Storie di carbone e carbonai

Poco tempo fa vi ho postato un articolo sui forni e i fornai della mia Valle ( https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2019/01/09/storie-di-forni-e-carbonai-della-valle-argentina/ ) accennando al carbone e soprattutto all’attività dei carbonai. Anche questo era un mestiere diffuso, fino a non molto tempo fa. Si parla di circa sessanta anni fa, per l’esattezza.

Questi topi, in pratica, erano in grado di trasformare la legna in carbone vegetale e… udite udite… persino il mio topononno è stato uno di loro!

Dovete sapere che dalle mie parti non esisteva carbone fossile, il combustibile si produceva direttamente dalla legna dei boschi. A Ciabaudo e in tutta la Valle Oxentina c’erano diversi carbonai, ma in generale in ogni paese della mia zona che possedesse una grande quantità di alberi si produceva il carbone, come accadeva su, ai Beuzi, e intorno al pozzo della Neviera dell’Albareo si possono vedere ancora oggi sei carbonaie.

Montalto era uno dei paesi che commercializzava maggiormente il carbone nostrano.

L’arte del mestiere consisteva nel tagliare legna, di cui la Valle Argentina non è certo sprovvista, e trasportarla in uno o più spiazzi pianeggianti e aperti. Qui veniva accatastata in carbonaie e si innescava il processo di combustione lenta, il quale portava alla carbonizzazione, dunque alla trasformazione di un composto organico come la legna in carbone. Bisognava sorvegliare giorno e notte la carbonaia per 5 o 6 giorni per ottenere, a partire dai 30-40 quintali di legna iniziali, fino a 8 quintali di carbone. Un processo lento, dunque.

Era un lavoro che si svolgeva in gran parte dalla primavera all’autunno.

carbone legna2

Pensate un po’ che bravi, questi miei convallesi!

Ma cos’è una carbonaia? Ve lo spiego subito. La parola “carbonaia” intende significare due termini. La “carbonaia” intesa come tecnica di creazione del carbone (come vi ho spiegato poc’anzi) e la “carbonaia” come struttura che trasforma la legna in carbone. Si tratta, cioè, di una cupola o un cono, solitamente parecchio grande e alta, nella quale  la legna bruciava molto lentamente, semi soffocata e muta.

Questa operazione tradizionale consisteva un tempo in quello che era uno dei fabbisogni e delle risorse appartenenti al settore primario della Valle, pertanto tutto il meccanismo era coadiuvato da scrupolose regolamentazioni, gabelle e multe in caso di disguidi.

Il carbone ottenuto veniva messo in sacchi e trasportato poi dai carrettieri nei vari paesi per essere venduto.

Si dice che un buon carbone dovesse cantare, cioè fare tanto rumore, in pratica  scoppiettare. Ovviamente era il tipo di legna a produrre un carbone migliore, ma anche il carbonaio doveva essere bravo nel suo lavoro, controllando il cumulo di terra e legna al fine di far passare la minor quantità di ossigeno, durante i giorni della bruciatura e del consumo, dove un fumo grigio segnalava troppa umidità, e un fumo meno denso e più chiaro indicava invece un ottimo lavoro.

I nostri carbonai convallesi erano comunque avvantaggiati (lo dico sorridendo) da un legno fantastico del quale la Valle Argentina ne era, e ne è, generosa: Ulivo, Frassino e Quercia sembrano essere i migliori. Vi risulta?

Penso di avervi detto tutto quello che conosco su questo antico mestiere, ma ditemi: voi avevate dei topononni carbonai?

Un bacione fumoso, dalla vostra Topina carbonaia.

 

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La Dott.ssa Valle Argentina – l’Acqua e la Vergine Maria

Come vi ho raccontato spesso, nella mia Valle il culto mariano è molto sentito e si manifesta nelle numerose edicole, nei santuari, nelle cappelle e nelle insegne in onore della Madonna. Questo accade un po’ in tutto l’entroterra ligure, ma occorre osservare come tali simboli abbiano a che fare con l’acqua in uno stretto e intimo rapporto che ci racconta, in modo intrigante, anche una grossa parte dell’antica e preziosa “Medicina Ligure”. Nel nostro caso parliamo proprio della medicina della Valle Argentina.

Non c’è intruglio, incantesimo o rimedio che non contenga anche l’acqua, questo per la maggior parte dei popoli antichi.

Parlando di un elemento naturale così importante come l’acqua, non posso non andare a interpellare per voi Maga Gemma che, sono certa, saprà raccontarmi anche qualcosa di storico inerente queste costruzioni religiose edificate sovente proprio vicino all’acqua.

«Chiese, cappelle e edifici religiosi vennero costruiti ovunque, al di là della presenza o meno dell’acqua, ma in tempi antichi, se il pregiato liquido non era presente là dove doveva essere eretto il luogo di culto mariano, si realizzavano opere che conducevano l’acqua dove non arrivava spontaneamente, proprio per far sì che le due cose combaciassero» mi spiegò prontamente Gemma sospirando come a non sapere da dove iniziare, viste le tante cose da dire su questo argomento.

«Addirittura? Come mai quest’accoppiata voluta così esageratamente?» le domandai.

«Beh… piccola, per gli esseri umani che credono nella religione cattolica, Maria è la madre delle madri e l’acqua, a suo modo, è madre di tutta la natura. Avrai sentito dire diverse volte dagli uomini che su altri pianeti, senza la presenza dell’acqua, non ci sono fonti di vita…»

«È vero!» risposi.

«Ma l’acqua non è solo fonte di vita: è viva di per sé. Tutto ha inizio all’interno del grembo materno, dove gli esseri viventi vengono nutriti, protetti e accuditi dal liquido prenatale. In quel momento si stanno formando, ma sono perfetti. Il coronamento di Madre Natura si sta realizzando al massimo della sua meraviglia. Là, nel grembo, quella piccola vita è priva di qualsiasi malessere, malattia o malformazione. Per questo si crede, e così è in effetti, che l’acqua sia in grado di guarire, di riportare tutto com’era prima della venuta al mondo, cioè perfetto e traboccante di salute. Questa capacità curativa va sfruttata lavando via ogni bruttura, purificando, pulendo e rigenerando grazie alle caratteristiche di pulizia dell’acqua di cui tutti usufruiamo quotidianamente. E’ la stessa cura che, con il suo particolare affetto, solo una madre è in grado di dare.»

Eero sempre più affascinata e lei non si fermava: «Dal seno di una madre esce il latte, liquido che nutre e che è formato principalmente da acqua. Acqua che, in questo frangente, possiamo definire benedetta così come stabilì, sempre per chi segue il Cristianesimo, anche Gesù, battezzandosi nell’acqua.»

«Ma quindi… è per questa correlazione che in Valle, ad esempio, il santuario di Montalto si chiama Santuario della Madonna dell’Acquasanta

«Sì, Pruna, e non è l’unico a richiamare insieme questo elemento prodigioso e la Vergine. Un esempio palese è quello di Lourdes, imitato, anche se in miniatura, in diversi luoghi a noi vicini e in Valle Argentina. A Glori, verso Evria… Immagina che la vicinanza della Madonna rendeva quell’acqua ancora più sacra, o santa, come si usa dire se si parla delle acquasantiere che trovi all’entrata di ogni chiesa. L’acqua, a quel punto, diventava addirittura miracolosa per il credente.»

«Be’… l’uomo a volte sarà anche esagerato, ma prende sempre spunto da cose vere e appartenenti alla natura.»

Maga Gemma annuì: «Certamente. È lei, da sempre, a insegnargli. Pensa che alcuni uomini di scienza hanno trovato acque che hanno poi considerato positivamente anomale, viste e studiate biologicamente, e questo ha fatto crescere acora di più alcune credenze antiche, sopravvissute fino a oggi. Quindi è tutto vero, solo amplificato e a volte mal spigato, anche quando si parla di potere soprannaturale.»

«In onore di chi sa guarire!»

«Già. L’acqua permette l’avvicinamento del razionale allo spirituale, del concreto all’astratto. Ma ha anche altre qualità, prima fra tutte quella di esprimersi in modo diverso a seconda della forma che assume, donando così le stesse caratteristiche che mostra:

Un Torrente, per esempio, ci parla di esuberanza, determinazione, brio, subbuglio. Se davanti abbiamo un fiume, invece, esso ci trasmetterà forza, cambiamento, potere. La Sorgente indica rinnovo, creazione, rinascita, idealismo, mentre il Lago dona quiete, stabilità, contemplazione, riflessione…»

Maga Gemma non si fermò, e io continuaii ad ascoltarla rapita: «Visto che stiamo parlando prevalentemente dell’entroterra, non mi soffermo sul mare, anche se ci sarebbe molto da dire. Si dice: Sii come l’acqua, libera e informe, capace di mutare forma, di accogliere e accettare in modo totale per adattarsi a qualsiasi circostanza pur rimanendo sempre se stessa.»

«Per mille prugne secche, è proprio vero!» esclamai.

«E, tornado all’analogia “madre”, l’acqua sa avvolgere accarezzando, ma è anche in grado di penetrare in profondità con la sua conoscenza, di assorbire tutto, persino i problemi… del proprio figlio. I cattolici si considerano i “figli” di Maria.»

Stavo capendo che Gemma non avrebbe smesso di parlare. Era come estasiata.

Mi faceva piacere comprendere il motivo dietro questa coppia così presente nella mia Valle.

Massimo Centini, nel suo meraviglioso libro “Medicina e Magia popolare in Liguria”, Edizioni Servizi Editoriali, racconta molte delle cose che oggi vi ho riportato, ma nulla è paragonabile a vivere davvero quest’acqua in modo concreto.

L’effige di una Madonna rende sacro tutto il luogo nel quale è presente, pertanto considero la Valle Argentina sacra in tutta la sua totalità e i religiosi potranno sostenere questo ancora di più, immagino. Si può credere come no alla Madonna, ma una cosa è certa: l’acqua è magia pura e, dove vivo io, fortunatamente, non manca.

Un bacio…. benedetto.

L’Anello della Madonna della Neve

Topi, scrivo questo articolo per un motivo preciso.

Vi ho già parlato in passato del Santuario della Madonna della Neve, ma fino ad appena un anno fa era raggiungibile quasi esclusivamente dalla strada carrozzabile. Da prima dell’abitato di Badalucco, in prossimità del ristorante Ca’ Mea, si svolta a sinistra in direzione Vignai e si arriva così a destinazione.

Tuttavia, da un anno a questa parte, è possibile giungere al Santuario anche a piedi, godendo di una vista meravigliosa. Tutto questo è stato reso possibile dai Cugini dei Sentieri, un’associazione di promozione sociale con sede a Badalucco che si è occupata di ripristinare antiche mulattiere che, dalla Chiesa di San Nicolò, conducevano alla Madonna della Neve, sulla cima del Monte Carmo (772 m.s.l.m.).

 

Si tratta di un percorso ad anello che regala scorci indimenticabili, ben tracciato e segnalato anche da cartelli. Che lavoro deve essere stato! Ci pensate? I volontari si sono rimboccati le maniche e, alla fine, il percorso è stato nominato Sentiero 117 ed è entrato a far parte del REL (Rete Escursionistica Ligure). Si snoda lungo 5 chilometri caratterizzati da macchia mediterranea, tratti boschivi e terrazzamenti un tempo coltivati. Ad aiutare i Cugini dei Sentieri sono stati gli imprenditori locali del paese, insieme all’Amministrazione comunale.

badalucco - anello madonna della neve

Si sale abbastanza, lungo il sentiero, ma ne vale proprio la pena! Pensate che in alcuni tratti si può godere persino della vista del mare, incorniciato dai monti. E’ uno spettacolo di cui si è testimoni non di rado, nella mia Valle, ma è sempre bello poterlo rimirare.

anello madonna della neve badalucco

E’ impossibile non fermarsi a scattare foto-cartolina mentre si cammina, perché è un anello davvero suggestivo. I tratti ombrosi si alternano a quelli soleggiati, si può godere sia del fresco del bosco che del calore del sole, accontentando i gusti di tutti e in ogni stagione. Anche la vegetazione si adegua di conseguenza: la macchia mediterranea colora e profuma i punti più esposti, ma si incontrano anche il Rovere, il Carpino, il Castagno, il Leccio, il Nocciolo. Tra gli arbusti, invece, non è difficile imbattersi in cespugli di Lavanda, Ginestra, Rosa Canina, Rovo, Timo, Cisto e Orchidee. E’ massiccia la presenza degli argentei Ulivi, d’altro canto ormai lo sapete che noi della Valle Argentina non possiamo fare a meno di questa pianta meravigliosa e dagli innumerevoli significati.

Proprio per la sua caratteristica di attraversare ambienti differenti tra loro, questa zona è abitata da numerose specie botaniche e faunistiche spesso tutelate. Nei cieli che fanno da tetto all’itinerario volano la Capinera, il Merlo, il Pettirosso e la Rondine, ma anche l’Aquila Reale, il Biancone, il Falco Pecchiaiolo. E poi, in questo contesto così spettacolare, possiamo incontrare Cinghiali, Volpi, Tassi, Scoiattoli e Donnole. Insomma, la Vita si spiega in tutta la sua bellezza su questo sentiero ad anello: un cerchio, così come il ciclo della vita, che continua perpetuo a prescindere da tutto.

Si passa in mezzo a campi coltivati, tra muretti a secco anche piuttosto alti, e si resta incantati dalle cime dei monti vicini, con il loro verde brillante in questa stagione. Il Monte Faudo, con i suoi 1149 metri sul livello del mare, è vicinissimo, gli abitati di Badalucco e Montalto, poi, sembrano piccoli presepi adagiati sul letto del fiume e sul colle. Tutto è fonte di meraviglia, durante l’ascesa. Si sale e, salendo, si alleggeriscono i pensieri, ci si prepara all’incontro con lei, la maestosa Madonna della Neve, che ti accoglie con la sua facciata candida di purezza al termine della prima metà del percorso ad anello. E’ un breve, ma intenso pellegrinaggio, quello offerto dal sentiero 117. E quando si arriva alla meta tanto ambita, è d’obbligo fermarsi a riposare nei dintorni del santuario. Pare accoglierti a braccia aperte, con la sua scalinata in dolce salita e il colonnato, pronto a offrire tutta l’ombra e la frescura di cui si desidera.

 

Ho percorso per la prima volta questo sentiero qualche settimana fa, in seguito a una furiosa grandinata, e ne sono rimasta molto colpita. Trovo che sia proprio bello sapere che nella mia Valle ci sia qualcuno di così volenteroso da voler recuperare antichi sentieri caduti in disuso, sono un patrimonio nostrano che sarebbe un peccato perdere per l’incuria o lo scarso interesse. Insomma, complimenti ai Cugini dei Sentieri! E speriamo che presto ci permettano di praticare nuove strade boscose, io non vedo l’ora! Squit!

I signori gatti di Badalucco

Sono una topina fuori dal comune, ormai dovreste saperlo.

Alla vostra Pigmy, i gatti piacciono davvero tantissimo! E con me si comportano bene, sapete? Non ci pensano neanche a tirar fuori gli artigli.

In passato vi ho fatto vedere i mici della mia amica Nicky, uno più bello dell’altro, oggi, invece, voglio parlarvi di quelli che si possono ammirare in uno dei primi paesi della mia Valle: Badalucco.

Se ne stanno in mezzo ai carruggi, vivono così, senza grandi pretese, si direbbe… Eppure ci sono topi che pagherebbero per avere la vita che conducono loro, spaparanzati sul ciottolato, ben curati, ben nutriti e con un paesaggio come quello di cui possono godere loro ogni giorno!

badalucco

Il torrente Argentina è il vero sovrano di Badalucco, lo attraversa e forma anche una breve, ma larga cascata che è possibile ammirare dal paese. E loro, gatti fortunati, godono di tutti questi panorami e paesaggi. Chi sta meglio, topi miei?

Ma se l’Argentina è il vassallo di Badalucco, i gatti sono i suoi valvassori!

gatti badalucco

Guardate questo qui sopra, rosso e bianco. E’ un coccolone mai visto. Se ne sta sempre nei pressi del fiume, vicino ai lavatoi, e ti accompagna per un tratto, quando passi dalle sue parti. Si struscia addosso a te, ti guarda con quei suoi occhi dolci, si fa fare mille carezze e poi, quando capisce che stai per proseguire oltre il suo territorio, ti saluta e se ne va.

Poi ci sono quelli che trascorrono il loro tempo a sonnecchiare sul selciato davanti la chiesa, alcuni addirittura nei vasi o sui gradini di pietra dell’edificio religioso.

E religiosi lo sono anche loro! Chi ha un gatto nella sua tana potrà confermarlo. I mici hanno i loro riti quotidiani, le loro abitudini alle quali non possono proprio rinunciare. Son fatti così e, in fondo, non sono poi tanto diversi dagli esseri umani.

Passeggiando per i carruggi del paese con al collo la mia macchina fotografica, a un certo punto ci capita di alzare lo sguardo e… oh! Eccone un altro!

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Ha un pelo così bello da fare invidia, non trovate? Ci osserva dall’alto, senza scomporsi troppo per la nostra presenza né per le foto che vogliamo scattare per immortalare i suoi occhi, il suo muso e la posizione in cui si trova. Se ne sta su un davanzale, più precisamente dentro un bel vaso, che dà quasi sul tetto di un’abitazione vicina. I gatti non amano farsi fotografare, sono proprio fetenti in questo. Non appena prendi il toposmartphone con discrezione e accedi all’applicazione per scattare la tanto agognata foto… si assiste a un fuggi fuggi tale che non ci si spiega che cosa mai abbiano visto.

Questo qui, invece, pare dire: “Avanti, fammi una foto! Anzi no, due, tre. Sono qui apposta.” Che comportamento insolito!

Procediamo la nostra passeggiata lungo il torrente, poi facciamo ritorno alla topomobile, ma le sorprese feline non sono finite.

Su un’ape car, infatti, c’è un gattone che quasi quasi farebbe invidia ai due precedenti. Anzi, sembra la fusione tra di loro. Non appena ci vede, scende dalla sua postazione d’onore e ci viene a salutare in tutta fretta, quasi avesse ritrovato degli amici di vecchia data.

A pochi metri da lui/lei, un altro gatto se ne sta sdraiato sull’arco di accesso a una casa. Disturbato dalla nostra presenza, si alza, si stiracchia e si strofina il pelo sui rampicanti per dare un’occhiata.

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Che accoglienza calorosa offrono, i mici di Badalucco! Se avete bisogno di concedervi un po’ di coccole, sapete dove andare, perché loro non ve le negheranno.

Un bacio felino dalla vostra Pigmy.

 

 

La Loggia degli Sposi

Torniamo un po’ nel cuore della mia Valle. E’ da tanto che non vi ci porto ma oggi ho in serbo per voi una vera sorpresa.

Vi ho fatto conoscere, tempo fa, il meraviglioso borgo di Montalto Ligure, potete vederlo qualche post più in là, e oggi ci riandiamo perchè ho voglia di mostrarvi una cosina davvero particolare. Ebbene non potevo certo non parlarvi di questo posticino fantastico, grazioso ma soprattutto romantico, come lo è l’intero paese. Siamo infatti nel borgo definito “romantico” per eccellenza e quindi non poteva mancare una vera e propria loggia dove potersi sposare. SONY DSCE quante coppie ha visto unirsi in matrimonio questo luogo di pietra!

Nella mia Valle lo conoscono tutti e, ogni volta che ci si mette zampa, si cammina sopra il riso bianco degli sposini che sono appena stati qui.

Cari topi, ecco a voi, la – Loggia degli Sposi -. Sono diverse le vie che ci portano a lei.SONY DSC Partendo da sotto, bisogna inerpicarsi per una scalinata abbastanza ripida dai gradini consumati e il colore delle luci giallognole implica un’atmosfera suggestiva e quasi misteriosa. Alcune porte che incontriamo sono in legno massiccio e molto vecchie appartenute un tempo, forse, a delle stalle. E’ un luogo affascinante nel bel mezzo di questo villaggio arroccato sui monti del mio mondo.SONY DSC Un piccolo spazio dalla pavimentazione di ciappe, due panchine, un lampione e un’apertura che offre un panorama degno di qualsiasi matrimonio. SONY DSCMantiene in tanti punti la sua antichità.

E’ stato, per certi punti di vista, reso solamente un po’ più comodo, come l’aggiunta dello scorrimano per agevolare probabilmente la salita alle spose munite di vertiginosi tacchi a spillo ma, per il resto, tutto è com’era un tempo. SONY DSCVi sarete accorti, immagino, già da queste prime foto che a regnare infatti è la pietra. Ci circonda, ci siamo sopra, ci siamo sotto, è ovunque, e questo fa si che il posticino rimanga bello fresco anche in piena estate.

Il sole passa solo da due finestre aperte e semitonde, sembrano le aperture di un castello e la luce è spettacolare.SONY DSC Il tetto offre una bellissima lavorazione di travi in legno e, sotto di lui, nel centro della parete più ampia, c’è una piccola fontanella in ferro dalla quale sgorga acqua fresca. Il suo rubinetto porta la stessa lavorazione di tante altre fontane della mia Valle e il suo rubinetto è in ottone.SONY DSC Per il resto, a parte due panchine per gli invitati più anziani, non c’è nulla; si presta però ad essere addobbata come meglio si crede con felci, piante e composizioni di qualsiasi tipo adatte al fatidico giorno. Che emozione. E’ l’ideale per meravigliose foto in posa. Lo sfondo è magnifico. SONY DSCLa Loggia degli Sposi è un luogo così antico da presentare ancora gli archi e le lastre di ardesia di un tempo. Al centro del pavimento inoltre è stato composto su di esse, lo stemma del comune di Montalto Ligure. Se non erro, questo è stato fatto da un artista del luogo. SONY DSCA celebrare il loro matrimonio civile, in questa fantastica cornice, vengono anche turisti e stranieri. E’ un posticino famoso. E, se si vuole, si possono anche continuare i festeggiamenti nella piazza della chiesa poco sotto. Guardate ad esempio questa foto che ho preso dal sito rivieradivina.it, non è meraviglioso?loggia3In fatto di matrimoni campestri, questo è l’ideale. E allora topi, non dimenticatevi di venire a vedere la Loggia degli Sposi se vi capita di passare da queste parti. Non potete perdervela. Merita. SONY DSCVi sembrerà di fare un salto nel passato. Vi sentirete castellani o menestrelli in un giorno di festa. Una perla della Valle Argentina. Vi è piaciuta?SONY DSC Bene topini, adesso allora posso lasciarvi ma tenetevi pronti, vi porterò presto in un altro posticino sensazionale. Un bacione grande, alla prossima. M.SONY DSC

L’ombrosa frazione di Isola lunga

Ombrosa sì, su Isola lunga, il sole resta poco. Peccato, è così bella! Isola lunga, appena dopo Badalucco, SONY DSCè un insieme di case sparse qua e là, a far da scarpette ai piedi di Montalto. Fa proprio parte del Comune di Montalto. Che nome buffo porta! Sembra il nome di un paese fiabesco. Isola lunga in mezzo alla natura. Isola lunga che accompagna l’Argentina dalle acque più limpide che si possa immaginare. Ci si rispecchia dentro.

Dal vecchio ponte in pietra, di epoca romana, non si può giungereSONY DSC in macchina e allora, occorre passare solo dalla strada nuova. Ma a piedi, o in bicicletta, si può scavalcare il mio, (come sempre bellissimo) torrente, e si giunge in Località Panarda.

Qui, un monumento circondato da gradini di pietra ci accoglie rimanendo esattamente di fronte alla Chiesa dalla porta in ardesia. Un quadretto, dai colori sgargianti, rappresenta la Madonna col Bambino e in cima, una grossa palla di cemento perfettamente tonda. Al suo fianco, la stradina che costeggia il fiume, si restringe SONY DSCsempre più. Una staccionata protegge il nostro cammino.

Le alte rocce sono aspre e sovrastanti, friabili, troppo; una rete trattiene i frammenti di roccia che si staccano e che potrebbero essere pericolosi per chi decide di fare una passeggiata. Una delle più belle passeggiate della mia valle. Nella tranquillità più assoluta. Peccato, come dicevo a inizio post, la mancanza del sole. Già dal primo pomeriggio ce n’è pochissimo soprattuttoSONY DSC in inverno.

E sì, Isola lunga rimane proprio sotto il monte dominato dall’alto dalla Madonna delle Nevi, uno dei santuari più belli che abbiamo e che un giorno vi farò conoscere. Ah! Lui si che è baciato dal sole fino a sera! Verso fine articolo posterò una bella immagine dai colori dorati che accarezzano il monte.

Dai comignoli, l’odore dei Castagni e degli Ulivi che ardono nelle stufe impregnano l’aria. Profumano la zona e formano una nebbiolina azzurrognola sulle casette sparse qua SONY DSCe là.

Par di essere in un presepe e ogni dimora ha il suo orticello e il suo giardinetto davanti.

Isola lunga, costruita intorno a un bosco che, in alcuni punti, ostenta la sua presenza; ma com’è piacevole la sua ombra in piena estate! E che comodo, per gli abitanti di Isola lunga, allungarsi un attimo e poter raccogliere Nocciole e Castagne.

Un’unicaSONY DSC stradina attraversa questa frazione, in alcuni tratti, quasi buia. Chi ci vive è attento e guardingo, se arrivi a Isola lunga senza avvisare, ti guardano un pò tutti con sospetto ma è normale, la via è talmente stretta che se vuoi far manovra devi entrare nella proprietà altrui! Sfido io!

Isola lunga è un posticino ricco di angolini caratteristici e fantastici. Cascatelle, muretti in pietra, panchine e siepi la fan da padrona in quella che sembra quasi una Comunità.

Un paesino a sé, al di là del fiume, lontano da tutto, ma comodo ai servizi grazie ai ben equipaggiati Badalucco e Montalto.

Oh, e che belli gli uccellini che beccano in quei campi. Considerando il freddo che c’è, fanno molta tenerezza ma loro saltellano arzilli e felici mentre laSONY DSC fresca arietta gli spettina le piume. E qui il freddo, si sente un pò di più. Tanti i cellophane a proteggere rare piante o palme particolari che, in questa stagione, soffrono. Tanti i teli che ricoprono intere piantSONY DSCagioni. E di mimosa, ancora, nemmeno l’ombra. In certi punti della mia Valle invece, si iniziano a vedere dei microscopici boccioli. Meraviglia, la primavera è alle porte!

Mi piace guardare, qui a Isola lunga, i colori delle case. La mia Liguria è particolare in questo. Le tinte del rosa, dell’azzurro e del giallino, sono sempre presenti nei paesi sulla costa ma qui, non siamo vicino al mare. Esso non è distantissimo dalle spiagge ma di strada ce n’è! Eppure, anche qui, regnano vari colori. Non c’è monotonia e questo fa si che il luogo risulti più allegro e più appagante per l’occhio. Persino la Chiesa, laggiù in fondo, dall’altra parte della strada, è colorata da un bel ocra chiaro. E il verde; quanto verde c’è! Il terreno che da dietro circonda questo posto è prevalentemente roccioso. Pensate, dove qui potete tranquillamente seminare, due metri più in là, non è più possibile.

Peccato, il piccolo rio, sotto il bosco, sarebbe stato molto utile per l’irrigazione.

E a Isola lunga la vita scorre tranquilla. Non c’è frenesia, non c’è traffico, non c’è rumore. A sentirsi solo il fiume. Il fiume e il vento. Uh, qui il vento corre veloce! Discende come un bob in pista seguendo SONY DSCla conca della Valle e nessuno riesce a fermarlo. Freddo, violento ma lui, presumo, crede d’esser assai simpatico. E questa è Isola lunga topini. Nel nostro dialetto, Isola longa.

Isola felice. Sono contentSONY DSCa d’avervela fatta conoscere. Un altro cunicolo della mia grande tana. Un altro luogo dove aleggia la tranquillità delle stagioni che passano senza affanno ma rincorrendosi.

State pure voi, quanto volete, lasciatevi cullare da questo ambiente e questa atmosfera. Ascoltatene i rumori e inalatene i profumi.

Qui inoltre, il torrente, forma una delle anse più belle di tutta la zona di Badalucco. Una perfetta curva di acqua che è come uno specchio.

Io vi saluto, e vi aspetto SONY DSCdomani per condividere con voi altre sensazioni ed emozioni. Tenetevi pronti!

Un bacione topi. La vostra Pigmy.

M.

La strada “di sotto”

Questa stradSONY DSCa non ha un nome per noi della Valle. Forse, solo i pochi che ci abitano lo conoscono. Per noi, si chiama semplicemente – la strada di sotto -.

Ora infatti c’è un bivio. Dopo Badalucco, puoi scegliere, se andare su o andare giù. Puoi scegliere di prendere la strada che vuoi, tanto andrai sempre verso Molini, ad Agaggio. Dalla strada “di sopra” arrivi prima ai paesi di Montalto e Carpasio, da quella “di sotto”, invece, arrivi prima ad Aigovo, Carpenosa e San Faustino. E’ la strada vecchia quest’ultima.

E’ la strada che i nostri nonni topi hanno difeso con le unghie e con i denti quando qui ci si voleva fare una grande diga e ricoprire tutto. Oh SONY DSCno, dopo il disastro del Vajont, il 9 ottobre del 1963, chi si poteva fidare di avere un grosso lago artificiale, un enorme bacino d’acqua sopra la testa? Dopo tante manifestazioni, la diga non si fece più, vinsero i miei convallesi ma, la nuova strada ormai era stata fatta e ora ci ritroviamo appunto con due vie che portano alla stessa destinazione.

Sono tutte e due molto belle; diverse, ma belle. Quella “di sopra”, quella nuova, a mio avviso, è un po’ più nuda come vegetazione; rimane più alta, il torrente lo si vede laggiù in fondo. Dopo l’Osteria dei Cacciatori, il bivio che ci porta alla sentinella della Valle, Montalto appunto, è il punto più bello. Di fronte, un po’ più su, ci troviamo il grande prato di San Faustino e il suo colore, tutt’intorno, in questa stagione, è prevalentemente marrone.

La strada “di sotto” invece, la più antica, è la più romantica. Tutte e due iniziano come vi dicevo prima,SONY DSC sorpassato il paese di Badalucco, ma qui, più in basso, la vegetazione, le piante e gli arbusti, sembrano avvolgerti.

Di qua e di là, di tanto in tanto, qualche radura e… il torrente, lo si può vivere. Lo si sente scrosciare vivace pieno di entusiasmo.

Si sente come pesante, in questo momento, è ricco di neve che dagli alti monti si è sciolta e ora la deve portare giù, fino al mare. Le sue SONY DSCcascatelle fanno rumore, mischiando il bianco con il turchese e avvolgono casette che sembrano rimaste lì, dimenticate dopo il presepe.

Come spesso accade, incontriamo una piccola cappella. Sotto al suo minuscolo tetto in ardesia, la scritta “acquasanta” e dentro, oltre al cancello di un vivido azzurro, un dipinto della Madonna e tanti fiori. Qui ci sono più colori e non solo dati dal fiume.

C’è il vermiglio dei cachi e c’è più verde. Tutto è brullo, magro, povero, SONY DSCma qualche chiazza di verde la si incontra ancora e, vicino all’acqua, l’umidità si fa sentire; gli angolini idilliaci per i sognatori non mancano di certo, sopra a qualche roccia o in un’aiuolina accanto al torrente.

Le canne via via, lasciano il posto ai Castagni, ai Noccioli, alla Roverella che, nonostante la loro momentanea e apparente secchezza, incorniciano dal basso i monti innevati.

Qui, un prato fa anche da campo da calcio; due porte in metallo sono le reti nelle quali devi fare goal e chissà chi lo tiene pulito. L’erba è tagliata, corta, le sue sfumature vanno dal verde chiaro al giallo paglierino, un vero spettacolo. Una splendida passeggiata.

Una strada meno moderna, dove la natura, se pur meravigliosa anche al piano di sopra, qui sembra offrire tutta se stessa.

Le curve sono dolci e ogni qualche metro, un sentiero, ci permette di andare a raccogliere SONY DSCi frutti del bosco: le Ghiande, le Castagne, le Nocciole.

L’aria, in inverno, l’attraversa gelida. In questa parte della mia Valle non si fa problemi; le svolte alla nostra sinistra, salendo, non vengono mai baciate dal sole. Se scendesse la neve, faticherebbe ad andare via. In alcuni tratti sembra buia.

Ci sono i ponti, i ponti Romani, in pietra, che attraversano il torrente Argentina eSONY DSC permettono di andare a coltivare nei campi. Gli orti nei dintorni sono da cartolina. La catasta di legna in un angolo, lo spaventa passeri che nessuno considera, il Ciliegio in fiore, prematuro, le piante rampicanti sulle staccionate che, di rampicante, hanno lasciato solo più l’anima.

A farci ombra, qualche Abete e qualche Larice. Strano vederli assieme ad alberi che vivono ad altitudini minori.

E’ ai bordi di questa strada che si possono raccogliere i piccoli Girasoli che assomigliano alla Rucola e il Tarassaco. Il Trifoglio, la Malva e l’Insalatina selvatica SONY DSCda prato, per non parlare di qualche grappolo d’Uva che pende oltre il confine!

Questa è la strada “di sotto” topi e c’è ancora. Non doveva esserci più. Doveva essere coperta da ettolitri di acqua, lei e tutta la vegetazione intorno. Invece è ancora lì ed è uno splendido cammino in ogni stagione.

Provate a venirlo a vivere. Un topobacio a tutti.

M.

Strada Don Aldo Caprile e la chiesetta di San Bernardo

Pronti topini? Si parte. Oggi andiamo verso il paese di Badalucco ma svoltiamo un attimo prima, a sinistra, e saliamo per la strada che va’ ai Vignai.

Dopo circa un quarto d’ora di cammino, anche se siamo comodamente seduti in auto, ci avviciniamo al paese di Ciabaudo e, sulla nostra destra inizia una strada nuova. Una strada che si arrampica in salita, in mezzo ai brughi, al timo, al ruscus.

Questa è la strada dedicata a Don Aldo Caprile. E noi la percorriamo.

Nativo del paese di Corte, Don Aldo Caprile, è stato Parroco nel paese di Badalucco per 42  anni, dal 1947 al 1989. La sua accoglienza e il suo buon carattere hanno lasciato il ricordo di un uomo umile e pieno di voglia di fare. La gente, gli ha voluto un gran bene e non vuole dimenticarlo al punto di dedicargli una delle strade più belle della mia valle.

E’ la strada che porta al Santuario della Madonna della Neve, sul Monte Carmo, e oltre, la stessa strada, porta ad una bellissima statua.

Questa via ci permette di godere di un panorama mozzafiato. I monti, gli alberi, il terreno più arido, scosceso, più roccioso. Da una delle sue curve, giù in fondo, si può notare il paese di Montalto, il villaggio romantico, la “sentinella” della Valle Argentina.

Sopra di lui i pascoli e, da qui, si possono ammirare tutti.

La strada di Colle d’Oggia e Prati Piani. Ma non finisce qua. A stupirci ci pensa anche il Monte Faudo, 1.149 metri d’altezza. Un ambiente prettamente prealpino che svetta con le sue antenne, unico, riconoscibile tra mille. Il monte dei cavalli selvatici rimane dietro la cresta dei pini. E oltre, ancora più in là, non ci crederete ma si vede anche il mare.

Il mio mare, come sempre, circondato dal verde. Un verde scuro, intenso. Un mare che non mi abbandona mai. E vedere quello spicchio d’azzurro che si confonde con il cielo fa sorridere gli occhi. Una visione incantevole.

I dolci tornanti di questa stradina, si snodato uno dopo l’altro, senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

Non siamo più in auto, siamo a piedi, vogliamo guardare bene ciò che ci circonda. Non solo il panorama distante ma anche quello che ci sta vicino.

Sentiamo gli odori e i rumori del bosco. Gli aghi di pino scricchiolano sotto i nostri piedi e ci ritroviamo a camminare anche sopra schegge di ardesia che provocano come delle piccolissime valanghe. Bisogna fare attenzione e scavalcarle, si sdrucciola e sono taglienti. Ma rendono il terreno particolare alla vista. Pezzettini di lavagna. Si possono prendere e usare come gessi. Come matite per scrivere sull’asfalto il nostro nome o “Noi siamo stati qui”.

Contornati da piante di corbezzolo e piselli selvatici siamo immersi da colori vivi, accesi. E’ finita la stagione dei corbezzoli in frutto ma i loro piccoli alberi son più vivaci che mai e, alcuni, così alti da riuscire a farci ombra.

I piselli selvatici, invece, con quel loro romantico fucsia, tinteggiano di brio la vallata. Non profumano ma sono dolci come lo zucchero. Sono sparsi per la via ma, tanti, li troviamo ai suoi lati. A bordo strada.

Una splendida Chiesetta, tutta in pietra, una Chiesetta antica. Si parla di lei già in trattati del 1443 e, nel 1600, ha anche goduto di qualche ristrutturazione.

E’ il Santuario di San Bernardo e domina da qui, su questo monte, una grande parte della Valle Argentina e della sottovalle Oxentina. E’ lei la piccola Chiesa montana che collega il sentiero che porta fino al paese di Ciabaudo con le prime case del villaggio.

Questa Chiesa è solitaria e, come dicevo prima, completamente in pietra. Pietre cubiche, alcune più spesse, altre meno, posizionate una sull’altra con incredibile maestria. A vederla dal davanti, sembra piccolina ma, in realtà, è parecchio lunga e la terra battuta la circonda.

Entrando sotto il suo arco sembra di entrare in un antro e da qui possiamo vedere cosa si nasconde al suo interno. A colpirci, un dipinto, lo Spirito Santo e i Santi.

Delle panche di legno, dei candelabri, una croce, anch’essa in legno, ma soprattutto un bellissimo pavimento a scacchiera, in lavagna. Sono state anche portate delle statue, in legno pure loro, di Sant’Antonio Abate e della Madonna della Neve, provenienti, come si può leggere nel sito del Consorzio della Valle Argentina, dallo stabilimento di Sturfless, nel Tirolo.

Anche il soffitto è in legno con travi e perlinato dal color mogano. Il legno e la pietra sono naturalmente i materiali più utilizzati da sempre. Siamo qui, sotto a questo portico, davanti alla porta d’entrata e, sulle nostre teste, è affrescata una crocifissione risalente al ‘600 che le intemperie hanno ormai cancellato parecchio. Andrebbe restaurata. Non sarebbe male farla rivivere.

E’ un disegno molto particolare, che i pellegrini apprezzerebbero, perchè sembra di vedere come dei riflessi di altri dipinti sotto di esso.

La volta in pietra dell’edificio non riesce a proteggere del tutto quello che rimane del dipinto e, una gran parte dell’opera, si sfoglia.

Sotto di lui, a lato dell’entrata, una lastra di ardesia ricorda, con tanto di foto, il Partigiano Marco Bianchi “Beretta” morto il 12 gennaio del 1945 e lo ricorda così: “Nell’apice della lotta per la liberazione d’Italia 1940-1945 qui cadde sotto il piombo fascista…”. Due girasoli e un rametto d’edera, colorano quell’immagine in bianco e nero e, in primo piano, il grigio della lavagna scolpita.

Ma le bellezze di questo Santuario non sono solo al suo interno. Se ci giriamo intorno infatti non ci vuole nulla a capire che è un luogo di raccolta e di gioia.

La prima cosa che testimonia ciò è un grande e lungo tavolo di legno pronto ad ospitare tanta gente che immagino mangiare e bere tutta insieme in allegria. Tra le feste patronali più caratteristiche, infatti, quella di San Giorgio è quella che raduna più gente. Ma quel tavolo torna utile anche a chi semplicemente si è voluto fare una passeggiata e si sofferma in questo luogo pacifico a mangiarsi un panino. Con la fontanella vicino, possiamo dire che abbiamo tutto, anche l’acqua, e attorno alle fronde degli alberi, tante lucette, ora spente. Se venissero accese, durante la notte, regalerebbero un’aria di gran festa.

Da qui si può vedere bene il campanile del caseggiato. E’ un campanile piccolino e basso con una bella campana di bronzo e una piccola crocetta in ferro sulla sua punta.

Tutt’intorno a lui le ciappe, la ormai famose ciappe del tetto.

Penso sia uno dei campanili più minuscoli ch’io abbia mai visto seppur molto carino.

E’ una Chiesetta davvero particolare ed è posizionata in un luogo stupendo, utile per venirci con gli amici. Ricordo le volte che ci son salita con Niky e i nostri amici a quattro zampe.

E’ ricca di particolari. Guardate ad esempio cosa c’è su un suo davanzale appoggiato a delle sbarre. Un piccolo crocifisso azzurro con un Gesù fatto di cera; è la cera delle candele. Immagino sia un dono che nessuno ha voluto togliere.

Le sbarre non sono soltanto alle finestre. Ne troviamo anche davanti ad una porta, dietro la Chiesa. Una stanza buia e vuota, con dentro solo un tavolino, è protetta da una griglia. Da qui, al suo interno, s’intravede un’altra apertura, sulla destra, che probabilmente permette un’altra entrata nella Chiesa.

Vi è piaciuto vero topi questo posto? Lo so, è una Chiesetta originale in un angolo della mia Valle altrettanto particolare. Ma non è finita qui. Il bello deve ancora arrivare.

Riprendiamo la macchina e andiamo oltre al Santuario. Torniamo a vedere il mare, Montalto e il Monte Faudo, sentiamo l’odore del bosco, facciamo qualche curva e poi, al primo bivio, giriamo a destra. Continuiamo a salire.

La sorpresa stà per giungere e, infatti, dopo ancora qualche centinaia di metri, eccola, in tutto il suo splendore, la statua bianca, come le nuvole, della Madonna della Neve.

Da qui, preannunciando l’omonimo Santuario che un domani vi porterò a conoscere, domina tutto il lato Ovest della Valle.

E’ molto bella. Candida. Come fa ad essere così candida non lo so. Da qui vive tutte le stagioni e subisce pioggia, sole e neve. Con il suo nome inciso su un pezzo di gesso e protetta da una ringhiera nera, spicca davanti al monte. Qualche ciclamino intorno, più in basso, le dona un pò di colore. Giovane, come una fanciulla, tiene in braccio il suo bambino dall’alto di una mozza piramide di pietra. Il mantello e la corona in testa.

E’ la Madonna della Neve, qui nella strada di Don Aldo Caprile, sopra alla Chiesa di San Bernardo.

M.

Andiamo ai Laghetti

Oggi topi vi porto alla scoperta di un luogo davvero incantato della mia Valle.

Siamo nelle vicinanze di Badalucco e, qui, il torrente Argentina, ci mostra il meglio di se. Il palcoscenico che possiamo vedere e vivere è meraviglioso.

Un’acqua limpida e cristallina, dalle tonalità verdi, scende dagli alti monti, e precisamente dai pressi del Monte Saccarello per andare poi a sfociare nel mare tra Riva Ligure e Arma di Taggia. Questa è la casa delle trote, dei gamberi di fiume, delle ranocchie e dei gerridi. Delle ninfee e tante altre piante acquatiche.

E’ l’acqua che brilla sotto il sole che s’infrange contro le pietre bianche e spruzza goccioline rinfrescanti.

Chiamato anche Fiumara della città di Taggia, questo fiumiciattolo è lungo circa 40 km e, nella sua discesa, forma tanti laghetti che d’estate diventano una delle mete preferite da bambini e bisognosi di quiete e divertimento.

Eh già… è bellissimo fare il bagno nel fiume!

Questi laghetti sono, ad esempio, “il laghetto delle Noci” di Molini, o il “lago Verde”, “i laghetti” di Montalto e tanti altri. Tra questi, i laghetti di cui vi parlo oggi.

Delle splendide pozze d’acqua dove, udite udite… ci si possono ovviamente portare i nostri amici animali a fare il bagnetto! E vi assicuro che si divertono un mondo!

Questi laghi, alimentati dai sali minerali delle rocce e, in modo scarso nel nostro caso, anche da nevai e ghiacciai, offrono comunque un’acqua ricca di sodio e magnesio e, ovviamente, hanno anch’essi una salinità se pur bassissima.

Il loro colore è dovuto proprio a ciò che contengono ma anche dal muschietto che si forma sulle pietre del fondo essendo acqua meno corrente.

Fate molta attenzione infatti a fare il bagno in questi posti, il rischio di cadere e fare scivoloni è all’ordine del giorno.

Anche in estate, quest’acqua, è molto fredda, in inverno, impraticabile del tutto. Negli ultimi anni addirittura si forma in superficie uno strato di ghiaccio semitrasparente e i pesci ci nuotano sotto. Mi chiedo come fanno! Mi vengono i brividi solo a pensarci!

E mi vengono i brividi, ma dall’emozione, anche a guardare queste zone. Non le trovate bellissime anche voi? Capite perchè mi considero fortunata?

Questi piccoli laghi e quest’acqua che scorre, tutti gli alberi intorno, i fiori, i cespugli… sono una meraviglia della natura!

Non mi stancherei mai di ammirare ciò che mi circonda. E, a proposito di ciò, vorrei segnalarvi una bellissima poesia intitolata “Penso a…” del progetto scuola elementare – Poesie sull’Acqua

Penso…
ad un animale che salta nel silenzio,
all’ acqua che scroscia
tra le pietre del fiume.
Penso…
ad una tempesta che inonda le navi,
ad un delfino che salta tra una nuvola e l’altra

Penso a…
Un mare con la luna
che splende nel cielo blu
con tante stelle cadenti attorno
che sembrano fuochi d’ artificio.

Penso a…
una notte d’autunno;
le foglie cadono dolcemente
dentro l’acqua
mentre c’è la luna piena.
Un’onda porta via le foglie,
arriva la pace.
E’ un lieve sogno.

Bella vero? Ora però topini vi saluto.

I laghetti mi aspettano e io non resisto. M’infilo il mio costumino fatto di foglie di fragoline rosse e vado a tuffarmi nell’acqua! Chi me lo fa fare di andare al mare dove non c’è nemmeno un buchino per posizionare il mio guscio di noce? E poi qui, possiamo divertirci davvero tutti. Di qualsiasi razza siamo!

Un bacione, alla prossima!

M.

Il massacro al Santuario dell’Acquasanta

Quella che vi racconto oggi è una storia triste, l’ennesima. A Montalto la si ricorda ancora, e l’emozione che suscita è forte come un tempo. E’ una ferita tra le più sentite, qui, in questo borgo arroccato, un eccidio accaduto per puro divertimento e violenza da figli della guerra.

I tedeschi nazisti scesero dalle regioni Binelle ed Evria, sopra Montalto Ligure, uno dei più bei paesini della mia Valle che presto vi farò conoscere. Incontrarono un anziano, un uomo di 70 anni, Gio Batta Ammirati, che stava portando fascine di legna in casa. Cammina curvo, con il carico gravoso sulla schiena. Lo uccisero senza motivo né pietà,  sparandogli con il fucile.

Era il 17 agosto del 1944. Subito dopo, spararono a un suo omonimo, altro Gio Batta Ammirati (nei paesini, un tempo era facile avere lo stesso nome e cognome), e a Giorgio Brea di 54 anni, mentre stava mangiando sulla porta di casa sua. Un unico colpo in testa. Angelo Galleano fu freddato allo stesso modo, ma venne colto dalla pallottola nel tentativo di una fuga disperata.

Non soddisfatti dalla serie di omicidi già compiuti, massacrarono, bastonarono e seviziarono proprio davanti al Santuario un sacerdote, Don Barthus Stanislao, e il chierico Mario Bellini – i quali avevano in cura un gruppo di orfani – accusandoli di connivenza con i partigiani. Dopo aver traforato i loro corpi con decine di proiettili, si accanirono sui due cadaveri prendendoli a calci fino a farli rotolare giù dalla strada.

Il monumento che ho fotografato rappresenta un civile e un sacerdote, e lì, ai piedi delle statue, c’è ancora la carta d’identità del parroco, completamente intrisa di sangue (questa foto l’ho invece presa dal sito ventimiglia.biz, qualitativamente migliore di quella scattata da me). La lapide marmorea racconta in breve ciò che è accaduto e nomina gli assassinati.

“….per non dimenticare”. E si chiede pace. La barbaria non finì quel giorno. I nazisti scesero in paese e continuarono la strage uccidendo 27 persone, tra le quali il sacrestano accorso, Giovan Battista Montebello. Fracassarono porte e mandarono in pezzi ciò che trovarono. Entrarono nelle case e le distrussero ogni cosa, malmenando chiunque gli si trovasse a tiro.

Un tenente medico, facente parte del primo gruppo di tedeschi sceso poi fino a Taggia, si vantò di essere riuscito, da solo, a uccidere 9 innocenti. Le testimonianze riportano ciò che uscì dalla sua bocca, quella sera, nell’osteria del paese: “Quest’oggi essere stata buona giornata!”. Frase detta in un metallico italiano. 

Ringrazio le persone che hanno raccontato questa storia, è per merito loro se ho conosciuto i nomi delle vittime e le terribili circostanze della loro morte. Ringrazio anche coloro che hanno ricordato i terribili fatti di quegli anni a voce alta per raccontarmeli, mentre io ascoltavo con la pelle d’oca.

Un’altra storia toccante, quella di oggi, un altro episodio che non smetterà mai di vivere nei ricordi.

M.