Sempre bella

Si topi. E’ vero, la neve non è ancora scesa, non ci sono i fiori primaverili, non ci sono i colori dell’autunno, ne’ gli insetti estivi che svolazzano di qua e di là. C’è un gennaio spoglio. Soleggiato e freddo allo stesso tempo. La terra si mostra nuda e la si potrebbe considerare scialba, ma non qui, non nella mia Valle, dove nonostante il suo essere quasi indifesa, ci propone un panorama mozzafiato.

Guardate il sole. Come spinge e si fa largo tra i rami che non riescono ne’ a fermarlo ne’ a coprirlo, e la luna, che in un inverno così limpido, la si può vedere fin dalle prime ore del pomeriggio, alta nel cielo.

E i miei monti, che si stagliano contro l’infinito azzurro.

Non occorre avere obbligatoriamente quel qualcosa che raffiguri la determinata stagione.

Quel che vedono i miei occhi, ciò che per alcuni può significare il niente, è quello che in nessun altro momento dell’anno, si può rimirare, se non ora.

Il tappeto di ricci e foglie secche per terra. Cadute già da qualche mese. Aspettavano di poter ghiacciare e andare a nutrire il sottosuolo ma dovranno attendere. Per ora, possiamo ancora camminarci sopra, per chilometri e chilometri, per i boschi, giù per le colline, e sentire il loro scricchiolio sotto alle nostre zampe.

Tutto sembra spento a riposare ma, anche in questo grigiore c’è vita, e l’unico tocco di colore, oltre al cielo, lo dà l’Edera che si avvinghia ai tronchi e il muschio che avvolge i muriciattoli di pietra.

Il sole cala presto, lasciando una penombra pesante nella quale vieni bagnato da microscopiche goccioline di fredda umidità. E’ il calar della sera e percepisci di essere in un mondo a sè. Particolare. Un mondo che per rivedere dovrai aspettare che passino di nuovo tutti e dodici i mesi.

I rami spogli disegnano un intreccio che sembra non lasciarti scampo, ne’ via d’uscita ma la terra non ti è nemica e ti sta insegnando ad assaporare ciò che hai intorno, così com’è. Sempre. Ti sta insegnando a non voler di più e ad amarla comunque, in ogni sua trasformazione. Tanta pulizia stona. Non ci si abitua mai a vederla così. Lei, la mia vallata, sempre fiorente e lussureggiante, così colorata e così accogliente. In questo periodo mi ha fatto entrare da un’altra porta e l’ammiro ancora di più.

E se stai in silenzio e sai ascoltare, è ancora oggi, nonostante tutto, ricca di vita. Una vita che non osa far rumore, che quasi, con estrema educazione, per non infastidire, passa le giornate nascosta nel cuore dei boschi.

Il lieve scrosciare dell’acqua, l’incerto grufolare del cinghiale, il breve batter d’ali di un uccellino. Poi di nuovo la quiete totale.

Sempre caro mi fu…” recitava il Leopardi. E queste parole de – L’infinito – le voglio dedicare alla mia Valle. Imponente, che ti fa sospirare. Che ti fa assaporare l’attesa della Primavera e andrà a vestirsi di Lavanda, di Ginestra e Mimosa.

Dove io non mi mimetizzerò più con il sottobosco ma sgattaiolerò tra petali bianchi e rosa di Peschi e Ciliegi scesi dai rami.

E allora continuo il mio giretto. Voglio ancora godermi quest’aria e questa pace. Voglio ancora leggerla questa natura e capirla. Il suo essere più selvaggia.

Vi lascio però altre foto, oltre a queste del post, sul mio album.

Buon proseguimento quindi, chiudete gli occhi e annusate in su, io intanto, organizzo la prossima passeggiata.

Un abbraccio, vostra Pigmy.

M.