Il torrente nel mezzo

Il corso d’acqua che dà il nome alla mia Valle è uno spettacolo della Natura, ve l’ho mostrato più e più volte e da molte angolazioni diverse, eppure non ve l’ho ancora raccontato così.

Oggi vi porto a Badalucco, uno dei primi paesi che si attraversano nella Valle Argentina. Proprio qui, le anse del torrente creano uno scenario particolare e suggestivo.

L’Argentina, infatti, con le sue forme sinuose, passa in mezzo all’abitato, costruito sulle  sue sponde. Ci sono case su ambedue le rive del torrente e numerosi sono i ponti che le collegano, alcuni antichi e rustici, altri ben più moderni.

Ponte romano - Badalucco

Il greto è color alabastro, guardate che candore quei sassi, trascinati e levigati dalla corrente! Abbagliano quasi.

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La natura sull’Argentina è sempre rigogliosa. Assume un sapore selvaggio con le fronde degli arbusti e dei canneti che ondeggiano al vento. E’ il regno di Rane, Papere, Anatre, Salamandre, Gerridi e Trote. Non è difficile scorgere questi animali mentre si bagnano o si riposano nelle vicinanze, e le sere d’estate è bello starsene qui a godere del fresco e del concerto che Rane, Grilli e Cicale offrono gratuitamente a chi desidera mettersi in ascolto.

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Qualche anno fa, persino una specie di Rana proveniente dal Piemonte – o almeno così pare – ha trovato in questi luoghi il proprio habitat ideale per prosperare. Il suo verso era simile a uno stridio, un urlo acuto e molto forte che metteva i brividi a chi abitava nelle vicinanze. Ora queste Rane non abitano più qui, con grande soddisfazione di chi era costretto a udirne le urla durante le ore notturne. Sono rimasti i gracidii delle Raganelle e il frinire di Grilli e Cicale, sicuramente più graditi agli esseri umani.

Qui a Badalucco l’Argentina scorre placido. A tratti crea pozze profonde, ma è raro vederlo impetuoso, anche se in inverno la portata dell’acqua si fa più importante. Qualcuno, tuttavia, ricorda di un anno di molto tempo fa in cui si scendeva ancora al fiume a prendere l’acqua… Ebbene, il torrente si era ingrossato così tanto che si poteva riempire il secchio dal ponte, servendosi di un mestolo!

Ponte romano - Badalucco1

D’estate quelle polle limpide divengono il passatempo preferito di topini e topo-famiglie, che qui si fermano a trascorrere un pomeriggio, un’ora o tutta la giornata tra ombrelloni, asciugamani e tuffi dalle rocce più alte.

Nella mia Valle non ci si annoia mai, anche chi non può arrivare fino al mare può godere del Sole e delle belle occasioni che la stagione estiva può offrire.

Torrente Argentina - Badalucco5

C’è chi, invece, non si cura del trascorrere delle stagioni: che sia Estate oppure Inverno, che l’umidità salga con prepotenza dal fiume o che l’aria sia rovente, va a fare il bucato ancora come si faceva un tempo, al vecchio lavatoio sull’argine sinistro. E lì insapona, strofina, risciacqua e infine stende la propria biancheria con cura, sui fili ancora presenti proprio sotto il lavatoio.

Cascata e lavatoio - Badalucco

Una bella passeggiata costeggia il torrente, passa in mezzo alle tane di molti topi, ma è bello percorrerla in ogni momento dell’anno per osservare il fiume che scorre in basso e godere della vista del paese, delle casette, dei cancelli delle abitazioni e delle campagne che le circondano.

Sono nati lungo gli argini anche locali e ristoranti rinomati, tra i più gettonati della Valle. Le Macine del Confluente, per esempio, ricavato da un vecchio mulino, è stato interamente ristrutturato mantenendone la rusticità originale. Di impronta più moderna è l’agriturismo L’Adagio, affiancato al ristorante Il Ponte. Poco prima dell’abitato di Badalucco si trova sempre sul fiume il frantoio più famoso della zona, appartenente alla famiglia Roi. C’è anche il ristorante Ca’ Mea, rinomato per i piatti a base di funghi. E poi, lungo la strada che attraversa il borgo, è tutto un fiorire di bar, botteghe e negozi.

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Il tratto dell’Argentina sul quale è sorta Badalucco assume un carattere proprio: giocoso e accogliente, pare abbracciare tutti con le sue curve generose che disegnano una “S” intorno al paese. Accoglie chi, sulle sue sponde, ci è nato, ma anche il forestiero. La sua breve e larga cascata di cui si può godere entrando nell’abitato affascina tutti e, passandoci davanti con la topo-mobile, è impossibile non rallentare per rivolgerle uno sguardo ammirato.

Che dite, topi, ho affascinato un po’ anche voi?

Ci leggiamo al prossimo Squit!

Ringrazio Gianna Rebaudo per le bellissime foto di cui mi ha fatto dono.

Le donne e l’agricoltura nella Valle Argentina

Sabato 6 ottobre, nel ristorante Playa Manola di Arma di Taggia, si è tenuto un convegno molto particolare. Un convegno aperto a tutti che vedeva come protagonisti le erbe aromatiche, l’olio e la lavanda. Sono, tutti e tre, prodotti che nascono nella mia valle e tutti presentati da donne. Donne che operano in questi settori con passione e impegno.

Esse sono Rossella Boeri dell’Azienda – Olio Roi – di Badalucco la quale ha raccontato anche l’importanza e la vita dell’ulivo, Doriana Fraschiroli dell’Azienda Agricola – Castellarone – di Montalto, che dedica la sua esistenza alle erbe e alle piante officinali e Rita e Patrizia Cugge che, nella loro Azienda, – Antica Distilleria Cugge – di Agaggio Inferiore, producono efficaci oli essenziali.

La loro presenza, a questo meeting, mi ha fatto venire in mente l’importanza della donna in questa mia selvaggia Valle e quanto la donna sia stata fondamentale anche nell’agricoltura. Beh, innanzi tutto, ricordo uno scritto di Giampiero Laiolo e Anna Marchini ai quali rubo queste frasi per riportarle a voi: “…all’agricoltura si associò il culto della fertilità della terra e della donna, rappresentata nelle effigi della Dea Madre, statuine in cui gli attributi femminili hanno forme decisamente marcate. Forse il culto virile celeste, che convisse accanto a quello femminile per la Madre Terra, proprio dell’ambiente agricolo, scaturì invece dalla cultura pastorale: la terra ed il cielo, la donna e l’uomo. In seguito, il culto della divinità maschile finì per prevalere e trovò espressione anche nel megalitismo, in cui, la particolare posizione delle grandi pietre, simboleggia la sopravvivenza attraverso la riproduzione. Nella nostra zona si conoscono alcune dubbie presenze megalitiche, come le rocce infisse presso la Sotta di San Lorenzo, a Rezzo, e sul vertice della Rocca di Castè, a Carpasio…“.

La donna… vista come la terra… tutte e due in grado di generare.

Ma la donna è anche in grado, quella stessa terra, di coltivarla. Si sta parlando di un periodo che ha segnato molto la Valle Argentina e, ancora oggi, di quel tempo, ne possiamo osservare molte tracce.

Stiamo parlando del Neolitico, circa 7000 anni fa. E, da come avete potuto capire, la figura dell’uomo, iniziava a prevalere. Le braccia degli uomini hanno fatto molto, per ogni terra. Con la loro caccia hanno sfamato, con la loro forza hanno creato protezioni, con la loro furbizia hanno inventato e scoperto stratosferiche forme di sopravvivenza ma volevo dedicare questo post alle donne, senza fare distinzioni, perchè anche loro, ripeto, sono state significative.

Le donne di un tempo, agghindate nel loro tipico abito ligure, prevalentemente simile a quello brigasco: cu u velu, u mandiu, u fudà e a camija (con il velo, il fazzoletto, il grembiule e la camicia). Esse non stavano solo in casa a cucire e a impastare. Quelle di oggi, in jeans, con tanta voglia di elevare la Valle nella quale vivono, perchè questi luoghi e le tradizioni di ieri, non vadano a finire nel dimenticatoio.

E come si coltivava ieri, si coltiva oggi. Sono proprio loro, le donne, grandi conoscitrici e coltivatrici di piante potevano preparare ottimi pranzetti diventati piatti tradizionali.

Loro curavano con intrugli in mancanza del medico. Loro aiutavano gli uomini nei campi.

La domenica, la donna, era la regina della giornata. Preparava il pane per tutto il paese e interi pranzi con il suo raccolto, addobbava le Chiese per le Sante Messe, ripuliva, incontrava gente. Quel giorno s’impastava, i campi dorati potevano aspettare. L’indomani si ricominciava. Primi fra tutti i campi di patate, un tubero che sfamava un intero villaggio predisponendosi a parecchi usi.

E i canti di quelle donne echeggiavano per tutta la Valle. Si rideva, si scherzava con poco, prima di partire, a piedi, percorrendo tutta la Via del Sale per andare a vendere i carciofi in Piemonte. A volte s’incontravano i gendarmi tedeschi, alle volte no. Gli uomini erano in guerra, ma loro dovevano ugualmente pensare al sostentamento della famiglia e non c’era differenza tra il bimbo e la bimba. Tutti, sino ad una certa età, si andava sul carretto trainato dalla mamma, povera, che non poteva permettersi l’asino e si era trattati tutti alla stessa maniera.

Donne che lavoravano quanto un uomo per tutto il nucleo familiare ma con salari molto più bassi e, spesso, con i pargoli appesi dietro alla schiena.

Oggi, come vi dicevo all’inizio del post, sono tante le donne che, nella mia Valle, portano avanti aziende di prodotti tipici. Aziende probabilmente costruite dai loro stessi padri ed è bello questo, molto bello. E’ anche grazie a loro se la Valle Argentina può godere ancora del suo essere così meravigliosa.

ph ebay

M.