Microcosmi necessari

So che a parecchi di voi questa immagine potrebbe fare un po’ ribrezzo, eppure vi sto per parlare di un habitat importantissimo e fondamentale della natura.

Il colore verde, che da come potete vedere ha tinto tutta l’acqua e il fondale, è dato da piccolissime alghe e mucillagini che si sono formate grazie alla luce solare. Ecco infatti i protagonisti della vita: l’acqua e il sole.

Le mucillagini sono microorganismi che contengono proteine date proprio dalle piante sia terrestri che acquatiche.

Le bollicine si formano invece attraverso il surriscaldamento e l’attività frenetica dei batteri, molto utili anche loro, i quali si occupano della trasformazione delle cose. In caso di pozza, l’acqua dopo un po’ evapora e attende la pioggia per riempirsi nuovamente o assorbe nuova acqua dalla falda sotterranea che la nutre. Alcune bolle, invece, possono essere create da piccole creature e dalla loro respirazione o dal loro movimento, mentre altri tipi possono essere le uova di certi animali.

In questo ambiente, che si può definire a tutti gli effetti un micromondo, c’è tutto quello di cui alcuni animali necessitano. Ci sono nascondigli, cibo, zone per il relax.

Qui, zanzare, moscerini, trote, salamandre, rane, rospi, pipistrelli, gamberi, bisce, gerridi e molte altre specie trovano da mangiare o sono loro stesse alimentazione per altri, dove un circolo perfetto continua perpetuo.

alghe melma

In Valle Argentina siamo abituati a vedere acqua limpida e fresca sgorgare dalle fonti o correre in discesa, impetuosa nel torrente, ma se si bada bene lo stesso torrente, ai bordi, può mostrare questi particolarissimi habitat. Da noi, certo, sono sempre molto piccoli, ma in alcune zone del mondo possono invece ricoprire l’area di interi chilometri quadrati e questo accade perché il pianeta ha bisogno di questi cosmi in miniatura.

Da qui, infatti, risale evaporando l’umidità giusta che occorre al bosco e al territorio circostante, la quale regola la temperatura, il microclima e permette a fiori e foglie e al terreno stesso di essere imbibiti del liquido più prezioso e vitale: l’acqua.

Questa specie di stagno si può ricreare anche artificialmente in giardino, dove alcuni pesciolini saranno lieti di sfamarsi con larve o pupe, purché sia abbastanza capiente da permettere all’ittiofauna di muoversi in tutta tranquillità.

Non è difficile trovare in queste mini paludi anche delle bellissime piante acquatiche come gli Iris d’acqua, il Papiro, le Ninfee o le Canne.

D’ora in poi, prima di storcere il muso davanti a certe tane, sappiate che possono essere importantissime anche per voi! La vita inizia proprio lì!

Un bacio melmoso, la vostra Topy.

Il Mio Mare

 

Ciaf! Ciaf!

Così facevo, come una bambina.WP_20150618_004 In queste calde mattine di giugno, con ancora poca gente intorno a me e l’acqua più limpida di quella che beviamo, mi sono concessa una splendida passeggiata in riva al mare. L’acqua non era freddissima e mi arrivava alle ginocchia. WP_20150618_001Ogni tanto un’onda, come se quell’immensa distesa azzurra avesse voluto dire – Ehi! Sono viva eh?! Mi muovo! -. Altrimenti, data la pace e il suo esser così calma, non si sarebbe mai detto. Era bellissimo ammirare l’orizzonte celeste. WP_20150618_003Era bellissimo guardare il mio paese che si rifletteva in quello specchio immenso. Era divertente vedere quelle poche persone che c’erano, prevalentemente anziane, fare ginnastica sugli scogli per mantenersi in forma. Attivi. Così si fa! Tutta la mia ammirazione. Non si sentivano rumori, persino i gabbiani non osavano emettere alcun suono. Volavano sopra la mia testa planando delicati tra le lievi correnti d’aria. Nell’acqua, qualche pesciolino trasparente, dai riflessi brillanti, guizzava di qua e di là. Sembrava di essere in un microcosmo fantastico e mai visto prima. Eppure era lei. Era sempre Arma. WP_20150618_005Arma di Taggia ad offrire quel panorama, quella vita così particolare. Arma di Taggia che quest’anno ha ricevuto il riconoscimento internazionale Bandiera Blu. Quella sabbia morbida sotto ai miei piedi che sentivo spostarsi ad ogni mio passo e formare una culla.WP_20150618_006 L’acqua faceva attrito e mi massaggiava le gambe, una sensazione di benessere unica. Camminare nell’acqua fa davvero bene. Smuove la circolazione, per cui ossigena il sangue, elasticizza i vasi sanguigni, diminuisce gli edemi, è davvero un toccasana. WP_20150618_007Che quiete, che rilassatezza! Il sole indisturbato illuminava ogni cosa e le creste d’acqua scintillavano sotto ai suoi baci. WP_20150618_002C’era anche qualche barchetta più al largo che con la sua vela disegna chiari triangoli verso la Corsica. La mia passeggiata è stata mattiniera ed è durata solo un’ora e mezza ma è stata meravigliosa. Poi il dovere mi ha chiamata e sono dovuta rientrare ma che bellezza! Da ripetere sicuramente! Come vi ho già detto tante volte, il bello della mia Valle è proprio questo: poter scegliere quel giorno quale ambiente frequentare, se il mare o la montagna. Ambedue sono vicini a me e pronti a farsi vivere e a tenerti compagnia. WP_20150618_008Lo so, vi faccio un po’ invidia… ma so anche che la vostra è un’invidia buona. Vi saluto e vi lascio attendere. Chissà dove sarò la prossima volta!

La storia delle Api e del Miele – I° Parte

Forse sapete già tutto delle Api, o forse no. Facciamo così: provo a raccontarvi ciò che ho imparato su di loro dalla mia terra, dai miei amici, dalle mie esperienze e… chissà, magari scoprite qualcosa di nuovo.

Allora entriamo in questo mondo. Quello delle Api è un microcosmo a parte. Convivono con noi, lavorano per noi, ma l’organizzazione che hanno, noi potremmo scordarcela.

Apis Mellifera, lo sapete tutti, è un insetto che appartiene a una delle specie più studiate in tutto il globo. E’ un’insetto che vive con altri simili ed è dotato di un pungiglione che ci spaventa sovente, ma che in realtà è usato solo per pura autodifesa. L’Ape sa benissimo che dopo averci punto morirà, ecco perchè non lo farebbe mai, se non come atto estremo. Il suo pungiglione, o dardo, che si stacca da lei rimanendo incastrato nella nostra pelle, la priverebbe del suo apparato digerente, conducendola a morte certa.

Nel suo habitat naturale, così come in allevamento, questo insetto si divide in tre categorie. C’è l’Ape Regina, la più importante, poi segue l’Ape Operaia e, infine, il Fuco (l’Ape maschio). Quest’ultimo è l’ultima ruota del carro; infatti, serve solo a fecondare la Regina.

In realtà il Fuco, o Pecchione, pur avendo una vita di soli 50 giorni circa, risulta essere molto importante: non solo si occupa di allevare le piccole Api nel favo, come le colleghe Operaie, ma le sue larve, diverse dalle altre, e dai feromoni più dolci, attirano i parassiti, che evitano destabilizzare l’equilibrio igienico e sterilizzato di tutto l’alveare. Le sue celle si riconoscono, ognuno ha la sua. Lui ha una cella esagonale e grande, l’Operaia ha una cella esagonale e piccola, mentre la Regina nasce da una cella esagonale, grande e prolungata, molto più delle altre, tanto da essere quasi cilindrica. Le celle sono sempre esagonali perchè la forma stessa della testa dell’Ape è tale, se vista geometricamente. Fuco è un’Ape grossa, priva del pungiglione e della ligula, la lingua che permette di succhiare il polline. Sfigato fin dalla nascita, infatti, è stato allevato solo a polline dalle altre Api, mentre la Regina è alimentata da Pappa Reale per divenire più grande e più bella delle altre. Fuco può solo aspirare, quindi, come fa un aspirapolvere, per potersi alimentare. Per assicurarsi l’avvicinamento della Regina, deve aspettare per ore fuori dall’alveare che Sua Altezza gli dedichi le sue attenzioni. Il Fuco intraprende una particolare danza e, quando la Regina deciderà di unirsi a lui, avverrà l’accoppiamento. Questo ballo rituale è chiamato “danza dell’accoppiamento”. Ogni danza ha il proprio nome, ce ne sono di diverse e ben distinte, perchè L’Ape le effettua per innumerevoli scopi.

Forse vi starete chiedendo con quale criterio la Regina scelga il suo Fuco. Per decidere, la Regina, che al momento della scelta è ancora snella e longilinea, spicca un volo altonel cielo, più in alto che può. Solo il maschio che riesce a starle dietro e a raggiungerla potrà averla e renderla morfologicamente diversa. Ella diverrà, infatti, con un corpo più tozzo e un addome più gonfio, il quale spesso le impedisce addirittura di volare.

Fuco è grande, con ali grandi come il suo dorso, ed è ricoperto di peli. Nasce da un uovo non fecondato e vive, con i maschi e le operaie, in serenità. Mentre nelle altre Api si nota il giallo vivo con il quale sono colorate, in lui prevale il marrone, risultando quindi il più scuro dei tre.

L’Ape Regina, che è stata corteggiata e fecondata una sola volta nella vita, continua a depositare uova ogni giorno per tutto l’arco della sua esistenza, di circa tre anni, fermandosi solo nei periodi più freddi dell’anno. Può arrivare a depositare fino a 3.000 uova al giorno. Incredibile!

Saranno le Api Operaie a sostituirla, quando si accorgono che la loro Regina non è più in grado di essere tale perchè vecchia, ammalata, ferita, non più  fertile o per altri motivi. Iniziano allora a formare delle celle pronte a ospitare altre Regine. Gallerie grandi, comode… vere e proprie reggie. Le larve che vengono depositate in queste celle, a insaputa della Regina ancora sul trono, vengono alimentate a Pappa Reale per far crescere soggetti grandi, forti e belli. La prima Ape che nasce da una di queste celle, come se sapesse già di essere la nuova Regina, andrà a uccidere tutte le altre non ancora nate e prenderà in mano lo scettro. Dopo aver mangiato così bene, sarà più grande, avrà un mantello più scuro e lunghe ali che non le ricopriranno completamente il corpo. E’ lei la nuova matrona. Emetterà il famoso canto della Regina, un la naturale come nota, un fischio udibile all’aurora o al tramonto delle sere d’estate che viene emesso tramite vibrazioni e che intende comunicare diverse cose. Lei comanderà su tutti. Guiderà il suo sciame verso una nuova vita e farà sì che tutto si mantenga nel modo migliore e più equilibrato possibile. Un compito arduo, il suo, preciso e delicato. La Regina non può essere una sprovveduta.

Tuttavia le Operaie non sono stupide, bensì molto previdenti, e, a sua insaputa, hanno nascosto e protetto delle altre potenziali Regine. Questo fa sì che, se lei non fosse in grado di portare avanti il suo ruolo alla perfezione, possano facilmente sostituirla. In caso contrario, le Api principesse rimaste protette possono andare via dal favo e formare nuove colonie di Api, portando con sé qualche Operaia. Accade così quello che viene definito fenomeno della Sciamatura.

Quando sale al trono, la nuova Regina vola fuori dalla sua casa difesa da altre Operaie che le ronzano intorno come bodyguard, e tutte fanno una gran festa e compiono un’altra danza. In quel momento non pungono, sono felici. Ma quel trastullarsi dura poco: bisogna darsi subito un gran da fare. Le Api non rimangono mai con le mani in mano non per niente si dice siano laboriose, sempre attive e instancabili. Ed è per questo che Regina manda subito in avanscoperta un gruppo di Operaie che per quel compito assumeranno il titolo di Esploratrici. Queste ultime, che di solito sono 5 o 6 per gruppo, una volta trovato un luogo adatto a tutto lo sciame per clima, per territorio, ma soprattutto per nutrimento, effettuano un’altra danza, questa volta circolare compiendo in aria dei giri come a formare un 8. Questo linguaggio significa che hanno trovato una fantastica fonte di cibo.

“All’opera, quindi!”, ordina la Regina, e il nuovo alveare in suo possesso inizia a prendere vita.

Se Sua Maestà avesse deciso che il vecchio non andasse più bene, avrebbero dovuto cambiarlo e costruirne uno nuovo.

Per cominciare, danno una bella ripulita e disinfettata. C’è stato un po’ di trambusto tra la vecchia e la nuova capobranco, ed è bene dare una risistemata. Se si individua un parassita o un acaro, lo si immobilizza immediatamente e si neutralizza la sua patogenicità con una sostanza particolare chiamata Propoli, un antibiotico naturale e molto potente. Il Propoli è una resina che le Api raccolgono dalle piante e rielaborano con degli enzimi dei loro succhi gastrici. Ha diversi scopi, oltre a quello giù citato. Questa sostanza, infatti, è utilizzata anche per sigillare le celle delle uova e proteggerle dai microbi o per sanare eventuali fessure e crepe nell’alveare.

L’alveare è la loro cosa più importante e va difesa ad ogni costo e con ogni mezzo. Davanti a ogni sua finestrella ci sono almeno due Api forti e robuste che, in questo loro periodo di vita, vengono chiamate Api Sentinella. Ogni Ape ha un ciclo vitale e, per ognuno di essi, assume un diverso nome.

Acerrime nemiche delle Api sono le Vespe. Più di una può provare a entrare nel favo. Quando succede, viene immobilizzata e uccisa dal sacrificio di Api che si suicidano pungendola o soffocandola, ma prima che si riesca a compiere questo gesto, la Vespa può essere riuscita ad ammazzare parecchie Api.

Tutti i cadaveri che passano dalla porta d’entrata devono essere gettati fuori dall’alveare: nessun batterio e microbo condotto dalla morte deve intaccare quel microcosmo asettico che è l’alveare.

Il Calabrone o la Vespa che per entrare nel favo ne hanno rotto l’uscio, vengono ricoperti da un sarcofago di duro Propoli.

Nemmeno a un’Ape di un altro alveare è permesso entrare. Viene riconosciuta dall’odore e viene subito soppressa.

L’Ape Sentinella, prima di divenire tale, è stata a sua volta Ape Pulitrice e poi Puericultrice o Nutrice. Questo vi evidenzia come un’Ape inizi a lavorare fin dalla nascita. Lavora ancor prima di imparare a volare, e lo fa tanto per circa 200 giorni di vita. Per prima cosa pulisce ben bene la cella dalla quale è uscita e la disinfetta. Subito dopo si occupa di dar da mangiare alle altre pupe senza scambiare l’alimentazione per una o per l’altra. Prende il cibo dalle Api Bottinatrici, quelle che vanno in giro a cercare cibo e acqua, e lo dona ai cuccioli. In questo frangente, viene chiamata anche Immagazzinatrice, perchè divide il cubo in appositi angoli separati. Dopodichè, essendo cresciuta e avendo sviluppato delle particolari ghiandole, inizia a produrre cera e aiutare le altre a costruire nuove culle. Non sapendo ancora volare, si mette a farr da Guardiana alla sua stessa casa, ma dovrà anche lei diventare Esploratrice e quindi, compiendo piccoli balzi davanti all’ingresso del favo, impara le tecniche del volo, un volo particolare di cui vi racconterò nella prossima puntata…. a presto!

M.