Larice, il principe dei miei monti

Ah, il Larice! Che albero meraviglioso!

Questa conifera (Larix decidua) appartiene alla famiglia delle Pinacee ed è un albero molto alto e a crescita veloce. Vive molto bene in alta montagna, sapete? Mette radici fino a 2000 metri di altitudine, con la sua chioma a cono. A differenza delle altre conifere, non è sempreverde, infatti in Inverno perde il fogliame… ma in Autunno tinge i miei boschi di colori mozzafiato, le tinte dell’oro più brillante che possiate immaginare.

 

E in primavera, invece, i suoi abiti sono color verde smeraldo nelle foglie fresche e tenere, e fucsia intenso e giallo nei suoi bellissimi fiori. In Estate, poi, sapete che fa? Dà da mangiare alle api trasudando quella che viene chiamata la “manna di Biançon”, grazie alla quale gli impollinatori producono un ottimo miele.

gemme di larice

Si trova in climi freddi e rigidi e ha bisogno di molta luce, come la sua amica Betulla, ma in molte zone della mia Valle cresce rigoglioso. Infatti, sebbene ci troviamo in Liguria e non di certo tra le foreste del Piemonte, della Val D’Aosta o del Trentino, Larice qui si trova a proprio agio. Per il suo timore nei confronti dell’umidità, cresce sulle cime delle mie amate Alpi Liguri, dove può essere sempre baciato dal suo amato sole.

larici primavera

Guardatelo e abbiate il coraggio di dirmi che non vi trasmette vigore, vitalità e rigenerazione! Eh sì, topi, Larice è proprio così, una forza della natura. Larice è così saggio che i suoi rami hanno dei punti di rottura ben precisi: in questo modo riesce a resistere alla tempeste più furiose, perché i rami si spezzano prima che l’albero venga danneggiato. Che meraviglia, che perfezione! Ma non è mica finita così, no no! Laddove i rami si sono spezzati, Larice fa spuntare nuove gemme a colmare il vuoto lasciato dai caduti nella battaglia contro gli elementi.

larici

Plinio il Vecchio già nel I secolo a.C. preparava l’unguento di Larice, che ricavava dalla resina ed è un rimedio per i reumatismi, la gotta e le infezioni della cute, ma anche per tutti quei disturbi legati all’apparato respiratorio di voi esseri umani. Pensate che la sua resina, senza abusi, può essere ingerita per stimolare i reni, o masticata per calmare la tosse e il mal di gola.

Se queste sue proprietà non vi bastassero, le terapie offerte dai suoi fiori aiutano chi soffre di sensi di inferiorità, di malinconia e a chi si scoraggia facilmente, stimolando la fiducia in se stessi. Con la sua forza, Larice insegna a superare i propri limiti, così come lui supera i suoi, crescendo anche nelle zone più impervie. E dovete sapere che era anticamente considerato l’albero in grado di unire la terra al cielo, in grado di decifrare anche il messaggio cosmico del “Così in alto e così in basso“.

Nel nord Europa e in tutte le zone alpine si credeva che Larice fosse abitato da creaturine benedette, spiritelli benevoli e di bell’aspetto amici degli esseri umani quanto degli animali. Questa credenza portò a realizzare incensi e talismani con il  legno del suo tronco, più resinoso e duro di quello dei cugini Abete e Pino. Noi del bosco, nelle tane, abbiamo tutti un rametto di Larice perchè sprigiona energia positiva e protettiva!

Da me si trova soprattutto in Alta Valle, ce ne sono di monumentali nella Foresta di Gerbonte, ma anche i dintorni di Realdo, Verdeggia, Triora, Colle d’Oggia e Colle Melosa lo ospitano volentieri.

foresta di gerbonte bosco di larici primavera

I boschi di Larice sono radi e luminosi e ospitano varie specie di uccelli tipiche dell’ambiente alpino, come la Cincia, il Picchio, il Crociere e il Gufo Reale. Sul Gerbonte sono stati impiantati dall’uomo per avere sempre a disposizione legname utile  e, pensate: un tronco di Larice della Foresta di Gerbonte regge ancora oggi il soffitto della Chiesa di San Giovanni Battista a Triora!

Larice è delicato nell’aspetto, raffinato ed elegante, e sembra più vicino alle latifoglie che alle conifere, complice il rinnovamento annuale delle foglie. Larice può anche cambiare la geometria della sua chioma, sapete? Di anno in anno può assumere forme differenti.

Per la gente di montagna è sempre stato un albero robusto, tanto che il suo legno veniva usato per le palificazioni e per la costruzione delle case, ma anche per le navi e le fondamenta di chiese e palazzi.

Insomma, topi, ne sapete un po’ di più su questo albero meraviglioso, abitante dei miei luoghi?

Io vi saluto e vi do appuntamento al mio prossimo squittio.

Un bacio balsamico dalla vostra Prunocciola.

La strada “di sotto”

Questa stradSONY DSCa non ha un nome per noi della Valle. Forse, solo i pochi che ci abitano lo conoscono. Per noi, si chiama semplicemente – la strada di sotto -.

Ora infatti c’è un bivio. Dopo Badalucco, puoi scegliere, se andare su o andare giù. Puoi scegliere di prendere la strada che vuoi, tanto andrai sempre verso Molini, ad Agaggio. Dalla strada “di sopra” arrivi prima ai paesi di Montalto e Carpasio, da quella “di sotto”, invece, arrivi prima ad Aigovo, Carpenosa e San Faustino. E’ la strada vecchia quest’ultima.

E’ la strada che i nostri nonni topi hanno difeso con le unghie e con i denti quando qui ci si voleva fare una grande diga e ricoprire tutto. Oh SONY DSCno, dopo il disastro del Vajont, il 9 ottobre del 1963, chi si poteva fidare di avere un grosso lago artificiale, un enorme bacino d’acqua sopra la testa? Dopo tante manifestazioni, la diga non si fece più, vinsero i miei convallesi ma, la nuova strada ormai era stata fatta e ora ci ritroviamo appunto con due vie che portano alla stessa destinazione.

Sono tutte e due molto belle; diverse, ma belle. Quella “di sopra”, quella nuova, a mio avviso, è un po’ più nuda come vegetazione; rimane più alta, il torrente lo si vede laggiù in fondo. Dopo l’Osteria dei Cacciatori, il bivio che ci porta alla sentinella della Valle, Montalto appunto, è il punto più bello. Di fronte, un po’ più su, ci troviamo il grande prato di San Faustino e il suo colore, tutt’intorno, in questa stagione, è prevalentemente marrone.

La strada “di sotto” invece, la più antica, è la più romantica. Tutte e due iniziano come vi dicevo prima,SONY DSC sorpassato il paese di Badalucco, ma qui, più in basso, la vegetazione, le piante e gli arbusti, sembrano avvolgerti.

Di qua e di là, di tanto in tanto, qualche radura e… il torrente, lo si può vivere. Lo si sente scrosciare vivace pieno di entusiasmo.

Si sente come pesante, in questo momento, è ricco di neve che dagli alti monti si è sciolta e ora la deve portare giù, fino al mare. Le sue SONY DSCcascatelle fanno rumore, mischiando il bianco con il turchese e avvolgono casette che sembrano rimaste lì, dimenticate dopo il presepe.

Come spesso accade, incontriamo una piccola cappella. Sotto al suo minuscolo tetto in ardesia, la scritta “acquasanta” e dentro, oltre al cancello di un vivido azzurro, un dipinto della Madonna e tanti fiori. Qui ci sono più colori e non solo dati dal fiume.

C’è il vermiglio dei cachi e c’è più verde. Tutto è brullo, magro, povero, SONY DSCma qualche chiazza di verde la si incontra ancora e, vicino all’acqua, l’umidità si fa sentire; gli angolini idilliaci per i sognatori non mancano di certo, sopra a qualche roccia o in un’aiuolina accanto al torrente.

Le canne via via, lasciano il posto ai Castagni, ai Noccioli, alla Roverella che, nonostante la loro momentanea e apparente secchezza, incorniciano dal basso i monti innevati.

Qui, un prato fa anche da campo da calcio; due porte in metallo sono le reti nelle quali devi fare goal e chissà chi lo tiene pulito. L’erba è tagliata, corta, le sue sfumature vanno dal verde chiaro al giallo paglierino, un vero spettacolo. Una splendida passeggiata.

Una strada meno moderna, dove la natura, se pur meravigliosa anche al piano di sopra, qui sembra offrire tutta se stessa.

Le curve sono dolci e ogni qualche metro, un sentiero, ci permette di andare a raccogliere SONY DSCi frutti del bosco: le Ghiande, le Castagne, le Nocciole.

L’aria, in inverno, l’attraversa gelida. In questa parte della mia Valle non si fa problemi; le svolte alla nostra sinistra, salendo, non vengono mai baciate dal sole. Se scendesse la neve, faticherebbe ad andare via. In alcuni tratti sembra buia.

Ci sono i ponti, i ponti Romani, in pietra, che attraversano il torrente Argentina eSONY DSC permettono di andare a coltivare nei campi. Gli orti nei dintorni sono da cartolina. La catasta di legna in un angolo, lo spaventa passeri che nessuno considera, il Ciliegio in fiore, prematuro, le piante rampicanti sulle staccionate che, di rampicante, hanno lasciato solo più l’anima.

A farci ombra, qualche Abete e qualche Larice. Strano vederli assieme ad alberi che vivono ad altitudini minori.

E’ ai bordi di questa strada che si possono raccogliere i piccoli Girasoli che assomigliano alla Rucola e il Tarassaco. Il Trifoglio, la Malva e l’Insalatina selvatica SONY DSCda prato, per non parlare di qualche grappolo d’Uva che pende oltre il confine!

Questa è la strada “di sotto” topi e c’è ancora. Non doveva esserci più. Doveva essere coperta da ettolitri di acqua, lei e tutta la vegetazione intorno. Invece è ancora lì ed è uno splendido cammino in ogni stagione.

Provate a venirlo a vivere. Un topobacio a tutti.

M.

Prepariamo la legna per l’inverno

In questo periodo, nella mia Valle, si iniziano a preparare le scorte per l’inverno, legna compresa.

Ha piovuto qualche giorno, ma prima, con il caldo che ha fatto, era bella secca e pronta per essere tagliata e sistemata ordinatamente in cataste. I ceppi accatastati  assumono solitamente la forma di parallelepipedo triangolare. Si incastrano bene l’uno con l’altro, in questo modo, e si mettono ad ardere nella stufa durante le fredde giornate invernali. In alcuni paesi della Valle Argentina i termosifoni non bastano a scaldare e la stufa a legna è utile anche per cucinare, a fuoco lento, ottimi pranzetti.

Con la motosega vengono tagliati pezzi molto grossi direttamente dall’albero e con l’accetta, in seguito, battendoli su un ceppo bello grosso, vengono creati questi elementi che devono ovviamente essere idonei alla dimensione della stufa. Di solito hanno una forma adatta a qualsiasi contenitore, ma, se ne avete una molto capiente, potrete permettervi ciocchi più grossi. Sono i pezzi da usare quando il fuoco è bello vivo, quando “ha preso”, come si dice in gergo locale.

Prima si utilizzano i ramoscelli secchi e piccolini, le foglie secche e le pigne… quel che si trova nel bosco, insomma. Man mano che il fuoco prende piede, i tocchi di legna possono essere messi più grandi. E’ proprio grazie alla loro forma che la catasta può assumere diversi disegni. Non solo, la forma stessa dell’intera catasta può essere differente: piramidale, a ciocchi paralleli o incrociati, lineare (la più tradizionale, come quella di queste immagini).

Per fare una buona catasta, bisogna osservare diverse norme. Si devono avere dei sostegni laterali, un tettuccio di copertura e un cellophane che la ricoprano durante la pioggia, ma è essenziale lasciare passare l’aria. Inoltre, non bisogna sistemare la legna direttamente sul terreno, altrimenti si inumidisce e, se è possibile, dovreste rivolgerla al sole e in un luogo ben ventilato.

Prima di iniziare, quindi, sistemate sul luogo che avete scelto delle assi di legno o dei mattoni o dei bancali.

Fare una catasta è un arte, sapete? Sembra facile, ma non lo è. E’ come creare una scultura. Ci vuole un attimo per farla crollare o per renderla poco stabile, mentre invece se è ben incastrata, sarà solida come un muro e manterrà questa sua solidità anche man mano che toglierete i pezzi di legna per riscaldarvi. Potete, tra l’altro, renderle più carine o personalizzarle, lasciando ad esempio degli spazi semivuoti, adeguatamente sostenuti, da riempire con fiori o, come usano dalle mie parti, con statue della Madonnina.

Fare una catasta vuol dire anche fare tanti incontri! Alcuni sono piacevoli, finchè si tratta di semplici insetti, altri un po’ meno… So che tanti provano fastidio nell’incontrare miei simili o animaletti striscianti. Lo so, avete ragione, ma credetemi: non c’è niente di più bello di un cumulo di legna. Piace a tutti!

Quando ancora non è accatastata, ma solo tagliata in pezzi e lasciata lì a formare un mucchio disordinato, provate ad andare a dormire: la mattina dopo vedrete quanti amici troverete, mentre vorrete riordinare la vostra legna! Movimenti da ogni dove, sarete circondati. E alcuni di loro hanno anche delle preferenze. Sì, sì. Eh, loro lo sanno che la legna non è tutta uguale. Ha un odore e un sapore diverso da genere a genere, in questo noi topi siamo molto sensibili, ma anche la sua consistenza cambia. Il castagno, per esempio, così come il ciliegio, l’abete, il pioppo, il larice, l’ontano e il pino, hanno un tipo di legno definito dolce e per seccare bene impiega all’incirca un anno, mentre la legna dura è quella di quercia, rovere, olmo, faggio… ed è più difficile da spaccare. Per essicarsi al meglio e diventare anche più leggera impiega a volte addirittura due anni! Poi c’è l’ulivo, un legno molto particolare. Se ne mettiamo un bel blocco nella nostra stufa, possiamo tranquillamente dimenticarcene. Dura tantissimo! E che bello vedere i boscaioli all’opera! Be’… non è che nella mia Valle si incontrino i taglialegna con tanto di camicia a quadri e jeans strappati, alti e muscolosi come quelli film, ma è comunque divertente vederli al lavoro. Con la scure in mano e un solo colpo secco, spaccano, esattamente nel punto in cui volevano, un’intero pezzo di legno. Che maestria con quell’arnese! In un’ora hanno già procurato la legna utile per una settimana di freddo.

Io non ci riesco affatto! Quando mi va bene, e riesco a intaccare il ramo da spezzare, i miei “toc” sul ceppo diventano infiniti, perché il taglio non sprofonda di un solo centimetro. Se non arrivassero in mio aiuto topopapà o topononno, potrei anche morire congelata. Per quest’anno, però, me la cavo ancora.

Pronti per l’inverno, quindi, topi di campagna? Noi qui lo siamo già. So che anche i topi di città trovano questi cumuli di legna molto affascinanti, vero? Così come accade con il fumo che esce dai camini. Che bello è vederlo sollevarsi lieve nell’aria, magari tra tetti ricoperti di neve, e sentire quel buon profumo di bosco nelle nostre narici! Personalmente, non amo molto l’inverno, ma questi scenari colpiscono sempre il cuore.

Buone calde serate allora, state al calduccio, a presto!

M.