Gli “Scuralame”

Cari topi, quest’oggi voglio parlarvi di un termine. Un termine tutto nostro e che fa sorridere. Oggi, infatti, vi illuminerò su una parola dialettale che è anche simpatica. La parola in questione è Scuralame.

Vedo già i vostri musi perplessi, ma sono qui proprio per raccontarvi il suo significato.

Avete presente le persone un po’ tirchie? Quelle che difficilmente tirano fuori soldi per pagare un “giro di bevute” agli amici? Direi che ci sono un po’ dappertutto, mica solo nella mia Valle. Ebbene, queste persone, in ligure, vengono chiamate proprio Scuralame.

Questo nomignolo nacque molto tempo fa, fu coniato dai pescatori che lavoravano notte e giorno nel mio mare. La mia, infatti, è una terra baciata dal Mar Ligure e la pesca era –  e è – una delle sue principali attività.

Quando il pescatore buttava giù l’amo con il vermetto appeso, non sempre tirava su il pesce che si aspettava di poter condividere con tutta la famiglia. Accadeva, infatti, che spesso, quando tirava su la lenza, l’amo usciva fuori dall’acqua bello pulito e il pescatore rimaneva con solo due mosche in mano. I pesci sono molto furbi, si sa, e può capitare che un pesce riesca a cibarsi dell’esca senza farsi acciuffare, ma sovente capitava che un piccolo branco di pestiferi mascalzoni, grazie alla loro bocca piccina, rosicchiava ben bene il verme e puliva l’amo alla perfezione. Nessuno rimaneva agganciato, e meno male per loro, direi, anche se il pescatore era un po’ meno contento.

E chi erano questi pescetti così arditi e approfittatori? Erano gli avannotti, cioè i cuccioli di pesce (scusatemi se questa volta non posso postare foto mie, ma non sono un sub). Sono così piccoli e hanno la bocca tanto minuscola da riuscire a far arrabbiare chi attendeva per ore e ore di portarsi a casa la cena.

Gli avannotti di Spigola, o di Sarago, o di molte altre specie di ittiofauna di tutto il Mediterraneo, quando sono piccoli, sono anche scuri e sottili, ma possono riflettere bagliori grazie al loro colore grigio metallico. Da qui il nome Scura-lame, come a voler intendere che ci siano “lame scure” nell’acqua.

Mangiavano a sbafo, proprio come mangia o beve chi, ancora oggi, si ritrova a fare nelle osterie quando sono gli altri a pagare. E’ un termine molto usato dagli anziani che frequentano il loro bar preferito, ogni giorno, prima di rincasare.

Lo conoscevate già? E’ simpatico vero?

Ora vi saluto, vi aspetto al prossimo termine ligure! Squit!

Photo edenaquarium.blogspot.com

San Giuseppe sul mare di Arma

È come un simbolo, per il paese di Arma. Il suo campanile permetteva di vedere l’orario quando, ancora topini, facevamo il bagno al mare: a una certa ora dovevamo pur tornare in tana!

La sua copertura tondeggiante svetta tra i bar e le gelaterie, e i colori rosa e avorio delle sue pareti la rendono unica, sebbene siano le tipiche tinte dei borghi costieri della Liguria.

La piccola chiesetta di San Giuseppe è molto amata dagli abitanti di Arma e, quando la si trova aperta, non si perde occasione per entrarci e far visita alla piccola nicchia. Sì, è davvero minuta. Nonostante il poco spazio, tuttavia, sono diverse le statue di santi che l’arredano.

Ci sono San Giuseppe, ovviamente, riconoscibile dal Giglio che tiene in mano, e Sant’Erasmo, che i fedeli festeggiano in estate con tanto di processione e fuochi d’artificio.

Sant’Agnese ha in mano un agnello, emblema di castità, e poi dietro al candido altare c’è Gesù, il quale indica il suo sacro cuore con la mano sinistra.

Molte statue, proprio come quella di San Giuseppe, un tempo venivano scolpite nel legno di fico, che veniva poi colorato. Il Giglio è da sempre il fiore religioso per eccellenza, mostrando purezza e maestosità. Una leggenda, infatti, racconta che la Vergine Maria scelse proprio Giuseppe come suo sposo perché lo vide camminare con un bastone ricoperto di Gigli.

Quadri bellissimi rappresentano Sant’Antonio con in mano il Bambin Gesù e ancora Sant’Erasmo, protettore della gente di mare, che sembra benedire le acque con un gesto della mano. Sant’Erasmo viene persino portato in mare durante la sua celebrazione, posto sopra un gussu (gozzo), tipica imbarcazione di questi luoghi.

L’edificio è riuscito a superare molti periodi difficili, rimanendo miracolosamente quasi del tutto integro. Le due Guerre Mondiali e il terremoto del 1887 sono stati i suoi momenti più terribili, ma lei ha resistito e tuttora è lì, a osservare ogni giorno le onde e a essere punto di riferimento per i pescatori che la osservano dal mare. Un tempo la chiesa di San Giuseppe doveva vedersela quotidianamente con onde e tempeste, affacciandosi direttamente sulla distesa blu del Mar Ligure. Oggi tra l’edificio religioso e l’acqua ci sono la spiaggia, i locali, la passeggiata mare e la strada, ma un tempo non era così.

È più antica del grande Duomo, eretto in seguito. Fu eretta nel 1817, o meglio, in quell’anno iniziarono i lavori per costruirla in seguito alla risposta positiva del  Consiglio degli Anziani alla richiesta di edificare una chiesa ad Arma.  Solo a Taggia, borgo più antico di Arma, c’erano edifici religiosi nei quali pregare, ma nessuna chiesa poteva accogliere chi decise di trasferirsi sulla costa. Per questo coloro che divennero gli “armaschi”, vollero il loro santuario.

Al suo interno il pavimento nero e lucido come l’ossidiana fa risaltare le candide pareti e il soffitto affresco da un grande dipinto circolare realizzato da Don Angelo Nanni, Curato di Arma, nel 1940. Si riconoscono in questa raffigurazione: Giuseppe che svolge la sua professione di falegname, un giovane Gesù che parla con il padre e Maria che, seduta, ricama. C’è tutta la quotidianità della Sacra Famiglia.

I toni sgargianti lo rendono vivido e attirano lo sguardo. Tutta la volta viene valorizzata, spingendo a osservare anche la postazione sopraelevata che probabilmente serviva per l’organo.

Le poche e piccole panche in legno sono ordinatamente sistemate davanti all’altare e dietro di esse, a sinistra dell’entrata, c’è la piccola acquasantiera in marmo bianco.

L’atmosfera è intima e raccolta, silenziosa, nonostante a pochi passi bimbi e ragazzini schiamazzino divertiti sulle spiagge, e i gabbiani, in coro, offrano le loro migliori prodezze canore.

Fuori ci sono il viavai della gente, i dehors pieni di persone e musica, ma dentro si  respirare la quiete.

Ehi, dobbiamo uscire adesso. Lo so che si sta bene grazie al silenzio e alla frescura concessa dalle spesse pareti, ma ci aspettano tanti altri luoghi da visitare.

Forza, andiamo!

Un bacio e alla prossima.

Due barchette a galleggiar sul mar di Riva

A Riva SONY DSCtopi. Non riva, bensì Riva. Riva Ligure. Un piccolo borgo di case arroccate sul mare, come in bilico, per non cadere in acqua. Appiccicate una all’altra. Una passeggiata, io e un topoamico a saltellar sugli scogli come due bambini, ops… topini. A Riva, in questa insenatura che raccoglie come un cestino di fiori, i vari colori e i nomi di donna che galleggiano.

C’è Laura e c’è Simona, Annabella, Silvia, piccole, modeste, con il loro minuscolo abitacolo di legno e qualche reteSONY DSC stropicciata a poppa. A Riva con un gelato per assaporar la primavera e cercar di coglierla di sorpresa, farle credere che siamo pronti ma come si può esser ponti a tanta bellezza? A un mare che ti abbraccia e ti porge il suo infinito. Guardate, si può vedere fin laggiù, il Faro di Capo dell’Arma. E i colori della Liguria in questo trionfo di azzurro, di cieloSONY DSC e di mare.

Che meraviglia dietro a quelle palme che aspettano l’estate. E ci sediamo, ci lasciamo accarezzare dal profumo del mare, dal suo colore e dallo sbattere di quel che in acqua si muove. Ogni cosa dondola. Anche le nuvole sembrano dondolare per rallegrare questa giornata.

Una giornata nata per caso, e ho colto l’occasione per fotografare uno degli angoli più belli di questo piccolissimo paese tipico e ligure ovviamente. SONY DSCI grossi massi sono comodi, piatti, quasi non servono le panchine di legno che abbelliscono la via; mi sembra di tornare ai giorni della mia infanzia, quando si andava al porto a comprare il pesce, così fresco, che ancora muoveva. Sbatteva la coda metallica.

Le catene blu delimitano le spiagge accanto e servono da scorrimano per chi discende i gradini ruvidi, spaccati, a imitare una creuza; cioè un piccolo sentiero che porta al mare. Un piccolo sentiero che parte da una lunga passeggiata, bella, arricchita da mattonelle e piccole pietre che disegnano la torre del suo stemma. E poi le bandierine, i salvagenti.

Quanta bellezza, par di respirare. Un paese dai tantissimi abitanti, ogni anno di più. Oggi, quasi 3’000. In parecchi hanno imparato ad amarla Riva Ligure, ma qui, qui su questo mare che ti bagna anche solo se ti affacci dal balcone, sembrano soloSONY DSC una piccola manciata di persone, ma sono tante e danno allegria le grida dei bambini che si rincorrono in bicicletta.

Qui si aspettavanoSONY DSC i pescatori che arrivavano con una ricca risorsa. Il loro vociare svegliava il paese, faceva spiccare il volo ai gabbiani. Un volo preciso, diretto verso il sole arancione dell’immenso orrizzonte.

Siamo davanti allo spettacolo che ha dato i natali a Francesco Pastonchi, noto poeta della zona e qui sembra ti si apra un mondo che vale la pena scoprire. E’ il porticciolo, dalle tinte tenui e dalle Lambrette, ormai d’epoca, che lo vengono a visitare. Il porticciolo dei dehors dove, i camerieri, per portarti da bere, devono attraversare la strada principale.

Una piccola frazione balneare, una grande voglia di mare.SONY DSC Ed è qui che si sta bene senza averlo programmato. E’ qui che si può ritrovar la quiete e la serenità. Da qui son partiti a svilupparsi questi piccoli borghi, stiamo camminando sulla loro storia, il loro nascere, la loro linfa; soffermiamoci ad ascoltarla. Lo scricchiolio delle pietruzze sotto alle nostre zampe, il tonfo dell’acqua tra gli scogli, l’eco cullata dalle onde.

Questi luoghi parlano… sottovoce… ssssst

Un forte abbraccio topini.

M.

Arma: passeggiata sul mare

Vi porto a passeggiare con me. Oggi siamo ad Arma, Arma di Taggia, e percorriamo questo lungo marciapiede alla scoperta di un paesaggio che poche volte vi ho mostrato in questo blog.

Purtroppo ne possiamo percorrere solo un pezzo… “lavori in corso” e quindi ci sembrerà breve. In realtà, è lunghissima come passeggiata, dal paese di Bussana arriva fino alla zona Bartumelin, verso Riva Ligure. Sì, alla foce del torrente Argentina.

E questa è la zona della Piazza della Darsena, del ritrovo dei pescatori che, con i loro pescherecci, attraccano e vendono il pesce, si salutano, si danno appuntamento per l’indomani, con il viso riarso dal sale. E’ questa la zona delle ancore di ferro, posizionate come monumento, oggi ossidate dal tempo, color della ruggine.

Delle Rose e delle Strelitzie (o Sterlizie) ci accompagnano con i loro folti cespugli e, in alcuni tratti, ci vengono incontro rami spogli di Tamerici. Rami che quando si tingono di verde, è un verde pallido il loro, vellutato, sembra impolverato. Rami che s’innalzano, verso il cielo chiaro, con poche nubi. E’ qui che cerca di toccar lo stesso cielo l’altissimo hotel Vittoria. Quattordici piani di albergo. Primo simbolo di modernità in un’Arma contornata da colline coltivate a Carciofi e Garofani e di vita rurale di splendide contadine.

E’ con la sua realizzazione che s’inizia a pensare ad uno sviluppo in altezza; è una costruzione troppo moderna per i tempi in cui è stato eretto. Stona per un certo verso, ma diventerà presto il simbolo indiscusso della Riviera e la sua “V”, illuminata sul tetto, si vedrà da molto lontano.

Si parte dal porto per arrivar fin qui; il piccolo porticciolo che non vi presento ancora, voglio dedicargli un intero post più avanti. Il piccolo porticciolo con le barchette che dondolano e di tutti i colori. Per arrivar sin qui, si attraversano i campi da tennis, dove ogni giorno si divertono persone di ogni età. Si viaggia perpendicolarmente a Via Marina e la sabbia rossa, fine come pulviscolo, che si solleva dal rimbalzo delle palline, va a finire ovunque. Qui c’è sempre molto vento topini, si sa, è la Liguria di Ponente.

Passeggiamo sul mare, sorpassiamo i locali notturni, la Bocciofila con la statua del giocatore che punta e mira, sopra i lunghi campi. Avanziamo e vediamo i giochi dei bambini, che funzionano sempre, estate e inverno, ricchi di grida gioiose. E le giostre girano.

E’ qui che i palazzi sembrano tutti uguali, i balconi, le tende, le tapparelle giù, non c’è vita ora, dormono. I proprietari, turisti che giungono da altri luoghi, devono ancora arrivare. Ecco i tipici bar che appoggiano sulla sabbia, con i dehors sul mare e le vele al posto degli ombrelloni, le siepi, i tavolini arancioni, che danno un tocco di colore a questo periodo più spento. Passiamo davanti all’Istituto Alberghiero dedicato a Eleonora Ruffini e i Bagni Comunali, di fronte, portano anch’essi lo stesso nome della patriota italiana.

Possiamo giungere fino a Piazza Marinella, la piazza delle manifestazioni che si trasforma; da semplice parcheggio a luogo di eventi storici e divertenti in determinate occasioni. E’ qui che i bambini recitano alla fine dell’anno scolastico, i cori cantano, le modelle sfilano. E’ qui che gli anziani si affacciano dal vecchio Miramare.

Che bellissimi scorci. Arma e poi Bussana Nuova e tutte le sue tinte. Il rosa, il giallino e, laggiù, il campanile della chiesetta di San Giuseppe, sempre a dirci che ore sono.

Una passeggiata accompagnata dal dondolio della corrente e delle onde che strusciano a terra. Pizzerie, gelaterie, ristoranti. Non si può camminare senza gelato in mano, qualsiasi stagione sia.

Ci si guarda attorno o si legge il giornale seduti comodamente su una panchina. Si possono contare le mattonelle a terra, color vermiglio; ogni quante piastrelle di questo colore ne risalta una bianca?

La passeggiata a mare percorsa scalza, correndo, camminando, quante volte ci son passata sopra. Si andava in spiaggia, si viveva lì, per tutta l’estate, dentro a quel manto azzurro e infinito. Di giorno, di sera, sulle sdraio ci si addormentava pure!

La passeggiata a mare, con il suo profumo di salsedine e i granelli di sabbia sparsi sul marciapiede, luogo d’appuntamento, vestiti bene, pronti ad affrontare una nuova serata andando avanti e indietro fino a tardi.

Un abbraccio topi, al prossimo tour!

M.

Ciao Estate

Da qualche giorno è arrivato l’autunno.

Accogliamo questa nuova stagione con gioia, anche se un po’ più fredda e più piovosa e, per me, meno piacevole. So che tanti di voi amano questo periodo dell’anno, quindi sono contenta, perchè inizierete a vivere quello che è il più bel momento dell’anno per voi. Oh, non mi annoierò di certo quest’autunno e mi divertirò molto a scoprirne le sue bellezze, ma sono sincera: l’odore del sottobosco, le castagne, la vendemmia, la raccolta dei funghi, le foglie colorate, spettacolo indescrivibile, non riescono a estasiarmi come il periodo che va da giugno ad agosto. Il mio momento prediletto è appena andato via. Tornerà il prossimo anno e io son già qui ad aspettarlo. Permettetemi, quindi, di salutarlo e dargli il mio personale arrivederci.

Da brava topina, è ovvio che d’estate mi senta più attiva e più viva. Per uscire non occorre imbaccuccarsi. Al mattino non si provano i brividi per vestirsi, e non devo lavarmi il muso con l’acqua fredda perchè la calda tarda ad arrivare. Questo proprio non mi piace, e le mie zampine posteriori sono perennemente ghiacciate.

D’estate no. Si possono fare molte più cose. Amo il sole e la sua luce. Si mangia fuori con gli amici, si fanno le grigliate, si godono gli animali, le piante sono vivaci ed esaltate, trionfanti di foglie e frutti. Sono accese e vogliose di raccontarci la loro storia. La terra è calda e ci offre figli colorati, come le fragole, i lamponi, le albicocche, i mirtilli, i kiwy, le tinte vivaci, naturali, con le quali sfamarci. Poi ci sono le verdure da cuocere sul barbecue, quelle verdi, viola, rosse…

E allora ciao Estate, con le tue more, le tue zucchine, i tuoi corbezzoli… Ciao, con le tue fronde fresche e ombrose, con le tue foglie smeraldine.

Ciao Estate delle sagre, dei balli in piazza, delle feste, delle processioni, delle chiese addobbate, della musica, delle tipiche ricette offerte a tutto il villaggio. Saluto con te le gare di bocce e le partite di scapoli contro ammogliati, mentre i moscerini sorvolano curiosi.

Do l’arrivederci ai mercatini dell’artigianato, alle bancarelle dei libri introvabili, ai fuochi d’artificio che ancora non hanno smesso di affascinare e il loro boato eccheggia per tutta la Valle.

Un saluto alle bandierine appese, colorate, che mettono allegria. E si ride. Si ride fino a tardi, con i topini, con gli amici. Si è in vacanza, si è in ferie, ci si può permettere quel che è proibito durante il resto dell’anno. Il vino fresco è sempre pronto per qualsiasi ospite, la chitarra non serve nemmeno toglierla dalla macchina: sempre utile, sempre pronta. Si canta a squarciagola, fino a toccare il cielo con le grida.

E allora ciao Estate, con i tuoi fiori di campo, le tue spighe dorate, i papaveri e i girasoli, il ronzio delle api e dei calabroni che fanno scorpacciate. E’ la stagione delle farfalle che si posano sulle tinte estive, che si sporcano le ali di magica polverina. Ciao ai petali, ora rigonfi, turgidi e felici, che si muovono alla leggera brezza e al mattino si lavano di rugiada. Ciao ai petali che ravvivano i prati, le fasce, le terrazze, i balconi.

Un saluto agli uccellini che vi si nascondono sotto, a cercare il loro cibo prediletto. Arrivederci ai gatti, che in mezzo ai fiori, ci stanno sempre a meraviglia.

Ciao ai monti, ricoperti di morbida infiorescenza. Un solo seme può racchiudere un’intera vita. E un fiore non è solo un fiore, è molto, molto di più.

L’erba tiepida diventa pagliuzza, bagnata da acqua fresca, limpida, cristallina. Arrivano i cumuli di fieno, puro oro, e cataste di legna ad asciugare, a seccare, risorsa vitale.

Ciao al ramoscello che scricchiola, che metti in bocca e trattieni con le labbra e allora… più allegro tutto sembra… e alle cicale, che in quel paradiso si nascondono per frinire beate.

E arrivederci, mare dell’Estate, dall’azzurro indescrivibile, spesso, incorniciato di verde. Alle tue onde lievi, leggere che accarezzano, ai tuoi gabbiani che ti sorvolano o che da te si lasciano cullare, a te che sei mestoso e ti confondi con il cielo, che brilli, sorridi, ti arrabbi… alla tua sabbia che ci scotta i piedi, a te che in questa stagione ci accogli a qualsiasi ora: grazie.

Che emozione i bagni di notte, quando non si sa dove si appoggiano i piedi e tu sei nero, senza fine. Quando fai tremar la luna e a illuminarti, di tanto in tanto, ci pensa il faro, laggiù, dalla costa. Accogli le coppie innamorate, alla sera, sui tuoi scogli, e ti riempi di risa di bambini.

Arrivederci ai tuoi pescatori, che patiscono meno freddo in questo periodo. Mare, ti si vive sempre, tutto l’anno, ma d’Estate appari più felice e alla sera e al mattino presto regali sfumature incantevoli.

Ciao mare, che d’ora in poi mi ascolterai, ti farai ammirare e nulla più. E ogni volta che ti vedo, mi par di respirare.

Ciao alle gite, alle passeggiate, agli zoo, ai parchi, quelli acquatici con le tartarughe, e le papere e i cigni che tanto divertono i piccoli.

Ciao agli scivoli che spruzzano acqua, ai gommoni, ai salvagenti. Ciao alle uscite in barca, verso l’orizzonte, alla ricerca di balene e delfini. Un saluto agli acquari che affascinano tutti, a pesci e insetti.

Ciao a voi che siete stati svegli e ora andate a fare la nanna, voi coleotteri o lepidotteri, che in inverno sbadigliate parecchio e non vi si sente più. Saluto voi, che spesso non si può neppure parlare dal chiasso che fate insieme ai vostri cugini: rane, grilli, lucciole… tutti in festa, sempre! E quando si dice che v’illuminate, lo fate davvero! Siete le stelle cadenti del bosco… Da tenere in mano, qualche secondo, e poi lasciar andare. Siamo contenti di vedervi e di sentirvi, perchè vuol dire che l’aria è pulita, sana. Sappiamo già che l’Estate è arrivata, ma voi ne date la conferma. Voi, che siete più sensibili, che non uscite in altri periodi dell’anno e noi ci affidiamo al vostro istinto.

Ti saluto, Estate, che proprio non ti sopporto quando non si trova altra soluzione che cospargerci di ogni cosa pur di allontanare le tue zanzare che ronzano nelle orecchie!

E allora ciao Estate, che lasci il posto al tempo bigio che svuota i gusci, i nidi, le strade. Grazie per fortificare e prepararci a superare ciò che viene dopo di te.

Arrivederci Estate, che quando te ne vai nascondi le creature del bosco. I piccoli merli, e i passerotti ormai cresciuti hanno messo ormai tutte le piume e possono svolazzare via e nascondersi. Ti hanno riempito del loro cinguettio stridulo e disperato, aspettando la mamma e la pappa con il becco completamente aperto. Erano nudi, ma sapevano che ci saresti stata tu, a scaldarli. Ora, la loro casetta di paglia e foglie secche è vuota.

Ciao Estate, che ci hai fatto provare i brividi della scoperta, dell’essere investigatori e andare a ficcare il naso dove a volte sarebbe meglio non andare. La curiosità è tanta, c’è abbondanza intorno a noi e le altre stagioni non ci permettono di fare tante cose come invece fai tu.

Arrivederci Estate calda, afosa o fresca, dai temporali improvvisi e i grandi goccioloni che nemmeno riescono a bagnarci. Ciao alla tua luna, pallida, grande, pulita che si mostra vanitosa, senza paura. Sorpassa le nuvole e si avvicina.

Ciao al tuo sole, grande il doppio, così caldo da penetrarti nella pelle. Ti fa mettere la mano sulla fronte per asciugare il sudore o anche solo per guardare meglio chi ti sta davanti. Il tuo sole fa consumare acqua a più non posso, ti fa bagnare ovunque sei, chi se ne frega, tanto a breve sarò di nuovo asciutta. Ciao a quel sole che tinge il cielo di rosa, di lilla, di arancio, che ti fa chiudere le persiane per poter guardare la tv, che stende le donne in cerca della tintarella ideale. Sei tu a far accendere i ventilatori. Il cielo estivo è il soffitto delle bibite ghiacciate, dei gavettoni, del suo essere palcoscenico di gabbiani, come di aquile che volano verso il suo aspro splendente.

E allora, arrivederci Estate.

Arrivederci al prossimo anno, arrivederci al prossimo cambio di ora dopo quello che sta per arrivare.

Io sono qui e ti aspetto.

Ciao.

M.

Il brindisi dei Corallini

“A’ salùte de stu gottu

u cavu du Fen pe’ l’isuottu

e perchè ti m’intenda ben

l’isuottu pè u cavu du Fen.”

È una filastrocca apparentemente banale, ma in realtà cela le coordinate nautiche di un banco di coralli tra Corsica e Sardegna.

Quello che vi ho riportato sopra è il brindisi dei Corallini, pescatori di corallo che fino a cento anni fa sfidavano il mare e le intemperie con la speranza di tornare sempre alla loro terra natia, il borgo marinaro di Cervo, paese medioevale a picco sul mare all’estremità orientale della provincia di Imperia.

Alla salute di questo bicchiere, dice il brindisi, e poi indica la triangolazione nautica tra il capo di Fieno e l’isuottu, ossia l’isolotto di Mezzomare. Lì sotto c’era il corallo! E non era facile pescarlo…

Un brindisi che ha sfidato i secoli, proprio come l’omonima chiesa (dei Corallini, situata nella parte alta di Cervo, appunto). Quest’ultima è stata costruita a fine ‘600 e rappresenta un ottimo esempio di barocco ligure. Fu edificata in seguito a un voto fatto dai medesimi pescatori: durante una burrasca, e non era raro che si incontrassero condizioni meteo proibitive tra Corsica e Sardegna (ma non c’erano internet e satelliti..!), i Corallini  – o Corallari – fecero la solenne promessa che, se fossero tornati sani e salvi al porto di Cervo, avrebbero edificato una splendida chiesa come omaggio e ringraziamento alla Madonna.

Si salvarono e costruirono la chiesa.

Nella piazza si legge ancora “Assumpsit me de aquis multis/ super excelsa statuens me” (mi fece assurgere dai flutti/ collocandomi in un’altissima posizione), quasi a indicare e dipingere una chiesa che prende forma e nasce dalle acque stesse del mare. E tale è l’impressione per chi transita, per terra e pa a mainna – il mare -, davanti a Cervo, il Castrum Servi che tante altre storie serba, e che reca memoria dell’antico bosco sacro dove pascolava il cervo, sacro a Diana, dea della caccia….

Sembra di vederli ancora, queglii uomini con i visi cotti dal sole e le loro mani salate, con quelle rughe color ruggine intorno agli occhi e sulla fronte imperlata di salsedine. Hanno volti antichima il loro sguardo è giovane e fiero. Sono i pescatori di corallo, di sogni infiniti e ricordi che dureranno per sempre.

Vostra Pigmy.

M.

Arma di notte e i suoi antichi segreti

Siamo ad Arma di Taggia, primo paese della Valle Argentina. Paese che si affaccia sul mare e deve a lui il turismo che lo occupa dalla fine del’800 grazie ad una cultura e una tradizione marinara che perdurano da anni.

E’ in Arma che si affacciarono, agli albori dell’umanità, i primi abitatori della costa.

Il nome Arma infatti, si dice derivi proprio dalla parola barma, o balma, o ancora alma e significa appunto “grotta”.

Grotte a picco su un mare che gode, da dieci anni, di essere insignito dalla bandiera Blu d’Europa.

Pensate che Arma, insieme ai Comuni di San Remo e Imperia, forma il terzo vertice del triangolo Costa Ligure-Costa Sarda-Costa Toscana nel quale trovano, un habitat ideale, delfini e balenottere.

Grotte che hanno subito invasioni barbariche e saracene e che offrono tutt’ora reperti antichi ma, questa volta, voglio farvi conoscere un paesaggio notturno, fuori dalle caverne, respirando aria salmastra.

Iniziamo la nostra passeggiata proprio dal mare. La passeggiata-mare, di Arma, costeggia tutta la cittadina dall’inizio alla fine e percorrendola si può arrivare ai paesi limitrofi, oggi anche in bicicletta grazie alla costruzione di una lunghissima pista ciclabile.

Percorrendo questa strada, impraticabile in estate da tanta gente che c’è, si passa davanti alle spiagge, ai locali, ai campi da Tennis, ai giochi per bambini, all’Istituto Alberghiero e alle palazzine dipinte con i tipici colori liguri.

Le spiagge sono per la maggior parte costituite da sabbia e si estendono per circa 45.000mq.

Tempo fa, l’acqua sovrastava questo luogo sul quale oggi camminiamo e, Genova, unica governatrice di un tempo, ordinò, stanca degli attacchi di corsari e pirati, che vennero costruite Torri di difesa e di avvistamento.

Fu nel 1565, quindi, che venne eretta la Fortezza di Arma che tutt’ora domina il promontorio.

Passeggiando verso Levante, ma continuando a stare sul lungomare, dove si svolge la maggior parte della vita armasca, arriviamo al porto.

Un piccolo porticciolo situato alla foce del Torrente Argentina, dove trovano ormeggio le imbarcazioni da diporto, barche a vela e i caratteristici “gussi”, barche riservate ai pescatori e adatte alla pesca. Ci sono anche diversi simpatici pescherecci che sembrano imitare la barchetta di Popeye.

In questo porto si possono veder nuotare anche anatre e cigni che costruiscono i loro nidi proprio alla fine del fiumiciattolo e, proprio qui, alle 6 del mattino, si può venire a comprare pesce freschissimo, direttamente dai pescatori che lo portano a riva.

Di fronte al porto, possiamo trovare anche il Circolo Nautico che ne coordina il movimento e gestisce una Scuola di Vela per ragazzi e principianti, e la sede della Compagnia della Vela Armasca che è un’Associazione nata perchè non muoiano le conoscenze della meteorologia, della marineria a vela e della tecnica nautica dell’andar per mare. Si occupa inoltre di non far scomparire le derive, piccole imbarcazioni leggere e maneggevoli che, come i beccaccini, hanno la deriva estraibile.

Vicino a questi Circoli, si trovano, inoltre, anche negozi di pesca ben forniti e la Scuola per Sub.

A simboleggiare l’aspetto marino, una grande pietra, più alta di me, con un’ancora in ferro appoggiata davanti. Un monumento del porto che la salsedine ha patinato di microscopica polvere bianca. Quest’ancora che divide le ultime due strade di Arma, si affaccia su quella che gli abitanti (chi dice armaschi, chi dice armesi) chiamano la Darsena. Un grande piazzale dal pavimento molto liscio usato in estate per balli e sagre e che offre, ai giovanissimi, la possibilità di pattinare, andare in bicicletta o sullo skate-board. Oggi, addirittura, hanno aggiunto due basket per permettere il gioco della pallacanestro.

E’ qui inoltre, in questo slargo, che si partecipa a manifestazioni particolari o raduni, come quelli di auto d’epoca, o di cavalli, o moto da cross che, in inverno, percorrono un circuito costruito sulla spiaggia. E’ proprio da questo piazzale che si possono ammirare le coste ad Est e, di giorno, un immenso mare.

Sopra agli scogli qui accanto, si radunano i pescatori che, con le loro canne, sfidando il vento, che ad Arma regna sovente, catturano saraghi, cefali, girelle e una varietà immensa di pesci.

“La Darsena” è anche il nome di un ristorante/pizzeria nel quale si possono assaggiare gustosissimi piatti di pesce.

Scusate se mi sono soffermata su questa zona ma, Arma, ha sempre avuto un’importanza marittima notevole, soprattutto a partire dalla fine del XVIII secolo quando si trovò a possedere, sotto il regime di Genova, come dicevo prima, ben 64 unità! Pensate.

Ora però entriamo nel cuore di questa località, saliamo in su dalla Via Marina, la via del porto, e raggiungiamo un altro luogo, ma state tranquilli, torneremo sul mare percorrendo una specie di tour a ferro di cavallo.

Il posto che visitiamo è il cosiddetto Viale delle Palme, un lunghissimo viale che attraversa gran parte del paese da Nord a Sud, costeggiato da entrambe le parti, solamente da palme. Guardate in questa stagione com’è deserto. Non c’è nessuno. I 14.500 abitanti, che risiedono in questo Comune, comprendendo anche Taggia, durante le sere invernali preferiscono starsene in casa.

Arma cade nel totale silenzio, così come il suo Viale. Al suo interno si trova un parco giochi per bambini, ci sono tantissime panchine e giardinetti ben curati e all’inizio di questa via, che si può percorrere solo a piedi, ci sono le Scuole Elementari e Medie Francesco Pastonchi. Insomma, è un vero e proprio punto di ritrovo per anziani, mamme e piccini, ma non usato nelle ore notturne.

Questo Viale è anche la casetta dei piccioni. Tantissime famiglie di colombi e tortore dimorano nei cespugli e nelle siepi dei giardini rimpinzandosi delle briciole di pane che i vecchietti gli portano durante il giorno. Tutto questo è stranissimo se si pensa che appena prima di entrare in questa specie di parco, colonie e colonie intere di gatti, sono la gioia delle gattare di Arma di Taggia.

Probabilmente, qui tutti si vogliono bene. Io però, è bene che sto alla larga.

Continuiamo il nostro giro. Poteva secondo voi mancare un monumento ai caduti? Ebbene no. Eccolo ergersi in tutto il suo splendore, a dare il significato solito che troviamo in tutti i nostri paesi. La lapide scolpita, fa anch’essa riferimento al mare “Figli di Arma trassero ispirazione dal mare che idealizza dai monti, che temprano e morirono nella guerra della libertà per l’Italia valorosamente 1915-1918″. Al suo fianco, un altro elenco di nomi e date.

Alla sua destra, quando soffia il vento, una bandiera italiana, sventola i suoi tre colori. Il monumento è parecchio alto e al centro del paese. Gli abitanti lo indicano per suggerire strade o negozi. E’ come se tutto partisse da lì – …Allora dal monumento, giri a destra…-, oppure – Di fronte al monumento, non ti puoi sbagliare…-. Un’aiuola sempre ben curata gli fa da cornice e dietro lui, si aprono i cancelli di Villa Boselli, una grande villa che mette a disposizione il suo immenso giardino per i bimbi che possono giocare protetti dalle auto. Oggi questa dimora è l’Ufficio Informazioni e le sue sale vengono usate per conferenze o matrimoni. In estate si svolgono al suo interno e tutt’intorno anche mercati e fiere come la Fiera del Geraneo, la Fiera du Rebassu e quella du Desbaratu, dove tutti i commercianti che partecipano, possono sbarazzarsi della merce invenduta, che invecchia nei magazzini, a prezzi veramente bassi, per la gioia dei compratori.

Ogni penultimo sabato del mese inoltre, viene organizzato il mercatino delle pulci, giorno atteso dagli amanti del vintage, dell’antico e dell’originale.

Tutto questo avviene davanti alla maestosità del Duomo di Arma, la chiesa di Sant’Antonio e San Giuseppe, ricca di dipinti e statue in gesso o dorate. Una chiesa grandissima e anche la più usata, essendo che ad Arma ci sono anche la piccola chiesetta di San Giuseppe, sul mare, che conserva la statua di Sant’Erasmo e la chiesetta dell’Alma, della quale ho fatto un post tempo fa.

Questa, la più grande, circondata dall’oratorio e da un campo da calcio è il fulcro del paese. E’ qui infatti che si svolge, in febbraio, il Carnevale dei Ragazzi, la Santa Messa di Natale e quella di Pasqua. Cerimonie alle quali partecipa tutto il paese in festa. Fa da palco alle recite scolastiche dei bambini ed è nicchia di cori religiosi, e non, che emettono i loro canti malinconici e quasi ipnotici.

In questo momento, essendo che è sera, una qualsiasi sera dell’anno, i suoi portoni altissimi sono chiusi, quindi, come vi avevo promesso, ci dirigiamo nuovamente verso il mare.

Passiamo sotto ad un ponticello bassissimo, bisogna curvarsi per attraversarlo, sopra al quale, una volta, passava il treno. Oggi invece, solo bici o appassionati di footing.

Scendiamo ancora in giù e raggiungiamo una via pedonale, una delle vie più belle di Arma. E’ Via Queirolo, una via ricca di negozi dove fino a poco tempo fa esisteva anche l’ultimo Cinema superstite di Arma, il cinema Capitol.

Questa strada è bellissima da percorrere durante le festività natalizie perchè viene addobbata di luminarie e fiori e, ad ogni lampione, dei megafoni solenni offrono musiche e canzoncine tipiche come: Tu scendi dalle stelle, Bianco Natale e Jingle bells che donano tanta allegria.

La strada è completamente ricoperta di mattoncini rossi e posso assicurarvi che quando i turisti l’affollano, di mattoncini, non se ne vede nemmeno l’ombra; mamma mia che impressione vederla così deserta!

Laggiù in fondo, alla fine, una piccola piazzetta di sassi, rende l’immagine della Rosa dei Venti. Le pietre sono disposte in modo da formare la rosa e, insieme ai quattro punti cardinali, sono scritti i nomi dei venti. Su di lei, d’estate, parecchi ragazzi e band musicali regalano piacevoli concerti.

Siamo di nuovo sul mare. Ci affacciamo dal muretto che costeggia le spiagge e possiamo ammirare Bussana, il paese che troviamo subito dopo Arma, andando verso la Francia.

Il faro, sulla punta della costa, si nota anche da qui.

Questa è Arma di notte, in autunno, affascinante, gialla di luce, poco fredda ma parecchio ventilata. Un’aria salata che fa rabbrividire. Un perpetuo rumore di onde che s’infrangono contro gli scogli. Uno stridere di gabbiani costante dall’alba al tramonto. Un cadere di aghi di Pini Marittimi che ne riempiono tutti i marciapiedi. Un altro tour che ho voluto regalarvi con piacere. Un abbraccio, Pigmy.

M.