Soldano – perchè paese vuol dire…

Paese vuol dire “non essere soli”. “Famiglia”. Questo si legge entrando in questo borgo. Rimaniamo nelle valli attaccate alla mia. WP_20150705_045Sono anch’esse molto belle da scoprire e i loro paesi, tutti arroccati come nella Valle Argentina, offrono dei bei panorami. La nostra meta oggi sarà Soldano un comune di quasi mille anime lungo le rive del torrente Verbone. Un torrente che, se pur piccolo, tanti anni fa ha esondato rovinando gran parte del villaggio. WP_20150705_051Soldano fu fondato, prevalentemente con l’utilizzo della pietra, da un gruppo di profughi o di carcerati giunti da Ventimiglia (la cosa non è ben nota) e prende il nome dal Re Sultano dell’epoca, Imperatore arabo con il quale s’intrattenevano rapporti commerciali via mare e, ancora oggi, racconta tutta la sua storia passata. Basta osservarlo.WP_20150705_052Attraverso diverse iconografie e pergamene colorate, appese sotto ai suoi carrugi, un’idea che ho trovato simpaticissima tra l’altro, racconta la sua esistenza, i suoi perchè, la sua vita. Dalla mappa è comprensibilissimo che è stato costruito al solo scopo di difendersi. Probabilmente dai feroci Saraceni. WP_20150705_054Un labirinto ma non solo. Racconta della Porta Nord con tanto di grossi cardini che dava accesso dal monte e che obbligava il nemico ad entrar da sinistra e qui rimanere intrappolato. Racconta del Bivio con Vicolo Chiuso dal quale si accede alla prima fortificazione del borgo, antecedente pare addirittura all’anno 1000, facilmente difendibile perchè si trovava molto in alto e circondata da due torrenti. WP_20150705_060Un vicolo che spaventa, che mette timore. Da qui, dall’alto, veniva lasciato cadere olio o acqua bollente sul saccheggiatore nemico attraverso aperture che erano chiamate “bocche”. Brividi! WP_20150705_057Racconta della Piazza Nuova, la Piazza dove esiste anche l’Oratorio, la Piazza di San Giovanni Battista, divenuto anche patrono, che prima era solo un terreno coltivato e pieno di ulivi. WP_20150705_061San Giovanni Battista che da il nome persino alla nuova Chiesa, grande e imponente, colorata. E il Municipio, esteticamente abbellito con opere in stile trompe l’oeil.WP_20150705_062Racconta di dove passava il Rio Fullavin, proprio qui sotto, dove vedete ora questo praticello verde e gli scalini rossi. WP_20150705_067Un elemento basilare della struttura del “castrum”. Qui non c’era nessun ponte e non si poteva quindi arrivare al borgo se non attraversando a piedi o a nuoto il Rio. Cosa ardua. Si pensava ad ogni cosa. Si costruiva in base agli attacchi che non si dovevano subire! Tutto riporta ai castellari, alle fortificazioni. In effetti, sembra di essere dentro ad un guscio. WP_20150705_058Soldano, a soli 80 metri di altitudine, è silenzioso. WP_20150705_043Gli anziani passano il pomeriggio seduti sulle panchine e qualche giovane, al bar con gli amici, su umili sedie di legno di locali ancora di un tempo. Soldano ci spiega come si viveva una volta, persino i suoi colori sono rimasti gli stessi di sempre. WP_20150705_044Tante le guerre e le battaglie che lo sconvolsero. L’ultima nel 1944 ovviamente, quando venne occupato dalle truppe naziste che daranno alle fiamme molte case contando però fortunatamente, nel male, solo due vittime civili, un panettiere che stava facendo il pane da portare alla gente fuggita nelle campagne e un giovane ventenne che tentò di rientrare in paese per recuperare del denaro da utilizzare per la festa di san Luigi.WP_20150705_048 Tanti i domini che subì, primo fra tutti quello dell’Impero Napoleonico. Fu verso la metà del ‘700 che, a Soldano, venne fatta costruire una delle prime e più antiche scuole della zona. Venne edificata da Giò Battista Soldano che volle fare un regalo al parroco e ai ragazzi, alunni del paese. WP_20150705_049Un tempo Soldano era conosciuto soprattutto per la sua agricoltura. Era varia e molto ampia, adagiandosi anche sulle colline circostanti. Alcune opere in gesso dimostrano come la maggior parte degli abitanti si dedicavano a coltivare la terra. WP_20150705_050Uomini e donne. Agricoltori e contadine. Oggi invece si presta molto per la coltivazione di un particolare vigneto e produce il famoso Rossese di Dolceacqua, un vino conosciuto ovunque e prodotto in tutta la valle. I vigneti che scendono ricoprendo i pendii del monte appaiono ordinati e lussureggianti, di un bel verde acceso.WP_20150705_055 Il monte si chiama Cima Gian Domenico e arriva a 454 metri d’altezza. Oggi, tutto terrazzato. Soldano sta qui, a 5,6 km dal mare. Sta nel suo fresco, nel buio dei suoi carrugi e nel sole delle sue mura. Soldano non dimentica. WP_20150705_063Tanti sono nel borgo, sparsi qua e là, gli emblemi che obbligano a ricordare. Messaggi che celano sempre comunque un qualcosa di triste come un velo di malinconia. Persino il cercare di abbellire con operette originali è umile e povero. Piccole biglie. Semplici pietre.WP_20150705_053Ma Soldano la sua ricchezza ce l’ha intrinseca. E la porta riparata con orgoglio. Un bacione a tutti, alla prossima.WP_20150705_065

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Montalto Ligure, sentinella della valle

 

SONY DSCMontalto Ligure, qui nella valle Argentina, proprio sopra Passo Vena è considerato sentinella della valle a causa della sua magnifica posizione.SONY DSC Arroccato su una collina, in posizione centrale, può scorgere gran parte della vallata e, notare quindi, l’eventuale caso di pericolo. Parlo di un tempo, di quando la mia valle era saccheggiata spesso da Barbari, Saraceni e nemici, come ormai sapete anche voi. SONY DSCMa questo bellissimo paese, di circa 360 abitanti e di 315 metri sul livello del mare, è anche nominato “paese romantico”. Andiamo a scoprire il perchè. Bhè, non ci vuole molto a capirlo. Dalle sue case, dai suoi vicoli, dalla sua atmosfera, scaturisce una sensazione di mistero, fascino e romanticismo che rapisce letteralmente. SONY DSCMontalto è bello. Punto. Quel suo groviglio di strade ed emozioni ti prende e ti fa suo. Non può non piacerti e non puoi fermarti. SONY DSCOgni angolo, ogni scalino, ogni scorcio dev’essere visto dai tuoi occhi curiosi. Perchè questo ti fa nascere: curiosità. Non puoi farne a meno. Camminare per Montalto però, è anche una bella fatica.SONY DSCLe stradine inerpicate in salita non hanno pietà delle nostre zampe e, visto che al suo interno non si può naturalmente parcheggiare, mi chiedo come facciano gli anziani che abitano in cima al paese. Tutte le case sono in pietra. L’ombra è la protagonista più presente e assoluta.SONY DSC Quei portici romanici e quei collegamenti tra una casa e l’altra, spessi e voluminosi, non lasciano passare la luce. I panni stesi, sotto ai carrugi, creano come un unione tra gli abitanti di una casa e l’altra. Anche i vasi dei fiori e le siepi hanno come la stessa funzione.SONY DSC I suoi terra-cielo sono infiniti, attaccati, uno dopo l’altro, alcuni, completamente ricoperti di edera o vite selvatica e, intorno, i verdi monti della vallata, i castagni, la ginestra, i carpini, i lecci, il cielo terso e giù in fondo, il Torrente Carpasina che s’incontra con il più grande e principale, l’Argentina. E laggiù, il mulino. A popolare questi luoghi tante ghiandaie, gli scoiattoli, i cinghiali e i tassi. SONY DSCCose che dal paese assolutamente non vedi. Un bar, come quelli di una volta. Un ristorante “La Finestrella di Montalto” che propone piatti tipici. Un monumento ai caduti. SONY DSCQuesto è quello che Montalto offre appena si giunge. Ma andando a perlustrare meglio, tra una dimora e l’altra, eccoci arrivare in un punto da non sottovalutare: L’Oratorio di San Vincenzo e la Chiesa di San Giovanni Battista, uno in pietra, l’altro rivestito da intonaco color salmone.SONY DSC Questo angolo è davvero suggestivo, da sotto una roccia si passa in una grande piazza tutta in ciotoli e dove sono appesi alle pareti gli stemmi di alcune famiglie.SONY DSC Il campanile, altissimo, che svetta sopra ogni cosa, ci guarda da lassù.SONY DSC Nel 1794, Montalto venne invaso dalle truppe francesi di Messena e tutti e due, questi edifici religiosi del ‘400, vissero le barbarie che il paese subì.SONY DSC Ma non era facile espugnare Montalto topini.SONY DSC Questo borgo, costruito con astuzia come un labirito, permetteva ai suoi abitanti, i montaltesi, di nascondersi nel punto giusto e battere il nemico. Questo bellissimo villaggio si trova dopo Badalucco e prima di Carpasio, sulla starda che porta a Prati Piani e a Colle d’OggiaSONY DSC e offre, a chi si vuol sposare, una bellissima loggia che presto vi farò conoscere. E le botteghe degli artisti sono davvero simpatiche.SONY DSC E’ il paese del Santuario della Madonna dell’Acquasanta che vi avevo fatto conoscere tanto tempo fa. Se vi và, potete digitarlo nel mio “cerca”, è inutile ch’io vi metta il riferimento qui, tanto non funziona. E’ il paese delle olive e delle castagne e, poco sopra, dei campi di lavanda. Splendido per passarci un fine settimana o anche una breve vacanza.SONY DSC Certo, bisogna amare questi luoghi ricchi di meraviglioso territorio circostante, storia e cultura. In estate è bellissimo da vivere anche grazie alle sagre, alle commedie all’aperto e alle attività che vengono svolte.SONY DSC Per molti, è il paese più affascinante della mia valle. E poi c’è pace qui, tanta pace. Tutti si trastullano beati soprattutto in estate.SONY DSC I gradini di ardesia rimangono freschi e donano sollievo a chi  ci si siede sopra. Era tanto che volevo farvi conoscere questo borgo e finalmente ci son riuscita in una calda giornata di agosto. SONY DSCNon c’è nessun rumore. Due donne chiaccherano a voce bassa nella corte lasciando la porta di casa aperta. Sventolano quelle tendine-zanzariera per impedire alle mosche di entrare. Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo. Anche i lampioni per la strada sono come quelli antichi anzi, antichi lo saranno davvero. SONY DSCC’è anche chi ricama, chi parlotta sotto ai pioppi in piazza e chi ansima per la fatica trasportando grossi pesi sulla testa. Ci osservano come se fossimo dei marziani. SONY DSCSubito sono titubanti ma basta rivolgere loro una parola e magari anche in dialetto che te li fai amici e non smettono più di parlare e spiegarti. Li capisco. Chissà quante ne hanno vissute un tempo! Poi, spariscono e non li vedi più.SONY DSC In quale dei mille angolini si saranno cacciati. Qui ci si perde. E a voi topini piacerebbe perdervi in Montalto? Non abbiate paura, la strada per casa, alla fine si trova e, i gatti che lo popolano, e sono molti, sono tutti buoni.SONY DSC A questo punto io vi saluto con un abbraccio e vi aspetto per la prossima passeggiata, andremo a vedere un luogo davvero carino. Un bacione a tutti e un -ciao- da Montalto.SONY DSC

Torre Gallinara, ancora una volta al Parco delle Pietre

SONY DSCAncora una volta al Parco delle Pietre topini. Il bellissimo parco tematico di Cipressa, uno dei paesi più a Est della mia valle. Un parco voluto fortemente dal Sindaco Gianna Spinelli. Un’idea grandiosa della quale vi avevo già parlato in altri post ma oggi, vi ci voglio riportare per farvi ammirare quella che è sicuramente la costruzione principale di questo posto.SONY DSC Permettetemi solo prima una piccola introduzione fatta di ringraziamenti che vanno a Giampiero Laiolo, autore di quella che è la cartellonistica ricca di spiegazioni, che si trova vicina ad ogni costruzione. Ricordate la Sella e la Casella ad esempio che vi avevo fatto conoscere tempo fa? Ebbene, tutto quello che ho potuto scrivere a voi, lo devo a lui. Tanti complimenti inoltre, vanno anche alla Prof. Giacomina Ricca disegnatrice dell’intero parco. Quando delle menti brillanti, si mettono a lavorare insieme, non può che nascere qualcosa di magnifico.SONY DSC Un parco che ci permette di capire come si viveva un tempo e quali erano le tipiche opere della mia valle e di tutta la Liguria di Ponente dove la pietra, era la sola protagonista. Tra queste, come vi dicevo, la Torre Gallinara o Gallinaro che vanta innanzi tutto un panorama mozzafiato potendo vedere tutta Cipressa, tutta Arma e un infinito mare che si scontra contro Pini Marittimi e Ulivi.SONY DSC La Torre che vedete, come tante altre dei miei luoghi, era una torre d’avvistamento. Spesso vi ho spiegato che il posto in cui vivo era terra di frontiera e bisognava difendersi dagli attacchi dei Saraceni e dei Barbari. La Repubblica di Genova fece così costruire fortezze e bastioni sia sul mare che nella prima entroterra e questa che vi mostro oggi è una di quelle.SONY DSC All’interno, grazie ad un’idea del signor Laiolo, si possono inoltre trasmettere videodocumentari interessanti e capire ancor meglio, il suo utilizzo. Fuori invece, circondata da un bellissimo prato, lei si presenta così. Austera, imponente, non è altissima ma quella pietra con la quale è stata costruita mette quasi a disagio.SONY DSC Sono stati messi vetri e una nuova porta per poterne usufruire anche l’interno e l’impressione che dà, è quella della buona manutenzione e della cura. Questa torre, situata nella frazione di Gallinaro, è stata costruita su questo poggio nel 1544. Ha una pianta quadrata e si sviluppa su due piani.SONY DSC In cima, una cornice superiore è composta da quelli che vengono chiamati caditoie che servivano come drenaggio dell’acqua piovana. Una specie di merletti. La sua importanza nasce dal fatto che era situata in un punto strategico e poteva comunicare con tantissime altre postazioni come quelle di Porto Maurizio o quelle di Pompeiana e, sotto di lei, con quella importante, ottagonale, di Santo Stefano al Mare. Da qui si poteva avere una difesa pressochè totale sia dal punto di vista marittimo che anche collinare.SONY DSC Quello che mi piace di questo posto è che è utilissimo soprattutto per i bambini delle scuole e vorrei che ogni classe, potesse visitarlo. E’ un mio personale appello. Le cose da studiare qui, in modo divertente, sono molte. Proponendo queste foto spero di averne fatto venir la voglia. Guardate che precisione nel posizionare questi massi. Guardate che precisione in tutto questo lavoro. Oggi, ci sono persone che ce lo regalano e alle quali voglio ancora rivolgere un grazie. E grazie alle alte piante che ci circondano, qui si stà proprio bene. Venite a visitarlo anche voi, non bisogna neppure pagare l’entrata, è un regalo ed è aperto, accessibile a tutti. Vi aspetto per il prossimo post topini, un bacione.

Benedetto Revelli e l’origine dei furgari

Topi carissimi, provenendo dalla Valle Argentina, non posso fare a meno di spiegarvi e raccontarvi un’altra bella favola. Una favola vera, che tanti, tanti anni fa è accaduta realmente.

Vi sarete accorti che ultimamente vi parlo spesso del paese di Taggia e c’è un perché. Siamo nel mese di febbraio, tra poco giunto al termine, ed è ovvio che io vi racconti di questo luogo. Ma perchè? Ve lo spiego subito. Tutto gira intorno a un personaggio, chiamato Benedetto Revelli, divenuto poi Santo, che ha salvato la città di Taggia e, ancora oggi, per tutto il mese di febbraio è ricordato tramite feste, manifestazioni, canti, balli, furgari, fuochi d’artificio… insomma, tutto gira intorno a lui. I suoi compaesani, come a credere di non fare abbastanza, rendono omaggio al loro salvatore ogni anno e da tantissimo tempo. Con grande impegno e orgoglio, organizzano numerose attività e manifestazioni. Sarà per questo, cari amici miei, che per qualche giorno vi racconterò del loro talento e la loro devozione.

Prima, però, devo raccontarvi qualcosa che possa farvi comprendere tutto ancora meglio. Ciò che sto per scrivervi è stato stampato da Roberto Bracco e sono le origini di questa lunga manifestazione divisa in tanti altri festeggiamenti settimanali:

“Tra storia e leggenda, risalgono a circa 400 anni fa, quando, il 26 aprile del 1625, il consiglio degli Anziani e il Parlamento di Taggia espresse il voto di costruire un Oratorio in onore del suo Santo Patrono, Benedetto Revelli, tra le altre cose Vescovo di Albenga, facendo solenne promessa di festeggiare in perpetuo, il 12 febbraio di ogni anno, visitando in processione detto Oratorio. È quindi dal 1626 che l’intera città festeggia San Benedetto, abbinando alla cerimonia sacra la Festa dei Fuochi, con accensione di falò in tutte le piazze. La storia indica l’origine di tali festeggiamenti durante la famosa Guerra dei Trent’anni, tra la Repubblica di Genova ed il Ducato di Savoia, quando per la conquista dei territori strategici di Bajardo, in mano ai Genovesi, e di Carpasio, controllato dai Savoia, la Valle Argentina, tra l’aprile e il maggio del 1625, fu teatro di cruenti scontri. All’epoca non si facevano prigionieri, e la conquista dei territori portava a pesanti saccheggi, nonchè a violenti oltraggi verso donne e bambini. Fu così che, nonostante una strenua difesa delle milizie locali, di fronte alle forze preponderanti dei Franco-Piemontesi, il 16 maggio del 1625, Taggia si arrese ai Sabaudi, confidando nel voto fatto precedentemente al patrono San Benedetto affinchè fosse salvata da saccheggi e soprusi. In effetti i Sabaudi si mostrarono clementi, accontentandosi di un donativo e richiedendo l’ospitalità delle proprie truppe e l’omaggio al Duca di Savoia. La leggenda, invece, prendendo spunto dal tipo di festeggiamenti che si protraggono dal 1626 e cioè dalla Festa dei Fuochi, fa risalire le origini allo scampato pericolo di incursioni saracene che, a quei tempi, erano abbastanza frequenti nel Mar Ligure. L’intervento del Santo, che Santo all’epoca ancora non era, che suggerì di accendere dei grossi fuochi in ogni piazza del paese, fu decisivo a convincere i Saraceni, in avvicinamento alle nostre coste, che la città di Taggia era già stata oggetto di saccheggi e quindi a proseguire per altri lidi. Comunque, a prescindere da cosa abbia dato origine ai festeggiamenti in onore di San Benedetto, quello che conta è la passione e l’entusiasmo che la cittadinanza intera mette nell’impegnarsi alla perfetta riuscita della manifestazione che, nel corso degli ultimi anni si è arricchita molto, migliorando sino al punto di meritare l’iscrizione alla F.I.G.S. (Federazione Italiana Giochi Storici) che patrocina solo le migliori manifestazioni in costume d’Italia. E, inoltre, nel 2009 la Duea Film dei fratelli Avati-Roma è venuta a riprendere la nostra manifestazione considerata tra le venti migliori in Italia per trasmetterla sul canale satellitare TV2000 visibile anche in Europa”.

Che dirvi ancora? Non mi resta altro che mostrarvi, ora che tutti questi festeggiamenti sono giunti alla fine almeno per quest’anno, ulteriori post per farvi sognare un mondo a noi sconosciuto. In questi giorni chi entra a Taggia viene catapultato davvero in un’altra epoca! Tutto è studiato e preparato con massima cura e ogni via, ogni persona. ogni casa del paese si trasforma.

Preparatevi!

Un abbraccio.

Pigmy

 

M.

La piccola Chiesa di Lampedusa

Cari topi, oggi vi porto a visitare una delle chiese più belle della Valle Argentina, la chiesa di Nostra Signora di Lampedusa o anche, Madonna dei Fanciulli, a Castellaro.

E’ vero che siamo a 370 metri d’altidunine, ma guardate il panorama che ci offre. Meraviglioso.

Il mare da una parte, giù in fondo alla vallata, e i monti dall’altra.

Questo Santuario, eretto nel 1619, è palcoscenico della maggior parte di matrimoni nella mia zona.

Infatti, è veramente caratteristico e la storia che lo accompagna è davvero curiosa. Si dice infatti che è stato fatto costruire da un certo Andrea Anfossi che, rapito dai saraceni e portato nell’Isola di Lampedusa, aveva giurato che se si fosse salvato e fosse riuscito a fare ritorno a casa, avrebbe fatto erigere una chiesa in onore della Madonna proprio perchè, nella sua fuga, trovò un dipinto della Vergine Maria e la stessa, gli apparve in sogno indicandogli la retta via della liberazione.

Dopo essersi costruito un’imbarcazione di fortuna, riuscì nell’impresa a raggiungere il Mar Ligure e approdare a Taggia (Arma di Taggia in realtà, ma, ai tempi, Arma era ancora solo un gruppo misero di case) e infine, a Castellaro e iniziò a realizzare quello che aveva promesso.

Iniziò a costruire questa casa mariana nel 1602 e la ultimò nel 1619 aiutato da tutti i castellaresi.

Sopra al suo maestoso portone, entrando, si può notare subito un bellissimo affresco che rappresenta appunto il viaggio dell’Anfossi con, sullo sfondo, le navi dei saraceni e, dipinta su un rosone di gesso bianco, la scritta “indulgenza plenaria” invita ad entrare purificati da ogni peccato e accolti così come si è.

Questo Santuario costruito su una collina chiamata Costaventosa, dista dal paese di quasi 1 km ma le sue campane, quando suonano a festa, rimbombano per tutta la valle e viene festeggiato ogni anno l’8 di settembre.

Il suo tetto, che crollò nel 1887, durante il terremoto che devastò Diano Marina, causò la morte di 47 persone. Il campanile fu una delle ultime cose ad essere finita e mantenuta ma, vengono attribuiti a questa Madonna di Lampedusa tanti miracoli inerenti a calamità naturali, o personali, come l’aver salvato vite coinvolte, ad esempio, in incidenti.

Al suo interno, è piccola ma bellissima.

Di forma circolare, è dotata di tre altari, uno più grande centrale e altri due laterali, più piccoli, ognuno dedicato a un Santo ed entrando si può notare subito, dopo il confessionale di legno, la statua di San Giovanni che venera Maria in ginocchio.

Grazie ad una scaletta che passa dietro l’altare principale, formando una specie di ponte, possiamo ammirare tutta l’entrata della chiesa dall’alto e le panche sotto di noi dove pregano i fedeli.

Da qui, l’interno sembra più piccolo ma offre tutta la sua bellezza. E’ proprio cercando di raggiungere la sacrestia qui accanto che possiamo inoltrarci nello stretto corridoio, il quale, alle sue pareti, esibisce i fioretti, le richieste e i doni fatti alla mamma di Gesù in cerca di aiuto e speranza. Ce n’è davvero di tutti i tipi: cuori dorati o di velluto, disegni, poesie, doni, ognuno ha presentato il suo ringraziamento o la sua richiesta. La sua preghiera. Alcuni, non lo nego, fanno tenerezza.

Ognuno, ha messo in bella mostra il suo ex-voto fatto con le proprie mani. Ci sono anche tele dipinte che rappresentano l’eventuale incidente, ricami, scritte su pergamene, nomi e anche fiocchi rosa e azzurri di bimbi nati. Quanta pazienza e quanta devozione si legge in questi che, talvolta, sono veri e propri cimeli risalenti a tantissimi anni fa.

E’ sempre qui inoltre che risiede un vecchio pianoforte di legno e le sedie dei coristi che intonano canti religiosi durante la messa domenicale. Intorno a lui anche lapidi di marmo con incise le vite dei Santi e dei parroci che hanno celebrato in questo Santuario la parola del Signore, guarendo, tramite la mano della Vergine, così vuole la leggenda, malattie in modo miracoloso.

Un bellissimo vetro dipinto, rappresenta Maria nei tradizionali colori del bianco e del blu, i colori della purezza e della meditazione, con intorno le colombe che volano.

La stessa Madonna, quella dei Fanciulli, di cui vi parlavo a inizio post, la possiamo vedere anche fuori la chiesa, in una piccola grotta, protetta da un vetro, mentre abbraccia un Gesù ancora bambino, e dove un’insegna di bronzo elenca tutti i diritti di cui devono usufruire i piccoli che lei protegge come quello di avere una famiglia, di nascere, di vivere una vita decorosa, di avere cibo, rispetto e così via. In questa cavità c’è anche chi getta qualche monetina sperando di avverare i suoi desideri.

Si, sono davvero tante le persone che passano di qua e lasciano il proprio segno, tra l’altro, posso assicurarvi che di sera è un posticino davvero romantico e tranquillo con tutto il panorama illuminato sottostante.

E’ facile infatti trovare coppiette di fidanzatini che passeggiano intorno la chiesa, sotto la grotta, giurandosi amore eterno. Ah…. carini… bhè, io invece, giurandovi che questo non sarà l’ultimo luogo che vi farò conoscere vi saluto e vi abbraccio. A presto Pigmy.

M.

E questa volta entriamo!

Cari topini, vi ricordate quando tempo fa vi avevo postato la splendida chiesetta di Arma sul mare? Ebbene, questa volta, vi ci riporto ma, grazie al mio piccolo topino, che sgattaiolando è riuscito ad entrare (con tutta la scuola al seguito), ho la possibilità di mostrarvi com’è dentro, grazie alle foto (tutto sua madre), che ha fatto.

Si, siamo nella grotta della Madonna dell’Arma dove non si riscontra solo, come vi avevo raccontato, la presenza dell’uomo preistorico ma anche tanti tanti reperti inerenti all’epoca Greca e Romana.

In queste prime due foto possiamo ammirare meglio il soffitto e il pavimento, uno completamente di roccia e l’altro in alcuni punti, di roccia e sabbia.

Questo Santuario si trova nella costa Armedana (che si estende dal torrente Argentina, al torrente Armea) sulla punta della Collina dei Castelletti e, questo toponimo, ricorda proprio la presenza di una serie di castellieri degli antichi Liguri disposti sul crinale delle alture circostanti.

Ci teniamo addosso la giacca perchè l’umidità rende questa grotta abbastanza fredda e ci inoltriamo verso l’altare reso protagonista da una bellissima statua che, insieme ad altre, rifascia il perimetro interno di questo luogo sacro.

Sono opere d’arte bellissime, realizzate interamente in marmo bianco.

Le espressioni dei volti dei personaggi sembrano reali.

Le colonne invece, che le circondano, sono in gesso.

La salsedine riesce a penetrare anche qui, oltre le grate, e le ricopre di un velo sottile.

Il luogo è tremendamente affascinante, mi racconta il mio piccolo, ed era ambita meta di coppie che volevano coronare il loro sogno d’amore, sul mare, in una grotta. I matrimoni però, negli anni ’70, hanno smesso di celebrarli.

Mi fa piacere ricordare che l’ultimo permesso è stato quello dei genitori della mia carissima amica, complice di mille avventure, e colgo l’occasione per salutarli.

Il momento però più emozionante, che ha colpito topino, è stato quando lo hanno messo davanti ad una specie di scalinata che scende un poco in profondità, verso gli scavi che hanno fatto, dove sono stati ritrovati tutti i cimeli e le antichità, documentazioni importantissime.

Mamma! Mi sono sentito un archeologo! – mi ha detto entusiasta, e lo posso capire.

Essendo un foro pericoloso è stato protetto con delle sbarre che lo circondano ma qualche fossile è ancora visibile. Questo scavo si trova proprio di fianco alle panche dove i fedeli pregano il Signore.

Ma i resti di tanta storia non sono solo all’interno di questa struttura, tutt’intorno, dalla Torre Bernice, vecchia torre di un castello distrutto, fino alla Fortezza cinquecentesca, esistono ancora dettagli di quel che esisteva prima della caduta dell’Impero Romano e poi abbandonato.

La Fortezza rimane proprio sopra questa grotta e, anche se oggi non è più visitabile, si sa che esistono ancora le stanze, quella del capitano, della servitù e il salone del focolare.

Una Fortezza che Genova usò per tantissimi anni e per gli scopi più diversi, non solo quelli che vi avevo già citato in passato, in ultimo infatti, desiderava, con appostamenti proprio in questo luogo, controllare il contrabbando del sale su quella che era un tempo la Via Romana.

Una Fortezza che era unico e grande punto di riferimento, di richiamo e di incontro per tutti i pirati.

Ebbene si, ecco quante cose ha da raccontare un piccolo posto come questo.

E ora vi lascio a contemplarlo; lui che, nonostante tutto, è ancora lì e, da anni, continua ad essere il ritrovo della gente di Arma e dei ragazzini che d’estate popolano le spiagge circostanti.

Ecco anche un modellino che riprende la baia, posizionato in un angolo di questo Santuario dedicato alla Madonna, vicino al luogo delle ricerche.

Buon viaggetto sul mare e nella storia quindi.

Alla prossima, la vostra Pigmy.

M.

La piccola chiesetta di Arma

Eccola, lei sorge qui, nella pietra, dentro una roccia.

Il campanile dell’Agave, distaccato da lei, le regala il rintocco delle campane, solo una volta, solo una sera d’estate. È un luogo di preghiera sottostante la fortezza di Arma di Taggia, il primo paese della Valle Argentina, anche se i più precisi direbbero che, in realtà, la vallata inizia dopo Taggia, in su, verso i monti.

Nel punto in cui sorge la chiesetta, finisce questa piccola cittadina di Arma e inizia il paese di Bussana.

Lei da qui domina sul mare. Quello che le pietre che la compongono vedono è un panorama che lascia estasiati, soprattutto se si pensa che al mattino presto, quando il cielo è terso, lo sguardo può catturare addirittura i monti della Corsica.

È la piccola chiesetta dell’Arma o, tempo fa, dell’Alma, il cui vero nome è “Santuario – Grotta della S.S. Annunziata”.

La Madonnina, vestita di bianco, prega alzando gli occhi al cielo e protegge il suo paese. È sempre lì: di notte, di giorno, d’estate, d’inverno. Governa su questo Santuario, ricreato in una grotta.

Una grotta che porta tracce di un’ epoca preistorica, lontana. Al suo interno, dove potete notare il particolare soffitto di pietra, sono stati rinvenuti tre frammenti di cranio di uomo di Neanderthal, senza contare vari utensili e resti di animali anche più recenti, come iene, ippopotami, elefanti. Tali cimeli sono esposti nella sala principale del Museo Borea di San Remo.

Attraverso i secoli, questa roccia venne più volte conquistata nonché incendiata da barbari e saraceni, nemici degli antichi Liguri. Al suo interno, sono conservate statue e sculture di alto pregio, appartenenti alcune alla scuola genovese del ‘700, altre a scultori locali, come i bassorilievi nell’altare. La grotta interna è molto umida e fredda, anche in piena estate si ci entra con la giacca a vento. Pensate che entra dentro la pietra di ben 55 metri, senza contare tutta una serie di cunicoli, che scendono anche in profondità per un totale di circa 100 metri. 350 sono invece i metri cubi, dei quali 140 sono occupati dalla chiesa, dall’inizio del XII secolo circa. Inoltre, è orientata su un asse Nord-Sud, per poi piegare, dopo 40 metri dall’entrata, con una netta curva di 90° verso Est. A vederla, dalle sue finestrelle sbarrate da grossi tubi di ferro arrugginito, sembra in realtà piccolissima, ma è un’illusione, perché la sua profondità, come abbiamo visto, è ben più spettacolare. Nessuno, entrando dalla sua porticina di legno, si aspetterebbe tanto. Quest’ultima è dedicata alla Beata Vergine Maria, testimonianza di un’epoca anche romana, oltre che preistorica, che ha fatto sì che questo luogo sia divenuto nel tempo di grande interesse per archeologi e scienziati.

Tuttavia questo piccolo tempio non ha conosciuto solo queste civiltà. La nostra Madonnina vestita di bianco potrebbe senza difficoltà narrare di pirati che terrorizzarono tutto il sud dell’Europa e s’impossessarono proprio di Arma di Taggia, sconfiggendola a suon di cannonate e scimitarre.

La Madonnina ha conosciuto i saraceni, i musulmani del nord dell’Africa, abili conquistatori. Eppure continua a stare lì, impassibile, grande punto di riferimento di questo paese che si affaccia sul mare. E resta ferma a guardare tutti i colori che le regala il cielo a volte azzurro, spesso rosa, e quel manto di acqua salata che s’infrange contro gli scogli.

Sempre lì, uguale a quando ero bambina, a quando era consuetudine andare a passeggiare sulla spiaggia fino alla fortezza, fino alla chiesetta, per poi tornare indietro come se oltre, non esistesse nulla. Ci bastava arrivare fin sul suo piazzale, guardare Arma, tutta, con un solo sguardo, lanciare una monetina tra le sue grate ed esprimere un desiderio.

Pigmy.

M.

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