Il Cerchio delle Streghe: Mistero in Valle Argentina

Ecco. Lo vedete nell’immagine quel cerchio sul prato? IMG-20150626-WA0003No, non si tratta dei classici “cerchi nel grano” che tanto hanno fatto discutere la popolazione a livello mondiale. In questo cerchio, se riuscite a notare bene, la circonferenza non è designata dalla mancanza d’erba, bensì è come se la stessa erba fosse nata sfoggiando un altro lato di sè oppure ancora, proprio formando un perfetto circolo, sia nata un’ altra erba che ha creato questo disegno geometrico. Cerchio_delle_streghe1Un’alone piacevole di mistero e magia. Siamo nell’Alta Valle Argentina ma, il luogo preciso, tramite le ricerche che ho condotto sul web, mi suggeriscono di non rivelarlo per non creare una sorta di mito che causerebbe l’arrivo di folle probabilmente poi incriminabili di inquinamento e disturbo della quiete di questo luogo meraviglioso dove flora e fauna vivono in perfetta armonia ogni giorno. Gli abitanti del luogo inoltre, preferiscono fare gli indifferenti sul caso e non è certo mio volere usurpare la loro intimità. Questo perchè riguardo a questo cerchio sospetto, si sono venute ovviamente a creare delle leggende e delle storie che come spesso accade non si sa mai quanto possano essere vere. Ma affascinanti si, su questo non c’è dubbio. Innanzi tutto, a codesta figura, già è stato dato un nome arcano e suggestivo. “Il Cerchio delle Streghe” si chiama e, nome migliore, non potevano scegliere per la mia valle che ha come protagonista il paese di Triora conosciuto come la Salem d’Italia. Parrebbe che questo cerchio, abbia il diametro di una dozzina di metri. Mi sembrano tanti per come l’ho visto io ma non sono all’altezza di dare una valida misurazione e inoltre ero abbastanza lontana in un sentiero stupendo e panoramico. Ora, potrete ben capire come sia assolutamente interdetta la zona interna, anche se solo moralmente, in quanto, le Streghe, con le loro persecuzioni, potrebbero compiere nuovi atti malvagi nei confronti della popolazione. Le credenze continuano a vivere ma, su sanremonews, il ricercatore Vittorio Stoinich, racconta che la tradizione è sempre viva nel cuore della Valle. Perciò, quando si sente dire che un pastore, che ha voluto sfidare il potere delle nostre Bazue (streghe), dopo aver messo il piede all’interno del cerchio per raccogliere il fieno, si è ritrovato con le pecore che producevano il latte rosso come il sangue anzichè candido come sempre, tutti si sta zitti e ci si fa cullare da questa sorta di affascinante racconto che rapisce gli animi. E anche la mia Valle quindi, come se già non le bastassero tutte le varie storie di Wicca e stregonerie che vivono da anni nel suo cuore, vuole avere il suo primato. E attenzione; questo cerchio pare non essere l’unico nella Valle Argentina. Ne scoprirò altri? Lo saprete nelle prossime puntate amici! Sgattaiolo immediatamente sui monti come un piccolo segugio! Baci e…. non fatene parola con nessuno!

photo – la seconda immagine appartiene a sanremonews ed è stata scattata da Vittorio Stoinich

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Il Mio Mare

 

Ciaf! Ciaf!

Così facevo, come una bambina.WP_20150618_004 In queste calde mattine di giugno, con ancora poca gente intorno a me e l’acqua più limpida di quella che beviamo, mi sono concessa una splendida passeggiata in riva al mare. L’acqua non era freddissima e mi arrivava alle ginocchia. WP_20150618_001Ogni tanto un’onda, come se quell’immensa distesa azzurra avesse voluto dire – Ehi! Sono viva eh?! Mi muovo! -. Altrimenti, data la pace e il suo esser così calma, non si sarebbe mai detto. Era bellissimo ammirare l’orizzonte celeste. WP_20150618_003Era bellissimo guardare il mio paese che si rifletteva in quello specchio immenso. Era divertente vedere quelle poche persone che c’erano, prevalentemente anziane, fare ginnastica sugli scogli per mantenersi in forma. Attivi. Così si fa! Tutta la mia ammirazione. Non si sentivano rumori, persino i gabbiani non osavano emettere alcun suono. Volavano sopra la mia testa planando delicati tra le lievi correnti d’aria. Nell’acqua, qualche pesciolino trasparente, dai riflessi brillanti, guizzava di qua e di là. Sembrava di essere in un microcosmo fantastico e mai visto prima. Eppure era lei. Era sempre Arma. WP_20150618_005Arma di Taggia ad offrire quel panorama, quella vita così particolare. Arma di Taggia che quest’anno ha ricevuto il riconoscimento internazionale Bandiera Blu. Quella sabbia morbida sotto ai miei piedi che sentivo spostarsi ad ogni mio passo e formare una culla.WP_20150618_006 L’acqua faceva attrito e mi massaggiava le gambe, una sensazione di benessere unica. Camminare nell’acqua fa davvero bene. Smuove la circolazione, per cui ossigena il sangue, elasticizza i vasi sanguigni, diminuisce gli edemi, è davvero un toccasana. WP_20150618_007Che quiete, che rilassatezza! Il sole indisturbato illuminava ogni cosa e le creste d’acqua scintillavano sotto ai suoi baci. WP_20150618_002C’era anche qualche barchetta più al largo che con la sua vela disegna chiari triangoli verso la Corsica. La mia passeggiata è stata mattiniera ed è durata solo un’ora e mezza ma è stata meravigliosa. Poi il dovere mi ha chiamata e sono dovuta rientrare ma che bellezza! Da ripetere sicuramente! Come vi ho già detto tante volte, il bello della mia Valle è proprio questo: poter scegliere quel giorno quale ambiente frequentare, se il mare o la montagna. Ambedue sono vicini a me e pronti a farsi vivere e a tenerti compagnia. WP_20150618_008Lo so, vi faccio un po’ invidia… ma so anche che la vostra è un’invidia buona. Vi saluto e vi lascio attendere. Chissà dove sarò la prossima volta!

Incantevoli Contorni – e si ritorna a camminare –

Evviva! Proprio quel che si può definire una vera passeggiata. Finalmente! La prima dopo tanto tempo e, per farla ho scelto la campagna. WP_20150602_0244 km di natura che si svolge tutto intorno, a perdita d’occhio. Ve l’avevo promesso, ricordate? E’ stato bellissimo e quindi ve lo propongo sperando anche di farvi sorridere con le belle immagini che ho fatto per voi. Non vi servirà aver pranzato per camminare qui. WP_20150602_004Nella giusta stagione, per questa via, si trova davvero di tutto: albicocche, fragole, ciliegie, mirto, mele, ginepro, susine, more, tarassaco, finocchio. Un insieme di erbe e frutti da arricchire l’intera valle. Valle Steria, ad Est, di fianco alla mia. WP_20150602_026La via che percorriamo si chiama Via Imperia e congiunge i magnifici borghi di Villa Faraldi e Tovo e poi… poi volendo si, si scende fin giù a Chiappa e a San Bartolomeo al Mare e i chilometri aumentano ma non esageriamo oggi, magari la prossima volta. WP_20150602_029Partiamo quindi da Villa Faraldi che vi avevo già descritto qui https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2012/03/10/villa-faraldi-accoglie-fritz-roed/, chiamata anche “la Piccola Atene dell’Arte” dopo aver gustato un ottimo pranzetto (e si, ormai si era mangiato) e dopo aver fatto interessanti e simpatici incontri. WP_20150602_015Un asino nato da sole 24 ore, trotta e sgambetta giù per le fasce e la mamma non lo molla mai di vista. WP_20150602_017E’ agile e vivace con un’espressione dolcissima dipinta sul muso e appena si ferma vuole subito ciucciare un pò di buon latte. E’ insieme a tanti amici e si diverte un mondo. WP_20150602_012Per la strada regna il silenzio. Sono solo le 14:30 e anche gli animali riposano. Non si sente davvero volare una mosca. La strada è asfaltata ma la vegetazione intorno mostra campagne, boschi e panorami mozzafiato. Laggiù si può anche vedere il mare. WP_20150602_018Siamo di poco sopra i 300 m. sul livello del mare ma l’aria e l’atmosfera sono nettamente diverse. I fiori parlano al posto degli insetti e degli uccellini che solo verso il tardo pomeriggio iniziano a farsi vivi. WP_20150602_028Ce ne sono davvero di tutti i colori: il giallo della ginestra e dell’elicriso, il fucsia del pisello selvatico, il bianco delle rose rampicanti, tantissime. E il verde. Quante tonalità di verde ci sono! WP_20150602_023Solo un piccolo rio tiene compagnia con il suo scrosciare delicato in una cascatella veloce e senza sosta. Ogni tanto una panchina offre riposo e scorci appaganti per lo sguardo ma io sono stata brava e ho sempre continuato a camminare. WP_20150602_022Ecco, quello che invece manca, e lo dico per chi volesse venire a passeggiare per di qua, è una fontanella per bere. Vi consiglio di munirvi d’acqua soprattutto nelle calde giornate estive. A metà percorso si giunge a Tovetto, una piccola frazione di Villa Faraldi, ancora più piccola di Tovo ovviamente, da come suggerisce anche il nome. WP_20150602_020Eccoli là, quello in alto è Tovo e quello più in basso Tovetto. WP_20150602_031Le poche case presenti sono molto carine e ben tenute, decorazioni di piante e fiori le rendono incantevoli e qualche cane, da dietro ai cancelli, ci guarda ma è anche lui troppo stanco per abbaiare e continua la sua pennichella.WP_20150602_025 Gli orti ordinati e ben tenuti sono uno spettacolo per gli occhi. Adorabili, sembrano quelli di una fiaba. Quanto lavoro, quanta dedizione da chi ancora vive come un tempo.WP_20150602_033 I miei cari muretti di pietra sono ben visibili in luoghi così sistemati a dovere. Si riconoscono bene i pomodori, i peperoni, gli zucchini, l’insalata e tanta altra verdura. WP_20150602_027La frutta invece, come vi spiegavo prima, è più selvatica e spontanea e cresce a bordo strada. Ce n’è di tante qualità ma naturalmente, in queste terrazze tipiche del mio mondo, a regnare sono sempre gli ulivi. WP_20150602_032 Tovo è la nostra meta d’arrivo e parlottando e osservando tutte le specie di flora presente, si raggiunge abbastanza in fretta.WP_20150602_035 Una volta arrivati, una Piazza si apre davanti a noi e su una lastra d’ardesia che circonda un monumento ai caduti in guerra, si trova scolpito il gioco della “Tela” che in molti probabilmente ricorderete, con a terra dei sassolini bianchi da utilizzare al posto delle pedine. WP_20150602_034Prima di tornare indietro una partita si può anche fare, perchè no? Il ritorno è stato più vivace. WP_20150602_040Ora gli animaletti sentivano più fresco e iniziavano le attività laboriose sospese al mattino. Insetti, gazze e merli ci hanno tenuto compagnia svolazzando di qua e di là. WP_20150602_036Troppo veloci per riuscire a fotografarli! E’ stata davvero una bella passeggiata ritemprante e rilassante. E io mi sento proprio di essere stata molto brava. WP_20150602_019Ora non mi resta altro da fare che cambiare meta e organizzarmi per una nuova missione. WP_20150602_039Vi aspetto alla prossima quindi, ovviamente verrete di nuovo con me. Un bacio!

La Loggia degli Sposi

Torniamo un pò nel cuore della mia valle. E’ da tanto che non vi ci porto ma oggi ho in serbo per voi una vera sorpresa. Vi ho fatto conoscere tempo fa il meraviglioso borgo di Montalto Ligure, potete vederlo qualche post più in là, e oggi ci riandiamo perchè ho voglia di mostrarvi una cosina davvero particolare. Ebbene non potevo certo non parlarvi di questo posticino fantastico, grazioso ma soprattutto romantico, come lo è l’intero paese. Siamo infatti nel borgo definito “romantico” per eccellenza e quindi non poteva mancare una vera e propia loggia dove potersi sposare. SONY DSCE quante coppie ha visto unirsi in matrimonio questo luogo di pietra! Nella mia valle lo conoscono tutti e, ogni volta che ci si mette zampa, si cammina sopra il riso bianco degli sposini che ci sono appena stati. Cari topi, ecco a voi, la Loggia degli Sposi. Sono diverse le vie che ci portano a lei.SONY DSC Partendo da sotto, bisogna inerpicarsi per una scalinata abbastanza ripida dai gradini consumati e, il colore delle luci giallognole, implica un’atmosfera suggestiva e quasi misteriosa. Alcune porte che incontriamo sono in legno massiccio e molto vecchie appartenute un tempo forse a delle stalle. E’ un luogo affascinante nel bel mezzo di questo villaggio arroccato sui monti del mio mondo.SONY DSC Un piccolo spazio dalla pavimentazione di ciappe, due panchine, un lampione e un’apertura che offre un panorama degno di qualsiasi matrimonio. SONY DSCMantiene in tanti punti, la sua antichità. E’ stato, per certi punti di vista, reso solamente un pò più comodo, come l’aggiunta dello scorrimano per agevolare probabilmente la salita alle spose munite di vertiginosi tacchi a spillo ma, per il resto, tutto è com’era un tempo. SONY DSCVi sarete accorti immagino, già da queste prime foto, che a regnare infatti è la pietra. Ci circonda, ci siamo sopra, ci siamo sotto, è ovunque, e questo fa si che il posticino rimanga bello fresco anche in piena estate. Il sole passa solo da due finestre aperte e semitonde, sembrano le aperture di un castello e la luce è spettacolare.SONY DSC Il tetto offre una bellissima lavorazione di travi in legno e sotto di lui, nel centro della parete più ampia, c’è una piccola fontanella in ferro dalla quale sgorga acqua fresca. Il suo rubinetto porta la stessa lavorazione di tante altre fontane della mia valle e il suo rubinetto è in ottone.SONY DSC Per il resto, a parte due panchine per gli invitati più anziani, non c’è nulla; si presta però ad essere addobbata come meglio si crede con felci, piante e composizioni di qualsiasi tipo per il fatidico giorno. Che emozione. E’ l’ideale per meravigliose foto in posa. Lo sfondo è magnifico. SONY DSCLa Loggia degli Sposi è’ un luogo così antico da presentare ancora gli archi e le lastre di ardesia di un tempo. Al centro del pavimento inoltre è stato composto su di esse, lo stemma del comune di Montalto Ligure. Se non erro, questo è stato fatto da un artista del luogo. SONY DSCA celebrare il loro matrimonio civile in questa fantastica cornice, vengono anche turisti e stranieri. E’ un posticino famoso. E se si vuole, si possono anche continuare i festeggiamenti nella piazza della chiesa poco sotto. Guardate ad esempio questa foto che ho preso dal sito rivieradivina.it, non è meraviglioso?loggia3In fatto di matrimoni campestri, questo è l’ideale. E allora topi, non dimenticatevi di venire a vedere la Loggia degli Sposi se vi capita di passare da queste parti. Non potete perdervela. Merita. SONY DSCVi sembrerà di fare un salto nel passato. Vi sentirete castellani o menestrelli in un giorno di festa. Una perla della Valle Argentina. Vi è piaciuta?SONY DSC Bene topini, adesso allora posso lasciarvi ma tenetevi pronti, vi porterò presto in un altro posticino sensazionale. Un bacione grande, alla prossima.SONY DSC

Da Sanremo a Imperia, a piedi o in bicicletta

DSC_0806Cari topi, oggi vi parlerò di un’ importante costruzione. Vi parlerò della pista ciclabile della Liguria di Ponente. Una pista ciclabile tra le più lunghe di tutto il Mediterraneo. E’ quella della Riviera dei Fiori, la mia Riviera, ed è lunga pensate, ben 24 km circa. PercorreDSC_0807 la costa passando dove una volta passavano i binari della ferrovia (Genova-Ventimiglia) ora smantellati e congiunge Sanremo a Imperia. Una vera passione per ciclisti e amanti delle passeggiate. E si anche perchè devo dire che gode di un meraviglioso panorama:DSC_0809 monti verdi da una parte e infinito azzurro mare dall’altra. E’ meraviglioso vedere tutta la costa, il faro, il Porto Sole e quello degli Aregai, passare sotto ai tunnel dove un tempo correva il treno. E ci sono le panchine per riposare, i parcheggi per le bici, i fioriDSC_0811 e i giochi per i bambini; famosi quelli nella zona chiamata Sud-Est prima di Sanremo. Da qui si ha una visuale diversa. Tutto ciò che fino a ieri non avevamo mai potuto vedere, in quanto zona pericolosa e vietata, è ora divenuta una delle strade più panoramiche che ci siano.DSC_0817 E che bello vedere chi si diverte! Grandi e piccini. Naturalmente, non solo le bici come mezzo di trasporto sono consentite, c’è infatti chi usa il tandem, lo skate-board, i pattini, il pedalò, insomma, è solo questione di fantasia! Questa strada è stata creata e finita nel 2008 e divide,DSC_0815 grazie a due corsie, i mezzi dai pedoni ma non è finita qui! Si parla infatti di un progetto che vuole allungarla ulteriormente e farle raggiungere la lunghezza di ben 60 km. Ci pensate? Se ad oggi, sono 8 i comuni attraversati da questa pista,DSC_0820 chissà in futuro! Ed è una strada ben organizzata: ci sono anche delle regole da rispettare, come la velocità e i semafori, soprattutto quando s’interseca con la via Aurelia spesso pericolosa. Tanti sono gli impianti di SOS disponibili ogni tot metri e 28 sono invece le videocamereDSC_0826 di sorveglianza anche se c’è chi dice che di notte, sotto ai tunnel, non si può stare proprio del tutto tranquilli. Purtroppo si sa, dove ci sono nascondigli adatti, c’è ahimè, chi ne fa uso. Tutto il tracciato, provvisto di accessi diretti dai comuni ogni 350 metri circa,DSC_0828 è stato però progettato pensando al comfort e alla tranquillità degli utenti il più possibile, ed è dotato anche di una serie di punti di sosta con fontanelle per bere e punti ristoro. In più, nel paese attraversato, è facile trovare forniti stand per il noleggio delle biciclette,DSC_0840 e altro, direttamente sulla pista ciclabile e in grado di accontentare tutti i gusti e tutte le età, dalle mountain bike, alle biciclette da passeggio, ai tandem per due o più persone senza scordarci tutti gli accessori disponibili come il casco e l’accesso alle innumerevoli spiagge e scogliere,DSC_0843 alcune un tempo non raggiungibili se non via mare. Questa è una cosa da non sottovalutare perchè alcune stradine, creuze chiamate da noi, sono pittoresche, comode e belle. L’itinerario è in prevalenza pianeggiante, rettilineo e facile da percorrere,DSC_0845 e si snoda in mezzo alla profumata e coloratissima costa della Riviera di Ponente. Vi basta o ne volete di più? Che dirvi… dico che tutto ciò è meraviglioso. Finalmente un posticino dove poter camminare con il proprio cane, scorrazzare con i bimbi, pedalare,DSC_0846 far ginnastica e ricordatevi in estate la crema abbronzate; non sapete quanto sole si prende percorrendola. Cari topi, a me non mi resta altro che ringraziare la mia socia per le bellissime imamgini che mi ha mandato ora che si è messa a fare footing,DSC_0849 e invitarvi, gambe in spalla, a venirla a vivere. E’ un comodo metodo per visitare in un colpo solo quelli che sono i miei luoghi, prevalentemente marittimi. Un bacione grande topini!

Passeggiando in bicicletta accanto a te,
DSC_0852pedalare senza fretta la domenica mattina,
fra i capelli una goccia di brina
ma che faccia rossa da bambina,
mai un fumetto respirando,
mentre mi sto innamorando.
DSC_0854Lungo i viali silenziosi accanto a te,
con quegli occhi allegri e accesi d’entusiasmo ragazzino,
che ne dici ci mangiamo un panino,
c’è un baretto proprio qui vicino,
mentre il naso ti stai soffiando,
io mi sto sempre più innamorando.

DSC_0858Ed il pensiero va oltre quel giardino,
vedo una casa e poi vedo un bimbo e noi.
Passeggiando in bicicletta accanto a te,
pedalare senza fretta sentendoti vicina,
da che parte adesso siamo indovina,
il futuro è nato stamattina,
DSC_0863prima freno e poi discendo,
scusa se ti sto abbracciando,
scusa se ti sto abbracciando.

Ed il pensiero va oltre quel giardino,
vedo una casa e poi vedo un bimbo e noi.
Passeggiando in bicicletta accanto a te,
pedalare senza fretta la domenica mattina,
Mentre mi sto innamorando.
Mentre mi sto innamorando.
Mentre mi sto innamorando.
Io mi sto sempre più innamorando           (Riccardo Cocciante)

Una fontana, una chiesa e una porta

Oggi, andiamo nella località più antica, presumo, di questo paese. Una fontana, una chiesa e una porta topini. Tre luoghi assai famosi in quel di Taggia. Tre tappe SONY DSCda non sorpassare, ne sottovalutare, senza prima essersi fermati a capire dove siamo. Una vasca di pietra guardate. Sembra quello e nulla più. Semidistrutta, che sarà mai? Ahi, ahi, fermi! Non è certo un qualcosa di banale sapete? Questa è una splendida fontana quattrocentesca eretta in questo paese nel 1555. E’ la fontana dell’antico acquedotto di Taggia, punto di arrivo di un canale tardomedievale che dava acqua alla parte alta (e oggi anche la più vecchia) di questo bellissimo e storico borgo. Venne qui posizionata per volere del Podestà Melchiorre Da Monleone e, in Taggia, c’èSONY DSC probabilmente un’altra vasca appartenente allo stesso periodo situata tra il quartiere di Piazza Grande, all’angolo tra Via Littardi e la salita di Via Nicolò Calvi, in quanto si dice che le vasche “ordinate” fossero due. Davanti a lei, uno dei vicoli più impervi del paese, un ciottolato grigio che sale, senza remore. Si è circondati dalla pietra pura, dalla storia, le cose antiche, dal sole caldo e, qualche passo dopo, anche dagli ulivi. E’ un bellissimo e vecchioSONY DSC campanile quello che vediamo tra i rami di un verde militare. Un campanile che sembra di pietra calcarea che riveste i mattoni pieni. Una campana, in ottone ormai ossidato, fa pandan con le fronde degli alberi a noi cari e, una magra e sottile croce, pende leggermente all’indietro. E’ la campana che risuonava negli orti e nelle fasce coltivate da sempre. Il panorama inizia ad essere bellissimo. Un muraglione e poi eccola, bianca, come una chiesa messicana, la piccola chiesa di Santa Lucia. Una chiesa che a vederla da fuori sembrerebbe inusata da tantissimo tempo. Il portone in legno, è devastato, fatiscente, persino pasticciato. Le pareti esterne, godono davvero di ben poca manutenzione ma, nonostante tutto è affascinante. Una chiesa in bilico su ampi gradini di mattonelle granata e piatti sassi, le sbarre alle finestre in spesso ferro battuto SONY DSCe, di fianco, un muro di epoca romana. Essa viene considerata uno dei titoli più antichi tra tutte le chiese di Taggia. L’aspetto attuale, come recita il cartello di latta verde che la descrive, è frutto di ricostruzioni cinquecentesche rinnovate da interventi barocchi. Vi è ancora oggi, al suo interno, conservata in modo esemplare, l’originale ed elegante acquasantiera di un tempo e, in cima al suo modesto altare, un bellissimo ed enorme dipinto. Oggi, questa chiesa, è sede della Compagnia di SantaSONY DSC Maria Maddalena. Questa topini, è la prima chiesa costruita dagli abitanti di Taggia. Una chiesa costruita fuori dalle mura di protezione, ardentemente desiderata ma, al di qua dei muraglioni non c’era abbastanza spazio. Questa chiesa, si trova tra due porte importantissime: Porta Soprana, più distante, in cima al paese e che oggi non conosceremo, e Porta Sottana, subito sotto questa piccola chiesetta, sotto la quale passeremo insieme per andare al centro del paese. La parte di paese più moderna. Quest’ultima portaSONY DSC, è chiamata anche Porta di Santa Lucia, prendendo il nome dalla chiesa che vi ho appena descritto. Anche la salita si chiama così. Per arrivarci, occorre discendere la scalinata soleggiata. Da fare in salita non è uno scherzo, ve lo assicuro. E il punto è strategicoSONY DSC; di fronte a noi, in lontananza, si può vedere Castellaro e dietro, la cresta del monte che porta alle neviere, e a Santa Rita, e all’Eremo della Maddalena. Una vista stupenda. La discesa, ci conduce dritta, dritta, sotto ad un arco splendido. Pensate, assieme alla sua “Porta” antagonista, questo è l’accesso più antico della città. E’ tutta in pietra e le pietre, soprattutto quelle che formano l’arcata, sono messe con grande maestria, lo vede anche una come me che non è nessuno in architettura. Ti chiedi come possano star lì, ferme, a testa in giù. Dall’alto, a scendere, sono prima larghe e piatte e poi, diventano tondeggianti o quasi cubiche. Grosse. Immagino pesantissime. Il sole fa fatica ad entrare nel centro di questa galleria. Deve fermarsi prima, forse non è gradito. Per attraversare tutta Porta Sottana, bisogna percorrere parecchi passiSONY DSC. Il sole, non riesce a scaldare l’unico portone sotto di lei. Un portone color mogano che, in alto, su un bellissimo e lucido blasone di ardesia nera come la pece, porta i simboli della chiesa e del paese. Di parecchi di questi stemmi, la Repubblica di Genova, ne volle la distruzione. Originario dello stesso periodo di Porta Sottana è il famoso castello di Taggia sul quale sventola la bandiera del paese. Questo SONY DSCtunnel, è stato rimaneggiato nel corso dei secoli XVI e XVII e, ai tempi, permetteva un comodo collegamento con un’altra fontana situata in questa zona, che dava acqua alla popolazione.  Siamo nel centro storico topini, la vita non era semplice e ancora oggi, bisogna avere gambe buone ma, assaporare tutte queste tradizioni e respirare l’aria di un tempo quotidianamente, ripaga ogni fatica. E ora topi, lo avrete capito, dobbiamo per forza andare a riposare; abbiamo sgambettato anche oggi e abbastanza direi! Se volete, domani vi porterò in un posto nuovo! Un bacione a tutti, la vostra Pigmy.

La Parrocchia, le coppiette e Padre Pio

La ParrocchiaSONY DSC di San Pietro in Vincoli, a Castellaro, domina su un meraviglioso e ampio panorama che ci mostra il turchese del cielo e del mare, e il bellissimo paese di Pompeiana. E’ una chiesa molto grande, maestosa, nella quale oggi nonSONY DSCposso farvi entrare in quanto è chiusa al pubblico, ma posso ugualmente portarvi con me a fare un bellissimo giro. Eretta nel 1619 dove, un tempo,  originariamente, sorgeva l’antico castello, contiene tra i diversi oggetti sacri che l’abbelliscono, due crocifissi, di cui uno dello scultore Anton Maria Maragliano; questo per lo meno ve lo posso dire. San Pietro in Vincoli, antichissimo titolo cardinalizio risalente al pontificato di Papa Simmaco. Dietro di lei, l’Oratorio dell’Assunta. E’ alta, con le pareti tinte di giallo e il portone che sembra di un verde acido. Attaccato a lui, tutti gli appuntamenti religiosi del mese su un foglietto in bianco e nero. Una chiesa che padroneggia, senza mezzi termini, in uno dei punti più alti del paese. Il suo cortile, con la pavimentazione in ciottoli e i pini marittimi a circondarlo, ci permette di compiere una passeggiata che ci porterà a scoprire un piccoloSONY DSC nascondiglio. A circondare lei e la roccia sulla quale è arroccata e a proteggerci, assieme ai pini solo una ringhierina nera e poi, uno spazio che ti apre il cuore che, nell’articolo dedicato a Castellaro, vi avevo già mostrato. Ebbene, da come forse avrete già capito, questa volta,  la bellezza di questo edificio religioso non l’ammiriamo sul davanti, dato da colonne in marmoSONY DSC o dalla facciata principale come spesso vi ho mostrato. Non l’ammiriamo dentro, data dalle opere d’arte austere e pregiate che l’arredano, bensì andiamo nella sua parte retrostante, dove, con grande sorpresa, troviamo tre grotte di pietra, tre nicchie, piccole, intime, particolari e bellissime. Nella prima, contornata da tante candele, fiori e lumini, c’è la candida statua rappresentante la Madonna di Lourdes. Nella seconda, bianca anch’essa, la statua di un Padre Pio che da la sua benedizione con, appesi al braccio i tanti rosari dei pellegrini che credono in lui. Colorato dalle piante e dai fiori, sembra quasi sorridere. Infine, il terzo posticino, è l’ultima piccola grotta, con al centro un’unica panchina e una pianta in vaso. Luogo di ritrovo e pettegolezzo per le vecchine del pomeriggio che sgrananoSONY DSC anch’esse rosari a tutto andare, luogo di amori alla sera quando il buio diventa complice, le luci della vallata riverberano e, d’estate, le lucciole tengono compagnia assieme ai grilli. San Pietro in Vincoli, un luogo quasi in cima al paese dove davvero si può star tranquilli e, di notte, ancora di più. Di notte, SONY DSCnemmeno il suo alto campanile si permette di disturbare. I sassolini bianchi del ciottolato tutto intorno, formano dei rombi e dei disegni a terra. Un muretto in pietra, ci permette di sedere e riposare. la panchina di legno, vien quasi da non sciuparla. E’ come se fosse prenotata dalle giovani coppiette in amore! San Pietro in Vincoli, dal latino vincula ossia in catene. Il nome è infatti riferito, e vuole commemorare, l’episodio dell’incarcerazione di San Pietro sotto il regno di Erode Agrippa I a Gerusalemme. Tante le Chiese che portano questo nome: una a Londra e quattro in italia, compresa questa o forse anche di più, tra le quali, quella di Roma dove è custodito il famoso Mosè di Michelangelo e le reliquie di San Pietro, ossia delle grosse e pesanti catene. In questa basilica, esse sono contenute in una teca di vetro e ve le mostro prendendo l’immagine da Wikipedia. Questa chiesa, è baciataRoma_san_pietro_in_vincoli_catene - Copia dal sole tutto il giorno se le nuvole lo permettono e, infatti, nella grande piazza, spesso si ritrovano i bambini a giocare. Qui non c’è pericolo, le auto non possono passare. Come la chiesa di Nostra Signora di Lampedusa, è adatta per celebrare i sacramenti dei bambini, battesimi, comunioni… Al di qua, se mi giro verso Nord-Ovest, SONY DSCposso vedere i miei monti. Che belli, di un verde molto scuro e sembrano di velluto. Li seguo con lo sguardo, io so che mi portano fino in cima alla mia valle anche se da qui, ne posso vedere solo un pezzo. Questa è la chiesa più grande di Castellaro e sicuramente, è anche quella con, all’interno, più valore tra tutte. Un luogo che volevo mostrarvi, una passeggiata che volevo fare assieme a voi sempre alla ricerca di quiete e anche qui, ne possiamo trovare tanta. Ma ora topini, è bene che ce ne andiamo. Stà per arrivare la bella stagione e la panchina di cui vi parlavo, è già sicuramente prenotata. Si inizia a stareSONY DSC bene qui e la primavera, fa sbocciare qualunque cosa, perchè no, anche nuovi amori. Non diamo fastidio. Venite con me, tanto ci sono altri tantissimi posti meravigliosi nella mia valle da andare a scoprire…

Strada Don Aldo Caprile e la chiesetta di San Bernardo

Pronti topini? Si parte. Oggi andiamo verso il paese di Badalucco, ma svoltiamo un attimo prima, a sinistra, e saliamo per la strada che va’ ai Vignai. Dopo circa un quarto d’ora di cammino, anche se siamo comodamente seduti in auto, ci avviciniamo al paese di Ciabaudo e sulla nostra destra questa volta, inizia una strada. Una strada che si arrampica in salita, in mezzo ai brughi, al timo, al ruscus. Quella è la strada dedicata a Don Aldo Caprile. E noi la percorriamo. Nativo del paese di Corte, Don Aldo Caprile è stato parroco nel paese di Badalucco per 42  anni, dal 1947 al 1989. La sua accoglienza e il suo buon carattere hanno lasciato il ricordo di un uomo umile e pieno di voglia di fare. La gente, gli ha voluto un gran bene e non lo dimentica al punto di dedicargli una delle strade più belle della mia valle. E’ la strada che porta al Santuario della Madonna della Neve, sul Monte Carmo e oltre, la stessa strada, porta a una bellissima statua. Questa via ci permette di godere di un panorama mozzafiato. I monti, gli alberi, il terreno più arido, scosceso, più roccioso. Da una curva, giù in fondo, si può notare il paese di Montalto, il villaggio romantico, la sentinella della Valle Argentina. Sopra di lui i pascoli e da qui, si possono ammirare tutti. La strada di Colle d’Oggia e Prati Piani. Ma non finisce qua. A stupirci ci pensa anche il Monte Faudo, 1.149 metri d’altezza. Un ambiente prettamente prealpino, che svetta con le sue antenne, unico, riconoscibile tra mille. Il monte dei cavalli selvatici rimane dietro la cresta dei pini. E oltre, ancora più in là, non ci crederete ma si vede anche il mare. Il mio mare, come sempre, circondato dal verde. Un verde scuro, intenso. Un mare che non mi abbandona mai. E vedere quel suo spicchio d’azzurro che si confonde con il cielo, fa sorridere gli occhi. Una visione incantevole. E i dolci tornanti di questa stradina, si snodato uno dopo l’altro, senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Non siamo più in auto, siamo a piedi, vogliamo guardare bene ciò che ci circonda. Non solo il panorama distante ma anche quello che ci stà vicino. Sentiamo gli odori e i rumori del bosco. Gli aghi di pino scricchiolano sotto i nostri piedi e ci ritroviamo a camminare anche sopra schegge di ardesia che provocano come delle piccolissime valanghe. Bisogna fare attenzione e scavalcarle, si sdrucciola e sono taglienti. Ma rendono il terreno particolare alla vista. Pezzettini di lavagna. Si possono prendere e usare come gessi. Come matite per scrivere sull’asfalto il nostro nome e “Noi siamo stati qui”. Contornati da piante di corbezzolo e piselli selvatici siamo immersi da colori vivi, accesi. E’ finita la stagione dei corbezzoli ma i loro piccoli alberi son più vivaci che mai e alcuni, così alti da riuscire a farci ombra. I piselli selvatici invece, con quel loro romantico fucsia, tinteggiano di brio la vallata. Non profumano ma sono dolci come lo zucchero. Sono sparsi per la via ma tanti, li troviamo intorno a lei. Una splendida chiesetta tutta in pietra, una chiesetta antica. Si parla di lei già in trattati del 1443 e, nel 1600, ha anche goduto di qualche ristrutturazione. E’ il Santuario di San Bernardo e domina da qui, su questo monte, una grande parte della Valle Argentina e della sottovalle Oxentina. E’ lei la piccola chiesa montana che collega il sentiero che porta fino al paese di Ciabaudo con le prime case del villaggio. Questa chiesa è solitaria e, come dicevo prima, completamente in pietra. Pietre cubiche, alcune più spesse, altre meno, posizionate una sull’altra con incredibile maestria. A vederla dal davanti, sembra piccolina, in realtà, è parecchio lunga e la terra battuta la circonda. Entrando sotto il suo arco sembra di entrare in un antro ma da qui, possiamo vedere cosa si nasconde al suo interno. A colpirci, un dipinto, lo Spirito Santo e i Santi. Delle panche di legno, dei candelabri, una croce in legno ma soprattutto un bellissimo pavimento a scacchiera, in lavagna. Sono state anche portate delle statue in legno, di Sant’Antonio Abate e quella della Madonna della Neve, provenienti, come si può leggere nel sito del Consorzio della Valle Argentina, dallo stabilimento di Sturfless, nel Tirolo.  Anche il soffitto è in legno con travi e perlinato dal color mogano. Siamo qui, sotto a questo portico, davanti alla sua porta e, sulle nostre teste, è affrescata una crocifissione risalente al ‘600 che le intemperie, hanno ormai cancellato parecchio. Andrebbe restaurata. E’ un disegno molto particolare perchè sembra di vedere come dei riflessi di altri dipinti sotto di esso. La sua volta in pietra non riesce a proteggerlo del tutto e una gran parte si sfoglia. Sotto di lui, a lato dell’entrata, una lastra di ardesia ricorda, con tanto di foto, il Partigiano Marco Bianchi “Beretta” morto il 12 gennaio del 1945 “Nell’apice della lotta per la liberazione d’Italia 1940-1945 qui cadde sotto il piombo fascista…”. Due girasoli e un rametto d’edera, colorano quell’immagine in bianco e nero e il grigio della lavagna scolpita. Ma le bellezze di questo Santuario non sono solo al suo interno. Se ci giriamo intorno infatti, non ci vuole nulla a capire che è un luogo di raccolta e di gioia. La prima cosa che testimonia ciò è un grande e lungo tavolo di legno pronto ad ospitare tanta gente che immagino mangiare e bere tutta insieme in allegria. Tra le feste patronali più caratteristiche infatti, quella di San Giorgio è quella che raduna più gente. Ma quel tavolo torna utile anche a chi semplicemente si è voluto fare una passeggiata e si sofferma in questo luogo pacifico a mangiarsi un panino. Con la fontanella vicino, possiamo dire che abbiamo tutto, anche l’acqua e attorno alle fronde degli alberi, tante lucette ora spente, se venissero accese, di notte, regalerebbero una gran festa. Da qui si può vedere bene il suo campanile. E’ un campanile piccolino e basso con una bella campana di bronzo e una piccola crocetta in ferro sulla sua punta. Tutt’intorno a lui le ciappe, la famose ormai ciappe del tetto. Penso sia uno dei campanili più minuscoli ch’io abbia mai visto seppur molto carino. E’ una chiesetta davvero particolare ed è posizionata in un luogo stupendo, utile da poterci venire con gli amici. Ricordo le volte che ci son salita con Niky e i nostri amici a quattro zampe. E’ ricca di paricolari. Guardate ad esempio cosa c’è su un suo davanzale appoggiato a delle sbarre. Un piccolo crocifisso azzurro con un Gesù fatto di cera, la cera delle candele. Immagino sia un dono che nessuno ha voluto togliere. Ma non solo dalle finestre ci sono le sbarre. Ne troviamo anche davanti ad una porta dietro la chiesa. Una stanza buia e vuota, con dentro solo un tavolino, è protetta da una griglia. Da qui, al suo interno, s’intravede un’altra apertura, sulla destra, che probabilmente permette l’entrata nella chiesa. Vi è piaciuto vero topi questo posto? Lo so, è una chiesetta originale in un angolo altrettanto particolare. Ma non è finita qui. Il bello deve ancora arrivare. Riprendiamo la macchina e andiamo oltre al Santuario. Torniamo a vedere il mare, Montalto e il Monte Faudo, sentiamo l’odore del bosco, facciamo qualche curva e poi, al primo bivio, giriamo a destra. Continuiamo a salire. La sorpresa stà per arrivare e infatti, dopo ancora qualche centinaia di metri, eccola, in tutto il suo splendore, la statua bianca come le nuvole della Madonna della Neve. Da qui, preannunciando l’omonimo Santuario che un domani vi porterò a conoscere, domina tutto il lato ovest della valle. E’ molto bella. Candida. Come fa ad essere così candida non lo so. Da qui vive tutte le stagioni e subisce pioggia, sole e neve. Con il suo nome inciso su un pezzo di gesso e protetta da una ringhiera nera, spicca davanti al monte. Qualche ciclamino intorno, più in basso, le dona un pò di colore. Giovane, come una fanciulla, tiene in braccio il suo bambino dall’alto di una mozza piramide di pietra. Il mantello e la corona in testa. La Madonna della Neve, qui nella strada di Don Aldo Caprile sopra alla chiesa di San Bernardo.

L’Autostrada dei Fiori

La mia valle, così come metà Liguria, quella di ponente, è attraversata da un’ autostrada chiamata Autostrada dei Fiori. Niky ed io, l’abbiamo fotografata per voi da diverse angolazioni. Nella mia valle essa attraversa il paese di Castellaro, tagliandolo a metà e avendo come panorama il grande campo di golf e passando sopra il paese di Taggia. La via che da Taggia s’inoltra in vallata, verso Badalucco, è infatti costeggiata per un tratto dagli enormi piloni di questo stradone. Proprio in questo punto tra l’altro, anni fa, disgraziatamente, un camionista addormentandosi, è caduto andando a picchiare sopra ad una casetta. Oltre a lui, a rimetterci la vita, sono stati i coniugi che stavano cenando e il loro cane. E si, purtroppo di incidenti e fatti brutti, sulle strade, ne accadono moltissimi. E’ inoltre a mio parere molto cara e sempre sottoposta a “lavori in corso”, ma questo dovrebbe essere un bene. Ma questa autostrada, conosciuta anche come A10 e che percorre il tratto Ventimiglia-Genova, offre una cosa molto bella che poche altre possono offrire e scusate la modestia… il panorama! Il vero panorama ligure. Dalla mia valle, andando verso il capoluogo, alla nostra destra troviamo la distesa azzurra del mare. Infinita. E spesso possiamo trovarci ad essere accompagnati da colori stupendi che inondano di luce il cielo. Alla nostra sinistra invece la meraviglia dei nostri monti. Un verde acceso e casette sparse qua e là, permettono di vedere un territorio davvero particolare. La parte che da Genova arriva a Savona è stata aperta il 5 settembre del 1967 mentre, è più recente, la tratta da Savona a Ventimiglia che è invece stata aperta il 6 novembre del 1971 e, a differenza dell’altra è solo a due corsie. Un problema della Liguria è proprio questo, essendo stretta e lunga come regione, non si ha molto spazio per ampliare. Una caratteristica di questo stradone sono infatti le gallerie. Ce ne sono tantissime soprattutto nella mia zona andando verso il confine francese. Sono tantissime e lunghe e purtroppo spesso, poco illuminate. Ricordo quando con il mio topopapà, da piccola, giocavo a indovinare quant’era lungo il prossimo tunnel. Ognuna ha un nome. Chi prende il nome della zona, del paese, chi invece accenna a un fatto accaduto vicino ad essa. Quest’elevata strada ci permette di vedere i paesi dall’alto, quelli marittimi, tutti raggruppati sulla costa e quelli più montani con un’ottica completamente diversa. Vere e proprie cartoline da lassù. Dal punto di vista archittetonico non è il massimo vedere queste verdi vallate divise trasversalmente da un ammasso di cemento, ma come si potrebbe, oggi come oggi, vivere senza un’autostrada? Certo, le stradine dei miei boschi sono spesso tronchetti di alberi messi uno dopo l’altro ma gli esseri umano hanno bisogno di compiere più chilometri di noi durante il giorno. In tanti infatti la usano per andare e tornare dal lavoro, è sempre molto trafficata e a causa di ciò può influenzare negativamente l’acquisto di una casa alla quale regala disturbo e fastidio. Sapete, non siamo abituati alle grandi città e ogni rumore risulta insopportabile. Comunque topi, tra poco tanti di voi, percorreranno questo tipo di strade per andarsene un pò in vacanza. Rimarrete magari imbottigliati e patirete un pò il caldo, so che di solito accade così ma vi auguro comunque di passare giorni lieti nel riposo e nel divertimento più assoluto ma mi raccomando… andate sempre piano! Vostra Pigmy.

L’antica chiesetta di San Bernardo

E ora topi dopo piante e animaletti torniamo a girovagare un pò per la valle. La mia amica Niky la lasciamo riposare un pò perchè ha fotografato per giorni e giorni e noi invece, ce ne andiamo a zonzo. Oggi andiamo di nuovo sopra Andagna, di poco, saliamo su dopo “la croce” ed eccoci davanti all’antica chiesetta di San Bernardo. Davanti a lei un secolare castagno d’india si erge altissimo facendo ombra a due panchine in legno sottostanti. Questa chiesa è molto antica e vorrei portarvi a visitarla anche dentro perchè merita davvero. Il suo aspetto è rude, aspro, solido. Al suo interno, tutte le pareti sono dipinte da affreschi del 1436. Sono opere di pittori ignoti ma davvero bellissime. Le figure rappresentano Gesù, Papi e Re ma anche i vizi e le virtù. Alcuni volti sono stati cancellati e subito c’è stato chi ha parlato di mistero. Le pareti in realtà sono davvero antiche e l’umidità purtroppo regna sovrana in strutture completamente in pietra. Guardate, persino il pavimento è in lastre di ardesia. Questo santuario del XV secolo, d’estate è la meta di vecchine che amano fare una passeggiata tra le campagne e poi sedersi per riposare. Nel frattempo possono raccogliere menta, timo e origano a volontà. Quando si arriva qui oltre a godere della pace che c’è, si può ammirare anche un bellissimo panorama ossia, vedere da lontano, tutto il paese di Andagna. E’ meraviglioso. I topini invece possono divertirsi sugli scivoli e sulle altalene che hanno posizonato su un praticello proprio di fronte a San Bernardo. La messa per celebrare questo santo si svolge d’estate e parecchia gente deve stare fuori perchè non è grandissima, è intima e raccolta. L’altare è povero. Una croce, un muretto di pietra e dietro, un dipinto di Cristo. Solo per la messa vengono messi dei mazzi di fiori su quei massi che fanno da banco. Circondata da prati e da monti, San Bernardo risulta essere un bellissimo luogo religioso campestre. Non si può non fermarsi a rimirarla se si ci passa davanti per andare in cima alle montagne di Drego e di Rezzo. Quante estati ho passato davanti a lei! Con gli amici seduti su quelle panchine. Di giorno davamo fuoco alle secche foglie del castagno sperimentando i raggi del sole che passavano attraverso una lente d’ingrandimento e alla sera invece, ci inventavamo storie terrificanti, così traumatiche da aver paura poi a scendere da soli per tornare al paese ma, all’epoca, non c’erano ne’ cellulari, ne’ lampioni per quelle stradine. Ricordi bellissimi. E oggi San Bernardo è ancora là, piccola ma imponente. Domina dalla sua collina e il giorno della sua festa la processione parte proprio da lì e scende fino in paese. E’ un punto di riferimento, un antichissima bellezza. Spero tanto sia piaciuta anche a voi e se vi capiterà di passare da queste parti, visitatela con attenzione. Fermatevi a rimirare il paesaggio e in poco tempo, sarete circondati da piccole farfalline bianche che vivono sui fiori intorno al santuario e mettono molta allegria. Un abbraccio, la vostra Pigmy.

Voci precedenti più vecchie

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