La dolcezza che inganna di Cima Donzella

Cima Donzella, o della Donzella (su alcune mappe è segnata anche di Donzella) è un monte molto importante della Valle Argentina.

Si tratta infatti del monte che con il suo pendio forma, assieme a quello di Monte Arborea, la conca del famoso Passo della Mezzaluna sullo spartiacque tra la Valle Argentina e la Valle Arroscia.

Un monte che, a vederlo, appare dolce, dalla vetta arrotondata e i crinali morbidi ma è in realtà abbastanza dura riuscire a salire fin sulla sua punta.

Per questo direi che le sue curve armoniose sono un po’ ingannatrici ma, ovviamente, non serbano ostilità anzi… La natura è totalmente impregnata di gioia, amore e bontà, lo sappiamo.

La sua forma è quella di un seno materno ed è bellissimo ammirarne la silhouette per la strada che conduce al Ciotto di San Lorenzo.

Cima Donzella, che è alta 1636 mt si trova affianco a Monte Bussana ed entrambi appartengono alla Catena Montuosa del Saccarello.

Abitata da Camosci e Caprioli, che dalla sua vetta si lanciano giù in picchiata verso la Valle, questa montagna, non altissima, fa proprio venir voglia di conoscerla meglio e i suoi ripidi pendii si decide di percorrerli per poi continuare sui crinali dei monti più belli della Valle Argentina.

Si tratta di un monte che, nella sua lunga esistenza, ha visto muoversi tanta natura e tanta storia su di lui e sotto di lui ma ha anche assistito a eventi di carattere militare e alla vita di molti pastori, ergendosi proprio su pascoli fondamentali.

Abbracciato dalla Strada Marenca e trovandosi nel mezzo di un crocevia, è diventato col tempo persino punto di riferimento tra i Comuni di Molini di Triora e di Rezzo.

Proprio in questo periodo, la sua terra sta permettendo ai Crocus di sbocciare per vestirsi di un abito più primaverile e colorato.

I toni del bronzo dati dall’erba essiccata e quelli del bordeaux di una strana ardesia ci sono ancora e sembra così di guardare un monte che emana calore nonostante il frescolino che si percepisce quassù.

La vista che offre è, come sempre accade sui miei monti, splendida anche da parte sua.

Da qui si vedono bene anche diverse e conosciute montagne francesi, ancora innevate, come il Monte Bego.

Di fronte a me ecco la magnificenza del Monte Toraggio, del Pietravecchia, della Valletta e del Grai. Più sotto, Rocca della Mela e più a destra Sua Maestà Rocca Barbone.

Il Praetto è ben visibile e pulito. Una radura che a breve sarà piena di fiori e farfalle ma che oggi non raggiungerò per godermi questo spazio e questo monte di cui vi sto parlando.

Diversi stormi di uccelli le svolazzano intorno divenendo emblema di libertà assoluta e lo spazio immenso che si percepisce osservando il luogo in cui questo monte sorge è davvero infinito e parla di vastità e bellezza.

Da qui si possono ammirare nuvole lontane che vengono accolte dalle correnti della Valle e iniziano a giocare scontrandosi con gli altri rilievi montuosi che abbiamo di fronte. Sembrano curiose e sorvolano sopra i borghi come a volerli abbracciare.

Poi passano, vanno, lasciando solo il ricordo della loro fresca presenza. Oppure restano, spesse come grandi e soffici coperte, ad avvolgere quel magnifico mondo che vedo sotto di me.

I primi insetti fanno capolino con il loro volo già vivace alla ricerca di un po’ di nettare o di qualche preda. Questa montagna, al momento, può offrire poco. Tutto è appena nato su di lei, ma quel poco basta a far assaporare una vita nuova che sta nascendo.

Tra breve la vedrò tutta verde. Sarà un verde chiaro ma intenso a ricoprirla e sarà ancora più spettacolare. Ovviamente la farò vedere anche a voi.

Adesso però vi devo salutare, molti altri articoli da scrivere mi aspettano e quindi scendo da qui e corro in tana.

 

Vi mando un bacio gentile da vera Donzella.

Dai Cubi al Garezzo sul manto nevoso

Con il termine “I Cubi”, in Valle Argentina, si intende la zona dal Passo della Guardia fornita di panche e tavoli atti a ricevere persone che hanno voglia di fare un bel pic nic godendo di un’atmosfera meravigliosa, immerse totalmente nella natura.

In questo periodo però è difficile poter godere di queste comodità, essendo ch’esse sono completamente ricoperte dalla neve.

Si prosegue pertanto, sopra a quel manto bianco, soffice e luccicante.

Si prosegue fino al Colle del Garezzo arrivando al Ciottu de e Giaie (Ciotto dei Torrenti).

Sembra di essere dentro ad una di quelle palle di vetro piene d’acqua, omini e puntini di polistirolo che si muovono dolci, se si scrolla quella sfera trasparente.

I rumori sono ovattati e sopra ogni cosa regna lei: la candida Signora.

Tutto ha un altro aspetto. Nuovo. Dalle sfumature cangianti.

I fruscii dei pezzi di neve ghiacciata che cadono dai rami diventano tonfi sordi al suolo.

Alcuni fili d’erba sono completamente immersi nel ghiaccio e, assieme all’acqua divenuta solida, formano strane figure bizzarre. Anche le gocce che cascano dai profili rocciosi sono adesso stalattiti fredde.

Rocca Barbone sembra il teatro di una fiaba. Il suo cappello è bianco e la severa falesia che la distingue appare ora ancora più aspra, colorata da quel grigio scura che risalta maggiormente.

Ancora pochi passi, percorro gli stessi metri fatti dai Camosci prima di me e posso godere di un panorama mozzafiato.

In primo piano vedo il Monte Pellegrino, meno imbiancato rispetto alle montagne alle quali do la schiena e, dietro di lui, si staglia davanti ad un mare color oro e azzurro Monte Bignone, solo e snello.

Zampetto per quella strada innevata senza sentire alcuna fatica, è tutto così bello che mi sento leggera come un piccolo insetto.

Il sole, prima dell’arrivo della foschia, scalda e brucia la mia coda ma è gradevole lasciarsi baciare da lui a quelle temperature.

Tutto è assolutamente bianco attorno a me. Alcuni riflessi azzurri delineano strane forme a terra.

Cumuli formati da neve, erba e vento sembrano il suolo di un altro pianeta e si immaginano extra-terrestri avanzare. Invece no, è sempre la mia splendida Valle Argentina che sa regalare scenari incantevoli e ogni volta diversi.

Sopra la mia testa volano indaffarati tantissimi Corvi Imperiali e Gracchi Alpini.

Sono così numerosi che mi par strano, tra loro, distinguere anche una coppia di aquile che subito si allontana.

Sono vivaci, forse affamati. Totalmente neri eppure riflettono così tanto la luce della Grande Stella da sembrar color argento.

Mi rendo conto di essere circondata anche da diversi Camosci.

Le mamme con i loro piccoli hanno formato un gruppetto che, tranquillo, si gode il sole su un prato bianco.

Alcuni invece passeggiano alla ricerca di cibo.

Altri ancora sbucano curiosi e un po’ impauriti dalle rocce e dai cespugli spogli mostrando a malapena il muso. 

E poi c’è chi sceglie comode postazioni per un riposino in totale relax, senza voler essere disturbato da nessuno. Davanti a me, intanto, si apre un nuovo scenario.

Il Poggio di Goina sovrastato da U Zimun (il Cimone) candido e tondo.

Dietro di loro, alla mia sinistra, lo splendore è dato da Alpi Liguri alle quali sono molto affezionata. Il noto Passo della Mezzaluna, completamente avvolto dal mantello immacolato, racchiuso tra Cima Donzella e Cima Arborea e, poco oltre quest’ultimo monte, l’adorato Carmo dei Brocchi. Alto, possente, austero e bianco anch’esso.

In mezzo al Passo svetta con un piglio di simpatica superbia persino Pizzo Penna.

Di fronte a me, dopo il Monte Faudo, una distesa azzurra e brillante indica il mare ed è impressionante vederlo da qui, stando con le zampe in mezzo alla neve, su questi alti monti.

Ora sono sotto al Monte Frontè.

Posso vedere la Madonna ricoperta dai fiocchi gelidi. Un forte contrasto con tutti quei pennuti neri, come il carbone, che le volano attorno.

Alcuni punti di questo tragitto possono risultare pericolosi in questo periodo dell’anno. Piccole o grandi slavine possono cogliere di sorpresa e alcuni pezzi di roccia possono spaccarsi e cadere nel vuoto. Occorre quindi evitare di stare sotto agli speroni di roccia e portarsi dove gli ambienti si aprono mostrando un territorio che gli occhi faticano a credere vero da tanto che è bello.

Le zampe scendono in quell’ovatta di 20 o 30 centimetri ed è bene avere un’attrezzatura adatta come scarponi e pantaloni impermeabili e ghette.

Si potrebbe anche ciaspolare ma non è così alta, ci si cammina dentro tranquillamente.

Le zampe fanno nuovi movimenti. È ovviamente diverso avanzare su questo terreno, meno stabile rispetto a quello estivo, ma è comunque piacevole.

Noto che anche il Gallo Forcello, del quale vedo le orme, la pensa come me. Dev’essersi divertito qua.

Era da parecchio che non vedevo il Colle del Garezzo con questo abito.

La neve, la vera protagonista, è bellissima, e riesce a far risplendere ulteriormente un mondo che già trovo affascinante di per sé.

Spero sia piaciuto anche a voi in questa sua nuova veste, così vi saluto sapendo di lasciarvi una graziosa visione.

Ma le mie avventure con la bianca Signora non sono finite qui. Aspettatemi perché ve ne racconterò e mostrerò delle altre.

Per adesso vi mando un bacio candido e vi aspetto per sgattaiolare ancora, assieme a voi, in diversi palcoscenici gelidi ma affascinanti della mia Valle.

Emozioni infinite – Al Passo della Mezzaluna

Fu come respirare per la prima volta.

Quando giunsi in questo punto, la gioia fu talmente tanta nel vedere la meraviglia del Creato che l’aria si bloccò per lo stupore nei miei piccoli polmoni, ma fu come se, per la prima volta, io prendessi vita.

Sentivo l’entusiasmo pervadermi e scalpitare dentro di me. Quasi mi venne da urlare: quell’euforia doveva uscire, insieme alla vastità, così pura, così verde, così… infinita di cui era testimone il mio sguardo. Infinita come le mie emozioni. Infinita fino al mare. I miei occhi luccicavano.

Vi starete chiedendo dove mai io sia andata per provare sensazioni così forti e ve lo dico subito, cari amici. Sono andata in un luogo molto particolare della Valle Argentina, dalla bellezza indescrivibile. Potete notarlo voi stessi attraverso le mie immagini. Sono andata al Passo della Mezzaluna. Vi consiglio, però, di venire qui di persona se, oltre ad appagare lo sguardo, volete risollevarvi anche l’animo e il cuore. Questo luogo ne ha il potere e, quindi, voglio darvi le indicazioni per raggiungere tanto incanto.

Dalla strada principale di Passo Teglia, ho zampettato all’incirca un’oretta per giungere qui, ma io sono veloce; in un’ora e mezza ci arriva chiunque attraverso un bel sentiero, pulito e ben delineato.

Dopo Drego (sopra Andagna) dapprima si sale, godendo di un bellissimo panorama, e poi si scende verso Rezzo, e ci si inoltra nella fantastica foresta di Rezzo, chiamata anche “Bosco delle Fate” proprio per via del suo straordinario fascino. Dopo Drego troviamo qualche curva e poi, proprio in una di queste curve, sulla sinistra ci imbattiamo in una placida fontana non più funzionante: ecco l’inizio del sentiero da prendere, segnalato nella zona di Caselle Fenaira.

Sul cartello leggerete anche il nome di Ciotto di San Lorenzo e oggi vi sto portando  proprio subito dopo questo Ciotto, luogo altamente mistico della Valle, ma del quale in questo articolo non vi svelerò nulla.

Oggi, infatti, mi trovo al fantastico Passo della Mezzaluna, uno dei più belli della mia Valle. All’inizio del sentiero ci troviamo a 1351 mt s.l.m., ma, una volta giunti al Passo, raggiungiamo i 1450 mt s.l.m.

Si cammina immersi tra esemplari di Faggi meravigliosi che, tra le rocce ricoperte di muschio verde scuro, in alcuni punti, mostrano un paesaggio degno delle leggende celtiche e irlandesi. Il bosco in certe zone è scuro, ombroso, pare avere un piglio albagioso, ma molto affascinante e ricco di energia positiva e sacra. Il sentiero è largo, ci si passa comodamente anche con una moto da trial o in mountain bike. C’è solo un tratto un po’ difficoltoso, anche se molto molto breve (10 mt appena), che da fare con le due ruote risulta abbastanza ostico. E’ un tratto roccioso, dove ci sono massi alternati a creare una specie di parete sulla quale ci si deve arrampicare un pochino, ma persino le vecchie nonnine riescono.

Il Passo della Mezzaluna è così chiamato in quanto forma proprio la sagoma di una falce di luna tra le vette di due monti verdi ricoperti di pascoli incontaminati e baciati dal sole. Sono di un verde pallido, a differenza delle mucillaggini che ricoprono il suolo percorso in precedenza. E’ un verde che si alterna all’ocra, al giallo e al marrone del fieno e dell’erba, colorando di sfumature pastello tutta quella meraviglia cangiante a seconda delle stagioni.

Io, come sapete, sono grande quanto una castagna, ma al Passo mi sento ancora più minuscola e capiterà anche a voi, se saprete cogliere davvero tanta magnificenza. Una rara bellezza che si apre permettendovi di abbracciare con gli occhi e lo spirito quanto di più bello ci sia al mondo: Madre Natura in tutta la sua grandezza.

Un’apertura esagerata vi permetterà di cogliere gran parte di un paesaggio da veri amanti della montagna e non. Sì, perché farebbe innamorare chiunque. Tutto attorno ci sono monti di varie altezze: Monte Bussana, Cima Donzella, Monte Monega. E boschi, e più in giù colline, e continuando a scendere con lo sguardo ecco le vallate, e poi le città sulla costa, che da qui sembrano nugoli di formichine, e poi l’azzurro esteso e sconfinato del mare che bacia quello del cielo.

Ecco il mare di Albenga, dopo il Carmo di Loano e il mare di Imperia. Si possono vedere persino distintamente, a seconda delle giornate e delle condizioni atmosferiche, anche i profili scuri delle montagne della Corsica. Verso Nord, invece, è possibile ammirare l’immensità dei valichi, delle cime ancora più alte, dei sentieri, dei prati eterni colorati da cespugli di Rododenri, Crocus, Stelle Alpine e Cardi selvatici.

Di qua abbiamo la carrareccia che porta a Colle Melosa, di là, invece, si può proseguire verso il Colle di Garezzo percorrendo i Sentieri degli Alpini, le Vie del Sale, i cammini militari che hanno visto, un tempo, le azioni bellicose degli uomini, le loro ore in postazione o in marcia, su e giù per la Strada Marenca, per quei prodigi armoniosi naturali.

La pace, qui, è protagonista assoluta, una dolce compagna che ristora e rilassa. Corrobora i sensi ancor più di una tazza calda di cioccolata in una fredda sera invernale. Se fosse concreta, la si potrebbe definire maestosa, così imponente che neanche gli uccelli osano disturbarla. Solo qualche Aquila, ogni tanto, si permette di strillare e lasciarsi udire facendomi spalancare gli occhi in alto. I Corvi Imperiali se ne stanno sulle rocce più alte a gracchiare al nostro passaggio, sentinelle di un paesaggio che li rende guardiani perfetti e quasi incontrastati.

Topi… non so che altro dirvi. Quassù si ha davvero il cuore appeso a un filo di meraviglia. Vi tratterrei qui per giorni interi, ma non posso: devo farvi conoscere altri luoghi che meritano, perciò devo per forza salutarvi, ora, con un bacio e un sospiro innamorato.