Detersivo per piatti, lavastoviglie e acciaio

Topi, vi ho già insegnato a fare il detersivo per la lavatrice, e oggi la vostra Prunocciola vi svela una nuova ricetta profumata e molto utile, quella per creare un detersivo per piatti e lavastoviglie che trovo meraviglioso. Pulisce bene anche le parti in acciaio della cucina, a volte anche meglio dei classici sgrassatori!

E’ facile e veloce da preparare, 100% naturale e amico del pianeta, cosa possiamo volere di più? Usarlo è un vero piacere, perché lascia la pelle delle zampine vellutata e nutrita, a differenza dei detersivi chimici che finiscono per rovinarla. Quindi è un detersivo amico delle topine che vogliono sempre avere le zampe perfette.

Cosa serve:

  • 3 limoni di medie dimensioni (circa 500 gr), anche ammaccati
  • 300 ml di acqua
  • 200 gr di sale fino
  • 200 ml di aceto bianco o di mele
  • 1 pentola in acciaio inox o di altro materiale (NO  ALLUMINIO!)
  • Frullatore
  • Barattoli per la conservazione in plastica o vetro

0cf41-detersivo2bpiatti2bnaturaleTagliate a pezzetti i limoni per facilitare il lavoro del frullatore, senza togliere la buccia ma eliminando tutti i semi, se possibile. Mettete i pezzi di limone nel frullatore insieme al sale e a 50 ml d’acqua, poi frullare finemente. Dovrete ottenere una purea e versare questo composto profumato composto nella pentola, che non dovrà essere d’acciaio, poiché rischia di fare reazione con gli ingredienti del detersivo, facendolo ossidare.

Aggiungete l’acqua restante e l’aceto direttamente nella pentola, poi accendete il fuoco e lasciate bollire per un quarto d’ora circa a fuoco lento, mescolando molto spesso come quando fate la polenta, per intenderci, per evitare che il detersivo si attacchi al fondo.

Durante la cottura bisogna tenere l’ambiente ben areato, perché i vapori dell’aceto possono infastidire un po’ i nasini più sensibili.

Alla fine otterrete un composto della consistenza di una crema pasticcera e, quando sarà raffreddato, potrete travasarlo in barattoli, nei quali si conserva fino a due mesi. Vi consiglio il vetro, e vi sconsiglio di usare i dispenser del sapone, perché rimane davvero molto denso e rischia di restare bloccato nella cannula.

Per me questo detersivo è stato una manna dal cielo, non esagero! Dopo averlo scoperto, penso che non potrò più farne a meno. E’ perfetto per pulire le superfici in acciaio della cucina, le lucida, le disinfetta e le sgrassa perfettamente.

Bisogna usarne un po’ di più rispetto al detersivo normale dei piatti, poiché per le cose più grasse non basta una semplice noce di prodotto.

Ho notato che mettendo dell’acqua nelle pentole unte d’olio e un po’ di detersivo fatto in casa, lasciando riposare per un po’, il grasso viene via molto più facilmente.

Un’altra nota positiva di questo detersivo fatto in tana è che toglie qualsiasi tipo di odore: pesce, uovo, pollo… insomma, non ci sarà più neppure bisogno di usare la candeggina.

Allo stesso tempo non lascia nessun residuo, quindi non rimarranno sulle stoviglie gli odori dell’aceto e del limone.

Se messo in lavastoviglie pulisce bene, non lascia gli odori tipici dei detersivi chimici sulle stoviglie e soprattutto sulle scodelle e gli oggetti di plastica, inoltre lucida meglio del brillantante. L’unica “pecca” che ho riscontrato con il lavaggio in lavastoviglie (ma potrebbe essere un problema del mio elettrodomestico) è che a volte i grumetti del limone restano attaccati ai piatti e ai bicchieri. Nessun problema, visto che è tutto naturale, quindi non ingeriremmo comunque niente di chimico.

Come si può immaginare, non fa schiuma, ma come ripeto sempre, la schiuma non è sinonimo di qualità di un prodotto.

Che dite, vi piace?

Un abbraccio al sapone dalla vostra Prunocciola.

 

La ricetta è stata presa dal libro “Fatto in casa. Smetto di comprare tutto ciò che so fare” di Lucia Cuffaro.

Tutto un mondo di Limoni!

SONY DSCCarissimi, potevo secondo voi non dedicare un post a questo elemento importantissimo e protagonista della natura e delle case di tutti noi? Certo che no.

Il Limone – che nonostante il suo gusto acre, aspro e pungente, piace a tutti. Sarò banale, ma vogliamo parlare della strafamosa Limonata, o dell’acqua e Limone che forse troppo spesso dimentichiamo di farci? Eccola qui.SONY DSC Semplicissima ma… buonissima e preziosissima! Adatta soprattutto all’estate! Rinfresca, disinfiamma e, tenetevi forte, brucia i grassi! Oh si!

Disinfettare però: questa è la sua prima qualità.

Da piccoli, quando eravate topini e avevate il mal di gola, non vi hanno mai dato il ghiaccio tritato con il succo di Limone? Era molto adatto come toccasana e donava sollievo. Il Limone, il cui vero nome è Citrus,SONY DSC è una pianta che appartiene alla stessa classe delle Magnolie e da qui se ne capisce la sua bellezza. Sì, perchè il suo fiore è bianco e meraviglioso anche se molto piccolo. Il bocciolo invece è di un viola molto tenue. Anche l’alberello in se è simpatico, può raggiungere fino agli otto metri d’altezza, ma bisogna fare attenzione, e questo non tutti lo sanno, alle sue lunghe e acuminate spine. SONY DSCIl Limone lo si può bere, mangiare, succhiare e con lui vengono preparati sciroppi, tisane, liquori (come il famosissimo Limoncello). Nella mia Valle, di prodotti al Limone, ce n’è l’imbarazzo della scelta e, oltre a quelli alimentari, è facile trovare: saponi, oli essenziali, profumi, detersivi, essenze, tutte cose che donano alla nostra casa, e al nostro corpo, una fragranza fresca e gradevole.

Il Limone, subito dopo suo cugino Cedro, è stata una delle piante più conosciute fin dal tempo dei Romani e appare molte volte anche raffigurato nei mosaici di Pompei. Era chiamato “Pomo di Persia” perchè arrivava da questa terra Mediterranea e, ancora oggi, il nostro meridione, prima fra tutti la Sicilia, ne è il maggior produttore.SONY DSC Pensate che già Aristotele lo usava e insegnava ai suoi allievi a trarne moltissime qualità. Esso è un agrume e si smercia molto bene non solo perchè è tanto amato ma anche perchè di questo frutto si possono usare tutti i suoi componenti, dalla buccia, per fare i canditi e le torte o i liquori, ai semi per creare antibiotici naturali.

Il succo, la parte più usata, è un ottimo antiemorragico e assorbente per non parlare della gran quantità di vitamina C che contiene. Mille proprietà benefiche. Il suo significato però è un po’ più amaro, anzi, “aspro” direi per rimanere in tema. E come è aspro lui, aspre son le cose di cui è simbolo, nel senso che sta a significare le situazioni che non riusciamo a digerire, quelle pesanti, che non ci fanno stare a nostro agio.SONY DSC Nonostante il suo bellissimo, caldo, solare e luminoso colore giallo appartenga all’intelligenza della persona, e alla sua istruzione, il frutto in se’, fa capire come l’individuo più educato e più diplomatico, a volte debba sopportare troppo un momento a lui sgradevole e subire così una vera frustrazione.

Limone sta per discrezione. Tornando al colore della sua buccia, non voglio però dimenticare una chicca mitologica che son sicura vi piacerà. Il giallo, colore accomunato all’oro, era anticamente destinato sempre e solo agli Dei. Ebbene, Gaia, la Dea Terra, donò a Zeus e a Era, come dono di nozze, proprio dei Limoni. E gli stessi Limoni, appartenevano già, conosciuti come “pomi dorati”, al corredo della bella Giunone-Era.SONY DSC Erano così preziosi da meritare, nel giardino degli Dei, persino dei guardiani e, a proteggere questi pregiati frutti, furono chiamate le Esperidi. Zeus ed Era, gli sposi, ci tenevano troppo ai loro Limoni. E dalla mitologia passiamo alla poesia. Non potevo non nominare Montale, poeta genovese che, trattando della sua amata Liguria, accennò molto spesso ai Limoni. Toccate di pittore. Pennellate che si distinguono tra l’azzurro del mare e il verde dei monti. Ecco cosa si legge in questo testo di apertura di “Ossi di Seppia” da Wikipedia:

-I Limoni-, umile pianta, diventano simbolo della poetica di Eugenio Montale che canta povere e semplici cose e tende a instaurare un rapporto diretto con gli oggetti e le piante. L’apertura della poesia ha un tono polemico: Montale rifiuta i “poeti laureati” che hanno falsato la realtà rappresentandola con uno stile aulico, per avere onori e gloria. Egli ama il linguaggio comune, familiare, per descrivere il paesaggio aspro e brullo della sua Liguria, ama le stradette che conducono ai fossati, le “pozzanghere mezzo seccate”, dove i ragazzi ” agguantano qualche sparuta anguilla” e le viuzze che portano agli orti ravvivati dal giallo dei limoni dove hanno tregua il conflitto di sentimenti e delle sofferenze distratte dal loro profumo.

LIMONI

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.
Io vi abbraccio topini. Vado a sorseggiare un po’ di questo buon succo e vi aspetto per il prossimo post. Mi raccomando, non rimanete mai senza Limoni in casa. Vi basterà addentarlo, in caso di nausea, e tutto passerà anche se lo so che vi stanno venendo i brividi! Ciao!
M.

Una bellissima storia d’amore

Vorrei raccontarvi una storia che ho vissuto e mi ha molto colpita.

Si tratta di una storia che descrive quanto forte può essere l’amore, una storia che può sembrare come tante, ma quando una situazione così la vedi con i tuoi occhi è fantastico. Vi parlo quindi di una coppia, marito e moglie, di circa sessantacinque anni, nonni di un caro amico del mio topolino.

Un pò di tempo fa, il marito stava andando come ogni mattina, con la sua bicicletta, a fare un giro sulla nuova pista ciclabile per poi tornare a casa, andare a fare la spesa e prendere il nipotino che, a mezzogiorno, usciva da scuola. Quel giorno però la moglie si sente chiamare al telefono da una conoscente che, tutta trafelata, le comunica che suo marito aveva avuto un’incidente con la bici e lo stavano portando all’ospedale.

Cosa sia successo non si saprà mai, le telecamere erano spente e nessun testimone ha parlato, hanno fatto solo ipotesi: un cane in mezzo alle ruote, un bambino uscito all’improvviso, un altro ciclista, un malore; qualcosa lo aveva fatto cadere e, urtando a terra violentemente con la testa, andò in coma perdendo completamente la memoria.

I medici hanno dovuto asportare, durante ben tre operazioni, un ematoma grande come una mela e, purtroppo, anche parti di materia cerebrale. Il suo coma è durato un mese, poi è stato circa quattro mesi in stato vegetativo, muovendo solo gli occhi e ascoltando e, piano piano, altri sei mesi, camminando a malapena con il girello, e avendo le movenze di un neonato. Stava seduto ma doveva essere imboccato, cambiato, lavato… insomma, non era per niente autosufficiente.

Dopo quasi un anno di ospedali, tra quello in cui l’hanno immediatamente ricoverato e la clinica nel quale è stato tanti mesi dopo, i medici decidono di parlare con la moglie e dirle come realmente stavano le cose.

Signora, abbiamo fatto tutto il possibile. Purtroppo di più non possiamo ottenere, lo trasferiamo in un ricovero adatto a ricevere persone come suo marito, ci dispiace molto, ma come le avevamo detto non potevamo aspettarci miracoli -.

La signora andò a visitare quel luogo dove persone specializzate avrebbero accudito colui che fino a qualche mese prima era stato il suo compagno di vita. Quella specie di ospizio, non le piacque per niente, e prese la sua decisione.

Se mettete mio marito là dentro, nel giro di un mese morirà. Lo porto a casa con me -, – Signora, ma lei sta scherzando? Non ha idea di cosa voglia dire! Si affidi a questo centro, mi dia retta – consigliò il dottore ma, la moglie, convinta, non ne volle sapere; firmò tutto quello che doveva firmare e si portò il marito a casa senza un briciolo di speranza nè di preparazione. Solo una fonte smisurata d’amore la stava guidando e la stava facendo scegliere.

Fu come veder crescere un bambino; un bambino che impara a fare la pipì nel vasino e poi nel water, che impara a camminare staccando piano le sue mani dalle tue, che impara a tenere una forchetta senza ficcarsela in un occhio. Un bambino che impara a riconoscere i volti dalle foto e dai video. E dal tatto. Che non sa che le due donne che lo abbracciano sono le sue figlie e l’anziana che ogni tanto va a trovarlo è sua mamma. Che dorme solo se gli viene letta una favola e non è capace ad usare il telecomando. Che chiama sua moglie “Moglie“, senza sapere cos’è una moglie. Che ama quella donna perchè è la sua colonna ma non sa di averla amata per più di trent’anni.

Ebbene, oggi, quest’uomo, va da solo a raccogliere i limoni nell’orto, ha imparato ad attraversare la strada, scende sotto casa con il nipotino giocando con lui come se avesse la sua stessa età. Va a farsi brevi giri sul lungomare e saluta la moglie che lo guarda dal balcone come a dover stare un mese senza vederla.

Quando lei ha chiamato i Servizi Sociali per comunicare che non aveva più bisogno della fornitura di pannoloni, non le hanno creduto e hanno continuato a mandarglierla, finchè lei, ha preso tutti i pacchi e li ha portati indietro, in sede, dicendo con soddisfazione che suo marito andava in bagno autonomamente.

Ogni tanto fa i capricci, magari non vuole la minestra, vuole la pasta, oppure non vuole vedere gente, oppure ha sonno ma sentirlo che dice alla moglie – Ti voglio bene – e le manda i baci è commovente. Ha dovuto imparare tutto, riconoscere tutto e tutti, è dimagrito tantissimo ma è il miracolo al quale nessuno credeva. Lei è felice. E’ come se di nipotini ora ne avesse due ma ha ancora suo marito in casa con lei che le tiene compagnia, la guarda e le sorride.

Non si sa se potranno esserci ulteriori migliorie o quello è il massimo al quale si poteva arrivare. Per i medici è già tanto e incredibile. Le potenzialità del cervello umano sono, ancora oggi, parecchio sconosciute ma, a tutti noi, basta e avanza.

Ci basta vederlo per sorridere, alzare gli occhi al cielo e pensare che, realmente, sarebbe morto in quel posto, invece, va a raccogliere i limoni perchè a sua moglie piacciono tanto.

M.