Un buonissimo Sugo ai Funghi

Oggi, topi, realizziamo in cucina una squisitezza con i “funzi neggri” (funghi neri) che sarebbero i Porcini dalla testa scura, ma che, nella mia Valle, si chiamano come vi ho scritto. In realtà ne ho anche di altri tipi, sempre Porcini, ma prevalgono quelli scuri dal cappello profumato e l’aroma inebriante.

Ovviamente, la ricetta che sto per illustrarvi si può preparare con qualsiasi fungo edibile, varia solo il tempo di cottura, diverso da fungo a fungo, e sarà buonissima comunque. Quelli che uso oggi sono i Porcini di Castagno, cioè quelli nati tra le radici di queste piante meravigliose che popolano i miei monti, spuntano sotto l’ombra delle loro fronde. Con essi faremo u tuccu, cioè il sugo, quello rosso al pomodoro.

 

Quest’anno ha piovuto parecchio in Valle, sia durante l’Inverno che in Primavera, quindi Madre Terra è molto generosa. I boschi e i prati umidi si sono riempiti di queste prelibatezze per palati fini.

Iniziamo preparando un bel soffritto di aglio, rosmarino, alloro, timo e olio extra vergine d’oliva, lo mettiamo nella padella della nonna e vi aggiungeremo già i funghi ben lavati e tagliati a pezzi abbastanza grossi: fateli così, perché tanto un po’ si consumano e poi chi ama i funghi, gradisce anche masticarli e sentirne la consistenza sotto i denti!

Mi raccomando, lavateli bene, altrimenti quando si mangia la pasta si sentono in bocca i granelli di terra. Tra le rughe del gambo e le lamelle o i pori della testa, si nascondono che è un piacere!

Gli ingredienti, comprese le spezie, sono tutti ultra Bio, doni della natura che abbiamo raccolto. Questo è cibo sano per un’alimentazione sana, anche se non bisogna mai esagerare con gli intingoli.

Persino l’Olio è proprio della Valle Argentina, prodotto con le mitiche e conosciutissime Olive Taggiasche.

Mettiamo sul fuoco, la fiamma deve essere bassa, e dopo aver fatto rosolare per qualche minuto bisogna sfumare con del vino bianco.

Con tutti questi ingredienti abbondate tranquillamente: il vostro sugo, pur essendo semplicissimo da preparare, rimarrà molto più gustoso.

Quando i funghi saranno un po’ consumati e avranno bevuto tutto il vino, aggiungiamo i pomodori.

Saranno dei pelati, anziché la passata, perché li trovo meno acidi, anche se dovremo aggiungere ugualmente una puntina di zucchero e saleremo a piacere.

Li rompiamo con le mani e rimarranno a pezzi grossi e disfatti che poi si disferanno ulteriormente durante la cottura.

La cottura, a proposito, dovrà essere breve. Dopo aver messo i pelati, una mezz’ora basterà per avere nella nostra padella un ottimo condimento.

Se i funghi sono particolarmente sodi e turgidi, lasciateli consumare per bene prima di mettere la polpa di pomodoro. I tocchi si dovranno masticare, ma non devono risultare troppo duri o saper di crudo.

Una volta ultimata la cottura avrete terminato e realizzato un sugo da leccarsi i baffi, potete credermi. Ora non vi resta che invitare altri topi a pranzo e farete un vero figurone. Si ricorderanno del vostro sugo per un bel po’ e vi chiederanno, senz’altro, di rifarlo.

Un goloso saluto dalla vostra Pigmy!

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Conoscere l’olio

Cari topi, oggi vi presento, direttamente dalla pagina del sito di  http://www.gentecomune.eu/ un’iniziativa non solo divertente, ma anche molto utile. A essere protagonista sarà uno dei nostri più importanti e tipici prodotti.

Qui nella mia Valle, l’olio è pregiato ed essenziale. Aggiungerei anche davvero molto buono. Le olive taggiasche, in fondo, sono famose ovunque per il loro gusto inconfondibile. Potete partecipare tutti e, a mio avviso, non vi annoierete di certo. Leggete e poi pensateci un po’ su:

La collaborazione tra le associazioni “ORODITAGGIA”  e  “GenteComune”  ha dato vita a questo incontro che si rivolge a tutti coloro che amano questo nostro fantastico prodotto ma vorrebbero saperne di più!

IL CORSO DI ASSAGGIO DELL’OLIO ILLUSTRERA’ UN PERCORSO DI CONOSCENZA APPROFONDITA CIRCA LE CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE E SENSORIALI DELL’OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA, OLTRE A FORNIRE CONOSCENZE DI BASE SU GLI OLII IN COMMERCIO. SI INIZIERA’ CON LA CLASSIFICAZIONE DEGLI OLII VERGINI E CON LA  COMPOSIZIONE DELL’OLIO DI OLIVA, PASSANDO POI ALLA COMPOSIZIONE BASE DELL’OLIO SOTTO L’ASPETTO CHIMICO.

SARANNO EVIDENZIATI GLI ASPETTI SALUTISTICI DELL’OLIO RISPETTO AI GRASSI ANIMALI E IL SUO ATTUALE E POTENZIALE UTILIZZO NELLA CUCINA. IL CORSO PROSEGUIRA’ ILLUSTRANDO I METODI DI ASSAGGIO DELL’OLIO, ACCENNANDO ALLE CARATTERISTICHE POSITIVE ED AGLI EVENTUALI DIFETTI CHE SI POSSONO RISCONTRARE. A QUESTA FASE TEORICA  SEGUIRA’ L’ASSAGGIO VERO  DEGLI OLII CON UN PERCORSO CHE PARTENDO DAGLI OLII LIGURI SI SPOSTERA’ SUI  NAZIONALI E COMUNITARI VALUTANDO LE LORO SPECIFICHE CARATTERISTICHE. PER FINIRE SI SPIEGHERA’ COME LEGGERE UN’ETICHETTA, ED IL CONFRONTO SUI FALSI MITI LEGATI ALL’OLIO. MOLTO INTERESSANTE SARA’ POI LA POSSIBILITA’ OFFERTA AGLI ISCRITTI DI PORTARE NELLA SECONDA SERATA I PROPRI OLII CHE, IN MANIERA ASSOLUTAMENTE ANONIMA, SARANNO DEGUSTATI E VALUTATI;  QUESTO E’ UN MODO PER CONFRONTARSI E PER MIGLIORARE SEMPRE PIU’ LA PROPRIA CONOSCENZA E QUALITA’. IL CORSO CHE SI TERRA’ NEI GIORNI 25 E 27 LUGLIO, ORE 21.00 PRESSO VILLA BOSELLI IN ARMA DI TAGGIA, PREVEDE UNA QUOTA DI RIMBORSO SPESE DI 10 EURO, ED E’ OBBLIGATORIO ISCRIVERSI TRAMiTE SMS AL N. 3343352246 O MAIL AL INFO@GENTECOMUNE.EU.

M.

I Canestrelli di Taggia

Poi mi dicono che se continuo così va a finire che ingrasso e non riesco più a girare nella ruota…. ma come si fa a dire basta ai Canestrelli?! Non ce la faccio, non ci riesco. Sono una delizia, buonissimi!

Non potete, se passate da Taggia, andarvene senza aver fatto scorta di questi buonissimi cerchietti di pane. Potete comprarne quanti ne volete. Durano tantissimo nella dispensa della cucina e non li troverete da nessun’altra parte se non qua, nella mia Valle! Eh sì, perchè vedete, in tanti altri posti li fanno ma non sono così delicati. L’olio che viene prodotto dalle famose olive taggiasche è un fantastico alleato. Tanto semplici, ma quanto squisiti. Pensate che i loro ingredienti sono soltanto farina di tipo “00”, olio di oliva, acqua, sale e lievito di birra. Nient’altro, ma credetemi: se iniziate a mangiarne uno non finite più.

Sono croccanti, fraganti, buoni nel latte, accompagnati da salumi, sporcati di Nutella… insomma, la vostra fantasia può sbizzarrirsi. Io ne mangio così tanti da anestetizzarmi le fauci a furia di rosicchiare.

Questo tipico prodotto, dal diametro di circa dieci centimetri, non può mancare nelle feste e nelle sagre dei paesi della mia Valle. Durante i festeggiamenti di San Benedetto, ad esempio, si finisce degustando questi canestrelli e bevendo buon vino. E c’è chi nel vino li puccia! I mega taralli hanno origini antichissime e il loro nome, Canestrello, deriva presumibilmente dal cesto o canestro, nel quale venivano deposti e conservati dopo la cottura (nel forno, per mezz’ora, a 250°). E sono tutti rigorosamente fatti a mano! Be’, penso di avervi detto tutto, ora scusatemi ma mi è venuto un certo languorino…

M.