Ancora in alto – sul Monte Frontè

Placido e imponente, il Monte Frontè (2.152 mt), se ne sta tra la Valle Argentina e la Valle Arroscia simboleggiato da una Madonna bianca a grandezza naturale.

È un monte che offre ospitalità a diverse specie di flora e di fauna, ben visibili, percorrendo il sentiero tra i pascoli che lo taglia e conduce alla sua vetta.

Una vetta tra le nuvole…

Io appartengo alla Valle Argentina e quindi partirò da qui. Da Triora. Arriverò al Passo della Guardia, oltrepasserò il Colle del Garezzo e il suo tunnel e, subito dopo questo, voltandomi a sinistra, noto il percorso che mi permetterà di raggiungere la cima di questo monte chiamato un tempo Monte Frontero.

Vi parlo di una cima ben visibile già da altri luoghi della mia Valle e che tutti conoscono.

Appartenendo alla Catena Montuosa del Saccarello lo si può notare spesso, stagliato contro il cielo, in mezzo ad altri profili montuosi.

Immediatamente, tra quei pascoli infiniti e incontaminati si notano mucche e vitelli ma anche diverse marmotte, affaccendate e attente si muovono su quei prati.

Che grasse sono! Se immobili, si possono facilmente scambiare con i massi chiari di quel territorio ma quando si muovono sono buffissime con tutta quella ciccia che ballonzola su e giù ad ogni loro passo.

In questa stagione il Monte Frontè è ricoperto da un verde sgargiante e su questo morbido tappeto smeraldino possono nascere fiori di rara bellezza e tanti colori che, dolcemente, accolgono svariati insetti e piccoli uccellini.

Pare impossibile pensare che un tempo, tanti tanti anni fa, era un ghiacciaio.

Ho persin avuto la fortuna di immortalare un bellissimo Culbianco e signora.

Guardate che vanitoso: si girava di qua, e poi di là, e poi mostrava il retro. Voleva essere fotografato da ogni parte senza sapere quale fosse il suo lato migliore.

Continuando a camminare su questo sentiero adatto a tutti, anche se l’ultimo pezzo si presenta un po’ in salita, si può ammirare un panorama splendido. Si può vedere tutta la Valle Argentina e tutti i suoi monti dal primo all’ultimo.

Molte volte, in questo luogo, capita di trovarsi davanti ad uno spettacolo singolare e cioè quello di essere al di sopra delle nuvole e sentirsi sopra al mondo.

Siamo a 2.200 mt d’altezza e pare proprio di vivere l’atmosfera di Avalon dove un mare di nubi sovrasta la vallata ma se si guarda in su si può vedere un cielo terso totalmente azzurro.

E’ bellissima, vista da qui, Rocca Barbone. Se ne vede bene la cima e si vede anche la strada che abbiamo percorso a piedi.

Com’è suggestiva da quassù in alto! Con quegli alberelli sopra che sembrano soldatini.

Ancora pochi passi e si raggiunge l’ambita Madonna, costruita nel 1953 e con lo sguardo rivolto verso il mare.

La sua espressione è dolce ed è innalzata su muri di pietra che l’avvicinano ancora di più al cielo.

Attaccate a quei muri sono diverse le memorie di chi ha realizzato tale capolavoro a quell’altezza.

Il riposo è meritato prima di scendere e si può godere di una pace incredibile e un panorama meraviglioso che raddoppia in quanto, giunti qui, si può ammirare la Valle Arroscia, i paesi lontani di Monesi e Piaggia e il Monte Saccarello preceduto dalla nota statua del Redentore.

Alcuni cavalli selvatici dai colori singolari e splendidi rendono il tutto ancora più meraviglioso.

Firmo sul quaderno dei ricordi protetto all’interno del muretto da una copertura in latta. Voglio poter dire che anch’io sono stata qui e simboleggiare questo evento. Dopodiché mi preparo a scendere.

Passerò dal Passo di Garlenda e raggiungerò nuovamente il Colle del Garezzo facendo così un percorso ad anello e osservando altre meraviglie ma tutto questo vi aspetta in un altro articolo.

Continuate a seguirmi quindi, sono persino stata punta da un tafano… non vorrete certo perdervi una cosa così?

Un bacio altissimo, purissimo e levissimo a tutti voi.

Neve e poi sole – dal Passo di Collardente al Colle del Garezzo

La mia Valle è bella anche per questo. Come succede in diversi luoghi, in alcuni punti della Valle Argentina, il sole e la neve fanno a gara per vedere chi arriva prima.

Solitamente la Bianca Signora ha la meglio davanti a Cavalier Sole, che prima la lascia scendere in candidi fiocchi assieme a Messer Vento, e poi arriva lui per renderla ancora più brillante.

Per questo, oggi, vi racconto di un clima davvero particolare che ho vissuto durante una splendida giornata di metà aprile. In primavera quindi!

In montagna, certi avvenimenti climatici accadono spesso, ma la primavera porta sempre a pensare a un tempo mite. Inoltre, sono bastati duecento metri di passeggiata per cambiare tutto.

Mi trovavo al Passo della Guardia e andando verso Collardente la fredda neve mi pungeva il viso, andando verso il Garezzo un sole caldo, invece, ritemprava. Ho persino visto nevicare col sole. Uno spettacolo bellissimo. Come luccicavano quei fiocchi contro la luce solare!

Tre Passi, in fila, uno accanto all’altro, uno più bello dell’altro.

Passo della Guardia era l’ago della bilancia. Alla sua destra, a Passo Collardente, era inverno. Alla sua sinistra, a Passo del Garezzo, era estate.

Da una parte ero imbacuccata come un eschimese, dall’altra in maglietta.

E che natura splendida si mostra a me che cerco di osservare tutto quello che mi circonda.

Di qua, mentre gli occhi si posano sul Passo della Nocciola laggiù in fondo, sulle case della Columbera e sulla Caserma di Vesignana, bacche di Rosa Canina e Helleborus foetidus se ne stanno spenti, con poca vita ed esuberanza, accettando quelle stille ghiacciate.

Una piccola Cinciarella, che per la precisione dovrebbe essere una Cincia Mora, scuote le sue piume e spruzza gocce sugli aghi di pino mentre una bruma abbastanza spessa le permette di confondersi tra i rami.

Sulla strada, la precedente neve non è ancora stata calpestata e si possono vedere impronte di ungulati (così vi faccio vedere che me ne intendo). Probabilmente un Capriolo.

Un pezzo l’ho percorso, ora è il caso ch’io mi vada a riscaldare verso il Garezzo e le case dei pastori.

Qui la temperatura cambia. Tutto è bianco, ma posso spogliarmi. Alcune slavine sono presenti e rendono più difficoltoso il passaggio.

Il paesaggio è reso ancora più suggestivo dalla presenza di alcuni Camosci che si rincorrono sulla neve o stanno fermi in gruppo. Anche alcuni rapaci arricchiscono il cielo, terso di tanto in tanto, o passaggio di nuvole che viaggiano veloci.

I sentieri limitrofi non si vedono, sono coperti dalla neve che lentamente si scioglie sotto il calore dei raggi e il rumore del gocciolio accompagna la mia passeggiata.

In certi punti non si può proprio passare, occorre attendere la bella stagione ma gli occhi e il cuore sono comunque appagati da una vista spettacolare e una natura incontaminata, mozzafiato.

Facendo ritorno al Passo della Guardia non posso non rimanere incantata da Sua Maestà Rocca Barbone, sempre lì, austera, placida, dalla falesia severa che ospita nidi di uccelli affascinanti.

Penso sia meraviglioso vedere i propri luoghi nelle varie stagioni. I loro cambiamenti offrono ogni volta un palcoscenico diverso e anche l’atmosfera cambia, così come il proprio sentire.

Ogni volta è come se fosse una nuova esperienza, un luogo incantato nel quale non si è mai stati, nonostante in realtà si conoscano a memoria quelle bellezze.

Che sensazioni incredibili. E con l’animo leggero faccio ritorno in tana.

Un bacio quattrostagioni a voi!

La Grande Regata

Fa freddo. Freddo e vento. L’aria punge. E più c’è vento e più loro son contenti. Sono anime libere. Sono i protagonisti della – Grande Regata -.SONY DSC Sono i bambini.

Ebbeni si topi, impavidi, coraggiosi, pronti a sfidare tutte le intemperie, la domenica mattina, non c’è santo che tenga; si naviga! Mi sembra d’aver capito che, gli adulti, quando partecipano alla Regata, hanno le barchette a vela tutte colorate e sono splendide da vedere tutte insieme come una miriade di puntini colorati. Ma… chiamale barchette! Sono lunghissimeSONY DSC. I bimbi invece, hanno le barche bianche e più corte. Ed è meraviglioso vederle stagliate in un mare che sembra un vassoio d’argento. Un mare di stagnola. Che siano adulti a rincorrersi oppure no, è sempre un piacere guardarli e le immagini parlano da sole. Questo alluminio come sfondo non può passare indifferente. Quel sole che sberluccica e rimbalza, fa quasi male agli occhi.

E questa è la Regata della domenica mattina. Una sfida per i concorrenti, un appuntamento per gli appassionati, un divertimento per chi passa e non può fare a meno di soffermarsi un attimo. Di lasciarsi cullare un secondo da tanta maestosità. Da lasciar spazio alla luce e alla pace mandando per un momento via lo stress e la velocità che ci avvinghiano. E chi ha la fortuna di poterli vedere dal proprio balcone, non rientrerebbe mai in casa.

Mi piace pensare a cosa si dicono loro lì sopra, su quelle imbarcazioni che, a volte, s’inclinano così tanto che possono rovesciarsi sull’acqua. Adagiarsi su un mare calmo, nonostante il vento. Pluf… E quanto le fa correre il SONY DSCvento!

Sembra di volare, non ci sono sopra ma lo so. So che è così. E quell’aria salata sul viso, che spettina i capelli e li riempie di salsedine. Si sente l’eco delle loro urla, i richiami,SONY DSC gli ordini, non saprei ma li senti, concitati, divertiti, impegnati.

Fin dal mattino presto guidano quelle esili imbarcazioni venendo verso riva a fare il giro per poi ripartire. E quando ripartono corrono più veloci di prima come a voler raggiungere l’orizzonte, laggiù in fondo, che li accoglie con gli stessi colori del mare.

Chi arriverà per primo? Questo spettacolo va avanti fin verso le due del pomeriggio, dopodichè, si capisce, tirate giù le vele, che con più calma, fanno ritorno a casa. Ora sembrano passeggiare a braccetto e raccontarsela.SONY DSC Non sembrava si superassero alternativamente e con vigore pochi minuti prima.

Tutt’intorno silenzio, solo qualche gabbiano li saluta e gli dà appuntamento per la prossima settimanaSONY DSC. Si divertono anche loro. Gli volano intorno gridando e starnazzando, facendo il tifo, e trasformando quella barca in una bellissima modella per un dipinto.

Anche le nuvole incorniciano quei momenti e ammirando questo paesaggio, respirando aria salmastra, mi chiedo se in quel momento, ci può essere qualcosa di più bello al mondo.

E chissà loro, laggiù in mezzo al mare a far tanta fatica, ma a provare anche un’estrema SONY DSCfelicità. Quello è il loro momento, dove la passione è la protagonista indiscussa. Quella è la loro strada e nulla SONY DSCpotrà fargli cambiare idea. Quella, in quell’attimo, è tutta la loro vita. E a noi tengono compagnia, fanno brillare gli occhi e il sorriso ci dipinge il viso. Questo ci offre, a volte, il nostro mare.

Un forte abbraccio topi, alla prossima puntata marinaresca.

M.

Monte Ceppo visto da un’amica

Carissimi topi, oggi vorrei raccontarvi di un angolo meraviglioso della mia Valle (che già conoscete), in un modo un po’ particolare. Ebbene si, vorrei che a presentarvelo fosse una mia cara amica che l’ha visto e ne è rimasta entusiasta.

Il luogo in questione è Monte Ceppo, un luogo incredibile dove spesso vi ho portato (in ultimo, con il mio post “Dalla radura ai Cianazzi”). L’amica invece è Mirial e dal suo splendido blog – Sogni di una Notte di Luna Piena –  miopaesedellemeraviglie.blogspot.it ci decanta questa casa di gnomi e folletti cogliendola in un momento davvero particolare. Ho parlato con Mirial e non potevo permettere di non far vivere anche a voi, topini, queste emozioni. E allora preparatevi, dalla sua rubrica

ha inizio un fantastico viaggio, con immagini strepitose da mozzare il fiato. Questa è la mia Valle amici. Questo è il mio mondo. Queste, le parole di chi l’ha conosciuto:

     “Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco! Come sempre, prima di cominciare ricordo a tutti voi di cosa tratta questa rubrica. Grazie a “Lost in Nature”, vi accompagnerò tenendovi per mano nei luoghi incantati in cui mi condurranno i miei passi e che intrappolerò eternamente nella mia macchina fotografica. Le immagini saranno accompagnate da frasi, scritte di mio pugno o tratte dalla letteratura e dalla poesia, oppure ancora da un “resoconto di viaggio”. Questa rubrica non ha cadenza fissa, la pubblicherò occasionalmente, ogni qualvolta avrò qualcosa da raccontarvi o un posto in cui guidarvi. Se nella scorsa puntata vi ho fatti diventare piccoli piccoli per farvi guardare più da vicino i fiori di Zafferano, oggi invece voglio portarvi sulle nuvole, oltre le cime degli alberi della mia Foresta! Forse penserete che vi sballotto di qua e di là, un po’ rasoterra e un po’ a sfiorare il cielo, ma credetemi, ne vale davvero la pena!!! La vostra fata Mirial qualche giorno fa è andata a Monte Ceppo, luogo di cui vi avevo già parlato qualche tempo fa. Da lassù si gode di un panorama mozzafiato, ma io non potevo minimamente immaginare cosa avrei visto una volta arrivata là. C’ero stata già una volta, all’inizio di quest’anno, ed ero rimasta incantata a guardare l’orizzonte e il susseguirsi di vallate, creste montuose e mare dinnanzi a me. Ma questa volta è stato tutto diverso! La strada per arrivare a Monte Ceppo era degna di un dipinto: gli alberi spogli avevano lasciato cadere il loro manto rosso di foglie al suolo, creando un tappeto uniforme ed interrotto solo dall’asfalto della strada. Il bosco, a tratti talmente fitto da risultare buio e cupo, a tratti rado e luminoso, sembrava surreale, uno di quei luoghi che esistono solo nelle fiabe. Il sole stava calando e tingeva di un rosa acceso i monti circostanti, che sfumavano poi a valle in un freschissimo ed intenso azzurro cielo. Tra una vetta e l’altra, sempre a valle, si insinuava una nebbiolina leggera che si estendeva come un manto su tutto il paesaggio sottostante a me. Più continuavo a salire di quota, più mi sentivo pervadere il cuore da un’immensa meraviglia, ma non era ancora niente paragonato a quello che ho visto poco dopo. Mi è bastato svoltare una curva per ritrovarmi in un posto magico, surreale, ai limiti della realtà! Sotto di me si estendeva un vero e proprio mare di nuvole che ricopriva l’intera vallata, lasciando emergere la vetta su cui mi trovavo e poche altre cime, che apparivano come veri e propri isolotti in mezzo al mare. Il cielo era al crepuscolo e sfumava dal rosa al giallo, fino a stemperare nell’azzurro. Da un lato c’era il sorriso della Luna crescente, dall’altro la vetta di un colle che spuntava dalle nuvole, sembrava Avalon!

Le foto non rendono giustizia alla bellezza cui ho assistito.
Il mare di nuvole avvolgeva tutto sotto di me e per la prima volta nella mia vita mi sono sentita fuori dal mondo, lontana dalla Terra, sospesa in un non-luogo meraviglioso. Mi sembrava di essere in un luogo eterno, dove la pace regnava sovrana e dove non esistevano più il tempo e lo spazio. Una pace indescrivibile si è impossessata di me portandomi quasi alla commozione davanti a tanta bellezza! Non riesco a descrivervi il movimento delle nuvole… era lento, ma somigliava al mare in burrasca, in alcuni punti invece sembrava formare cascate silenziose e tremendamente belle. Insomma, uno spettacolo che non si vede esattamente tutti i giorni! Penso che sia proprio il caso di dirlo: ho toccato il cielo con un dito! Era un po’ come volare, come essere su un aereo, con la differenza che io potevo sentire il freddo sulla mia pelle e potevo ascoltare il silenzio, sentire l’odore di terra umida arrivare alle mie narici… Per concludere la giornata in bellezza poi, scendendo da quel paradiso per tornare a casa, mi sono imbattuta in un piccolo capriolo che mi ha attraversato la strada. Che meraviglia la Natura! E pensare che l’uomo non se ne cura affatto…
Con questo io concludo questo post e spero di avervi regalato un angolo di cielo!

A presto!”

Allora topi, cosa ne dite? Vi è sufficiente questa testimonianza per farvi capire quanto la mia Valle sia affascinante? Grazie Mirial un bacione a te e a tutti voi, la vostra Pigmy.
M.

Nuvole, nuvole, nuvole!

Io e Niky, oggi abbiamo deciso di farvi un regalo; un regalo un pò particolare. Abbiamo deciso di regalarvi le nostre nuvole e, insieme, le abbiamo fotografate per voi.

Cos’è una nuvola lo sapete tutti. Un’insieme di piccolissime particelle d’acqua e/o di ghiaccio, sospese nell’aria. A volte è più intensa a volte è più rada e, a seconda della sua formazione, assume nomi differenti: Cirri e Cirrocumuli quando è “a pecorelle” (come diciamo noi) cioè a batuffolini e ad alta quota. Nembostrati, quando sono basse, pesanti e dalla forma allungata. Cumulo e….. qualcosa… quando sono le classiche nuvolette che possiamo trovare in un fumetto.

Basta, altri nomi, so che esistono, ma non li conosco, ma tanto non sono qui oggi per insegnarvi lo studio sulla nube, anche perchè non sono la nipote di Giuliacci.

Sono qui oggi per regalarvi le mie sensazioni. Quel che le nuvole possono darmi. Emozioni diverse. E, con la mia socia, ne abbiamo immortalate alcune. Ognuna mi dona, e scommetto anche a voi, diverse sensazioni.

Anche per voi è così, vero?

Alcune nuvole, mi opprimono un po’, quasi mi rattristano, altre invece mi divertono e passo ore a guardarle. Si muovono, formano dei disegni in cielo, si rincorrono, volteggiano.

Il grande Fabrizio De Andrè, poeta anche della natura, ha saputo, utilizzando splendide parole, descriverle e vorrei riportarvi qui questo suo testo:

LE NUVOLE

Vanno

vengono

ogni tanto si fermano

e quando si fermano

sono nere come il corvo

sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche

e corrono

e prendono la forma dell’airone

o della pecora

o di qualche altra bestia

ma questo lo vedono meglio i bambini

che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore

prima di arrivare

e la terra si trema

e gli animali si stanno zitti

certe volte ti avvisano con rumore

Vanno

vengono

ritornano

e magari si fermano tanti giorni

che non vedi più il sole e le stelle

e ti sembra di non conoscere più

il posto dove stai

Vanno

vengono

per una vera

mille sono finte

e si mettono li tra noi e il cielo

per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

A questo punto non ci sarebbe nemmeno bisogno ch’io vada avanti con il post. Ha già detto tutto lui e, meglio, non poteva fare. Ma per qualsiasi sensazione ch’esse vi possano regalare, io e Niky ve le offriamo in queste immagini.

Sono le nuvole della mia valle ma anche le vostre perchè passano, ci guardano e continuano nel loro viaggiare chissà fin dove!

E attraversano monti, mari, strade, cieli, terre intere. Trasformandosi, ma son sempre loro. Quindi, quando guardate una nuvola, pensate che forse è passata anche da noi e vi porta il nostro saluto.

Le nuvole sono spesso protagoniste di poesie, canzoni e filastrocche, per non parlare di studi e ricerche ma troppe poche volte le ammiriamo intensamente eppure sanno creare spettacoli incredibili.

Possono essere candide e immacolate o lasciarsi colorare dal sole di tinte calde e tenui che le rendono la manifestazione più romantica che ci sia. Possono portare pioggia o semplicemente farci ombra. Toccarci o rimanere sulle nostre teste. Possono far filtrare i raggi tra di loro, in uno scenario quasi divino, o diventare lugubri e misteriose in una notte buia davanti alla luna piena. Possono essere dense, impenetrabili o leggere, impercettibili. Possono avvolgere la cima di un monte o un arcobaleno. Per poi, a volte, sparire del tutto e lasciarci a bocca aperta sotto un manto completamente turchese.

E oggi le scavalchiamo con aerei e macchine volanti, ci sentiamo più potenti, ma son sempre loro, alla fine, a decidere se dobbiamo uscire di casa con l’ombrello oppure no.

Questo è il nostro regalo per voi, fotografato man mano che i giorni passavano. Spero tanto vi sia piaciuto.

M.

Il cielo della Valle Argentina

Cari topi, il cielo della mia Valle è come il vostro, ma voglio raccontarvelo lo stesso.

E’ quella distesa limpida e azzurra o coperta di nuvole che paiono la barba del Padreterno.

E’ il cielo grigio, offeso e arrabbiato.

E’ il cielo brulicante di uccelli e di luci colorate, sfumature affascinanti.

Il cielo della mia Valle, però… Ah! E’ proprio particolare.

La sua volta ti protegge, ti avvolge, è onnipresente e sembra davvero di poterla toccare.

Cambia colore e si manifesta in tutta la sua bellezza nelle sfumature sempre diverse dalla sera alla mattina.

E’ un cielo che segue le stagioni, i mesi, le giornate e le ore. Nei periodi freddi è gelido anche lui, mentre in quelli caldi sa offrire ancor più calore.

Tiene compagnia, con la sua presenza e i suoi mille rumori. Il canto dei suoi abitanti alati è sublime e la sua stessa voce accompagna la vita di noi esseri umani. Talvolta impreca sfogandosi con voce tonante, altre resta in silenzio a guardare la vita che scorre sotto di lui. A guardarlo, ispira sogni e intuizioni. E’ questo, il cielo della mia Valle.

E’ uno spicchio di atmosfera terrestre che qualche volta si tinge di arcobaleno.

In questo post voglio regalarvi cinque scatti del mio cielo. Guardate i raggi del sole che squarciano le nuvole per potersi allungare verso i paesi. Guardate ancora una volta le nuvole che si scostano per lasciarci rimirare  la luna alta nel cielo in un tempo da lupi. Nelle mie immagini potete vedere l’azzurro intenso, il turchese col quale mi sveglio quasi ogni mattina e il pallido rosa del tramonto.

Il cielo è tutto bello, da qualsiasi luogo lo si osservi. A volte l’uomo lo annebbia, ma, al di là dell’artificiale foschia, lui c’è.

E’ talmente magnifico che per me è un toccasana anche il solo guardarlo. Non per niente ha ispirato poeti e cantanti… gli artisti gli hanno dedicato le parole più belle.

Ammiratelo anche voi. Vi farà fantasticare, come quando eravate topini. E’ lui che ci permette di volare, pur non avendo ali. E quando da adulti, non lo consideriamo più come un tempo, dando meno importanza alla sua presenza, proviamo a soffermarci un secondo solo e alziamo gli occhi a guardarlo. Se sapremo farlo nel modo giusto, ci regalerà sensazioni uniche.

Vostra Pigmy.

P.s.= Non sono l’unica autrice di queste immagini, alcune sono state fatte anche da Niky e sono meravigliose.

M.

Che tempo fa?

Se e nivure i ven da a muntagna,

pia e crave e va in campagna.

Se e nivure i ven da u ma,

pia e crave e vatene a ca”.

Meteorologia d’altri tempi.

Come facevano una volta i contadini, i pastori, a regolarsi su come passare la giornata? Potevano quella mattina svolgere al meglio il loro lavoro, portando al pascolo il bestiame, o andandosene a coltivare l’orto?

Ebbene gli bastava guardare il cielo.

La Liguria è una regione particolare. Attaccate al mare, ecco sorgere subito maestose le montagne. Dall’infinita distesa azzurra si passa, in men che non si dica, a cime e boschi montani dalla particolare bellezza. Questo territorio fa si che anche il clima, le intemperie, si comportino in un certo modo. E i nostri vecchi hanno saputo calcolarlo. Riconoscere i suoi segreti.

Traduzione del proverbio scritto a inizio articolo:

– Se le nuvole arrivavano dai monti, non c’era pericolo. Si poteva tranquillamente portare a termine la giornata, come meglio si desiderava ma, se le nuvole invece arrivavano dal mare, portate dal vento che spesso ci taglia il viso, allora bisognava fare parecchia attenzione. Il temporale non avrebbe avuto pietà e sarebbe sicuramente stato assai violento -.

Meglio starsene a casa quindi e aspettare fosse lui a bagnare la verdura nei campi; a quel punto, si pensava solo a come proteggere al meglio gli erbivori che, quel giorno, avrebbero dovuto rinunciare ad un lauto pasto.

Ecco da dove nasce questo simpatico proverbio sul quale, non nascondo, ancora oggi ci basiamo prima di iniziare qualche tour alpino alla scoperta di luoghi fantastici. Onde evitare d’infradiciarci in modo eccessivo, ripetiamo questa filastrocca ed eventualmente partiamo. Un metodo simpatico direi.

Non solo i pescatori quindi sapevano leggere il cielo e l’atmosfera, ognuno, a suo modo, sfruttava i propri metodi e le proprie conoscenze, ovviamente nella propria terra.

Topobaci!

M.