Il Cerchio delle Streghe: Mistero in Valle Argentina

Ecco. Lo vedete nell’immagine quel cerchio sul prato? IMG-20150626-WA0003No, non si tratta dei classici “cerchi nel grano” che tanto hanno fatto discutere la popolazione a livello mondiale. In questo cerchio, se riuscite a notare bene, la circonferenza non è designata dalla mancanza d’erba, bensì è come se la stessa erba fosse nata sfoggiando un altro lato di sè oppure ancora, proprio formando un perfetto circolo, sia nata un’ altra erba che ha creato questo disegno geometrico. Cerchio_delle_streghe1Un’alone piacevole di mistero e magia. Siamo nell’Alta Valle Argentina ma, il luogo preciso, tramite le ricerche che ho condotto sul web, mi suggeriscono di non rivelarlo per non creare una sorta di mito che causerebbe l’arrivo di folle probabilmente poi incriminabili di inquinamento e disturbo della quiete di questo luogo meraviglioso dove flora e fauna vivono in perfetta armonia ogni giorno. Gli abitanti del luogo inoltre, preferiscono fare gli indifferenti sul caso e non è certo mio volere usurpare la loro intimità. Questo perchè riguardo a questo cerchio sospetto, si sono venute ovviamente a creare delle leggende e delle storie che come spesso accade non si sa mai quanto possano essere vere. Ma affascinanti si, su questo non c’è dubbio. Innanzi tutto, a codesta figura, già è stato dato un nome arcano e suggestivo. “Il Cerchio delle Streghe” si chiama e, nome migliore, non potevano scegliere per la mia valle che ha come protagonista il paese di Triora conosciuto come la Salem d’Italia. Parrebbe che questo cerchio, abbia il diametro di una dozzina di metri. Mi sembrano tanti per come l’ho visto io ma non sono all’altezza di dare una valida misurazione e inoltre ero abbastanza lontana in un sentiero stupendo e panoramico. Ora, potrete ben capire come sia assolutamente interdetta la zona interna, anche se solo moralmente, in quanto, le Streghe, con le loro persecuzioni, potrebbero compiere nuovi atti malvagi nei confronti della popolazione. Le credenze continuano a vivere ma, su sanremonews, il ricercatore Vittorio Stoinich, racconta che la tradizione è sempre viva nel cuore della Valle. Perciò, quando si sente dire che un pastore, che ha voluto sfidare il potere delle nostre Bazue (streghe), dopo aver messo il piede all’interno del cerchio per raccogliere il fieno, si è ritrovato con le pecore che producevano il latte rosso come il sangue anzichè candido come sempre, tutti si sta zitti e ci si fa cullare da questa sorta di affascinante racconto che rapisce gli animi. E anche la mia Valle quindi, come se già non le bastassero tutte le varie storie di Wicca e stregonerie che vivono da anni nel suo cuore, vuole avere il suo primato. E attenzione; questo cerchio pare non essere l’unico nella Valle Argentina. Ne scoprirò altri? Lo saprete nelle prossime puntate amici! Sgattaiolo immediatamente sui monti come un piccolo segugio! Baci e…. non fatene parola con nessuno!

photo – la seconda immagine appartiene a sanremonews ed è stata scattata da Vittorio Stoinich

Streghe liguri, Fate sarde, Streghe-Fate…. Ditelo anche voi!

Cari topi, questo post nasce da una simpatica discussione che ho avuto con una mia cara amica blogger qualche sera fa. Lei si chiama Marta, è sarda, offre a tutti la bellezza di questo suo blog http://tramedipensieri.wordpress.com/ ed è amante di tante cose: la musica, la poesia, tutto ciò che è arte e la sua Sardegna. La sua Sardegna fatta si, di luoghi incantevoli, di acqua cristallina, di storie, di costruzioni, ma anche di tradizioni e folklore. A segnare indelebilmente, nei ricordi e nel linguaggio di tutti, queste ultime due cose che affascinano moltissimo Marta, ci sono le protagoniste di questo post, le Streghe o Fate. Ebbene si perchè anche Marta ha le “sue” Streghe. Streghe diverse dalle “mie”. Streghe/Fate che hanno un nome arcaico, poetico: esse si chiamano Janas. E sono Fate molto diverse dalle mie Streghe che hanno invece un nome molto più terra-terra se vogliamo: Bazue. Da non confondere la vera Strega con la vera Fata, questo lo so, ma quel che ci faceva ridere e discutere a me e Marta, era comunque un dialogo basato su queste figure femminili misteriose delle quali abbiamo sempre sentito parlare e con le quali siamo cresciute. E c’è chi le chiama in un modo, chi in un altro. Sono pochi i paesi in cui le distinguono. Sono i paesi ricchi di questi personaggi, nei quali esistono anche gli Elfi e gli Gnomi. Esistono o sono esistiti, chi lo sa. Fatto stà che, le figure della mia amica, si comportavano in un certo modo e vivevano in un certo modo e avevano un loro obbiettivo, completamente diverso dalle mie che, come le ho fatto notare, erano molto più indaffarate delle sue 😀 Bhè, si, lo sapete ormai, le mie magiche figure erano vere e proprie maghe, ideavano filtri e pozioni adatte ad ogni necessità, addestravano gatti neri sempre pronti a servirle, conoscevano tutte le piante officinali esistenti, utilizzavano enormi pentoloni, volavano con la scopa, facevano il malocchio, rapivano i bambini e poi… sono esistite davvero, lasciatemelo dire, e a buon intenditor poche parole. Erano donne, ma questa è una storia lunga. Le Janas invece? Cosa facevano le Janas? Come vivevano? Nonostante le tante similitudini che legano storicamente, geograficamente e culturalmente la Liguria alla Sardegna, queste creature magiche sono totalmente diverse e questo, è ciò che mi ha incuriosito. Lascio a Marta la parola, leggete infatti cosa racconta lei stessa, in uno dei suoi articoli, che mi ha davvero affascinato molto, qualche giorno fa:

Si narra che un tempo lontano, in terra di Sardegna vivevano le Janas.

Erano fate leggendarie, spesso buone, talvolta cattive.

Belle, schive e misteriose, erano preda dei pastori, dai quali si proteggevano rintanandosi tra le rocce.

A loro apparteneva un’arte: ricamavano arazzi stupefacenti che acquisivano poteri occulti, se esposti alla luna.

Perciò per azionare l’incantesimo, le fate erano costrette ad uscire e stendere sulla pietra le loro creazioni, concedendole alle tenebre.
Ma bastava rubare un solo filo dell’abito indossato dalle Janas, per possederle in eterno.

E i pastori questo lo sapevano…

JanasE questa che vedete è una rappresentazione, un’ immagine che le ritrae appartenente anch’essa al blog di Marta. Bhè si, devo ammettere che sono sicuramente più carine di quelle liguri, ma una foto delle mie ve la metto lo stesso, tanto siamo sotto il periodo di Halloween, non dovreste aver paura. SONY DSCDai, cosa sono ‘ste smorfie? Hanno tutte e due i capelli neri e il vestito nero, non sono poi così diverse! (Non me ne voglia la  ragazza della prima foto, che trovo bellissima!). Avete letto comunque le diverse credenze? Ecco cosa mi è venuto in mente. Quali altri magici personaggi ci saranno stati nel resto d’Italia? Quindi, le vostre? Campani, lombardi, pugliesi, veneti, etc… che mi scrivete, ditemi, come sono le vostre Streghe? O le vostre Fate. Quali requisiti avevano? Sono ovviamente ammessi anche i liguri nonostante ci sia già io. Sarei proprio curiosa di conoscere nuove cose che non so riguardo le mie Bazue. Dai, raccontantemi! Sono sicura che le vostre risposte interesseranno molto anche la mia amica Marta. Un bacione magico a tutti.

Streghe, scope e unguenti nella Liguria di Ponente

Oggi voglio parlarvi di streghe. Delle streghe della mia valle e di questa parte di Liguria che ancora oggi, riporta tradizioni e usi in merito.SONY DSC Oggi voglio parlarvi delle streghe e dei loro più comuni strumenti. Al di là di pentoloni, pozioni magiche e gatti neri, cosa da sempre è affiancata alla figura della strega, chiamata da noi Bazua, è la scopa. La scopa magica. La scopa che volava. La scopa che da sola si muoveva nella malconcia capanna. La scopa che le portava. Le portava su nel cielo scuro, molto in alto, a volteggiare sghignazzando tra la luna e le stelle. E le streghe, per viaggiare sul loro mezzo, si spogliavano di tutti i vestiti e cospargevano il loro corpo di un unguento che, non solo le proteggeva, ma le avrebbe rese più interessanti per Satana, il loro amato. Era per lui che viaggiavano decise per diversi, a volte molti, chilometri. In realtà, cari topi, le streghe si, sono esistite veramente, così come l’unguento e le scope, ma si dubita fortemente riuscissero a volare. SONY DSCQueste donne, ungevano con il famoso elisir, il manico della scopa e con essa ballavano danze sfrenate al chiar di luna quasi come ad avere un compagno. Questi riti potevano avere diversi scopi. La ramazza era comunque la loro compagna prediletta dalla quale non si dividevano mai. E’ da qui che nascono tutte le credenze e le leggende che ancora oggi, a noi in Liguria, e forse in tutto il mondo, fanno tuttora un certo effetto e oggi, grazie ai miei ricordi, ai racconti che mi sono stati tramandati dai nonni e a Massimo Centini che ha scritto il libro, a mio avviso davvero interessante, “Medicina e Magia popolare in Liguria”, voglio raccontarvene qualcuna. La scopa come protagonista, Sapevate ad esempio che se una ragazza camminava in equilibrio su un manico di scopa sarebbe diventata mamma prima di essere sposata? E sapevate che quando si cambia casa non bisogna portare dietro le vecchie scope? Si porterebbero dietro anche le disavventure precedenti. Per non parlare del “scopare i piedi”, come si usa dire da tutti noi, a una donna che ancora deve maritarsi. SONY DSCQuesto lo conoscete di certo anche voi. La povera malcapitata, sarebbe rimasta zittella! Quando si comprava o si costruiva una casa nuova, bisognava tenere sull’uscio una scopa nuova per tre giorni, avrebbe allontanato gli spiriti maligni pronti a infestare la nuova dimora mentre, se una scopa disgraziatamente cadeva a terra, non bisognava scavalcarla, bensì raggirarla oppure aspettare che qualcuno passasse prima. Ma le credenze non sono finite. Vi è mai capitato di vedere un bimbo giocare con una scopa? Ebbene, un tempo questo significava l’arrivo di un ospite inatteso. La scopa è di per se, e da tempi remoti, uno strumento prettamente femminile. E’ stata inventata per le pulizie domestiche e quindi, di proprietà della donna. Un uomo che infatti veniva colpito dal manico di una scopa da parte di una signora (e un tempo accadeva spesso), sarebbe diventato impotente. La forza femminile aveva sovrastato quella maschile e, l’impotenza, sarebbe stata la grave conseguenza. E la gente dalle streghe si proteggeva con la scopa stessa. La mettevano davanti alla porta di casa, per terra, come a sbarrare l’uscio, tutte le sere prima di andare a dormire, proprio per impedire alle Bazue di entrare. Avete visto topi quante superstizioni si avevano e quante credenze? Immagino che ovunque ce ne siano. Queste sono le nostre, quelle che la mia gente si porta nel cuore, appartenenti ai Liguri e alle nostre streghe. Colonne di un tempo che reggono ancora alle quali non si crede ma… provate a scopare i piedi a qualcuno e vedrete il suo atteggiamento! E se v’interessa saperne di più, vi ho dato il titolo di uno dei libri più adatti. Un bacione da brivido, buona giornata.

L’ultima immagine è un disegno che si trova nel Museo di Triora.

Senti che profumo che ha l’Origano

Il suo nome deriva probabilmente da Oros Ganos e significa “bellezza della montagna”. Già con questa frase, ho detto tanto. E’ proprio così. ImmaginoSONY DSC lo conosciate tutti. E’ quasi identico al Timo, le foglie sono un pò diverse e ci permettono di distinguerlo; più tondeggianti quelle dell’Origano, più a punta quelle del Timo. E la mia valle ne è piena sapete? Bhè, bisogna saperlo cercare e trovare ma, ci sono alcuni punti, come ad esempio i dintorni del paese di Andagna, che ne hanno molto da offrire. L’Origano, vero nome Origanum, fratello della Maggiorana chiamata nel nostro dialetto “Persa” e che vi farò conoscere più avanti, è una buonissima e profumatissima pianta aromatica usata sia fresca che essicata per insaporire cibi come pizze, pomodori, arrosti, frittate ma, forse non tutti sanno che, il suo utilizzo può essere esteso anche al benessere e alla “cura” con l’utilizzo di piante officinali. origano1L’Origano lo è, ed è tra le più pregiate piante officinali che le terre mediterranee possano darci. Le sue proprietà terapeutiche sono l’essere: antalgico, disinfettante, antisettico, analgesico, antispasmodico, espettorante, stomachico, rinfrenscante e tonico. Il suo olio essenziale è molto utilizzato nell’aromaterapia e nella cura di alcune malattie. Attenzione però, solo sotto controllo medico. E’ molto potente. Ottimo anche come principio attivo contro la cellute. I suoi infusi sono consigliati contro la tosse, le emicranie, i disturbi digestivi e i dolori di natura reumatica, svolgendo una funzione antinfiammatoria. E grazie al suo buonissimo e meraviglioso profumo, esso risulta anche molto utile nell’allontanare fastidiosi insetti come le formiche, le tarme e i tarli. E’ difficile infatti vederlo intaccato da parassiti. Solo raramente si assiste ad attacchi da parte di cicaline o afidi neri, ma mai particolarmente gravi. E allora perchè, non tenerne a tal proposito, un rametto nell’armadio? Assieme alla Mentuccia, farà odorare di fresco tutta la vostra biancheria proteggendola dalle golose e insaziabili bestioline. E l’Origano, che fa parte della famiglia delle Labiatae, per le sue caratteristiche, è considerata una pianta che dà conforto, sollievo e salute. Infatti, nella medicina tradizionale, esiste l’emblema dove una cicogna tiene nel becco un rametto di Origano. Questa è un’antica leggenda secondo la quale, quando questo uccello soffriva di stomaco per aver mangiato cibi nocivi, si curava con l’Origano. Il suo aspetto elegante e delicato lo lega al mondo femminile e, nell’antichità, le donne lo coltivavano non solo come spezia ma anche quando avevano patito una delusione amorosa per alleviare il dolore; così come si credeva che, se una pianta di Origano coltivata sul davanzale si seccava, voleva dire che ci sarebbero state delle delusioni d’amore in famiglia. Questa informazione, la trovate nel sito http://www.elicriso.it e, l’ho voluta citare perchè, le streghe della mia valle, hanno sempre usato molto l’Origano quando si trattava di creare intrugli per l’amore e pozioni magiche verso l’amato (…o sfortunato?). Oh già, oh si… era una delle prime piante raccolte e messe nel gran pentolone. Nulla aveva la sua potenza. Quella sua profumazione, così forte, così indisponente e invadente da tener lontani diavoli e vampiri andava dritta, dritta dov’era stata spedita. E il destinatario era ovviamente un poverello che, soffrendo di solitudine e credendo di aver annusato chissà cosa, si sarebbe lasciato fare qualsiasi angheria pur di non rimanere solo. L’Origano, persistente, cocciuto, ha proprio questo significato: non mollare mai. Essere persistente. Anche la sua vita è così. Spesso nasce, dove tutto prima è morto; sulle rovine, i resti e alcuni ricordi di grandi e antiche civiltà. Regalate, a chi non deve cedere, un rametto di Origano, servirà a fargli capire che lo state aiutando a tener duro e, siete assieme a lui, nella sua battaglia. Un profumo così buono che si dice sia stato creato dalla Dea Afrodite che ne aveva il giardino di casa pieno. E della Dea Afrodite c’è da fidarsi! L’Origano è quella pianta che non manca mai in una casa, e il suo esserci, è così sentito, che le cuoche più raffinate diranno – Poco Origano, si sente troppo! E’ amaro! -. Io non potrei farne a meno. Quel suo sapore selvatico mi fa impazzire. Rende tutto più buono. Non datemi pizza senza Origano e nemmeno bruschette al pomodoro senza la sua presenza! E’ amaro quando è più vecchio; se troppo maturo, le sue foglie saranno di un verde scurissimo. Solitamente è una pianta che troviamo attaccata alle nostre rocce e, non supera quasi mai i 50 centimetri d’altezza, in realtà, può raggiungere il metro ma è molto raro, inoltre, è meglio quello piccolo, è più tenero e meno forte come sapore. Dai piccoli fiorellini bianco-rosato, l’Origano arriva ad essere anche una bellissima pianta ornamentale per prati, pascoli e monti così, proprio come dice il suo nome. Chi l’ha detto che solo i fiori grandi abbelliscono? Sapevate inoltre che Greci e Romani lo utilizzavano per rendere più belli i campi dei loro amanti? Ebbene si, e per dirla tutta, anche i camposanti. Ci tenevano alle anime dei loro cari e pretendevano stessero in un luogo il più paradisiaco possibile anche qui, su questa terra. Era l’Origano che li accontentava. Era lui con la sua bellezza. E allora topini, cosa volete di più? Oggi vi ho presentato il bello e il buono in un connubio che dura dai tempi dei tempi. Chiunque ne ha fatto uso. Volete per caso essere voi i primi a rifiutare tanto ben di Dio? Non credo proprio. Buon utilizzo allora. Vi aspetto alla prossima puntata, la vostra Pigmy.

Malva, non solo per ammorbidire.

Il nome di questa pianta, la Malva Silvestris, appartenente alla famiglia delle Malvaceae, deriva proprio dal termine latino “mollire” che vuole appunto intendere “rendere morbido”, non per niente è la pianta dalle capacità emollienti più potenti chSONY DSCe ci sia in natura. Lo sapevano bene già Ippocrate, Plinio e tutti i Greci che la chiamavano Mallachè, appunto= morbida. Anche le sue foglie vellutate e i suoi delicati fiori sono infatti morbidissimi. Morbida e delicata, delicatissima. Vi sieteSONY DSC mai chiesti come mai è infatti usata solitamente per dentifrici o detergenti intimi? Saponi non aggressivi. Ricca di vitamina A, B e C, mucillagini, tannini, flavonoidi e malvina, la sostanza più lenitiva che possiede. Utilizzata anche per le sue doti lassative e idratanti per l’intestino, Malva era così gustosa, e così capace di donare i risultati chiesti che, per i poveri, divenne un cibo quotidiano. Bhè, che dire, ancora oggi, credetemi, è ottima lessata nelle minestre o cruda nell’insalata, e come calmerà i vostri nervi, se quel giorno li avete a fior di pelle! Pensate, è così delicata che può essere utile, senza abusarne, anche per la stitichezza, quasi sempre presente, durante una gravidanza ad esempio. E poi, un’altra proprietà che tutti conosceteSONY DSC: disinfiamma. Confessate, non l’avete mai messa su qualche gengiva o un dente dolente? Quante volte avete pregato perchè potesse prendere il posto del medico dentista? Bene, noi topini la mettiamo su qualsiasi tipo di ferita, o infiammazione, o addirittura infezione. E credetemi, funziona. Non fa i miarcoli, ma funziona, davvero. Quanta Malva ho raccolto e per tutta la famiglia. E’ molto usata nella mia valle. Spesso la si vede anche appesa fuori ad essicare in grossi mazzi. Mettetela a seccare all’ombra però. La Malva combatte, rinfresca e attenua anche le piccole infiammazioni della pelle del viso, come un acne, un herpès, un brufolo e naturalmenteSONY DSC le morsicature di insetti. Malva, pianta che non arriva a un metro d’altezza, a volte con foglie larghe come una padella, a volte, con fogliette piccoline, ma sempre protette da sottilissimi peletti. Queste ultime, piccine, usatele tritate, fresche o secche, da mettere nei decotti o nelle tisane, tanto non sono abbastanza grandi da rifasciare una parte dolorante. E volete anche la ricetta di un buon thè serale? Ma è semplicissimo! Fate bollire le foglie e i fiori di Malva per 10-15 minuti. L’acqua diventerà verde e ve la berrete, bella calda e senzaSONY DSC zucchero dopo averla filtrata. Lo zucchero fermenta e visto che, come vi dicevo prima, è ottima contro i disturbi intestinali e gastrici è bene farla lavorare senza interferenze. Ma non buttate ciò che avete strizzato nel colino! Se accanto a voi c’è qualcuno con un disturbo alla schiena, un dolore reumatico, un nervo infiammato, mettetelo su una garza e fateci un impacco sopra di Malva cotta. Malva è perenne dal portamento cespuglioso, spesso eretto ma talvolta decide anche di sdraiarsi sui prati in cui nasce formando una specie di morbido tappeto. I fiori, che spuntano all’ascella delle foglie, sono di colore rosa-violaceo con striature più scure. Bellissimi. Colorano i prati. Malva, così delicata eppure così forte, fragile ma tenace. Nel linguaggio dei fiori simboleggia la forza dSONY DSCella giovane madre. Essendo fin dagli antichi tempi riconosciuta come una panacea di tutti i mali, la si è presto potuta paragonare alla protezione totale e affettuosa che solo una madre sa avere nei confronti del proprio figlio. Attualmente il linguaggio che esprime è quello di una calma pacatezza e di un amore materno appunto ricco di dolcezza, saggezza e caparbietà, doti da lei conquistate già nei primi anni dell’800 grazie agli studi effettuati da monaci, medici e signorotti. E come una madre, non smette di agire finchè non vede guarigione. – Malva vuol bene all’organismo umano -, questo si è detto. E vuol bene anche all’amore! Oh già, potete immaginare che le gentildonne di un tempo, credendola afrodisiaca in modo pazzesco, ne legavano alcuni pezzi di radice ai genitali del nobile consorte? No, non me lo sono inventato. Proprio così. Oh! Ma non avevo appena finito di dire che la Malva “ammorbidisce”? E sapete quanto è faticoso strappare le radici di malva? Le dame sicuramente dovevano farsi aiutare da qualche baldo giardiniere. Il viagra di un tempo, perchè no. Ok, evitiamo di star lì a pensare come cavolo facevano, ma se ci soffermiamo un attimo a immaginare un Luigi XIV così fiero e così austero anche in momenti meno formali, possiamo subito notare come Malva, possa anche farci nascere un sorriso sulle labbra. Guardate quante proprietà ha! Pensate invece che nel Medioevo, e soprattutto tra streghe, la reputazione di Malva era esattamente l’opposto ed essa veniva usata per l’effetto contrario, ossia in pozioni adatte a inibire il desiderio sessuale dell’amato che, probabilmente, aveva ahimè scelto un’altra fiamma con la quale amoreggiare. Evidentemente si sono poi resi conto che le streghe, sbagliavano di lungo, e il mazzetto appeso ai gioielli del partner doveva avere, in realtà, la grande efficacia desiderata. Ma torniamo alle cose serie, anche se queste non sono bazzecole. Oggi, vi stò davvero descrivendo un’erba fantastica. Addirittura Carlo Magno la inserì come “pianta obbligatoria” nella sua ordinanza “Capitulare de Villis”. Pianta eliotropica, come il Girasole, orienta i suoi fiori verso il sole. Pianta dolce, amata da tutti gli insetti. Il suo profumo tenue non da’ fastidio e mi duole dirlo, nemmeno alle zanzare. Fiorisce durante l’estate e l’autunno, perciò, i nostri amichetti alati ne possono fare grandi scorpacciate. Anche i nostri bimbi andrebbero trattati con detergenti o prodotti alla Malva, perchè sono i più delicati e inoltre, le sue mucillagini riducono le proprietà schiumogene di alcuni tensioattivi. Che altro raccontarvi di lei? Penso di avervi detto tutto ma soprattutto, spero di avervi reso conoscitori di alcune proprietà di Malva che magari non conoscevate ancora. Vi mando un bacino quindi e vi aspetto per il prossimo appuntamento nel magico mondo della flora… ops, quasi dimenticavo, Malva, il mercoledì, ha un profumo più intenso rispetto agli altri giorni della settimana! Non chiedetemi il perchè! Misteri della natura! Baci.

Il simpatico Vlady

“Pum!”, si sentì contro l’anta dell’armadietto. La luce della stanza lo aveva attirato un pò troppo a sè. Purtroppo, inaspettatamente, si era senza macchina fotografica e il cellulare ha fatto del suo meglio. Accontentatevi. Un pò stordito e affaticato se ne stava lì. Le alette ungulate piantate a terra. Il muso immobile, anche quel suo naso arricciato. Solo l’occhio seguiva preoccupato i movimenti intorno a sè. Un topo con le ali. Un mio parente. In famiglia lo chiamiamo Icaro. Topini e topine ecco a voi il Conte Vladimir. Un piccolo Dracula. Povero! Che botta ha preso! Va bene, va bene, lo ammetto, non è il Brad Pitt del regno animale però, aspettate, non siate precipitosi, toglietevi dalla testa tutte le credenze popolari che si hanno su di lui e ascoltatemi. Lo sapete che stiamo parlando di un animale eccezionale? Ebbene si. Il Pipistrello, conosciuto come essere repellente, mordace e sanguinario, non è altro che una creatura spettacolare e performante in ogni parte del suo corpo. Allora, innanzi tutto:

1) Non si attacca ai vostri capelli, nè dovrete tagliare la vostra chioma. Il loro infallibile radar naturale, che li guida, permette loro di evitare qualsiasi ostacolo, anche l’uomo.

2) Non vi verranno ad acciecare, non essendo gli uccelli delle streghe; non è loro interesse, nè tanto meno vi orineranno sulla testa lasciandovi calvi. La loro pipì, tra l’altro, non è acido muriatico, anche se puzzetta parecchio.

3) Non sono demoni volanti come hanno voluto farci credere con il romanzo di Bram T. Stoker “Dracula”, nè, hanno il potere di scacciare gli spiriti maligni come tanti contadini hanno sempre creduto catturando, uccidendo, essicando e appendendo alle porte i poveri Pipistrelli imbalsamati.

E chi più ne ha, più ne metta. Insomma, all’incontrario invece è proprio l’uomo, ad essere il nemico più temibile di questi Chirotteri e non viceversa. Un uomo che, a causa di superstizioni, credenze e scarsa conoscenza, li minaccia ed elimina. Inoltre, con l’uso smoderato di pesticidi, non solo lascia il nostro amico senza cibo, ma lo avvelena proprio. Oh già topi! Forse non lo sapevate ma con un Pipistrello che svolazza in giardino, nessun insetto potrà più disturbarvi. E’ un fantastico mangione. ma nonostante il suo cibarsi e il suo essere un mix tra topo e uccello, il Pipistrello appartiene alla famiglia dei Mammiferi. Si! I suoi cuccioli, appena nati, appesi alla mamma, si nutrono di latte. Uno per volta ovviamente, nel senso che, non fanno più di un cucciolo a parto (di solito). A causa delle ali chiare nella zona sottostante che dall’immagine non riuscite a vedere, questo esserino non mi è sembrato una comune Nottola il più tipico dei Pipistrelli della nostra zona, direi invece un Albolimbato ma di specie ce ne sono molte è solo che non le conosco tutte. Il mio interesse comunque era più mirato a farvi conoscere meglio questo simpatico compagno estivo e notturno. In inverno và decisamente in letargo. Perbacco, non facciamoci abbindolare dalle favole! Avrei molta più paura di un Gufo arrabbiato che è sempre proposto nei racconti fantastici come un animale saggio e tranquillo, anzichè di un Pipistrello che, con una mano, eventualmente, posso scacciare. E… udite, udite, tra non molto v’insegnerò anche a creare un habitat adatto a loro nel vostro giardino o nella vostra campagna accanto a casa! (Ma anche no! Direte voi) Ma si! Vedrete che una volta che avrete simpatizzato andrete d’accordo, ne sono sicura. Pensate che alcuni Pipistrelli possono arrivare a vivere anche quasi 40 anni! passerete una vita insieme pensate! Ok, vi prendo un pò in giro però, seriamente parlando, lo sapete qual’è il significato del Pipistrello? No, non in Europa dove è discriminato. Per esempio in Oriente, i Pipistrelli assumono un significato del tutto diverso da quanto espresso da altre culture. Fortuna, ricchezza, prosperità sono infatti termini che si collegano direttamente a loro anche sotto l’aspetto di immagini e dipinti. Ma una cosa carina ce la racconta l’Associazione della tutela dei Pipistrelli: la credenza secondo cui ai Pipistrelli è dato il dono dell’ immortalità, ad esempio, è da collegarsi al fatto che questi animali vivono nelle grotte; le stesse grotte dei “Santi Eremiti”, gli 8 Immortali, i quali, secondo la Storia antica della Cina, vivevano sulle montagne, in caverne isolate cibandosi del “latte delle grotte” che altro non era che l’acqua che gocciolava dalle bianche stalattiti e che avrebbe avuto la prerogativa di concedere longevità. Analogamente il Pipistrello che coabitava con loro, avrebbe posseduto la dote di allontanare la morte. I Cinesi consigliano ancora oggi che, se si vuole diventare “immortali”, occorre cibarsi di uno di questi animali…! Non solo ma spesso, nei matrimoni, venivano regalati agli sposi oggetti con raffigurati due pipistrelli, come augurio di una doppia felicità che doveva durare tutta la vita. Che ne pensate? Storcete ancora il naso al solo vedere queste creature? Ma su dai, in fondo, siete topini anche voi! Ah, ci tengo a dire che il piccolo nella foto, si è poi ripreso e fuori, ha ricominciato a volare. Vabbè, vi dò un bacio…. sul collo (ih!ih!ih!) a tutti!

Vivace come un Peperoncino!

Passeggiando nella campagna della mia amica Niky, si può incontrare anche lui che, come una famosa star si lascia fotografare mettendosi in posa. E’ il Capsicum topini, il Capsicum Annuum, più comunemente conosciuto con il nome semplice ma vivace di Peperoncino. E noi, questa bacca, la usiamo tutti i giorni, sotto forma di olio, di polvere, di piccoli frutti, in tanti nostri piatti. Lo sbricioliamo quando è secco, lo affettiamo quando è fresco, l’importante è che riusciamo a dare ai nostri cibi, quel pò di piccante che non guasta mai. Ma conosciamo davvero tutte le doti di questa pianta? Ci siamo mai chiesti se forse, l’uso che ne facciamo è un pò sprecato? Io me lo sono chiesta e, le risposte che mi sono data, le volevo condividere con voi, se vi va ovviamente. E come sempre, affascinata come sono da questo mondo, ho voluto andare oltre al suo usufrutto culinario, per capire più cose di lui. Ma vi dirò tutto, tranquilli, mettetevi solo comodi e leggete. Vedete, questa pianta, appartenente alla famiglia delle Solanaceae è, presumo, una delle più antiche. Si lo so che ve l’ho già detto di tante, tante altre piante ma questa, è antica davvero. Essendo molto generosa, visto che i suoi frutti si possono raccogliere sia durante l’estate che durante l’autunno e si possono far seccare per l’inverno, è riuscita a farsi utilizzare da tutti, fin dalla nascita dell’umanità, e per tutto l’anno. E’ stato il nostro Cristoforo Colombo, navigante genovese, a portarla qui, ma si sa che fin dal 5500 a. C. veniva usato da messicani e indiani d’America. Infatti, il Peperoncino, oggi è coltivato in tutto il mondo ma è originario proprio del Nuovo Continente. Ma per che cosa veniva usato? Bhè, innanzi tutto è un grande disinfettante, un vasodilatatore e tiene lontani i batteri e i virus del raffreddore e di varie malattie all’apparato respiratorio e digerente, è un eccezionale condimendo e con lui si possono creare anche liquori e tisane. Avete mai provato a prepararvi questo fantastico thè caldo da bere nelle fredde sere invernali?: Camomilla, un poco di Peperoncino e un cucchiaino di Miele al posto dello Zucchero. Sentirete che bontà e come vi farà stare meglio! Bisogna solo non abusarne. In tal caso, può provocare serie ustioni o vesciche nella zona orofaringea e infiammazioni, per non parlare di chi ne è allergico, che potrebbe andare incontro ad allergie alimentari molto gravi. Per il resto, non ha controindicazioni e le infiammazioni di cui solitamente è accusato, il Peperoncino, non le fa venire anzi, le fa passare. Solo gli uccelli sono insensibili alla capsaicina, la sostanza piccante, non avendo i nostri termorecettori, noi mammiferi invece, possiamo non gradirla. E noi italiani non siamo gli unici ad usarlo. La cucina indiana e quella thailandese ad esempio, ne fanno largo uso, mentre da noi, ne è ricca la cucina delle regioni meridionali. Famosissimi infatti, sono i Peperoncini della Calabria. Ma sono tante le specie di Peperoncino, dal più piccante del mondo, a quello più leggero e contengono tutti ferro, flavonoidi, calcio e vitamina C. Inoltre, così facile da coltivare e così abbondante, poteva comodamente essere usato anche dai non benestanti. Per anni infatti, venne chiamato “la droga dei poveri”, che lo utilizzavano contro i reumatismi, gli attacchi di asma e di tisi, patologie delle quali erano spesso vittime. In estetica, si sa che, la sua azione rubefacente e stimolante, scalda le zone fredde del corpo riattivando così la circolazione e tonifica i leggeri rilassamenti della maturità. Ma la potenza del peperoncino, non la si nota solo in ambito culinario, officinale o estetico. Vi basta guardare i nostri napoletani che hanno Peperoncini appesi ovunque! E si perchè infatti esso è il simbolo della fortuna. Quel suo essere così forte, al solo annusarlo, lo ha fatto diventare, nel corso degli anni, e dei secoli, un importante scaccia-malocchio e avversità. Ma, allo stesso tempo, nella magia nera, è usato per rendere la formula magica più poderosa. Le mie amiche streghe ad esempio, lo utilizzavano per rendere l’intruglio urticante al nemico e forse, per creare oggi lo spray al Peperoncino come arma non letale, hanno preso spunto proprio da loro. Ma per le streghe, il Peperoncino, era anche considerato uno dei più potenti afrodisiaci in natura e quello dovevano mangiare gli amati che si ribellavano. Poverini! E quante volte si è ritrovato ad essere il protagonista di interi romanzi essendo se stesso o assumendo le forme di una metafora che spesso siamo abituati ad usare. Il Peperoncino: quel pizzico di sale, di brio, nella vita. Romanzi bellissimi come quello di Vito Teti “Storia del Peperoncino”, che attraverso lui, può raccontare la sua vita e ricordare le giornate della sua gioventù nella calda regione calabrese. “Peperoncino, Cannella e un pizzico di magia” di Simona Rivelli in cui Giovanna, la protagonista, una donna di mezza età con una vita normalissima, si trova davanti a un importante bivio e deve prendere la giusta decisione. Per non parlare poi dello scrittore James Joyce che, ghiotto di Peperoncino, scrisse a proposito di questa infuocata pianta: “Dio ha creato l’alimento, il diavolo il condimento”. E tanti, tanti altri ancora. E’ una pianta bella anche quando è ancora in fiore. Quei suoi fiorellini bianchi, quasi a pallina, lo rendono una pianta elegante e fine. Il Peperoncino, la spezia del diavolo, la si paragona anche al Dio Marte, Dio di ferocia e sangue. Il suo essere piccante e il colore rosso, evidenziano il carattere e la personalità di Ares come nessun’altra pianta potrebbe fare meglio. Bello, corposo, grande, lungo, più piccino, si adatta anche a bouquet e composizioni di prima classe sia da maturo che da acerbo, quando da un verde erba passa al giallo canarino per divenire infine appunto di un bel carminio. Belle sono le sue collane da ammirare quando viene messo all’essicazione, colorano i pergolati e le campagne di tinte accese e infuocate. Un bel trio: le pannocchie di Mais, le trecce di Aglio e le collane di Peperoncino. E a questo punto topi, spero proprio di avervi dato qualche notizia su di lui che ancora non sapevate. L’ultimo consiglio che posso darvi è quello di consumarne di più in inverno che non d’estate, ma non c’è problema se durante le giornate afose avete voglia di quel pò di piccante. Noi, in estate amiamo mangiare quelli tondi, ripieni di tonno o acciughe, messi sott’olio. Una vera delizia per il palato! Un abbraccio.

Triora: siete pronti per Halloween?

“Il Comune di Triora organizza, per i giorni 31 ottobre ed il 1° novembre ‘Halloween 2012’. La manifestazione, che rappresenta da diversi anni un appuntamento imperdibile per le migliaia di persone che si riversano a Triora, prevede oltre ad animazioni, concerti e varie rappresentazioni, anche una ‘mostra mercato’, riservata a 50 bancarelle, che verranno selezionate dall’Amministrazione Comunale tra esercenti, commercianti, coltivatori ed artigiani, che vendono prodotti in sintonia con il tema della manifestazione. I banchi potranno essere montati a partire dalle 8 del 31 ottobre”.

Ecco cosa potete leggere su sanremonews.it topini! Un avviso importante. Un appuntamento al quale non potete mancare. Perchè? Semplice. Secondo voi, in quello che è considerato il paese delle streghe, la Salem d’Italia, ossia appunto Triora, che tipo di festa di Halloween possono fare? Ripeto, semplice. Meravigliosa! Una festa meravigliosa. Un momento dell’anno che non potete perdervi. Potrete travestirvi da ciò che volete: streghe, maghi e lupi mannari. Potrete acquistare graziosi oggetti nel mercatino a tema. Potrete bere e cantare in compagnia. Di giorno, di notte, è sempre festa. Unico neo, ma mi sento in dovere di dirlo: attenti ai bimbi piccoli, a una cert’ora della notte, perchè spesso c’è chi alza un pò il gomito. E’ normale voglio dire, ma come Cenerentola, fate così, a mezzanotte, se avete pargoli con voi, fate ritorno alla tana. Per chi invece è libero e bello, non rimane altro che aspettare l’alba! Un alba misteriosa, colorata, frizzantina… E sarà bellissimo vedere tutti quei costumi sfilare. Ognuno si compra o si crea, l’abito più bello. Il cappello più particolare, la gonna più sgualcita. Con ragni finti che penzolano e ragnatele che avvolgono. Con zucche al posto delle teste e lumini da tenere in mano. Ma i divertimenti della “Notte Nera” non finiscono qui. Ci sarà il teatro all’aperto, il concerto, i racconti sulle streghe del XVI e la loro danza, insomma, non vi annoierete di certo e se la stagione, già ce lo permette, si potranno gustare anche le caldarroste. Non sarà l’unico post su Halloween che farò, perchè è una festa molto sentita nella mia valle, ma volevo, in tempo, non farvi perdere questa occasione. Un bacio, preparatevi, non manca molto!

Lettere dall’Archivio di Stato di Genova

A Triora, nel bellissimo museo etnografico, esistono i duplicati di alcune lettere davvero interessanti che vedono ancora una volta protagoniste le cosiddette streghe. Ve ne propongo alcune così come sono. Sono documenti reali e, a parer mio, molto interessanti… (ehm… e premetto che non ci sono errori ortografici):

Prima Lettera

DA “INVENTIONE DI GIULIO PALLAVICINO DI SCRIVER TUTTE LE COSE ACCADUTE ALLI TEMPI SUOI (1583-1589)”

Giugno 1588

Mercoledì a 29

Da Triora loco ignobile è venuto hoggi condute dal barigelo 13 donne strie ed un huomo, e si dice che quel loco sia quasi machiato tutto di simil peste.

Giovedì a 30

Le streghe venute il Sereni§imo Senato restato d’acordo con Inquisitor furno poste nelle prigioni di Palatio Criminale, veduto questo l’Inquisitor andò nel Colegio delli Illustri§imi Procuratori, dove era solo l’illustre Nicolò Doria, e dolendosi che senza più parlar alcuna cosa le streghe si erano me§e in prigione criminale, lì fu risposto e così moltiplicorno in diverse parole a tale che il detto illustre Nicolò fù in grande colera, e bisognò che l’Inquisitor se n’anda§e, ma facendone relatione in Senato il Signor Nicolò fu posta la cosa in consulta, e così fu risoluto e spedito un correro a Roma a darne conto a Sua Santità per mezzo de Cardinale Sauli e Giustiniano. Il Consiglieto fatto furno posti nel Seminario della Rota Criminale 12 che vi mancavano.

Seconda Lettera

LETTERA DEL CARDINALE DI S. SEVERINA AL DOGE E AI GOVERNATORI DI GENOVA. ROMA, 11 AGOSTO 1589, IN “LETTERE DI CARDINALI”, N°2819

Ser.mo Duce et Ill.mi Gov.ri

Per la lettera di VV. Ecc.ze del V del presente ricevuta al X si è intesa l’istanza che elli fanno a ciò che Giulio Scribani già loro Commi§.rio in Triora nella causa delle donne che egli ha proce§ate per streghe fu§i a§oluto dalla scommunica nella quale si è incorso per e§ersi ingerito nelle cose pertinenti alla S.ta Inquisitione contra la dispositione de’ Sacri Canoni et altre costitutioni Apostoliche sopra di ciò promulgate: et volendo questi miei Ill.mi e R.mi Sig.ri Card.li Colleghi far cosa grata all’Ecc.ze Vostre, hanno ordinato ch’io scriva al Padre Inquis.re di costì una lettera, che sarà allegata con questa, che se’l ditto Giulio humilmente gli domandarà di e§er a§oluto dalla detta scomunica, ch’egli in presenza di cotesto Rev. Vicario Archiepiscopale l’a§olva secondo la forma solita et consueta della S.ta Chiesa. Et non mi occorrendo altro, in buona gratia dell’Ecc.ze Vostre di cuore mi racc.do con pregare dal Sig.re ogni prosperità et continuità. Di Roma, a XI Agosto 1589.

Di VV. Ecc.ze

S.re Giulio Ant. Card. S. Sev.

Terza Lettera

FEDE DEL CURATO GIOVANNI BATTISTA LAVAGNA INVIATA AL COMMI§ARIO SCRIBANI. TAVOLE, 30 LUGLIO 1588, IN, LETTERE AL SENATO, N°538 (GIà 142).

Tore 1588 die XXX Julij.

Io P. Gio Batta Lavagna del luoco della villa talla curato delle tavole Giurisdizione del Ser.mo Ducca di Savoia. Richiesto dal molto magnifico signor Giulio Scribanis Commi§ario in Triora per la Sereni§ima Repubblica di Genova di dover informarmi se nella detta villa delle Tavole erano stati guastati quattro o cinque anni sono a certi parenti di Antonio Ruggiero della villa di Andagna dei figlioli sono informato in tutto come in appre§o si contiene. Cioè la moglie di Giacomo Lavagna nepote del cugnato del detto Antonio Rogiero mi ha affermato e§er la verità che quattro o cinque anni sono li morse due figliole, cioè una di ettà di sei mesi in circa, la quale e§endo molto gra§a et gra§a una sera la posero in letto, la mattina la ritrovorno morta, l’altra potrà haverne poco manco di un Anno et non hanno mai saputo di che malattie sieno morte senza male alcuno et il medemo mi ha affermato la madre del detto Giacomo che si domanda Domeneghina, che fu moglie del fu Paolo Lavagna. Et in fede di sacerdote ho scritta et sotto scritta la presente di mia mano propria.

Dalle Tavole, il dì suddetto. Io P. Gio Batta Lavagna affermo quanto sopra.

Extractum, ecc. Johannes Antonius Valdelecha notarius et prefati magnifici commi§arii cancellarius.

Letto topini? Quest’ultima è davvero incredibile non trovate anche voi? E pensare che son tutte cose accadute veramente. Vi mando un bacione!

Caccia alle streghe!

La caccia alle streghe ebbe inizio in Triora sul finir dell’anno 1587, quando, durante una seduta straordinaria del Parlamento, alcune donne, solite riunirsi nottetempo a la Cabotina, o nei pressi delle fonti, vennero violentemente accusate di essere le responsabili di una perdurante carestia. Per scovarle, si stanziarono addirittura 500 scudi. Il Podestà stesso dell’epoca, Stefano Carrega, chiese al Doge di Genova e al vescovo di Albenga, l’invio di Inquisitori. La risposta non si fece attendere, con il rappresentante della Repubblica e Gerolamo Dal Pozzo, vicario vescovile, che presto si precipitarono a Triora. Quest’ultimo, dando sfoggio della sua abilità oratoria, attribuì alle streghe i più orrendi misfatti. Ben presto, una ventina di donne furono imprigionate e dopo un processo sommario, tredici di esse, quattro ragazze e un fanciullo, vennero dichiarati colpevoli. Senonchè, sotto tortura, le presenti colpevoli, oltre a confessare orrendi delitti denunciavano altre complici di ogni età e ceto sociale; in breve, vennero incarcerate ben quaranta donne. Una delle streghe arrestate, l’ultrasessantenne Isotta Stella, non resse alle torture inflittele, mentre un’altra donna, in preda al terrore, si gettò dalla finestra della stanza ov’era rinchiusa, morendo in seguito, a causa delle ferite riportate. La popolazione cominciava a mormorare e a seguito di una protesta del Consiglio degli Anziani, in data 13 gennaio 1588, decisosi ad intervenire non appena vennero incolpate alcune matrone, il Doge e alcuni governatori di Genova, invitarono il vescovo Luca Fieschi a far si che il processo venisse concluso con giustizia e celerità ponendo fine al terrore e alla disperazione che regnava fra la gente. Anche il Parlamento, tramite il notaio Basadonne, sollecitò una rapida definizione dei processi. Dopo una fugace apparizione del Padre Inquisitore fra’ Alberto Fragarolo, giunse a Triora un commissario straordinario della Repubblica di Genova Giulio Scribani. E mise un pò di ordine. Visto che scempio topini? E tutto ciò che vi ho scritto è stato preso da documenti storici di Triora. Povere donne!

Voci precedenti più vecchie

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