Il Cerchio delle Streghe: Mistero in Valle Argentina

Ecco. Lo vedete nell’immagine quel cerchio sul prato? IMG-20150626-WA0003No, non si tratta dei classici “cerchi nel grano” che tanto hanno fatto discutere la popolazione a livello mondiale. In questo cerchio, se riuscite a notare bene, la circonferenza non è designata dalla mancanza d’erba, bensì è come se la stessa erba fosse nata sfoggiando un altro lato di sè oppure ancora, proprio formando un perfetto circolo, sia nata un’ altra erba che ha creato questo disegno geometrico. Cerchio_delle_streghe1Un’alone piacevole di mistero e magia. Siamo nell’Alta Valle Argentina ma, il luogo preciso, tramite le ricerche che ho condotto sul web, mi suggeriscono di non rivelarlo per non creare una sorta di mito che causerebbe l’arrivo di folle probabilmente poi incriminabili di inquinamento e disturbo della quiete di questo luogo meraviglioso dove flora e fauna vivono in perfetta armonia ogni giorno. Gli abitanti del luogo inoltre, preferiscono fare gli indifferenti sul caso e non è certo mio volere usurpare la loro intimità. Questo perchè riguardo a questo cerchio sospetto, si sono venute ovviamente a creare delle leggende e delle storie che come spesso accade non si sa mai quanto possano essere vere. Ma affascinanti si, su questo non c’è dubbio. Innanzi tutto, a codesta figura, già è stato dato un nome arcano e suggestivo. “Il Cerchio delle Streghe” si chiama e, nome migliore, non potevano scegliere per la mia valle che ha come protagonista il paese di Triora conosciuto come la Salem d’Italia. Parrebbe che questo cerchio, abbia il diametro di una dozzina di metri. Mi sembrano tanti per come l’ho visto io ma non sono all’altezza di dare una valida misurazione e inoltre ero abbastanza lontana in un sentiero stupendo e panoramico. Ora, potrete ben capire come sia assolutamente interdetta la zona interna, anche se solo moralmente, in quanto, le Streghe, con le loro persecuzioni, potrebbero compiere nuovi atti malvagi nei confronti della popolazione. Le credenze continuano a vivere ma, su sanremonews, il ricercatore Vittorio Stoinich, racconta che la tradizione è sempre viva nel cuore della Valle. Perciò, quando si sente dire che un pastore, che ha voluto sfidare il potere delle nostre Bazue (streghe), dopo aver messo il piede all’interno del cerchio per raccogliere il fieno, si è ritrovato con le pecore che producevano il latte rosso come il sangue anzichè candido come sempre, tutti si sta zitti e ci si fa cullare da questa sorta di affascinante racconto che rapisce gli animi. E anche la mia Valle quindi, come se già non le bastassero tutte le varie storie di Wicca e stregonerie che vivono da anni nel suo cuore, vuole avere il suo primato. E attenzione; questo cerchio pare non essere l’unico nella Valle Argentina. Ne scoprirò altri? Lo saprete nelle prossime puntate amici! Sgattaiolo immediatamente sui monti come un piccolo segugio! Baci e…. non fatene parola con nessuno!

photo – la seconda immagine appartiene a sanremonews ed è stata scattata da Vittorio Stoinich

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Il contatto con la Natura: da Passo della Guardia alla Galleria del Garezzo

Valle Argentina? No. Alta Valle Argentina! Uno dei luoghi più belli della mia valle e, questa volta, si va a piedi per poter apprezzare ancora di più la fantastica e sorprendente natura che ci circonda. IMG-20150626-WA0004Eh… invidia, invidia… dov’è che vi ho portato l’ultima volta? Ah, si! Al mare! Ricordate?! L’acqua limpida, la sabbia calda… si, si… e invece dove siamo adesso? Arriveremo quasi a 1.800 metri s.l.m.! 😀 non arrabbiatevi, seguitemi piuttosto. E ripeto: a piedi! Se per quasi un anno sono dovuta stare ferma, ora mi rifaccio completamente. Il panorama è suggestivo e il luogo surreale. IMG-20150626-WA0003La felicità pura, dovete credermi. Una meraviglia davvero per gli occhi, per la mente, per il cuore. Si lascia la macchina dopo il paese di Triora, appena finisce l’asfalto, e si passa sotto ad una pineta ombrosa che possiede un’atmosfera incredibile. Sembra magica. A tratti, i Pini e gli Abeti si mescolano ai Noccioli che formano boschi interi. A bordo strada, le fragoline di bosco sono numerosissime e si possono fare grandi scorpacciate. Che bello vedere questi puntini rossi tra il verde acceso delle foglie!WP_20150626_001 Ce n’erano tantissime ma ne abbiamo mangiate poche per non portarne via troppe. Ogni volta che vi capita di raccogliere qualcosa in un bosco usate sempre cestini e non sacchetti di plastica e ogni tanto scrollateli in modo che le spore, cadendo, possano dar vita a nuovi frutti. A proposito, portatevi dietro tanta acqua mi raccomando, perchè da qui in poi, se volete fare il mio stesso percorso, l’unica fontanella che trovate non possiede acqua potabile. Si cammina fino al famoso bivio. WP_20150626_007E’ il bivio che porta, a sinistra, a Colle Melosa e a destra invece, dove dobbiamo andare noi, a Monesi e poi al Monte Saccarello. Lo vedrete, non potrete sbagliarvi. Infatti giriamo a destra. Siamo in un punto importante della mia valle. Qui, Piemontesi e Francesi hanno combattuto a lungo per conquistare questi luoghi. WP_20150626_010Per questi sentieri, nell’anno 1794, si è sparso il sangue di molti uomini.  Siamo vicini al sentiero dei Flysch termine svizzero che indica formazioni di roccia complesse costituite prevalentemente da arenarie fini con intercalazioni di siltoso. WP_20150626_008Si possono toccare, sono calde. Alla vista invece austere e possenti. Inutile descrivervi la pace. Ma quanto via vai per gli animaletti durante le ore mattutine! Farfalle, api, calabroni, tafani, uccellini, tutti a ronzare, tutti a cinguettare, tutti a lavorare. Gli insetti si cullano di fiore in fiore. Quanti colori! Solo di margherite ne ho visto di tre tinte diverse: bianche, gialle e viola. Mi è persino capitato di vedere un Sempervivum fiorito, nato spontaneo tra le rocce, con meravigliose sfumature rosa acceso. WP_20150626_002Per ora siamo a circa 1650 metri s.l.m. ma dobbiamo salire ancora. Così tanto che, se una nuvola ricopre il sole, l’aria si fa così frizzantina da obbligarti a indossare la felpa. Il bosco ormai lo abbiamo abbandonato e tutto intorno a noi è ancora più roccioso intorno ma, la strada è sempre sterrata. Ci massaggia i piedi.WP_20150626_003Piano, piano gli alberi si fermano per lasciare posto ai prati e le varie tonalità di verde disegnano ambienti mozzafiato. Nel naso entrano i profumi della Lavanda, una Lavanda più blu di quella che nasce più a valle, del Timo e dell’Origano. E c’è la Melissa, il Sedum Muntano, la Ginestra e il Dragoncello. E ci sono cascate di fiori bianchi incantevoli su tutti i massi nudi pronti ad accogliere le aquile.WP_20150626_012 Speravamo di vederne almeno una ma sarà per la prossima volta. Siamo in uno dei tanti e antichi percorsi denominati “la Via del Sale” dove passavano infatti i mercanti a commerciare il sale a piedi o con i muli. WP_20150626_017Siamo sul confine tra Liguria e Piemonte, tra la provincia di Cuneo e quella di Imperia e, vicinissima a noi, c’è la Francia con le Alpi che si smistano nei vari territori. Sentieri duri per gente tosta. Per esseri che riescono a farcela sempre. Anche la flora è così tenace. Guardate questa piccola piantina di Lavanda dov’è nata. WP_20150626_018Nel bel mezzo di una pietra posizionata per proteggere dal dirupo. Una passeggiata splendida che insegna anche molto se si sa osservare e ascoltare. Mi auguro sia piaciuta anche a voi così come a me.WP_20150626_009Per oggi ci fermiamo, un’altra volta, oltrepasseremo il tunnel e vi porterò nei pascoli verdi. Alla prossima quindi. Un bacione a tutti.

Giuseppina e Chechin

Si amarono per tanto tempo, ma tutto finì in un soffio. Lei rimase zittella e lui si sposò con la sua rivale Nanin. Chechin guidava le corriere, anzi, l’unica corriera in quel tempo e Giuseppina, aveva l’abitudine di aspettarlo davanti al Municipio dove solitamente egli sostava un pò, scambiando quattro chiacchere con gli amici. Era sempre più che puntuale e, davanti al Municipio, lo slargo, permetteva di fermarsi, far salire con calma la gente e riposarsi un attimo. La via era lunga. Con la sua corriera percorreva tutta la Valle Argentina partendo da Triora e arrivando giù, fino a Taggia. E davanti al Municipio, a Molini di Triora, c’era sempre lei, la sua Giuseppina, pronta a mandargli un bacio o un sorriso con lo sguardo. Per lei lui era tutto. Era il suo uomo, il suo avvenire, il suo amore. Il gonnellone di panno scuro, lungo fino alle caviglie, schiacciato contro la ringhiera del ponte, un’ultima toccatina al foulard in testa ed eccolo spuntare. Il muso di un pulmino che aveva corso assieme al torrente Capriolo, apparire dalla curva, dall’albergo Santo Spirito. Il cuore accelerava e gli occhi si socchiudevano allo stridir del freno tirato contro i gradini della bottega di Angela Maria. Il sorriso tremava, e lui, bello come il sole, scendeva dalla sua postazione. Il cappello, la divisa, impeccabile, che uomo! Nessuna avrebbe potuto portarglielo via. Nessuna, tranne… Nanin. Nanin alta, bionda, senza foulard sulla testa. Controcorrente, sempre con il sorriso sulle labbra, nonostante quel fare da gran signora. Sempre con la piega appena fatta. Nanin, donna forte, austera. Ciò che voleva, se lo pigliava. Senza troppe parole. E si prese Chechin. Nanin e Chechin, Gianna e Francesco. Questi i nomi che la gente mormorava. Questi i nomi che il paese aveva imparato ad unire. Ora era l’altra ad essere sulla bocca di tutta la gente per aver conquistato il bell’autista. Giuseppina artista, pittrice. Innamorata. Viveva di emozioni e sentimenti. Il suo unico vanto era essere la nipote di quello che era stato il medico personale di Carlo Alberto di Savoia. Era il fratello del suo papà. E ora, quella lacerazione inaspettata al suo cuore. Volle vendicarsi Giuseppina. Giuseppina la timida, quella che sembrava sbruffona ma era tanto fragile dentro. Chechin continuava ogni giorno, ogni mattina, a scendere dal suo mezzo e a salutare gli amici davanti al Municipio a Molini. Oh si. Sarebbe sicaramente stata una bella vendetta quella da vivere davanti a tutti. In fondo, se l’era cercata, era quello che meritava. E allora decise. Lo aspettò. Ancora una volta, il suo gonnellone di panno scuro, raschiò la ringhiera sopra al Capriolo che scendeva lento quel giorno. Ancora una volta, il foulard sulla sua testa, si muoveva lieve alla brezza. Ancora una volta, il muso della corriera, oltrepassò di poco la bottega di Angela Maria e Chechin scese. Con il sorriso. Con quel suo solito, meraviglioso, sorriso. Aveva addocchiato i suoi amici stando ancora seduto sull’enorme poltrona. Aveva addocchiato tutti, anche Giuseppina. Sapeva che lei era lì, ma rivolgerle la parola forse, era farle più male che bene. O forse, sentendosi in torto, non ne aveva il coraggio. Andò dritto dagli altri quindi, senza considerarla. Ma non aveva calcolato quanto una donna innamorata e ferita può cambiare. E allora, senza immaginarlo, si sentì picchiettare sulla spalla, si voltò e “Ciaff!”. Lo schiaffò arrivò sul suo viso improvviso e sicuro. Deciso, senza titubanze. Chechin guardò la donna negli occhi tremuli. Più bassa di lui di un bel pò. La donna che un tempo era stata sua. La guardò un poco e poi “Ciaf!” ricambiò ciò che aveva ricevuto guardando quegli occhi sbarrati e mormorando una sola frase – Amor, con amor si paga! -. Il tutto, davanti al Municipio di Molini, nel centro del paese.

Vita vera: Triora-Realdo 1954

Cari topi, siamo nell’anno 1954 e siamo ovviamente nella mia valle. Grazie a Zemiafilm (ZemiaFilm è una unità di produzione di video-documenti con una particolare attenzione alle realtà locali e ai contesti generalmente trascurati dai media -vi posto qui il loro indirizzo del blog zemiafilm.wordpress.com-), che ha postato su You Tube questo particolare video, possiamo vedere come vivevano i nostri nonni in un periodo della loro vita fondamentale. Il dopoguerra. La rinascita. E il filmato che vi pubblico è proprio una ripresa di quella che era una strada, un sentiero in mezzo ai monti, percorso per andare dal paese di Triora o di Molini di Triora in quello di Realdo. Si passava da Loreto, si passava anche “dal Pin”, come diciamo noi, un punto panoramico bellissimo. E credetemi, a piedi non è per niente breve come tragitto! Come già vi avevo accennato in questo mio post – sir-realdo – erano in tanti a spostarsi, spesso anche a piedi, per andare a lavorare in altri paesi nei dintorni. Donne e uomini, non c’era differenza. In questo video si capisce chiaramente la vita lavorativa di un tempo. Il pastore, il contadino, le donne che cucivano sedute in una piccola corte e quel camminare che pareva non esser mai una fatica. E guardate gli abiti, i cappelli, i foulards delle signore tipici di un tempo che noi chiamiamo, i mandiji pà teista. I muli che s’inerpicano stracarichi di roba, alcune case che esistono ancora, le braccia che lavorano, i furgoni d’altri tempi. I bimbi che giocano (la più piccolina tra l’altro, fa una tenerezza incredibile) e che avvisano, tutti i lavoratori. Piccole vedette. “Presto! Presto! Stà arrivando qualcuno!”. A segnalarmi l’esistenza di questo video è stato il signor Silvano, anch’esso amante della Valle Argentina come me, e lo ha fatto per due motivi: uno per far conoscere anche a tutti voi una parte di questi luoghi meravigliosi e i suoi abitanti e l’altro perchè, questo video, fa parte di un progetto nato tra Zemiafilm e il Parco delle Alpi Liguri. Un progetto importante nel quale si cercano altri video o filmati d’epoca come questi, per poter segnalare, esaltare e soprattutto ricordare, quello che non deve andare perduto, come la bellezza di posti spesso sconosciuti o una vita passata che troppe volte tendiamo a scordare. A me non mi rimane altro che augurarvi la buona visione di quello che è a parer mio, un documento eccezionale e reale e anche, una meravigliosa passeggiata. L’unica cosa, se posso dirlo, la colonna sonora, è un’opinione prettamente personale ma, a parer mio, esalta poco il contenuto visivo. Un bacio a tutti quanti di adesso e di ieri.

Triora: siete pronti per Halloween?

“Il Comune di Triora organizza, per i giorni 31 ottobre ed il 1° novembre ‘Halloween 2012’. La manifestazione, che rappresenta da diversi anni un appuntamento imperdibile per le migliaia di persone che si riversano a Triora, prevede oltre ad animazioni, concerti e varie rappresentazioni, anche una ‘mostra mercato’, riservata a 50 bancarelle, che verranno selezionate dall’Amministrazione Comunale tra esercenti, commercianti, coltivatori ed artigiani, che vendono prodotti in sintonia con il tema della manifestazione. I banchi potranno essere montati a partire dalle 8 del 31 ottobre”.

Ecco cosa potete leggere su sanremonews.it topini! Un avviso importante. Un appuntamento al quale non potete mancare. Perchè? Semplice. Secondo voi, in quello che è considerato il paese delle streghe, la Salem d’Italia, ossia appunto Triora, che tipo di festa di Halloween possono fare? Ripeto, semplice. Meravigliosa! Una festa meravigliosa. Un momento dell’anno che non potete perdervi. Potrete travestirvi da ciò che volete: streghe, maghi e lupi mannari. Potrete acquistare graziosi oggetti nel mercatino a tema. Potrete bere e cantare in compagnia. Di giorno, di notte, è sempre festa. Unico neo, ma mi sento in dovere di dirlo: attenti ai bimbi piccoli, a una cert’ora della notte, perchè spesso c’è chi alza un pò il gomito. E’ normale voglio dire, ma come Cenerentola, fate così, a mezzanotte, se avete pargoli con voi, fate ritorno alla tana. Per chi invece è libero e bello, non rimane altro che aspettare l’alba! Un alba misteriosa, colorata, frizzantina… E sarà bellissimo vedere tutti quei costumi sfilare. Ognuno si compra o si crea, l’abito più bello. Il cappello più particolare, la gonna più sgualcita. Con ragni finti che penzolano e ragnatele che avvolgono. Con zucche al posto delle teste e lumini da tenere in mano. Ma i divertimenti della “Notte Nera” non finiscono qui. Ci sarà il teatro all’aperto, il concerto, i racconti sulle streghe del XVI e la loro danza, insomma, non vi annoierete di certo e se la stagione, già ce lo permette, si potranno gustare anche le caldarroste. Non sarà l’unico post su Halloween che farò, perchè è una festa molto sentita nella mia valle, ma volevo, in tempo, non farvi perdere questa occasione. Un bacio, preparatevi, non manca molto!

Tutti a Corte!

Ma non serve fare un inchino! Questo topi è un altro bellissimo paese della mia valle. Si chiama Corte ed è una frazione di Molini di Triora. Sorge a circa 670 metri sopra il livello del mare e i suoi abitanti sono all’incirca una quarantina. Si trova a 2 km dopo Molini di Triora, comune al quale appartiene. Per arrivarci, si prende una strada che salendo rimane alla nostra destra dalla Provinciale 52 e si percorrono alcuni tornanti, molto vissuti, di notte, dai cinghiali e altri abitanti del bosco. Di fronte a lei sorgono Andagna da una parte e Triora dall’altra quasi a formare un triangolo con al centro, giù in basso, appunto Molini. Dentro Corte non si può viaggiare in macchina ma bisogna inerpicarsi a piedi per questo paesello in salita e la prima cosa che colpisce i nostri occhi è la pulizia. Le stradine, spesso formate da bassi gradini che l’attraversano sono come il pavimento di casa nostra. Vie per le quali solo degli esperti possono condurre piccoli trattori, magari per trasportare i carichi di legna o altra merce pesante. Gli orti degli abitanti infatti, sono tutti intorno al paese. Ognuno ha il suo. Si coltiva come si coltivava un tempo. Pensate che proprio gli interessi di Triora, (un tempo il paese più importante e padroneggiante della vallata essendo la perla della Repubblica di Genova perchè punto strategico) sul commercio del grano, causò una sorta di malcontenti tra le diverse ville di Molini, Andagna e Corte arrivando il 2 maggio del 1654 alla dichiarazione di indipendenza locale da Triora. Ogni villa ottenne di beneficiare di propria autonomia amministrativa e fiscale. Ancora oggi ci sono un pò di malcontenti per varie e piccole cose tra questi paesini ma chi non ne ha. Gli abitanti di Corte sono molto ospitali e fanno di tutto per rendere il loro paese rigoglioso e magari aggiustare ciò che in passato è stato distrutto come ad esempio il tetto della vecchia chiesa nella piazza. Tutte le estati infatti, si organizza una festa chiamata “cena sotto le stelle” e il ricavato andrà appunto nelle opere di ristrutturazione di questi importanti edifici. Uno tra questi, la vecchia scuola elementare. Pensate, una vecchia scuola che ora è diventata la biblioteca di Corte. Ebbene si, Corte può vantare una biblioteca che pochi paesi hanno. E’ un borgo bellissimo, tutto inizia dalla piazzola denominata Casai, in fondo al paese, per poi salire attraverso grotte e carrugi in quello che è un villaggio formato prevalentemente da case di pietra. Sembra di girare in un presepe e, di tanto in tanto, una piazzetta di ciottoli, qualche panchina e qualche albero, come dei magnifici salici piangenti, offrono la possibilità alle persone di ritrovarsi alla sera e raccontarsi com’è andata la giornata. Ovviamente con lo scialle sulle spalle. Quest’anno, non c’era differenza tra la temperatura al mare e quella a Corte (35 erano i gradi costanti in alcune giornate di agosto… che bellezza! Rosolavo come uno spiedino!) ma solitamente, il golfino, in questi paesini di montagna, lo si gode volentieri alla sera. A Corte si possono vedere anche tanti monumenti religiosi come la chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore che conserva al suo interno un quadro raffigurante la Sacra Famiglia del XVII secolo dipinto da un pittore ignoto. E’ una bellissima e grande chiesa al centro del paese, con appesa alla facciata principale una lastra di ardesia in onore dei figli caduti per la patria e il suo campanile è altissimo. Questa chiesa sorge su una piazza di sassolini incastonati nel cemento. E’ Piazza del Popolo che racchiude in sè anche una fontana e su un marmo i ringraziamenti a chi ha costruito l’acquedotto di Corte. Poi c’è l’ex oratorio di San Tommaso costruito tanti fa in questa frazione, conserva una statua della Vergine Maria con il Bambino Gesù sovrastanti San Bernardo, San Bartolomeo apostolo e il diavolo incatenato. E proprio questo oratorio, i cortigiani, gli abitanti di Corte, vorrebbero farlo rivivere in quanto sarebbe un luogo ideale per i bambini. C’è ancora la chiesa di San Vincenzo. Il portale di questo edificio è del 1497. Attualmente esso si trova in stato di rovina sommersa dalla vegetazione ma è un’opera antica e va citata. Infine, percorrendo a piedi una stradina per circa venti minuti, si può raggiungere il Santuario della Madonna del Ciastreo o della Madonna della Consolazione, un bellissimo santuario, principale luogo di culto degli abitanti. Un giorno vi ci porterò a vederlo e, tornando indietro, vi farò passare dal bosco. Vedrete come vi divertirete è un luogo bellissimo e offre una vista mozzafiato sulla valle e le montagne ricche di alberi. Corte che dista dal mare circa 28 km ci offre anche la possibilità di vedere piccolina, lassù la statua del redentore. Per notarla bisogna andare in cima al paese dove le ultime campagne ci segnalano che lì il borgo finisce. Più in su ancora, una splendida vigna, lo incornicia verso est. A Corte c’è un solo negozio portato avanti con tanto amore dalla signora Gemma. In questa bottega si vendono sigarette, pane, alimentari ed è fornito anche di cabina telefonica. Quei telefoni che stanno diventando ogni anno più rari. Essa non ha orari. Spesso, alle nove di sera si può ancora andare a vedere se Gemma, ci vende qualcosa. E’ vicino al suo negozio che ci sono i lavatoi. I lavatoi che un tempo venivano usati per il bucato e dopo dai bambini che d’estate si ci tuffavano dentro. Sono ancora funzionanti ma li tengono vuoti per non lasciare acqua sporca all’interno dei vasconi. E a proposito di acqua, quante fontane a Corte! Un giorno ve le farò vedere, una diversa dall’altra, posizionate nei giusti luoghi per dissetare gli escursionisti come noi. Acqua fresca, buona, dissetante! E che belle le porte! Le case di Corte hanno delle porte bellissime. E poi gli animali. Oltre ad aver visto gatti e conigli siamo stati accompagnati a lungo anche da una pernice. C’è proprio da divertirsi qui! I nomi delle vie sono tutti scritti su pezzi di legno. Anelli di tronco d’albero, tagliati come vassoi e a mano, sono state pitturate le definizioni appunto di piazze e strade. Che bel paesino! Tutti si conoscono e i ruderi di un tempo sono stati ristrutturati e resi magnifici e nelle case, oltre ai termosifoni si hanno anche stufe e camini. D’inverno qui, non si scherza. Cosa colpisce di Corte sono i particolari. Le finestre, le porte, i muri, alcuni dipinti. Gabbie appese fuori casa contenenti ogni cosa fuorche uccellini. Ognuno arreda la sua dimora con gusto e originalità e nonostante sia un piccolo borgo, per osservarlo bene ci vuole tutta la giornata! Insomma, vi consiglio vivamente di venire a farci una visita. Non ve ne pentirete e non vi annoierete di certo se siete amanti di paesaggi caratteristici. Vi aspettano a Corte, ma non serve fare un inchino! Bacioni!

Lettere dall’Archivio di Stato di Genova

A Triora, nel bellissimo museo etnografico, esistono i duplicati di alcune lettere davvero interessanti che vedono ancora una volta protagoniste le cosiddette streghe. Ve ne propongo alcune così come sono. Sono documenti reali e, a parer mio, molto interessanti… (ehm… e premetto che non ci sono errori ortografici):

Prima Lettera

DA “INVENTIONE DI GIULIO PALLAVICINO DI SCRIVER TUTTE LE COSE ACCADUTE ALLI TEMPI SUOI (1583-1589)”

Giugno 1588

Mercoledì a 29

Da Triora loco ignobile è venuto hoggi condute dal barigelo 13 donne strie ed un huomo, e si dice che quel loco sia quasi machiato tutto di simil peste.

Giovedì a 30

Le streghe venute il Sereni§imo Senato restato d’acordo con Inquisitor furno poste nelle prigioni di Palatio Criminale, veduto questo l’Inquisitor andò nel Colegio delli Illustri§imi Procuratori, dove era solo l’illustre Nicolò Doria, e dolendosi che senza più parlar alcuna cosa le streghe si erano me§e in prigione criminale, lì fu risposto e così moltiplicorno in diverse parole a tale che il detto illustre Nicolò fù in grande colera, e bisognò che l’Inquisitor se n’anda§e, ma facendone relatione in Senato il Signor Nicolò fu posta la cosa in consulta, e così fu risoluto e spedito un correro a Roma a darne conto a Sua Santità per mezzo de Cardinale Sauli e Giustiniano. Il Consiglieto fatto furno posti nel Seminario della Rota Criminale 12 che vi mancavano.

Seconda Lettera

LETTERA DEL CARDINALE DI S. SEVERINA AL DOGE E AI GOVERNATORI DI GENOVA. ROMA, 11 AGOSTO 1589, IN “LETTERE DI CARDINALI”, N°2819

Ser.mo Duce et Ill.mi Gov.ri

Per la lettera di VV. Ecc.ze del V del presente ricevuta al X si è intesa l’istanza che elli fanno a ciò che Giulio Scribani già loro Commi§.rio in Triora nella causa delle donne che egli ha proce§ate per streghe fu§i a§oluto dalla scommunica nella quale si è incorso per e§ersi ingerito nelle cose pertinenti alla S.ta Inquisitione contra la dispositione de’ Sacri Canoni et altre costitutioni Apostoliche sopra di ciò promulgate: et volendo questi miei Ill.mi e R.mi Sig.ri Card.li Colleghi far cosa grata all’Ecc.ze Vostre, hanno ordinato ch’io scriva al Padre Inquis.re di costì una lettera, che sarà allegata con questa, che se’l ditto Giulio humilmente gli domandarà di e§er a§oluto dalla detta scomunica, ch’egli in presenza di cotesto Rev. Vicario Archiepiscopale l’a§olva secondo la forma solita et consueta della S.ta Chiesa. Et non mi occorrendo altro, in buona gratia dell’Ecc.ze Vostre di cuore mi racc.do con pregare dal Sig.re ogni prosperità et continuità. Di Roma, a XI Agosto 1589.

Di VV. Ecc.ze

S.re Giulio Ant. Card. S. Sev.

Terza Lettera

FEDE DEL CURATO GIOVANNI BATTISTA LAVAGNA INVIATA AL COMMI§ARIO SCRIBANI. TAVOLE, 30 LUGLIO 1588, IN, LETTERE AL SENATO, N°538 (GIà 142).

Tore 1588 die XXX Julij.

Io P. Gio Batta Lavagna del luoco della villa talla curato delle tavole Giurisdizione del Ser.mo Ducca di Savoia. Richiesto dal molto magnifico signor Giulio Scribanis Commi§ario in Triora per la Sereni§ima Repubblica di Genova di dover informarmi se nella detta villa delle Tavole erano stati guastati quattro o cinque anni sono a certi parenti di Antonio Ruggiero della villa di Andagna dei figlioli sono informato in tutto come in appre§o si contiene. Cioè la moglie di Giacomo Lavagna nepote del cugnato del detto Antonio Rogiero mi ha affermato e§er la verità che quattro o cinque anni sono li morse due figliole, cioè una di ettà di sei mesi in circa, la quale e§endo molto gra§a et gra§a una sera la posero in letto, la mattina la ritrovorno morta, l’altra potrà haverne poco manco di un Anno et non hanno mai saputo di che malattie sieno morte senza male alcuno et il medemo mi ha affermato la madre del detto Giacomo che si domanda Domeneghina, che fu moglie del fu Paolo Lavagna. Et in fede di sacerdote ho scritta et sotto scritta la presente di mia mano propria.

Dalle Tavole, il dì suddetto. Io P. Gio Batta Lavagna affermo quanto sopra.

Extractum, ecc. Johannes Antonius Valdelecha notarius et prefati magnifici commi§arii cancellarius.

Letto topini? Quest’ultima è davvero incredibile non trovate anche voi? E pensare che son tutte cose accadute veramente. Vi mando un bacione!

Caccia alle streghe!

La caccia alle streghe ebbe inizio in Triora sul finir dell’anno 1587, quando, durante una seduta straordinaria del Parlamento, alcune donne, solite riunirsi nottetempo a la Cabotina, o nei pressi delle fonti, vennero violentemente accusate di essere le responsabili di una perdurante carestia. Per scovarle, si stanziarono addirittura 500 scudi. Il Podestà stesso dell’epoca, Stefano Carrega, chiese al Doge di Genova e al vescovo di Albenga, l’invio di Inquisitori. La risposta non si fece attendere, con il rappresentante della Repubblica e Gerolamo Dal Pozzo, vicario vescovile, che presto si precipitarono a Triora. Quest’ultimo, dando sfoggio della sua abilità oratoria, attribuì alle streghe i più orrendi misfatti. Ben presto, una ventina di donne furono imprigionate e dopo un processo sommario, tredici di esse, quattro ragazze e un fanciullo, vennero dichiarati colpevoli. Senonchè, sotto tortura, le presenti colpevoli, oltre a confessare orrendi delitti denunciavano altre complici di ogni età e ceto sociale; in breve, vennero incarcerate ben quaranta donne. Una delle streghe arrestate, l’ultrasessantenne Isotta Stella, non resse alle torture inflittele, mentre un’altra donna, in preda al terrore, si gettò dalla finestra della stanza ov’era rinchiusa, morendo in seguito, a causa delle ferite riportate. La popolazione cominciava a mormorare e a seguito di una protesta del Consiglio degli Anziani, in data 13 gennaio 1588, decisosi ad intervenire non appena vennero incolpate alcune matrone, il Doge e alcuni governatori di Genova, invitarono il vescovo Luca Fieschi a far si che il processo venisse concluso con giustizia e celerità ponendo fine al terrore e alla disperazione che regnava fra la gente. Anche il Parlamento, tramite il notaio Basadonne, sollecitò una rapida definizione dei processi. Dopo una fugace apparizione del Padre Inquisitore fra’ Alberto Fragarolo, giunse a Triora un commissario straordinario della Repubblica di Genova Giulio Scribani. E mise un pò di ordine. Visto che scempio topini? E tutto ciò che vi ho scritto è stato preso da documenti storici di Triora. Povere donne!

Quel che diceva il Podestà

Il Podestà era una figura prevalentemente del Medioevo. Era, ai tempi, la più alta carica civile ma solo nell’Italia Centro Settentrionale. Era come un magistrato dei giorni nostri e dettava legge. Ovviamente, anche noi, nella mia Valle, ne avevamo uno. Anzi, più di uno, e non solo ne Medioevo. E il Podestà emetteva sentenze o meglio invitava spesso le persone a fare determinate cose. Parlando di agricoltura, spesso donava premi a chi aveva il terreno più bello e più ordinato, altre volte invece, chiedeva che venissero denunciate tutte le piante in possesso. Guardate quest’ordinanza del 1934. E’ originale di quel tempo e recita questo:

CONSORZIO OBBLIGATORIO DI MIGLIORAMENTO ED INCREMENTO DELL’OLIVICOLTURA DELLA PROVINCIA DI IMPERIA

il Podestà rende noto

che con Decreto 15 maggio 1937 XV del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste è stato costituito il Consorzio Obbligatorio di miglioramento ed incremento dell’olivicoltura di questa provincia. Dovendo, ai sensi dell’art. 48 del R.D. 12 ottobre 1934 n°1700, provvedere alla formazione dell’elenco dei proprietari dei terreni con piante d’olivo in produzione compresi nella circoscrizione del Comune

invita

tutti i proprietari a fare denunzia degli alberi d’olivo, entro il 20 novembre ritirando gratuitamente presso l’Ufficio Comunale gli appositi moduli. Sono escluse dalla denuncia le giovani piante di olio di età non superiore agli anni dieci. A carico dei contravventori alla presente ordinanza verranno applicate le penalità di legge.

Triora, 8 novembre 1937

Mi piacciono questi storici documenti del passato!

Il museo etnografico di Triora

All’inizio del paese di Triora, il primo edificio che incontriamo, entrando, sulla nostra destra, è un caseggiato color crema davvero molto importante. Siamo in Corso Italia n°1 e qui, è stato creato e allestito uno dei musei della mia valle. E’ il museo etnografico e della stregoneria. Se vi va, potete iniziare a farvene una vista andando sul suo sito http://www.museotriora.it e qui, potrete anche vedere gli orari e i periodi d’apertura. Tre piani di vita della Valle Argentina. La vita di un tempo. Il museo di Triora non vuole essere soltanto una mera esposizione di oggetti ma soprattutto un invito, uno stimolo a visitare l’antico paese, le sue caratteristiche ed incantevoli borgate e frazioni dove, in qualche caso si potrà riscontrare l’uso degli attrezzi che si possono notare in queste sale. Si potrà, a contatto con una natura pressochè incontaminata, ritrovare il gusto e il vero piacere della vita. In questi tre piani infatti, uno a terra, uno interrato e uno addirittura nei sotteranei, sono stati ricreati diversi ambienti che ci permettono di capire come si viveva e come è nata la valle. Tutto è al chiuso tranne un piccolo giardinetto all’aperto che invece, è ricco di opere intagliate nel legno. Stiamo parlando di un museo così importante da essere riconosciuto come regionale. Appena si entra e si ha a che fare con la simpatica signora che da’ i biglietti e ti spiega come proseguire, ci si tuffa subito nel mondo dell’arte, dell’artigianato e del ricamo. Un letto addobbato come un tempo, con un copriletto fatto a mano e gli abitini, anche per i neonati, che veramente si usavano tanti anni fa. Tutto è originale, ci tengo a dirlo. Da qui si passa alla sala delle macchine da cucire, dalla più vecchia a quella più moderna diciamo, vicino alle quali si possono notare gli strumenti musicali e il vestiario dell’epoca, non solo quello da notte ma quello che serviva per i vari momenti della giornata. Bellissimo è il reparto dedicato all’archologia. Tanti sono stati i ritrovamenti preistorici nella mia valle, tanti e importanti, inerenti anche all’Età del Ferro. Denti, collane, lance e anche qualche graffito ritrovato in qualche grotta sicuramente sotto Verdeggia o Realdo. A mettere un pò si soggezione invece, ci pensano sicuramente gli animali imbalsamati nelle loro posizioni comuni o nei loro momenti di caccia. Tutta la fauna della mia valle. Al piano di sotto la carrellata dei vari mestieri compresa la vita nei campi e tutti i lavori ad essa accompagnati. La lavorazione del latte, quella delle scarpe, quella del vino, delle castagne e poi ancora, dove venivano messi i bambini mentre le loro mamme dovevano lavorare la terra? Tutto è rigorosamente ripreso come ad essere vero. E’ particolare notare come siano riusciti anche ad arredare una casa come lo era al tempo dei nostri nonni. Il focolare, la madia, il grammofono, il macinino e la grattugia per il formaggio. Non so numerarvi tutti gli attrezzi che ci sono. Davvero in abbondanza. Infine, scendendo ancora più sotto, si entra nell’atmosfera macabra delle streghe, ma non vi posto foto, vi lascio la sorpresa. Sappiate solo che inizierete a sentire delle grida e delle diapositive riflesse sul muro vi spiegheranno le usanze di queste particolari donne. Sarete dentro a delle lugubri prigioni e potrete vedere le sale delle torture, leggere i processi fatti e osservare disegni rappresentativi! L’ambientazione è bellissima, da cinema. Le cose che vi ho detto sono solo una minima parte di questo grande tesoriere. Non posso mica elencarvi tutto! Vi farò solo qualche sorpresa ogni tanto… Dovete assolutamente venirlo a vedere. Mentre ero dentro, ho sentito più di una signora esclamare la frase “Oh mamma mia, mi vien la pelle d’oca! Guarda che bello!” e topogiò, la topina che era insieme a me era entusiasta. Probabilmente erano amanti dell’antiquariato ma credetemi che anch’io ho provato una grande emozione. Una voce guida vi accompagnerà per tutta la vostra visita. In ogni stanza infatti un disco parte più volte per poter accontentare tutti e a tutti svelare i segreti di Triora. Sarà utile capire anche quel dato oggetto, spesso davvero incomprensibile, a cosa era servito! Il prezzo per entrare è davvero minimo a mio parere. Pensate solo 2 euro e ne vale davvero la pena. Ora topi, godetevi queste immagini, ma datemi retta, venite a vedere tutto il resto che c’è, a Triora, in Corso Italia n°1. la vostra Pigmy.

Voci precedenti più vecchie

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Nikon Niky ninfee ninna nanna nipoti Nizza Nocciola noccioli nocciolo nome nomi nonna nonno Nord notte notturno novi ligure nuotare Nuvola nuvole occhi occhiali oli olio olive taggiasche ombra onde operai operatore opere oppio oratorio orchidee ordinanza oriente origano orizzonte oro orti Ortica orto Ortovero ospedale Osvaldo Poggio pace padre Padre Pio paesaggio paese palazzi palco pallone palme panchina panchine pancia pane panna panorama Pantan Pantano Papavero papà paradiso parchi parco Parigi parole pascoli pascolo Pasqua passato passeggiata passeggiate passi passione passioni pastore pastori patate patologia pavimenti paziente pecore pelo Pepe peperoncino percorso pescatori pesce pesche pesci pesto petali petanque pezzi pianta piante piante grasse piatti piatti tipici piatto piazza pie piedi piemontesi pietra pietre pietre. 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