Soldano – perchè paese vuol dire…

Paese vuol dire “non essere soli”. “Famiglia”. Questo si legge entrando in questo borgo. Rimaniamo nelle valli attaccate alla mia. WP_20150705_045Sono anch’esse molto belle da scoprire e i loro paesi, tutti arroccati come nella Valle Argentina, offrono dei bei panorami. La nostra meta oggi sarà Soldano un comune di quasi mille anime lungo le rive del torrente Verbone. Un torrente che, se pur piccolo, tanti anni fa ha esondato rovinando gran parte del villaggio. WP_20150705_051Soldano fu fondato, prevalentemente con l’utilizzo della pietra, da un gruppo di profughi o di carcerati giunti da Ventimiglia (la cosa non è ben nota) e prende il nome dal Re Sultano dell’epoca, Imperatore arabo con il quale s’intrattenevano rapporti commerciali via mare e, ancora oggi, racconta tutta la sua storia passata. Basta osservarlo.WP_20150705_052Attraverso diverse iconografie e pergamene colorate, appese sotto ai suoi carrugi, un’idea che ho trovato simpaticissima tra l’altro, racconta la sua esistenza, i suoi perchè, la sua vita. Dalla mappa è comprensibilissimo che è stato costruito al solo scopo di difendersi. Probabilmente dai feroci Saraceni. WP_20150705_054Un labirinto ma non solo. Racconta della Porta Nord con tanto di grossi cardini che dava accesso dal monte e che obbligava il nemico ad entrar da sinistra e qui rimanere intrappolato. Racconta del Bivio con Vicolo Chiuso dal quale si accede alla prima fortificazione del borgo, antecedente pare addirittura all’anno 1000, facilmente difendibile perchè si trovava molto in alto e circondata da due torrenti. WP_20150705_060Un vicolo che spaventa, che mette timore. Da qui, dall’alto, veniva lasciato cadere olio o acqua bollente sul saccheggiatore nemico attraverso aperture che erano chiamate “bocche”. Brividi! WP_20150705_057Racconta della Piazza Nuova, la Piazza dove esiste anche l’Oratorio, la Piazza di San Giovanni Battista, divenuto anche patrono, che prima era solo un terreno coltivato e pieno di ulivi. WP_20150705_061San Giovanni Battista che da il nome persino alla nuova Chiesa, grande e imponente, colorata. E il Municipio, esteticamente abbellito con opere in stile trompe l’oeil.WP_20150705_062Racconta di dove passava il Rio Fullavin, proprio qui sotto, dove vedete ora questo praticello verde e gli scalini rossi. WP_20150705_067Un elemento basilare della struttura del “castrum”. Qui non c’era nessun ponte e non si poteva quindi arrivare al borgo se non attraversando a piedi o a nuoto il Rio. Cosa ardua. Si pensava ad ogni cosa. Si costruiva in base agli attacchi che non si dovevano subire! Tutto riporta ai castellari, alle fortificazioni. In effetti, sembra di essere dentro ad un guscio. WP_20150705_058Soldano, a soli 80 metri di altitudine, è silenzioso. WP_20150705_043Gli anziani passano il pomeriggio seduti sulle panchine e qualche giovane, al bar con gli amici, su umili sedie di legno di locali ancora di un tempo. Soldano ci spiega come si viveva una volta, persino i suoi colori sono rimasti gli stessi di sempre. WP_20150705_044Tante le guerre e le battaglie che lo sconvolsero. L’ultima nel 1944 ovviamente, quando venne occupato dalle truppe naziste che daranno alle fiamme molte case contando però fortunatamente, nel male, solo due vittime civili, un panettiere che stava facendo il pane da portare alla gente fuggita nelle campagne e un giovane ventenne che tentò di rientrare in paese per recuperare del denaro da utilizzare per la festa di san Luigi.WP_20150705_048 Tanti i domini che subì, primo fra tutti quello dell’Impero Napoleonico. Fu verso la metà del ‘700 che, a Soldano, venne fatta costruire una delle prime e più antiche scuole della zona. Venne edificata da Giò Battista Soldano che volle fare un regalo al parroco e ai ragazzi, alunni del paese. WP_20150705_049Un tempo Soldano era conosciuto soprattutto per la sua agricoltura. Era varia e molto ampia, adagiandosi anche sulle colline circostanti. Alcune opere in gesso dimostrano come la maggior parte degli abitanti si dedicavano a coltivare la terra. WP_20150705_050Uomini e donne. Agricoltori e contadine. Oggi invece si presta molto per la coltivazione di un particolare vigneto e produce il famoso Rossese di Dolceacqua, un vino conosciuto ovunque e prodotto in tutta la valle. I vigneti che scendono ricoprendo i pendii del monte appaiono ordinati e lussureggianti, di un bel verde acceso.WP_20150705_055 Il monte si chiama Cima Gian Domenico e arriva a 454 metri d’altezza. Oggi, tutto terrazzato. Soldano sta qui, a 5,6 km dal mare. Sta nel suo fresco, nel buio dei suoi carrugi e nel sole delle sue mura. Soldano non dimentica. WP_20150705_063Tanti sono nel borgo, sparsi qua e là, gli emblemi che obbligano a ricordare. Messaggi che celano sempre comunque un qualcosa di triste come un velo di malinconia. Persino il cercare di abbellire con operette originali è umile e povero. Piccole biglie. Semplici pietre.WP_20150705_053Ma Soldano la sua ricchezza ce l’ha intrinseca. E la porta riparata con orgoglio. Un bacione a tutti, alla prossima.WP_20150705_065

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Ancora porte di Valloria, tutta un’altra storia -parte 2°-

Ed SONY DSCeccoci freschi e riposati pronti per poter camminare di nuovo per Valloria questo belllissimo villaggio sopra Imperia. Ieri SONY DSCabbiamo visto solo alcune delle opere d’arte protagoniste. Delle magnifiche porte dipinte e oggi continuiamo; attraverso le sue stradine colorate da fiori e arte su e giù per pietre inerpicate. Continuiamo tra le creazioni di  Francesco Casorati, un ricercatore astrattista nel campo delle arti figurative della pittura e della scultura italiana e contemporanea, figlio del grande Casorati che è stato uno dei fondatori della pitturaSONY DSC metafisica e quelle di Spessot del 2003. Luciano Spessot e i suoi splendidi coniglietti, bianchi e rossi, che sembrano aspettare un filo di fieno dalla porta della conigliera. Quella rete… sembra metallica. Luciano Spessot che vive e lavora a Torino e ci offre una meraviglia particolarmente intrisa di poesia come dice la targSONY DSCa che lo rappresenta ideata dall’Associazione -Amici di Valloria-. Il sole caldo ci permette di prendercela con calma, camminare lentamente e accarezzare questi disegni e toccarli, e toccandoli sembra di sentire realmente la loro anima viva. Si sente il trasporto, l’entusiasmo dell’autore. Par di percepirneSONY DSC il carattere, la personalità. Quella più allegra, più gioiosa, e quella più seria, più intellettuale, diplomatica. E così le loro porte che ci stupiscono, ci fanno sorridere, ci impressionano, ci emozionano! Porte, porte, porte… porte di case e di magazzini, di legnaie e di mulini e non c’è la più bella. C’è la più significativa, per me, questa: “L’Attesa” di Sergio Albano. Direttore, nonchè creatore, anche della Scuola d’Arte “Il Gruppo d’Arte di Via Perrone”. Il suo stile è definito raffigurativo, fantastico, con una forte struttura geometrica tridimensionale di ascendenza classica. Questa ragazzina bionda… Mia madre aveva ritagliato daSONY DSC un giornale, parecchi anni fa, questo ritratto e se l’era appeso con lo scotch alle piastrelle della cucina. – SecondoSONY DSC me lei ti assomiglia -, mi aveva detto quando ancora i miei capelli erano lunghissimi e biondi. E oggi rivedo quel ritratto qui, davanti a me, più grosso di me. Palpabile. Quella ragazzina con il naso all’insù che aveva quel qualcosa di me. Rannicchiata dietro di lei una figura strana, un alieno, un uomo-scimmia, chissà cosa mai avrà significato per il pittore quell’essere. Le paure della ragazza? Ma è buono o è cattivo? Non si capisce. Quante domande mi pongo. E’ bello ragionare su un’opera d’arte e condividere i propri pensieri. Questa grossa porta doppia mi ha portato via parecchio tempo. Mi ci sono soffermata qualche minuto davanti. Mi ha riportata indietro con la memoria. Ora mi giro, devo continuare. Sono curiosa di scoprire le altre sorprese di Valloria. Mi scontro con gruppi di francesi e di cinesi. Fanno parte di quelle gite organizzate alle quali partecipava sempre la mia topo-zia, e sono qui a Valloria. Questo paesino attira davvero parecchia gente. E’ una piccola perla della Liguria di ponenteSONY DSC e presto ve lo farò conoscere non solo dal punto di vista di questa sua attrazione turistica. Il mio percorso artistico SONY DSCmi porta verso nord. I gradini ora sono più bassi e più larghi. Svolto a sinistra anche per allontanarmi da quella bolgia di parole e flash di macchine fotografiche che lavorano senza pietà. Ed eccone altre. Altre porte magnifiche contornate da rampicanti che non ho mai visto. Anche la mia macchina per le foto continua senza tregua e spesso, vuole immortalare le quattro stagioni: c’è l’estate rappresentata dal mare turchese e la primavera ricca di fiori e foglie di un bel verde cupo. E oltre ai fiori e al mare ci sono i monti, e gli animali, e le persone, e le case, e i visi, e i colori, c’è ogni soggetto che si può desiderare. Le tinte calde e quelle più fredde. Le figure in rilievo e quelle esaltate soltanto da macchie di colore che… chissà cosa mai vorranno dire… Una panchina in pietra mi permette di sedere. Mi dico che non avrei mai creduto di trovare una cosa così. Non ci sono solo due porticine colorate capite? Sono tantissime, forse non riesco nemmenoSONY DSC a vederle tutte. Qualche gatto mi tiene compagnia ma non mi fa paura, qui sono tutti paciosi e sornioniSONY DSC, non si accorgono nemmeno delle farfalline che gli volano intorno al muso. Valloria oltre ad essere un paese bellissimo e caratteristico è anche molto tranquillo, ideale per passare riposanti vacanze. Tutta la vallata è meravigliosa in questo entroterra imperiese. Mi viene da pensare dietro quale porta vorrei vivere se fossi un’abitante di questo paese. MmmmhSONY DSC, vediamo, potrei essere quella della porta con le stelle, o quella della della porta con l’hawaianaSONY DSC, o con la chiesa, o con l’ulivo. Penso che tra di loro, gli abitanti, si conoscono così, rappresentati dalle loro stesse porte in questa pinacoteca all’aperto. E giro, giro e ritorno al “Museo delle cose dimenticate” all’inizio del paese. E’ una raccolta di oggetti smarriti e scordati, originale davvero. Siamo a Valloria “dove si fa baldoria” recitano i manifesti quando ad agosto, ci sono gli inviti sparsi per la prSONY DSCovincia, per far partecipare la gente alla sagra più importante del paese. Siamo a Valloria nella Val Prino un borgo davvero suggestivo. Un trionfo di arte che ti rapisce gli occhi e il cuore. Il dolce suono di un popolare detto, autografo personale, del mio caro amico Fabio: “La portaSONY DSC è aperta per chi sempre porta, perché chi non porta parte”. E sempre come dice lui, a guardar queste entrate mi verrebbe davvero voglia di dipingere anche la mia, a voi no? Farei una porta di tana pienaSONY DSC di colore! Mi dareste una mano? Che stile usereste voi? Io devo ammetterlo, sono tutte belle ma i trompe l’oeil hanno una marcia in più, mi affascinano non so che dire… Quelle figure che sfruttano anche parte della reale casa, del muro, della pianta, per creare un’opera suggestiva e fuori da ogni regola. Però mi piace molto anche questa tecnica che potete vedere in questa immaSONY DSCgine dove abbinata alla pittura c’è della carta metallica dorata. Sembra un’elegantissima tappezzeria con foglietti di rame, stucco, carta e colore. Un collage di talento! Topomarito invece ama l’astrattismo, quelle macchie, quelle onde di toni. Meglio poi se portano le tonalità dell’azzurro o del rosso. E’ per questo che mi ha fatto fotografare anche questa bellissima porta di Bruno Missieri, intitolata proprio “Ti porta in cielo”. Tante striature, una miriade di righe ricurve a formare un mare di sfumatureSONY DSC. Missieri vive e lavora a Piacenza e ha studiato, nella Bottega diretta da Ettore Brighenti, l’arte dell’incisioneSONY DSC. Questa porta l’ha creata nel 1997 e, in Valloria, è sicuramente una delle più romantiche e poetiche. Un perfetto incrocio di stilettate bianche dove la perfezione non conta nulla. E dopo le tenue tinte di Missieri, colori vivi dal deciso carattere in un uovo rotto, un sole che illumina il mondo, un uomo che vola con il suo ombrello come in un quadro di Magritte, un’anziana signora che porta un fascio di legna sulla testa accompagnata dalla sua capra viola che sorride come lei: “Nel ricordo di zia Elvira“. Oh! Quanto mi piacerebbe rimpicciolirne alcune e metterle su una mensolina della mia tana! O appese alla parete come tanti quadretti. Sarebbe come avere in casa i più grandi artisti italiani contemporanei tutti insieme! Pensate… Che meraviglia. Insomma, un pò abbiamo camminato anche oggi. Altre porte ve le farò conoscere quando vi parlerò di questo particolare borgo quindi, me ne tengo qualcuna da parte. Direi che adesso possiamo andare a rinfrescareSONY DSC le nostre affaticate zampette. E allora, per rimanere in tema di porte, spero che il mio “rientro” sia stato di vostroSONY DSC gradimento e spero di avervi fatto fare una bella passeggiata assieme a me. Io mi sono divertita molto e ho arricchito tantissimo il mio sguardo. Un bacione a tutti voi e grazie per la vostra meravigliosa compagnia. La vostra Pigmy.

Le porte di Valloria, tutta un’altra storia -parte 1°-

E allora eccoci, anzi, rieccoci amici rattini (che bellissima accoglienza mi avete fatto ieri!). Finalmente posso di nuovo accompagnarvi un pò in giro per i miei amatissimi eSONY DSC bellissimi luoghi. E posso evadere, sconfinare. Sono così contenta di essere di nuovo tra di voi che oggi lo farò. Me ne andrò a zonzo un pò più in là. Oltre la mia tana, oltre la mia valle. Vi porterò a perdere! Ma no, tranquilli… Voi dovrete solo rilassarvi e aprire gli occhi. Aprirli tanto e godervi lo spettacolo. Uno spettacolo certo non da tutti i giorni. Uno spettacolo di porte. SONY DSCGuardatele bene le porte di questo post topi cari. Questa è pura arte e anche un’originalissima idea. Diversi artisti, si radunano una volta all’anno per pitturare, nel loro stile, e come meglio credono, le porte delle dimore di questo bellissimo villaggio sopra Imperia: Valloria. Non vi sembra una fantastica invenzione? Visto quanto ci vuole poco per rendere un paese normalissimo, in una meta turistica ricercata? E si. A vedere Valloria arrivano da ogni dove, e ne vale la pena. Ne vale la pena vedere il suo bel panorama ricco di ulivi e sole, ne vale la pena godere della quiete che c’è. E allora, che abbia inizio il nostro tour e, insieme, ammireremo questa meravigliosa sfilza di opere d’arte. Partiamo dall’inizio del paese, dalla chiesa, una bellissima chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Gervasio e Protasio SONY DSCe da un simpatico museo: “Il Museo delle cose Dimenticate”, creato all’interno dell’Oratorio di Santa Croce. I nostri occhi vengono subito colpiti dai primi tratti di pittura. E’ un’opera di Maria Assunta Alterio scultrice e pittrice napoletSONY DSCana e, il titolo della sua creazione, è proprio “Omaggio a Valloria”. Qui, possiamo ammirare tutta la sua creatività e la sua sensibilità. Una Dea bianca che ci osserva con l’espressione malinconica sotto un arco di pietre qui, in Piazza Mario Bottino. Ci giriamo e un’aquilaSONY DSC, che fuoriesce da un’altra porta, sembra spiccare un volo improvviso. Un altro tratto, un altro artista. La nostra gita ha appena avuto inizio e già capisco che nessuno può fermarci. 139 sono le porte di case, stalle e magazzini che, d’estate, vengono pitturate e io, voglio farvene vedere il più possibile. E allora scendiamo e poi saliamo per questi ripidiSONY DSC vicoli e gradini prettamente liguri. Abbassiamo la testa in questi carruggi dove nemmeno al sole è permesso entrare. I tacchi, decisamente non sono ammessi. Qualche ciuffo d’erba tra un ciottolo e l’altro e qua, in questi angoli bui, degli interrutori messi appositamente, ci permettono d’illuminare le opere, se premuti. E’ l’unico luogo in cui i bimbi non vedono l’ora torni il buio per cliccare di nuovo la luce e permettere a tutti di ammirare con entusiasmo. Ed iniziano i colori. Quelli più tenui dalle tinteSONY DSC pastello e quelli più accesi dell’astrattismo e il surrealismo. E iniziano i sospiri e le meraviglie. E le mani di quei bimbi che toccano, quasi con timore… “sarà vero?”, sembran dire. E s’immedesimano in questo bimbo dipinto sull’uscSONY DSCio di una casa. E’ Simone che pesca con la sua canna di bambù, e questa porta, s’intitola proprio “I sogni di Simone”. E’ un’opera di Salvatore Giuliana, artista nato nel 1960 a Riesi e, sempre voglioso di provare e studiare tecniche nuove. Alcune porte sembrano così reali da trarci in inganno ma… come può un fiore stare appeso in aria o un fiume scorrere lì, dietro quella sedia? A Valloria è tutta una magia e non ci si annoia mai. L’idea di dipingere le numerose porte che si affacciano per questi vicoli del piccolo abitato, è stata, come dice un trafiletto appeso all’inizio del paese, sicuramente la carta vincente per una notorietà che da tempo ha travalicato i confini locali: circa un centinaio di artisti, con una tecnica e un tema hanno segnato e realizzato con la loro bravura, questo museo all’apertoSONY DSC visitabile sempre e gratuitamente sia di giorno sia in notturna, per assaporarne le bellezze di ambedue i momenti. “La fantasia dei naif, il realismo dei figurativi, i sogniSONY DSC e la magia degli astratisti, l’ironia dei grafici, hanno creato a Valloria un caleidoscopio di colori e di indubbie emozioni che non è affatto difficile recepire. Queste porte, divenute opere d’arte, simbolicamente si aprono e inviano un messaggio di sincera ospitalità”. Ma cosa ci sarà dietro questeSONY DSC porte? Splendide famiglie, splendide persone, semplici, ma liete e orgogliose di vivere dietro tanta beltà. E per giocare non c’è che l’imbarazzo della scelta: a chi piace il blu che sembra risucchiarci al suo interno? SONY DSCO il rosso che pare incandescente? E la pacatezza del tenue rosa o del morbido giallino. Ognuno qui ha il suo colore, può fare la sua scelta. Meraviglia per gli occhi e per il cuore. E oggi sono tante lo so, ma come potevo io scegliere? Non ce l’ho fatta e, per questo, ve le propongo, quasi tutte, un numero esagerato. Potevo scartarneSONY DSC qualcuna? Decisamente no. Se sono qui, è grazie al consiglio del mio caro amico Bruno e devo fargli vedere che le porte le ho viste tutte! Deve sapere di avermi consigliato un luogo davvero stupendo nel quale passare una giornata meravigliosa. Fatelo anche voi! Grazie Bruno! E mi soffermo a guardare alcune immagini che ritraggono il pittore Franco Mora, proprio mentre dipinge una delle tante porte di quesSONY DSCto paese. Un pittore che, nella sua vita, ha dipinto tantissime tele e più di 250 murales dalla Valle D’Aosta alla Sicilia. La sua opera per Valloria SONY DSCs’intitola: “Una scala per il Paradiso” ed è questa che vedete, tutta azzurra. Una scala che va’ verso un cielo turchese e ha una luna come dondolo. E qui invece? C’è una porta o è una strada che continua? E quest’uomo… da dove è uscito? Mi fanno impazzire i trompeSONY DSC l’oeil, sembran veri, così reali. Impressionanti. Fan battere il cuore. Emozionano. Mi sposto per far passare… ma chi? Che cosa? Vedo una fontana e par addiritturaSONY DSC di sentire lo scrosciare dell’acqua a far da sottofondo a due amanti che ballano il tango. Quanta passione in questo dipinto. Quasi m’incanto ad osservarlo. Per loro è come se il mondo si fosse fermato. Hanno gli occhi socchiusi. Non hanno bisogno di nient’altro. Una bellissima targa, sotto ad un carrugio, riporta questa frase che si adatta benissimo a loro “Tanta gente è triste perchè non ha il superfluo“. Una frase di Corrado Camandone, riportata su questa lastra dorata nel 2007. Parole vere, che mi faSONY DSCnno sorridere. I miei occhi non hanno punti vuoti. C’è ancora tanto, tantissimo da vedere ma per oggi, cari topi, vi lascio ad ammirare queste bellissime immagini. La nostra passeggiata però non è finita. Domani verrete a vedere le altre sorprese che ci aspettano. Ogni porta è a sè. Ogni porta è come un mondo, una personalità, un racconto. Ora riposate le zampe, vi voglio in forma! Su, su! Poche rugne. Coooosa?! Chi è che ha detto “Pigmy, non potevi stare via ancora un pò?!”? Bacioni!

Porte e Fontane di Corte

Devo dirvi la verità, topi: le porte e le fontane di Corte mi hanno assai colpito. In questo paese ce ne sono di tante e meravigliose. Forse potete trovarle banali, ma vi assicuro che non è così. Le porte sono di un legno massiccio, stupendo a vedersi, e le fontane rendono giustizia a chi le ha costruite, sono bellissime e spesso anche decorate a mano.

Godetevi questa carellata di foto, dunque!

Iniziamo dalle porte: alcune sono incorniciate dall’ardesia e. già da sole, possono essere considerate opere d’arte. Gli archi che le sovrastano sono elementi importantissimi che, oltre a sostenere, regalano alla porta un carattere particolare. Capitelli scolpiti a mano ne impreziosiscono gli angoli, capita spesso di vederli nelle dimore religiose di un tempo. Si parla, quindi, di porte antiche, alcune restaurate, altre lasciate invecchiare col tempo. Quante mani hanno toccato quelle maniglie! Per realizzare le porte è spesso usato il legno di olmo, un materiale che risponde bene alla lavorazione e si mantiene resistente nel tempo. Anche il frassino e l’abete sono ottimi.

Trovo che la porta sia una cosa importante, poiché identifica lo stile della persona che l’ha scelta o dell’abitazione. Sono essenziali per rimarcare il design dell’ambiente circostante. La porta è quell’apertura che ci permette di passare da un luogo all’altro e chissà dietro queste porte quale vita si nasconde.

A Corte, di porte se ne possono vedere di ogni materiale e degli stili più disparati. Che belli, poi, i particolari! I battacchi, i campanelli, i rosoni, le porticine per le lettere… In ferro, in ottone, in bronzo.Tutto è fonte di meraviglia.

E le fontane? Sono forse meno apprezzabili? Direi di no.

Piccole, grandi, in pietra, in cemento, in gesso… ce n’è per tutti i gusti, sempre pronte a dissetare con quell’acqua limpida che sgorga dai loro rubinetti. A Corte, come nel resto della mia Valle, la maggior parte delle fontanelle è realizzata in pietra. Talvolta quest’ultima viene poi intonacata, ma alla base c’è la nostra sacra pietra con la quale costruiamo davvero di tutto. La fontana in pietra assume una duplice funzione: è artistica e funzionale. I decori e le pitture che la adornano sono eseguiti da artisti creativi e fantasiosi. Tante volte, anch’esse possono definirsi opere d’arte, come tutto ciò che è creato da mani e menti ingegnose.

Le fontane in pietra sono realizzate con questo materiale perché è naturale e nella mia Valle ce n’è tantissimo, e quindi in perfetta sintonia con la natura, non richiede nessuna manutenzione affinché la fontana mantenga il suo originario aspetto, ed è tanto solido da resistere alle intemperie.

Sotto la neve, ghiacciano le tubazioni, mentre sotto il sole cocente diventano quasi roventi, ma le fontane non si rovinano, sono sempre lì come ad aspettare. A seconda del tipo di pietra usata, la fontana ha un colore differente. Spesso è ricavata direttamente dalla roccia, lavorandola e scavando fino a ottenere la forma immaginata.

Quanta storia testimoniano! Nella mia Valle ce ne sono addirittura di origine romana.

Sulla fontana possono essere scolpiti bassorilievi o disegnate immagini rappresentanti fiori, frutti, volti, simboli o, come nel nostro caso, visto il culto Mariano così sentito, icone della Madonna. Alcune di queste fontanelle possono anche essere a muro, quando non c’è roccia che ne permetta la costruzione, e allora si attaccano alle pareti delle case in qualche via o in una piazza.

Sembra difficile da credere, ma ci sono paesi privi di fontanelle o, a dire tanto, ne hanno una sola. Altri invece, sono dotati di queste carinissime invenzioni ogni venti metri. Fortunatamente, nella mia Valle non mancano e soprattutto qui, a Corte, ce n’è quante ne vogliamo!

Tutte bellissime. Buona giornata topi!

M.

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