La Parrocchia, le coppiette e Padre Pio

La ParrocchiaSONY DSC di San Pietro in Vincoli, a Castellaro, domina su un meraviglioso e ampio panorama che ci mostra il turchese del cielo e del mare, e il bellissimo paese di Pompeiana.

E’ una chiesa molto grande, maestosa, nella quale oggi nonSONY DSC posso farvi entrare in quanto è chiusa al pubblico, ma posso ugualmente portarvi con me a fare un bellissimo giro.

Eretta nel 1619 dove, un tempo, originariamente, sorgeva l’antico Castello, contiene tra i diversi oggetti sacri che l’abbelliscono, due crocifissi, di cui uno dello scultore Anton Maria Maragliano.

San Pietro in Vincoli, antichissimo titolo cardinalizio risalente al pontificato di Papa Simmaco. Dietro di lei, l’Oratorio dell’Assunta. E’ alta, con le pareti tinte di giallo e il portone che sembra di un verde acido. Attaccati a questo uscio tutti gli appuntamenti religiosi del mese ben elencati su un foglietto in bianco e nero. Una chiesa che padroneggia, senza mezzi termini, in uno dei punti più alti del paese.

Il suo cortile, con pavimentazione in ciottoli e Pini Marittimi a circondarlo, ci permette di compiere una passeggiata che ci porterà a scoprire un piccoloSONY DSC nascondiglio. A circondare lei e la roccia sulla quale è arroccata solo una ringhierina nera e poi, uno spazio che ti apre il cuore che, nell’articolo dedicato a Castellaro, vi avevo già mostrato.SONY DSC

Ebbene, da come forse avrete già capito, questa volta, la bellezza di questo edificio religioso non l’ammiriamo dalla facciata principale come spesso vi ho mostrato. Non l’ammiriamo dentro, data dalle opere d’arte austere e pregiate che l’arredano, bensì andiamo nella sua parte retrostante, dove, con grande sorpresa, troviamo tre grotte di pietra, tre nicchie, piccole, intime, particolari e bellissime. Nella prima, contornata da tante candele, fiori e lumini, c’è la candida statua rappresentante la Madonna di Lourdes. Nella seconda, bianca anch’essa, la statua di un Padre Pio che offre la sua benedizione con, appesi al braccio, i tanti rosari dei pellegrini che credono in lui. Colorato dalle piante e dai fiori, sembra quasi sorridere. Infine, il terzo posticino, è l’ultima piccola grotta, con al centro un’unica panchina e una pianta in vaso. Luogo di ritrovo e pettegolezzo per le vecchine del pomeriggio che sgrananoSONY DSC anch’esse rosari a tutto andare, luogo di amori alla sera quando il buio diventa complice, le luci della vallata riverberano e, d’estate, le Lucciole tengono compagnia assieme ai Grilli.

San Pietro in Vincoli, un luogo quasi in cima al paese dove davvero si può star tranquilli e, di notte, ancora di più. Di notte, SONY DSCnemmeno il suo alto campanile si permette di disturbare.

I sassolini bianchi del ciottolato tutto intorno, formano dei rombi e dei disegni a terra. Un muretto in pietra, ci permette di sedere e riposare. la panchina di legno, vien quasi da non sciuparla. E’ come se fosse prenotata dalle giovani coppiette in amore! San Pietro in Vincoli, dal latino vincula ossia in catene. Il nome è infatti riferito, e vuole commemorare, l’episodio dell’incarcerazione di San Pietro sotto il regno di Erode Agrippa I a Gerusalemme.

Tante le Chiese che portano questo nome: una a Londra e quattro in italia, compresa questa o forse anche di più, tra le quali, quella di Roma, dove è custodito il famoso Mosè di Michelangelo e le reliquie di San Pietro, ossia delle grosse e pesanti catene.

In questa basilica, esse sono contenute in una teca di vetro e ve le mostro prendendo l’immagine da Wikipedia. Questa chiesa è baciataRoma_san_pietro_in_vincoli_catene - Copia dal sole tutto il giorno se le nuvole lo permettono e, infatti, nella grande piazza, spesso si ritrovano i bambini a giocare. Qui non c’è pericolo, le auto non possono passare. Come la chiesa di Nostra Signora di Lampedusa, è adatta per celebrare i sacramenti dei bambini: battesimi, comunioni…

Al di qua, se mi giro verso Nord-Ovest, SONY DSCposso vedere i miei monti. Che belli, di un verde molto scuro e sembrano di velluto. Li seguo con lo sguardo, io so che mi portano fino in cima alla mia Valle anche se da qui, ne posso vedere solo un pezzo. Questa è la chiesa più grande di Castellaro e, sicuramente, è anche quella con all’interno più valore tra tutte.

Un luogo che volevo mostrarvi, una passeggiata che volevo fare assieme a voi sempre alla ricerca di quiete e, anche qui, ne possiamo trovare tanta. Ma ora topini, è bene che ce ne andiamo. Sta per arrivare la bella stagione e la panchina di cui vi parlavo è già sicuramente prenotata. Si inizia a stareSONY DSC bene qui e la primavera, fa sbocciare qualunque cosa, e perchè no? Anche nuovi amori. Non diamo fastidio. Venite con me, tanto ci sono altri tantissimi posti meravigliosi nella mia valle da andare a scoprire…

M.

Glori, un mucchietto di case

Glori è un piccolo paese della Valle Argentina. È paesino in cui le case sembrano ammucchiate e si può girare solo a piedi. Tra il labirinto dei suoi carruggi, salendo e scendendo gradini di pietra e cemento, un’auto non potrebbe mai passare.

Glori sa di felicità, di casa. Per raggiungerla si sale, si sale, si sale. In realtà si arriva a 590 metri circa sul livello del mare un’altitudine non così considerevole, rispetto ad altri paesi della mia Valle, ma è così immediata l’altezza che si guadagna con la macchina, che sembra quasi di toccare il cielo.

Il panorama da lassù è fantastico, meraviglioso. Un’ampia parte della mia Valle si offre ai nostri occhi. Nella foto vi mostro esattamente il punto in cui sarebbe dovuta comparire la diga; vedete anche voi che sarebbe stato un vero peccato, avrebbe ricoperto tutto… (questa faccenda ve l’avevo spiegata tempo fa nel post “No alla diga!”).

A dare il benvenuto ai visitatori pensa l’agriturismo “Gli Ausenda”, un caratteristico locale all’inizio del villaggio e a conduzione familiare dove si viene trattati come  signori. Se chiedi un bicchiere di vino, te ne viene dato mezzo litro e il caffè è ancora fatto con la moka. In questo locale si possono degustare i tipici prodotti della mia zona con tanto di sfumatura occitana. Sono proprio i gestori di questo locale che, insieme al parroco del paese, tengono nascosta al sicuro la chiave del Santuario di Glori,  ma la cosa bella è che te la danno più che volentieri, se gliela chiedi in prestito, a patto di non accendere candele:  essendo tutto in legno, c’è pericolo di incendio.

E così passeggi fino al Santuario, in mezzo alle case con le loro aiuole colorate e profumatissime, attraversando poi un ponte immerso nella vegetazione. Per arrivare a questa chiesa, infatti, c’è da fare una piacevole passeggiata di circa 20 minuti tra gli ulivi e i castagni. Un signore, avvicinandosi alla mia coppia di amici, dopo aver scambiato due parole, domanda loro: «Siete sposati o fidanzati?»

«Sposati» rispondono.

E lui di rimando: «Ah! Allora va bene. Se siete mariai (spopsati), in venti minuti ci arrivate… da fidanzati, invece, non vi sarebbero bastate due ore!»

In certi periodi dell’anno, infatti, quando c’è poca gente, la passeggiata risulta essere sufficientemente imboscata… Che vecchietto simpatico!

Indicandoci una discesa di cemento, ci ha spiegato che d’inverno, per passare di lì, deve indossare le mutande di acciaio. Il lastrone di ghiaccio che si forma, infatti, lo fa cadere ogni anno e i resistenti slip lo riparano dalle botte all’osso sacro! Quante risate ci siamo fatti con questo signore, gran tifoso della Milano-San Remo che, poco tempo fa, è passata sul nostro pezzo di mare.

Le parole d’ordine di Glori sono affabilità, cortesia e ospitalità e le rispettano tutti, ma proprio tutti! Non sempre nei paesi di montagna si incontrano persone così aperte al dialogo e alloos cambio, ve lo posso assicurare. Qui, inoltre, la primavera è arrivata in anticipo. Gli alberi fioriti sbucano tra i tetti d’ardesia, tipici della mia zona. Le casette in pietra hanno un tocco di colore grazie ai geranei parigini vermigli, che cadono in voluminose chiome.

A Glori si assapora la pace della vita. I suoi carruggi somigliano a grotte, sembra diessere in un altro mondo. Le sue coltivazioni sono orti ordinati che danno colore alla montagna. Ciuffi di Finocchio selvatico, Semprevivi viola e gialli e Scarpette della Madonna fanno parte di una flora classica della mia valle, e a Glori se ne trova a volontà.

Sempre dedicate alla Madonna, oltre ai nomi dei fiori, ci sono le edicole votive poste a bordo strada, come quella che vi lascio qui a fianco.

In questo paese non abitano in molti, si contano in tutto una quarantina di persone, si conoscono tutte. Tante sono le case estive, invece, spesso abitate da tedeschi e francesi che arredano queste dimore, dentro e fuori, in modo molto originale.

Passeggiando per le viuzze, notiamo lastre di ardesia sulle facciate delle case, sono come piccole e immobili scenette che raccontano di Glori a chi visita il borgo. Ne svelano i segreti e danno ricche informazioni. Questa qui a lato, per esempio, parla dell’altitudine di questo villaggio, frazione del  comune di Molini di Triora. A proposito di lastre e pietre, sopra questo borgo medievale c’è un insieme di tumuli e massi che, si dice, indichi la caduta degli antichi Liguri, periti in una battaglia contro i Romani avvenuta proprio in questi luoghi nel 180 a. C.

Siamo sull’Alpe di Baudo, una cima che rimane proprio dietro Glori per andare nella vicina frazione di Fontanili. Da questo versante, se non avessimo i monti davanti, potremmo vedere Carpasio, il paese del quale vi ho parlato tante volte. Ma continuiamo la nostra perlustrazione per Glori. Una cosa che mi ha colpito molto è stata la piazzetta della chiesa. Avete presente quelle enormi piazze, con tutti i portici intorno, che si vedono nelle grandi città? Ebbene, immaginatevi la stessa cosa, ma in miniatura. E’ stupenda, piccola com’è, larga un metro e lunga due, con tutti i portici ai lati e la chiesetta a regnare indisturbata. Un edificio meravigliosa, che non è il Santuario di cui vi parlavo prima con, all’interno, la copia della Madonnina di Lourdes; questa è la chiesa del paese, circondata da case e fiori. È piccola come la sua piazza e quando suonano le campane,  sembra di averle dentro casa. Sì, Glori è così, è un paesino tutto ammucchiato. Le case sembrano messe una sull’altra. È questa la classica tattica dei tempi di guerra: si costruiva in questo modo per poter sconfiggere il nemico o, per meglio dire, giocare sul suo non conoscere il luogo e farlo sentire come intrappolato in un labirinto.

L’unico rumore che si sente, oltre al rintoccare delle campane, è il ronzio degli insetti, felici per via di tutto questo nuovo nettare portato dalla primavera.

Vi consiglio davvero di venire a Glori: la sua pace vi ritemprerà e la sua bellezza appagherà sicuramente i vostri occhi, come avrete capito da questo post.

La mia missione, quindi, per oggi è finita.

Io vi abbraccio e vi lascio: devo andare a preparare la prossima topoavventura-argentina.

Uno squittissimo a tutti dalla vostra Pigmy.

M.

Mini Lourdes

Si cari topini, nella mia valle non ci manca proprio nulla. Abbiamo addirittura quella che potrebbe essere considerata una Lourdes in miniatura, ma non bruciamo le tappe, andiamo con calma a conoscere questa bella zona della mia terra.

Per farlo meglio, ci arrampicheremo su per la vallata tra boschi e uliveti, fino ad arrivare ad un grazioso paesino chiamato Montalto ma, anzichè inoltrarci in lui, deviamo all’inizio del paese, a destra, perchè la nostra destinazione è il Santuario della Madonna dell’Acqua Santa.

Si, si, un Santuario, protagonista di una bella vicenda.

Non posso nasconderlo, in ogni angolo dei miei monti c’è una Madonna onorata o un tempio dove poter pregare. Sono però così belli, creati per sentiti motivi e, contornati da posti così magici, che non posso non farli conoscere anche a voi. Parliamo sempre di secoli passati e, null’altro c’era ad alleviare il cuore dei nostri antenati.

Innanzi tutto, ad accoglierci, un meraviglioso mulino. Guardate, sembra il paesaggio di una fiaba. C’è proprio tutto, accanto al mulino ovviamente, pure un frantoio con tanto di macine, anche se oggi non sono più usate, ed è adibito soltanto come abitazione.

Eccoli immersi totalmente nella natura. Accanto a loro scorre un torrente dalle cascatelle di spuma bianca. Per poter raggiungere il nostro luogo, dovremo passare sul ponte di legno che vedete nelle foto e credetemi che mette davvero i brividi pur essendo molto solido e sicuro. Per chi soffre di vertigini non c’è pericolo però, il ponte non è poi così alto, potete stare tranquilli. Spaventa molto di più il rototototò che provocano le ruote delle auto sulle sue assi che tutto il resto.

Stiamo per immergerci in una zona molto ombrosa, ricca di vegetazione e per questo anche molto umida.

Al di là di questo ponte, rifatto a nuovo da poco tempo, in inverno è facilissimo infatti dover attraversare lastroni di ghiaccio nei piccoli tornanti, bisogna fare quindi molta attenzione anche perchè, essendo una strada di montagna, a farci da guardrail sono soltanto i castagni e qualche quercia.

L’aria è frizzantina e si sente già, pur essendo solo ai primi di ottobre, profumo di legna bruciata.

Sorpassato colui che ci permette di attraversare il torrente, iniziamo a salire. Saliamo per il bosco e per le fasce fino a giungere presto in uno spiazzo tra gli alberi dove, nella più totale pulizia, ci sono parecchi tavoli e panche di legno. Su un cerchio di corteccia c’è scritto “Area pic-nic”.

La prima cosa che notiamo prima di giungere al nostro Santuario è un’altissima croce piantata a terra circondata da sassi bianchi come il latte, intorno alla quale, si può fare manovra con la macchina. Siamo nel silenzio più assoluto. Dopo di lei, un’altro simbolo, questa volta non rivolto al Signore ma alle persone, agli uomini che tanti anni fa, hanno perso la loro vita in quei punti, per amore della propria patria.

L’uomo di oggi ha dedicato loro un monumento, una statua scolpita nel marmo bianco che rappresenta un reverendo e un civile ormai prossimi alla morte. Sui loro volti è dipinta la sofferenza. Sotto di loro, la lista di tutti i nomi dei caduti e la scritta, ” pace per le vittime, perdono per i colpevoli e concordia per tutti “, è davvero toccante.

Intorno a loro, tantissimi fiori e nastri con il tricolore della nostra bandiera.

Dopo essersi soffermati a pensare (consiglio da topina… vi fa sempre bene), torniamo ad incamminarci verso il luogo sacro che vogliamo visitare. Eccoci alla fontanella che un tempo abbeverava i soldati, i contadini e oggi i pellegrini. L’acqua è freschissima e pulita, ma…da dove arriva? Ebbene, qui vi volevo. Si, perchè è proprio questa sorgente che si dice essere… miracolosa! Ma, ancora un attimo, non è giunto il momento di raccontarvi la bella storia.

Ammiriamo prima la nostra meta in tutto il suo splendore. Il Santuario.

Dovete sapere che, il rapporto con l’acqua sorgiva, per le persone delle Alpi e delle Valli come la mia, assume sovente un valore sacrale. Ecco il perchè della costruzione di questa bellissima chiesa. Siamo nel XV secolo e il forte impeto religioso dei nostri avi, fa costruire questa chiesa che verrà del tutto ultimata, anche dei suoi abbellimenti finali, soltanto nel 1887, dopo che il terremoto ne ha distrutto quasi metà.

Regna tra gli alberi con un piazzale davanti che permette ai cori, nelle sere di Natale, di esibirsi davanti ai devoti.

Purtroppo non possiamo entrarci dentro perchè la aprono soltanto in rare occasioni ma possiamo girarci intorno e notare quanto è bella e quanto è grande, scorgere la sacrestia e accorgerci che, dopo di lei, la strada finisce. Ossia, continua una mulattiera che porta nei boschi e in qualche coltivazione ma, la strada, non permette più alle auto di passare. E’ bellissimo però fermarsi e raccogliere corbezzoli e mele selvatiche.

Che colonne! Che finestroni! E che campanili! Ma come mai tanta maestosità in un luogo quasi sperduto nel mezzo di folti arbusti e alti alberi? Come mai i pii hanno voluto simboleggiare così, il loro Credo? Scopriamolo insieme.

Di fianco a questa casa del Signore, c’è un sentiero che s’inerpica su per la montagna. A costeggiarlo, una ringhiera di legno poco stabile e degli scalini scavati nella roccia sono ricoperti di ciuffi d’erba e Non Ti Scordar Di Me.

Una specie di cupoletta in legno fa da indicatore e, sopra di essa, un piccolo tettuccio la ripara, in inverno, dalla neve.

Seguiamo l’indicazione. C’è altra gente curiosa come noi, con in spalla grandi zaini pieni di roba e scarponi da montagna. Chissà da dove arriva. Iniziamo la camminata che vi assicuro non è lunga per niente ma è un pò in salita.

Ancora una tavola, questa volta attaccata all’inizio della ringhiera.

Leggiamo “Alla grotta dell’apparizione”. Oh Mamma Topa! Affascinante! Andiamo a vedere!

Leggenda o realtà? Nessuno può saperlo ma, quel che si dice, è questo: correva l’anno 1433 e un uomo molto buono, ma anziano e assai malato, riuscì a guarire da tutti i suoi mali dopo aver pregato a lungo la Vergine, la quale gli disse di lavarsi il corpo proprio con quell’acqua santa che sgorgava dalla fontana.

Proprio lei, la sorgente di Montalto.

Questo fu il luogo del miracolo e, ancora oggi, è meta di molti fedeli. E’ infatti proprio qui che, in una piccola cavità nella roccia, troviamo una Madonnina tutta bianca, con un rosario appeso al collo, che vuole avvolgere tutti con le sue piccole braccia aperte.

Ai suoi piedi, il luogo di preghiera, è caratterizzato da una piccola panca in pietra e ardesia e, le donne di Montalto, spesso, a turno, scendono in giù dal paese fino al Santuario per ornarla di piante, fiori, ceri e lumini.

Tutti qui le vogliono bene e si sentono protetti dalla sua benedizione. Un punto del bosco ricco di pace, nel quale anche noi topini  possiamo stare sereni.

Alla prossima gita roditori! Vostra Pigmy.

M.