La Grande Regata

Fa freddo. Freddo e vento. L’aria punge. E più c’è vento e più loro son contenti. Sono anime libere. Sono i protagonisti della – Grande Regata -.SONY DSC Sono i bambini.

Ebbeni si topi, impavidi, coraggiosi, pronti a sfidare tutte le intemperie, la domenica mattina, non c’è santo che tenga; si naviga! Mi sembra d’aver capito che, gli adulti, quando partecipano alla Regata, hanno le barchette a vela tutte colorate e sono splendide da vedere tutte insieme come una miriade di puntini colorati. Ma… chiamale barchette! Sono lunghissimeSONY DSC. I bimbi invece, hanno le barche bianche e più corte. Ed è meraviglioso vederle stagliate in un mare che sembra un vassoio d’argento. Un mare di stagnola. Che siano adulti a rincorrersi oppure no, è sempre un piacere guardarli e le immagini parlano da sole. Questo alluminio come sfondo non può passare indifferente. Quel sole che sberluccica e rimbalza, fa quasi male agli occhi.

E questa è la Regata della domenica mattina. Una sfida per i concorrenti, un appuntamento per gli appassionati, un divertimento per chi passa e non può fare a meno di soffermarsi un attimo. Di lasciarsi cullare un secondo da tanta maestosità. Da lasciar spazio alla luce e alla pace mandando per un momento via lo stress e la velocità che ci avvinghiano. E chi ha la fortuna di poterli vedere dal proprio balcone, non rientrerebbe mai in casa.

Mi piace pensare a cosa si dicono loro lì sopra, su quelle imbarcazioni che, a volte, s’inclinano così tanto che possono rovesciarsi sull’acqua. Adagiarsi su un mare calmo, nonostante il vento. Pluf… E quanto le fa correre il SONY DSCvento!

Sembra di volare, non ci sono sopra ma lo so. So che è così. E quell’aria salata sul viso, che spettina i capelli e li riempie di salsedine. Si sente l’eco delle loro urla, i richiami,SONY DSC gli ordini, non saprei ma li senti, concitati, divertiti, impegnati.

Fin dal mattino presto guidano quelle esili imbarcazioni venendo verso riva a fare il giro per poi ripartire. E quando ripartono corrono più veloci di prima come a voler raggiungere l’orizzonte, laggiù in fondo, che li accoglie con gli stessi colori del mare.

Chi arriverà per primo? Questo spettacolo va avanti fin verso le due del pomeriggio, dopodichè, si capisce, tirate giù le vele, che con più calma, fanno ritorno a casa. Ora sembrano passeggiare a braccetto e raccontarsela.SONY DSC Non sembrava si superassero alternativamente e con vigore pochi minuti prima.

Tutt’intorno silenzio, solo qualche gabbiano li saluta e gli dà appuntamento per la prossima settimanaSONY DSC. Si divertono anche loro. Gli volano intorno gridando e starnazzando, facendo il tifo, e trasformando quella barca in una bellissima modella per un dipinto.

Anche le nuvole incorniciano quei momenti e ammirando questo paesaggio, respirando aria salmastra, mi chiedo se in quel momento, ci può essere qualcosa di più bello al mondo.

E chissà loro, laggiù in mezzo al mare a far tanta fatica, ma a provare anche un’estrema SONY DSCfelicità. Quello è il loro momento, dove la passione è la protagonista indiscussa. Quella è la loro strada e nulla SONY DSCpotrà fargli cambiare idea. Quella, in quell’attimo, è tutta la loro vita. E a noi tengono compagnia, fanno brillare gli occhi e il sorriso ci dipinge il viso. Questo ci offre, a volte, il nostro mare.

Un forte abbraccio topi, alla prossima puntata marinaresca.

M.

Il Parco del Ciapà

Cari topi, vi avviso che questo post sarà pieno di foto. Purtroppo non sapevo quali scegliere. Le ho volute condividere con voi quasi tutte, le altre potete trovarle come sempre sul mio album.

In questi giorni sono andata al parco comunale Ciapà, dietro il borgo antico di Cervo Ligure. Ci troviamo in un parco di 30.000 mq di terreno, splendido esempio della macchia mediterranea. La vegetazione è quella tipicamente spontanea delle colline liguri, mutevole a seconda delle zone. In quelle più aride primeggiano le piante e gli arbusti come il corbezzolo, l’alloro, la ginestra, l’oleandro, il ginepro, il mirto, l’erica, i fichi d’india, mentre tra le piante aromatiche troviamo la ruta, la salvia, l’origano, il timo, il finocchio selvatico e addirittura gli asparagi selvatici. Spiccano, inoltre, alberi d’alto fusto che s’innalzano sopra gli altri, quali leccio, roverella, carrubo, pino d’Aleppo e oleastro.

Lungo il parco si incontrano cartelli sotto le piante che ne spiegano in poche righe il nome, lo scopo e l’eventuale utilizzo. Il tutto è incorniciato da un manto di ulivi aggrappati alle fasce affacciate sul mare, visitabili attraverso le creuze, (che si legge quasi crose con la o chiusa), piccoli sentieri che dai monti scendono a picco sul mare, tipici della Liguria. È proprio uno di questi sentieri che prende il nome di Strada delle Orchidee, così chiamata perchè proprio lì, in questo punto panoramico, nascono spontaneamente delle orchidee selvatiche di diverse specie. È severamente vietato raccogliere fiori o parti di piantine: questo luogo è protetto e, come dice il cartello che vi ho fotografato, il fiore che vedete in questo posto rischia più di tanti altri, quindi è meglio lasciarlo in pace.

A prendersi l’impegno di posizionare questi cartelli esplicativi, con tanto di foto e descrizioni, è sempre quel signore di cui vi avevo parlato nel post de “Il Castello dei Clavesana”. Sì, Franco Ferrero è un uomo che per Cervo, il suo paese, ha fatto tanto. Il signor Ferrero è stato sostenuto dai bambini delle scuole elementari che, venendo qui a studiare le piante, si prestano a fare bellissimi disegni per descrivere la flora e gli animaletti che vivono in questo stupendo habitat. Gli alunni, soprattutto quelli della terza elementare, nel marzo del 2000 hanno inoltre realizzato un grosso poster metallico che ci informa che: “Il parco è il grande giardino di tutti. Qui c’è lo spazio, l’aria pura, il silenzio. La luce del sole penetra tra i rami degli alberi. Ascoltiamo la musica del vento, respiriamo il profumo del verde. Camminando in un bosco possiamo sentire nascere la vita! Raccogliamo ricordi, non fiori! Se sradichiamo un alberello, spunteranno le pietre. Non distruggiamo i nidi, renderemmo vuoto il cielo! Proteggiamo il piccolo popolo di pelo e di piuma che abita il bosco. Gli animali e le piante hanno bisogno della nostra amicizia per sopravvivere. Proteggiamo i nostri fratelli verdi e la loro casa, non lasciamo tracce del nostro passaggio, rifiuti, distruzioni. E soprattutto, proteggiamo gli alberi dal loro nemico più terribile: il fuoco, che distrugge ogni cosa. Ci vogliono anni perchè un piccolo seme si trasformi in un grande albero, come ci vogliono anni perchè un bambino diventi un uomo. Noi vogliamo che gli alberi possano crescere insieme a noi e che i bambini che domani nasceranno, possano anche loro conoscere la gioia di camminare in un bosco”.

Questo post, topi, è come se lo avessero scritto loro, non io! Come avete letto, in questo cartello si parla anche di animali. Sono tanti, infatti, quelli che popolano il Ciapà, soprattutto gli insetti : api, coccinelle, formiche, calabroni… e tutti si danno un gran da fare. Bisogna porre attenzione quando si cammina all’interno di questo bosco, perchè non si deve calpestare nulla e, inoltre, è importante non mettere i piedi dentro le pericolose doline, vere e proprie crepe di roccia nel terreno che rimangono spesso nascoste.

Eppure ne vale la pena. Cammina, cammina, su un tappeto di aghi di pino caduti a terra, dopo piante, cespugli e alberi, eccolo, il mare. Sbuca fuori dalla vegetazione all’improvviso, ci fa fermare il cuore per un momento dall’emozione. È di un azzurro intenso e non si distingue il confine con il cielo. Davanti a noi si apre un orizzonte infinito. Anche lo sguardo e il respiro si fanno più ampi. Quello in cui ci troviamo è proprio un bosco a picco sul mare!

Girandoci a destra, al di là delle piante d’ulivo e tra le foglie argentate, possiamo scorgere la città di Cervo e la Chiesa dei Corallini. È un panorama mozzafiato, ve lo assicuro. Da qui, il paese appare ancora più suggestivo. Pensate che, come vi ho già detto, è considerato uno dei borghi più belli di tutta Italia.

Vengo spesso qui, anche questa vallata mi piace molto e ogni bosco è per me una tana. Un po’ roccioso, un po’ morbido, un po’ in discesa, il terreno è arricchito di tanto in tanto da splendide fontanelle di mattoni rossi e, nella parte più bassa, su una grande pietra rotonda che fa da tavolino, è disegnata la Rosa dei Venti con i quattro punti cardinali. Questo itinerario, di interesse anche storico e archeologico, è ricco di ruderi, antiche fortificazioni, ci sono persino un vecchio abitato rurale e i ripari dei pastori. chiamati “caselle“.

Sono numerosi i percorsi. Oltre quello ginnico, ci sono sentieri per gli appassionati di mountain bike e, non ci crederete, ma da qui sono passati anche i pellegrini di Santiago di Compostela, lasciando delle mattonelle attaccate agli alberi a testimonianza del loro passaggio.

Camminando si arriva fino al confine con la città di Andora e, in questo esatto punto, il panorama è ancora più bello.

Siamo ancora più in alto, il mare è laggiù in fondo e tutto intorno a noi è un tripudio di splendidi fiorellini viola e spighe color dell’oro.

Ma come si fa a raggiungere questo luogo meraviglioso? É semplicissimo: basta arrivare fino in cima al paese, sorpassare anche il Castello dei Clavesana e, poco più su, a destra, una stradina poco asfaltata conduce in questo parco. Ovviamente potete raggiungerlo in auto, c’è anche uno spazio sotto ai pini dove parcheggiare e, poco lontano, potete trovare panche, tavoli in legno e una zona per fare la brace. Rimane a est del centro storico e ci sono addirittura pullmann pieni di gente che arrivano qui.

Dal 1999 questo luogo magico è sede dell’incontro che si tiene annualmente, a fine maggio, in occasione della Festa di Primavera del Golfo per la manifestazione “Piccoli Fiori Crescono”. Questo appuntamento fa incontrare circa 700 persone tra cui moltissimi alunni delle Scuole Elemetari Primarie del Golfo Dianese, di Andora e di Imperia accompagnati dai docenti. Ci sono rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato, dei Vigili del Fuoco e delle Pubbliche Assistenze locali.

Le avventure, topi, non sono ancora finite! Per la quarta volta, quest’estate, si organizzeranno delle passeggiate notturne nelle notti di plenilunio per poter vivere la natura proprio in tutte le sue sfumature. Queste serate, dallo sfondo più tenebroso, vi permetteranno, se siete fortunati, di vedere gli animali che popolano questo parco e che escono solo nelle ore buie. Queste passeggiate, definite “tra mare e luna”, saranno sicuramente un’esperienza formativa molto coinvolgente. Il Ciapà, sfiora con il suo Colle Mea i 300 metri sopra il livello del mare e a rendere più suggestivi questi percorsi è la brezza che sempre lo sfiora facendo smuovere le fronde degli alberi.

Insomma, portatevi una torcia e state tranquilli, perché ad accompagnarvi ci sarà una guida.

Questa riserva naturale è magnifica di giorno, ma capisco che di notte possa incutere un po’ di timore. Pensate che bello poter vedere Cervo illuminato dalla luna che brilla sul mare e dalle luci che s’intravedono dalle case!

Stando qui a osservare l’orizzonte mi sembra di poter toccare l’infinito. Spero che anche voi, da queste immagini, possiate percepire la mia sensazione. Sembra di essere in cima al mondo. Quando topomamma mi ci ha portata, mi ha detto: «Oggi, ti porto in un bel posto!», e aveva proprio ragione, così come ne aveva immaginando che mi avrebbe dato la possibilità di scrivere un articolo bellissimo e lunghissimo…. ma quante cose ho visto! E quante emozioni ho provato! La prossima volta che mi ci porterà, voglio aspettare abbastanza da vedere il tramonto. Già me lo immagino, con isuoi colori rosa e arancio, sopra il mare che diventa sempre più turchese per poi volgere al grigio. E, quando ci tornerò, non  porterò solo la macchina fotografica, ma anche il mio bel manuale di ricette terapeutiche della nonna! Voglio studiare tutte le piante che ci sono, capire a cosa sono utili i loro principi attivi, per quali cose venivano usate e come convivono tra loro. La Natura è la mia passione, mi piace conoscerla il più possibile. E che strano non aver incontrato topolini! Tra i brughi avranno sicuramente tante piccole e sicure tane nelle quali nascondersi.

Un laghetto è situato nel centro del parco e lì si abbeverano gli animali, ma i roditori, si sa, possono stare giorni e giorni senza bere. In compenso ho visto per terra tante briciole di pane. La gente che passava di lì, le lasciava cadere per farne dono a uccellini o miei simili e sulle rocce che fioriscono da terra si possono rompere i pinoli e lasciarli a disposizione dei piccoli amici.

Le rocce che compongono questo terreno sono quasi tutte sedimenti calcareo-marmorei, abbastanza levigate da formare pareti o sentieri percorribili in tutta tranquillità. La Liguria di Ponente ne è ricca. In alcuni punti, trovarsi così in alto su queste rocce e vedere il mare a strapiombo sotto di noi mette i brividi!

Avete visto in un solo pezzo di terra quanti tipi diversi di territorio?

Tra poco è ora di rintanare. Direi che per oggi vi ho fornito abbastanza materiale da leggere e guardare. Siete stanchi? Avete camminato tanto? Avete mangiato poco formaggio? Allora guardate ancora due foto e poi riposatevi. Io, invece, non mi stanco mai e corro zampettando a preparare per voi una nuova avventura. Ritornerò nella mia valle (che s’ingelosisce se sto troppo nelle altre) e vi farò conoscere altre cose per me stupende. Ormai la sera è calata e un uomo anziano, con un cavagno di vimini, sta raccogliendo degli asparagi sul mio sentiero del ritorno. In realtà non si potrebbe, è proibito prendere qualsiasi cosa in questo parco, ma lo capisco: come si può rinunciare a una sana e squisita frittata di asparagi selvatici? E poi questa verdura è ricca di sodio, potassio, fosforo, magnesio, ferro, zinco, rame, iodio, vitamina A e vitamina B! Insomma, è meglio di un pezzo di parmigiano! E questi che crescono spontanei sono di un colore molto scuro, che va dal viola al verdone, sono sottili e alti al massimo una quindicina di centimetri.

Bene, basta, ora vado davvero, mi è anche venuta fame.

Un abbraccio a tutti voi e alla prossima dalla vostra Pigmy e ricordatevi di questa tappa, se passate da queste parti, perché merita!

M.

Il Faro di Capo dell’Arma

Ah, quanto sono affascinanti i fari vero? Ci portano subito indietro nel tempo alle storie di lupi di mare, battaglie di navi, onde impetuose… un mondo a sé.

Oggi io invece vi porto a vederne uno da molto vicino.

Mi inerpico per una salita dopo essere passata da un cancello color azzurro-grigio come l’ala di un gabbiano, tipica tinta della Marina Militare.

Il lampeggiante giallo si è illuminato e io sono sgattaiolata dentro.

Lo vedo subito. E’ alto, imponente, elegante. Mi avvicino. Ho quasi timore. Il vento forte ha qualcosa di magico. E’ bellissimo. E’ alto 15 metri e siamo a 50 metri sul livello del mare.

Il Faro di Capo dell’Arma, prende il nome dall’omonimo luogo in cui si trova ed è situato tra la città di San Remo e Bussana ai piedi di Valle Armea.

Partendo dalla Francia è il primo Faro italiano che incontriamo. Sono molto curiosa. Siete mai stati dentro a un Faro? Venite, vi accompagno.

Venne costruito nel 1912 ma gli venne data elettricità soltanto nel 1936.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi, lo rasero al suolo ma, la Marina Militare, lo ricostruì per terminarlo poi definitivamente nel 1948.

Sopra la porta d’entrata ecco l’insegna che gli conferisce il nome.

Conosco i due custodi. La Marina si serve di tecnici militari e civili per tenere controllati i suoi Fari e qui, vivono due famiglie.

Nel cortile, gli autoveicoli militari, l’entrata del magazzino e un forno a legna.

Spontaneamente nascono Rosmarino, Basilico e Bietoline selvatiche.

Mi viene incontro un cagnetto tutto peloso, è simpaticissimo, mi fa un mucchio di feste.

Scavalco l’uscio. Che emozione!

Delle scale di lavagna nera, ormai consumate, salgono di due piani.

Al primo piano c’è l’alloggio n°1 e un altro magazzino, mentre al secondo piano, l’alloggio n°2, la camera d’ispezione e l’ingresso alla torre, ossia, la famosa Stanza dell’Orologio dalla quale, tramite una scala a chiocciola e una botola, si arriva alla lanterna.

La tromba di queste scale è abbellita da quadri di ogni genere e fotografie in bianco e nero rappresentanti altri Fari. Alcune invece rappresentano le spiagge liguri com’erano tanti anni fa e i litorali di come si presentavano le città di Alassio, Ventimiglia e San Remo ma, come dicevo, la maggior parte, ritraggono Fari di ogni misura e ogni stile durante tempeste o semplicemente illuminati di notte.

Fari in mezzo al mare, Fari costruiti su scogli, Fari ormai inusati e abbandonati e Fari tutt’ora in perfetto funzionamento.

Rimango affascinata… vedo i paesi che conosco come li vedevano i miei nonni ma non c’è tempo da perdere adesso, non vedo l’ora di salire, la cupola mi sta aspettando.

Entro quindi in una stanza dalle pareti curve, tonde e piastrellata al suolo da mattonelle antiche color vermiglio.

Una scaletta bianca, davanti a me e, macchina fotografica in spalle, inizio a salire. Ovviamente la mia agilità mi permette di arrampicarmi senza alcuna fatica (—). La botola bianca sulla mia testa è aperta e sguscio, sempre senza alcuna fatica (—), dentro ad un’altra stanzetta più piccola anche lei tutta rotonda.

Pant, pant!… però è divertente! (Ma chi me l’ha fatto fare!!!).

Quando i miei occhi vedono che c’è ancora un’altra scala da fare, ancora più scomoda della prima, in quanto per nulla inclinata bensì, completamente verticale, sono davvero la topina più felice del mondo (ehm…) ma… topini… guardate… ne è valsa davvero la pena!

Ecco il mondo che mi si prospetta davanti. Par di vedere tutto l’azzurro dell’Universo. Sembra quasi di poter dire, con presunzione, che oltre non c’è più nulla. E’ tutto lì, davanti a me. Quel che desidero è tutto lì.

E vedo il mare, vedo le prime coste francesi, vedo Santo Stefano e il porto della Marina degli Aregai. C’è foschia, non posso vedere la Corsica. C’è vento. L’acqua sembra una distesa ruvida. Vedo la lanterna. E’ enorme. Più grande di me. Ecco come fa a fare così tanta luce, pensate, illumina per ben 24 miglia nautiche…

A proposito di luce, non posso certo essere arrivata fin qui per andarmene senza vedere questo faro illuminato? Ma devo riscendere e aspettare la sera. E poi, se si accendesse mentre sono qui mi abbronzerebbe come un arrosticino. No, non è vero. Non accadrebbe nulla.

Lascio comunque quel panorama, lo rimirerò da più sotto aspettando che questo gigante faccia luce.

Ancora scale, chi lavora qui, si tiene in forma. Le stesse di prima, in marmo bianco e lavagna nera.

Attendo il buio e… finalmente eccolo dominare ancora più di prima e ancora più austero. Governa su ogni cosa. Illumina tutta la costa. 

In Liguria, i Fari sono sei e questo è tra i due più recenti.

La sua illuminazione consiste in un lampeggiare due lampi bianchi ogni 15 secondi e, dopo la Lanterna di Genova e il faro di Capo Mele di Andora, è il più potente.

Anche da qui sotto, nel cortile, si gode di un’ottima vista. Il tramonto è bellissimo, il sole sta per andarsene ma tanto c’è lui, il Faro di Capo dell’Arma, con la sua luce.

Un abbraccio a tutti. Alla prossima Pigmy.

M.