La carbonara alternativa di Topino

Topi, che volete farci? Gli anni passano e anche Topino è cresciuto.

Quest’anno si affaccerà all’età adulta, ormai è grande. Talmente grande che qualche volta cucina per me. E cucina bene, sapete?

Un giorno, per esempio, ha deciso di preparare lui il pranzo per me e una mia cara amica. Dalla sua padella è saltata fuori una carbonara alternativa, vegetariana e davvero squisita, posso assicurarvelo. Per questo pensavo di proporla anche a voi, roba da leccarsi i baffi, slurp!

Vi dico subito come si fa. Prendete un cipollotto e tritatelo finemente al coltello, poi mettetelo in padella insieme a un filo d’olio. Mentre quello soffrigge, tagliate del radicchio rosso tondo, lui ne ha usato uno piccolo intero per due persone. Fatelo a striscioline, poi tagliatelo a pezzetti ancora più piccoli e aggiungete tutto in padella, insieme al sale, al pepe, al prezzemolo e, se non gradite l’amaro del radicchio, mettete uno o due pizzichi di zucchero.

carbonara radicchio

Vedrete che appassirà in fretta. Potete anche aggiungere un goccio d’acqua per non far attaccare il tutto.

Intanto, mettete a cuocere la pasta in acqua bollente salata, lui ha usato gli spaghetti, che si prestano davvero bene a questa ricetta. Sbattete un uovo (per ogni due persone) in una ciotola insieme a parmigiano, sale e pepe. Quando la pasta sarà cotta, scolatela e versatela dentro la padella con il condimento, aggiungete l’uovo sbattuto, un filo d’olio e fate saltare. Se la gradite, potete aggiungere della panna da cucina o un goccio di latte per amalgamare bene tutto e dare un tocco in più a questa originale pietanza.

carbonara vegetariana

A questo punto la carbonara alternativa è pronta e non vi resterà che gustarla.

Grazie, Topino! Buon appetito, topi, io corro a mangiare. Che profumino!

 

Le buonissime topo-uova ripiene

Sono fantastiche, squisitamente buone. Le avete mai assaggiate? Vi consiglio di provarle, a me piacciono tantissimo. E’SONY DSC una ricetta speciale che nella mia Valle usiamo fare per le feste, ma essendo molto semplice potete realizzarla ogni volta che volete. Ora, vi spiego come fare.

Prendiamo le uova e le mettiamo a bollire per farle diventare sode. Intanto che le nostre uova cuociono, prepariamo una parte del ripieno. Prendiamo della mollica di pane e la imbeviamo SONY DSCnell’aceto. Dovremo poi strizzarla bene, però, non dobbiamo rischiare di rendere le nostre uova troppo acide. Una volta strizzata, la prendiamo e la mettiamo già nel frullatore, aggiungendo del tonno. Io uso quello sott’olio, in questo caso, perchè è un po’ più gustoso. Intanto le nostre uova sono pronte e, una volta cotte, le sgusciamoSONY DSC e le tagliamo a metà, facendo attenzione a non romperle, ed estraiamo il tuorlo mettendolo insieme al tonno e alla mollica di pane nel frullatore. Aggiungiamo del prezzemolo tritato e del buon olio extra-vergine d’oliva, un pizzico di sale e via, “frrrrrrrrrrrr”, tutto a girare vorticosamente. Otterremo SONY DSCun miscuglio dal sapore buonissimo. E’ a questo punto che potrete assaggiare e capire se aumentare eventualmente la dose di qualche ingrediente. Ci ritroviamo così ad avere da una parte, un buon riepieno e dall’altra delle mezze uova sode vuote. Cosa fare? Semplice: riempiamole! Con l’aiuto di cucchiaino o di una sac a poche possiamo mettere la nostra squisita miscela dove un tempo c’eranoSONY DSC i tuorli e, una volta riempite tutte, non ci rimane altro che occuparci della guarnizione. E qui potrete sbizzarrirvi come meglio desiderate. Con le foglie di prezzemolo, ad esempio, o le olive e la salsa rosa, per non parlare del finocchietto e i chicchi di mais, insomma la protagonista, qui, è la fantasia! Io questa volta ho usato la maionese come base, e un SONY DSCcappero e un gamberetto (che con il tonno del ripieno non stona) per gli addobbi. Cari topi, farete un figurone, fidatevi di me! E sentirete che bontà! E allora: Buon Appetito amici topetti, io ora vado a fare la pappa.

M.

Tempo di funghi, tempo di bontà

Un classico topini. E poi, cosa volete… ha piovuto due giorni e tutti si sono avventurati alla ricerca dei protagonisti di questo tipico piatto conosciuto e amato in tutto il mondo: Il Risotto ai Funghi Porcini. I re dei funghi.

Conosciuti anche, a seconda della regione italiana, con i nomi di bulè o bulot o mori. E con essi si possono preparare prelibatezze indescrivibili ma, questa che vi propongo oggi, con la mia amica Niky, è sicuramente la più usata e la più famosa. E chissà se piace anche a voi o se anche voi la preparate così. Siete pronti? Iniziamo.

Rosoliamo in un poco di buon olio d’oliva (ingrediente indispensabile) e burro, una bella cipolla o uno scalogno, che avremo tagliato fine fine, alla julienne, senza farla scurire in pentola ma soltanto, diciamo, appassire.

Quando diventa color dell’oro aggiungiamo i Funghi che precedentemente abbiamo pulito, lavato e tagliato a pezzettini e li accompagnamo ad aglio e prezzemolo tritati.

Facciamo sfumare del vino bianco che dà sempre quel tocco in più ma c’è chi invece usa e adora la birra.

Buttiamo il riso che solitamente laviamo un po’ con dell’acqua in un colino per eliminare tutto l’amido che lo sporca di bianco e aggiungiamo ancora un po’ di vino. Quando anche quest‘ultimo vino bianco è sfumato sfrigolando, possiamo mettere del brodo che ci aiuterà a cuocere il riso insaporendolo molto più che della semplice acqua.

Metteremo il brodo poco per volta con un mestolino e noteremo che, il riso, se lo assorbe subito tutto, infatti, dovremo continuare a mescolare. Tutto questo andrà avanti fino a fine cottura e sempre a fuoco lento.

Una volta ultimata la cottura del riso, che solitamente impiega una ventina di minuti a cuocersi, bisogna far mantecare una noce di burro e servire guarnendo nel piatto con una parte dei funghi risolati a parte o una fogliolina di prezzemolo. Bisogna pur dargli quel tocco di classe no?!

Non penso che questa ricetta sia prevalentemente della mia Valle, ne’ tanto meno della Liguria ma so che, tutti gli anni, appena spuntano i primi funghi, non può mancare sulle nostre tavole questo delizioso primo piatto.

A questo punto non mi rimane altro che mandarvi un bacione e un grande “buon appetito” tutto per voi e ricordate: per poter preparare bene questa ricetta, i funghi bisogna andarli a cercare ma questo significa quindi poter passare una giornata divertente assieme alle persone che preferiamo. Perchè raccogliere funghi, vuole anche dire, rispettando il bosco, vivere una nuova avventura!

Bacioni!

M.

Gli orti invernali dei nonni

La stagione è cambiata e, con lei, anche la natura e quello che ogni giorno ci circonda. L’atmosfera, l’aria, la temperatura dell’acqua e del clima.

Tutto è diverso e la terra partorisce altri figli.

Negli orti, i colori accesi, hanno lasciato il posto ad una più grande quantità di verde. Sì, le verdure che ci regala la campagna, in questo periodo, sono diverse da quelle di qualche mese fa, ma pur sempre buonissime.

Io e la mia amica Niky abbiamo quindi pensato di imbracciare le nostre portentose macchine fotografiche e andare a fotografare per voi i nostri due orti più importanti. Quelli ai quali siamo più affezionate da che siam bambine. Sono gli orti dei nostri topononni. Due nonni che, alla loro veneranda età, possiedono ancora tanta voglia e tanta lena per mantenere questi appezzamenti di terra bellissimi e ordinati.

Ricordiamo ancora, come fosse ieri, le corse in mezzo a quei filari, il pretendere d’annaffiare quando nemmeno riuscivamo a tenere in mano la manichetta, le grida dei grandi che immaginavano tutti i germogli calpestati dalle nostre zampe e lo strappare qualche bietola o un po’ di basilico per darlo in pasto alle galline direttamente dalla nostra mano.

Orti puliti, mantenuti come una stanza di casa. Lavorati, cambiati a seconda di quello che la natura decideva far sbocciare. E allora ecco nascere: le bietole, la lattuga, le carote, le rape, i carciofi, i finocchi, i porri, il prezzemolo, i cavoli… rosicchiati dalle lumache (buongustaie!) e chi più ne ha più ne metta.

Nei mesi invernali il consumo di verdura fresca diventa monotono o piuttosto scarso rispetto alla stagione estiva perchè si ha meno scelta ma posso assicurarvi che i topononni, nemmeno in questa stagione, ci fanno morire di fame.

E come ci tengono ai loro orticelli! Via le erbacce, dai giù acqua. Lega qui, sostieni là, taglia giù, raccogli su. Sempre al lavoro. E potete ammirare anche voi il risultato. E il loro ansimare, il loro asciugarsi la fronte e il loro camminare curvi. Quegli occhi stanchi che si ravvivano solo al veder qualche fogliolina spuntare. Camminano lenti, tra i filari puliti, facendo ben attenzione a dove mettono i piedi. Quello è il frutto del loro lavoro, il loro orgoglio e, spesso, non vogliono che nessuno tocchi nulla se non per toglier l’erba infestante. Un lavoro che è per loro davvero pesante ogni giorno di più. E quella loro canottiera di lana che non tolgono mai nemmeno sotto i 40° estivi di luglio…. “perchè asciuga il sudore“, rispondono.

E andando indietro con la memoria, possiamo ricordare di quando ci prendevano per mano e c’insegnavano i nomi delle varie verdure. Che fatica le prime volte distinguere le bietole dagli spinaci! E quanti tipi differenti d’insalate esistono? E il nonno, lui, come fa ad essere così bravo e a riconoscere tutti gli ortaggi? E oggi, quei fazzoletti di terra, sono magnifici. I loro, sono magnifici. Sempre.

Senza più fragoline o borlotti dai colori vivaci, il verde vellutato, che ne ha preso il posto, appare più serioso, e la terra è più scura, meno arida, più morbida. Una terra che offre alimenti che ci faranno crescere “sani e forti” perchè sono stati coltivati da questi due uomini e sono migliori di quelli che si comprano sono anche migliori di qualsiasi altro contadino. E’ giusto che sia così, lasciamoli vantare, è la loro ricompensa.

Si alzano ogni mattina per poter far sì che tutta la famiglia resti in salute mangiando ciò che loro nutrono con tanto amore. E tanto amore ce lo mettono davvero. Come con dei figli. Staccano la fogliolina secca, girano e rigirano le foglie di ogni piantina per controllarla in ogni sua parte, l’annusano, la bagnano (ognuna deve essere bagnata in modo differente!).

E allora, alla fine, io e la mia amica Niky, ci siamo dette che non ci rimaneva altro che ringraziare queste due persone alle quali, ogni giorno, diamo aiuto ma, come sanno fare loro, nessuno sa.

Grazie nonni per le squisitezze che, anche in una stagione più bigia, più fredda e più spenta, se così si può dire, riuscite comunque a darci. Grazie per quelle rughe intorno agli occhi che avete e quella pelle spaccata prima dal sole e poi dal freddo. E a qualcosa tutto questo lavoro è sicuramente servito! Avete visto che due belle nipoti avete?

Un bacione grande.

M.

La maledizione del couscous

Una maledizione che i topini adorano.

Quando questa maledizione incombe sulla nostra tana, tutti sono felici! Come mai? Ve lo spiego subito. La “Maledizione del Couscous” trattasi semplicemente del fatto che, ogni volta che mi viene in mente di fare il Couscous, non ho in tana, mai e dico mai, gli ingredienti giusti. Che rabbia! Ormai mi passeggia sulla lingua, nel palato, devo farlo assolutamente! Ma… Succede quindi che mi devo arrangiare come posso, con quello che ho e, a sentir loro, il risultato è ottimo comunque.

Ho deciso quindi di farla conoscere anche a voi questa maledizione e, se promettete di non mettervi a ridere, vi darò la ricetta. Va be’, va be’… ridete pure, tanto qui si leccano i baffi, tiè.

La gente mi dice sempre “Ma non lo compri già fatto?”. No. Lo faccio io!

Sbagliato, completamente diverso, ma lo faccio io! Sono contro il mangiare già pronto, mi dispiace. Contraria al massimo.

Comodi ok, ma non m’interessa, alla sera mangiamo un’ora più tardi ma mangiamo più buono e più sano.

Cominciamo, innanzi tutto ci laviamo le verdure e le tagliamo a pezzettini, in questo caso io avevo: Melanzane, Verza e Zucchini. Premetto che ai topini non piacciono i peperoni e quindi, anche se li avessi, non potrei usarli ma ci starebbero proprio bene. Nel mentre, mettiamo a rosolare una Cipolla e un pò d’Aglio con dell’Olio e del Curry. A me il Curry piace tantissimo ma se non lo avete potete optare per lo Zafferano o la Curcuma, perchè no. E’ ovvio che, anche senza nulla, viene buono lo stesso ma così è naturalmente più gustoso.

La Cipolla è quasi dorata e allora bagno di vino bianco e faccio evaporare. Aggiungo il Prezzemolo. Lo so che andrebbe aggiunto per ultimo ma poi so già che mi scordo e quindi lo metto subito.

A questo punto, dopo un’estenuante ricerca nel frigo, ravanando in ogni dove, mi accorgo di avere della pancetta e un petto di pollo. Prendo tutto e butto la pancetta insieme al soffritto che inizia a rosolare. Mentre essa si unge per bene, taglio a tocchi il petto di pollo o, a striscioline, come preferite, e metto insieme alla compagna di frigo che è già con Cipolla e Aglio sul fuoco. Fuoco basso, sempre.

A colorarsi ci mettono un attimo. Per paura di mettere pochi ingredienti, butto in casseruola anche qualche Pinolo, non si sa mai! (Sono buonissimi!).

Ora, posso aggiungere le mie verdurine. A rondelle, a cubetti, a strisce, come voglio io e metto quelle che vi ho elencato prima purchè in pezzettini piccoli, piccoli.

Salo. Siate generosi di sale perchè dovrete aggiungere acqua di tanto in tanto. Essendo che io non ne uso non ve l’ho detto ma, se vi piace, potete aggiungere del burro.

Fidatevi, sembra che vi stò descrivendo uno strano cocktail ma vi assicuro che è mangiabilissimo.

Bene, le verdure sono quasi cotte del tutto, posso finire con il Couscous.

Attenzione, cresce a dismisura! Ne mettete un bicchiere e ve ne troverete tre bicchieri! Con l’acqua, vedrete che non ci metterà molto ad essere cotto e pronto.

Un filo d’olio extra vergine crudo, una fogliolina di Basilico et voilà, il mio molto personale cous cous alla Pigmy è pronto.

Vi prego, se conoscete qualche Marocchino o qualche Algerino, non ditegli niente! Chiedo venia! Cercherò la prossima volta di attenermi rigorosamente alla ricetta originale.

Per adesso, vi auguro un sincero buon appetito a tutti… e non ridete! …e non andate a comprarvi un panino!

M.

Grigliamo le melanzane!

La ricetta che vi propongo oggi non solo è facilissima, ma è anche molto comoda, perché potrete tirarla fuori, come un coniglio dal cilindro, nel momento del bisogno. E’ sempre a portata di mano.

La Solanum Melongena é coltivata ormai in tutta Italia, la mia Valle compresa, ma è originaria dei paesi asiatici come l’India e la Cina. Nonostante ciò, l’Italia ne è divenuto il Paese a maggiore produzione. Matura verso luglio-agosto e si presta alla preparazione di tantissimi piatti, tutti gustosi e prelibati. O la si adora, oppure la si detesta, non ci sono vie di mezzo.

Forse non tutti sanno che è un ortaggio prevalentemente depurativo. Si parla della melanzana di per sé, priva di condimenti. Furono gli arabi a farcela conoscere, importandola nel nostro Paese intorno al 400 d.C.

Pur essendo leggermente tossica, a causa del contenuto di solanina, non deve essere consumata cruda. Si dimostra utile per combattere la gotta, l’arteriosclerosi, e varie infiammazioni come cistiti e coliti. E’ un ortaggio che rinfresca e, se messo regolarmente sulla pelle del viso, asciuga il sebo da eventuali brufoletti. Attenti a non esagerare con questo trattamento, perché potreste disidratare la pelle.

Può diventare facilmente la protagonista di mille piatti gustosi e, con un po’ di fantasia, colorare i vostri pranzi estivi.

Di tutte le ricette possibili, oggi ho scelto una delle più semplici e, come vi dicevo, quella che più può salvare le situazioni, conservandosi per parecchio tempo. Sto parlando delle melanzane grigliate e sottolio! E come si fanno? Io e Niky ve lo spieghiamo subito.

Laviamo le melanzane e le tagliamo a fette. Devono essere spesse circa un centimetro e tutte uguali, possibilmente. Le appoggiamo ordinatamente su una griglia e le spolveriamo di sale. Inizieranno a produrre un succo scuro, da noi si dice che “danno l’acqua” o “danno l’amaro”. Le lasciamo così per qualche minuto dopodiché le strizziamo delicatamente e le rimettiamo sulla griglia. Scegliete voi se sul barbecue o su quella elettrica, è indifferente. Mentre cuociono, le insaporiamo con aglio, timo, origano e alloro. Questi gusti possono essere tritati insieme e lasciati cadere sulle fette di melanzana e se ci piace, aggiungiamo anche del peperoncino. Le facciamo cuocere finché non le vediamo belle asciutte, con le righe bronzate della griglia e morbide. Una volta raffreddate le mettiamo in un barattolo di vetro abbastanza capiente e, man mano che facciamo gli strati, aggiungiamo un po’ degli stessi aromi che abbiamo messo durante la cottura. Non dobbiamo dimenticarci il prezzemolo che, a questo punto, diventa fondamentale. Olio di oliva come se piovesse! Mettiamo in un posticino asciutto e buio per trenta giorni. Ebbene sì, devono diventare buonissime e gustose! E così facendo potrete gustarle anche in inverno.

Non mi resta altro che augurarvi buon appetito, topi, da parte mia e della mia socia!

M.