Da Colle Belenda a…

È da Colle Belenda che si può giungere, attraverso un magnifico sentiero in mezzo alla natura, agli abitati di Triora, Cetta, Loreto e Case Goeta; a piedi o in mountain bike.

Colle Belenda si trova per la strada che va a Colle Melosa e, in questo periodo, lo trovo ancora imbiancato da una neve che cade a fiocchi persino nel mese di maggio.

La topo-mobile fa presto a diventare bianca e… santa ratta! Ma non eravamo in primavera?!

Il nome di questo luogo, che discende dal Dio Belenos, significa “brillante” come già vi avevo spiegato qui https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2018/05/04/belenda-belenos-belin/ e sono, per la precisione, tra la Valle Argentina e la Val Nervia.

Non ho intenzione di raggiungere i luoghi che vi ho citato poc’anzi, mi fermerò prima, perché dopo il piccolo Passo dell’Acqua, che attraversa il mio sentiero, giungo ad un punto panoramico meraviglioso e me lo voglio godere per bene.

Posso sdraiarmi su queste grandi rocce che si affacciano sul vuoto e guardare la meraviglia, il mio mondo.

Il vento oggi è potente e gelido, mi taglia il muso col suo soffio incessante, ma ciò non mi impedisce di continuare, per molto tempo, ad ammirare la bellezza che si staglia davanti ai miei occhi. Sono così contenta che, il tempo, è libero di fare quello che vuole. Io sono incantata.

Una grande parte dei monti della mia Valle si presenta a me con tutto il suo splendore, permettendomi di vedere i Sentieri degli Alpini e le borgate di Realdo, Borniga, Creppo e il Pin.

Lo sguardo gira e perlustra, di qua e di là: la punta del Toraggio, Carmo Gerbontina, Monte Ceppo… quanti… ma su un monte in particolare si posa anche il mio animo.

Sul Monte Gerbonte.

Ci sono stata da poco e c’ero stata diverso tempo fa. L’affetto mi lega a lui per le sue caratteristiche e perché appare proprio come il regno del Lupo.

Vedo da qui la piccola Caserma Lokar che mi ha ospitata meno di una settimana fa ed è bellissimo guardarla in mezzo ai quei Larici secolari e le radure che la costeggiano.

Un grande rapace mi distrae, non mi permette di fotografarlo per voi. È veloce e il vento gli è amico com’è giusto che sia. Non so dirvi di che si tratta. È marrone, come il guscio di una nocciola, ma non sono un’esperta.

Due massi più in là si percepisce la presenza dei Camosci ma oggi, visto il clima, non è proprio giornata di presentazioni.

Non importa, la meraviglia mi circonda ugualmente.

Sotto di me, un vallone molto profondo e ampio, con pietraie che diventano dirupi al di sotto delle creste montane di fronte. La profondità mette i brividi, è come stare su una nuvola e vedere tutto dall’alto. Sono emozionata. Che spettacolo! Non faccio altro che guardare e questo è tutto. Il mio tutto.

Passa un bel po’ di tempo prima che decido di tornare indietro.

Ora non nevica più e il vento pare essersi calmato ma alcuni fiori sembrano non essere molto entusiasti.

Le Violette sono le più fortunate, basse e rase al suolo non subiscono il peso della neve. Persino le foglie secche, a terra, riescono a proteggerle da tanto che sono piccine. La Primula (la Veris) invece, deve piegarsi al cospetto della Bianca Signora, così come la Campanella. I fiori del Brugo hanno deciso di attendere ad aprirsi, fa ancora troppo freddo per loro, e sono solo turgide palline color avorio rosato.

Stille ghiacciate non riescono a cadere dai loro rami e da quelli degli abeti e sembra Natale.

Quelle piante, quel bosco… ricoperti di polvere candida permettono di immaginare fiabe del Nord Europa.

Cammino su un terreno morbido. L’unico pericolo è dato dalle radici delle conifere che fuoriescono dal suolo e sono molto scivolose.

Piccole pigne mi imbrogliano tra il fango e la neve, sembrano i “regalini” di qualche animale selvatico. Una volpe? Un lupo? Una faina? Niente di tutto questo, solo i frutti degli alberi balsamici. Frutti di ogni tipo e di ogni grandezza, caduti al suolo a causa delle forti correnti e del loro tempo trascorso.

Diversi passeriformi cinguettano nell’aria, ognuno ha il suo verso e tengono molta compagnia.

Come vi ho detto, mi sono fermata presto a osservare quel creato attorno a me ma, da Colle Belenda, si può arrivare in diversi luoghi della mia Valle.

Ora vi saluto, vi mando un bacio ghiacciato e faccio ritorno alla tana. Voi scaldatevi per bene che dobbiamo ripartire per la prossima escursione e non c’è tempo per oziare. Stay tuned!

Sere magiche d’inverno di ieri e di oggi

E alla fine, anche quest’anno è arrivato quel periodo fatto di sere magiche e speciali, in cui si sta con il fiato sospeso.

C’è chi attende i regali sotto l’albero, chi se ne sta con il naso incollato alla finestra, nell’attesa di vedere una magica slitta solcare il cielo. C’è chi corre tra le vie della città per fare gli ultimi acquisti frenetici, prima di rintanarsi a casa, chi aspetta la neve con ansia…

E poi ci siamo noi creature del bosco, che questo periodo dell’anno lo viviamo in modo diverso dagli esseri umani.

A prescindere da quello che siamo, però, c’è qualcosa di cui vorrei raccontarvi. Sì, perché sono davvero notti particolari, quelle che ci apprestiamo a vivere, notti che hanno sempre avuto un significato speciale fin dall’alba dei tempi.

E così, a riprova di quello che vi sto dicendo, una sera è venuta a farmi visita Maga Gemma, portando con sé squisiti dolcetti speziati e uno dei suoi mille interessanti racconti.

biscotti

«Gemma, tu lo sai perché in questo periodo dell’anno gli esseri umani si scambiano doni? Per noi animaletti è un momento un po’ gramo, ma so che per gli umani non è così, o almeno non più…»

«Mia cara Pruna, è una tradizione molto antica, anche se è cambiata col tempo. Una volta il regalo principale erano le candele, riesci a immaginare perché?»

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Riflettei: «Be’, il Sole rinasce proprio il 25 dicembre e una candela porta la luce nel buio dell’inverno. Si riaccendeva così la speranza nella bella stagione che sarebbe ritornata, con la sua abbondanza.»

candela centrotavola

«Brava, proprio così. E questa usanza continua a ripetersi ancora oggi, ma le luci non si regalano più… si accendono! Per le strade, sui terrazzi, sopra gli alberi addobbati… tutto è un brillare di luci che sfavillano. E a guardarle pare quasi che si illumini anche il cuore.»

 

«In effetti, il cielo di questo periodo dell’anno sembra più buio, più cupo…»

«Sì, ecco perché sono nate storie di ogni sorta per esorcizzarlo. E, ti dirò di più: spesso queste storie avevano come protagoniste figure femminili.»

«Questa è una cosa curiosa, davvero!»

«Tornando al discorso dei doni, però… vedi, Pruna, oggi è tutto diverso, più consumistico, ma un tempo i doni che si facevano erano altri. Ai bambini si regalavano dolcetti fatti in casa, semi e granaglie. Non c’erano giocattoli e il compito degli adulti era quello di far festa, cucinare e preparare provviste. I bimbi erano la speranza della vita, il ritratto della purezza, e i doni che venivano fatti loro simboleggiavano il nutrimento dei nuovi progetti, i germogli che sarebbero spuntati a primavera, dando inizio a un nuovo ciclo. Era importante che a custodirli fossero le mani dei bambini, magici per natura e semplici nel loro modo di rapportarsi al mondo.»

mani bimbo

«E i bimbi erano quelli che potevano e dovevano mangiare un po’ di più, dico bene? Ecco perché gli si regalavano alimenti nutrienti come quelli che hai elencato.»

semi

«Proprio così, Pruna: giusta osservazione. Se i più piccoli sopravvivevano all’inverno, la Vita lo avrebbe fatto con loro. E ora c’è un’altra cosa su cui vorrei che tu ponessi attenzione… In un momento così freddo, cosa c’era – e c’è – di meglio che starsene al caldo, intorno al focolare a raccontarsi storie?»

 

«Oh, lo so bene! Mi si gelano sempre i baffi e la coda in questo periodo…»

«Bene, mia piccola amica dal cuore grande. Era in questi ultimi giorni dell’anno che si narravano storie in cui giovani eroi prendevano il posto di eroi anziani. C’erano racconti di nuove nascite prodigiose, di belle fanciulle impegnate in eroiche gesta, storie di filatrici, di veggenti e povere vecchine vestite di stracci. Ti dicono niente, tutte queste cose?»

befana

Ancora una volta mi portai una zampina al mento e corrugai la fronte, poi dissi: «Il vecchio e il nuovo, come l’anno che sta per finire e quello che arriverà. E poi erano le donne a scandire i ritmi della giornata, impastando, filando, rassettando, curando la casa e la famiglia…»

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«Esattamente. Ma vorrei farti notare un’altra analogia con un altro elemento femminile, un elemento di cui tutti facciamo parte: esseri umani, animali, piante…»

«Madre Natura, ma certo!» come avevo fatto a non pensarci prima?

«Tutto riconduceva a lei, Pruna. Lei che, grazie al ciclo del Sole, si rinnovava dopo essere simbolicamente invecchiata. Lei che a Primavera sarebbe stata una giovane pronta a dare frutti e che in Estate, invece, sarebbe stata gravida di doni per il mondo. Siamo figli suoi, figli di quella Terra che oggi appare spenta, dormiente, spoglia, ma che domani ci darà ancora la vita. Ma adesso mettiamo da parte questi discorsi e prendi quella latta di dolcetti: li ho portati a te, che sei l’esserino più vicino a un bimbo che io conosca. Mangiamoli, Pruna, te li dono con l’augurio che anche grazie a te nascano presto nuovi progetti.»

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Che altro aggiungere, topi? Io son rimasta a bocca aperta!

Un dolce bacio a tutti voi.

Il Pungitopo…Ahi!

Come direbbe Puffo Brontolone – Io odio il Pungitopo! -.

Mi tocca farlo, devo parlarvi anche di questa pianta, il Ruscus Aculeatus ma, il suo nome più volgare e comune, mi mette i brividi: Pungitopo. Ma perchè chiamarla così? Perchè avercela così tanto con noi piccoli roditori?

Però, sapete com’è, è talmente bella (anche se cattivissima) e talmente utile, che non potevo non citarla. E, se andrete avanti nella lettura, capirete il perchè.SONY DSC Appartiene alla famiglia delle Ruscaceae e offre delle bacche rosse e tondeggianti che si mischiano al verde cupo, lucido e intenso delle foglie dure e pungenti. Grazie a questo bel connubio, la pianta è considerata una delle più belle piante ornamentali da regalare, alla quale è stato dato il merito di presenziare nella festa santa del Natale per abbellire doni o composizioni assieme all’amico Vischio, con il quale però, non sono nemmeno lontani parenti. SONY DSCA Natale, compare ovunque! Persino disegnata sulle tovaglie del pranzo del 25 Dicembre. Il Pungitopo, come non piace chiamarlo a me, è una pianta davvero particolare. Le hanno dato questo nome perchè un tempo, nelle cucine dei Palazzi, veniva messa intorno alle provviste per non farle rosicchiare dai topi (posso assicurarvi che non abbiamo mai rosicchiato nulla; questa è discriminazione!). Quelle sue foglie acuminate ci tenevano ovviamente ben lontani.SONY DSC Dal punto di vista salutare però, il Pungitopo, è molto simile al Mirtillo e a tutti gli altri “frutti rossi” (così chiamati) in grado di rinforzare le pareti dei nostri capillari e migliorare la circolazione sanguigna come il Lampone, il Melograno e la Mora. E’ una pianta ricca di Vitamina P, per questo riesce in questo compito. Inoltre ha un’azione anche diuretica e questo fa si che riesce a pulire ulteriormente il nostro sangue venoso e la nostra circolazione linfatica, da tossine e prodotti di scarto più velocemente. Come assumerla viene deciso dalla persona: in tisane, in sciroppo, in polvere ma, per chi non lo sapesse, vorrei dire che il Pungitopo è considerata nella medicina popolare, proprio per queste doti diuretiche che possiede, la “Quinta Radice” ossia, nella “composizione delle cinque radici” (che sono: il Finocchio, il Prezzemolo, l’Asparago e il Sedano) essa è il quinto elemento come purificatore dell’organismo.SONY DSC Devo essere sincera però, non so se sono messi in ordine di “potere” o meno, non mi sembra. Hanno più o meno la stessa “potenza”. Anche le sue radici sono un vero elisir lassativo e diuretico. Con i suoi semi lasciati essiccare invece e scottati per poco tempo su lastre di pietra, i Greci, ci facevano una specie di caffè, dal sapore molto forte, che bevevano dopo mangiato per digerire mentre, ancora oggi, sono utilizzati crudi, in cucina, i suoi teneri germogli, e credetemi, devono essere davvero teneri altrimenti non riuscirete a mangiarli, sono duri e amari. Come tutte le piante inoltre, il Pungitopo, ha un suo ben dettagliato significato: se a vederlo può sembrare ombroso e dare un impatto negativo, esso è invece l’esatto contrario; la sua resistenza indica infatti la sopravvivenza e, la sua forma, soprattutto quella delle foglie, faceva credere di essere in grado di tener lontani gli spiriti maligni. Per proteggere i morti dall’oscurità infatti, veniva anche posizionato vicino alla salma o tra le sue mani e, le persone al funerale, ne tenevano un rametto in mano. Bruciarlo, e far salire in alto il fumo che portava il suo odore, era come avvicinarsi alle Santità e far capir loro che li stavano pensando e pregando. A volte veniva usato suo fratello ossia il Pungitopo Maggiore, chiamato scientificamente Ilex Aquifolium, nient’altro che il conosciutissimo Agrifoglio (attenzione alle sue bacche però perchè sono tossiche) e, come lui, il Pungitopo è usato molto nella religione Cristiana perchè la sua foglia ricorderebbe la corona di spine del Cristo. In merito all’Agrifoglio c’è una carinissima leggenda mitologica che narra così:

Re Agrifoglio e Re Quercia sono due figure della mitologia celtica che rappresentano le due forze gemelle, ma allo stesso tempo contrapposte, che regnano nell’universo. Sono le forze naturali che permettono il cambiamento stagionale, l’arrivo della luce e dell’estate, o l’arrivo del riposo con la stagione invernale. Il Re Agrifoglio rappresenta la stagione umida, l’arrivo del freddo e dell’inverno. Possiamo immaginarcelo come più anziano e più saggio, collegato anche al riposo ed al sacrificio. Il Re Quercia invece ha una connotazione più dinamica ed attiva: egli rappresenta la forza dell’estate e del Sole nel suo pieno splendore. Queste due forze si sfidano eternamente nel corso degli anni: ad ogni solstizio Re Agrifoglio e Re Quercia si sfidano, perché il tempo possa progredire e la stagione cambiare. Durante il Solstizio d’Inverno è il Re Quercia a prevalere su Re Agrifoglio. Nel momento stesso in cui la forza dell’avversario è al culmine (ovvero è la notte più lunga dell’anno) comincia però il suo declino, lasciando lo spazio al ritorno della luce, del Sole e dell’estate. Il Re Quercia vincerà per permettere che la terra possa nuovamente fiorire e dare frutti. Egli conquisterà anche il favore e l’amore della Dea, con cui si unirà a Beltane e da quell’unione nascerà nuova vita. Al contrario durante il Solstizio d’Estate sarà il Re Quercia a soccombere, perché la Terra possa sfiorire e riposare e prepararsi ad un nuovo ciclo. Possiamo vederle come due facce di uno stesso Dio Cornuto (o Dio della foresta), due facce che rappresentano la dinamica Vita-Morte-Rinascita (o Vita-Morte-Vita) e quindi come un ulteriore riferimento alle forze della natura ed alla ciclicità della vita naturale, materiale, ma anche spirituale. Perché queste forze non moriranno mai per davvero, esse risiedono latenti, aspettando fino al momento opportuno, per tornare quando ci sarà più bisogno di loro. In alcuni miti si dice infatti che la forza che viene sconfitta dimorerà i sei messi successivi nella dimora della Dea Arianrhod. L’importante è che nessuna forza possa mai prevalere sull’altra, poiché questo porterebbe ad uno squilibrio naturale ed alla distruzione”.SONY DSC

Carina vero? L’ho trovata per voi su forumfree.it. E l’Agrifoglio è quello che posso mostrarvi qui. Cresce spontaneo nella mia valle. Come fare a riconoscere L’Ilex dal Ruscus? L’Ilex – Agrifoglio (quello di queste immagini) è più grande, può arrivare fino ai 10 metri d’altezza e la sua foglia è larga con piccolissime spinette sul bordo; il Ruscus, non supera gli 80 centimetri e le sue foglie sono piccole e lanceolate ma, tutti e due, adorano il bosco. Un bacione pungente topi.

M.

E’ Natale

E’ inutile: continuiamo a dire che ormai non si sente più, che è solo una festa consumistica, che non è l’unico momento in cui si devono fare doni e bla, bla, bla però, a parer mio, credenti o meno, non possiamo negare il fatto che nei giorni vicini al Natale, ci sia un’atmosfera diversa. Probabilmente il nostro paesino, stanco e ormai scoraggiato, non ci crede più, il nostro Comune è rimasto senza soldi e noi senza luminarie, il nostro vicino di casa non appende più la ghirlanda alla porta… ma nell’aria c’è. Si percepisce.

Apro un blog e parte la musichetta natalizia, ne apro un altro e scendono i puntini bianchi a simulare la neve, un altro ancora e brilla la stella di un abete decorato, il famoso puntale, che da piccola pretendevo di mettere senza mai riuscire ad arrivarci.

E allora ho deciso di farvi i miei auguri, quelli più affettuosi, per voi che mi seguite. L’anno scorso, cari topi, vi ho cantato una canzone che amo molto, intitolata “Buon Natale”. Quest’anno, invece, ho deciso di dedicarvi una filastrocca molto carina:

E’ NATALE

E’ Natale, è Natale,

chi sta bene e chi sta male.

Chi si mangia il panettone,

lo spumante ed il torrone:

ed invece in qualche terra

i bambini sono in guerra.

Caro mio bel Bambinello

fa che il mondo sia più bello

e con gli uomini in letizia

tutti in pace e in amicizia.

Ad ognuno fai trovare

ogni giorno da mangiare.

Della neve ogni fiocco

tu trasformalo in balocco

che poi cada lì vicino

ad ogni piccolo bambino.

Manda a tutti il proprio dono

e fammi essere più buono.            (T.W.)

Cosa ne pensate? Ho scelto una filastrocca sufficientemente tenera da raccontarvi? Mi sembra proprio di sì. E allora, con tutto il cuore, BUON NATALE, amici topi!

La vostra Pigmy.

M.

A tutte le topo-artiste!

Va bene, per par condicio dedico questo post anche ai topini maschi.

Il Natale è quasi giunto, ma ancora non sapete cosa regalare? Bene, allora direi di tenere sempre conto dell’unicità dell’oggetto e del famoso “fatto a mano” al quale, ahimè,SONY DSC soprattutto in Italia, si dà poca importanza e mi tufferei in qualcosa di originale, creato con amore e a un prezzo molto accessibile. Sto parlando dell’artigianato.

“Eh certo! Chi me lo dà il tempo di spulciare cento siti diversi di artigiani, uno per uno, SONY DSCe scegliere il giusto dono da fare?” Se questa è la frase che vorreste dirmi, vi rispondo subito di non preoccuparvi, perchè potrete vedere, attraverso un’unica vetrina, tutti i regali possibili e immaginabili. Aspettate un attimo e vi dirò anche dove. Prima, però, voglio parlare con le creatrici o, perchè no, con i creatori.

Ebbene, topetti, lo sapevate che oggi potete aprire il vostro negozio online senza pagare nessuna tassa e senza iscrivervi a nessuna Camera del Commercio? Ma certo! E tutto questo è possibile su http://it.etsy.com/ ! Meraviglia! E’ praticamente un Ebay dell’artigianato. E’ possibile anche vendere il vintage (l’oggetto deve avere però almeno 20 anni), oppure rimodernare con le vostre mani qualcosa di non inventato da voi. Oh, ma non preoccupatevi, perchè potrete leggere tutto il regolamento anche in italiano! Negli USA è un mezzo molto usato e divertente, sta  prendendo sempre più piede. Pensate: potete crearvi davvero la vostra boutique,  darle un nome, e potrete scegliere uno sfondo. La gente potrà contattarvi e dovrete fare delle bellissime foto alle vostre creazioni per far sì che le persone vengano invogliate aSONY DSC comprare. Proprio come in un negozio vero! Il prezzo lo decidete voi e chi acquista avrà anche un piccolo pagamento in più per le spese di spedizione. So che probabilmente tanti di voi conoscono già questo mondo, ma per chi ne era ancora all’oscuro sono felice di aver dato una bella idea. Se avete un’amica che, ad esempio, realizza bamboline di terracotta, non sarebbe bello se, per Natale, di nascosto, le realizzaste il suo negozio online? Pensate che sorpresa! Voi non spendereste nulla, mentre lei, invece, ci guadagnerà! La vostra spesa è riferita unicamente ai 0,15 centesimi per ogni foto postata. Sono immagini che potranno rimanere in rete per ben 4 mesi. Allora, avete capito? Correte a visitare questa piattaforma e poi fatemi sapere, non vedo l’ora di venire a comperare da voi, amici! E ricordate che potrete vendere qualsiasi cosa sia stata fatta con le vostre mani: saponette, foto, collane, sciarpe, ricami, borse, gnomi, quadri… tutto, qualsiasi cosa! La trovo anche come una bellissima galleria d’arte da sfogliare all’infinito.

Un bacione e grandi regali, topi, dalla vostra Pigmy!

M.

Tutta un’altra…. Luce

Ebbene sì, dovete sapere che dove vivo io, non c’è un vero e proprio trionfo di luci e colori sotto al periodo natalizio…

E’ per questo che andando invece in un luogo come Monte Carlo, nella primissima Francia vicina a me, si rimane realmente estasiati.

Si cari topi, che se ne dica, lo spettacolo qui lascia davvero senza parole.

Sarà sicuramente uno Stato ricco e benestante, che accoglie personaggi importanti da ogni dove, ma la luminosità, i giochi di luce e tutte quelle lampadine sono strabilianti.

E non servono le parole. Si sta lì, con il naso all’insù, incantati, grandi e piccini.

Luci che si muovono, che cambiano colore, che si spengono e si accendono.

Io non ho mai avuto la fortuna di poter visitare tante città del mondo, permettetemi quindi di esaltare tanto fascino.

Ho visto alberi d’argento con le fronde rosse, slitte di Babbo Natale trainate da renne luccicanti, palle di neve trasparenti contenenti oggetti natalizi in cristallo e disegni luminosi proiettati sui muri dei palazzi.

Mi sentivo come una piccola topina e la cosa bella è che ogni anno li cambiano, soprattutto davanti al palazzo del Casinò. Ne cambiano il tema.

Ricordo che, due anni fa, erano rappresentati animali bianchi come la neve e poi ancora, l’anno dopo, palloni enormi che cambiavano colore.

Ogni piccola finestra è addobbata a festa e così anche ogni vetrina e non sono solo le luci le protagoniste in questi giorni; vere e proprie ambientazioni ti fanno sentire come dentro ad una fiaba.

Accompagnate da romantiche o simpatiche musiche, queste luminarie, rimarranno nei ricordi per tantissimo tempo; per me infatti è diventata una sorta di tradizione andarle a vedere, da quando ne rimasi piacevolmente colpita la prima volta.

E insomma che, mentre da noi, solo i Centri Commerciali possono essere definiti degni di ricordare la Festa Santa, ecco che invece in questo staterello, qualsiasi cosa la ricorda. Ne innalza la gioia.

E non ha importanza se la luce è calda o fredda, se si muove o sta ferma, se è gialla, rosa, verde o blu, lo sguardo sarà comunque suo schiavo perchè rapisce e scalda.

Non senti nemmeno il freddo pungente, ormai giunto, di queste serate limpide. Non t’infastidiscono i fari e il via vai delle tante auto, o la gente che parla e ride, perchè tutto passa in secondo piano.

Luci che ti circondano, così vicine a te che ti senti completamente avvolto.

Segni di luce, decorazioni natalizie di ogni tipo. Stelle, rosoni, tende illuminate, comete, campanelle, girandole, cornamuse, di tutto e di più, ogni piccola cosa posta con precisione pazzesca.

Pensate che su ogni vero abete erano posizionate palline ad ogni ramo, per tutta la città. Da non credere. Non oso immaginare in quante persone hanno lavorato a tutto ciò.

E oltre ai festoni luminosi, guardate le ambientazioni dei negozi. Incredibili. Tutto sembra reale e fatato allo stesso tempo. Forse è anche troppo. La città, così addobbata a festa, diventa una vera e propria opera d’arte.

Il tutto anche grazie al contributo di vari artisti che permettono il rivestimento completo di facciate, catene che costeggiano i ponti e composizioni di luci introvabili, donando luci al paesaggio.

Un fascino per il quale vale la pena andare a farsi un giro e respirare lo spirito di questa tradizionale festa.

Tutta questa luminosità ti sta dicendo – E’ Natale! – e, nonostante il tanto sfarzo, con tutte le cose tragiche e brutte che accadono ogni giorno nel nostro mondo, fa piacere viverla. Vedere che è ancora quantomeno sentita in alcuni posti, fa sorridere.

Nel mio paese, ripeto, sembra un periodo come tanti altri. Mamma topa come sono polemica oggi!

Beh, spero di avervi quindi illuminato con questo post.

Mi raccomando mentre mi seguite in questo tour, alzate gli occhi al cielo ed esprimete il più bel desiderio che vi viene in mente. Abbandonatevi tra le braccia di Santa Claus. Io, spero tanto vi si possa avverare.

Con tanti auguri che ciò accada, vi abbraccio forte e vi aspetto per il prossimo giro insieme, nel mentre, vi lascio ulteriori foto nel mio album.

La vostra Pigmy e… Buon Natale!

M.

 

Arma di notte e i suoi antichi segreti

Siamo ad Arma di Taggia, primo paese della Valle Argentina. Paese che si affaccia sul mare e deve a lui il turismo che lo occupa dalla fine del’800 grazie ad una cultura e una tradizione marinara che perdurano da anni.

E’ in Arma che si affacciarono, agli albori dell’umanità, i primi abitatori della costa.

Il nome Arma infatti, si dice derivi proprio dalla parola barma, o balma, o ancora alma e significa appunto “grotta”.

Grotte a picco su un mare che gode, da dieci anni, di essere insignito dalla bandiera Blu d’Europa.

Pensate che Arma, insieme ai Comuni di San Remo e Imperia, forma il terzo vertice del triangolo Costa Ligure-Costa Sarda-Costa Toscana nel quale trovano, un habitat ideale, delfini e balenottere.

Grotte che hanno subito invasioni barbariche e saracene e che offrono tutt’ora reperti antichi ma, questa volta, voglio farvi conoscere un paesaggio notturno, fuori dalle caverne, respirando aria salmastra.

Iniziamo la nostra passeggiata proprio dal mare. La passeggiata-mare, di Arma, costeggia tutta la cittadina dall’inizio alla fine e percorrendola si può arrivare ai paesi limitrofi, oggi anche in bicicletta grazie alla costruzione di una lunghissima pista ciclabile.

Percorrendo questa strada, impraticabile in estate da tanta gente che c’è, si passa davanti alle spiagge, ai locali, ai campi da Tennis, ai giochi per bambini, all’Istituto Alberghiero e alle palazzine dipinte con i tipici colori liguri.

Le spiagge sono per la maggior parte costituite da sabbia e si estendono per circa 45.000mq.

Tempo fa, l’acqua sovrastava questo luogo sul quale oggi camminiamo e, Genova, unica governatrice di un tempo, ordinò, stanca degli attacchi di corsari e pirati, che vennero costruite Torri di difesa e di avvistamento.

Fu nel 1565, quindi, che venne eretta la Fortezza di Arma che tutt’ora domina il promontorio.

Passeggiando verso Levante, ma continuando a stare sul lungomare, dove si svolge la maggior parte della vita armasca, arriviamo al porto.

Un piccolo porticciolo situato alla foce del Torrente Argentina, dove trovano ormeggio le imbarcazioni da diporto, barche a vela e i caratteristici “gussi”, barche riservate ai pescatori e adatte alla pesca. Ci sono anche diversi simpatici pescherecci che sembrano imitare la barchetta di Popeye.

In questo porto si possono veder nuotare anche anatre e cigni che costruiscono i loro nidi proprio alla fine del fiumiciattolo e, proprio qui, alle 6 del mattino, si può venire a comprare pesce freschissimo, direttamente dai pescatori che lo portano a riva.

Di fronte al porto, possiamo trovare anche il Circolo Nautico che ne coordina il movimento e gestisce una Scuola di Vela per ragazzi e principianti, e la sede della Compagnia della Vela Armasca che è un’Associazione nata perchè non muoiano le conoscenze della meteorologia, della marineria a vela e della tecnica nautica dell’andar per mare. Si occupa inoltre di non far scomparire le derive, piccole imbarcazioni leggere e maneggevoli che, come i beccaccini, hanno la deriva estraibile.

Vicino a questi Circoli, si trovano, inoltre, anche negozi di pesca ben forniti e la Scuola per Sub.

A simboleggiare l’aspetto marino, una grande pietra, più alta di me, con un’ancora in ferro appoggiata davanti. Un monumento del porto che la salsedine ha patinato di microscopica polvere bianca. Quest’ancora che divide le ultime due strade di Arma, si affaccia su quella che gli abitanti (chi dice armaschi, chi dice armesi) chiamano la Darsena. Un grande piazzale dal pavimento molto liscio usato in estate per balli e sagre e che offre, ai giovanissimi, la possibilità di pattinare, andare in bicicletta o sullo skate-board. Oggi, addirittura, hanno aggiunto due basket per permettere il gioco della pallacanestro.

E’ qui inoltre, in questo slargo, che si partecipa a manifestazioni particolari o raduni, come quelli di auto d’epoca, o di cavalli, o moto da cross che, in inverno, percorrono un circuito costruito sulla spiaggia. E’ proprio da questo piazzale che si possono ammirare le coste ad Est e, di giorno, un immenso mare.

Sopra agli scogli qui accanto, si radunano i pescatori che, con le loro canne, sfidando il vento, che ad Arma regna sovente, catturano saraghi, cefali, girelle e una varietà immensa di pesci.

“La Darsena” è anche il nome di un ristorante/pizzeria nel quale si possono assaggiare gustosissimi piatti di pesce.

Scusate se mi sono soffermata su questa zona ma, Arma, ha sempre avuto un’importanza marittima notevole, soprattutto a partire dalla fine del XVIII secolo quando si trovò a possedere, sotto il regime di Genova, come dicevo prima, ben 64 unità! Pensate.

Ora però entriamo nel cuore di questa località, saliamo in su dalla Via Marina, la via del porto, e raggiungiamo un altro luogo, ma state tranquilli, torneremo sul mare percorrendo una specie di tour a ferro di cavallo.

Il posto che visitiamo è il cosiddetto Viale delle Palme, un lunghissimo viale che attraversa gran parte del paese da Nord a Sud, costeggiato da entrambe le parti, solamente da palme. Guardate in questa stagione com’è deserto. Non c’è nessuno. I 14.500 abitanti, che risiedono in questo Comune, comprendendo anche Taggia, durante le sere invernali preferiscono starsene in casa.

Arma cade nel totale silenzio, così come il suo Viale. Al suo interno si trova un parco giochi per bambini, ci sono tantissime panchine e giardinetti ben curati e all’inizio di questa via, che si può percorrere solo a piedi, ci sono le Scuole Elementari e Medie Francesco Pastonchi. Insomma, è un vero e proprio punto di ritrovo per anziani, mamme e piccini, ma non usato nelle ore notturne.

Questo Viale è anche la casetta dei piccioni. Tantissime famiglie di colombi e tortore dimorano nei cespugli e nelle siepi dei giardini rimpinzandosi delle briciole di pane che i vecchietti gli portano durante il giorno. Tutto questo è stranissimo se si pensa che appena prima di entrare in questa specie di parco, colonie e colonie intere di gatti, sono la gioia delle gattare di Arma di Taggia.

Probabilmente, qui tutti si vogliono bene. Io però, è bene che sto alla larga.

Continuiamo il nostro giro. Poteva secondo voi mancare un monumento ai caduti? Ebbene no. Eccolo ergersi in tutto il suo splendore, a dare il significato solito che troviamo in tutti i nostri paesi. La lapide scolpita, fa anch’essa riferimento al mare “Figli di Arma trassero ispirazione dal mare che idealizza dai monti, che temprano e morirono nella guerra della libertà per l’Italia valorosamente 1915-1918″. Al suo fianco, un altro elenco di nomi e date.

Alla sua destra, quando soffia il vento, una bandiera italiana, sventola i suoi tre colori. Il monumento è parecchio alto e al centro del paese. Gli abitanti lo indicano per suggerire strade o negozi. E’ come se tutto partisse da lì – …Allora dal monumento, giri a destra…-, oppure – Di fronte al monumento, non ti puoi sbagliare…-. Un’aiuola sempre ben curata gli fa da cornice e dietro lui, si aprono i cancelli di Villa Boselli, una grande villa che mette a disposizione il suo immenso giardino per i bimbi che possono giocare protetti dalle auto. Oggi questa dimora è l’Ufficio Informazioni e le sue sale vengono usate per conferenze o matrimoni. In estate si svolgono al suo interno e tutt’intorno anche mercati e fiere come la Fiera del Geraneo, la Fiera du Rebassu e quella du Desbaratu, dove tutti i commercianti che partecipano, possono sbarazzarsi della merce invenduta, che invecchia nei magazzini, a prezzi veramente bassi, per la gioia dei compratori.

Ogni penultimo sabato del mese inoltre, viene organizzato il mercatino delle pulci, giorno atteso dagli amanti del vintage, dell’antico e dell’originale.

Tutto questo avviene davanti alla maestosità del Duomo di Arma, la chiesa di Sant’Antonio e San Giuseppe, ricca di dipinti e statue in gesso o dorate. Una chiesa grandissima e anche la più usata, essendo che ad Arma ci sono anche la piccola chiesetta di San Giuseppe, sul mare, che conserva la statua di Sant’Erasmo e la chiesetta dell’Alma, della quale ho fatto un post tempo fa.

Questa, la più grande, circondata dall’oratorio e da un campo da calcio è il fulcro del paese. E’ qui infatti che si svolge, in febbraio, il Carnevale dei Ragazzi, la Santa Messa di Natale e quella di Pasqua. Cerimonie alle quali partecipa tutto il paese in festa. Fa da palco alle recite scolastiche dei bambini ed è nicchia di cori religiosi, e non, che emettono i loro canti malinconici e quasi ipnotici.

In questo momento, essendo che è sera, una qualsiasi sera dell’anno, i suoi portoni altissimi sono chiusi, quindi, come vi avevo promesso, ci dirigiamo nuovamente verso il mare.

Passiamo sotto ad un ponticello bassissimo, bisogna curvarsi per attraversarlo, sopra al quale, una volta, passava il treno. Oggi invece, solo bici o appassionati di footing.

Scendiamo ancora in giù e raggiungiamo una via pedonale, una delle vie più belle di Arma. E’ Via Queirolo, una via ricca di negozi dove fino a poco tempo fa esisteva anche l’ultimo Cinema superstite di Arma, il cinema Capitol.

Questa strada è bellissima da percorrere durante le festività natalizie perchè viene addobbata di luminarie e fiori e, ad ogni lampione, dei megafoni solenni offrono musiche e canzoncine tipiche come: Tu scendi dalle stelle, Bianco Natale e Jingle bells che donano tanta allegria.

La strada è completamente ricoperta di mattoncini rossi e posso assicurarvi che quando i turisti l’affollano, di mattoncini, non se ne vede nemmeno l’ombra; mamma mia che impressione vederla così deserta!

Laggiù in fondo, alla fine, una piccola piazzetta di sassi, rende l’immagine della Rosa dei Venti. Le pietre sono disposte in modo da formare la rosa e, insieme ai quattro punti cardinali, sono scritti i nomi dei venti. Su di lei, d’estate, parecchi ragazzi e band musicali regalano piacevoli concerti.

Siamo di nuovo sul mare. Ci affacciamo dal muretto che costeggia le spiagge e possiamo ammirare Bussana, il paese che troviamo subito dopo Arma, andando verso la Francia.

Il faro, sulla punta della costa, si nota anche da qui.

Questa è Arma di notte, in autunno, affascinante, gialla di luce, poco fredda ma parecchio ventilata. Un’aria salata che fa rabbrividire. Un perpetuo rumore di onde che s’infrangono contro gli scogli. Uno stridere di gabbiani costante dall’alba al tramonto. Un cadere di aghi di Pini Marittimi che ne riempiono tutti i marciapiedi. Un altro tour che ho voluto regalarvi con piacere. Un abbraccio, Pigmy.

M.