Intervista a Pigmy

Cari topi, conoscete Mirial?

Allora, Mirial è una ragazza davvero speciale. La reputo tale perchè è molto gentile, umile, sempre indaffarata, fantasiosa, sognatrice, ma con la testa sul collo e soprattutto mi piace di lei che vive un rapporto con la natura pari al mio e quindi, ovviamente, condivido i suoi pensieri.

Come me, anche lei ha la sua filosofia di vita, che poi è uguale alla mia. Ma al di là di questo, Mirial è anche molto sensibile e, le persone sensibili, quelle che amano le piccole cose della vita reputandole grandi,  hanno sicuramente un’intesa con me.

Cosa succede, quindi, se una persona che ritieni speciale decide di intervistarti? Be’, succede che sentirti onorata è poco, insomma! E così, sono andata a finire anch’io dentro a quel blog, quel blog che amo tanto, pieno di particolari e angolini deliziosi da scoprire http://miopaesedellemeraviglie.blogspot.it/ un blog dal nome bellissimo e misterioso “Sogni di una Notte di Luna Piena”. Una tana delle meraviglie, davvero! Andate a darci una sbirciatina.

E ora eccovi l’intervista che mi è stata fatta direttamente dal suo post, presa e messa qui per voi. Buona lettura!

L’intervista s’intitola

A TU PER TU CON… PIGMY

Ed eccoci di nuovo qui, creature del bosco! Oggi  ho il piacere di avere la compagnia di un tipetto che vorrei presentarvi ^^ Si chiama Pigmy, è una topina e gestisce un blog davvero molto, molto bello che vi consiglio di visitare che si chiama La topina della valle Argentina – cronache dal mondo di un Mulino. Oggi la ospito qui, sotto le fronde di questa mia foresta. Siete pronti a conoscerla? Bene, allora iniziamo l’intervista ^^
 
– Ciao Pigmy! Presentati ai lettori del blog ^^  
Ciao a tutti, ciao anche a te Mirial e grazie, innanzi tutto. Mi presento: Sono una ragazza che si è trasformata in topina per poter vivere al meglio il contatto con la natura e il mondo che la circonda. Un mondo che ama e che vorrebbe far conoscere anche a voi. I topini, quelli dei boschi, sono vivaci, lavorano alacremente, sono sempre attenti, un po’ come me, insomma. Mi occupo di tante cose, gironzolo di qua e di là, fotografo, ogni tanto ne combino qualcuna. Ho sempre fame, mi piace rosicchiare, ricordare le favole e difendere i più deboli, ma soprattutto, adoro passare le mie giornate tra le piante e gli animali.
-E adesso che sappiamo qualcosa di te, raccontaci del tuo bellissimo blog: quando è nato e cosa ti ha spinto a scrivere il primo post?
Grazie per il bellissimo! Il mio blog è nato l’anno scorso, ad agosto. E’ nato con l’intenzione di lanciare diversi messaggi, come l’amore per i propri luoghi natii, per tutto quello che vive intorno a noi, ma anche per scambiare idee, ricette, socializzare, coinvolgere. E questa passione per il blog mi ha preso sempre du più. Ora ho anche una socia che spesso mi aiuta e che saluto e ringrazio. Si chiama Niky e vive e ama la mia Valle come me. Siamo amiche da parecchio tempo. Il blog ha subito diverse modifiche, ho cercato di incentrarlo sempre di più sui temi che volevo  approfondire. Ora penso di aver trovato il giusto stile, raccontare di cose che si conoscono già, oppure no, cercando di far vedere altre prospettive delle cose, quelle che vedo io. Cerco di far capire come vivo. E’ un blog semplice, ma che mi ha dato tantissime soddisfazioni, soprattutto nella Valle Argentina, che è la mia casa, ma anche da tutti gli amici blogger che ho conosciuto in questa avventura. Un blog è per me come un’opera d’arte, chi con passione ne ha uno, è come se volesse farci entrare nel suo mondo e questo è ciò che vorrei si notasse. La porta del mio mulino è sempre aperta per chiunque.
-Sul tuo blog parli molto della valle in cui abiti, dei luoghi che ti circondano… parlacene brevemente anche qui =) La tua valle è stupenda, io stessa la visito spesso!
La mia valle è meravigliosa. Mille luoghi nel mondo sono meravigliosi, ma qui mi sento davvero a casa, protetta. E’ una valle che bisogna saper guardare, capire, ascoltare, perchè ha tanto da svelare. Un fiore, ad esempio, non è solo un gambo verde con del colore intorno, è molto, molto di più! E così è lei, in ogni suo particolare. Quando mi addentro in Valle, mi si apre il cuore. Vedi, a volte cerco di vederla con gli occhi di qualcuno che non prova affetto per lei e spesso mi capita anche di pensare “Bah, capirai, è una Valle come le altre, due case… due monti… due alberi… “, ma già mentre pronuncio queste parole inizio a sentire come dei brividi di emozione, e allora continuo e mi dico “…sì… due alberi… però che belli, ‘sti due alberi! E quel prato? Meraviglioso. In effetti… dai, un prato così dove si è mai visto? E il torrente! Guarda che vegetazione! No, no, è troppo bello, è meglio degli altri torrenti!” e allora rido e me la godo tutta, la mia Valle. Cosa vuoi che ti dica? Sono matta, ma mi piace! E poi, geograficamente parlando, è davvero un territorio particolare. Pensa che offre il mare e la montagna insime, e poi, con il Monte Saccarello, tocchiamo la punta più alta di tutta la Liguria! Immagina lo spettacolo. E poi c’è una vegetazione davvero rigogliosa, quindi non è solo bella, fiorita in primavera e colorata in autunno, ma anche utile dal punto di vista erboristico. Sono tantissime le piante officinali. Per non parlare della sua storia: le battaglie contro i Saraceni, il sottostare alla Repubblica di Genova, le leggende sulle streghe… insomma, ce n’è per tutti i gusti, non posso non amare questo posto.
-Sei una lettrice accanita? Che libri leggi?
Ero una lettrice accanita, leggevo tantissimo. Ora un po’ meno. Dopo i figli, gli animali, il lavoro, gli studi, la casa e chi più ne ha più ne metta, il mio tempo va alle mie passioni tra le quali non c’è, ahimè, la lettura in questo momento. Ero comunque affascinata dai thriller, dai gialli e dai testi di medicina senza essermi fatta mancare i classici ovviamente.
-Un altro ingrediente del tuo blog è la cucina: parlaci un po’ dei tuoi sapori preferiti e paragonati a dei cibi… se fossi una ricetta cosa saresti? 
Bella domanda! La cucina è una cosa che ho inserito da poco. Sono più una mangiona che una cuoca, ma, quando cucino, vedo che le ciotole tornano tutte belle pulite nel lavandino. L’arte culinaria fa parte della mia Valle, che ha i suoi piatti tipici. Se fossi una ricetta, io?! Mamma mia… be’, potrei essere tante cose, ma per attenermi ai miei luoghi ti potrei dire “La torta Pasqualina”, la classica torta verde tipica conosciuta anche con il nome di “torta di riso”. Perchè? Perchè piace a tutti, può essere piena di ingredienti diversi e quindi sempre una sorpresa, tutti la conoscono, è adatta a ogni occasione e soprattutto…. Ti ricordi quel detto di noi liguri? – O torta di riso o…. -, ecco, io sono l’unica alternativa praticamente! Modesta no?
-Parliamo del tuo rapporto con la Natura che condivido in pieno, come già sai. Da cosa è nato? Ti è stato trasmesso da qualcuno?
Mi apro dicendoti che, per qualche anno, durante la mia adolescenza, a causa di un trasferimento, è stata la mia unica vera amica. Quasi la detestavo, all’inizio. C’era solo lei. Forse per colpa mia, forse no, non lo so, ma era l’unica cosa che avessi. Bene, io ora non voglio fare il Mowgli della situazione, ma lei mi ha davvero accolta e nonostante quello che provavo per lei, mi ha svelato tanti suoi aspetti: quelli spiacevoli, ma anche quelli da lasciarmi senza fiato. Il nostro rapporto è cresciuto sempre di più, fino a diventare una cosa sola. Quando sono tornata nel mio mondo, presa dalla gioia di ciò che stavo vivendo, l’ho abbandonata, ma lei ha iniziato a mancarmi sempre di più. Avevo nostalgia di lei. Ho iniziato quindi a riviverla, dovevo vivere con lei, e, da allora, siamo ancora adesso insieme. Per me è tanto, è la mia guida, il mio universo, il mio Dio. Se ho un credo, quello è lei.
-Ho notato che ami molto gli animali: qual è il tuo preferito e quello che invece non sopporti in assoluto? Ammesso che ce ne sia uno, ovvio ^^
Amo tutti gli animali, ma è inutile essere ipocriti e quindi ti dico subito che alcuni non devono entrare nel mio territorio, così come io non entro nel loro. I ratti, per esempio, quelli che vivono nelle fogne (nonostante parenti alla lontana!) e le zanzare. Non li trovo utili a nulla, sono approfittatori, mordaci, troppi e dall’indole davvero poco buona o umile. Non mi piace la loro aggressività gratuita. E meno male che sono relativamente piccoli, soprattutto le zanzare! Sto invece imparando ad accettare i ragni e le cavallette. Ecco, quelle zampe lunghe e quella loro imprevedibilità mi ha sempre un po’ destabilizzato. Gli animali che adoro, invece, sono tantissimi, tutti praticamente. Non ne ho uno in particolare, ognuno ha un suo perchè, un messaggio da dare, un’emozione da regalare e quelli che vivono con me devono poter essere liberi.
-La tua citazione preferita?
Nonostante il mio Dio sia ogni forma di vita, come ti spiegavo prima, la mia citazione preferita è una frase di Maria Teresa di Calcutta che dice “Perchè io vedo Dio dietro ogni suo travestimento”. Per me ha un grande significato.
-E ora… la tua filosofia di vita =)
Riuscire a vedere Dio dietro ogni suo travestimento. Sto imparando ogni giorno di più che tutti noi siamo maestri e allievi, in ogni cosa che facciamo. Siamo un tutt’uno con quello che accade, sia bello che brutto. E non parlo solo di noi esseri umani. Intendo tutto. Penso che abbiamo la forza di smuovere un’energia positiva o negativa, che possedimo capacità molto più grandi di quello che pensiamo, ma che abbiamo perso. Mi sto impegnando per ritrovarle. Penso che l’odio, la rabbia, la cattiveria si possano combattere con l’amore. Vedi, se io odio una persona che mi odia, genero solo odio. Bisognerebbe cercare di elevarsi. Senza contare che provare sentimenti negativi fa solo male a chi li prova, e allora perchè farlo? Se tu volessi il mio male, ma io per te vorrei il bene, io sono felice. La mia filosofia è questa: cercare di vivere bene, senza far del male a nessuno, senza mai mancare di rispetto e cercare di portare amore. Oh! Io non sono Maria Teresa di Calcutta, però quando al mattino, da quattro persone diverse, ti senti dire: – Finalmente una persona che sorride! – ti fa piacere. Perchè probabilmente si ha bisogno di più sorrisi, e sapere di averli regalati, per me è il più bel complimento che possano farmi.
-Bene Pigmy, l’intervista è conclusa! Grazie per aver accettato di essere intervistata e grazie per le tue risposte ^^
Grazie a te Mirial! Ma sai che quest’intervista mi ha emozionata?! Grazie davvero e tanti complimenti per questa tua tana, è meravigliosa!
Non pensate anche voi che valga la pena di visitare il suo blog? Pigmy è una topina speciale, vi accoglierà con gentilezza e cordialità al suo Mulino! Correte a visitarlo, non ve ne pentirete =)
Che dite, topi? Posso gasarmi un po’? Io mi gaso!
Un bacione a tutti e a te Mirial. Alla prossima.
p.s.= Il mio bellissimo primo piano e la foto della vallata sono merito di Mirial!
M.
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Ancora poesie

Giochiamo a pallone con un nocciolo d’oliva,
al posto dell’arbitro ci basterà un sorriso,
che tu faccia goal con i piedi o di testa,
non perde nessuno e sarà sempre festa;
se chiamiamo gli altri, organizzo il campionato,
le porte le faccio con gli stecchi del gelato,
giochiamo fin quando c’è luce per strada
finiamo domani per male che vada.
Giochiamo col nocciolo, giochiamo a pallone
se tu farai il tifo, sarò il tuo campione,
che importa se il nocciolo non è rotondo
vedrai che vinciamo la Coppa del Mondo
e poi tutti insieme facciamo merenda:
pizzette, aranciata e una torta stupenda,
ci divertiremo, dai, vieni a giocare,
c’è anche la Pigmy, si può cominciare.

Ma ci potete credere? Avete visto che popò di ammiratori che ho? Basta una frase, una semplice parola, e nasce quella che ancora una volta definisco un capolavoro.

No, no, tranquilli, nessuno si è ammattito, ma il mio solito amico quando io –  e sottolineo IO – l’ho invitato a giocare a palla con me, con un nocciolo di oliva (noi topi usiamo quello), ha pensato bene di farmi questa serenata. Ecco, lui non ne può niente, è solo molto fantasioso…. Sono solo le terminologie di una topina un po’ fuori di testa! L’importante è avervi fatto sorridere un poco e penso proprio che ancora una volta Fabio ci sia riuscito. E adesso chi lo ferma più il suo estro? Speriamo continui, ne farò una raccolta: “Le poesie di Pigmy”.

Grazie!

Un abbraccio a tutti!

M.

La Ruota Panoramica

E ditemi… ci siete mai saliti sopra? Io si, quand’ero ancora una topina. Oggi mi tremerebbero i baffi così tanto da non riuscire nemmeno ad aprire gli occhi. E, sicuramente, lei si fermerebbe proprio mentre io sono nel guscio più in alto, lassù in cima.

Vedere il mondo da lassù è però fantastico. Lo ricordo. Forse ancora meglio che essere su un aereo. Si possono vedere distintamente tutti gli angoli della città nella quale si è: Roma, Parigi, Londra, ovunque.

Ricordo l’aria fresca che tagliava il viso, ancora più fredda di quella che sfiora i musi mentre si cammina con i piedi per terra. O forse è solo emozione.

E ricordo le luci. Ancora più luci, più che da qualsiasi altra parte. E le città sembravano immense. Quei puntini luminosi non finivano mai, si allontanavano sempre di più, diventando ancora più piccoli, come a segnare l’infinito.

E ricordo la sensazione di quando il giostraio ci faceva accomodare, e piano piano si saliva, sempre di più, ed era come non arrivare mai.

La testa la sentivo più leggera, il cuore iniziava a scalpitare sempre più veloce e avrei voluto guardare proprio sotto di me ma niente. Anche se ero una cucciola e non avrei dovuto aver così tanto timore, data l’incoscienza che spesso arricchisce i più piccoli, riuscivo a malapena ad osservare l’orizzonte nero a pois dorati.

Sì, le volte che sono salita sull’enorme ruota era sempre sera.

Guarda Pigmy, guarda la gente giù con tutti i nasi in aria! – mi dicevano, ma io ero quasi bloccata. La miriade di narici, al di sotto di me, non era di mio interesse.

E mi tenevo forte alle ghiacciate sbarre intorno.

La cosa che più mi spaventava era il dondolio delle cabine colorate. Bellissime, parevano i giocattoli di una fiaba, le casette dei Puffi o le tane di qualche Bianconiglio ma, quel loro volteggiare leggero, di qua e di là…. Santa Topa che paura! Brrrr.

Però, se cammino sotto di lei, non posso fare a meno di ammirarla. Di perdermi nella sua maestosità fino a sentire male al collo. Mi piacerebbe cavalcarla, tornare ad avere un contatto con lei. Sedermici dentro e lasciarmi cullare sempre più in alto, fino a toccare il cielo. Chissà… un giorno forse.

Per ora ci passo sotto e basta e vorrei non curarmi di lei ma, il mio sguardo, anche se mi allontano, finisce sempre lì, perchè quando c’è, domina su tutto.

Ah! Quanti ricordi. Vabbè, ogni cosa a suo tempo, non fa niente, per ora mi accontento di girare nella ruota di mio cugino il criceto.

Un bacio vertiginoso, vostra Pigmy.

M.

Lo strano incontro di Pigmy

Quel pomeriggio stavo passeggiando tranquillamente per le vie del mio paese. Era estate, faceva caldo e, a quell’ora, per le strade, non c’era nessuno; chi era chiuso in casa al fresco, chi era al mare, chi al lavoro ma, in giro, nemmeno un’anima viva….. o quasi.

Vedo venire, verso di me, una donna già di una certa età. Da lontano non me ne accorsi subito ma, guardando meglio, vidi che mi stava osservando, anzi, a dire il vero, mi stava proprio puntando con lo sguardo.

Mi guardai intorno con la coda dell’occhio, per un attimo, senza farmene accorgere, facendo finta di niente.

Sicuramente stava scrutando qualcuno, o qualcosa, al mio fianco ma… ahimè per me, ero sola come una volpe artica in un deserto.

Ad un certo punto, la vedo corrugare la fronte e indicarmi con la mano aperta. “Alè, ci siamo” pensai, sapendo già, sentendo addosso, che quel pomeriggio, non sarebbe più trascorso liscio come l’olio.

Mi si avvicina e mormora – Signorina…io…io…dove sono? -. Si, avete letto bene, normale amministrazione per me.

Benissimo” mi dissi con la speranza di aver capito male, ma lei, vedendo che la guardavo senza proferire parola, mi ripetè la stessa frase. Oh Santa Topa di tutte le tope! Ma perchè tutte a me!?

Potevo forse rimanere indifferente davanti ad una povera signora anziana, sofferente di demenza senile, che si era sicuramente smarrita? No.

Spiegai alla signora in che paese e in che via si trovava ma, a lei, tutto pareva una novità e aggiunse – Ma io dove abito? – sempre con la sua flebile voce. Et voilà! Ma benedetta creatura!

A quel punto avrei dovuto chiamare Federica Sciarelli di “chi l’ha visto?”, non c’era altra soluzione.

Mi guardai nuovamente intorno per controllare se quella non fosse la trappola messa in atto da qualche malvivente, noi topini siamo molto prudenti ma ancora nulla si muoveva intorno a me.

Proposi alla donna, che a quel punto mi stava iniziando a tirare la maglietta, di sedersi un momento insieme a me sul muretto di un negozio e pensai che la situazione si stava aggravando nel momento in cui iniziò a confidarmi che si sentiva depressa e aveva voglia di farla finita.

Ma santo cielo, povera persona per carità, ma tutte a me ripeto?!

Fu in quel momento che presi il cellulare e chiamai il 118.

Dall’altra parte del telefono, l’operatore che mi rispose, si comportò molto gentilmente. Probabilmente conosceva già la donna perchè me la descrisse e mi rincuorò dicendomi che era una prassi, mi disse di attendere, e che sarebbero arrivati e si complimentò con me per come mi ero comportata finora, trattenendola, distraendola e facendola parlare rincuorandola.

Nell’attesa, la signora continuava a strattonarmi e a piagnucolare e iniziai a preoccuparmi quando mi accorsi che si stava spazientendo e avrebbe voluto andare via. Non mi fidavo a lasciarla da sola e quindi, iniziai a inventarmi storie assurde della mia vita per trattenerla. Ogni tanto ridevo da sola e lei mi guardava come a dire “questa non è normale”.

Praticamente, tra tutte e due in quel momento, non so qual’era la più sana di mente.

Nel mentre, ovviamente, stavo sulle spine e non vedevo l’ora arrivasse qualcuno.

Ecco che alla fine ci raggiunsero i vigili. Dell’ambulanza neanche l’ombra perchè non serviva il suo intervento, dissero.

Seppi dai vigili che i due figli della signora, uno abitava in paese e l’altro invece in Lombardia, non se ne preoccupavano minimamente di lei ma, da quel che ho capito, i vigili li avrebbero condotti verso il giusto rispetto nei confronti del genitore.

Io non mi permetto di giudicare in quanto non conosco minimamente la faccenda.

L’anziana signora venne portata via dagli uomini della Polizia Municipale e, salita in macchina, assieme a uno di loro, mi rivolse un ultimo sguardo.

Non mi salutò, nè mi sorrise ma, con quell’occhiata, sembrò dirmi tante cose.

Buon Natale anche a te vecchia signora e uno squit a tutti, Pigmy.

M.

Altro che scherzetto di Halloween!

Queste notti di pioggia mi fanno venire in mente una sera di qualche anno fa.

Ero nella tana da sola, mi capitava spesso in quel periodo, ora fortunatamente non più. Saranno state circa le 22:00. Da qualche giorno pioveva ma, come fosse stato fatto apposta, solo di notte. Pochi i danni, fogliame per le strade, nessuna stella in cielo e nessuna anima viva per le vie. Ero al computer e non c’erano disguidi alla linea elettrica.

A un certo punto squillò il telefono fisso.

Risposi: «Pronto?»

Non sentii nessuno dall’altra parte, solo una specie di click e un brusio, e allora ripetei: «Pronto?».

Iiniziai a sentire respirare in modo pesante e restai in ascolto. Dopo pochi secondi, dall’altra parte della cornetta, mi risposero in questo modo: «Prontoooo…..sono iooooo….prontooo!».

La voce era gracchiante, metallica, ansimante. Era sicuramente lo scherzo di qualche amico idiota e non mi preoccupai più di tanto.

Feci per posare il cordless sul tavolo ma squillò di nuovo. Ripetei la stessa parola di pochi minuti prima con tono più deciso: «Pronto?»

Attesi.

Ancora quel click e lo stesso brusio, come un collegamento che viene effettuato.

Questa volta la voce rispose prima: «Ciaooooo…. sono ioooo…. chi parlaaaa?»

La storia iniziò a piacermi poco, un amico non avrebbe continuato a schernirmi e perchè, poi, chiedere a me chi stesse parlando? Non dissi nulla, aspettai e la voce continuò: «Chi seiiiii? Chi seiiii?» .

Ero nervosa. Deglutii e d’istinto chiusi la comunicazione.

Mi guardai intorno, come ad aspettarmi di vedere una nera figura venirmi incontro. Iniziai a correre per le stanze, ad accertarmi che le finestre fossero ben chiuse e, mentre giravo il chiavistello alla porta d’entrata, il telefono squillò di nuovo.

Risposi, credendo di poter tenere sotto controllo le mosse del malintenzionato: «Pronto?!»

«Pig……!», click, ssshssh. Poi, silenzio. Era la mia amica, la riconoscerei tra mille.

Mi stava chiamando, ma non fece in tempo a ultimare il mio nome, qualcosa interruppe la comunicazione.

Cosa stava succedendo? La voce della mia amica era agitata, ma non potei finire di pensare. Quella voce, di nuovo, interruppe le mie riflessioni: «Sentiiiii….sentiiii….sono iooo….»

«Ma io chi?» domandai innervosita.

«Sono iooo! Ciaooo…sonooo… »  sibilò.

Chiusi, presi il cellulare e chiamai la mia amica.

«Pigmy, sono tre volte che provo a chiamarti, perchè mi rispondi e non parli?»

«Ma sì che parlo, però sento una voce gracchiante che continua a dirmi “sono io”!»

Dissi alla mia amica che quella voce, probabilmente maschile, era davvero fastidiosa, lasciava un senso di freddo nelle ossa.

«Hai paura?» mi chiese lei preoccupata.

«Non proprio, mi sono assicurata di aver chiuso tutto, ma sto bene. Eventualmente ti farò sapere, lascia il cellulare acceso.»

Tuttavia quella sera non accadde più nulla. L’indomani sera, però, si verificò la stessa scena, ad ampliare la suspense cerano i tuoni e i lampi che brillavano nel cielo nero.

Squillò il telefono fisso, erano le 21:00, questa volta.

«Pronto?»

Nessun click e nessun brusio. La voce iniziò: «Ciaooo…sono iooo….devooo parlartiii….» e nel mentre un respiro affannato, oppresso. Per dire due sillabe impiegava mezz’ora.

Non ne potei più: «Ma chi sei?! – urlai – La vuoi finire?!»

La voce mi rispose nel modo peggiore possibile:  «Non avereeee pauraaaa….»

Se in quel momento mi avessero fatto un prelievo, probabilmente non avrebbero trovato nemmeno una minima stilla di sangue dentro di me.

Dovevo chiamare i carabinieri? Non lo sapevo nemmeno io. E se fosse stato solo uno stupido scherzo? Forse potevo dire loro di mettere il telefono sotto controllo ma…. CSI esiste solo in America. Quelli, con tutto il rispetto, avrebbero iniziato a fare ciò che meno avrei voluto e, cavoli, dovevo finire assolutamente dei lavori per l’indomani.

Se avessi chiamato la mia amica, si sarebbe precipitata a casa mia e non volevo metterla in pericolo né spaventarla.

Mi risolsi che avrei fatto finta di niente. Avrei fatto credere alla mia amica che volevo prendere delle precauzioni.

«Ascolta, – le dissi al cellulare – non ha telefonato, ma richiamami lo stesso sul fisso. Anche se non mi senti parlare, dimmi una qualsiasi frase da far capire che in casa con me ci sono i miei genitori, io non parlerò, perchè di fatto non riesco a sentirti. Parla da sola, fai botta e risposta»

«Ok.» mi rispose lei convinta, e così fece.

Non so se fu quello a funzionare, ma quella sera non accadde più nulla.

Mi tranquillizzai e, non so come, andai anche a dormire.

L’indomani sera la scena fu la medesima, o quasi.

Driiiin…driiiin…

Alzai di botto lo sguardo verso la parete davanti a me.

Avevo il terrore a rispondere, ma allo stesso tempo, questa volta, avrei dovuto chiamare davvero le forze dell’ordine, non avevo più dubbi. Potevano fare ciò che volevano, anzi, sarei andata direttamente a dormire in caserma.

Di colpo non era più né uno scherzo né un malintenzionato: nella mia testa il misterioso interlocutore si era trasformato in un omicida seriale che aveva preso di mira proprio me, per ammazzarmi nel modo più cruento ch’io abbia mai visto in qualsiasi film dell’ hor……

Interruppi il mio chiacchiericcio mentale e risposi, sebbene fossi meno sprintosa delle sere prima: «P…pronto?» chiese la mia flebile voce.

«Pronto, signora Pigmy?» la voce era quella di una donna.

Mi destai immediatamente: «Chi parla?»

Quella che doveva essere una signora di mezz’età si presentò: «Signora Pigmy, mi chiamo Euridice.»

Chi strafunchia è Euridice?, mi chiesi con un’espressione incomprensibile in volto, ma me lo disse lei: «Ascolti, signora Pigmy, sono la figlia del signor Taldeitali. Vede, devo parlarle per un disguido che c’è stato.»

E se fosse la moglie del serial killer che verifica se sono in casa?

Non dicevo nulla, lasciavo parlare lei: «Io abito in via Vattelapesca, ha presente dove c’è il negozio di computer? Ecco, lì, al secondo piano. Mi chiamo Euridice Taldeitali, volevo avvisarla che i tecnici della telecom, quando l’altro ieri c’è stato quel problema per il maltempo, hanno collegato il suo numero di telefono alla nostra centralina. Penso abbiano invertito i cavi o messo tutti e due i cavi al suo numero.»

Stavo ragionando, non riuscivo a rispondere. Pronunciai solo un “Ah…” e allora lei continuò: «Signora Pigmy, mio padre ha provato a spiegarle, ma vede,  è stato operato alla gola e parla con una macchinetta che gli dà una voce artificiale…»

Non ho altro da dirvi, cari amici topi.

So che state faticando a crederci, ma è la verità! Mi trovai di colpo a provare due sentimenti contrastanti. Il primo era una tenerezza infinita per quell’uomo anziano, che poi conobbi e che avevo praticamente maltrattato; il secondo era continuare a chiedermi:

  1.  quante probabilità ci fossero che, tra milioni e milioni di linee telefoniche, con un temporale, dovesse saltare proprio la mia.
  2. quante probabilita ci fossero che, tra milioni e milioni di tecnici telefonici, l’unico idiota a collegare due numeri sulla stessa linea capitasse a me.
  3. quante probabilità ci fossero che, tra milioni e milioni di persone, si dovesse collegare la mia linea con quella di un uomo di circa novant’anni con la voce da robot grazie a un gracidante marchingegno.

In ultimo, tanto per darmi anche il ben servito, questa gentilissima signora mi disse anche: «Certo, Pigmy, che lei ha un nome davvero strano!»

Sorrisi, nonostante tutto:  «Già, ha proprio ragione signora E-U-R-I-D-I-C-E!»

Un urlo a tutti con abbraccio, perchè Halloween mi fa un baffo!

 

photo caterpillar.blog.rai.it

 

M.