Strega Cloristella e il rimedio contro le Ustioni

Oggi, cari topi, è con immenso piacere ed entusiasmo che vi presento un’altra mia carissima amica. Si tratta di nientepopodimenoché… Clorinda Stella, per gli amici Cloristella! Ed è una Strega! Sì, avete capito bene, una vera e autentica Strega della Valle Argentina. L’Inquisizione non l’ha portata via, per fortuna, è riuscita a nascondersi e a salvarsi e quindi oggi possiamo godere dei suoi numerosi e incredibili consigli su rimedi, elisir e ricette per portare benessere nella nostra vita e in quella di altri. Strega Cloristella, infatti, con estrema sapienza, ha sviluppato un meraviglioso rapporto con la natura e compone prodigiosi intrugli di ogni genere a seconda di quello di cui necessita. Lei e la natura sono una cosa sola e, con maestria, fantasia e magia, l’abile Strega si serve dei doni del pianeta con estremo rispetto.

Durante la bella stagione voi umani andate al mare e, spesso, anziché abbronzarvi, vi ustionate. La vostra pelle soffre per via degli eritemi fastidiosi e dolorosi, così ho pensato di interpellarla per chiederle un consiglio per voi, un rimedio totalmente naturale efficace per le vostre scottature solari e per le bruciature di ogni genere. Prendete appunti, perché Strega Clorinda ha il rimedio per voi!

Cloristella è sempre vestita di scuro, con abiti sgualciti, ma molto femminili, nonostante tutto. L’unico colore che si concede è quello di un fiore, ogni giorno diverso, che aggancia al bustino sul bordo del décolleté. Ha i capelli verderame e le labbra di un bellissimo e sgargiante rosso scarlatto. Qualche efelide le colora il naso e le gote e il suo viso è sempre vivace, attraversato da un’espressione dolce e decisa al contempo. Ha occhi grandi, furbi, curiosi, con le iridi color mogano che schiariscono come l’ambra durante le notti di luna piena. È sovente allegra e spesso le piace parlare in rima:  dev’essere una deformazione professionale, la sua, causata dai tanti incantesimi che inventa. È proprio un personaggio! Gentile e generosa… almeno finché non la si fa arrabbiare. Diciamo che è un po’ permalosa e conviene lasciarla sbollire per conto suo tra fumi colorati che invadono il cielo, in quei momenti di rabbia, uscendo dal comignolo della sua dimora.

Per descrivervi la sua tana e il suo laboratorio avrei bisogno di tre articoli, quindi questa volta mi limiterò a dirvi che nonostante il caos, un mucchio di odori, un gatto nero, un corvo e un grosso pentolone che bolle su un fuoco sempre acceso, è un piacere stare lì.

«La Topina che mi viene a trovare? A quale problema dobbiam rimediare?» mi dice accogliendomi scalza e con un sincero sorriso.

«Cara Cloristella, oggi vengo a chiederti qualcosa per le ustioni di ogni genere, prima che ci tramutino in… in…. proble… No, aspetta: in…»

«Cenere!»

«Ecco brava! Mi sfuggiva la rima.» Ridiamo ed entriamo nel suo antro ombroso e arcano, ma che profuma di buono.

«È davvero semplice, Pigmy, trovare sollievo dopo essersi scottati. Basta un po’ di Iperico e qualche foglia di Menta.»

«Tutto quì? Credevo servisse chissà cosa…»

«Sì, ma molte persone non lo sanno, quindi bisogna avvisarle! Ti darò le dosi e ti spiegherò come fare. Innanzi tutto, devi sapere che con l’Iperico e la Menta va preparato l’oleolito, che io ho sempre a portata di mano: te ne darò un po’. L’Iperico è una pianta che aiuta la rigenerazione delle cellule, è molto idratante, ma soprattutto cicatrizzante, calmante e sedativa. E’ assai utile per le bruciature, dove la pelle rimane senz’acqua e si deve lenire una zona dolorante, come pure nel caso delle punture d’insetto contro le quali è una pianta davvero preziosa. La Menta, a sua volta, rinfresca, donando sollievo, disinfiammando e restringendo i capillari che si sono dilatati con l’eccessivo calore. Ci sarà anche bisogno di vitamina PP: consiglia ai tuoi amici di mangiare frutti rossi e di bosco, ne contengono tanta. Rinforza i vasi sanguigni che si sono dilatati e le cui pareti rischiano di cedere.»

Questa donna non è una Strega, è una dermatologa!

«In realtà sono tantissime le proprietà di questi due fantastici doni di Madre Terra, ma l’importante, per oggi, è che risolvino il problema delle ustionti.»

La osservo mentre afferra alambicchi e gontagocce. Pesta, travasa, odora, conta e nel mentre canticchia una specie di nenia come a concentrarsi maggiormente. Cerca gli ingredienti in quel mare di flora secca e fresca, dieci volte più fornita di un’erboristeria!

«Piantaggine, Viola, Achillea, Barba di Becco, Crespigno Spinoso, Centonchio Azzurro… ma dove ho messo l’Iperico?»

Come fa a capire che piante siano, quelle contenute nelle arbanelle sprovviste di etichetta?  E che nomi sono quelli? Io conosco tantissime piante e moltissimi fiori, ma Strega Clorinda mi batte, davvero.

Do un’occhiata in giro e mi chiedo se ha letto sul serio tutti i libri che vedo traboccare dagli scaffali. Conosce davvero tutte quelle pozioni magiche? So che ha quattrocentoundici anni, anche se ne dimostra solo una trentina, ma Santa Topa, ci vuole una memoria da elefante per ricordarsi tutti quegli incantesimi e sapere quando doverli usare! Provo a leggere, con scarso risultato, alcuni titoli scritti in una lingua sconosciuta. Chissà cosa contengono…

«Ecco qui bell’e pronta la soluzione per te, ogni scottatura andrà via da sé!» Ecco, la rima sul finire calza a pennello! «Pigmy, ora tieni questo barattolo al sole, ben chiuso, per un intero ciclo lunare e scuotilo ogni tanto. Vi ho messo dentro 30 gr circa di capolini di Iperico e 20 gr di Menta fresca, l’ideale è la rotundifolia, ma va bene qualsiasi specie, il tutto coperto con 650 ml di olio extra vergine di Oliva Taggiasca.»

«Grazie mille! E dimmi: quante volte al giorno bisogna applicare questo intruglio sulla pelle?»

«L’ideale sarebbe tre volte al giorno, Pigmy, fino a che non scompare il dolore. Basterà  poco tempo, vedrai, ma ricorda sempre una cosa. I rimedi naturali funzionano attraverso una grande qualità: la perseveranza.»

Ringrazio di cuore Strega Clorinda e faccio ritorno in tana,  ringraziando anche la Natura; ancora una volta, con i suoi regali preziosi, permette di alleviare le sofferenze. Intanto che rintano, però, mi preme darvi ancora due curiosità.

I fiori di Iperico andrebbero raccolti possibilmente nei giorni vicini a San Giovanni. E’ chiamato, infatti, anche “Erba di San Giovanni” e, se raccolto il 24 giugno, rilascia tutte le sue numerose e preziose doti in maggiore quantità. E’ un fiore che si può trovare fiorito da maggio ad agosto, pertanto potrete farvi una bella scorta. Vedrete che, dopo qualche giorno, l’olio all’interno del barattolo ed esposto ai raggi solari inizierà a virare verso il rosso con una sfumatura verdognola, perché le due piante rilasciano tutti i loro principi attivi nell’olio. A quel punto, l’oleolito conterrà tutto il potere del Sole, lo stesso che vi ha scottato, ma che adesso vi curerà e nutrirà la vostra pelle.

Avete tutto quello che vi serve ora, topi, io vi saluto! Fate attenzione nell’esporvi ai raggi solari, mi raccomando, e anche quando cucinate o accendete un fuoco siate cauti, nonostante Strega Cloristella sia sempre gentile e sempre ben disposta. Fate bene tutto quello che vi ha consigliato, altrimenti poi si offende! Ora lo sapete. E tiene anche il broncio per diversi giorni!

Un caldissimo bacio e un focoso abbraccio a tutti! Scherzavo!

Per questo articolo ringrazio Michela Perini e la nonna Gemma Folli.

Menta frizzantina

Tante volte l’ho nominata. Tante volte ve l’ho fatta conoscere presentandola in qualche ricetta e soprattutto spiegandovi come si realizza il Mentolino un leggero ma goloso liquore alla menta. Però non vi ho mai parlato di lei spiegandovi quante prodezze ha. Eh! Ci vorrebbe un intero libro amici! Ma qualcosa, voglio raccontarvi ugualmente.

Ho conosciuto Menta che ero davvero piccola. L’ho vista per la prima volta ad Andagna. A conquistarmi è stato ovviamente il suo profumo. Intenso, avvolgente e fresco. Se ne stava lì, attaccata ai muretti, in giro per il paese, tranquilla, come se nulla fosse.

Il giorno dopo, l’ho poi veduta nel boschetto e, da lì, non me ne sono più separata anche perchè la trovavo ovunque andassi.

Con lei ho iniziato ad avere un inventato rapporto culinario. Ne strappavo qualche foglietta, che mettevo nei miei pentolini di plastica con due sassolini e un po’ d’acqua e, se avevo la fortuna di capitare in qualche cantiere abbandonato dai muratori, ci scappava anche una bella torta con lei protagonista e la sabbia che trovavo in cumuli altissimi. Sì, preparavo dolci e dessert con la terra e i fiori!

Nel corso della mia vita poi, Menta, ha preso un posto in famiglia sempre più importante e oggi è amata da tutti e non può ovviamente mancare nella mia frittatina alle erbette, nei miei decotti e nei miei ripieni.

La Menta, conosciuta meglio come Mentha Piperita, si differenzia a seconda del luogo in cui cresce.

Questa che vedete nelle immagini è quella della mia Valle che cresce spontanea anche nella campagna della mia amica Niky e ha una foglia verde chiaro e un aroma forte, deciso. Ha un colore molto vivace e, al mattino, quando ancora è bagnata dalla rugiada, diventa di un brillante metallico che sfuma dall’argento, al rosa e all’azzurro.

La Menta che invece nasce nel centro e nel Sud Italia ha un colore un po’ più scuro, la foglia è più piccola ed è leggermente più delicata di sapore. Può chiamarsi Menta Romana.

C’è poi la Menta Citrata o Bergamotto che può arrivare ai 30-40 cm di altezza, la Menta Arvensis del centro Italia e quella Acquatica e tante, tante altre varietà: africane, asiatiche, del Sud America. Ogni nazione ha la sua… Menta.

La mia, mi basta e mi avanza, la trovo sublime.

Può essere usata per mille scopi diversi. In cucina, l’elenco delle ricette che la comprendono non finisce più: sciroppi, caramelle, ghiaccioli, bevande, salse, dolci, alcolici… Quanti di voi, ad esempio, si sono bevuti almeno un Mojito nella vita? Ecco, quello a me non piace ma è una bevanda molto richiesta.

E a volte, la si usa anche solo per delle decorazioni o la si mette assieme al tabacco in alcune sigarette!

Per non parlare dei medicinali. Le sue proprietà benefiche erano già conosciute nei tempi che furono. E’ innanzi tutto stimolante e cicatrizzante per le cellule della nostra cute e il suo principio attivo risulta essere un ottimo tonico rimineralizzante. Sanifica le infezioni mentre rinfresca e decongestiona. Ricca di aminoacidi come l’alanina e la glicina ridona anche vigore ai fibroblasti e alle cellule del collagene. Questo lo dico anche per chi è interessato all’ambiente estetico. E’ adatta a pelli sia miste ma anche mature che tendono a cedere un pò. Ottimo germicida, non solo ha una fantastica azione contro pustoline o comedoni ma risulta efficace anche contro l’herpex virus simplex e contro l’acne (dato dal corinne bacterio). Scottature, eritemi solari, punture d’insetti, non avranno più scampo. Menta, sconfiggerà il dolore che ci provocano.

Parlando dell’antichità bisogna nominare Socrate che la usava come grande afrodisiaco e Plinio come potente antispasmodico. E, che ci crediate o no, già i Romani la usavano come dentifricio e soprattutto per profumare l’alito. Mille erano e sono i suoi scopi.

Ma attenzione a non abusarne. In certe tribù indigene Menta è utilizzata per provocare allucinazioni e tachicardie che inducono in uno stato di semi-incoscienza.

Essa nasce spontanea un po’ ovunque sotto ai 700 metri di altitudine ed è una pianta sempreverde della famiglia delle Lamiaceae.

Se ne utilizzano solitamente le foglie ma vorrei citare anche i suoi fiori perchè sono graziosissimi, piccolini e di un color bianco-violetto meraviglioso.

Menta è frizzante, rivitalizza, riempie narici e polmoni di pulito, di refrigerio. L’adoro. Non potrei vivere senza.

Spero di avervi dato qualche utile informazione perchè mi auguro possa entrare nella vostra vita come nella mia. Vedrete, vi sarà spesso di grande aiuto!

Vi mando un fresco bacio.

M.

Tutti insieme sul trattore!

Il mio amore per la natura sono riuscita a trasmetterlo anche ai miei topini. Quello che ancora non sono riuscita a fare è insegnargli ad apprezzare anche la pace che può regalare la natura.

Questo significa che, quando desidero godermi un po’ di quiete ascoltando solo il ronzio delle api o il fusciare di una lucertolina, davanti a un bel libro o semplicemente spaparanzata sull’erba, una vocina stridula penetra nelle mie orecchie come un piccolo martello pneumatico: “Mi annoio, mamma, mi annoio!”.

Premetto, onde evitare inutili telefonate al topotelefono azzurro, che, prima di annegare in una lettura o buttarmi supina sul prato, gioco, corro, canto, insegno molte cose, faccio capriole per tutta la giornata.

A quel punto, avrei bisogno di un tiramisù, mentre a loro non farebbe effetto nemmeno un gas soporifero.

“Cerca le formichine e contale!”, suggerisco.

Arriva l’altra topina: “Cosa posso fare?”

“Fai le torte con la sabbia e le foglioline di menta”, rispondo.

Ora, io dico: com’è che io da piccola stavo ore e ore a fare ‘ste torte, mentre i giovanissimi d’oggi ti guardano con quel punto interrogativo sulla testa come a dire: “Ma sei s…..?” (ok, non lo dico)

“Topino, insegna a topina i nomi delle piante”

“Guarda: una coccinella! Esprimi un desiderio che duri almeno un’ora, così si avvera!”

“Lanciate le prugne a papà!”

“Costruisci una diga nel torrente”

Niente. Nulla li distrae, se non lo stare a guardarmi imperterriti mentre cerco di rilassarmi. Mi fissano con quell’espressione che non mi fa sentire solo cattiva, ma anche pessima. Come se loro non bastassero, si ci mettono anche gli altri amori, toponipotini.

“Vieni zia! Guarda zia! Senti zia! Zia, zia, zia!”

Bene. Basta, ho capito: mi alzo.

Devo trovare una soluzione a tutti i costi, quel praticello di margheritine mi sta aspettando. Nella piscina gonfiabile sono già andati.  Non hanno più voglia di fare il pane con la farina, e di rincorrersi… ancora meno. E allora?

E allora urge l’intervento di topononno, che arriva accompagnato dalla colonna sonora di A-Team. Tanananà, ta-na-nààà. Brum… brum… ha messo in moto, ma… che cosa? Il trattore con il cassone! E allora tutti a bordo, in giro per la campagna! Ai piccoli si illuminano gli occhi. Il nonno si sente il “number one” della situazione e io, ora, posso godermi la mia pausa di riflessione!

E, quando nonno chiama, partono proprio tutti, con cani al seguito.

E voi, ci siete mai andati su un trattore? Io ci sono nata. Ero sempre infilata nel cassone di un trattore o di un motocarro e persino quando mi sono sposata ho fatto il giro del paese su un bellissimo trattore! Quanti ricordi! E’ un bellissimo mezzo di trasporto.

Un bacio finalmente rilassato dalla vostra Pigmy.

M.

Facciamo il Mentolino!

Ossia… conoscete il Limoncello no? Il classico liquore fresco che tutti amano bere dopo il pasto, fatto con i Limoni? Bene, anzichè quello, oggi v’insegnerò a fare una vera squisitezza che è così originale da stupire tutti i vostri topospiti e credetemi che è facilissima.

Allora, il primo ingrediente da prendere, è la mia socia Niky. No, no, fermi…. non dovete ne’ farla essicare, ne’ spremerla, semplicemente dovete prenderla e farvi raccontare da lei come si fa perchè io le amiche quando me le scelgo, me le scelgo bene e lei è un piccolo genietto.

Ora, visto che però, l’unica fortunata che la conosce sono io, mi sono fatta svelare in un orecchio tutto il procedimento per raccontarvelo e far si che farete un figurone in ogni stagione ma, d’estate, dopo le cene all’aperto con gli amici, è decisamente più piacevole.

Allora, innanzi tutto bisogna raccogliere la Menta. Bella fresca. Noi siamo fortunati, qui nella Valle Argentina, ne cresce spontanea tantissima ed è una pianta con tantissime qualità benefiche.

La si lava leggermente sotto l’acqua fresca e la si asciuga tamponandola delicatamente con uno strofinaccio pulito. Si separano le tenere foglioline e si mettono in un vasetto di vetro abbastanza capiente.

Si versa un litro di alcool fino a coprire completamente le verdi foglie, si chiude il barattolo e lo si mette per tre giorni, al buio, dentro un pensile in cucina o dove volete voi, purchè il luogo sia fresco e asciutto.

Passati i tre giorni le foglie saranno diventate marroni e cristallizzate mentre l’alcool invece, sarà completamente verde.

Lo annusiamo un pò e lo lasciamo ancora un attimo lì.

Facciamo bollire in una pentola un litro d’acqua con dentro un kg di zucchero. Finita la bollitura lasciamo raffreddare e, nel mentre, filtriamo l’alcool in un colino separandolo così dalle foglie.

Uniamo l’acqua zuccherata all’alcool e ci ritroviamo tra le zampe uno dei digestivi più buoni che ci siano.

Ovviamente possiamo metterlo in congelatore cosicchè sarà sempre pronto e fresco per le serate speciali magari inaspettate.

Questo liquore si può fare con qualsiasi ingrediente, ad esempio anche con le Fragoline o con i Frutti di bosco, l’unica accortezza da usare è quella di mettere meno zucchero perchè questi frutti sono già molto dolci di loro e lo zucchero inoltre accentua la potenza dell’alcool. Questa bevanda deve essere solo leggermente alcoolica e sarà anche più gradevole.

Piace anche alle topine femmine perchè è molto delicato nonostante abbia un sapore deciso e un profumo che non posso descrivervi. E’ sublime. Provate a farlo e poi mi direte.

Inoltre, non sarà male, versarlo su alcuni dolci, come il gelato o la panna cotta. Il suo colore vivo e il suo sapore, esalteranno sicuramente quello del vostro dessert.

Buona bevuta a tutti! Ma andateci piano! Hic!

M.

Da Glori al Santuario “di Lourdes”

Facciamo ancora una passeggiata, topini.

Una passeggiata splendida, breve, di solo un quarto d’ora, ma molto suggestiva. Cammineremo in mezzo agli ulivi e ai castagni, la natura ci circonderà con il suo verde abbraccio. Venite con me, voglio farvela vedere per bene.

Siamo di nuovo a Glori. All’inizio del paese, la fontana abbellita da questo splendido rubinetto ci riempie le borracce e possiamo metterci in marcia. Subito dopo le ultime case, giungiamo su un sentiero che passa attraverso le campagne e gli orti curati del paese. Gli insetti che svolazzano sono molti, qui vicino c’è anche un signore che tiene le api e loro volano allegre sui mille fiori che costeggiano la stradina, l’unica che c’è e che ci porterà fino al santuario della Madonna di Lourdes, molto famoso nella mia Valle. Si tratta di una rappresentazione quasi uguale alla statua del più famoso santuario francese. Guardate, da qui possiamo già vederlo, scorgerlo tra il verde delle piante. Solitario e bellissimo. Tra poco lo raggiungeremo.

Continuando a camminare, possiamo notare sorgenti d’acqua fresca e un torrente che riusciamo ad attraversar grazie a un ponticello. Questa è la strada che porta anche a Carpasio, su per i monti, per quattro chilometri. I profumi di timo, rosmarino e maggiorana si mischiano e un buonissimo odore ci avvolge. Tantissima è la menta a bordo strada e strofinandola con una mano, il naso si riempie di freschezza. Ma eccoci giunti al piccolo ponte di legno. Possiamo attraversare Rio Fontanili passando sulle pietre incastonate che danno forma alla pavimentazione. Qui c’è una piccola cappelletta e una lastra di ardesia riporta una dedica a un giovane morto a causa dell’alluvione del 2000 che aveva disastrato parecchio la mia Valle. La lapide dice così : “Dedicato alla memoria di Ozenda Lorenzo, deceduto all’età di 34 anni il 6 novembre 2000 in località Ugello, a causa dell’alluvione che distrusse altresì il ponte preesistente. La popolazione pose. Glori 5 luglio 2003“. Mi sembra doveroso ricordarlo.

Qui c’è anche un piccolo praticello e un tavolo di legno per soffermarsi e ascoltare il rumore dell’acqua che scorre. E guardate quanti fiorellini di campo ci circondano! In questo punto la vista è bellissima perchè come dal paese vedevamo la chiesa, ora possiamo invece ammirare Glori da lontano in tutta la sua bellezza. Un paesino fantastico, per non parlare del panorama. Abbiamo da percorrere ancora un piccolo tratto. Questo sentiero a forma di ferro di cavallo finisce in una radura dove è stato eretto il santuario, ma passa per qualche metro anche in mezzo al bosco di castagni. Per terra c’è ancora qualche vecchio riccio che la pioggia non ha portato via. E’ dopo questo passaggio sotto agli alti alberi e le fronde che ci fanno ombra che, a preannunciarci il luogo religioso, c’è una bella croce di ferro con il volto di Cristo scolpito che domina su tutta la valle. Intorno a lei, in latino, sono incise scritte di speranza.

Siamo arrivati. Il cielo è terso e alcuni uccellini ci tengono compagnia. Ecco il santuario chiamato proprio di Nostra Signora di Lourdes, meta ambita non solo da tanti fedeli della Valle Argentina, ma anche da pellegrini che arrivano fin qui da ogni dove. Persino il Vescovo viene spesso a benedire questo luogo ricordando le apparizioni mariane. Devo dire che è veramente bello. Siamo a 600 metri sopra il livello del mare e il posto è stupendo anche solo per il verde che ci circonda. Ora possiamo rilassarci, sederci sulle panchine e goderci il panorama. Possiamo mangiare un panino, saltare sull’erbetta tenera, giocare sul prato…. (cadere dai muri!). Questa passeggiata è stata bellissima. Zampettate tranquilli ora, io sgattaiolo a preparare un altro post e se un giorno riuscirò a entrare dentro, ve lo presenterò ancora più minuziosamente.

Buon proseguimento,

la vostra Pigmy!

M.