Caccia ai dipinti

Il paese di Castellaro, nel quale vi portai tempo fa.

Qui, è molto bello scoprire, angolo dopo angolo, alcuni vecchi dipinti ancora visibili che arricchiscono il borgo e le case. Essi non avvisano, compaiono all’improvviso: sopra un muro, tra due finestre, sotto ad una balaustra, obbligandoci spesso ad alzare lo sguardo.SONY DSC Altri invece, si nascondono nei vicoli bui e bisogna fare attenzione per poterli scovare. I temi che ricalcano sono svariati. Ci sono quelli dedicati alla caccia, gli affreschi religiosi, che ritraggono spesso la Sacra Famiglia, alcuni inerenti alla natura e uno, che ovviamente non poteva mancare, riprende lo stemma del Comune che, suddiviso in quattro settori, è descritto come un araldo: SONY DSCnel primo, di rosso, all’olivo sradicato, d’oro, con dodici frutti, d’argento; nel secondo, d’argento, alla croce a bracci rossi; nel terzo, d’azzurro, al castello in argento, merlato alla ghibellina, murato di nero, con due torri riunite a cortina di muro, poggiante su una pianura verde; nel quarto, d’oro, al tralcio di vite verde, posto in banda, con due grappoli d’uva, pampini e due foglie“. Se andate su Wikipedia, potete vederlo anche voi.SONY DSCE’ proprio una specie di caccia al tesoro.

Tra i carrugi di questo soleggiato paese, circondato dagli ulivi e baciato dal sole e dal vento, si possono ammirare queste opere risalenti, alcune, a tantissimi anni fa. I castellaresi li hanno lasciati in bella mostra e, diversi, li abbelliscono ulteriormente mettendoci davanti piante e fiori. Non so da chi sono stati fatti, ho provato a cercare su internet ma non ho trovato nulla, ciò non m’importa, mi spiace semplicemente non rendere omaggio ai vari autori ma sono ugualmente notevoli.SONY DSC Sono molto belli da vedere e, alcuni, da toccare. Quello che mi ha maggiormente colpito è stato quello rappresentante dei cavalli bianchi al galoppo nell’acqua. Un fiume forse. Quel rosa-arancio sullo sfondo è un colore molto caldo e luminoso che da l’idea di poter entrare nel dipinto. E’ un’immagine molto grande, questa, che permette di essere vista molto bene e da vicino. Quasi magica. SONY DSCAlcuni, così consumati dalla pioggia e dal vento. Alcuni, così in alto da farsi riscaldare dai raggi del sole. Qui nella mia Valle l’arte c’è. Ce n’è molta, anche se può non sembrare, bisogna solo avere la voglia di cercarla. Non è soltanto chiusa in un museo, non è solo dentro alle Chiese, è tra noi, vicinissima, potente, ma così discreta da passare spesso inosservata. E io, oltre ad osservarla, la metto in mostra a tutti voi.

Un bacione topini.

M.

Il Bastione della Biscia

Ancora una volta vi porto qui. Qui in cima al più storico borgo che si conosca. Qui, dove tutto un tempo iniziò; sembrerebbe nel lontano periodo preromano. Questo dicono le fonti locali inerenti ai primitivi insediamenti umani, dove gliSONY DSC storici non escludono un probabile luogo di culto, dedicato al Dio Belleno, nella zona denominata di Capo Don.

La curva, cosiddetta – del Don -, è la curva che collega il paese di Riva con quello di Arma. Nel centro di questa curva, molto ampia, c’è la salita che porta a Castellaro.

La più antica testimonianza del luogo risale tra il X e il VII secolo avanti Cristo, grazie al ritrovamento di antiche tombe cinerarie nella zona detta delle Grange e, più avanti nel tempo, come molti altri paesi e villaggi liguri, subì la dominazione da parte dell’Impero Romano prima, e della Repubblica di Genova poi, diventando sede militare di un importante porto commerciale d’imbarco.

Topini e topine vi sto parlando ed eccovi ancora una volta a Taggia, anzi, in un punto particolare di Taggia. Uno dei primi ad essere “formati” e, più precisamente, davanti al Bastione della Biscia, uno dei tanti bastioni che formavano una fortificazione come sistema difensivo del paese. Un nome buffo non trovate? Non si conosce il perchè di questo nome.

Sono ancora molti i torrioni di Taggia e, alcuni, ve li avevo già presentati l’anno scorso. Questo è uno di quelli più belli, grazie anche al panorama che lo circonda. In quest’angolo, questo baluardo, è stato eretto tra i primi.SONY DSC E’ tra quelli più verso il mare e, dalla sua altezza, si poteva osservare l’arrivo pericoloso dei violenti Saraceni che sbarcavano spesso proprio dove ora sorge la famosa curva di cui vi parlavo e da lì, su verso Taggia.

La via nella quale è situata questa fortificazione è chiamata la Via dei Bastioni, un unico ciottolato con, ai lati, due lastre piatte dove potevano appoggiare le ruote dei carri. Classico Medioevo.

Questo punto fortificato riproduce la struttura del Bastione Grosso con il quale si trova in asse visiva e difensiva. Si tratta, come vi dicevo, di una delle prime strutture erette a proteggere la città. Un bellissimo torrione invaso da qualche margheritina di campo che spunta timida dai buchi che servivano da stazione alle baionette. La forza di gravità le fa pendere verso il basso e questo fa si che, alzando il muso, l’alta torre ci sembra ornata di foglie e fiori. In alto, i merletti hanno vita semplice nel farci immaginare qualche guardia a tenere tutto sotto controllo giorno e notte.

Vicino a lui, il Convento dei Domenicani, un bellissimo luogo panoramico. Si rimane affascinati dalla splendida vista, nonostante alcune serre, a mio parere, seppur indispensabili, rovinino la bellezza naturale del territorio.

Si vede tutto l’inizio della mia Valle, il torrente Argentina, l’Autostrada dei Fiori e laggiù, di fronte, sulla cresta a Est, ecco Castellaro e il suo magnifico Palazzo che spunta facendo le corna alla collina di Ulivi.

bastioni

Le bandiere colorate di azzurro, con la striscia rossa in diagonale, rappresentano uno dei rioni tabiesi o taggiesi, come meglio preferite: quello appunto dei Bastioni. È uno dei rioni più esposti, costituendo il limite Sud-Occidentale.

La parte più antica del rione è caratterizzata da un tipico insieme di costruzioni. È notabile però la presenza della terza cerchia di mura rimaste quasi intatte fra la porta di Parasio e la torre del Ciazo. Quanti angolini ho da mostrarvi ancora amici!

È percorsa dalla strada detta una volta “dei nobili” che fu appunto fatta costruire per il più comodo accesso al Convento nel 1485. Potete trovare la descrizione degli altri rioni di Taggia sul sito sanbenedettotaggia.it dove io ho trovato questo stemma e queste due righe che non conoscevo.

Un altro piccolo posticino che volevo mostrarvi topini, un altro luogo che sa di magia, che descrive una storia, la nostra storia, il nostro passato.

Io vi abbraccio e vi aspetto per il prossimo tour, la vostra Pigmy.

M.

Castellaro, il paese medioevale

Castellaro SONY DSCtopini. Oggi vi porto qui a fare una splendida gita. A Castelà, come diciamo noi.

Il toponimo deriva da “castellari“, fortificazioni costruite dagli antichi Liguri in posizione sovrastanteSONY DSC.

Vi porto in questo paese dall’ancora calcata impronta medioevale e feudale.

Un paese in collina; in cima alle colline affacciate alla costa ligure a poco meno di 300 metri sul livello del mare.

Castellaro che troneggia tra gli Ulivi argentati degli altipianiSONY DSC intorno a noi e le infinite coltivazioni di palme. Due verdi completamente diversi, uno più spento e uno più acceso. Castellaro che è cresciuta e, da un pugno di case, è diventata una cittadella elegante e ben tenuta, variopinta dal grigio della storia e dai colori tenui e tipici della Liguria.

Negli ultimi cinquant’anni, sono aumentati anche i suoi abitanti, da 500 circa, a 1200 più o meno. Se fino a qualche anno fa, su Castellaro, nessuno avrebbe scommesso una lira, SONY DSCoggi si parla della Beverly Hills della Valle Argentina. No, non sto scherzando, mica tutti i paesi, qui da noi, ti aprono la porta d’ingresso, invitandoti ad entrare, con un campo golf da far acquolina a Tiger Woods sapete? E pensate, un prato immenso completamente a ridosso del mare!

Ma andiamo a conoscere meglio questoSONY DSC stupendo borgo. Il suo centro storico, ricco di viuzze, carrugi e pietre poste a formare le strade, mostra ancora tanta storia, risultando meraviglioso e simile a un labirinto. Innanzi tutto, quello che colpisce di Castellaro, già da lontano, quando se ne vede il panorama, è il bellissimo Palazzo Arnaldi del XIX secolo, un’architettura civile edificata in stile neogotico e con una grande piazza davanti. SONY DSCIn questa piazza oggi c’è un parcheggio, una bella fontana e un dipinto dedicato a Maria dove regnano le scritte in onore della Madonna di Lampedusa da parte dei pellegrini che sempre la ricordano e la ringraziano. Osserviamo ancora però il bellissimo palazzo. Un castellaro trasformato dalla famiglia Quaranta in un vero e proprio castello e, attorno ad esso, pian piano, cominciò a svilupparsi tutto il paese. La famiglia QuarantaSONY DSC, prese questo feudo dai marchesi di Clavesana prima che la Repubblica di Genova, nel 1228, lo assegnò ufficialmente a Bonifacio di Lengueglia aSONY DSCssieme ad altri territori circostanti.

Nella seconda metà del Cinquecento, lasciato senza difesa dagli Spinola, nuovi signori del borgo, ma residenti a Genova, fu attaccato dai pirati Saraceni che lo saccheggiarono e ne uccisero o rapirono gli abitanti (non se ne conosce la fine precisa ma rimase senza proprieSONY DSCtari) tant’è che, nei secoli, fu oggetto di aspre contese tra gli eredi degli Spinola fino alla fine del Seicento, periodo in cui passò nei domini di Marcantonio Gentile e di sua moglie Maria Brigida Spinola e vi rimase fino SONY DSCalla conquista da parte di Napoleone nel 1797.

Esso oggi è il luogo in cui si effettuano le conferenze, le riunioni ed è anche un centro polivalente comunale.

E che belli tutti gli araldi e i simboli che lo abbelliscono, non solo di Castellaro e della RepubblicaSONY DSC di Genova ma anche di tutte le altre terre attorno.

Di fronte a lui, su una casa rosa, c’è dipinta una meridiana e, una lastra di marmo bianco, porta i ringraziamenti a Vivaldi Domenico, primo Presidente della Società di Mutuo Soccorso della zona di Castellaro.

Non è il caso di mettersi i tacchi per venire a visitare questo borgo, i tacchi non sonoSONY DSC adatti a nessun paesino ligure che mantiene le viuzze inerpicate un tempo utili persino per difendersi meglio dai nemici.

I muri delle case sono freddi, in certi punti qui non ci batte mai il sole. Le case sono unite da piccoli archi di pietra ad unica volta e, i panni stesi, ricordano i tempi antichi.

La stradina che sale verso la Chiesa Parrocchiale di San Pietro in Vincoli è molto bella, permette di vedere laggiù, fino al mare, gran parte della Valle, e ancora fino a Pompeiana, un altro paesino della mia provincia. SONY DSC

Siamo sul puntale ad Est della Valle Argentina, un angolo meraviglioso e quello che vediamo ci toglie il fiato.

Aperto. Infinito. Appagamento totale per i nostri occhi.

Bellissima è anche questa chiesa eretta nel 1619 che, un giorno, vi farò conoscere meglio. Sono tante le Chiese qui in Castellaro senza contare quella di Nostra Signora di Lampedusa, la più importante e significativa di tutta la zona non solo del paese, che vi avevo fatto vedere SONY DSCqui, in questo post https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2011/12/28/la-chiesa-di-lampedusa/ .

Spuntano campanili ovunque in questo villaggioSONY DSC. Rimango un pò qui, il sole batte sulla facciata principale di questa Chiesa donandole un colore ocra vivo. Un bagliore che esalta la tinta con la quale è stata pitturata. La sua porta è chiusa. Non possiamo entrare. I pini marittimi, la incorniciano in un verde cupo. Tutta la parete è piena di arte.

Quanta arte qui a Castellaro, quanto gusto c’è. Un giorno vi farò conoscere anche le opere di un artista che ha reso il paese SONY DSC molto colorato con le sue belle idee ma, oggi, vogliamo continuare a scovare luoghi che parlano di storia.SONY DSC

Ecco le prigioni ad esempio, (purtroppo chiuse, mi sarebbe piaciuto vederle) e la torre. Che fascino topini! Stiamo parlando di prigioni davvero in uso nel medioevo e di una vera torre di camminamento del castello della famiglia “Linguilia già dei Quadraginta” (i nomi che vi ho detto prima in lingua ancora più antica) del secolo XI. Questa torre è stata restaurata non molto tempo fa, nel 1999, ed era a pianta semicircolare. Che fascino! Sembra davvero di essere in quel tempo!

Si fanno ammirare anche le altre grate che trovi qui e là in vari edifici di tutto il paese, viene da chiedersi chissà chi c’è stato SONY DSCdietro a quelle sbarre. Da lì esce aria fredda e, guardandole, ci si ritrova avvolti da un’atmosfera misteriosa. Al loro interno è tutto buio. Buio pesto. Non si vede nulla, si può solo immaginare. Davanti alle barre di questa struttura, per non annoiarsi assolutamente, si trovano la Biblioteca Civica dedicata a Ivan Arnaldi e il Palazzo dei MarchesiSONY DSC Gentile e Spinola, risalente al secolo XVII. Un altro bellissimo edificio. C’è davvero tanto passato intorno.

E’ piacevole camminare per Castellaro, questi scorci lasciano a bocca aperta e, per qualsiasi bisogno, all’inizio del paese, “L’Osteria della Braia”, sarà un valido punto d’appoggio. Pizze, bevande e buon cibo. Potete camminare tranquilli topini.

Le mura di cinta, tutte rigorosamente in pietra, fanno un certo effetto. Non ne sono rimaste molte ma le poche restanti portano ancora la loro altezza e le fessure dalle quali le guardie e i soldati sparavano verso il nemico. Nessuno poteva avvicinarsi a quel mondo a sé. Le antiche mura, un orgoglioSONY DSC per i castellaresi. Li difesero dalle continue invasioni da parte dei Saraceni fino al 1797SONY DSC, anno in cui Napoleone Bonaparte, conquistò e abolì tutti i feudi liguri che iniziarono a far parte del Nuovo Governo Franco – Genovese della Repubblica Ligure.

Su Castellaro si potrebbe scrivere per ore e ore e passeggiando in lui si passeggia sempre con il naso all’insù.

Quest’oggi, le sue stradine a ciottoli sono deserte, ma due importanti feste raggruppanoSONY DSC le genti in questo paese in altri periodi dell’anno. La prima è quella dedicata alla Chiesa di cui vi parlavo prima, San Pietro in Vincoli, e la si festeggia il primo di agosto. L’altra invece, per Nostra Signora di Lampedusa, con tanto di SONY DSCprocessione, si effettua la domenica successiva all’8 di settembre. Queste sono due feste conosciute anche in gran parte del resto della Valle e, i partecipanti, sono sempre tantissimi.

Ma Castellaro è bella anche dal punto di vista geografico. Sì, da qui si può vedere dall’alto tutto il panorama di Taggia e lo scorrere fino al mare del Torrente Argentina, da qui si vedono anche, in lontananza: Colle d’Oggia e i Prati Piani dietro a Carpasio, il monte dei Vignai attraversato dalla strada dedicata a Don Aldo Caprile e, dietro la colla, c’è il Monte delle Sette Fontane. Esso è un monte che fa parte delle Alpi Liguri alto 781 metri. Il suo nome è dato dalla presenza di varie sorgenti che, insieme ad una morfologia quasi pianeggiante della sommità, ne fanno un habitat ideale per la pastorizia. Su questo monte inoltre ci sono moltissime “caselle”, delle costruzioni circolari in pietra a secco SONY DSCche, in passato, servivano da ricovero durante il lavoro nei campi e la stagionatura dei formaggi. Sono costruzioni tipiche della nostra zonaSONY DSC anche se ormai rare e vengono chiamate in dialetto “casui“.

Bella inoltre tutta la cresta ad Ovest delle montagne; le montagne della Maddalena, di Monte Ceppo e, più in su, di San Faustino. Per non parlar, come ho già detto prima, della splendida vista.

Le grida dei bambini che giocano ci rimbalzano nelle orecchie. Giù in fondo, all’inizio del paese, c’è un campetto da calcio e, per la strada che va’ a Pompeiana, si trovano anche i giochi per i più piccini.

Qui a Castellaro c’era anche un orfanotrofioSONY DSC tempo fa, trasferitosi mi pare più in giù, nel paese di San Remo.

A me non rimane più molto da dirvi se non quello di farvi ammirare alcune chicche che abbelliscono questo borgo come le statuine appese fuori dalle porte, i battacchi particolari e le cosine in creta, fatte a mano, create per abbellire gli ingressi. SONY DSCTanti i Soli e le Lune. La gente ci tiene a far bella figura.

Castellaro è ricco di dettagli che lo distinguono. Una vera meraviglia. Non c’è porta che non abbia un vaso di fiori colorato davanti. Avrei voluto fotografarveli tutti. Guardate i piloni, le targhe, le aiuole, i campanelli, tutti ricercati. Particolari. E come se non bastasseSONY DSC, per abbellire ancora di più la loro dimora, ecco la costruzione di divertenti miniature che fanno soffermare per essere osservate, messe lì, “puf!“, come un tocco artistico.

Mi ha colpito molto anche il lampione del palazzo che vi ho mostrato prima, Palazzo Arnaldi. Così antico, così arrugginito. Non ci vedo bene da qui ma sicuramente ci sarà anche qualche ragnatela. Sembra lì dai tempi dei tempi. E chissà, forse è davvero lì da quel passato. Quel passato che ancora oggi si può toccare con mano. Quel passato a volte scomodo, a volte no. Quegli stemmi, che ci ricordano a chi siamo appartenuti e a chi dovevamo obbedire. Che ci ricordano il nostro onore, le nostre battaglie e la ricchezza che oggi abbiamo dentro. SONY DSCPezzi di storia affiancati all’estroSONY DSC più moderno di chi vuol far apparire Castellaro come un bellissimo paese, originale, da scoprire angolo dopo angolo. E c’è riuscito.

Ora sono un po’ stanca. Se volete continuare a girare voi fate pure, io mi metto comoda, sopra a questa panchina di cemento e mattoni e mi godo il fresco, ciò che si mostra ai miei occhi e l’atmosfera che mi circonda. Socchiudendo le palpebre mi sembra di sentire anche i suoni e i rumori del tempo che fu. Il medioevo… e immagino mantelli sventolare al vento e sento il tintinnare di spade e ferraglie.

Sono contenta di eSONY DSCssere qui. Sono contentaSONY DSC di avervi fatto conoscere questo paese. Ora me lo godo in pace.

Vi saluto, aspettandovi per la prossima avventura, non mancate, mi raccomando.

Un bacio, la vostra Pigmy e un po’ di profumo da questa viola del pensiero che è qui vicino a me.

M.

 

Un pezzetto di Carpasio

Si topini. Carpasio merita più di un solo post ma prometto che, un pezzo per volta, ve lo farò conoscere tutto.

Non è un grandissimo paese ma merita e, nella Valle Argentina, è sicuramente tra i più forniti e i più abitati. E’ lui il paese che forma un triangolo con Costa e ad Arzene. E’ lui che si incontra dopo Montalto e, sempre da lui, andando oltre, si giunge a Prati Piani, a Colle D’Oggia, dove c’è anche un rifugio, e andando più in giù, si giunge fino alla città di Imperia.

Carpasio è abitato da circa 160 persone ed è gemellato con Saorge, una bellissima cittadina francese.

La prima cosa che ci si presenta davanti, una volta giunti al suo ingresso, è la statua in bronzo che indica il monumento dei caduti ed è dedicata alle vittime di tutte le guerre.

Esso è posto all’interno di un giardino e si affaccia sulla prima piazzetta del paese, la piazzetta del Municipio e della chiesa.

Qui, ci si ristora, nella Vecchia Trattoria, un luogo rustico nel quale gli anziani passano i pomeriggi a giocare a carte davanti ad un bel fuoco e, i giovani, cercano il vitto tra buonissimi e profumatissimi panini con salumi e formaggi della zona.

E’ sempre qui che, prima del Palazzo Comunale, possiamo ammirare la splendida fontanella in pietra, abbellita da stelle blu, dalla quale possiamo bere acqua cristallina e perennemente fredda! Questa fontanella è posta nel muro della scalinata che, come vi dicevo, porta al Municipio di Carpasio.

A tal proposito, vorrei spendere due parole sullo stemma, di questo borgo, che potete trovare anche su internet. Uno stemma che porta una descrizione araldica davvero carina e che ha ricevuto la concreta approvazione soltanto nel 1956. La dicitura è letteralmente questa “Di sfondo rosso-rosa al Castagno verde eretto, sulla cima centrale di un monte all’italiana. Nell’angolo destro, in cima, un castello d’argento con due torri merlate“.

Potete notare come il Castagno e, spesso, anche l’Ulivo (torno a ripetermi) sono simbolici e fondamentali nella mia Valle.

Oserei definirli sacri avendo, da sempre sfamato gli abitanti della zona.

Carpasio, anch’esso appartenuto a Genova, anzi, venduto proprio ad essa nel 1259, si pensa sia un luogo risalente all’Età del Ferro. E’ infatti dove sorgono le due chiese più importanti che erano stati trovati reperti archeologici che hanno permesso determinati studi e scoperte. Le chiese sono una attaccata all’altra, quella dell’Assunta e questa, della foto, di Sant’Antonino. Bellissime.

Al loro interno, tanti dipinti e una debole luce filtra dai rosoni colorati di vetro. Non poteva ovviamente mancare una splendida statua della Madonna dai piedi circondati da piccoli Angeli, a far quasi da riparo ad un prezioso affresco.

Stiamo parlando di una chiesa quattrocentesca, la quale si dice sia stata costruita su un tempio pagano e, al suo interno, sono custodite le ossa del martire Sant’Antonino.

La curiosità di essa, sta però nel campanile, in puro stile romanico, definito una simil “Torre di Pisa” in quanto pende di ben 1,60 m. (Questo dato lo si può trovare sul sito di Carpasio).

Furono i Carpasini stessi ad innalzarlo di ben 35 metri e renderlo quindi leggermente pendente, in modo tale da poter diffondere il suono delle sue campane in tutta la vallata.

Dietro a questa stupenda chiesa, nel parcheggio principale, è conservato ancora in buonissimo stato il lavatoio. Ha subito qualche modifica negli ultimi anni ma, il piano di lavoro e la struttura totale, ovviamente in Ardesia, pietra che vi ho già fatto conoscere, sono ancora quelli di un tempo.

Continuando a parlare di Ardesia, è incantevole, notare come tutte le vie di Carpasio, o i carrugi, sono indicati con nomi scolpiti su lastre di questa pietra che, i Carpasini, hanno usato anche per rendere omaggio ad una persona a loro molto cara.

Si tratta del medico, poeta e anche sindaco di Carpasio (dal 1915 al 1920) Domenico Cotta.

In parecchi punti, si vedono lastre con pezzi di sue poesie e dediche, appese ai muri, che lo ricordano da sempre.

Dal sonetto “Il villaggio natio”, ad esempio, è tratto il brano seguente: – Oh paterno montano ermo villaggio, che ancor t’affacci a la memoria mia, pover di case e strade e di retaggio, ricco di verde e cielo e fantasia -. Un onore a lui da parte di tutta la popolazione. E ciò che riporta è vero.

Il verde scuro dei boschi di Conifere e di Castagni e l’azzurro del cielo terso, a Carpasio, sono spettacolari.

Siamo a più di 700 metri d’altitudine. Circondato da abetaie e prati, esso è un posto adatto a passare giorni tranquilli sia in estate, godendosi il fresco montano, sia in inverno, ruzzolando con qualsiasi tipo di slittino, giù per i campi ricoperti di neve.

Ma c’è anche chi decide di dare un tocco di altro colore al suo mondo, sfruttando la propria dimora.

A Carpasio infatti, risiedono o passano i loro giorni di vacanza, anche parecchi artisti.

Posso assicurarvi di aver visto, nascoste tra i boschi, senza nemmeno una strada carraia, case che lasciano senza fiato, da tanto che sono belle, particolari e curate in ogni dettaglio, dalla stanza principale al pollaio.

Ovviamente non posso postarle, vi mostrerò soltanto uno dei tanti colori particolari e accesi, trovati per le vie di questo caratteristico borgo. Questa, come vi dicevo all’inizio dell’articolo, è solo una parte di quello che dovreste sapere di lui e, presto, continuerò a parlarvene in quanto è ricco di cose preziose e originali.

Nel frattempo, spero che questa prima passeggiata per conoscerlo, dove non esiste l’asfalto ma solo i ciottoli, vi sia piaciuta.

Con affetto, la vostra Pigmy.

M.