Una foto e un ponte antichi

Ih! Ih! Ih! Le mie ricerche vanno a gonfie vele! Guardate cosa ho trovato sgattaiolando di qua e di lài. Sì, è proprio ciò che vedete: una bellissima foto dei primi decenni del ‘900. Un cimelio!

Una coppia di sposi, vestiti come un tempo, sta sopra una cosa ancora più antica e pregiata di loro: il ponte Romano di Gavano. Ha un’arcata perfetta e unisce il paese di Gavano al quello di Aigovo. Proprio sopr di esso transitavano le truppe romane.

Oggi è un po’ nascosto dalla boscaglia, ancora più fitta di quella che vedete nella seconda foto più recente, ma un tempo era l’unica via d’accesso oltre alla strada principale.

Guardate, non è una meraviglia? È costruito solo con pietre, argilla e tanta forza di braccia. Nella mia valle ce ne sono davvero molti, ma alcuni, come questo, non si vedono, nascosti come sono. E pensare che è grazie a loro se si potevano e si possono attraversare i fiumi. Grazie a loro si poteva far pascolare le bestie o commerciare dei prodotti. È da qui che passava il medico, tutto trafelato con il borsone pieno di strumenti. Qui bloccavano la via le truppe naziste. Qui trottavano i muli carichi di sassi. Ci si veniva a pescare o s’incontrava la morosa al chiar di luna. Era un punto di congiunzione, di ritrovo, il luogo più bello del paese dove andare a far le foto anche nel giorno del matrimonio, come la coppia della foto.

Il signor Carrara, colui che mi ha dato queste fotografie, mi racconta che un tempo dei ragazzini andavano su questo ponte a tirare le pietre giù nel torrente e si divertivano molto a sentire il loro “ciaf!” nell’acqua. Purtroppo, però, quei ragazzi non sapevano che le pietre che lanciavano appartenevano a un’opera d’arte.

Questo ponte andrebbe comunque ristrutturato con o senza pietre al posto giusto, perchè è davvero un peccato lasciar crollare a pezzi una costruzione così importante, ricca di storia e che ha servito la gente dei nostri paesi per anni e anni.

Se qualcuno, tra l’altro, volesse offrirsi volontario, non ha che da contattarmi e tutta la Valle Argentina gliene sarebbe grata!

Prometto di raccontarvi storie ancora più emozionanti riguardo questo ponte, che mi fornirà il mio amico toporeporter Marco, (che in realtà qualcosa mi ha già raccontato…), ma ci vuole ancora qualche giorno di tempo. Nel frattempo, vi lascio con queste belle immagini, aspettando con ansia che le notizie arrivino alle mie grandi orecchie. Non potete crederci, ma spesso faccio ricerche per giorni e giorni. Devo aspettare il nonno dell’amico di quell’altro amico, e così via… e poi c’è chi non si ricorda e allora deve chiedere a un altro. Ma è proprio questo il bello delle ricerche e scoprire pian piano le verità che giungono con tanta emozione da parte di chi le ricorda.

Un abbraccio topi, alla prossima.

M.

Dentro la chiesa di Gavano

Topi cari, vi ricordate quando tempo fa vi ho portato a visitare “la piccola chiesetta di Gavano”? Queste parole tra le virgolette corrispondono al titolo del post se volete rivederla.

Vi ricordate quest’albero alto e spoglio? E vi ricordate che non ero potuta entrare perchè era chiusa?

Ebbene, non potete immaginare cosa mi sia successo in questi giorni. Sono stata ufficialmente invitata, dall’Assessore del Comune di Molini di Triora, al quale è piaciuto molto il mio blog, il signor Gian Luca Carrara, alla Festa Patronale di Gavano, ed egli mi ha permesso anche di fare una serie di foto alla chiesa ristrutturata che, questa volta, ho potuto vedere anche internamente.

Bellissima. Luminosa, fresca, piena di fiori.

Ora, quel castagno di fronte a lei è rigoglioso e, sotto di lui, la gente è in festa, mangia, beve, ride, chiacchiera.

Il signor Carrara, dopo avermi accolto con un sorriso, mi ha raccontato di aver raccolto le offerte dagli abitanti di questa piccola Valle per poter restaurare questo Santuario ma, una somma consistente gli è stata data anche dalla Curia. Grazie a questi soldi ricevuti, i galvanesi, fieri, hanno potuto riavere la loro nuova chiesa nella quale oggi, possono celebrare anche la messa più importante, quella in onore al Patrono del paese.

E’ durante questi festeggiamenti che la statua del Santo al quale sono devoti viene presa e, in processione, portata fino a una cappelletta lì vicino.

Questa chiesa è dedicata a San Vincenzo Ferreri, un Santo di origine spagnola, vissuto nel convento dei domenicani di Taggia che predicava in tutta la valle Argentina, soffermandosi spesso a Gavano.

Quest’opera religiosa risale ai primi cinquantanni del ‘700 ed è stata costruita in tre epoche diverse: la prima, quella centrale, poi quella terminale e, successivamente, la parte che rimane dietro l’altare.

Solo nel 1952 però è stata consacrata ed eretta a Parrocchia.

Prima della sua costruzione, l’unica chiesa riconosciuta era quella di Triora.

Quest’ultimo restauro, iniziato circa due anni fa, nel 2010, è cominciato proprio grazie all’idea, la voglia e la passione del signor Carrara. Dall’amore che ha per i suoi luoghi e dall’unione di tutti i suoi compaesani.

A fornirmi di tutte queste informazioni infatti, c’è tanta altra gente intorno a lui e, in particolar modo, il signor Antonio Olivieri Allaria mi racconta anche alcune tradizioni di loro gavanenchi (così si chiamano gli abitanti di Gavano nel nostro dialetto).

La più affascinante secondo me è quella che riguarda il venerdì santo.

Durante questa giornata, era usanza seminare il grano in piccole ciotole che venivano poi tenute al buio per far rimanere il cereale di un bel color giallo dorato e si aspettava che diventasse lungo e folto come una barba. Alla luce del sole, sarebbe diventato verde. Una volta cresciute, queste piantine, venivano disposte davanti all’altare come a formare un sepolcro e, i fedeli, di buon mattino, rigorosamente scalzi, percorrevano il corridoio centrale della chiesa, dal portone fino a questo sepolcro, in ginocchio, pregando. Come un sacrificio rivolto al Signore.

Il signor Antonio sorride, ricorda questa tradizione da che era bambino.

Mentre lo ascolto scatto le foto che tanto desideravo fare. E’ meravigliosa, appena imbiancata e illuminata dalla calda luce di tante candele.

I miei occhi si alzano verso le sue volte e stupendi affreschi m’incuriosiscono.

Antonio allora continua e soddisfa la mia sete di curiosità. Dietro a una delle fiancate laterali, mi spiega che, dal ’36 al ’43, c’era un deposito di munizioni. Tra i militari, a guardia del deposito, alcuni si dilettavano in pitture e addobbarono la chiesa di rappresentazioni religiose splendide. Ora, alcuni di questi affreschi, durante la ristrutturazione, sono stati ricoperti perchè impossibili da essere recuperati ma ne sono stati fatti altri anch’essi magnifici.

Una gentile signora mi ha promesso che mi farà sapere il nome di chi ha dipinto queste immagini e allora, pubblicherò il suo nome con tanto di complimenti.

Tanti inoltre sono i quadri che la arredano. Dipinti di Santi e della Vergine Maria, alcuni, con ex voto appesi vicino.

Tante anche le statue a rappresentare Maria. Maria e il Bambin Gesù.

E quei soffitti alti delle volte, quel pavimento marmoreo con le piastrelle messe in diagonale, quei pavimenti di un tempo, che oggi non si vedono più.

Le sue finestre e le vetrate dalla quale il sole entra appena.

Insomma topini, anche oggi, la mia Valle, ha permesso ai miei occhi di vedere qualcosa di stupendo e mi ha permesso di sentire l’emozionante unione che ancora esiste in questi borghi quasi sperduti, dove la gente, desidera la sua chiesa, desidera non essere dimenticata e desidera che tutto il mondo possa avere la loro forza.

Grazie ancora Gavano per la tua maniera sempre gentile con la quale mi accogli. Tornerò, e me ne starò nuovamente all’ombra del castagno per parlare ancora di te.

Tua Pigmy.

M.

La chiesa del Santo più festeggiato

Tempo fa quando vi ho parlato del santo che onorano e festeggiano a Taggia per quasi un mese intero, non vi ho fatto conoscere la sua chiesa, la  sua “casa”.

Sto parlando di colui che ormai tutti conoscete, San Benedetto Revelli.

Questa chiesa, che venne costruita nel 1452, si trova nella parte più antica del paese, vicino alla chiesa di Nostra Signora del Canneto, alla fine di Via Dalmazzo, la strada che inoltra alla Valle Argentina e che a piedi, un tempo, portava al paese più vicino, Badalucco.

Tanti sono stati i suoi scopi e i suoi rinnovamenti e le principali date si possono trovare sul cartello verde affisso subito fuori il portone di legno. Questo manifesto metallico recita così:

“Già prima sede della confraternita dei Bianchi, l’attuale struttura è frutto del voto fatto dalla Comunità di Taggia dopo la salvezza durante la guerra del 1625. L’Oratorio è stato ricostruito a partire dal 1645. Il grande altare è del 1733, ad opera di Giacomo Filippo Marvaldi “.

Vedete quante volte è stata cambiata e ristrutturata? La chiesa di San Benedetto al Colletto è piccola, intima. Il suo pavimento è un lastrone di pietra e cemento, le vecchiette se ne lamentano e pretendono una nuova ristrutturazione.

Se devo essere sincera, anche i muri interni ne avrebbero bisogno, nonostante l’antichità che si respira è comunque piacevole.

Tutt’intorno, nell’interno, la via crucis  è dipinta su quadretti dai colori sgargianti che spiccano sulle pallide pareti . Vicino all’altare, poi, un grande foglio di carta con sopra disegnato e colorato il santo rapisce per la sua particolarità. Un disegno uguale a questo, durante la festa in onore di San Benedetto, viene ricoperto da polveri colorate e semini. Le sfumature di tinte in rilievo lo rendono bellissimo e la processione di fedeli lo porta in giro per tutto il paese.

Fuori da questo santuario c’è, sempre dedicata al santo, una cappella con una statua che lo raffigura. Tiene in braccio il bambino Gesù e nella sua mano destra è stato posizionato un pezzo di canna di bambù, a ricordare il festeggiamento principale, quello dei “furgari“, pezzi di canna pieni di polvere da sparo con i quali si eseguono fontane di scintille ardenti, come piccoli fuochi d’artificio. Lui, infatti, ha salvato Taggia proprio facendo credere ai Saraceni che era già stata incendiata, appiccando finti roghi.

E’ una chiesa importante per i taggesi e mi sembrava giusto parlarvene. Spero abbia fatto piacere anche a voi. Nel mio post dedicato a San Benedetto Revelli, se vi va, potrete sapere tutto su questo personaggio.

Un abbraccio a tutti, Pigmy.

M.