Elogio ai doni della Natura e della Valle

Cari Topi, oggi vi scrivo per comunicarvi una cosa per me assai interessante.

Mi è capitato, ultimamente, di sentire parecchi di voi lamentarsi a causa di molti malesseri e, come se non bastasse, l’arrivo della primavera ha contribuito a rendere questo periodo ancora più sgradevole dal punto di vista della salute, causando allergie o intolleranze varie. Che peccato! Una stagione così bella! La stagione della rinascita, dove tutto sboccia a nuova vita.

So che molti hanno iniziato ad assumere medicinali i quali gli hanno portato altri problemi, mentre quello di cui voglio parlarvi oggi non ha quasi controindicazioni, se si fa un po’ di attenzione e se ci si impegna in qualche ricerca.

Ma torniamo al discorso che volevo farvi e vi assicuro che per essere certa al cento per cento che sia vero ciò che ho intenzione di rivelarvi, ho chiesto verità anche a tre miei cari amici: Maga Gemma, Strega Cloristella e lo Spirito della Valle.

Ebbene, il discorso che voglio intavolare oggi riguarda le cure verso i disturbi che possono colpire voi umani, ma anche noi creature del bosco.

Grazie alla mia personale esistenza e alla conferma dei miei amici, posso stabilire che in natura esistono le farmacie più fornite che possano esserci sul pianeta. Negli abissi del mare, negli intrichi della macchia, sui pascoli incontaminati esistono, pronti all’uso, tutti i prodotti curativi e medicamentosi di cui possiamo avere bisogno.

In effetti, ragionandoci su, se pensiamo che la natura è nostra madre e noi siamo la natura, come potrebbe lei non difenderci e curarci? È nostra mamma ed è formata dai nostri stessi atomi di ossigeno, di idrogeno, di carbonio! Va be’, ora volevo farvi vedere che non dico sciocchezze, ma è proprio così.

Qualche tempo fa, in una radura presso il Passo della Mezzaluna, lo Spirito della Valle mi confidò che, un tempo, gli uomini preistorici che vivevano quella zona, trattavano i loro malanni e le loro ferite con le erbe che nascevano dove ora sorge il Ciotto di San Lorenzo! Mi suggerì di guardare tra le mie zampe e infatti vidi la Lavanda, la Bardana, la Piantaggine, il Cardo Selvatico, il Tarassaco… ma che meraviglia! Quanta ricchezza! Ecco un disinfiammante, un lenitivo, un digestivo, un antibiotico naturale.

Mi raccontò persino che… sui tagli o sui morsi di alcuni animali, mettevano i vermi! Avete capito bene. I vermi erano in grado di eliminare l’infezione mangiando la parte infetta della ferita e lasciando il danno pulito e sterilizzato. Va be’, è ovvio che oggi non dobbiamo arrivare a tanto, ma volevo farvi capire come Madre Terra pensi a tutto, in un ciclo perpetuo e continuo. Il ciclo del sacro equilibrio.

La natura è dotata di ogni rimedio. Come faremmo, altrimenti, noi bestioline a cavarcela? Ve lo siete mai chiesto?

 Inoltre, e ora non voglio peccare di vanità ma così è, la Valle in cui vivo è davvero molto generosa in tal senso! Offre tantissime varietà e specie di erbe officinali, piante spontanee curative, fiori edibili. Ne è ricca. Non c’è malessere che non possa essere trattato con qualche dono della Valle Argentina.

E ogni zona, di questo speciale angolo di paradiso, ha ciò che serve.

La Menta e l’Iperico, ad esempio, si troveranno solo in certi luoghi ma non in alta Valle. Nessun problema, però, perché in alta Valle ecco spuntare il Timo e la Genziana! Per non parlare della freschezza delle Conifere che purifica ogni situazione. Nel primo entroterra, invece, ecco la Gambarossa, l’Ortica e il Trifoglio, fino al mare, dove possiamo godere della sua acqua e delle sue alghe ricche di oligoelementi salutari, che diventano elisir per il nostro benessere. C’è davvero di tutto.

I vari e preziosi elementi possono essere utilizzati da soli o mescolati tra di loro al fine si ottenere ulteriori cure ed è meraviglioso osservare, con i propri occhi, la loro riuscita.

Tutto quello che vi sto dicendo non è poi così assurdo né lontano. Le nostre nonne, fino a pochi anni fa, ne facevano largo uso. E vi siete mai chiesti perché le famose Bazue che vivevano nella mia Valle sono state sterminate? Be’, è semplice. Attraverso i frutti di Madre Terra guarivano quello che sembrava impossibile e magico. Perciò passavano per donne che di umano avevano ben poco e non si poteva certo accettare una cosa così.

Non mi stancherò mai di ringraziare il luogo in cui vivo per tutto ciò che mi regala e per tutti i problemi che mi risolve. È fantastico e non mi fa spendere nemmeno un soldino!

Grazie, Madre Natura, e grazie Valle Argentina.

Un abbraccio terapeutico a tutti voi!

La Dott.ssa Valle Argentina – l’Acqua e la Vergine Maria

Come vi ho raccontato spesso, nella mia Valle il culto mariano è molto sentito e si manifesta nelle numerose edicole, nei santuari, nelle cappelle e nelle insegne in onore della Madonna. Questo accade un po’ in tutto l’entroterra ligure, ma occorre osservare come tali simboli abbiano a che fare con l’acqua in uno stretto e intimo rapporto che ci racconta, in modo intrigante, anche una grossa parte dell’antica e preziosa “Medicina Ligure”. Nel nostro caso parliamo proprio della medicina della Valle Argentina.

Non c’è intruglio, incantesimo o rimedio che non contenga anche l’acqua, questo per la maggior parte dei popoli antichi.

Parlando di un elemento naturale così importante come l’acqua, non posso non andare a interpellare per voi Maga Gemma che, sono certa, saprà raccontarmi anche qualcosa di storico inerente queste costruzioni religiose edificate sovente proprio vicino all’acqua.

«Chiese, cappelle e edifici religiosi vennero costruiti ovunque, al di là della presenza o meno dell’acqua, ma in tempi antichi, se il pregiato liquido non era presente là dove doveva essere eretto il luogo di culto mariano, si realizzavano opere che conducevano l’acqua dove non arrivava spontaneamente, proprio per far sì che le due cose combaciassero» mi spiegò prontamente Gemma sospirando come a non sapere da dove iniziare, viste le tante cose da dire su questo argomento.

«Addirittura? Come mai quest’accoppiata voluta così esageratamente?» le domandai.

«Beh… piccola, per gli esseri umani che credono nella religione cattolica, Maria è la madre delle madri e l’acqua, a suo modo, è madre di tutta la natura. Avrai sentito dire diverse volte dagli uomini che su altri pianeti, senza la presenza dell’acqua, non ci sono fonti di vita…»

«È vero!» risposi.

«Ma l’acqua non è solo fonte di vita: è viva di per sé. Tutto ha inizio all’interno del grembo materno, dove gli esseri viventi vengono nutriti, protetti e accuditi dal liquido prenatale. In quel momento si stanno formando, ma sono perfetti. Il coronamento di Madre Natura si sta realizzando al massimo della sua meraviglia. Là, nel grembo, quella piccola vita è priva di qualsiasi malessere, malattia o malformazione. Per questo si crede, e così è in effetti, che l’acqua sia in grado di guarire, di riportare tutto com’era prima della venuta al mondo, cioè perfetto e traboccante di salute. Questa capacità curativa va sfruttata lavando via ogni bruttura, purificando, pulendo e rigenerando grazie alle caratteristiche di pulizia dell’acqua di cui tutti usufruiamo quotidianamente. E’ la stessa cura che, con il suo particolare affetto, solo una madre è in grado di dare.»

Eero sempre più affascinata e lei non si fermava: «Dal seno di una madre esce il latte, liquido che nutre e che è formato principalmente da acqua. Acqua che, in questo frangente, possiamo definire benedetta così come stabilì, sempre per chi segue il Cristianesimo, anche Gesù, battezzandosi nell’acqua.»

«Ma quindi… è per questa correlazione che in Valle, ad esempio, il santuario di Montalto si chiama Santuario della Madonna dell’Acquasanta

«Sì, Pruna, e non è l’unico a richiamare insieme questo elemento prodigioso e la Vergine. Un esempio palese è quello di Lourdes, imitato, anche se in miniatura, in diversi luoghi a noi vicini e in Valle Argentina. A Glori, verso Evria… Immagina che la vicinanza della Madonna rendeva quell’acqua ancora più sacra, o santa, come si usa dire se si parla delle acquasantiere che trovi all’entrata di ogni chiesa. L’acqua, a quel punto, diventava addirittura miracolosa per il credente.»

«Be’… l’uomo a volte sarà anche esagerato, ma prende sempre spunto da cose vere e appartenenti alla natura.»

Maga Gemma annuì: «Certamente. È lei, da sempre, a insegnargli. Pensa che alcuni uomini di scienza hanno trovato acque che hanno poi considerato positivamente anomale, viste e studiate biologicamente, e questo ha fatto crescere acora di più alcune credenze antiche, sopravvissute fino a oggi. Quindi è tutto vero, solo amplificato e a volte mal spigato, anche quando si parla di potere soprannaturale.»

«In onore di chi sa guarire!»

«Già. L’acqua permette l’avvicinamento del razionale allo spirituale, del concreto all’astratto. Ma ha anche altre qualità, prima fra tutte quella di esprimersi in modo diverso a seconda della forma che assume, donando così le stesse caratteristiche che mostra:

Un Torrente, per esempio, ci parla di esuberanza, determinazione, brio, subbuglio. Se davanti abbiamo un fiume, invece, esso ci trasmetterà forza, cambiamento, potere. La Sorgente indica rinnovo, creazione, rinascita, idealismo, mentre il Lago dona quiete, stabilità, contemplazione, riflessione…»

Maga Gemma non si fermò, e io continuaii ad ascoltarla rapita: «Visto che stiamo parlando prevalentemente dell’entroterra, non mi soffermo sul mare, anche se ci sarebbe molto da dire. Si dice: Sii come l’acqua, libera e informe, capace di mutare forma, di accogliere e accettare in modo totale per adattarsi a qualsiasi circostanza pur rimanendo sempre se stessa.»

«Per mille prugne secche, è proprio vero!» esclamai.

«E, tornado all’analogia “madre”, l’acqua sa avvolgere accarezzando, ma è anche in grado di penetrare in profondità con la sua conoscenza, di assorbire tutto, persino i problemi… del proprio figlio. I cattolici si considerano i “figli” di Maria.»

Stavo capendo che Gemma non avrebbe smesso di parlare. Era come estasiata.

Mi faceva piacere comprendere il motivo dietro questa coppia così presente nella mia Valle.

Massimo Centini, nel suo meraviglioso libro “Medicina e Magia popolare in Liguria”, Edizioni Servizi Editoriali, racconta molte delle cose che oggi vi ho riportato, ma nulla è paragonabile a vivere davvero quest’acqua in modo concreto.

L’effige di una Madonna rende sacro tutto il luogo nel quale è presente, pertanto considero la Valle Argentina sacra in tutta la sua totalità e i religiosi potranno sostenere questo ancora di più, immagino. Si può credere come no alla Madonna, ma una cosa è certa: l’acqua è magia pura e, dove vivo io, fortunatamente, non manca.

Un bacio…. benedetto.

La Scopa: per la Strega e contro la Strega

Le scope che vedete in queste immagini, per le quali ringrazio tutte le mie complici amiche streghe che prontamente si sono prestate a mandarmi, sono scope moderne ma il post di oggi parla di qualcosa che accadeva molto, molto tempo fa.

Come vi dissi già nell’articolo Streghe, scope e unguenti nella Liguria di Ponente, nel quale racconto diversi aneddoti divertenti e leggendari che vi consiglio di leggere, un tempo la scopa, strumento femminile per eccellenza, era sì la compagna preferita di una strega, nonché suo mezzo di trasporto, ma era anche l’oggetto che più di tutti riusciva a tenere lontane proprio le streghe dalla dimora di qualcuno. Tuttavia, non vi ho mai raccontato il motivo per cui una semplice ramazza aveva questo prodigioso potere.

Vedete, topi, una delle più affermate supposizioni risiede proprio nell’ammirazione che le bazue (le streghe liguri) provavano per questo arnese.

Per intenderci, quando oggi andate a comprare un’auto e la esigete con le migliori prestazioni, ne contate i cavalli (cavalli vapore CV), così da capire la potenza della macchina. Ebbene, le streghe, anche se questo vi farà ridere, contavano per ore e ore le setole della scopa che un tempo erano per lo più lunghi e sottili ramoscelli di Saggina o di Erica Scoparia. Non mi credete? Ratta santissima! Le ho studiate, queste cose! Appartengono proprio all’antica storia della Liguria di Ponente. Non fatemi irrigidire i baffi, per cortesia.

Stavo dicendo che, quando una strega vedeva una scopa, ne rimaneva totalmente affascinata e rapita. Voleva la più bella, bramava la più portentosa, l’accarezzava, la osservava con attenzione e ne misurava le prodezze attraverso il numero di setole.

L’Erica è da sempre considerata una pianta sacra e dotata di molte virtù, prediletta anche dalle streghe. La parola “scopa”, inoltre, deriva proprio dal latino “scopae” e significa “ramoscello”.

Si sa, una ramazza bella grossa e robusta, piena di setole o rametti per pulire, spazzava sicuramente meglio di una mezza spelacchiata ed era considerata da tutti migliore. Per quanto riguarda, invece, la particolare donna, una ricca ramaglia era adorata in quanto avrebbe volato nei cieli più velocemente e più in alto di quella delle altre megere sue colleghe.

E quindi che accadeva? Accadeva che in realtà il famoso strumento non aveva nulla di magico, tolto il fatto che riusciva a volteggiare nei cieli, ma ammaliava comunque la strega, strana signora che… che si muoveva solo di notte, se doveva gettare malefici all’interno della dimora di qualcuno.

E questo è il punto della faccenda. Si addentrava nel paese e si avvicinava a una casa grazie alla complice oscurità, ma quando stava per varcare l’uscio, pronta a effettuare il particolare incantesimo… ecco il suo punto debole proprio lì, in bella vista: la scopa! Iniziava allora a contare con precisione e dedizione le setole di cui era composta e, nel mentre, le ore passavano e passavano. La notte trascorreva e la mattina arrivava: era giunto ormai il momento in cui la strega doveva far ritorno nel suo antro. Il buio era sparito lasciando il posto al chiarore del giorno ed ella doveva andar via, non poteva farsi scoprire.

Quindi saranno state portate via diverse scope dalle bazue che le rubavano?, vi starete chiedendo. Quasi nessuna. Gli umani erano furbi e di rametti ne mettevano una grande quantità. Questo non solo attirava l’attenzione della bazua che si innamorava presto di una scopa così ricca, ma soprattutto la teneva a bada e impegnata per molte ore.

È noto inoltre che, tale scopa, non teneva lontana solo una strega, ma qualsiasi tipo di energia negativa o maligna: malocchi, folletti cattivi e figure malvagie, appartenenti al nostro folklore e alla nostra cultura, trovavano la casa sbarrata nel momento stesso in cui provavano a entrare.

Non solo: si dice anche che la scopa, se era messa invece dietro la porta e quindi all’interno dell’abitazione, non permetteva ad amici e parenti, o invitati vari, di seminare malumore per casa.

Che ne dite topi? La sapevate questa? Le nostre streghe erano delle contabili!

Un bacione bello pulito anzi due, no… tre, quattro, cinque, sei, sette….

Strega Cloristella e il rimedio contro le Ustioni

Oggi, cari topi, è con immenso piacere ed entusiasmo che vi presento un’altra mia carissima amica. Si tratta di nientepopodimenoché… Clorinda Stella, per gli amici Cloristella! Ed è una Strega! Sì, avete capito bene, una vera e autentica Strega della Valle Argentina. L’Inquisizione non l’ha portata via, per fortuna, è riuscita a nascondersi e a salvarsi e quindi oggi possiamo godere dei suoi numerosi e incredibili consigli su rimedi, elisir e ricette per portare benessere nella nostra vita e in quella di altri. Strega Cloristella, infatti, con estrema sapienza, ha sviluppato un meraviglioso rapporto con la natura e compone prodigiosi intrugli di ogni genere a seconda di quello di cui necessita. Lei e la natura sono una cosa sola e, con maestria, fantasia e magia, l’abile Strega si serve dei doni del pianeta con estremo rispetto.

Durante la bella stagione voi umani andate al mare e, spesso, anziché abbronzarvi, vi ustionate. La vostra pelle soffre per via degli eritemi fastidiosi e dolorosi, così ho pensato di interpellarla per chiederle un consiglio per voi, un rimedio totalmente naturale efficace per le vostre scottature solari e per le bruciature di ogni genere. Prendete appunti, perché Strega Clorinda ha il rimedio per voi!

Cloristella è sempre vestita di scuro, con abiti sgualciti, ma molto femminili, nonostante tutto. L’unico colore che si concede è quello di un fiore, ogni giorno diverso, che aggancia al bustino sul bordo del décolleté. Ha i capelli verderame e le labbra di un bellissimo e sgargiante rosso scarlatto. Qualche efelide le colora il naso e le gote e il suo viso è sempre vivace, attraversato da un’espressione dolce e decisa al contempo. Ha occhi grandi, furbi, curiosi, con le iridi color mogano che schiariscono come l’ambra durante le notti di luna piena. È sovente allegra e spesso le piace parlare in rima:  dev’essere una deformazione professionale, la sua, causata dai tanti incantesimi che inventa. È proprio un personaggio! Gentile e generosa… almeno finché non la si fa arrabbiare. Diciamo che è un po’ permalosa e conviene lasciarla sbollire per conto suo tra fumi colorati che invadono il cielo, in quei momenti di rabbia, uscendo dal comignolo della sua dimora.

Per descrivervi la sua tana e il suo laboratorio avrei bisogno di tre articoli, quindi questa volta mi limiterò a dirvi che nonostante il caos, un mucchio di odori, un gatto nero, un corvo e un grosso pentolone che bolle su un fuoco sempre acceso, è un piacere stare lì.

«La Topina che mi viene a trovare? A quale problema dobbiam rimediare?» mi dice accogliendomi scalza e con un sincero sorriso.

«Cara Cloristella, oggi vengo a chiederti qualcosa per le ustioni di ogni genere, prima che ci tramutino in… in…. proble… No, aspetta: in…»

«Cenere!»

«Ecco brava! Mi sfuggiva la rima.» Ridiamo ed entriamo nel suo antro ombroso e arcano, ma che profuma di buono.

«È davvero semplice, Pigmy, trovare sollievo dopo essersi scottati. Basta un po’ di Iperico e qualche foglia di Menta.»

«Tutto quì? Credevo servisse chissà cosa…»

«Sì, ma molte persone non lo sanno, quindi bisogna avvisarle! Ti darò le dosi e ti spiegherò come fare. Innanzi tutto, devi sapere che con l’Iperico e la Menta va preparato l’oleolito, che io ho sempre a portata di mano: te ne darò un po’. L’Iperico è una pianta che aiuta la rigenerazione delle cellule, è molto idratante, ma soprattutto cicatrizzante, calmante e sedativa. E’ assai utile per le bruciature, dove la pelle rimane senz’acqua e si deve lenire una zona dolorante, come pure nel caso delle punture d’insetto contro le quali è una pianta davvero preziosa. La Menta, a sua volta, rinfresca, donando sollievo, disinfiammando e restringendo i capillari che si sono dilatati con l’eccessivo calore. Ci sarà anche bisogno di vitamina PP: consiglia ai tuoi amici di mangiare frutti rossi e di bosco, ne contengono tanta. Rinforza i vasi sanguigni che si sono dilatati e le cui pareti rischiano di cedere.»

Questa donna non è una Strega, è una dermatologa!

«In realtà sono tantissime le proprietà di questi due fantastici doni di Madre Terra, ma l’importante, per oggi, è che risolvino il problema delle ustionti.»

La osservo mentre afferra alambicchi e gontagocce. Pesta, travasa, odora, conta e nel mentre canticchia una specie di nenia come a concentrarsi maggiormente. Cerca gli ingredienti in quel mare di flora secca e fresca, dieci volte più fornita di un’erboristeria!

«Piantaggine, Viola, Achillea, Barba di Becco, Crespigno Spinoso, Centonchio Azzurro… ma dove ho messo l’Iperico?»

Come fa a capire che piante siano, quelle contenute nelle arbanelle sprovviste di etichetta?  E che nomi sono quelli? Io conosco tantissime piante e moltissimi fiori, ma Strega Clorinda mi batte, davvero.

Do un’occhiata in giro e mi chiedo se ha letto sul serio tutti i libri che vedo traboccare dagli scaffali. Conosce davvero tutte quelle pozioni magiche? So che ha quattrocentoundici anni, anche se ne dimostra solo una trentina, ma Santa Topa, ci vuole una memoria da elefante per ricordarsi tutti quegli incantesimi e sapere quando doverli usare! Provo a leggere, con scarso risultato, alcuni titoli scritti in una lingua sconosciuta. Chissà cosa contengono…

«Ecco qui bell’e pronta la soluzione per te, ogni scottatura andrà via da sé!» Ecco, la rima sul finire calza a pennello! «Pigmy, ora tieni questo barattolo al sole, ben chiuso, per un intero ciclo lunare e scuotilo ogni tanto. Vi ho messo dentro 30 gr circa di capolini di Iperico e 20 gr di Menta fresca, l’ideale è la rotundifolia, ma va bene qualsiasi specie, il tutto coperto con 650 ml di olio extra vergine di Oliva Taggiasca.»

«Grazie mille! E dimmi: quante volte al giorno bisogna applicare questo intruglio sulla pelle?»

«L’ideale sarebbe tre volte al giorno, Pigmy, fino a che non scompare il dolore. Basterà  poco tempo, vedrai, ma ricorda sempre una cosa. I rimedi naturali funzionano attraverso una grande qualità: la perseveranza.»

Ringrazio di cuore Strega Clorinda e faccio ritorno in tana,  ringraziando anche la Natura; ancora una volta, con i suoi regali preziosi, permette di alleviare le sofferenze. Intanto che rintano, però, mi preme darvi ancora due curiosità.

I fiori di Iperico andrebbero raccolti possibilmente nei giorni vicini a San Giovanni. E’ chiamato, infatti, anche “Erba di San Giovanni” e, se raccolto il 24 giugno, rilascia tutte le sue numerose e preziose doti in maggiore quantità. E’ un fiore che si può trovare fiorito da maggio ad agosto, pertanto potrete farvi una bella scorta. Vedrete che, dopo qualche giorno, l’olio all’interno del barattolo ed esposto ai raggi solari inizierà a virare verso il rosso con una sfumatura verdognola, perché le due piante rilasciano tutti i loro principi attivi nell’olio. A quel punto, l’oleolito conterrà tutto il potere del Sole, lo stesso che vi ha scottato, ma che adesso vi curerà e nutrirà la vostra pelle.

Avete tutto quello che vi serve ora, topi, io vi saluto! Fate attenzione nell’esporvi ai raggi solari, mi raccomando, e anche quando cucinate o accendete un fuoco siate cauti, nonostante Strega Cloristella sia sempre gentile e sempre ben disposta. Fate bene tutto quello che vi ha consigliato, altrimenti poi si offende! Ora lo sapete. E tiene anche il broncio per diversi giorni!

Un caldissimo bacio e un focoso abbraccio a tutti! Scherzavo!

Per questo articolo ringrazio Michela Perini e la nonna Gemma Folli.

“In nessun luogo, eppure dappertutto”

L’esperienza che voglio raccontarvi oggi ha davvero dell’incredibile, ma tanto ormai lo so che non vi stupite più di nulla: quando si tratta di Pigmy, tutto è possibile!

Eppure oggi vi meraviglierò, ne sono sicura, perché niente di quello che ho scritto fino ad ora somiglia lontanamente a quanto mi è accaduto quella volta che, passeggiando nel bosco, mi sono imbattuta in qualcosa di davvero speciale.

Insomma, Pigmy! Basta con tutti questi giri di parole. Raccontaci di cosa si tratta!

Già sento le vostre voci, me le immagino e sorrido.

Ebbene, è successo che una mattina d’autunno sono uscita dalla mia tana molto presto per una delle mie solite passeggiate.

Una zampa dietro l’altra, salendo nel bosco, mi sono imbattuta in alcune rocce molto grandi. Erano numerose, si trovavano sotto, sopra e a fianco del sentiero.

Mi sono fermata a osservarle, quando ho sentito una strana voce, mai udita prima.

«Quelle rocce hanno più di una storia da raccontare, mia piccola amica.»

La voce era profonda come le grotte – le barme –  della mia Valle, e le parole erano state pronunciate con un tono dolce e paterno.

Mi sono guardata intorno, ma non ho visto nessuno.

«Chi parla?» ho domandato allora, con i brividi che percorrevano la mia coda sorcina in tutta la sua lunghezza.

«Sono lo Spirito della Valle!»

Che mi cadano i baffi!, pensai. «Dove sei? Fatti vedere!» squittii.

«Non sono in nessun luogo, eppure sono dappertutto intorno a te. Cercami sotto una foglia, nell’acqua di un torrente che scorre fino a valle. Cercami nel vento o sulle ali di una farfalla, tra i petali di un fiore o in mezzo alla terra scura. È lì che mi troverai.»

Per tutti i topi, ammetto di essermi sentita più piccola di quanto io non sia in realtà.

Quella voce aveva mosso qualcosa dentro di me, mi sentivo tremare, ma non di paura, bensì di emozione.

«Spirito della Valle, io ho camminato in lungo e in largo e di cose ne ho viste e sentite davvero tante… ma nessuno mi ha mai parlato di te, prima d’ora. E non ti ho neppure mai visto.»

«Eppure ci sono sempre stato, sono vecchio come le montagne e abito qui da prima che l’uomo popolasse questi boschi.»

Ormai ero tutt’orecchi, il che è tutto dire, per una topina come me.

Lo Spirito ha continuato così: «Le pietre che stai osservando sono una testimonianza del passato. La gente non le guarda con attenzione, mentre passeggia nel bosco, pensano tutti che siano rocce modellate dal tempo e dagli agenti atmosferici, ma non è così. Osserva, piccola amica.»

Come per magia, ed è davvero il caso di dirlo questa volta, sono comparsi davanti a me degli uomini vestiti in modo primitivo. Incidevano la roccia con delle pietre appuntite e io li guardavo lavorare, vedendo scorrere veloci davanti a me le immagini di quella proiezione come si fa con un film.

Quando sono riuscita a recuperare l’uso della parola, ho detto: «Spirito della Valle, vuoi dirmi che… che queste rocce sono state toccate dagli uomini primitivi, tanto tempo fa?»

«Proprio così! A quel tempo l’uomo venerava tutto ciò che esisteva, tutto quello che aveva una Vita. Era più facile, allora, udire il mio sussurro nel vento, ma oggi sono rimasti in pochi a potermi sentire.»

Mi sentii onorata di far parte di quella cerchia ristretta e privilegiata e mi si asciugò la bocca per l’emozione.

«E a cosa servivano queste pietre?» domandai.

pietre valle argentina«I loro scopi erano molteplici. Alcune venivano conficcate nel terreno, a simboleggiare la fecondazione della Madre Terra, l’incontro del maschile con il femminile, ma servivano anche per osservare il moto degli astri. Le pietre forate, invece, come quella sulla quale hai poggiato le tue zampe, servivano a onorare il potere creativo della donna, il suo essere in grado di mettere al mondo una nuova vita e, pertanto, di essere essenziale. Potevano rappresentare anche mappe stellari, una volta non c’era la carta, e l’uomo si arrangiava con quello che aveva: la pietra.»

«Non sapevo tutte queste cose! È bellissimo, Spirito della Valle.»

«Lo so, cara topina, lo so. Queste e molte altre storie ti verranno raccontate, ma non ora. Adesso continua a passeggiare e presta attenzione, mi raccomando! Tornerò da te, ormai sai dove trovarmi, vero?»

«Certo: in nessun luogo, eppure dappertutto.»

«Proprio così, Pigmy.»

Con quelle parole mi lasciò sola.

Sola si fa per dire, perché la sua presenza era ovunque, ormai che avevo imparato a riconoscerla.

E da quel momento, cari topini, tutto è cambiato.

Vi ho lasciato a bocca aperta, dite la verità!

A presto,

Pigmy.