Capperi, che Cappero!

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Forse è uno dei fiori più belli. L’ho usato anche come simbolo della mia categoria “Pigmy e le piante“, qui a destra del monitor.

E’ meraviglioso. Un fiore dalla rara bellezza. E’ il fiore della pianta del Cappero topini e non poteva di certo mancare nell’orto di topo-nonno. Così delicato, così fragile, così scompigliato. Grande, solitario, dai lunghi peduncoli rosati.

I petali sono tenerissimi e candidi, mentre il suo calice è composto da filamenti che dal rosa tenue diventano fucsia. Ottima tendina per i piccoli insetti come la formichina che lo sta esplorando. SONY DSC

Inizia a mostrarsi durante la fine della primavera e perdura per tutta l’estate, abbellendo giardini e orti di un’avvenenza senza limiti. La pianta invece ha foglie larghe, piatte e tondeggianti, singolari anch’esse e a contornare i frutti, forse meno graditi dei fiori. Le foglie propongono un verde allegro, rigoglioso, e i rami, ai quali sono attaccate, tentano di arrampicarsi su massi e muretti crescendo in modo euforico e disordinato, ovunque, formando splendide cascate. Purchè ci sia il sole, fonte primaria della sua vita. Il sole e… l’aria salmastra del mare. Non potrebbe stare senza.

Il CapperoSONY DSC è una pianta perenne della famiglia delle Capparidaceae e il suo vero nome è Capparis spinosa. E’ spontanea in tutta la regione mediterranea ed è sempreverde. I suoi boccioli, dal forte sapore aromatico, possono venir mantenuti sotto sale, o sotto aceto, e usati come condimento nei piatti della nostra cucina. E’ molto amato, ad esempio, come accompagnamento del pesce.

In estetica il Cappero, dal potere rubefacente, astringente e disinfiammante, può essere usato per combattere inestetismi come la cellulite, l’acne e la seborrea.

Il suo significato? La beltà. Niente di più semplice. Da ogni sua direzione. Ebbene sì topine, se vi viene regalato questo fiore non ridete; chi ve lo offre vi sta dicendo che siete magnifiche e non vi sta dando una nuova ricetta culinaria. Era il fiore con il quale si distinguevano le Monne di un tempo, le donne che venivano innalzate sopra ogni cosa. Anche le belle donne greche e romane lo usavano per abbellire le loro capigliature o per chiudere le spalline della loro recta.

Ma anche lui è molto gustoso sapete? Ma certo! Provatelo fritto nel pan grattato o in pastella e poi mi saprete dire… Per non aggiungere la sua ricchezza di bioflavonoidi e vitamina E, la vitamina che ci permette di combattere i radicali liberi. Ottimo antiossidante. E ottimo anche come diceva Catone, per correggere il vino mentre fermenta nelle botti. Mentre per Socrate era meglio della nostra caffeina.

E famosa è la sua pigrizia.SONY DSC Oh sì! Questa pianta, si propaga con aspetti alquanto bizzarri; per germinare i semi di Cappero ad esempio, aspetta almeno due anni dal momento in cui essi si staccano completamente dalla pianta, mettendo a dura prova la pazienza del povero contadino! Per fortuna non è sempre così!

Ma guardate che meraviglia.SONY DSC Non vi sembra di scorgere qualche fata del bosco? Una di quelle piccole fatine che stanno accovacciate sui petali senza che nemmeno il fiore se ne accorga? Avete presente? E pensare invece che è così esile e fragile che si piegherebbe subito all’ingiù al primo minimo peso se non quello di una farfalla.

Preludio di fascinoso palcoscenico della natura, introduzione a un magico mondo. Il Cappero che guarda in su, verso un cielo che lo illumina. Così piccolo, ma quanta vita sprigiona. Così elegante, raffinato eppure umile. Ma attenzione, non sempre potrete avvicinare tale bellezza; il Cappero Italico, così chiamato, non è per niente velenoso e addirittura mangereccio ma di qualità di Capperi ce ne sono molte e alcune, che non si trovano comunque in Europa, risultano tossiche all’uomo. Fidatevi solo di questa fantasticheria qui, gli altri Capperi non guardateli nemmeno! Un bacione da Pigmy.

M.

Una foto e un ponte antichi

Ih! Ih! Ih! Le mie ricerche vanno a gonfie vele! Guardate cosa ho trovato sgattaiolando di qua e di lài. Sì, è proprio ciò che vedete: una bellissima foto dei primi decenni del ‘900. Un cimelio!

Una coppia di sposi, vestiti come un tempo, sta sopra una cosa ancora più antica e pregiata di loro: il ponte Romano di Gavano. Ha un’arcata perfetta e unisce il paese di Gavano al quello di Aigovo. Proprio sopr di esso transitavano le truppe romane.

Oggi è un po’ nascosto dalla boscaglia, ancora più fitta di quella che vedete nella seconda foto più recente, ma un tempo era l’unica via d’accesso oltre alla strada principale.

Guardate, non è una meraviglia? È costruito solo con pietre, argilla e tanta forza di braccia. Nella mia valle ce ne sono davvero molti, ma alcuni, come questo, non si vedono, nascosti come sono. E pensare che è grazie a loro se si potevano e si possono attraversare i fiumi. Grazie a loro si poteva far pascolare le bestie o commerciare dei prodotti. È da qui che passava il medico, tutto trafelato con il borsone pieno di strumenti. Qui bloccavano la via le truppe naziste. Qui trottavano i muli carichi di sassi. Ci si veniva a pescare o s’incontrava la morosa al chiar di luna. Era un punto di congiunzione, di ritrovo, il luogo più bello del paese dove andare a far le foto anche nel giorno del matrimonio, come la coppia della foto.

Il signor Carrara, colui che mi ha dato queste fotografie, mi racconta che un tempo dei ragazzini andavano su questo ponte a tirare le pietre giù nel torrente e si divertivano molto a sentire il loro “ciaf!” nell’acqua. Purtroppo, però, quei ragazzi non sapevano che le pietre che lanciavano appartenevano a un’opera d’arte.

Questo ponte andrebbe comunque ristrutturato con o senza pietre al posto giusto, perchè è davvero un peccato lasciar crollare a pezzi una costruzione così importante, ricca di storia e che ha servito la gente dei nostri paesi per anni e anni.

Se qualcuno, tra l’altro, volesse offrirsi volontario, non ha che da contattarmi e tutta la Valle Argentina gliene sarebbe grata!

Prometto di raccontarvi storie ancora più emozionanti riguardo questo ponte, che mi fornirà il mio amico toporeporter Marco, (che in realtà qualcosa mi ha già raccontato…), ma ci vuole ancora qualche giorno di tempo. Nel frattempo, vi lascio con queste belle immagini, aspettando con ansia che le notizie arrivino alle mie grandi orecchie. Non potete crederci, ma spesso faccio ricerche per giorni e giorni. Devo aspettare il nonno dell’amico di quell’altro amico, e così via… e poi c’è chi non si ricorda e allora deve chiedere a un altro. Ma è proprio questo il bello delle ricerche e scoprire pian piano le verità che giungono con tanta emozione da parte di chi le ricorda.

Un abbraccio topi, alla prossima.

M.