50 km (circa) di meraviglia

In realtà, se si cerca su varie enciclopedie o su internet, si legge che la Valle Argentina è lunga all’incirca 40 km, considerando la tratta che taglia i monti nel mezzo da Arma a Verdeggia. Ma io, volendo considerare anche il tratto che giunge fino a Colle d’Oggia insieme ad altre località importanti come i Vignai, Costa e la sottovalle dell’Oxentina, ho pensato di aggiungere una decina di chilometri in più.

50 km che, dal mare, raggiungono la vetta più alta di tutta la Liguria, pensate! Il Monte Saccarello, infatti, con i suoi 2.201 metri, è il monte più alto della regione.

Questa è la Valle Argentina: 50 km di stupore, di occhi meravigliati a ogni curva. Una Valle che offre tanti e diversi paesaggi, a cominciare dal mare, considerato spesso uno dei più limpidi. Un mare che offre albe e tramonti spettacolari. che si apre verso l’infinito, fino a permettere, in alcuni momenti, di vedere persino la Corsica.

Un mare stupendo, sia in estate, con le sue tinte blu e turchesi, sia in inverno, quando a prevalere in lui sono i colori del verde smeraldo e del grigio.

È attorno a lui che abbiamo la maggior parte di Ulivi, salendo verso Taggia e verso Badalucco. Gli alberi che, a quanto pare, grazie alle nuances argentee delle loro foglie, danno il nome a tutta la Valle e sono una grande risorsa.

Qui appare la storia data dall’agricoltura, ma soprattutto dai borghi, antichi e misteriosi, che iniziamo a incontrare e che molto hanno da raccontare. Borghi creati strategicamente, in grado di difendersi dalle insurrezioni nemiche. Borghi raccolti, dove la vita scorre placida, ancora come un tempo. Borghi che narrano di vicende, di leggende, di fatti accaduti e quotidianità. Borghi che hanno il loro odore, quel profumo unico, di muri freddi, di case accoglienti, di cucine che sfornano delizie tipiche.

Borghi accompagnati dal torrente. Un torrente che, con i suoi piccoli ma copiosi affluenti, non lascia nessuno senz’acqua e che veste il territorio di una bellezza che luccica. È il torrente che scende dalle alte vette e attraversa tutta la Valle, a tratti impetuoso e ricco di schiuma bianca, a tratti più calmo, dove forma laghetti di un verde sgargiante. Nido di trote, salamandre, gamberi di fiume, ranocchie e gerridi. C’è tanta vita attorno e dentro di lui. Una fauna che cambia, come l’ambiente, a seconda della zona.

È il torrente che nutre la natura circostante e le coltivazioni, ma che ancora esce dai rubinetti di alcune case che da lui attingono. Le sue curve lasciano intravedere spesso luoghi magici intagliati tra le rocce, e sembra di essere in qualche favola scandinava o nel regno dei nativi americani. Oppure, sembra semplicemente di essere in Valle Argentina, dove non si ha la necessità di invidiare nulla a nessuno perché, con i giusti occhi, si possono scorgere meraviglie.

I boschi mutano mentre i fiori, invece, ci accompagnano per tutto il tragitto. Sono una miriade. Mille e mille qualità diverse colorano la base delle piante più grandi e maestose. Dapprima i Castagni e i Noccioli, protetti dai Brughi, creano grandi zone d’ombra con le loro fronde immense e zone di umidità, dove la natura è rigogliosa, scura, florida e nasconde un mondo ricco e tutto da scoprire. Poi i Faggi e le Betulle. Sono alberi alti, imponenti, che regalano sensazioni e atmosfere surreali. Alberi che abbracciano i lupi, che celano fate e folletti e circondano radure preziose, ancora oggi mete di bestiame e tane di marmotte.

È qui che questi principi, dai tronchi infiniti, iniziano a diradare per lasciare il posto ai Pini, agli Abeti e ai Larici i quali purificano e offrono un’aria balsamica, pura, che profuma di resina.

È qui che inizia la Valle Argentina più aspra e selvaggia, nonostante i morbidi pascoli. È qui che regnano i rapaci più astuti e i più impavidi cervidi e bovidi. Agili, eleganti, rapidi.

I grossi massi bianchi la fan da padroni e tante sono le specie diffuse di piante aromatiche che arricchiscono la cucina ligure. Siamo in cima ai monti. Siamo dove il silenzio è assoluto e dove i polmoni si riempiono di meraviglia. Ma qui è possibile anche ascoltare l’eco ed è un fenomeno davvero curioso. Si gioca e ci si rilassa lasciandosi ritemprare da questa natura incontaminata. È proprio qui che, in inverno, la neve cambia ogni cosa e questo paesaggio mostra tenacia e forza, pronto a sopportare il gelo.

Si stagliano i profili delle montagne e delle falesie contro il cielo. Un cielo che non ci abbandona mai per tutto il tragitto. Sempre bello, limpido o nuvoloso che sia, e pieno di colori in ogni momento. Un cielo che fa da cornice a catene di Alpi. Ci sono rocce aguzze, ognuna con il suo nome, e accolgono nel loro cuore la fine della Valle. Le principali? Pietravecchia, Fronté, Carmo dei Brocchi, Grai… Abitate fin dal neolitico e colme, ancora oggi, di reperti archeologici in grado di spiegare la vita durante altre Ere, una vita che qui è assai pullulante.

50 km di meraviglia. Ah! E 200 km, più o meno, di estensione! Questa è la mia Valle. Dovunque si guardi e dovunque ci si giri. Un pezzo di mondo con un carattere proprio e una natura ineguagliabile.

Un bacio a voi, ora riposo le zampette. Ho appena percorso 50 km.

Fatine e sorprese verso Lago Degno

So che uno di voi, un umano, un giorno disse “Non è importante la meta ma il viaggio”. Mi sembra si chiamasse Paulo Coelho e, a mio avviso, aveva proprio ragione. Per affermare ciò che ha detto dev’essere, per forza di cose, passato nella mia Valle perché molte volte, io per prima, nel mio girovagare di bosco in bosco per la Valle Argentina, sono rimasta affascinata da luoghi meravigliosi e incredibili quando la mia destinazione era completamente un’altra.

Oggi, topi, voglio portarvi con me proprio in una di queste zone magiche che ho vissuto pienamente mentre mi stavo recando verso il Lago Degno, un lago rinomato e amato dai miei convallesi e da molti turisti.

Inizio a percorrere il sentiero, sopra Molini, che mi porta tra alberi e arbusti di un bel verde acceso. L’atmosfera si fa immediatamente surreale; ci sono abituata, vivendo la natura come un animaletto, ma in quel momento mi sembrava di percepire davvero energie particolari attorno a me.

Saranno stati quel morbido muschio sulle rocce, quelle fronde che si muovevano leggere, quell’ombra fresca, quei tronchi nodosi e scavati e, quelle percezioni, avevano tutta l’aria di essere belle e serene.

Era proprio come se ci fossero delle fate che, nonostante la loro vivacità e le loro tante cose da fare, stavano ad aspettare l’arrivo di qualche anima sensibile che con esse poteva connettersi. Insomma, si percepiva la loro presenza!

In quel momento, mi sono resa conto che null’altro mi sarebbe servito. L’appagamento era totale. Avevo tutto ciò di cui avevo bisogno pur non avendo neppure una ghianda! Avevo Madre Terra, pulsante, vicina a me, avevo la meraviglia delle piccole cose, la pienezza del creato e niente poteva essere più grande.

Molte persone giungono in questo punto volendo a tutti i costi raggiungere la meta prefissata, ma, qui accanto a questo torrente – il Rio Grognardo – a quest’acqua limpida e fresca, a questi massi, a questi rami incorniciati di bellezza, non si può chiedere di più.

Il verde di questo posto è abbagliante, soprattutto in determinate stagioni. Riempie la vista e l’acqua che scorre sotto di esso riflette sagome luminescenti sulle rocce, accompagnando i pensieri con il suo scrosciare. Tutto è pieno di vita, una vita che trabocca da ogni dove.

Ogni tanto il canto di un uccello, persino assai strano, si alterna al ronzio di qualche insetto, ma a prevalere sono i silenziosissimi battiti d’ali delle farfalle. A milioni. Di ogni colore, di ogni forma e grandezza. Riempiono gli occhi e la pace del cuore è assoluta.

Anche i raggi del sole giocano a un andirivieni che incuriosisce e mi chiedo come possa essere tutto così perfetto, come in una splendida orchestra, proprio dove la perfezione non serve e non è richiesta.

Il mio pelo vibra come i fili d’erba accanto. Tutto vibra: il cuore, il respiro, le ciglia. Anche lo strato più superficiale del torrente vibra, creando delle mezzelune tremolanti che incorniciano gli scogli.

E’ la meraviglia. E’ la voglia di vita. Un ponte leggero porta con l’immaginazione a luoghi lontani e sperduti. Alberi fiabeschi sono ricoperti da un muschio che parla di Celti, di gnomi e folletti, che li nasconde e gli fa da moquette. Quei minuscoli fiori rosa sono in realtà così grandi, per me e per loro, da sembrare delle grandi e secolari sequoie colorate.

Il sottobosco è da ammirare, cela una vita tutta sua, un mondo in miniatura dove piccoli esseri tinti annusano, zampettano, si rotolano. Non si è soli. Quell’essenza abbraccia, culla, mi fa sua.

Si diventa parte di lei, una parte così fondamentale dalla quale si percepisce quanto si possa essere un tutt’uno con il pianeta, quanto bisogno si abbia di tutto questo e quanto lui abbia bisogno di te. Qualsiasi essere tu sia.

La miglior medicina per tutti i mali, una panacea, qualora se ne avesse bisogno. E se ne ha sempre bisogno.

E allora, volevo dirvelo. Volevo dirvi che quel giorno non ho raggiunto il Lago Degno – anche perché al momento è ancora vietato l’accesso nell’area – ma ho raggiunto tutt’altro. La bellezza del mio mondo. La natura più vera. La pienezza totale. Consiglio anche a voi di passare qualche minuto del vostro tempo, seduti su una di queste pietre, ad assaporare quello che vi circonda. Il suo potere vi accompagnerà per molti giorni dopo.

Parola di Topina! Squit!

La Via Lattea nella Valle Argentina

Topi, la mia Valle è sempre bella e regala spettacoli che non lasciano certo indifferenti. Non vi ho mai mostrato la bellezza del suo cielo notturno e credo sia proprio arrivato il tempo di farlo.

La notte, in alcuni angoli della Valle, si tinge di fascino e magia, coi suoi cieli che si accendono di stelle. Sulla costa le luci sono offerte dai lampioni, dai fari delle auto che scorrono veloci sull’asfalto e dalle case. Ma qui, immersi nel silenzio del bosco e della macchia, in cima alle colline e alle vette che inaspriscono il territorio in cui vivo, il firmamento brilla in tutto il suo fulgido splendore.

stelle

Una scia di stelle bianca e nebbiosa attraversa il cielo nelle notti più limpide: la Via Lattea. La si vede ancora, là dove l’inquinamento luminoso non arriva prepotente. Si può scorgere persino da alcuni carruggi dei borghi che costellano la Valle, se si fa un po’ di attenzione. E quando le sere d’estate ci si concede del tempo fuori tana, cercando l’ebbrezza di un’esperienza meno mondana di una sagra, un gelato in riva al mare o una cena in compagnia… si torna a godere di quella bellezza semplice e disarmante che solo Madre Natura sa offrire.

via lattea Valle Argentina

La Via Lattea è la nostra Casa, topi, la Galassia nella quale si trova il nostro Sistema Solare. Guardandola ci si sente piccolissimi, ma al contempo parte di un qualcosa di infinitamente più grande di noi. Restare col naso all’insù a rimirare il suo candore dipinge un sorriso sui nostri musi e gli occhi si spalancano di meraviglia per riuscire a cogliere tanta magnificenza. In tempi antichi, ovviamente, sono nate le storie più disparate riguardo questo fenomeno celeste. Per i Greci era il latte della dea Era, schizzato dal suo seno mentre il piccolo Ercole tentava di berlo. Gli Egizi la consideravano la copia celeste del loro fiume più sacro, il Nilo. Anche in Cina, Giappone e Corea è stata rassomigliata a un corso d’acqua ed è chiamata Fiume d’Argento. Questo mi fa sorridere, se si pensa che il torrente da cui prende il nome la Valle è l’Argentina e io la sto osservando da qui.

Chissà cosa ispirava nei topi di un tempo, questa scia luminosa notturna!

via lattea Valle Argentina 2

Vi sembrerà bella, vista in foto, ma vi assicuro che dal vivo rende molto, molto di più. Le mie immagini, infatti, non possono farvi desiderare un golfino sulle spalle per il freddo notturno che si sente anche nella bella stagione sulle mie montagne. Non potete udire il profumo che sprigionano le piante, tutto intorno a voi, né i versi degli animali che sono molto attivi nelle ore notturne. Si guarda la Via Lattea stando sdraiati sul plaid, attorniati dal cri-cri dei Grilli, mentre un Gufo canta in lontananza. Le Volpi giocano le loro danze d’amore e di caccia, ce ne sono tante e si fanno sentire con le loro urla buffe. E poi ci sono i Caprioli con il loro abbaio roco e i Cinghiali che grufolano nel buio. Anche nelle ore notturne persino i campanacci del bestiame tintinnano ancora.

Non c’è silenzio: intorno è un brulicare costante di vita, di andirivieni, di faccende del bosco… non siamo soli. Riuscite a sentire tutto questo, topi? No?! Bene, allora non vi resta che fare una gita fuori porta in notturna per assaporare quello che il cielo e la Valle, uniti in un abbraccio ammantato di blu e di stelle, potranno offrirvi.

Mentre me ne stavo lì a osservare quell’arazzo mutevole e luminoso, ho udito un tramestio poco distante da me. Incuriosita, ho dato un’occhiata e ho riconosciuto il mio amico rebattabuse (lo Scarabeo Stercorario, noi liguri lo chiamiamo letteralmente… “ribalta cacche”!). Saprete tutti che fa rotolare pallottole di escrementi nelle quali nasconde il cibo e si nutre degli stessi.

«Oh-issa! Oh-issa!… Uff! Pant… pant…»

«Toulì! Buonasera Metuccuecuje!» l’ho salutato. Ehm… il suo nome significa “Mi Tocco le Balle” perché è un po’… come dire… pessimista, ecco! Ma per gli amici si chiama Metuccu.

«Oh! Uff… Speriamo sia buona, topina! Speriamo! Non si sa mai! Me nona a me dixeva sempre… (mia nonna mi diceva sempre…)»

«Sì, ehm… Metuccu, lo so, lo so cosa ti diceva, tua nonna: se nu ti stai mà o ti sei mortu o ti sei in tu l’al di là! (se non stai male o sei morto o sei nell’aldilà)». Nel bosco, l'”ottimismo” di Nonna Disdetta Stercoiella era famoso.

«Cosa ci fai fuori dalla tana in una notte buia come questa? Lo sai che è pericolosissimo?»

«Mi godo la vista!» gli ho risposto, come fosse la cosa più evidente del mondo, soprattutto per me che non ho certo paura della natura che mi circonda!

«Quale vista? U l’è tütu negru! (E’ tutto nero!)».

Ecco appunto… ve l’ho detto io!

«Proprio tu che ti orienti con le stelle non vedi che su quel nero c’è la Via Lattea?  Guarda! Stasera, poi, si vede benissimo!»

«Ah, scì… a Via Lattea… Sì, be’… ghe credu ca’a veggu, a nu sun orbu… a gh’è sempre… stà lì… a nu veggu cose ghe secce de stranu… U l’è cuscì, u sè, de nœtte. Negru! Uff… (Ah, sì… la Via Lattea… certo che la vedo, non sono cieco. Non capisco cosa ci sia di strano, ma c’è sempre, è lì, è così il cielo di notte. Scuro!).» Sospira.

Sospira sempre, in continuazione. Sembra una fatica per lui parlare. Sembra una fatica per lui vivere! Ha una tristezza tangibile che mi fa venire l’ansia… Provo a farlo sentire importante. Santa Topa! Mi sta già opprimendo!

«Metuccu… tu che sai molte cose sulle stelle, che mi dici a proposito di questa scia luminosa?» gli ho domandato per distrarlo dai suoi cupi pensieri.

«Be’, io la uso per orientarmi. Almeno so dove andare, con il mio balun de busa (la mia palla di sterco).»

“Balun”, pensai… al massimo “baletta”… chissà cosa si credeva. Sì che era più grossa di lui, però… mi svegliò dalle mie valutazioni continuando il discorso: «Sai… Uff… in Spagna la chiamano Camino de Santiago

«Ah, sì? E ha a che vedere con il famoso pellegrinaggio?»

«Me pà œvviu (Mi sembra ovvio). Infatti nei Secoli Bui, nome azzeccatissimo, si diceva che fossero proprio i pellegrini a creare la Via Lattea, con la polvere sollevata dai loro piedi. E poi Compostela si dice derivi dal latino campus stellae

«Sai sempre tante cose interessanti, Metuccu. Questa non la sapevo neanche io!»

«Bah… sono cose così… di poco conto. In fondo che importa? Io sono solo un rebattabuse e queste cose non interessano a nessuno.»

«Ehm… senti un po’… stavo cercando di contare tutte le stelle della Via Lattea. Secondo te ce la faccio?»

«Risparmiati la fatica, topina. Ne conta duecento miliardi. Comunque non potresti mai vederle e contarle tutte insieme. Con ogni probabilità, arriveresti solo a duemilacinquecento.» Sospira e conclude: «Uff… Moriresti prima.»

Ehm… me tuccu infatti… Sospiro anch’io. Lui respira così pesantemente che emette un sibilo, come se quel numero stellare fosse il numero di pietre sul petto. Per tutte le code di topo! Ogni tanto mi fa davvero venire i baffi dritti dal nervoso anche se racconta cose molto curiose. Soprassiedo: «Belin! Così tante? Notevole, davvero.»

«Se lo dici tu… Capirai che interesse… son cose ovvie, banali, insignificanti… Ora, però, devo salutarti, ho la tana da riempire di busa, prima che sorga il sole. Potrebbe piovere, sai…»

«Ma non c’è una nuvola!»

«Eeeh… non si può mai sapere! Bastano poche gocce e mi si allaga la tana!»

«Ma l’hai costruita in discesa!»

«Ma metti che crollano i sassi da sopra?»

«Ratta Santissima! Ma hai solo radici come tetto!»

«Potrebbero staccarsi. Non ci sono più le piante di una volta… Me nona a me dixeva sempre…»

E’ davvero impossibile!

«Va bene, va bene, Metuccu! Corri, corri! Non si sa mai. Grazie di tutto, allora! E buon lavoro.»

«Eh! A sun sempre ca travaju ti nu-u vei? Uff… (Eh! Sono sempre che lavoro non lo vedi?)»

Già… una povera e meschina vita, secondo lui. Però è tanto buono, bisogna solo saperlo prendere.

E con questo, topi, vi saluto anche io, ma rimango a rimirare codesta bellezza, alla faccia di quel disfattista del mio amico Metuccu!

Un bacio galattico a tutti!

L’Orchidea Cymbidium

Oggi vorrei presentarvi un mio piccolo vanto. Dico piccolo perché ho amiche che ne possiedono esemplari immensi e fantastici.

Si tratta di uno dei fiori più belli che Madre Natura abbia inventato anche se, in realtà, ogni fiore è una piccola, grande meraviglia. WP_20150220_004Queste che vedete sono delle Orchidee Cymbidium e le definisco un mio vanto, in quanto i miei due vasi straripanti sul terrazzo, da ben nove anni, ogni febbraio, puntualmente, mi riempiono di questi splendidi fiori. Il loro colore è di un giallo/verde screziato di amaranto e bianco. Molto fini, eleganti e affascinanti ma devo dire anche molto robusti e resistenti a intemperie di ogni tipo! Piccini… Questi ultimi mesi poi! Temporali, trombe d’aria, acquazzoni, di tutto! In realtà, ciò di cui ci innamoriamo noi è per l’Orchidea una vera e propria fatica. Infatti esse sbocciano per potersi riprodurre ma nel farlo si stancano parecchio.WP_20150220_007 Però che spettacolo! Evviva la sincerità! Di Cymbidium ne esistono di diverse tonalità una più bella dell’altra: rosa, bianca, verde, bicolor… A vostro gradimento. E’ una pianta che anche i meno esperti potranno godersi, basta avere determinate attenzioni. E’ infatti un fiore che gradisce molto sole anche se non ci deve cuocere sotto direttamente, per cui, se desiderate tenerlo in appartamento, assicuratevi che abbia abbondante luminosità e una buona ventilazione. Per fiorire infatti desidera un po’ di sbalzo di temperatura dal giorno alla notte; è per questo che è preferibile lasciarla all’aperto. WP_20150218_001E’ formata da diversi pseudobulbi avvolti nelle foglie stesse, lunghe e sinuose, di un bel verde cupo e brillante e, il suo nome, deriva dal greco “Kimbe” che vuol dire barca a causa della forma dei suoi petali.

E’ una pianta originaria dell’Australia e dell’Africa ma anche in Asia ne sono stati trovati diversi esemplari. WP_20150220_009Oggi, invece, la si può notare in parecchi giardini o su diverse terrazze. E’ molto comprata ma spesso sofferente. Forse una scarsa concimazione che dev’essere ben regolata tra Azoto e Potassio a seconda del periodo. O forse troppa acqua, la quale permette l’aumento del numero delle foglie ma non permette alla pianta di fiorire. Il substrato deve essere sempre bello umido e non completamente secco ma questo non vuol dire che desidera bere spesso. La Cymbidium preferisce nettamente l’asciutto. D’estate, invece, periodo durante il quale le annaffiature avverranno più frequentemente, si possono eseguire anche delle nebulizzazioni durante le ore più fresche della giornata, come verso sera, ma sempre senza esagerare. Riesce a vivere con il suo folto fogliame anche in vasi costretti ma se vedete che gli pseudobulbi iniziano ad essere troppi, o il vaso inizia a deformarsi, è ultra consigliabile travasare la pianta che non ama molto essere disturbata, per cui aspettate la fine della fiorituta per procedere a questo passaggio e tenete presente, grosso modo, come riferimento, il periodo di fine primavera.WP_20150220_008 Ricordate inoltre di non annaffiare subito dopo il travaso. Per le successive 24 ore, questa meraviglia, ne avrà a sufficienza del nuovo terriccio che dovrà contenere del bark o sfagno. Vi consiglio, per tutti i vostri dubbi, http://www.elicriso.it un sito decisamente valido.

Ma veniamo ad altri interessi. Sapete che l’Orchidea, simbolo afrodisiaco e di bellezza per eccellenza, è il fiore della fertilità e delle nuove nascite? Oh già. Per ogni suo colore, inoltre, può avere diversi significati ed essere regalata a seconda della ricorrenza. La Cymbidium soprattutto, vuole la tradizione, che venga regalata per il 28° anno di matrimonio. Per cui, giovani donne, se desiderate farvi regalare questo spettacolare fiore per l’anniversario delle vostre nozze, dovrete attendere parecchio! 😀 Ora però vi devo salutare, vado a togliere un po’ di erbacce cresciute tra gli steli. Devo pulirle per bene le mie Cymbidium. Squit!

M.

A presto verdi monti!

Consiglio: per leggere al meglio questo post, cliccate prima play sul video e poi partite pure nella lettura e nella visione di queste immagini. Direi che è l’ideale no?

Ah… topini… permettetemi questo inizio con Heidi ma qui proprio ci voleva. Ora dovrò aspettare parecchi mesi sapete prima di rivederli così i monti. SONY DSCGià, cambieranno completamente il loro colore che, dal verde quasi fluorescente diventerà bianco, candido. Candido come la neve. Adesso, in questo mese un po’ bislacco, ci sono solo le nubi a scurirli ma presto ci sarà anche il bianco manto. Non fa nulla, ogni stagione ha le sue bellezze ma queste foto volevo regalarvele. SONY DSCVolevo farvi vedere questo paradiso terrestre perchè a me emoziona, fa luccicare gli occhi e sono certa che sa regalare splendide emozioni anche a voi. Guardate, non è una gran meraviglia? Tutta quell’erba soffice e fresca. Le aspre falesie in lontananza, il ruscello che divide i prati e fiori, fiori, fiori, tanti fiori a colorare questo mio incredibile stupore. SONY DSCQuelle tante tonalità vive che sono piene di luce propria. Potrei stare qui per giorni interi, non mi stancherei mai. Non mi stancherei di vedere la terra e il cielo che quasi si toccano, non mi stancherei di ascoltare tutti i suoni della natura e il suo silenzio, di sentire, dentro al corpo, la sua maestosità.

Qui, a regnare, ci sono le Api, gli Uccelli, le Marmotte. I falchi si sentono i protagonisti di questo palcoscenico.SONY DSC Con le loro urla, ci obbligano a guardare in aria curiosi e a strizzare gli occhi. Le mucche emettono il loro muggito e, l’eco, lo porta lontano fino a sbattere contro le pareti rocciose, laggiù. C’è il sole e c’è l’aria che accarezza delicatamente. Posso camminare, ruzzolare, far capriole, sono libera. SONY DSCSono le prime Alpi, sono vicine a me, posso viverle come voglio. E sono altre le persone che vogliono far parte di questi luoghi. C’è chi va a cavallo, chi in bici, ognuno sceglie la sua via, l’importante e starsene qui e godere di questa parte di mondo. Ah! Meraviglia! Come può esistere tanto splendore? SONY DSCQueste cime che vorrebbero grattare il cielo o anche solo sfiorarlo, e quell’erba che le ricopre come una colata di crema al pistacchio su un dolce. Star qui è come essere su un altro pianeta. Non riesco a credere che tra pochi chilometri rivedrò le auto, le strade asfaltate, sentirò i clacson e la gente che grida.SONY DSC E’ un po’ come tuffarsi in acqua e lasciarsi andare sotto di essa, in apnea, senza sentire nulla. Verdi monti, un po’ dolci, un po’ rudi, quanto mi mancherete! L’aria qui è frizzantina, anche in piena estate, ma non fa freddo, la si gode volentieri. Quest’atmosfera sa anche riscaldare.SONY DSC Capite cosa voglio dire? L’aria qui ti circonda, sa di buono. Chiunque lo percepisce. E aspetterò maggio con ansia per tornarci. Vedete, in inverno, questi posti sono realmente impraticabili. E’ impossibile giungere qui con qualsiasi mezzo. L’unica cosa possibile è l’attesa. SONY DSCMa posso sempre guardare queste splendide immagini. Foto chiare, nitide. Sapete, alla sera qui, spesso scende la nebbia ad appannare questa veduta, ma in queste ore del giorno davvero nulla può disturbare. Tutto è perfetto, semplicemente perfetto. SONY DSCE tutto questo lo posso avere in breve tempo. Pochi chilometri dal mare ed eccomi qua, come tante volte vi ho già detto. Un altro dei pregi di questa strana ma bellissima regione che abito. Saliamo dalla costa e andiamo verso Nord-Ovest.SONY DSC E ci troviamo qui, in questo Eden dove oggi ho voluto portare anche voi. Le pietre, anche quelle nel ruscello, sembrano granelli di zucchero, ognuna ha la sua forma e, con quelle più grandi, si può creare una pila da lasciare a bordo strada che indica “anch’io sono stato qui!”.SONY DSC Lo fanno in tanti. E’ un mezzo simpatico che, in qualche maniera, unisce anche le persone. Chi riuscirà a fare la torre di sassi più alta? E’ una questione di equilibrio. Però, ora topi, è arrivato proprio il momento di andare. Andare e lasciare il posto ai primi Bucaneve e ai primi Crocus che vedo già rannicchiarsi nel terreno per l’inverno, pronti a sbucare appena sarà il loro tempo.SONY DSC Lasciamo che gli abitanti possano farsi la loro scorta di ciccia per la fredda stagione. Lasciamo tutto così com’è, a maggio torneremo e rivedremo questa meraviglia. Lasciamo tutto così com’è e chiediamo di aspettarci. Io vado, ne approfitto, un’aquila sta scendendo a valle.SONY DSC Un bacione amici, vi auguro una buona giornata e… alla prossima!

M.

Mondi in miniatura

SONY DSCQuesti  minuscoli fiori, quel piccolo, quasi invisibile muschio, quelle foglie piccine mi affascinano. Mi sembra il mondo degli gnomi. Un mondo che si lascia accarezzare. Umido. Che ti solletica il palmo della mano. Che si piega e poi ritorna su, ambizioso, curioso, fiero, vivace. Di un bel verde fosforescente, di un verde acido, di un verde più scuro.SONY DSC E’ il paesaggio dei minuscoli folletti. Può sembrare una foresta per loro, in realtà, vi dico che i fiorellini viola/fucsia che potete vedere in queste immagini, sono grandi come una moneta da 1 centesimo… Guardate gli aghi di pino, sembrano liane nei loro confronti. E quel muschio, microscopiche stelline tante quante quelle nel cielo. Una giungla per quegli esserini che SONY DSCnemmeno vediamo, che nulla sappiamo sulla loro esistenza. Un prato, ricco di magia, di vita. Una meraviglia. Semplicemente una meraviglia che volevo condividere con voi. Che mi ha fatto ampliare le foto per voi. Favole, favole di SONY DSCmondi in miniatura ma infiniti. Anche questa è la mia Valle topini e, in alcuni angoli di essa, questa è la vita che vi si svolge. Tutto è rigoglioso. Quelle poche foglie secche sono solo appoggiate, pronte per essere spazzate via dal primo lieve venticello e lasciare così il posto a quella nuova, calda stagione. Tutto è pronto e sembra di sentirlo cantare dalla gioia. Possibile tanta perfezione in una cosa così piccola? Sì. E mi lascia senza fiato. Che sta lì, a terra, e si lascia baciare dal sole. SONY DSCUn mondo in miniatura che non ha bisogno di niente. Un habitat eccezionale che si automantiene in perfette condizioni. Che non possiamo far altro che ammirare. Spero vi sia piaciuto questo magico luogo nel quale vi ho portato oggi, e sono sicura che anche voi ne sapete riconoscere l’immenso, incredibile, incantevole capolavoro.

Per me è così. Topobaci.

M.

Per gli interessati…

A grande richiesta…

Cari topi, per tutti quelli che volevano sapere come stavano quei foruncoli nati circa un mesetto fa (non posso sbagliare data altrimenti Niky mi da’ in pasto a Pepe, quindi dirò all’incircapiùomenoquasi…) ecco qui le più mirabolandi testimonianze di chi se la spassa a meraviglia ed è una meraviglia (della natura!). Topi e topine, rullo di tamburi, ecco a voi:

TIGRO

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peso: 200 gr, altezza:12 cm…. stò scherzando! Prendo in giro Niky che sembra essere diventata una puericultrice. Lui è il maschietto con gli occhi da lince, i tigratini sono due e lui è quello più scuro. Il primo ad essere uscito quella fatidica notte! Poi c’è

MOONLIGHT

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una dolcezza molto simile alla sua mamma. La seconda ad essere uscita. Molto buona e dolce. Poi eccovi

MIA

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Mia è la tigratina più chiara con gli occhi più tondi e grandi. Quella che era uscita podalica e che la mia socia ha rianimato, la terza ad essere nata. Tra lei e Niky ha iniziato a manifestarsi un legame speciale. Eccovi quindi
MIRTILLO
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Il quarto. E’ uguale al papà Miele, ha soltanto la punta delle orecchie e della coda più bianche del genitore ma per il resto è uguale. Anche il carattere è molto simile. Poi c’è
SUSI
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la quinta. Anche lei nata podalica ma con meno difficoltà di Mia. E’ un pò più piccolina degli altri. Infine eccovi
ORESTE
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tutto nero. Nato per ultimo. E’ un vero pigrone.
I nomi che avete letto sono già stati dati dai futuri padroncini che i mici hanno trovato. Tutte persone che conosciamo e che sappiamo li riempiranno d’amore tra circa un mesetto. L’unico nome che è stato scelto dalla mia carissima amica è quello di Mia, in quanto Mia, rimarrà nella nostra splendida Valle, a casa di Niky, con la sua mamma e il suo papà. Come vi IMG-20130320-WA0004dicevo, tra lei e la sua mamma bipede è nato un rapporto particolare. E questo è quanto cari amici topi, avete così visto come stanno le sei sanguisughe del momento. Sono o non sono delle vere meraviglie? A me fanno impazzire. Lasciamoli stare a ciucciare ancora un pò di latte, noi andiamo a preparare un altro post, venite con me! Ciao micetti un bacio per uno!
M.

Andiamo ai Laghetti

Oggi topi vi porto alla scoperta di un luogo davvero incantato della mia Valle.

Siamo nelle vicinanze di Badalucco e, qui, il torrente Argentina, ci mostra il meglio di se. Il palcoscenico che possiamo vedere e vivere è meraviglioso.

Un’acqua limpida e cristallina, dalle tonalità verdi, scende dagli alti monti, e precisamente dai pressi del Monte Saccarello per andare poi a sfociare nel mare tra Riva Ligure e Arma di Taggia. Questa è la casa delle trote, dei gamberi di fiume, delle ranocchie e dei gerridi. Delle ninfee e tante altre piante acquatiche.

E’ l’acqua che brilla sotto il sole che s’infrange contro le pietre bianche e spruzza goccioline rinfrescanti.

Chiamato anche Fiumara della città di Taggia, questo fiumiciattolo è lungo circa 40 km e, nella sua discesa, forma tanti laghetti che d’estate diventano una delle mete preferite da bambini e bisognosi di quiete e divertimento.

Eh già… è bellissimo fare il bagno nel fiume!

Questi laghetti sono, ad esempio, “il laghetto delle Noci” di Molini, o il “lago Verde”, “i laghetti” di Montalto e tanti altri. Tra questi, i laghetti di cui vi parlo oggi.

Delle splendide pozze d’acqua dove, udite udite… ci si possono ovviamente portare i nostri amici animali a fare il bagnetto! E vi assicuro che si divertono un mondo!

Questi laghi, alimentati dai sali minerali delle rocce e, in modo scarso nel nostro caso, anche da nevai e ghiacciai, offrono comunque un’acqua ricca di sodio e magnesio e, ovviamente, hanno anch’essi una salinità se pur bassissima.

Il loro colore è dovuto proprio a ciò che contengono ma anche dal muschietto che si forma sulle pietre del fondo essendo acqua meno corrente.

Fate molta attenzione infatti a fare il bagno in questi posti, il rischio di cadere e fare scivoloni è all’ordine del giorno.

Anche in estate, quest’acqua, è molto fredda, in inverno, impraticabile del tutto. Negli ultimi anni addirittura si forma in superficie uno strato di ghiaccio semitrasparente e i pesci ci nuotano sotto. Mi chiedo come fanno! Mi vengono i brividi solo a pensarci!

E mi vengono i brividi, ma dall’emozione, anche a guardare queste zone. Non le trovate bellissime anche voi? Capite perchè mi considero fortunata?

Questi piccoli laghi e quest’acqua che scorre, tutti gli alberi intorno, i fiori, i cespugli… sono una meraviglia della natura!

Non mi stancherei mai di ammirare ciò che mi circonda. E, a proposito di ciò, vorrei segnalarvi una bellissima poesia intitolata “Penso a…” del progetto scuola elementare – Poesie sull’Acqua

Penso…
ad un animale che salta nel silenzio,
all’ acqua che scroscia
tra le pietre del fiume.
Penso…
ad una tempesta che inonda le navi,
ad un delfino che salta tra una nuvola e l’altra

Penso a…
Un mare con la luna
che splende nel cielo blu
con tante stelle cadenti attorno
che sembrano fuochi d’ artificio.

Penso a…
una notte d’autunno;
le foglie cadono dolcemente
dentro l’acqua
mentre c’è la luna piena.
Un’onda porta via le foglie,
arriva la pace.
E’ un lieve sogno.

Bella vero? Ora però topini vi saluto.

I laghetti mi aspettano e io non resisto. M’infilo il mio costumino fatto di foglie di fragoline rosse e vado a tuffarmi nell’acqua! Chi me lo fa fare di andare al mare dove non c’è nemmeno un buchino per posizionare il mio guscio di noce? E poi qui, possiamo divertirci davvero tutti. Di qualsiasi razza siamo!

Un bacione, alla prossima!

M.

A se crede d’esse bèla…

Se crede d’esse bèla, l’è suzza cuma a morte, coi denti chi ghe sciorte, nisciun sa vò maià.

E cicche, cicche, ciumbalalà, ciumbalalà, ciumbalalà, – e cicche, cicche, ciumbalalà, ciumbalallerolerolà.

Se crede d’esse rica, dui erburi d’uriva, ciantai in sci ‘na riva, nisciun si vò ramà.

E cicche, cicche, ciumbalalà, ciumbalalà, ciumbalalà – e cicche, cicche, ciumbalalà, ciumbalallerolerolà.

A bèla a se fa i rissi, cu u manegu da cassa, a bèla se gh’amassa, nisciun sa vò pià.

E cicche, cicche, ciumbalalà, ciumbalalà, ciumbalalà – e cicche, cicche, ciumbalalà, ciumbalallerolerolà.

Questa canzoncina-filastrocca delle mie parti è da cantare alle figlie del signor Meraviglia, che tutti le vogliono e nessuno le piglia. Racconta di una donna che si crede bella e ricca, ma da come potete leggere è l’unica a pensare una cosa così. Vi traduco solo le tre strofe, perchè il ritornello si canticchia così come lo leggete:

1- Si crede di essere bella, ma è brutta come la morte, con i denti che gli escono, nessuno se la vuole sposare.

2- Si crede di essere ricca, ha solo due alberi d’ulivo, su una riva, e nessuno vuole potarli.

3- La “bella” si fa i ricci, con il manico della schiumarola, la “bella” ci si ammazza, e nessuno se la vuole prendere.

E poverina questa “bella”! Ma la canzoncina è simpatica, dai. Canticchiatela e i vostri bimbi rideranno un sacco!

Un abbraccio, vostra Pigmy.

M.

Un Coniglio… fiabesco

Cari topi, guardate oggi in quale spettacolare animaletto mi sono imbattuta. Altro che Bianconiglio di Alice! E’ lui una vera meraviglia! Un coniglio incredibile. Ne avete mai visto uno simile? Sembra disegnato per una favola.

Prima di tutto vorrei cercare di descrivervi la sua grandezza perchè è impressionante e, purtroppo, dalla foto, non si riesce a capire. La lunghezza è quella di un Beagle, avete presente quei simpatici cani da caccia? E sarà largo circa 40 cm. No, non sto esagerando.

Mi ha così colpita che ho voluto facesse parte anche lui del mio blog.

Si, è un lui e si chiama Bunny (e come poteva chiamarsi secondo voi? Mumble, mumble…).

Dev’essere un incrocio di diverse razze: c’è del Fuzzy-Lop (a parte le orecchie) e del Testa di Leone ma, ovviamente, il tutto è mischiato con un Angora d’eccezione.

Solitamente non approvo i vari incroci fatti dall’uomo, in quanto ne trovo alcuni esagerati che portano poi solo debolezza all’animaletto che viene al mondo, e quindi, gli si prospetta una vita solitamente più ricca di sofferenze rispetto ad una razza meno elaborata ed esistente già da molto tempo ma, questo leporide, è davvero robusto, e oserei dire anche vecchiotto (ha già 6 anni).

Girovaga a zig-zag nella sua fattoria beato come un pascià.

Molto docile tra l’altro. Se mi chino davanti a lui saltellava subito verso di me. Il freddo non lo ferma. Libero di scegliere se stare fuori, all’aperto, o nella sua casetta di legno coperta, con tanto di paglia per scaldarsi.

Un feeling tra topo e coniglio. Più lo guardo e lo considero e più diventa affettuoso. Un piacevole incontro e poi, ormai lo sapete, io con questa “gente qua” ci vado d’accordissimo! Squit!

M.