Domenico Giordano – le Pipe di Badalucco

Buongiorno Topi!

Oggi sono entusiasta perché vi porto a conoscere una persona davvero speciale che svolge una professione speciale anch’essa. E’ antica, molto, ma soprattutto è originale e ormai quasi introvabile in Italia. Mi piace raccontare di cose belle e quando queste  prendono vita nei miei luoghi, nella mia Valle, mi fa ancora più piacere parlarne. E’ proprio qui, infatti, nella splendida Valle Argentina e precisamente ai margini del paese di Badalucco, che possiamo incontrare Domenico Giordano, un artigiano d’eccezione che ha fatto della sua più grande passione il proprio mestiere.

Un uomo ospitale, affabile e disponibile che ama parlare del suo lavoro e al quale s’illuminano gli occhi mentre mostra le sue splendide creazioni.

Il signor Domenico, dalla gentilezza disarmante, mi ha accolta nel suo laboratorio dove crea con la radica delle pipe meravigliose.

Lo definiscono l’ultimo maestro dell’arte della creazione della pipa; realizza pezzi unici, completamente fatti a mano e di incredibile bellezza. In tutta Italia sono rimasti in pochi a eseguire quest’arte, pare si possano contare sulle dita di una mano.

Nel suo laboratorio, illuminato da una luce al neon e adiacente a un grande magazzino, l’odore di legno persiste e penetra nelle narici, soprattutto dove un grande mucchio di pezzi di radica viene bollito per eliminare i tannini e rimane bagnato fino al momento della lavorazione.

La radica è la parte basale del fusto di alcune piante e comprende le radici stesse. Grazie alla sua nodosità, alla sua resistenza e alle sue sfumature risulta perfetta per diversi oggetti e, per le pipe in particolare, quella di Erica arborea è l’ideale.

Si tratta, infatti, di un legno duro e pregiato. L’Erica è una pianta, a mio avviso stupenda, considerata in tempi antichi ricca di magiche virtù e dimora delle fate. Con i suoi rami si creavano scope (il suo nome deriva proprio dal termine greco Kalluno che significa “spazzare”) capaci di spazzare via non solo la sporcizia, ma anche tutte le negatività delle case, come vi ho già raccontato altre volte. Una pianta purificatrice che, arsa, allontanava gli spiriti maligni.

Le sue venature creano affascinanti fantasie su ogni pezzo e Domenico ne esalta il disegno e il colore soprattutto attraverso la levigatura, sicuramente la parte più lunga, ma anche quella più spettacolare del suo lavoro, dove non solo l’oggetto si liscia e prende forma, ma mostra tinte naturali che seducono soprattutto gli appassionati e i grandi intenditori.

In realtà, sono pezzi talmente belli che ammaliano anche chi se ne capisce poco come me. Ci sono pipe molto grosse, tozze, pesanti.

Altre, invece, sono più fini, delicate, dalla forma longilinea. Ce ne soo di più scure, di un mogano intenso, mentre le più chiare sono quasi color della sabbia. Tutto dipende dal tipo di lavorazione. Diverse hanno anche forme buffe e particolari rappresentando animali o altri oggetti.

Alcune hanno la zona di combustione molto larga, altre invece piccola e stretta, potrebbe starci un Toscano; ci sono individui che amano fumare il sigaro lì dentro, soprattutto per non sprecarne l’ultimo tratto.

Ci sono pipe curve e dritte, pesanti e leggere, dalla testa tonda o cubica, per tutti i gusti e tutti gli stili, da quello più elegante a quello più rustico.

Domenico mi ha fatto vedere come usa i suoi attrezzi, che sono tanti, ognuno per uno scopo ben preciso e tutti fermi ad attendere la sua abile mano pronta a realizzare qualsiasi cosa.

A me ha fatto questa magnifica seggiolina in soli due minuti. Ma grazie! Da un semplice pezzo di radice, ecco uscire fuori un carinissimo complemento d’arredo. E’ comodissima, nella mia tana mancava proprio! Un piccolo trono degno di una Regina come me.

Con una grande lama circolare ha tagliato e intagliato il tocco di legno rigirandolo da varie parti… et voilà, un mobile tutto mio, per me che non fumo la pipa, ma potrei sempre imparare… me ne farò fare una fashion.

Conosciuto non solo in tutto lo Stivale ma anche in diverse zone del mondo, il signor Giordano ha realizzato pipe davvero per chiunque, persino per noti personaggi che da lui hanno acquistato pezzi di grande valore.

I prezzi di alcuni elementi sembrano stratosferici, ma se si pensa alla lunga lavorazione che c’è dietro a ogni singola pipa, nessuna cifra può equiparare l’attenzione, la fatica e la fantasia che vivono dietro queste realizzazioni. Ovviamente, nel suo studio si possono trovare pipe per qualsiasi tasca e si possono naturalmente ordinare come più si preferiscono, anche se sono comunque già molte quelle in esposizione e tutte belle e caratteristiche.

Sempre col sorriso sulle labbra, Domenico, dalle origini meridionali ma ormai abitante della Valle Argentina da quando era bambino, si presta a raccontare anche diversi aneddoti. Racconta anche di come negli anni, attraverso le varie richieste, il suo lavoro si sia modificato. Ci rivela cosa si richiedeva un tempo e cosa, invece, si preferisca adesso.

Per lui non ci sono né problemi né differenze: da quando era solo un ragazzo gli basta creare ed esegue opere d’arte. Sulle pipe conosce davvero tutto, è piacevole starlo ad ascoltare. E’ buono e generoso, per niente avaro, soprattutto in fatto di consigli.

Riuscire a trasformare quella che può essere una grande passione, o un hobby, in una lunga avventura che dura una vita è il sogno di molti e l’augurio per tutti. Occorre accendere e mantenere attiva quella luce che ognuno di noi ha dentro, ma che sovente si soffoca per timori o ritenendo impossibile realizzarla. L’energia è alla base delle scelte, più della mente e, nel caso particolare di Domenico, anche se può essere sembrata la testa la padrona con il potere decisionale in mano, accompagnata da tanta voglia, a dire l’ultima parola è stato, ed è tuttora, il cuore.

Buon lavoro Domenico e grazie ancora! E un bacione a voi Topini!

Un passatempo originale se non altro!

Nomina si nescis, perit et cognitio rerum” come diceva il grande Carl von Linné “Se non conosci il nome, muore anche la conoscenza delle cose“. Vabbè…….. oddio……. non è proprio obbligatorio….. ma divertente! Quello si!

Buongiorno amici! Oggi volevo rendervi partecipi di una cosina carina che fa sempre parte del mio hobby e della mia passione per le piante. La definirei utile e divertente allo stesso tempo. WP_20150414_001Molto spesso, almeno nel mio caso è così, si hanno diversi generi di piante, soprattutto per quelle considerate cicciotte, ma ricordarsi i loro nomi è davvero impossibile! Sono tantissimi e difficilissimi. Bisognerebbe scriverli! E già! Ma come? La pioggia o il costo stesso, sovente ci impediscono di fare un bel lavoro soprattutto per quelle piante che teniamo all’esterno. Ebbene ho trovato questi legnetti già trattati e belli pronti per scrivere il nome delle mie piantine e metterli nei vasi. Ovviamente potete farli anche da voi tagliando il legno delle giuste dimensioni e verniciandolo con il Flatting. WP_20150415_001Lasciare asciugare e poi scrivere. Mi raccomando usate la matita. Sulla mina la pioggia scivola e non vi porterà via la scritta. E il divertimento dove stà? Bhè, naturalmente dev’essere davvero una grande passione in quanto stò passando i giorni su internet e chiedendo ad amici esperti, tutti i nomi. E ovviamente questo significa corredare di foto (fatte bene) ogni richiesta. Che lavoro! Ma che divertimento! E visto che il discorso mi piace molto, imparo anche tanto. Inoltre i vasetti rimangono più simpatici con quel tocco di giallo sgargiante e professionalità in più che non guasta mai, non trovate anche voi? Si trovano nei grandi Garden. Io personalmente li ho acquistati in Francia pagandoli 4,50 euro 20 pezzi. Ce n’erano anche da meno ma erano anche meno carini, in plastica o materiali meno fini. Io li pianto direttamente nella terra ma, chi preferisce, può legarli alla pianta con uno spago in quanto, sono dotati di un piccolo foro ad una delle due estremità. Una vera ricerca. Una caccia al tesoro. Trovato il nome, e non ci vuole poco credetemi, vado a controllare che sia esatto, in quanto c’è spesso parecchia confusione, lo scrivo e vado subito a metterlo nel vasetto. WP_20150415_002E devo scriverne uno alla volta perchè alcuni, mi si perdoni, ma son talmente assurdi che se ne scrivo tanti poi non so più vicino a quali piante devo accostarli. Tempo concessomi dalla batteria del portabile, vado direttamente a fare questo lavoro in terrazza! E sapete, una volta scritto il nome è un pò un problema cancellarlo, ci vuole una gomma dura e sottile ma rischiate di fare un paciugo. WP_20150415_003E alcuni nomi sono davvero introvabili sapete? E l’attesa. Si. Nei gruppi Facebook, in cui ci sono veri esperti come vi dicevo, molto spesso capita di dover aspettare parecchio prima che ti venga risposto. E’ normale, siamo in tanti a voler conoscere l’identità delle nostre amiche, per cui, ogni tanto, si torna li, speranzosi ma….. ancora nulla. E rimango li, con quel legnetto in una mano e la matita nell’altra, con l’orecchio teso al bip che mi segnala di essere stata considerata. E mi vien da ridere mentre ve lo scrivo! Il tutto perchè se qualcuno un domani dovesse dirmi – Che bella! Che pianta èèèèèè????? -, classica domanda, io orgogliosa potrò dire la mia, o più semplicemente risponderò – C’è scritto! – ( e non lo vedi? Con tutta la fatica che ho fatto! ah! ah! ah!). Un bacione a tutti amici ma ditemi, per voi, quali sono i vostri passatempi?

Santa Brigida

Che ridere, topi, quando guardo queste foto che ho fatto o quando vado in questo posto! Ci vado spesso perchè c’è un bellissimo sentiero che ci porta in un bosco che sembra incantato e pieno di farfalle, c’è un bellissimo panorama di monti verdi e una quiete indescrivibile.

Rido perchè quando ero piccolina dicevo sempre che mi sarei sposata qui e con tanto di Topo Azzurro! Non l’ho fatto, ma c’è sempre tempo, chissà!

Siamo davanti alla piccola chiesetta di Santa Brigida, sopra Andagna, per la strada che porta a Drego. Un tempo qui finiva l’asfalto e iniziava una strada bianca, ora invece il cemento ha ricoperto tutto, permettendo a qualsiasi macchina di proseguire verso un territorio magnifico. Siamo a 900 metri d’altezza.

La piccola chiesetta di Santa Brigida è situata vicino a quei lavatoi che vi avevo fatto conoscere qualche post fa e, vicino a essa, tante rocce e muretti di pietra sono comode sdraio per lucertoline che prendono il sole. E’ una chiesa circondata da Pungitopo (ahi! Ma tu pensa…), Timo, Piantaggine, Roverella, Biancospino e Nocciolo. Solo questo elenco di nomi fa sembrare di vivere una favola. Ma guardiamo più da vicino questo intimo santuario.

Innanzi tutto, davanti al suo ingresso troviamo una frase incorniciata ormai famosa: O passegger che passi in questa via, non ti scordar di salutar Maria. E’ scolpita sulla pietra e con un mini chiostro sul davanti chiuso da un cancelletto di ferro. Le due finestrelle ai lati della facciata principale hanno un davanzale in ardesia con una fessura, con incisa la parola “grazie” nella quale si possono mettere le offerte. Un’idea originale.

E dentro? Com’è dentro questo monumento religioso? Bellissimo per me. Davvero molto carino. Innanzi tutto ci colpiscono gli ex voto. Sono tanti e sono tutti fiocchi rosa o azzurri che onorano le nascite protette dalla Santa nata nel 1303 e morta a Roma settant’anni dopo. La leggenda vuole che Brigida volesse conoscere il numero esatto di colpi di frusta ricevuti da Gesù durante la sua Passione. In un’apparizione, egli le rivela di aver ricevuto 5.480 colpi e che, se si voleva onorarli, si dovevano recitare diverse preghiere. Recitando per un anno queste preghiere, si onoravano tutte le sue piaghe. Inoltre, secondo la Santa, Gesù avrebbe fatto diverse promesse per chiunque avesse recitato queste orazioni per un anno. E’ per questo che su quel libriccino, nella foto, potete leggere “Le quindici orazioni per un anno e per dodici anni”.

Sull’altare di gesso bianco c’è anche un bellissimo affresco che la ritrae in compagnia di un angelo che la osserva mentre lei trascrive le preghiere dettate dal Signore. Intorno al dipinto sono posti dei magnifici Gigli bianchi e dei Semprevivi viola e gialli che sono fiorellini che sembrano finti, di cartapesta e non muoiono mai! Non hanno nemmeno bisogno di acqua, pensate.

Questo è uno dei motivi del perchè posto spesso chiese. Sono importanti nella mia Valle. Intorno a loro c’è sempre molta storia, storia di braccia, di popoli, di gente che si è costruita il suo sacro monumento vicino per poter pregare e infatti, di chiesette, ne troviamo sparse qua e là per tutta la Valle. E poi, come avrete visto, sono sempre circondate da tanta natura e abbellite da splendidi fiori. Sono preziose, costruite con quello che offriva il luogo: rocce, ardesia, legno, pietre. E questa è una delle mie preferite. Spero sia piaciuta anche a voi.

Un abbraccio!

M.

Incompresa Edera

Oggi topini vi porto a conoscere meglio una mia amica. La mia amica è una pianta e si chiama Edera.

So che tanti di voi in questo momento staranno dicendo – Bleah! L’Edera… che banalità, e che pianta fastidiosa! Infestante! -. Oh! Topi cari, e si sbagliaste a pensare così? Lasciatemi spiegare.

Innanzi tutto, lo sapete che di Edera, come anche di altre piante, c’è il maschio e la femmina? Ebbene, per chi ancora non lo sapesse posso dire che la foglia maschio è quella dalla forma più triangolare, mentre la femmina ha la classica foglia a forma di cuore. Ecco! E già vi vedo a pensare qual’è la marrana o il marrano che si stà arrampicando sul muretto di casa vostra senza lasciarvi tregua. Ma cari, siete voi (no, non voi topini, ma voi esseri umani) che l’avete voluta! Scusate eh? Per “abbellire” le dimore, ma dovete prendervi il bello e il brutto di lei. Quella cresce, non sente ragioni!

Mi sto ovviamente rivolgendo a chi ne parla male senza ragionare che l’Edera non è certo una pianta da città. E si, è l’uomo che la sfruttata per decorare il proprio territorio, ma questa fantastica pianta in realtà, secondo me, ha un compito ben preciso che non è quello di rispondere all’estetica di chi non sa nemmeno poi come mantenerla. Credetemi, ho sentito davvero tante lamentele su di lei e un pò mi spiace.

Ma torniamo al suo “mestiere”. Ebbene, non ci crederete ma stiamo parlando di una delle piante più importanti in natura! E’ la pianta per eccellenza della vita! Dell’amore trascendentale. E’ una pianta terapeuta, è anche il Pronto Soccorso del bosco! No, non mi sono ammattita. Statemi a sentire e rispondete.

In un habitat perfetto come è il bosco, o la foresta, voi tutti sapete che l’Edera è ovunque giusto? Sbagliato. Osservate bene. E’ davvero ovunque? No. Se riuscite a guardare e osservare attentamente quanto è fantastica la natura, noterete che le piante sane, robuste, giovani e piene di vigore non hanno l’Edera attaccata a sé. Controllate, quando vedete un albero che pare soffocare dall’Edera che ha aggrappata a sé, che tipo di albero è. Cercate di ricordare se, per qualsiasi ragione, quell’albero ha potuto soffrire, ad esempio per un freddo troppo intenso, controllate anche il suolo nel quale è piantato. Vi accorgerete che, quella pianta, sta in realtà soffrendo, per un motivo o per l’altro. Sta soffrendo perchè è secca, è malata, è malnutrita, oppure le sue radici hanno subito un trauma dovuto ad uno smottamento del terreno. Ecco in questo caso giungere l’Edera e circondare sempre di più quell’albero sofferente, sempre di più. Perchè? Perchè vuole salvarla. Vuole sostenerla. Le sta dicendo, “Non ti preoccupare ci sono io a tenerti su!“. Non vi sembra?

Ora lasciamo perdere quella coltivata. Io parlo di funzione naturale. Di come si muove la natura senza la presenza o il volere dell’uomo.

E lo sapete cosa fa l’Edera una volta finito il suo compito? Si lascia morire. Il suo lavoro è terminato. Così come è arrivata, con altrettanto silenzio, se ne va.

Si topi, è così che funziona. Non è meraviglioso? State ancora detestando questa pianta come prima ora che sapete per che cosa vive? Ora che conoscete meglio la sua missione? Il suo unico scopo?

Vi dirò di più. A circondare l’albero che sta poco bene è solitamente l’Edera maschio. Pensate, così come accade anche nella stragrande maggioranza degli esseri viventi, colui che fa, che agisce è il maschio. La femmina è quella che pensa, che ragiona, che studia. Il braccio e la mente insomma. L’unione perfetta per salvaguardare un ambiente perfetto come il bosco. Molto più semplici degli umani, meno complicati, compiono solo il loro dovere.

E poi c’è un’altra cosa che devo dirvi. Avete presente quelle colonnine che si trovano solitamente nei sentieri montani con dentro le statuette della Madonna? Nella mia Valle, come sapete, ce ne sono tantissime. Ebbene non si sa ne’ il come, ne’ il perchè ma l’Edera che si arrampica su queste cappellette non ricopre la statua della Vergine. A volte, guardandole, mi è venuto da chiedermi “ma chi è che si prende il disturbo di venir fin qua a tagliare l’Edera che va davanti alla Madonnina lasciando quella intorno all’edicola?“. E invece no. Non la taglia nessuno, è la stessa pianta che non va sulla figura. A ciò, pare non esserci nessuna spiegazione scientifica. Mistero della natura, dell’Universo. Semplicemente uno dei tanti. Ma fateci caso, è proprio così.

L’Edera, che avvolge ogni cosa, persino le rocce che stanno per franare, non si permette di andare dove non deve. Trattiene le pietre ma non manca di rispetto a nulla. Non mi è mai capitato di vedere la Vergine Maria soffocata e aggrovigliata da un ciuffo di questo rampicante.

Detto questo, direi che dobbiamo davvero fare un inchino di ringraziamento all’Edera. Lei che se ne sta lì, nell’ombra e nell’umidità, pronta a salvare chi ne ha bisogno.

Lei che, come dice la leggenda, ha protetto Dioniso: Zeus, con una saetta, diede fuoco al corpo della madre di Dioniso e, l’Edera, sopraggiunse ad avvolgere quella donna in fiamme per difendere dal rogo il suo piccolo. Un piccolo bambino che divenne il Dio dell’innocenza, della spensieratezza, dell’amore ed è rappresentato sempre da un ramoscello di Edera. Prima di divenire Dio dell’estasi e del vino era infatti considerato “la linfa che scorre nelle piante”.

In India, l’Edera, è considerata il simbolo della concupiscenza, in Oriente dell’immortalità, in Europa della passione… lo diceva anche Nilla Pizzi e grazie al suo essere sempreverde è, perchè no, anche una pianta davvero simpatica.

Allora topini, cosa ne dite? Vi piace un pò di più questa pianta? Siete riusciti ad andare oltre a quello che solitamente rappresenta, per i più cittadini, ciò che siamo abituati a vedere di lei? Spero di si e ci sarebbero altre mille e mille cose da dire a suo proposito, perchè credetemi, ogni essere vivente, come anche una semplice pianta, è un mondo a sé. Ha un’intelligenza, uno spirito di adattamento, uno scopo ma soprattutto ha una vita.

Vi avvinghio calorosamente, la vostra Pigmy.

M.