La Cabotina: dove le streghe…

Par di vederle: eccone una china a raccogliere foglie di Menta. I suoi capelli color mandarino e quel velo nero sulla testa. Sembra triste, forse è solo assorta nei suoi pensieri.

E laggiù un’altra, accarezza il suo gatto nero passandogli le lunghe unghie in mezzo alle orecchie e gli occhi gialli del micio si aprono e si chiudono.

Una stà spazzando sull’uscio di casa, un’altra recita un rituale incomprensibile, un’altra ride, ad alta voce.

Sono le streghe. Le streghe della Valle Argentina. E questo è il loro quartiere, chiamato Cabotina. Un casolare, un piccolo spazio, delle pietre appoggiate con cura. Nella leggenda è considerato un luogo macabro. Qui vivevano le donne più spaventose sulla faccia della terra. Donne terribili che i trioresi descrivono così:

L’umile casolare della Cabotina e la sua prospiciente aia sono da sempre considerate, nella memoria popolare, dimora abituale delle streghe. Qui, le bazue, preparavano i loro allucinanti intrugli, le pozioni di erbe magiche, quali: Belladonna, Giusquiamo e Stramonio; sotto i cui deleteri effetti si abbandonavano ad osceni balli e ad orge sfrenate, accoppiandosi con i diavoli, a volte, sotto sembianze animalesche.

Tra questi muri nascevano formule segrete per rendere infelici quanti ostentassero serenità e benessere. Da quest’aia, in sella più ad un caprone che alla tradizionale scopa, spiccavano il volo verso il Lagudegnu, la Nuje, la fontana di Campumavue o la Rocca di Andagna, o addirittura verso più lontani lidi, spingendosi talvolta, sottoforma di uccellacci, verso l’isola della Gallinara.

Presso la Cabotina le streghe si trastullavano con le colleghe molinesi palleggiandosi i bimbi in fasce, trafugati alle madri che incautamente li avevano lasciati al di fuori delle mura dopo il suono dell’Ave Maria.

Nel buio del casolare si dividevano i compiti: qualcuna avrebbe reso disgustoso il latte materno, qualcun’altra si sarebbe occupata delle mucche inaridendone le mammelle, altre infine, sotto le spoglie di persone insospettabili, avrebbero propinato a chi le avesse in malo modo apostrofate intrugli a base di gatti, rospi, pipistrelli, serpi, scorpioni o altre bestiacce e di bava e materia di appestati e di quanto più immondo si potesse trovare.

Particolarmente perfide diventavano quando si innamoravano. Tramutatesi in zucche, attendevano che i giovani recidessero lo stelo portando a casa l’ostaggio per dare inizio ad un autentico incubo, che invariabilmente si concludeva con la pazzia o il suicidio“.

Capite adesso perchè delle Streghe ne pensano tutti male? Ma come vi ho spiegato nel post precedente, in realtà, spesso queste donne venivano in aiuto alla popolazione e molte volte si sacrificavano tanto per trovare soluzioni valide ad un determinato problema. Erano solo molto istruite e molto capaci. E molto molto sensibili. Diverse dagli altri. Forse era a causa di queste doti che mettevano paura. La natura era loro alleata. E proprio per questo, io le ammiro tantissimo.

Ciao streghe, la vostra Pigmy.

M.