Il panorama dal Passo della Nocciola

Oggi non vi parlo del Passo della Nocciola in sé, al di là che è un piccolo luogo bellissimo e ha un nome stupendo (Slurp! Adoro le Nocciole!) ma vorrei condividere con voi la meravigliosa vista che questo luogo offre.

Ci dirigiamo verso Colle Melosa passando da Molini di Triora e, dopo il Passo dei Fascisti, un altro Passo attira l’attenzione.

Guardate, potete vederlo anche da qui, dal sentiero che dal Passo della Guardia si dirige verso Collardente.

Ovviamente ci sono Noccioli ovunque e, in questo periodo, le loro foglie sono ancora tenere gemme di un verde brillante.

Lasciamo la topo-mobile a bordo strada e io e due miei cari topo-amici ci dirigiamo verso il bordo di un dirupo altissimo, non adatto a chi soffre di vertigini.

Qui la vista è davvero mozzafiato. Ancora una volta la mia Valle mi stupisce in tutto il suo splendore. Un’altra prospettiva che non avevo mai visto e per questo ringrazio i miei gentili ed esperti Cavalieri.

Davanti a me si staglia, contro un cielo terso, Carmo Gerbontina e osservandola attentamente con il binocolo posso vedere passeggiare e brucare su di lei splendidi Camosci Alpini.

Carmo Gerbontina se ne sta lì, quieta, e osserva. Guarda alcuni borghi splendidi della mia Valle dando la schiena al mare.

Ecco infatti laggiù Realdo! E sopra di lui Verdeggia! Ma ci sono anche Borniga e Abenin. Appena l’occhio compone pochi metri con lo sguardo, una nuova meraviglia è pronta ad affacciarsi per lui.

Come sono piccoli visti da qui. Le loro tinte pastello un po’ li confondono al resto del Creato e a una natura che sprigiona una bellezza indescrivibile.

Se mi giro posso vedere anche il Toraggio con il suo riverbero azzurro e, presso di lui, alcuni impavidi esseri umani viaggiano con il parapendio sopra ad un pezzo di mondo che non ha eguali.

Sono su una roccia e sono estasiata. Alcuni punti mostrano un aspetto selvaggio e aspro dato da arbusti legnosi, pietra pulita e rami quasi taglienti. Altri invece sono più floridi, verdeggianti e morbidi. Quest’ultimi celano, oggi, sentieri un tempo molto praticati e assai frequentati. Percorrendoli si andava infatti a raccogliere legna o, se si era passeurs, ci si nascondeva.

Il burrone che vedo è una distesa di Valle che non può essere paragonata a nient’altro. Nonostante sia chiusa tra le montagne che conosco bene, mi da’ l’idea dell’infinito e mi si apre il cuore.

Gli occhi brillano ma non posso certo fare la figura di quella che diventa patetica. Mi comporto quasi come se fossi abituata a tanto splendore, in realtà, dentro di me, l’animo scalpita per l’entusiasmo.

I miei due amici fotografano bellezze a tutto andare e, con il loro sguardo acuto, riconoscono creature che si mimetizzano tra alberi e custi (nel mio dialetto piante arbustive). A occhio nudo individuano varie specie di uccelli o ungulati mentre io, neanche con un telescopio riesco a vederli.

《 Guarda Topina! Sono là! Ce ne sono due! 》mi dicono sperando di farmi vedere quelle creature.

Io, tra l’emozione, la mancanza di esperienza e di abitudine, non vedo un fico secco ma loro sono così pazienti che, alla fine, anche io ho potuto godere della vista di quei fantastici quadrupedi che mi camminavano di fronte. Che regalo immenso mi hanno fatto loro e Madre Natura.

Tra di loro la facevano facile 《 Eccone uno! A destra di quella pianta in basso 》 diceva il primo. E l’altro rispondeva 《 Ah si! Lo vedo! 》. Io pensavo “Ma quale pianta? Ce ne sono duemila di piante!!!” e, per consolarmi, fotografavo Lucertole immobili a godere del primo sole.

Non ridete… anche loro meritano qualche scatto. Mi è sembrato giusto renderle importanti.

Il Passo della Nocciola è un luogo di pace e di un panorama fantastico. Ora non mi rimane che attendere la fine dell’estate per andare a far rifornimento di quei frutti prelibati prima del letargo. Quegli alberi sono molto generosi.

Allora topi, cosa ne dite? Vi è piaciuto questo punto panoramico speciale? I baffi tremano ancora? Tranquilli, ora scendiamo, ma vi aspetto impavidi per il prossimo tour.

Squit!

Elogio ai doni della Natura e della Valle

Cari Topi, oggi vi scrivo per comunicarvi una cosa per me assai interessante.

Mi è capitato, ultimamente, di sentire parecchi di voi lamentarsi a causa di molti malesseri e, come se non bastasse, l’arrivo della primavera ha contribuito a rendere questo periodo ancora più sgradevole dal punto di vista della salute, causando allergie o intolleranze varie. Che peccato! Una stagione così bella! La stagione della rinascita, dove tutto sboccia a nuova vita.

So che molti hanno iniziato ad assumere medicinali i quali gli hanno portato altri problemi, mentre quello di cui voglio parlarvi oggi non ha quasi controindicazioni, se si fa un po’ di attenzione e se ci si impegna in qualche ricerca.

Ma torniamo al discorso che volevo farvi e vi assicuro che per essere certa al cento per cento che sia vero ciò che ho intenzione di rivelarvi, ho chiesto verità anche a tre miei cari amici: Maga Gemma, Strega Cloristella e lo Spirito della Valle.

Ebbene, il discorso che voglio intavolare oggi riguarda le cure verso i disturbi che possono colpire voi umani, ma anche noi creature del bosco.

Grazie alla mia personale esistenza e alla conferma dei miei amici, posso stabilire che in natura esistono le farmacie più fornite che possano esserci sul pianeta. Negli abissi del mare, negli intrichi della macchia, sui pascoli incontaminati esistono, pronti all’uso, tutti i prodotti curativi e medicamentosi di cui possiamo avere bisogno.

In effetti, ragionandoci su, se pensiamo che la natura è nostra madre e noi siamo la natura, come potrebbe lei non difenderci e curarci? È nostra mamma ed è formata dai nostri stessi atomi di ossigeno, di idrogeno, di carbonio! Va be’, ora volevo farvi vedere che non dico sciocchezze, ma è proprio così.

Qualche tempo fa, in una radura presso il Passo della Mezzaluna, lo Spirito della Valle mi confidò che, un tempo, gli uomini preistorici che vivevano quella zona, trattavano i loro malanni e le loro ferite con le erbe che nascevano dove ora sorge il Ciotto di San Lorenzo! Mi suggerì di guardare tra le mie zampe e infatti vidi la Lavanda, la Bardana, la Piantaggine, il Cardo Selvatico, il Tarassaco… ma che meraviglia! Quanta ricchezza! Ecco un disinfiammante, un lenitivo, un digestivo, un antibiotico naturale.

Mi raccontò persino che… sui tagli o sui morsi di alcuni animali, mettevano i vermi! Avete capito bene. I vermi erano in grado di eliminare l’infezione mangiando la parte infetta della ferita e lasciando il danno pulito e sterilizzato. Va be’, è ovvio che oggi non dobbiamo arrivare a tanto, ma volevo farvi capire come Madre Terra pensi a tutto, in un ciclo perpetuo e continuo. Il ciclo del sacro equilibrio.

La natura è dotata di ogni rimedio. Come faremmo, altrimenti, noi bestioline a cavarcela? Ve lo siete mai chiesto?

 Inoltre, e ora non voglio peccare di vanità ma così è, la Valle in cui vivo è davvero molto generosa in tal senso! Offre tantissime varietà e specie di erbe officinali, piante spontanee curative, fiori edibili. Ne è ricca. Non c’è malessere che non possa essere trattato con qualche dono della Valle Argentina.

E ogni zona, di questo speciale angolo di paradiso, ha ciò che serve.

La Menta e l’Iperico, ad esempio, si troveranno solo in certi luoghi ma non in alta Valle. Nessun problema, però, perché in alta Valle ecco spuntare il Timo e la Genziana! Per non parlare della freschezza delle Conifere che purifica ogni situazione. Nel primo entroterra, invece, ecco la Gambarossa, l’Ortica e il Trifoglio, fino al mare, dove possiamo godere della sua acqua e delle sue alghe ricche di oligoelementi salutari, che diventano elisir per il nostro benessere. C’è davvero di tutto.

I vari e preziosi elementi possono essere utilizzati da soli o mescolati tra di loro al fine si ottenere ulteriori cure ed è meraviglioso osservare, con i propri occhi, la loro riuscita.

Tutto quello che vi sto dicendo non è poi così assurdo né lontano. Le nostre nonne, fino a pochi anni fa, ne facevano largo uso. E vi siete mai chiesti perché le famose Bazue che vivevano nella mia Valle sono state sterminate? Be’, è semplice. Attraverso i frutti di Madre Terra guarivano quello che sembrava impossibile e magico. Perciò passavano per donne che di umano avevano ben poco e non si poteva certo accettare una cosa così.

Non mi stancherò mai di ringraziare il luogo in cui vivo per tutto ciò che mi regala e per tutti i problemi che mi risolve. È fantastico e non mi fa spendere nemmeno un soldino!

Grazie, Madre Natura, e grazie Valle Argentina.

Un abbraccio terapeutico a tutti voi!

Calvino e Guglielmi ammiratori della Valle Argentina

Lo scrittore Italo Calvino nacque il 15 ottobre del 1923 a Santiago de Las Vegas, a Cuba, da genitori italiani, ma trasferitosi a soli due anni in Liguria, in quel di Sanremo, non si è mai ritenuto cubano, riferendo spesso di essere nato proprio nella Città dei Fiori.

Figlio di genitori anti fascisti, ha sposato il movimento partigiano muovendosi fisicamente proprio sulle nostre Alpi e, erede di un padre botanico, ebbe sempre molto interesse per la scienza e la fitoterapia. Fu però la letteratura la sua più grande passione. Una passione che lo introdusse anche alla politica e, attraverso la quale, poteva raccontare di se stesso nel territorio che lo circondava da lui molto amato.

Pur vivendo a Sanremo, infatti, nella nota “Villa Meridiana”, era durante le giornate trascorse in Alta Valle Argentina che sentiva battere maggiormente il cuore e trovava l’ispirazione per molti suoi racconti, sia fantasiosi che realistici.

Come già vi avevo raccontato nel post “Il sentiero dei nidi di ragno“, una delle sue rappresentazioni letterarie più poetiche e riuscite sul tema della Resistenza, che la Valle Argentina ha conosciuto a fondo, è Il Sentiero dei Nidi di Ragno, suo romanzo d’esordio,  che descrive le vicende di un ragazzino, Pin, durante la Seconda Guerra Mondiale nelle valli del ponente ligure, sulle alture di Sanremo e nella parte alta della nostra Valle.

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Molto spesso nelle opere di Calvino prendono vita questi luoghi a me cari, primi fra tutti Realdo, Borniga, Abenin e dintorni. Gli stessi luoghi che infinite volte hanno visto muoversi i partigiani sulle loro strade. In queste zone, infatti, il ricordo dell’autore è ancora acceso e ricordato sovente, nonostante i suoi scritti risalgano alla seconda metà del secolo scorso, prima del suo trasferimento in Toscana dove incontrò la morte, avvenuta nel 1985.

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Libereso Guglielmi, invece, nacque a Bordighera nel 1925 e divenne, fin da giovanissimo, giardiniere fidato dei Calvino. Si innamorò della botanica, di tutti i segreti che le piante nascondevano e diventò grande esperto soprattutto di erbe selvatiche.

Come vi ho detto spesso, la Valle Argentina, pur presentando sovente un paesaggio aspro e impervio, in fatto di erbe spontanee e officinali è assai generosa e Guglielmi trovò in essa una ricca culla di nuovi alimenti; comprese presto come molte di quelle piantine potessero essere usate anche in cucina, rendendo le ricette più gustose, ma anche decisamente più sane e dotate dei nutrienti giusti di cui l’organismo umano abbisogna.

Divenne talmente bravo nel suo lavoro da divenire famoso ed essere chiamato spesso in zona per spiegare alla gente quali fossero le piante edibili e quali no, e questi insegnamenti venivano elargiti da lui partecipando a meravigliose passeggiate nella natura, dove, oltre all’interesse, veniva soddisfatto anche l’animo.

Libereso Guglielmi decise anche di scrivere dei libri sul tema come: L’Erbario di Libereso, Cucinare il Giardino, Ricette per ogni stagione e molti altri.

E così, mentre Italo raccontava del territorio e della storia di questa splendida Valle, Libereso, di appena due anni più giovane dell’amico, ne descriveva i frutti; entrambi innamorati ed emozionati verso tanta bellezza.

Nessuno, infatti, può rimanere insensibile a un territorio come questo: una piccola parte della Liguria di Ponente che occorre saper guardare per carpirne il carattere e le cose che ha da suggerire, ma anche gli ignari ne rimangono affascinati.

Sono orgogliosa che la terra nella quale vivo e amo sia piaciuta così tanto a due persone come loro, che l’hanno saputa apprezzare e ne hanno colto sempre il lato migliore.

Spero che abbiate potuto cogliere tutto questo anche voi e penso anche che possiate dire che la Valle Argentina è proprio una Valle famosa.

Un bacione storico!

Qui e là attorno a Aigovo e Carpenosa

Si arriva presto ad Aigovo e a Carpenosa, compagni da una vita. Pungenti come l’aria frizzantina che li accarezza, gentili come la pace che regna su di loro. Dal mare si tratta solo di quindici/venti minuti di strada. Sono due frazioni attorniate dai monti della mia Valle che tutti conoscono, situati subito dopo l’abitato di Badalucco.

Sopra di loro c’è San Faustino, un altro piccolo borgo che dall’alto del suo esistere, si guarda negli occhi con Glori.

Aigovo e Carpenosa, “il bivio”, dove arriva la SP 21bis, luoghi che divennero celebri qualche tempo fa, quando c’era l’intenzione di chiudere la strada per costruire una grande diga. Come raccontai in questo articolo,  venne realizzata un’altra strada, superiore, comunque utilizzata ancora oggi nonostante al lago artificiale non diedero mai il – Via! -.

Aigovo e Carpenosa, inseparabili, sono la porta di accesso per Agaggio Inferiore e, mostrando meno case di quest’ultimo, più paese. Hanno da offrire tanta natura bagnata dal Torrente Argentina che, nelle sua discesa a curve cieche, si mostra impetuoso e quasi trasparente. Molti, però, sono anche i tratti in cui si allarga, raddrizza e si mostra in tutto il suo splendore. Con i suoi fondali di ciottoli e tane, la sua sabbia grigia, i suoi massi chiari, le sue sfumature verdi come la giada.

Tanti i colori delle piante, in qualsiasi stagione, perché numerose sono le specie. E molte di loro stanno aggrappate alle rocce sotto strada.

Anche alcune dimore si trovano a strapiombo sul fiume ma non c’è molta distanza tra loro e quell’acqua fredda come il ghiaccio.

Un fiume attraversato un tempo da ponti in pietra, antichi, lunghi e stretti, oggi ricoperti dalla natura a imitare sentieri perduti nel bosco.

Qui, in questa umida conca della Valle Argentina. Passaggio obbligatorio per chi sale e per chi scende. Passaggio che collega il mare alle montagne.

Aigovo e Carpenosa, la brezza in mezzo ai monti pettinati. Le aperture del terreno, coltivate a vigna, fin dove si perde lo sguardo. Il verde vispo delle terrazze ordinate e lo spogliarsi degli alberi da frutta. Gli spazi vellutati, come prati a bordo strada.

I casoni che riportano a tempi che furono e, tutt’intorno, il creato sovrastato da un cielo limpido. Tinte bruciate al sole, spente dalla bruma, accese dalla stagione. I mutamenti della natura sono ben visibili qui, dove gli occhi possono viaggiare in lungo e in largo nei dintorni di questi luoghi, zona d’arrivo della strada antica.

I campi coltivati, il bosco selvatico e, col naso all’insù, ecco le cime dei monti che si mostrano austere e ci abbracciano. Come i cedri attorno alla piccola Chiesa di San Faustino, così chiamata proprio come la manciata di case sopra la nostra testa, sul crinale a Ovest.

Siamo a 626 mt s.l.m. e, alcuni tratti che possiamo guardare, hanno già qualcosa di selvaggio.

Qui, un sentiero che porta verso San Zan (San Giovanni) condurrà fino a Monte Ceppo, passando per Colla Bracca. Dovrò farlo un giorno questo tour e portare anche voi.

Ora, però, mi godo ancora questa pace, questa flora e questa atmosfera che solo Aigovo e Carpenosa sanno regalare. Come sanno regalare anche un delizioso torrone, proprio tipico di questi borghi. Ma questa è un’altra storia e sarà un altro articolo.

Un bacio topi!

50 km (circa) di meraviglia

In realtà, se si cerca su varie enciclopedie o su internet, si legge che la Valle Argentina è lunga all’incirca 40 km, considerando la tratta che taglia i monti nel mezzo da Arma a Verdeggia. Ma io, volendo considerare anche il tratto che giunge fino a Colle d’Oggia insieme ad altre località importanti come i Vignai, Costa e la sottovalle dell’Oxentina, ho pensato di aggiungere una decina di chilometri in più.

50 km che, dal mare, raggiungono la vetta più alta di tutta la Liguria, pensate! Il Monte Saccarello, infatti, con i suoi 2.201 metri, è il monte più alto della regione.

Questa è la Valle Argentina: 50 km di stupore, di occhi meravigliati a ogni curva. Una Valle che offre tanti e diversi paesaggi, a cominciare dal mare, considerato spesso uno dei più limpidi. Un mare che offre albe e tramonti spettacolari. che si apre verso l’infinito, fino a permettere, in alcuni momenti, di vedere persino la Corsica.

Un mare stupendo, sia in estate, con le sue tinte blu e turchesi, sia in inverno, quando a prevalere in lui sono i colori del verde smeraldo e del grigio.

È attorno a lui che abbiamo la maggior parte di Ulivi, salendo verso Taggia e verso Badalucco. Gli alberi che, a quanto pare, grazie alle nuances argentee delle loro foglie, danno il nome a tutta la Valle e sono una grande risorsa.

Qui appare la storia data dall’agricoltura, ma soprattutto dai borghi, antichi e misteriosi, che iniziamo a incontrare e che molto hanno da raccontare. Borghi creati strategicamente, in grado di difendersi dalle insurrezioni nemiche. Borghi raccolti, dove la vita scorre placida, ancora come un tempo. Borghi che narrano di vicende, di leggende, di fatti accaduti e quotidianità. Borghi che hanno il loro odore, quel profumo unico, di muri freddi, di case accoglienti, di cucine che sfornano delizie tipiche.

Borghi accompagnati dal torrente. Un torrente che, con i suoi piccoli ma copiosi affluenti, non lascia nessuno senz’acqua e che veste il territorio di una bellezza che luccica. È il torrente che scende dalle alte vette e attraversa tutta la Valle, a tratti impetuoso e ricco di schiuma bianca, a tratti più calmo, dove forma laghetti di un verde sgargiante. Nido di trote, salamandre, gamberi di fiume, ranocchie e gerridi. C’è tanta vita attorno e dentro di lui. Una fauna che cambia, come l’ambiente, a seconda della zona.

È il torrente che nutre la natura circostante e le coltivazioni, ma che ancora esce dai rubinetti di alcune case che da lui attingono. Le sue curve lasciano intravedere spesso luoghi magici intagliati tra le rocce, e sembra di essere in qualche favola scandinava o nel regno dei nativi americani. Oppure, sembra semplicemente di essere in Valle Argentina, dove non si ha la necessità di invidiare nulla a nessuno perché, con i giusti occhi, si possono scorgere meraviglie.

I boschi mutano mentre i fiori, invece, ci accompagnano per tutto il tragitto. Sono una miriade. Mille e mille qualità diverse colorano la base delle piante più grandi e maestose. Dapprima i Castagni e i Noccioli, protetti dai Brughi, creano grandi zone d’ombra con le loro fronde immense e zone di umidità, dove la natura è rigogliosa, scura, florida e nasconde un mondo ricco e tutto da scoprire. Poi i Faggi e le Betulle. Sono alberi alti, imponenti, che regalano sensazioni e atmosfere surreali. Alberi che abbracciano i lupi, che celano fate e folletti e circondano radure preziose, ancora oggi mete di bestiame e tane di marmotte.

È qui che questi principi, dai tronchi infiniti, iniziano a diradare per lasciare il posto ai Pini, agli Abeti e ai Larici i quali purificano e offrono un’aria balsamica, pura, che profuma di resina.

È qui che inizia la Valle Argentina più aspra e selvaggia, nonostante i morbidi pascoli. È qui che regnano i rapaci più astuti e i più impavidi cervidi e bovidi. Agili, eleganti, rapidi.

I grossi massi bianchi la fan da padroni e tante sono le specie diffuse di piante aromatiche che arricchiscono la cucina ligure. Siamo in cima ai monti. Siamo dove il silenzio è assoluto e dove i polmoni si riempiono di meraviglia. Ma qui è possibile anche ascoltare l’eco ed è un fenomeno davvero curioso. Si gioca e ci si rilassa lasciandosi ritemprare da questa natura incontaminata. È proprio qui che, in inverno, la neve cambia ogni cosa e questo paesaggio mostra tenacia e forza, pronto a sopportare il gelo.

Si stagliano i profili delle montagne e delle falesie contro il cielo. Un cielo che non ci abbandona mai per tutto il tragitto. Sempre bello, limpido o nuvoloso che sia, e pieno di colori in ogni momento. Un cielo che fa da cornice a catene di Alpi. Ci sono rocce aguzze, ognuna con il suo nome, e accolgono nel loro cuore la fine della Valle. Le principali? Pietravecchia, Fronté, Carmo dei Brocchi, Grai… Abitate fin dal neolitico e colme, ancora oggi, di reperti archeologici in grado di spiegare la vita durante altre Ere, una vita che qui è assai pullulante.

50 km di meraviglia. Ah! E 200 km, più o meno, di estensione! Questa è la mia Valle. Dovunque si guardi e dovunque ci si giri. Un pezzo di mondo con un carattere proprio e una natura ineguagliabile.

Un bacio a voi, ora riposo le zampette. Ho appena percorso 50 km.

San Zane, il fuoco e la rugiada

Vi ho già portati sul sentiero che da Verezzo conduce ai prati di San Giovanni, vi avevo anche fatto vedere l’abside della chiesetta, vi ricordate?

Però questo edificio religioso di montagna merita un articolo tutto suo, perché ha una bella storia da raccontare.

Come vi dicevo, la chiesa di San Zane appartiene al comune di Ceriana e da questo paese è possibile raggiungerla.

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È dedicata a San Giovanni, San Zane, ed è il centro focale di una celebrazione molto sentita da tutti i cerianesi.

Prima di parlarne, però, giriamo intorno alla chiesa e osserviamola un po’.

Situata in mezzo ai prati, a fargli da cornice sono le montagne. Davanti al sagrato pascolano indisturbate le Mucche e in lontananza si vedono il Toraggio e le alture del confine. Sembrerebbe un quadro perfetto per una cartolina o per una di quelle pubblicità del latte o della cioccolata, non è vero? Eppure non siamo in Svizzera, ma in Liguria, e neppure tanto distanti dal mare!

La chiesa, edificata nel 1667, è un grazioso esempio di architettura religiosa, con le pietre color sabbia tenute insieme da qualche colata di cemento. La facciata colpisce subito l’attenzione. Il portico, con i suoi tre archi a tutto sesto, è un vero gioiello.

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Ci avviciniamo all’ingresso e, anche se la chiesa non è aperta, intrufoliamo la fotocamera tra le sbarre delle finestre per immortalarne gli interni.

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Come c’è da aspettarsi, è una chiesetta a navata unica e per i fedeli ci sono panchette di legno chiaro, usurato dal tempo. Sembra di tornare in epoche antiche, guardando gli interni di questo piccolo edificio religioso.

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Non ci sono decorazioni sensazionali, sembra spoglia, eppure il bianco delle pareti è brillante, le pietre che formano il catino absidale fanno contrasto e tutto risulta perfetto, armonioso nella sua spartana semplicità. Davanti a noi, sopra l’altare, si staglia la statua marmorea di San Zane, candida e perfetta.

Vi dicevo che questo edificio è protagonista di festeggiamenti importanti e particolarmente sentiti da tutti gli abitanti di Ceriana.

L’usanza è antica e probabilmente si è persa la memoria del suo significato, ma è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Il 24 giugno di ogni anno, i cerianesi vengono fino qui per trascorrere una giornata in allegria e spensieratezza, all’insegna del buon cibo, della musica e della buona compagnia per festeggiare San Zane. Tra i giovani, addirittura, si festeggia fin dal giorno precedente, venendo a trascorrere la notte in tenda per dare il benvenuto al sole di San Giovanni. La vigilia si accende un falò e si sta in compagnia, con un tetto di stelle sopra la testa e un materasso di terra a cullare durante la notte.

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Eppure questi festeggiamenti hanno origini antiche, ed erano molto importanti per le comunità agro-pastorali. Alla rugiada di San Giovanni, infatti, venivano attribuite proprietà magiche, terapeutiche e taumaturgiche. Si credeva che farsi “il bagno” nella guazza di San Giovanni potesse tenere lontani dalla sterilità. Era un mondo difficile, dove la fertilità della terra, degli animali e delle donne non dovevano mancare, se si voleva sopravvivere. Il 24 giugno la tradizione popolare vuole che le piante officinali aumentino le loro proprietà benefiche grazie alla forza rinnovata del Sole, ecco perché si usava raccoglierle, seccarle e conservarle in questa data per rimpolpare le scorte che sarebbero servite per tutto l’anno successivo. E, a proposito di Sole, è in questo periodo che avviene il Solstizio d’Estate, il giorno più lungo dell’anno. Dopo l’inverno di stenti, sacrifici e scarsità alimentare, arrivava – e arriva – l’estate, con la sua abbondanza, la sua luce e i suoi profumi. L’uomo di un tempo percepiva con più forza i cambiamenti stagionali e li festeggiava accendendo falò; nel caso della festa di San Giovanni, il fuoco doveva servire simbolicamente ad aiutare il Sole a rafforzarsi, per permettere alle piante di dare frutti in abbondanza e agli animali di acquisire forza grazie al suo calore.

Oggi, in questa chiesetta non lontana dalla mia bella Valle, si festeggia ancora l’eco delle celebrazioni di un tempo, mescolando passato e presente in un luogo che si trova a metà tra i monti e il mare.

È bellissimo, non lo credete anche voi?

Pigmy

Un passatempo originale se non altro!

Nomina si nescis, perit et cognitio rerum” come diceva il grande Carl von Linné “Se non conosci il nome, muore anche la conoscenza delle cose“. Vabbè…….. oddio……. non è proprio obbligatorio….. ma divertente! Quello si!

Buongiorno amici! Oggi volevo rendervi partecipi di una cosina carina che fa sempre parte del mio hobby e della mia passione per le piante. La definirei utile e divertente allo stesso tempo. WP_20150414_001Molto spesso, almeno nel mio caso è così, si hanno diversi generi di piante, soprattutto per quelle considerate cicciotte, ma ricordarsi i loro nomi è davvero impossibile! Sono tantissimi e difficilissimi. Bisognerebbe scriverli! E già! Ma come? La pioggia o il costo stesso, sovente ci impediscono di fare un bel lavoro soprattutto per quelle piante che teniamo all’esterno. Ebbene ho trovato questi legnetti già trattati e belli pronti per scrivere il nome delle mie piantine e metterli nei vasi. Ovviamente potete farli anche da voi tagliando il legno delle giuste dimensioni e verniciandolo con il Flatting. WP_20150415_001Lasciare asciugare e poi scrivere. Mi raccomando usate la matita. Sulla mina la pioggia scivola e non vi porterà via la scritta. E il divertimento dove stà? Bhè, naturalmente dev’essere davvero una grande passione in quanto stò passando i giorni su internet e chiedendo ad amici esperti, tutti i nomi. E ovviamente questo significa corredare di foto (fatte bene) ogni richiesta. Che lavoro! Ma che divertimento! E visto che il discorso mi piace molto, imparo anche tanto. Inoltre i vasetti rimangono più simpatici con quel tocco di giallo sgargiante e professionalità in più che non guasta mai, non trovate anche voi? Si trovano nei grandi Garden. Io personalmente li ho acquistati in Francia pagandoli 4,50 euro 20 pezzi. Ce n’erano anche da meno ma erano anche meno carini, in plastica o materiali meno fini. Io li pianto direttamente nella terra ma, chi preferisce, può legarli alla pianta con uno spago in quanto, sono dotati di un piccolo foro ad una delle due estremità. Una vera ricerca. Una caccia al tesoro. Trovato il nome, e non ci vuole poco credetemi, vado a controllare che sia esatto, in quanto c’è spesso parecchia confusione, lo scrivo e vado subito a metterlo nel vasetto. WP_20150415_002E devo scriverne uno alla volta perchè alcuni, mi si perdoni, ma son talmente assurdi che se ne scrivo tanti poi non so più vicino a quali piante devo accostarli. Tempo concessomi dalla batteria del portabile, vado direttamente a fare questo lavoro in terrazza! E sapete, una volta scritto il nome è un pò un problema cancellarlo, ci vuole una gomma dura e sottile ma rischiate di fare un paciugo. WP_20150415_003E alcuni nomi sono davvero introvabili sapete? E l’attesa. Si. Nei gruppi Facebook, in cui ci sono veri esperti come vi dicevo, molto spesso capita di dover aspettare parecchio prima che ti venga risposto. E’ normale, siamo in tanti a voler conoscere l’identità delle nostre amiche, per cui, ogni tanto, si torna li, speranzosi ma….. ancora nulla. E rimango li, con quel legnetto in una mano e la matita nell’altra, con l’orecchio teso al bip che mi segnala di essere stata considerata. E mi vien da ridere mentre ve lo scrivo! Il tutto perchè se qualcuno un domani dovesse dirmi – Che bella! Che pianta èèèèèè????? -, classica domanda, io orgogliosa potrò dire la mia, o più semplicemente risponderò – C’è scritto! – ( e non lo vedi? Con tutta la fatica che ho fatto! ah! ah! ah!). Un bacione a tutti amici ma ditemi, per voi, quali sono i vostri passatempi?

Nel magico giardino di Dina

Oggi vorrei portarvi in un luogo magico della mia valle, un luogo felice che appaga gli occhi e rilassa.WP_20150403_002 E’ lo splendido giardino della mia amica Dina. Siamo in un luogo in cui i profumi e i colori non danno tregua alle emozioni. Siamo in un luogo di pace in cui piante e fiori ci salutano da ogni angolo. A tenerci compagnia anche il sole e lo splendido mare.WP_20150403_003 Una distesa azzurra che incornicia la flora particolare che cresce in questo Eden senza troppe costrizioni e senza troppi inutili orpelli. Dina infatti, pur curandole amorevolmente, permette alle sue piante di crescere come natura vuole e, tra tutte, a spiccare sono proprio quelle tipiche della nostra terra come la Lavanda, il Rosmarino, il Mirto. Per non parlare di quelle che nascono e si rinnovano spontaneamente, in quello che per loro è un vero paradiso. WP_20150403_004Magnifico. Magnifiche le terrazze divise alcune per colore. La parte dei fiori bianchi e quella delle piante a foglia rossa, nella quale persino un particolare Nocciolo, si fa ammirare in tutto il suo splendore. E si. In questo giardino ci sono anche alberi da frutta e i più simpatici sono una coppia di arzilli Pistacchi e, attenzione, c’è il Pistacchio femmina carico di frutti e il Pistacchio maschio pieno di germogli.WP_20150403_008 Una longeva coppia che si tiene compagnia. Nel giardino di Dina, orgoglio della mia valle, le piante sono ordinatamente sistemate. Per ognuna, anche quella più piccola, c’è una fantasiosa posizione, arricchita da statuette, o da cestini, carriole e tutto quello che nasce da una certa creatività. WP_20150403_005Molte piante sono adagiate su mattonelle color vermiglio, altre invece, appese elegantemente. Designano un percorso oppure ostacolano il passaggio, semplicemente perchè hanno deciso di nascere lì. E in questo luogo magico, nascono davvero ovunque!WP_20150403_006 Anche nei posti più impensati! A stupire la loro stessa amica che ogni giorno le cura con affetto. E quando è il cielo a illuminarle regalano tinte davvero mozzafiato. Il rosso dei Tulipani, il verde e il rosa degli Hellebori, il bianco della Ginestra, il viola della Dimorfoteca. Sono mille e anche di più le specie coltivate. Ci sono piante succulente, annuali, perenni, aromatiche, orchidee, acquatiche…. Si, persino nei bellissimi laghetti che arricchiscono il giardino nascono i fiori che tengono compagnia ai pesciolini: Ninfee, Iris d’Acqua, Papiri e molti altri. Per Dina questo non è solo un passatempo è la sua vita! La sua passione! WP_20150403_013Una passione che riesce a trasmettere a chiunque! Non per niente, la mia amica, riesce anche a creare splendide composizioni con oggetti che ormai non vengono più utilizzati. Guardate questo antico lampadario ad esempio. E’ stato subito trasformato in un caratteristico oggetto di design, abbellito da Tillandsie di varie specie. Divertente e originale e, chi si siede qua vicino, sulla panchina sotto di lui, non può che ammirare delle piante davvero strane e un fantastico panorama. Proprio così. WP_20150403_007Piante originali le Tillandsie! Vivono appese in aria, senza terra e senza radici! E fanno bellissimi fiori. Sono proprio contenta di avervi portato in questo bellissimo posticino. Sapeste io quanto mi sono divertita! Ho fatto più volte lo stesso giro e ogni volta, scoprivo una pianta nuova eppure, c’era anche prima di sicuro! WP_20150403_010Praticamente era come un gioco, una caccia al tesoro. Qui, sulle prime alture di una Liguria di Ponente dall’atmosfera surreale. Qui, dove le piante stanno bene e si adattano volentieri a un luogo che sembra essere il loro habitat naturale e, per alcune, lo è davvero.WP_20150403_011 E quindi? Che ne dite? Vi è piaciuto questo tour? Vi è piaciuto scorrazzare per questi sentieri, salire e scendere da questi rustici e simpatici gradini e scovare nuovi percorsi? Fare attenzione a dove mettere i piedi? WP_20150403_013Ammirare le talee che Dina prepara con devozione e vedere piante rare come la Strelitzia Bianca? Una vera chicca giusto? Incredibilmente grande. Imponente. WP_20150403_020Per guardarla tutta bisogna proprio stare con il naso all’insù. Meravigliosa. E meraviglioso è anche l’orto, utile e ben curato nel quale frutta e ortaggi, se ancora non sono nati, si stanno preparando a far capolino. La prossima volta che andrò vi posterò altre sorprese. Promesso. Ce ne saranno sicuramente. In ogni periodo dell’anno, in questo giardino, fiorisce o cambia qualcosa che dona  sempre un palcoscenico diverso.WP_20150403_014 E Dina è buona, ospitale, di cuore e di compagnia. Si sta bene assieme a lei e si possono imparare tantissime cose su questo mondo speciale che lei, con pazienza, spiega e rispiega finchè non lo si capisce. Non si stanca mai. Per cui non preoccupatevi, non dovrete attendere molto per fare un altro giretto qui insieme a me. WP_20150403_019Vi auguro una buona giornata e vi aspetto per la prossima passeggiata. Un abbraccio a tutti e uno in particolare a Dina che mi ha permesso di conoscere il suo mondo!

Regali di Pasqua

Ehi voi! Siete stati buoni a Pasqua? Si, un pò come a Natale intendo. Io, si, sono stata bravissima infatti, oltre che all’uovo, che al suo interno conteneva ulteriori cioccolatini (visto che anche nel bosco è iniziata la prova costume, ossia dobbiamo vedere se la foglia di Quercia dell’anno scorso ci va ancora bene), ho ricevuto un vero mare di regali. E ve li voglio mostrare! Sia mai che non crediate al mio essere una topina educata, buona e a modo. Ebbene eccoveli qui. Aprirei le danze con la mia splendida, nuovissima Orchidea Cymbidium.WP_20150404_002 Regalo di TopaGiovanna. Graaaaaaaaazie! E’ fantastica! Anzi sono fantastiche, sia lei che l’Orchidea. Le avevo già lo sapete, ma giallo/verde. Questa è rosa. Di un romantico che non avete idea. E nel giro di due giorni, per dirmi che stava bene insieme a me, ha aperto i suoi boccioli. Semplicemente splendida non trovate? E poi? Cos’abbiamo qui? Uh! La Camomilla! WP_20150404_005Un bellissimo regalo ma anche molto utile si sa. Non vedo l’ora che faccia i fiorellini! Essa invece mi è stata regalata da TopaNicoletta che ormai conoscete tutti, ma non mi ha mica regalato solo la Camomilla. Questa volta la mia socia in affari si è davvero superata. Continuate a guardare. Ecco un bellissimo esemplare di Plectranthus ColeoidesWP_20150404_003 (per il nome ringrazio la mia nuova amica Mariella) conosciuto come Falso Incenso. Il suo profumo infatti è come quello dell’incenso ed è utilissimo nel mandar via le fastidiose zanzare in estate. Evvai! E poi ancora una splendida Aloe Vera, WP_20150404_007così almeno se mi ustiono o mi ferisco le zampette posso medicarmi in tutta tranquillità e dei coloratissimi e simpaticissimi Muscari. WP_20150404_006Questi fiorellini blu che vedete. Di un bel blu intenso! Rallegrano tutto il mio terrazzo! Mi fanno sorridere. Ma non è finita qui! Infatti la mia amica ha pensato bene di aggiungere anche semi di Girasole che adoro e semini di Nigella e Portulaca. Vedrete quando vi posterò le foto di queste meraviglie! Vi lascerò a bocca aperta. Bene. Vi son piaciuti. Ho finito. Ho finitooo??? Ma no!!! Non ho finito! Ve l’ho detto che sono stata bravissima insomma! E i regali della mia amica TopaDina dove li mettiamo? Eh! Eh! Eh! Si, si, ci sono anche quelli topi cari. Eccoli: WP_20150404_004mmmmmhmmm…. ecco, qui per i nomi mi trovate un pò in difficoltà. Posso dirvi che dei tre vasetti la piantina più grande è una Kalanchoe ma le altre non le ricordo, uhi… Però, sono o non sono graziosissime? E pensate che sono talee fatte da lei per cui, oltre alla bellezza della pianta, c’è anche questo gesto affettuoso. E pure le piante che mi ha regalato Nicoletta sono state fatte e divise da lei e invasate. Oh che splendore! E ora ho finito per davvero! Ma lasciatemi ancora ringraziare queste straordinarie amiche. Grazie, grazie, grazie! Siete splendide e……… grazie a voi, anche la mia tana è splendida! Amiche care. Un bacione a voi invece amici, orgogliosa di avervi fatto vedere i miei tesori.

Nei giardini, di notte

E potevo forse andarmene da Monte Carlo, dalla Rocca, senza passare prima dai meravigliosi Giardini di San Martino? Ricordate il Principato di Monaco nel quale vi portai giorni fa? Ci ritorniamo. Voglio ancora farvi vedere una cosa. Un parco bellissimo che ospita numerosissime specie di piante grasse e non, ma soprattutto fiori.SONY DSC Fiori bellissimi e colorati. Questa volta, vedremo questi giardini in un contesto particolare. Un contesto creato dal tramonto. La luce fioca della sera non mi ha permesso meravigliose foto, accontentatevi per favore, vi prometto un reportage migliore eSONY DSC al sole ma, in notturno, credetemi, l’atmosfera è comunque fantastica. Non c’è folla a quest’ora, solo moscerini e farfalline che danzano frenetici intorno alle luci.SONY DSCNon saprei dirvi il nome di queste piante, non saprei dirvi da che paese arrivano o qualcosa di scientifico come spesso faccio, mi limito a godere di questa strana passeggiata e, ad acchiappare maggiormente la mia attenzione, ci pensano le statue in bronzo. Più suggestive che di giorno. SONY DSCRiflettono la luminosità in modo discreto e, i personaggi rappresentati, sotto l’oscurità, appaiono più vulnerabili. Le sfumature di luce, disegnano delle espressioni in più sui loro volti. Intorno alle siepi che circondano le strette viuzze utili per la visita, si apre un panorama surreale; lo stesso che vi mostrai nel post precedente su Monte Carlo. SONY DSCQuesto giardino è pubblico, non bisogna pagare nulla per venirci ma, per i topini, è l’ideale visto che accoglie anche una grande vasca di pesciolini rossi, Papiri e Ninfee. Qua e là, qualche panchina, che rimane all’ombra durante le calde ore del giorno, permette un fresco riposo sotto a pergolati di Rose e altri rampicanti.SONY DSCMaestose fontane possono rinfrescare in caso di bisogno ma ormai, in autunno, non si soffoca più e, anche tutte queste belle piante, dalle foglie lucide e turgide, lo dimostrano. Tutto assume un’altra vita. Mi sento come in un luogo surreale. Le strade buie, chissà cosa ci sarà più in là. Flora, tanta flora che ci fa ammirare esemplari rari e alcuni anche giganteschi come gli alberi sopra le nostre teste.SONY DSC Ma che belli i giardini di notte! Così silenziosi, eleganti e intimi. Il rosa, delle 17:00 pomeridiane, ha lasciato il posto a un blu cupo e le tinte del parco sembrano, per assurdo, ancora più vive, più forti. Le foglie, come vi dicevo, appaiono nitide, brillanti, sfavillanti. Le colonnine in pietra si nascondono ma sembrano anch’esse, appena lucidate e pulite.SONY DSC Le lastre di pietra, nelle aiuole, rischiarano splendendo nei piccoli prati curati con precisione e dedizione. La maestria dei giardinieri si sente così forte che pare di riuscire a toccarla. SONY DSCLa corteccia appare argentata e la luna, già alta nel cielo, dona quel pizzico finale di magia in più. Questo parco si trova all’inizio della Rocca e si affaccia direttamente sul mare. Lo spettacolo è incredibile quando i colori lo permettono e sembra, sporgendosi un poco di più, di poter toccare l’acqua scura. SONY DSCDi fronte a noi l’orizzonte più ampio e, intorno, quando il buio aumenta ulteriormente, le figure più strane ci indicano il luogo in cui ci troviamo.SONY DSC Ma non abbiate paura, il tutto è un insieme emozionante. E divertente.SONY DSC Spero di aver divertito anche voi topi. So che anche qui, molti di voi, sono probabilmente già stati ma, se così non fosse, vi suggerisco di segnarvi quest’ulteriore meta. Un’altra tappa che merita. SONY DSCUn bacione grande e una buona giornata.

M.