Malva, non solo per ammorbidire.

Il nome di questa pianta, Malva Silvestris, appartenente alla famiglia delle Malvaceae, deriva proprio dal termine latino “mollire” che vuole appunto intendere “rendere morbido”, non per niente è la pianta dalle capacità emollienti più potenti chSONY DSCe ci sia in natura. Lo sapevano bene già Ippocrate, Plinio e tutti i Greci che la chiamavano Mallachè, morbida. appunto. Anche le sue foglie vellutate e i suoi delicati fiori sono morbidissimi. E’ una pianta delicata. Vi sieteSONY DSC mai chiesti come mai sia usata per dentifrici o detergenti intimi?  E’ ricca di vitamina A, B e C, mucillagini, tannini, flavonoidi e malvina, la sostanza più lenitiva che possieda. Viene utilizzata anche per le sue doti lassative e idratanti per l’intestino. Malva è così gustosa e utile che per i poveri divenne un cibo quotidiano. Ancora oggi, credetemi, è ottima se lessata nelle minestre o cruda nell’insalata. Calmerà i vostri nervi, se quel giorno li avete a fior di pelle! E’ talmente delicata da poter essere utile, senza abusarne, anche per la stitichezza, quasi sempre presente durante una gravidanza, per esempio. E poi ha un’altra proprietà che tutti conosceteSONY DSC: disinfiamma. Non l’avete mai messa sulle gengive o su un dente dolente? Quante volte avete pregato perchè potesse prendere il posto del dentista? Bene, noi topi la mettiamo su qualsiasi tipo di ferita, infiammazione o infezione. E, credetemi, funziona! Non fa miarcoli, ma funziona, davvero.

Quanta Malva ho raccolto per tutta la famiglia! E’ molto usata nella mia Valle. Spesso la si vede appesa fuori a essicare raccolta in grossi mazzi. Mettetela all’ombra, però.

La Malva combatte, rinfresca e attenua anche le piccole infiammazioni della pelle del viso, come l’acne, l’herpès, un brufolo e naturalmenteSONY DSC le punture di insetti. Malva è una pianta che non arriva a un metro d’altezza, a volte con foglie larghe come una padella, altre piccoline, ma sempre protette da sottilissimi peletti. Le foglie piccine usatele tritate, fresche o secche, da mettere nei decotti o nelle tisane, tanto non sono abbastanza grandi da fasciare una parte dolorante.

Volete anche la ricetta di un buon té serale? Fate bollire le foglie e i fiori di Malva per 10-15 minuti. L’acqua diventerà verde e ve la berrete, bella calda e senzaSONY DSC zucchero, dopo averla filtrata. Lo zucchero fermenta e visto che, come vi dicevo prima, è ottima contro i disturbi intestinali e gastrici è bene farla lavorare senza interferenze. Non buttate via ciò che avete strizzato nel colino! Se accanto a voi c’è qualcuno con un disturbo alla schiena, un dolore reumatico, un nervo infiammato… mettetelo su una garza e fategli un impacco di Malva cotta.

Malva è perenne, dal portamento cespuglioso, spesso eretto, ma talvolta decide di sdraiarsi sui prati in cui nasce formando una specie di morbido tappeto. I fiori, che spuntano all’ascella delle foglie, sono di colore rosa-violaceo con striature più scure. Colorano i prati. Malva, così delicata eppure così forte, è fragile ma tenace.

Nel linguaggio dei fiori simboleggia la forza dSONY DSCella giovane madre. Essendo riconosciuta fin dall’antichità come una panacea di tutti i mali, la si è potuta paragonare alla protezione totale e affettuosa che solo una madre sa avere nei confronti del proprio figlio. Attualmente il linguaggio che esprime è quello di una calma pacatezza e di un amore materno ricco di dolcezza, saggezza e caparbietà, doti da lei conquistate già nei primi anni dell’800 grazie agli studi effettuati da monaci, medici e signorotti.

E, come una madre, non smette di agire finchè non vede guarigione. “Malva vuol bene all’organismo umano”, si è detto. E vuol bene anche all’amore! Potete immaginare le gentildonne di un tempo che, credendola altamente afrodisiaca, ne legavano alcuni pezzi di radice ai genitali del nobile consorte? No, non me lo sono inventato. Forse era iIl viagra di un tempo, perchè no?

Pensate che, invece, nel Medioevo, soprattutto tra le streghe, la reputazione di Malva era esattamente l’opposto e veniva usata per l’effetto contrario, ossia per pozioni volte a inibire il desiderio sessuale dell’amato che, probabilmente, aveva ahimè scelto un’altra fiamma con la quale amoreggiare. Devono esssersi resi conto solo in seguito che queste pozioni non funzionassero e che un mazzetto di Malva appeso ai “gioielli” del partner avesse, in realtà, una grande efficacia in mabito riprouttivo.

Torniamo alle cose serie, anche se queste non sono bazzecole. Oggi, vi sto descrivendo un’erba fantastica. Carlo Magno la definì addirittura come “pianta obbligatoria” nella sua ordinanza “Capitulare de Villis”. Pianta eliotropica, come il Girasole, orienta i suoi fiori verso il sole. E’ una pianta dolce, amata da tutti gli insetti. Il suo profumo tenue non dà fastidio – mi duole dirlo – nemmeno alle zanzare. Fiorisce durante l’estate e l’autunno, perciò i nostri amichetti alati possono farne grandi scorpacciate. Anche i nostri topini andrebbero trattati con detergenti o prodotti alla Malva, perchè sono i più delicati e, inoltre, le sue mucillagini riducono le proprietà schiumogene di alcuni tensioattivi.

Che altro posso raccontarvi, di lei? Penso di avervi detto tutto, ma spero di avervi reso partecipi di alcune proprietà di Malva che magari non conoscevate ancora. Vi mando un bacino e vi aspetto per il prossimo appuntamento nel magico mondo della flora… ops, quasi dimenticavo! Malva, il mercoledì, ha un profumo più intenso rispetto agli altri giorni della settimana, ma non chiedetemi il perchè: misteri della natura!

Baci.

M.

Al di là del fiume

Cari topi, da Arma, che è il primo paese della Valle Argentina sito sul mare, per arrivare a Taggia, le vie percorribili in auto e più usate, sono ben tre.

C’è la via delle Levà, abitata, che passa attraverso le case, le vecchie Caserme, la Stazione dei Carabinieri, i bar, i panettieri.

Poi c’è la cosiddetta Super Strada, il grosso stradone che costeggia il Torrente Argentina, dall’argine sinistro, la Statale 548, che è la via che porta ai Centri Commerciali, al benzinaio, al lavaggio delle auto, al Campo Sportivo “Ezio Sclavi”.

La terza strada, invece, è quella – al di là del fiume – come usiamo dire noi.

Un magnifico viale di Pioppi, Malva e Tarassaco luogo preferito, un tempo, dalle coppiette innamorate. Oggi non più. I giovani della notte hanno dovuto cercarsi altri angoli. Questa strada è stata ristretta per far passare una ciclabile e, il senso di marcia, è diventato a doppio senso alternato. Non si può più rimanere parcheggiati a bordo strada sotto agli alberi a pomiciare e promettersi amore eterno.

Ma, da questo luogo, rimasto comunque ricco di fascino, i due paesi di Arma e di Taggia, ancora una volta collegati, donano di sè una parte che solitamente non vediamo. E com’è tutto più romantico e intimo – al di là del fiume -!

Le panchine di legno e i tavolini, le papere, la staccionata, le persone in bicicletta. Alcune corrono per tenersi in forma, altre hanno semplicemente portato il loro bambino che ora pedala con il triciclo.

Mio padre mi portava qui per insegnarmi a guidare la Vespa 250. Tutta rossa. Vermiglio. Parlo di vent’anni fa. Parlo di una strada che, ai tempi, non era certo asfaltata e mi sembrava di andare a 100 km all’ora tra i fiocchi dei Pioppi che mi sfrecciavano davanti.

E, – al di là del fiume -, ci sono anche i cavalli. Alcuni neri, alcuni bianchi. Passeggiano nel recinto e nel piazzale dell’agility. Un’intero maneggio, il Maneggio San Martino e i pony che si trastullano liberi e felici brucando le aiuole in mezzo alla via. Sì, in mezzo a quel cemento, hanno lasciato una bellissima e lunga striscia verde. Devo dire che hanno fatto un bel lavoro.

Io che son sempre contraria ai lavori di modernizzazione devo ammettere che questo mi è piaciuto.

Sì, ok, preferivo la polvere. Preferivo andare in bicicletta dovendo fare attenzione a non beccare qualche pietra ma correndo felice a paciugarmi in qualche pozzanghera.

Ora pozzanghere non se ne formano più ma, questo luogo, è comunque magico. Un mondo a sè.

I motori delle auto e dei clacson, che sfrecciano sulla grande strada di fianco, sono come attenuati da un’ovatta inesistente e qui si sta in pace. Non ci sono rumori fastidiosi, solo, d’estate, il canto dei grilli.

E che bello poter guardare l’acqua che scorre. L’acqua che più giù, alla foce, verso il mare, forma l’oasi delle anatre. L’acqua che scavalca i cespugli, che brilla sotto al sole. Che fa lo slalom tra le canne.

E l’aiuola per i cani, con i giochi appositi che misurano la loro agilità e la loro obbedienza. E il campo sintetico, da calcetto, da 7. E i giochi per i bambini: lo scivolo, la barca, l’altalena.

La zona qui, ha lo stesso nome del maneggio e uno storico cartello descrive la Cappella, anch’essa dedicata a San Martino, databile al secolo XI. Sì, – al di là del fiume -, c’è anche una piccola Cappella. Con titolo particolarmente antico, legato forse ai cistercensi del Convento, posto a monte della Riva di Taggia (Riva Ligure). Un luogo storico. Al suo interno si trovano dipinti murali quattrocenteschi, riferibili a diverse fasi decorative. Mmmhmm… besignerebbe andarla a vedere, ma un’altra volta.

Oggi voglio passeggiare. Oggi, che il tempo lo permette, cammino tra l’aria ormai fresca che passa tra i rami e un sole che, quest’anno, sta facendo di tutto per non andare via. Cammino, in questa via che collega il ponte di Taggia con Regione Prati e Pescine situata tra Arma e Riva.

Qui si può pensare, si può fantasticare e lasciare il mondo frenetico dietro le nostre spalle.

Un – arrivederci! – al prossimo post.

M.

E il Brugo disse…

Il Brugo… lo conoscete? Che pianta straordinaria! Non siete d’accordo? Allora sedetevi comodi così vi racconto qualcosa su di lui che vi farà cambiare idea.

Il Calluna Vulgaris, alias Brugo, è un arbusto perenne che arricchisce di verde scuro quasi tutta la mia Valle. Appartiene alla famiglia delle Ericacee alla quale appartiene anche l’Erica, ma qualcuno ha deciso di separarla e farne una pianta a sè del genere appunto della Calluna. Ma dove si trova precisamente? Nel cuore delle foreste? No. Nasce ai bordi del bosco non solo per delimitarne i confini, ma soprattutto per dire a esso: «Vieni, vieni… fin qua puoi venire. Fin qua va tutto bene, puoi crescere».

È il recinto, è una forma di protezione, di barriera. È colui che incita gli alberi a crescere, anche troppo, a volte! Spesso i Pini, bacchettoni e molto saggi, devono bloccare un po’ questa sua euforia. Se fosse per lui, ci sarebbero solo boschi: niente radure, né sentieri, niente asperità del terreno… «Vieni, vieni! Cresci, cresci!», continua a urlare dalla gioia. Sì, il Brugo è felice. È una tra le piante più contente che ci siano in natura. È l’eterno Peter Pan della foresta, ma per nulla stupido o immaturo. Pensate che, così come aiuta la selva ad incamminarsi, nascere, crescere e arrivare, è anche un valido aiuto per noi nell’affrontare la vita. Pare che abbia la capacità di donare questa forza, un misto di serenità e grinta positiva, nell’attraversare senza paura le negatività, i periodi bui della nostra esistenza. Ha carattere insomma! Topi, stiamo parlando di una pianta che ha grandi proprietà antisettiche e antinfiammatorie. Allevia il dolore delle ferite eliminando le infezioni… non ditelo alla Malva, che altrimenti si offende, ma il Brugo è davvero bravo quasi quanto lei! «E prova a toccarmi, se ci riesci!», grida il Brugo a ciò che lui ritiene essere un male. Con le sue foglioline puntute difficilmente può essere colpito. Ecco perchè, come vi dicevo, è l’adatto filo spinato della proprietà boschiva e con quei minuscoli ma numerosissimi fiorellini rosa, biancastri o violetti si vanta d’essere anche una perfetta cornice colorata.

M.