi? Potete credermi? C’è un sole accecante, i gabbiani volano liberi nel cielo terso e il termometro  segna 22 gradi al sole. Potete immaginare SONY DSCBabbo Natale col suo vestito rosso che vola con le renne, stagliandosi su questo cielo azzurro vivo?

Perbacco, no! Io No! Sarà vero che prima o poi, come dicono, a Natale andremo a fare il bagno al mare?

Comunque sia, non per vanto, ma vi posso assicurare che ogni volta che nei notiziari si sente parlare di clima rigido, pioggia incessante, temporali, disagi e trombe d’aria in altre parti d’Italia, qui non avviene nulla di tutto ciò, e questo vale anche per gli anni passati.

Non ci possiamo davvero lamentare e posso chiamare a me diversi topi a testimoniare della veridicità delle mie parole. Cio che viIMAG2273 mostro nelle immagini è quello che sto vivendo e volevo condividerlo con voi.

Non è magnifico, amici? Potrebbe addirittura scrivermi qualche mio convallese per dirmi: “Ma sei matta?! Sono tre giorni che siamo sotto la neve! Non raccontare panzanate!”. E invece non accade, perchè ciò che vi sto mostrando è la pura realtà. L’odore di neve si è avvertito qualche giorno fa e, verso Albenga, ha anche nevicato IMAG2278un poco. Quella neve ormai sciolta. Qu sembra di stare ai tropici. Presumo che nevicherà a febbraio, come l’anno scorso, mi dà quest’idea. E’ stato molto più umido l’autunno, devo dire. Il post di pochi giorni fa, “Quando tutto dorme“, in cui vi raccontavo della natura in questo periodo, riguardava il mese di novembre, ma oggi, quando ho alzato il muso al cielo, ho detto: “Eh no, è giustoIMAG2279 che i miei amici topi conoscano anche questa realtà!”. E allora clik e clik…, meraviglia! Mi invidiate, vero?

La sera e il mattino presto fa freddo come in Primavera, ma nelle restanti ore è tutto una favola.

E’ un peccato che alle 16:30 sia già buio: tutto questo colore e questo entusiasmo lasciano troppo presto il posto al fascino della notte, l’oscurità fa sparire tutto. Fino a marzo sarà questo l’orario di luce, le giornate saranno corte. Io aspetto quel momento con ansia, quindi voglio poter godere di questa immensa e strana bellezza.

Non vedo l’ora che torni la bella stagione. Con il mio post turchese vi saluto e vi aspetto per la prossima volta dal mio angolo di paradiso!

M.

Prepariamo la legna per l’inverno

In questo periodo, nella mia Valle, si iniziano a preparare le scorte per l’inverno, legna compresa.

Ha piovuto qualche giorno, ma prima, con il caldo che ha fatto, era bella secca e pronta per essere tagliata e sistemata ordinatamente in cataste. I ceppi accatastati  assumono solitamente la forma di parallelepipedo triangolare. Si incastrano bene l’uno con l’altro, in questo modo, e si mettono ad ardere nella stufa durante le fredde giornate invernali. In alcuni paesi della Valle Argentina i termosifoni non bastano a scaldare e la stufa a legna è utile anche per cucinare, a fuoco lento, ottimi pranzetti.

Con la motosega vengono tagliati pezzi molto grossi direttamente dall’albero e con l’accetta, in seguito, battendoli su un ceppo bello grosso, vengono creati questi elementi che devono ovviamente essere idonei alla dimensione della stufa. Di solito hanno una forma adatta a qualsiasi contenitore, ma, se ne avete una molto capiente, potrete permettervi ciocchi più grossi. Sono i pezzi da usare quando il fuoco è bello vivo, quando “ha preso”, come si dice in gergo locale.

Prima si utilizzano i ramoscelli secchi e piccolini, le foglie secche e le pigne… quel che si trova nel bosco, insomma. Man mano che il fuoco prende piede, i tocchi di legna possono essere messi più grandi. E’ proprio grazie alla loro forma che la catasta può assumere diversi disegni. Non solo, la forma stessa dell’intera catasta può essere differente: piramidale, a ciocchi paralleli o incrociati, lineare (la più tradizionale, come quella di queste immagini).

Per fare una buona catasta, bisogna osservare diverse norme. Si devono avere dei sostegni laterali, un tettuccio di copertura e un cellophane che la ricoprano durante la pioggia, ma è essenziale lasciare passare l’aria. Inoltre, non bisogna sistemare la legna direttamente sul terreno, altrimenti si inumidisce e, se è possibile, dovreste rivolgerla al sole e in un luogo ben ventilato.

Prima di iniziare, quindi, sistemate sul luogo che avete scelto delle assi di legno o dei mattoni o dei bancali.

Fare una catasta è un arte, sapete? Sembra facile, ma non lo è. E’ come creare una scultura. Ci vuole un attimo per farla crollare o per renderla poco stabile, mentre invece se è ben incastrata, sarà solida come un muro e manterrà questa sua solidità anche man mano che toglierete i pezzi di legna per riscaldarvi. Potete, tra l’altro, renderle più carine o personalizzarle, lasciando ad esempio degli spazi semivuoti, adeguatamente sostenuti, da riempire con fiori o, come usano dalle mie parti, con statue della Madonnina.

Fare una catasta vuol dire anche fare tanti incontri! Alcuni sono piacevoli, finchè si tratta di semplici insetti, altri un po’ meno… So che tanti provano fastidio nell’incontrare miei simili o animaletti striscianti. Lo so, avete ragione, ma credetemi: non c’è niente di più bello di un cumulo di legna. Piace a tutti!

Quando ancora non è accatastata, ma solo tagliata in pezzi e lasciata lì a formare un mucchio disordinato, provate ad andare a dormire: la mattina dopo vedrete quanti amici troverete, mentre vorrete riordinare la vostra legna! Movimenti da ogni dove, sarete circondati. E alcuni di loro hanno anche delle preferenze. Sì, sì. Eh, loro lo sanno che la legna non è tutta uguale. Ha un odore e un sapore diverso da genere a genere, in questo noi topi siamo molto sensibili, ma anche la sua consistenza cambia. Il castagno, per esempio, così come il ciliegio, l’abete, il pioppo, il larice, l’ontano e il pino, hanno un tipo di legno definito dolce e per seccare bene impiega all’incirca un anno, mentre la legna dura è quella di quercia, rovere, olmo, faggio… ed è più difficile da spaccare. Per essicarsi al meglio e diventare anche più leggera impiega a volte addirittura due anni! Poi c’è l’ulivo, un legno molto particolare. Se ne mettiamo un bel blocco nella nostra stufa, possiamo tranquillamente dimenticarcene. Dura tantissimo! E che bello vedere i boscaioli all’opera! Be’… non è che nella mia Valle si incontrino i taglialegna con tanto di camicia a quadri e jeans strappati, alti e muscolosi come quelli film, ma è comunque divertente vederli al lavoro. Con la scure in mano e un solo colpo secco, spaccano, esattamente nel punto in cui volevano, un’intero pezzo di legno. Che maestria con quell’arnese! In un’ora hanno già procurato la legna utile per una settimana di freddo.

Io non ci riesco affatto! Quando mi va bene, e riesco a intaccare il ramo da spezzare, i miei “toc” sul ceppo diventano infiniti, perché il taglio non sprofonda di un solo centimetro. Se non arrivassero in mio aiuto topopapà o topononno, potrei anche morire congelata. Per quest’anno, però, me la cavo ancora.

Pronti per l’inverno, quindi, topi di campagna? Noi qui lo siamo già. So che anche i topi di città trovano questi cumuli di legna molto affascinanti, vero? Così come accade con il fumo che esce dai camini. Che bello è vederlo sollevarsi lieve nell’aria, magari tra tetti ricoperti di neve, e sentire quel buon profumo di bosco nelle nostre narici! Personalmente, non amo molto l’inverno, ma questi scenari colpiscono sempre il cuore.

Buone calde serate allora, state al calduccio, a presto!

M.

Grigliamo le melanzane!

La ricetta che vi propongo oggi non solo è facilissima, ma è anche molto comoda, perché potrete tirarla fuori, come un coniglio dal cilindro, nel momento del bisogno. E’ sempre a portata di mano.

La Solanum Melongena é coltivata ormai in tutta Italia, la mia Valle compresa, ma è originaria dei paesi asiatici come l’India e la Cina. Nonostante ciò, l’Italia ne è divenuto il Paese a maggiore produzione. Matura verso luglio-agosto e si presta alla preparazione di tantissimi piatti, tutti gustosi e prelibati. O la si adora, oppure la si detesta, non ci sono vie di mezzo.

Forse non tutti sanno che è un ortaggio prevalentemente depurativo. Si parla della melanzana di per sé, priva di condimenti. Furono gli arabi a farcela conoscere, importandola nel nostro Paese intorno al 400 d.C.

Pur essendo leggermente tossica, a causa del contenuto di solanina, non deve essere consumata cruda. Si dimostra utile per combattere la gotta, l’arteriosclerosi, e varie infiammazioni come cistiti e coliti. E’ un ortaggio che rinfresca e, se messo regolarmente sulla pelle del viso, asciuga il sebo da eventuali brufoletti. Attenti a non esagerare con questo trattamento, perché potreste disidratare la pelle.

Può diventare facilmente la protagonista di mille piatti gustosi e, con un po’ di fantasia, colorare i vostri pranzi estivi.

Di tutte le ricette possibili, oggi ho scelto una delle più semplici e, come vi dicevo, quella che più può salvare le situazioni, conservandosi per parecchio tempo. Sto parlando delle melanzane grigliate e sottolio! E come si fanno? Io e Niky ve lo spieghiamo subito.

Laviamo le melanzane e le tagliamo a fette. Devono essere spesse circa un centimetro e tutte uguali, possibilmente. Le appoggiamo ordinatamente su una griglia e le spolveriamo di sale. Inizieranno a produrre un succo scuro, da noi si dice che “danno l’acqua” o “danno l’amaro”. Le lasciamo così per qualche minuto dopodiché le strizziamo delicatamente e le rimettiamo sulla griglia. Scegliete voi se sul barbecue o su quella elettrica, è indifferente. Mentre cuociono, le insaporiamo con aglio, timo, origano e alloro. Questi gusti possono essere tritati insieme e lasciati cadere sulle fette di melanzana e se ci piace, aggiungiamo anche del peperoncino. Le facciamo cuocere finché non le vediamo belle asciutte, con le righe bronzate della griglia e morbide. Una volta raffreddate le mettiamo in un barattolo di vetro abbastanza capiente e, man mano che facciamo gli strati, aggiungiamo un po’ degli stessi aromi che abbiamo messo durante la cottura. Non dobbiamo dimenticarci il prezzemolo che, a questo punto, diventa fondamentale. Olio di oliva come se piovesse! Mettiamo in un posticino asciutto e buio per trenta giorni. Ebbene sì, devono diventare buonissime e gustose! E così facendo potrete gustarle anche in inverno.

Non mi resta altro che augurarvi buon appetito, topi, da parte mia e della mia socia!

M.

Caselle Fenaira – il fienile della valle

Quello in cui vi porto oggi è un luogo incantato. Siamo sul confine tra la Valle Argentina, appena sorpassata, e la Valle Arroscia. Abbiamo lasciato il vecchio insediamento rurale di Drego e stiamo per entrare nella foresta incantata di Rezzo, che conta 5.000 anni. Qui, a metà percorso, ci fermiamo ad ammirare gli alberi, che creano un’atmosfera davvero particolare.

Siamo a Caselle di Fenaira, a 1351 metri sopra il livello del mare. Un torrente forma  spettacolari cascate e il sentiero che si snoda nel bosco, le piante e il cinguettio degli uccelli danno vita a un ambiente suggestivo, da vivere intensamente.

La strada asfaltata passa nel bel mezzo di tanta meraviglia, un’architettura naturale delle più alte terre della Liguria. Se proseguissimo, scenderemmo giù fino alla città di Imperia, ma non ne ho la minima intenzione oggi. Il baccano cittadino non fa per me.

Me ne resto qui ad ascoltare la natura che mi parla e mi racconta la sua storia. Un tempo, la frequentazione di queste zone era legata soprattutto alla presenza di pascoli ricchi e abbondanti molto graditi per attività quali l’allevamento di mucche, capre e pecore. Se zampettassi un po’ più su, oltrepassando questi alberi dalle alte chiome, giungerei su prati ampi, distese erbose tanto belle da togliere il fiato. Le zone prative costituivano uno dei punti essenziali dell’organizzazione territoriale ed economica della valle ed esistono ancora le tracce degli insediamenti estivi delle tribù liguri protostoriche, come il Castellaro della Rocca di Drego, che vi avevo fatto conoscere in un articolo precedente (si intitolava “Drego: il villaggio fantasma”, se volete leggerlo). Il Castellaro è prossimo ai pascoli più ricchi proprio come accade alle borgate costruite ad alta quota in età più moderna.

All’inizio dell’estate, dai prati si ricavava il fieno per l’inverno, poi vi pascolava il bestiame. La zona di Caselle Fenaira era tra le migliori per la raccolta del fieno, tanto che si giungeva a proibirvi il pascolo per tutta la stagione. Questa zona consentiva, infatti, notevoli guadagni dalla concessione ai forestieri (i fuestei, in dialetto) del diritto di taglio del fieno per le greggi. Durante il giorno, il bestiame era condotto a brucare e rientrava nei recinti la sera, dopo l’abbeverata da sorgenti o fonti d’acqua. Alla sera, nelle marghe, avveniva la mungitura e il latte veniva raccolto e conservato separatamente a seconda che si trattasse di vacche, capre o pecore in attesa di essere lavorato nel modo più opportuno. La lavorazione permetteva di ottenere burro e formaggio in particolar modo il “bruzzo” (u brussu) una sorta di ricotta fermentata dal sapore deciso, famosissima nella mia Valle. Può essere più dolce oppure più stagionato, dal gusto molto forte, ed è buonissimo spalmato sul pane.

In questo luogo giungono numerosi anche gli sportivi. Sono tante le passeggiate a piedi, a cavallo o in bicicletta che si possono fare, e l’aria che si respira apre i polmoni. I Noccioli sono quasi i padroni qui, e il bordo strada ricco di fogliame ormai secco che produce ad ogni passo uno scricchiolio.

Che pace!  E’ un angolino che non dovete perdervi, se passate da qui!

Un bacio scricchiolante dalla vostra Pigmy.

M

Sempre bella

Si topi. E’ vero, la neve non è ancora scesa, non ci sono i fiori primaverili, non ci sono i colori dell’autunno, ne’ gli insetti estivi che svolazzano di qua e di là. C’è un gennaio spoglio. Soleggiato e freddo allo stesso tempo. La terra si mostra nuda e la si potrebbe considerare scialba, ma non qui, non nella mia Valle, dove nonostante il suo essere quasi indifesa, ci propone un panorama mozzafiato.

Guardate il sole. Come spinge e si fa largo tra i rami che non riescono ne’ a fermarlo ne’ a coprirlo, e la luna, che in un inverno così limpido, la si può vedere fin dalle prime ore del pomeriggio, alta nel cielo.

E i miei monti, che si stagliano contro l’infinito azzurro.

Non occorre avere obbligatoriamente quel qualcosa che raffiguri la determinata stagione.

Quel che vedono i miei occhi, ciò che per alcuni può significare il niente, è quello che in nessun altro momento dell’anno, si può rimirare, se non ora.

Il tappeto di ricci e foglie secche per terra. Cadute già da qualche mese. Aspettavano di poter ghiacciare e andare a nutrire il sottosuolo ma dovranno attendere. Per ora, possiamo ancora camminarci sopra, per chilometri e chilometri, per i boschi, giù per le colline, e sentire il loro scricchiolio sotto alle nostre zampe.

Tutto sembra spento a riposare ma, anche in questo grigiore c’è vita, e l’unico tocco di colore, oltre al cielo, lo dà l’Edera che si avvinghia ai tronchi e il muschio che avvolge i muriciattoli di pietra.

Il sole cala presto, lasciando una penombra pesante nella quale vieni bagnato da microscopiche goccioline di fredda umidità. E’ il calar della sera e percepisci di essere in un mondo a sè. Particolare. Un mondo che per rivedere dovrai aspettare che passino di nuovo tutti e dodici i mesi.

I rami spogli disegnano un intreccio che sembra non lasciarti scampo, ne’ via d’uscita ma la terra non ti è nemica e ti sta insegnando ad assaporare ciò che hai intorno, così com’è. Sempre. Ti sta insegnando a non voler di più e ad amarla comunque, in ogni sua trasformazione. Tanta pulizia stona. Non ci si abitua mai a vederla così. Lei, la mia vallata, sempre fiorente e lussureggiante, così colorata e così accogliente. In questo periodo mi ha fatto entrare da un’altra porta e l’ammiro ancora di più.

E se stai in silenzio e sai ascoltare, è ancora oggi, nonostante tutto, ricca di vita. Una vita che non osa far rumore, che quasi, con estrema educazione, per non infastidire, passa le giornate nascosta nel cuore dei boschi.

Il lieve scrosciare dell’acqua, l’incerto grufolare del cinghiale, il breve batter d’ali di un uccellino. Poi di nuovo la quiete totale.

Sempre caro mi fu…” recitava il Leopardi. E queste parole de – L’infinito – le voglio dedicare alla mia Valle. Imponente, che ti fa sospirare. Che ti fa assaporare l’attesa della Primavera e andrà a vestirsi di Lavanda, di Ginestra e Mimosa.

Dove io non mi mimetizzerò più con il sottobosco ma sgattaiolerò tra petali bianchi e rosa di Peschi e Ciliegi scesi dai rami.

E allora continuo il mio giretto. Voglio ancora godermi quest’aria e questa pace. Voglio ancora leggerla questa natura e capirla. Il suo essere più selvaggia.

Vi lascio però altre foto, oltre a queste del post, sul mio album.

Buon proseguimento quindi, chiudete gli occhi e annusate in su, io intanto, organizzo la prossima passeggiata.

Un abbraccio, vostra Pigmy.

M.

Paese innevato

Ah topi! Quest’anno la neve non ne vuole sapere di arrivare.

Vi avevo promesso, qualche post fa, un bell’articolo sulla mia valle completamente ricoperta dalle soffici briciole candide. Ebbene, la Bianca Signora mi sta tradendo. Di scendere, proprio non ne ha intenzione. Ma non disperate. Non ho mica iniziato solo ieri a fare foto! Ho pensato infatti, di proporvi il mio paesaggio come si presentava, l’anno scorso, in questo periodo. Siate comprensivi… la promessa dovevo pur mantenerla!

E allora guardate, anzi ammirate. Non è forse fantastico? Neve, neve, neve, quando decide di venirci a trovare, nell’Alta via Alpina, esagera sempre.

Quella che vedete nella foto qui a sinistra è la caserma (o quel che ne rimane) della quale avevo già parlato quest’estate, il fortino di Cima Marta, dove regnava, fino a poco tempo fa, il verde delle piante, delle vallate, il giallo delle bocche di leone e un sole caldissimo.

Ecco, la mia mutevole Valle offre anche questo tipo di panorama.

Vi posto infatti ora due foto scattate esattamente nello stesso punto, da sopra Triora. Ho fotografato il monte dietro Andagna. Eccolo in estate dove, da questi arbusti in primo piano, che sono roveti, potevamo raccogliere bacche e more; e ora, come sarebbe anche quest’anno se la neve scendesse. Molto scenografico, devo dire, sporcato di bianco.

I disegni che i fiocchi, adagiandosi sopra ogni cosa, riescono a comporre, sono unici.

Il mio mondo fantastico, sempre bello, in qualsiasi stagione.

Devo ammettere che cerco, solitamente, di non invitare la neve a casa mia. E’ una di quelle cose che preferisco andare a trovare io, quando ne ho voglia. Viverci costantemente non è nel mio stile di vita preferito. Uscire dal Mulino e spalare, far cadere acqua bollente sulla mia topoghiandauto con le portiere bloccate, raccogliere i panni fuori che, per niente orgogliosi, si piegano e si spezzano pure, non è di mio gradimento.

Il mio semi-letargo si tramuterebbe in un drastico periodo di freddo e sofferenza per le mie povere zampette ma, alla vista, mi affascina tantissimo. Niente riesce a rendere il paesaggio come lei.

Quando brilla sotto al sole e assume sfumature azzurre e argentate, quando leggera svolazza brevemente mossa dal vento e quando fa da splendida e paffuta cornice agli alberi spogli che nudi la indossano.

Questo è il paese innevato che volevo farvi conoscere.

Per il momento gli amanti dello sci sono disperati. Pur “sparandola”, come si dice, non dura. Quindi, non potrò per ora usare il mio guscio di noce come bob. Pazienza.

Ho tante altre cose da fare e da farvi vedere. Altri luoghi, altre emozioni che mi circondano. A presto quindi.

Squit!

M.