Memorie di zona Sciorella

Cari Topi,

vi ho condotti spesso al Passo della Mezzaluna, luogo ben noto della Valle Argentina, ma oggi vi ci porto nuovamente perché voglio farvi conoscere una zona nei pressi di questo posto che per me è davvero particolare.

Andiamo in zona Sciorella.

Si tratta di un’antica e piccola frazione, appartenente al paese di Andagna, che si divideva un tempo in Sciorella Soprana e Sciorella Sottana.

Col dire “un tempo” intendo, grosso modo, fino agli anni ’70 del secolo scorso, dove, nei dintorni di questa borgata, venivano coltivati patate, grano e cavoli. E quindi risultava, in qualche modo, ancora vissuta.

Non solo, anche il bestiame abbondava e poteva far man bassa dell’erba buona del Praetto e della Mezzaluna stessa.

Oggi, di questa località rimangono solo alcuni ruderi in pietra ma credetemi sulla parola se vi dico che questo luogo parla…

Parla e racconta di sé e di chi lo abitava…

Gli orti e le coltivazioni nascevano accanto alle case. Ancora oggi si possono notare rimasugli di terrazzamenti completamente ricoperti dal bosco adesso.

Forse ancora più affascinanti.

Quando gli alberi sono spogli si possono intravvedere bene, altrimenti, il ricco fogliame li nasconde un po’.

Ci sono casette dall’area di pochi metri e altre più grandi, più capienti.

Alcune erano vere e proprie dimore, altre erano Selle e cioè dei ripari nei quali stoccare rifornimenti, soprattutto alimentari, per superare il periodo invernale.

Sopra all’abitato di Andagna, un altro paese, oggi fantasma, è da sempre meta prediletta di parecchi amanti della Valle vista la sua bellezza. Si tratta di Drego.

Sopra a Drego, continuando per raggiungere il Passo della Mezzaluna, si arriva ai Confurzi (un giorno vi parlerò anche di questa località qui) e più su ancora, sotto al Monte Bussana e Cima Donzella, ecco lo svilupparsi di Sciorella.

Il termine “Confurzi”, con cui si conosce l’altra zona, indica la confluenza di diverse acque e questo sta a significare come quei terreni potevano essere ben nutriti e generosi.

Nei pressi di Sciorella troviamo diverse Conifere ma soprattutto, a regnare, sono i Carpini, i Noccioli e i Castagni che un tempo permettevano alle persone di sfamarsi e di avere un commercio. Anche la Rosa Canina, con i suoi arbusti spinosi, è molto presente.

La Fauna selvatica, invece, è formata prevalentemente da Caprioli, Lepri, Cinghiali e Lupi ma, se si alzano gli occhi al cielo, si possono anche ammirare straordinari esemplari di Albanella Reale, Aquila Reale e Corvo Imperiale.

Per non parlare dei tanti uccellini che accompagnano il mio cammino all’interno della macchia come i Picchi, i Cuculi e i Fringuelli. E molte altre specie.

Vi confiderò un segreto… pare che qui, in passato, siano anche stati avvistati dei Cervi di passaggio.

Il Cervo non vive nella mia Valle ma vive nei dintorni di essa e, probabilmente, nello spostarsi e nell’andare a conoscere la vasta Foresta dei Labari, è passato anche da qui.

Da questa zona dei miei monti la vista è splendida, sono a circa 1400 mt di altitudine… mi chiedo come facessero un tempo, gli abitanti, ad attraversare quei boschi e quei sentieri per scendere giù in paese. Tutto sembra lontanissimo, poichè pare di essere in cima al mondo.

Posso vedere tutta l’altra parte della mia Valle che è fatta a ferro di cavallo ma posso vedere anche i paesi principali come Triora.

E’ divertente riconoscerli da qui e spostarmi per vedere quale dei tanti sbuca: Andagna, Molini, Corte….

Guardate come sono lontani però! Ritorno col pensiero alla tanta strada che si doveva percorrere.

Negli ultimi anni, infatti, questa è diventata una località prettamente estiva, usata per portare le greggi di Capre, Pecore e Mucche; ciononostante, indica davvero la tempra di chi ci ha preceduto.

E’ un sentiero ben delineato quello che mi permette di attraverso questo luogo silenzioso.

A volte sono all’interno di un intricato bosco, a volte mi trovo in radure ampie, più spoglie. Ma tutto è magico.

Ci sono punti in cui la vegetazione la fa davvero da padrona. In primavera è un verde intenso a regnare e sembra non esserci nemmeno un centimetro di spazio per passare (a parte per me che sgattaiolo ovunque).

Girandomi da dove sono arrivata rivedo il Passo e ammiro il mio amato Carmo di Brocchi che si innalza sopra ogni cosa.

E’ solenne, sovrano e splendido.

Continuando potrei arrivare fino ai Prati di Corte e ai Casai ma oggi voglio godermi questa bellezza antica e restare ancora ad ascoltare cos’hanno da dirmi tutte queste pietre che, ad una prima vista, appaiono silenziose.

Delineano confini, parlano di guerre, di povertà e ricchezza.

Trasudano del duro lavoro. Inventano leggende e fiabe.

Affermano un passato severo ma ricco di valori.

La loro voce è lieve, mai prorompente.

Appaiono fragili ma non lo sono. Sono lì da tempo.

Chissà quante ne hanno visto! Chissà da chi sono state posizionate in modo tanto ordinato e con maestria. Chissà perchè è stata scelta questa zona per vivere… beh… la risposta è facile… perchè c’è tutto: l’acqua, il bosco con i suoi frutti, il pascolo per il bestiame, la neve in inverno come riserva idrica, i fiori d’estate che nutrono le Api, l’aria salubre, tanto sole, il buon terreno, la selvaggina, le vette incontaminate…

Un paradiso insomma!

I nostri avi pensavano a tutto.

E questo – tutto – è oggi narrato dall’atmosfera di Sciorella. Serve solo restare in ascolto.

Rizzate le orecchie Topi! Ma preparatevi anche per il prossimo post, nel quale, come sempre, vi porterò con me alla scoperta di qualcosa che riguarda la mia amatissima Valle!

Squit!

Una Valle e casette di pietra sparse qua e là

Tutte assieme a formare un piccolo borgo oppure in solitaria, sotto la neve o sotto il sole sono sempre lì. Da anni, da molti anni.

Sono tante, tantissime le casette in pietra sparse per la Valle Argentina, la mia splendida Valle.

“Casette” è un termine banale e generico con il quale, simpaticamente, si indica una qualsiasi costruzione, ma in realtà i tempi antichi che ci hanno preceduto raccontano di queste strutture definendole precisamente per ciò che erano. Eh sì, topi, ognuna di loro nasceva per uno scopo e la sua costruzione veniva collocata in una determinata posizione strategica in base allo scopo stesso.
Abbiamo quelle che servivano proprio da tana, ossia dimore degli umani.
Dimore per tutto l’anno o soltanto per il periodo estivo, come nel caso dei pastori che usufruivano di queste case in estate, quando si spostavano con il loro bestiame verso i pascoli e le malghe incontaminate ad alta quota.
Abbiamo le selle e le caselle, che venivano utilizzate per mantenere le provviste al riparo da animali e agenti atmosferici; molto utili a pastori, agricoltori e taglialegna e, oltre a ricovero di attrezzi e alimenti, offrivano riparo e riposo agli uomini stessi prima che potessero scendere in paese.
Abbiamo strutture religiose, a volte semplici santuari eretti nel bel mezzo di un bosco, dove il culto religioso abbondava e, ogni momento, ogni luogo, poteva essere considerato una valida stazione dove pregare, rendere grazie e chiedere miracoli e protezione.
Abbiamo stalle e rifugi, principalmente dedicati al bestiame che doveva essere protetto perché grande mezzo di sostentamento per l’uomo.
E ancora mulini, polveriere, cascine, guardiole, bastioni, edicole.
Abbiamo ogni cosa e ogni casa.
Di molte, rimane solo più il ricordo o cumuli di massi, di altre ne possiamo ancora oggi vedere la perfezione e la bellezza.
Certe sono adesso solo ruderi che ancora raccontano una storia passata, certe vengono ristrutturate e rese bellissime come le dimore di una fiaba, ma tutte loro ci parlano, se si sanno ascoltare.
In una Valle che ha molto legname da offrire e molta pietra (principalmente ardesia e arenaria) ecco come i suoi doni venivano usati dall’uomo.
Alcune si trovano in luoghi davvero impervi e risulta incomprensibile capire come si potesse stare lì o con quale fatica, visto il territorio circostante, si siano potute costruire.
In effetti, dietro a ognuna di esse vive una lunga storia di incredibile impegno e duro lavoro che come protagonisti vede l’uomo, ma anche gli animali come gli asini che servivano a trasportare pesanti sacchi pieni di sassi su per ripidi sentieri poco battuti.
Ogni volta che, passeggiando per la natura, ne incontro una mi scappa un sorriso.
Qui son rimaste solo le basi, qui invece si notano ancora le divisioni interne, qui… qui ci abitano, andiamo via per non disturbare.
I massi principali di quelle abbandonate sono divenuti un tutt’uno con la natura, dove, muschio e roveti hanno inglobato ciò che ritenevano di loro proprietà, coagulandolo con essi.
Penso che un gigante possa vederle come piccole pietre preziose incastonate nei monti, sparse qua e là, ad arricchire un ambiente perfetto e meraviglioso.
Attraverso di esse, completamente realizzate con materiali naturali, si percepisce la bellezza dell’essere umano e del suo vivere la natura in totale rispetto con essa.
Dopo questo, cari topi, non mi resta che regalarvi un bacio dal sapore antico e aspettarvi per il prossimo articolo.