Il Corvo Imperiale – sentinella intelligente

Un giorno mi trovavo in zone impervie della Valle Argentina. Passeggiavo quasi in mezzo alla nebbia che di tanto in tanto lasciava spazio a un sole tiepido che carezzava col suol calore il mio pelo. Me ne stavo lì a rimirare lo spettacolo di Madre Natura quando all’improvviso vidi un gran numero di Corvi Imperiali attraversare il cielo sopra la mia testa.

Di Corvi ne ho visti, nella mia vita di topina, ma così tanti e tutti assieme, per giunta, era una gran novità! Assieme a loro c’erano persino diversi Gracchi Alpini!

Mentre quei corvi gracchiavano dall’alto, io producevo una raffica di clic con la mia macchina fotografica per immortalare il momento imperdibile, quando da lontano mi giunse una voce a me conosciuta: «Plotoneeee aaaaalt!»

Odoben Malcisento urlava come un ossesso, il suo ululato riecheggiava da un monte all’altro e io attesi che il suo muso comparisse da dietro la collina sulla quale ero appostata, poi lo salutai: «Odoben! Odoben!» lo chiamai, sbracciandomi.

«Maiben? Maiben, dici?! Con tutto il fracasso che stanno facendo, non resterà manco un camoscio da mettere sotto i denti!» mi rispose irritato, fraintendendo le mie parole (“maiben” dalle mie parti ha un significato simile a “che bellezza”, “quanto bene!”).

«Ma no! Stavo solo chiamando il suo nome, Odoben. Ha visto quanti?»

Avvicinatosi a me, aveva finalmente compreso di aver udito male, ma non si scompose a chiedere scusa: Odoben è un generale, e come tale esige sempre rispetto. Non tardò a ricordarmelo: «Dimentichiamo sempre le buone maniere, vedo!» mi redarguì con sguardo tagliente.

Mi tirai una zampata in fronte, urlando: «Mi perdoni, Generale!».

«Così va meglio» disse, poi si rivolse al branco di giovani lupi suoi sottoposti: «Che fate lì con la lingua penzolante? Non siete mica dei cani! Voglio fierezza nel portamento, razza di smidollati! E non statevene lì a bocca asciutta, andate a cercare quei cornuti scala-rocce, non vorrete mica tornare alla tana coi crampi allo stomaco, dico bene? Non perdete tempo! Serrate i ranghi! Tornate vittoriosi, altrimenti ve la vedrete col vostro Generale!» ringhiò.

«Signorsìssignore!» risposero in coro, e si apprestarono a eseguire gli ordini mentre Odoben intonava: «Un-due! Un-due! Un-due!».

Quando i giovani lupi scomparvero alla vista, si rivolse infine a me: «Che hai da guardare, ricotta munita d’orecchie?»

Soffocai una risata per il suo artistico appellativo e dissi: «Mi chiedevo… Generale Malcisento… mi chiedevo se potesse darmi qualche notizia sul Corvo Imperiale, lei che sa tutto degli animali del cielo e della terra che popolano queste zone, signore.»

«Sul Corvo Imperiale? Ah, quello è proprio un gran vecchio volpone! Non s’è mai visto animale più furbo di lui… a parte il lupo, beninteso!»

«Ah, davvero?» dissi per spronarlo a proseguire nel suo racconto.

«Puoi esserne certa, mezza cartuccia vestita da topo! Se il lupo è uno stratega, il corvo è un grandissimo osservatore e studioso… e la sua intelligenza, unita allo studio meticoloso di quello che lo circonda, lo rende un anticipatore delle mosse del nemico, ma non solo! A volte sembra che conosca il futuro, talmente bravo è diventato a studiare la realtà.»

«Generale, vuole dirmi che sa prevedere anche le vostre mosse?»

L’anziano lupo sogghignò: «Ah, quel vecchio furbacchione… sa tutto, vede tutto! Manco fosse il demonio fatto uccello! Tante volte dall’alto del suo volo vede una carcassa… l’animale può essere morto per un incidente, per vecchiaia o per altri motivi, ma quando il corvo lo trova, viene a cercare noi lupi. Qualche volta, se non trova noi, si rivolge alle volpi… e coi suoi forti richiami ci attira fino al luogo in cui giace inerme il corpo dell’animale. Allora il corvo attende.»

Il Generale fece una pausa a effetto: gli piaceva raccontare storie come quella e saggiare l’attenzione dei suoi ascoltatori, e io l’accontentai: «Cosa attende, Generale?»

«Attende che noi lupi diamo inizio alle danze, sventrando la bestiola, cosicché anche lui possa cenare attingendo alle parti molli e nutrienti dell’animale… ma lascia fare il lavoro sporco a noi, mica scemo!»

«E voi glielo lasciate fare? Gli lasciate mangiare quella carcassa?»

«Certo che sì, razza di stracchino coi baffi! E’ la legge del bosco, ci si aiuta a vicenda! Il corvo fa un favore a noi, e noi lo ricambiamo.»

«Davvero interessante, Generale Odoben Malcisento, molto interessante!»

«Ma non ti ho ancora detto tutto. Tutti credono che il corvo sia in grado di emettere solo suoni striduli e gracchianti… in verità qualcuno nel bosco dice di averlo sentito cantare con voce melodiosa. Pare lo faccia solo quando sa di non essere osservato.»

«Veramente? Chi è stato a raccontarglielo?»

«Quel ficcanaso, beccolungo e trapana-timpani del picchio, chi altri, sennò? Ma sai, non penso abbia detto una bugia: in fondo il corvo è in grado di imitare il canto e i richiami di molti uccelli, spesso impara anche parole del linguaggio umano. Lo fa per allontanare e ingannare possibili rivali, oppure per attirarli in una trappola e affrontarli impreparati. Astuto, lui!»

«Generale Odoben, lei è sempre una garanzia!»

«Arriva la fanteria?!»

«No! Ho detto lei-è-sempre-una-garanzia!»

«Ah! Potrei stare qui a raccontarti del corvo all’infinito! Per la sua intelligenza e il saper anticipare gli eventi, viene considerato un profeta con dono della preveggenza. E’ stato grazie all’osservazione del volo dei corvi che gli umani hanno scelto i luoghi in cui far sorgere antiche città, tale era l’importanza di questo uccello. E’ da sempre considerato un messaggero del cielo, il che nel mondo umano è sempre stato interpretato come tramite tra il divino e il terreno. Che dire, poi, delle sue piume nere? Paiono uscite dall’oscurità più cupa della notte, dall’assenza di luce, ma in verità non è un animale così oscuro come sembra. Ho sentito molti cacciatori chiamarlo “uccellaccio del malaugurio” per il fatto che si nutra di carcasse… ma in fondo, dico io, quale animale non si nutre di morte? Lo facciamo tutti, dico bene?»

Trovai quella riflessione assai profonda e non riuscii a proferire parola per qualche interminabile secondo. Non potevo che dare ragione a Odoben.

«E’ un ciclo, sorcina. Un ciclo infinito, dove il confine tra la vita e il suo opposto è assai labile. Qualcuno muore per consentire ad altri la vita, e quella stessa vita verrà restituita a qualcun altro a tempo debito. Non c’è nessun malaugurio in tutto questo, ma solo pura, semplice sopravvivenza.»

«Ha ragione, Generale Odoben. Ha ragione» conclusi.

Restammo ancora lì a guardare insieme lo spettacolo di Corvi Imperiali che volteggiavano sulle nostre teste, mente Odoben riposava le zampe stanche e io scattavo foto a più non posso.

E ora vi saluto, topi miei. Vado a scrivere un altro, gracchiante articolo per voi!

 

 

Il Biancone – la forza del Guerriero

Decisi di tornare dal mio amico Lupo, Odoben Malcisento, perché durante l’estate vidi diversi Bianconi volare nei cieli della Valle Argentina.

Ci sono sempre stati ma non ne avevo mai visti così tanti e così spesso.

Che rapace incredibile il Biancone! Fiero, nobile, dalla bellezza superba.

Come al solito, Odoben, vecchio Generale, stava cercando di far rigar dritto gli altri componenti del branco con i suoi ordini imperativi e militareschi. Potevo vederlo e sentirlo da uno dei pascoli del Garezzo nel quale mi trovavo ma, sapendo che è sordo, decisi di avvicinarmi.

<< Odoben!>> esclamai in sua prossimità. Si voltò di scatto con quel suo orecchio mozzo, teso verso il fluire del vento. Mi vide subito e, subito, mi rimproverò <<Generale Odoben! Generale! Piccolo sorcio, quante volte devo ripeterti che sono un Generale?>>

<<Chiedo scusa Odob… Generale! Mi auguro non la infastidisca la mia presenza… volevo chiederle qualcosa sul Biancone!>>

<<Di quale penosa ragione parli?>>

<<Penosa ragione??? No no no… Q-u-a-l-c-o-s-a s-u-l B-i-a-n-c-o-n-e!!!>> urlai.

<<Ah! Oh! Perbacco! Certo! Il Biancone! Uno spirito Guerriero! Un forte e valoroso soldato! Come si può non conoscere il Biancone?! Lui si che conosce il coraggio, non come questi citrulli mangia mollica che mi ritrovo ai ranghi>> mi si avvicinò, ma prima diede ancora un ordine alla Fanteria <<At-tenti! Ri-poso! Sciogliete le righe smidollati! Torno tra poco e cercate di essere pronti ai comandi!>>

<<Signorsissignore!>> risposero in coro gli altri giovani e pazienti Lupi per farlo contento.

<<Dimmi pure, soldo di cacio munito di coda, cosa vuoi sapore sul Biancone eroe?>>

<<Ecco, appunto, Generale Malcisento… perché il Biancone è un eroe?>>

La sua grassa risata gli schiarì la gola <<Tutti sanno che il Biancone è simbolo indiscusso della forza nobile dell’azione, cara la mia piccola ratta. Vedi, in tutte le battaglie, come anche quelle della vita, che ci possono capitare ogni giorno, si combatte sempre con la rabbia, con la voglia di vendetta, con la tristezza o la paura nel cuore, ma non è così per il Biancone. La sua è una giustizia pura, senza odio, una fierezza indomita che si staglia nei cieli>>

Ero totalmente rapita da quelle parole anche se, al momento, mi aveva detto pochissimo. Wow! Avevo già capito che si stava parlando di un animale davvero particolare e incredibile. Lo lasciai andare avanti. Anche lui sembrava estasiato dal suo stesso racconto <<E’ così regale! E con la sua giustizia, così pulita e onesta, non ci mise molto a diventare simbolo di purificazione e persino di luce, avvicinandosi all’Aquila come emblema e animale di potere. Sei stata fortunata a vederne molti, significa che probabilmente anche tu meriti di riconoscerti in queste qualità>>.

Quel Generale di Corpo d’Armata ora sembrava addirittura quasi malinconico e quindi decisi di continuare a farlo parlare <<Non per niente il suo vero nome, Circaetus gallicus, fa riferimento ad un Falco-Aquila protetto già in Gallia, nell’antica Francia, giusto?>> gli chiesi.

<<Proprio così sorcina, proprio così>>

<<Mangia prevalentemente i serpenti vero?>>

<<Ma non ha i denti! Cosa dici mai?! Il suo becco è già troppo possente!>>

<<Non denti! Serpenti Odoben! Ho chiesto se mangia i serpenti!>>

<<Ah! Si si certo! I serpenti sono il suo cibo preferito, è un uccello migratore e cerca le zone calde che gli offrono anche il cibo! Ma al contrario dell’Aquila che, molto grossa, afferra i rettili al volo, il Biancone prima li circonda sbattendo le ali così da disorientarli e stordirli. Non per niente è anche soprannominato – Il Cacciatore di Serpenti ->>

Che bello sapere tutte quelle cose su un rapace raro ma presente nella mia Valle. Immaginavo quel suo piumaggio chiaro e biancastro sul ventre ma più scuro sul dorso. Un marrone simile agli arbusti spogli che tingono i miei boschi in questa fredda stagione.

Quell’espressione austera che mostrava il temperamento impavido. Quella rara bellezza.

Pensate Topi che, il Biancone, depone un solo uovo all’anno e, in Valle Argentina, lo cova intorno ai mesi di aprile e maggio. Si tratta infatti di una specie protetta.

Odoben mi aveva detto abbastanza. Potevo rintanare soddisfatta e aspettare l’arrivo della prossima primavera che avrebbe portato con sé anche nuovo Bianconi da ammirare. Salutai quindi il mio strambo amico Lupo che tornò a governare il suo Corpo Militare e mi inoltrai nel bosco. Chissà dov’era ora il Biancone? Sicuramente in qualche paese dell’Africa.

Tutta quella neve attorno a me mi stava dicendo che mai, in questo periodo e in questi luoghi, il Biancone poteva sopravvivere e con il cuore leggero decisi di attenderlo immaginandolo sorvolare il Sahara con la sua maestosa apertura alare che può raggiungere i due metri.

Un bacio fiero quanto lui a tutti voi! Alla prossima!

Un altro “Grazie” ad Andrea Biondo per le immagini andreabiondo.wordpress.com

La Ghiandaia Serpilla e i semi di Glicine

Mentre stavo gironzolando nei dintorni del bosco alla ricerca dei semi di Glicine, (ora è il periodo adatto) sentii un miagolio tenero e malinconico. Un piccolo micetto sperduto, pensai, appropinquandomi a cercarlo per porgergli il mio aiuto.

«Tzu tzu tzu…» cercai di imitare gli umani quando richiamano un gatto, in quanto, il mio prodigioso olfatto non stava percependo nulla, stranamente. La cosa mi lasciava perplessa.

Di nuovo quel lamento. Veniva da laggiù e mi diressi verso un bellissimo nocciolo dalle grandi foglie. Fu proprio mentre cercavo con attenzione tra i nuovi figlioletti esili di quell’albero che sentii sghignazzare sopra la mia testa. Avrei riconosciuto quell’aspra risata tra mille…

«Serpilla!» esclamai.

«Gné gné gné! Tciààà!!! Tciààà!!!» fece lei, con urla sconclusionate che mi ferivano i delicati timpani.

«Quindi eri tu! Non c’è nessun gattino, vero?» domandai, mettendomi le zampe sui fianchi.

«Ahhaha!!! Topina! Che allocca che sei! Ci caschi sempre!» mi rispose con la sua risata isterica.

Questa è Serpilla, la mia amica/nemica Ghiandaia fin troppo arzilla! Da una parte le volevo bene, ma come riusciva ad irritarmi lei, con quel suo fare bisbetico e antipatico, nessuno mai! Non era cattiva, ma era come adorasse essere detestata. Boriosa, arrogante e supponente. Forse, il fatto di simboleggiare la visione dell’oltre, il saper valutare le cose, la capacità di elevarsi al di sopra del tradizionale comprendendone il vero significato, le faceva credere di essere lo ierofante del bosco. Non solo. Si dice abbia anche doti di intuizione e preveggenza, nobili virtù che, ahimè, lei trasforma in strumenti per vantarsi alla ricerca di una vanagloria che proprio non sopporto.

Ma la sua più grande caratteristica era quella di saper imitare il verso degli altri uccelli alla perfezione e anche altri animali e persino alcune parole umane! Quanti inganni, topi miei!

Ditemi, vi è mai capitato di andare in un bosco ed esser stati certi di aver udito un’aquila, o un gufo, o un corvo, o qualche altra creatura? Be’… mi duole deludervi, cari amici, ma molto spesso in realtà avete soltanto sentito una Ghiandaia mattacchiona! A volte ci casco pure io! E in Valle Argentina ce ne sono tantissime anche se forse Serpilla è la più fetente!

«Come ti ho già detto molte volte, Serpilla, se usassi le tue prodezze per cose più utili saresti sicuramente l’essere più amato della Valle!»

Sapevo già che per quel giorno potevo rinunciare alla mia tranquillità e alla rilassatezza che stavo provando nella ricerca dei semi. Con quella sua lingua biforcuta, Serpilla mi avrebbe in qualche modo rovinato la quiete.

«Che fai?» mi chiese gracchiando.

«I fatti miei» risposi alla curiosona.

«Che fai? Che fai? Che fai? Che fai? Che fai? Che…»

«Smettila!!! Devo raccogliere dei semi!!!!!!»

«Che semi?»

Grande madre Ratta dammi la pazienza! alzai gli occhi al cielo, mentre rispondevo alla petulante sperando si zittisse: «Di Glicine».

«Velenosissimi!»

«Si lo so»

«E allora perché li cerchi?»

«Per piantarli»

«Hai già un Glicine vicino alla tana…»

«Devo regarli!»

«A chi?»

«Ohssssantissima Topa! Basta! Fatti le piume tue!» e così dicendo le mostrai la coda, andandomene. Ovviamente mi seguì, saltellando da un ramo all’altro dei grandi castagni.

«Non si devono raccogliere adesso! Tciààà! Sono troppo verdi! Tciààà!!!»

«Ti crea un problema questo?»

«No tciààà! È che non sai le cose!»

Secondo lei io non sapevo nulla, mentre invece era quella bisbetica impiumata a non sapere che volevo far vedere a voi questa specie di pisellini piatti. In fondo, anche il Glicine, come il Pisello, appartiene alla famiglia delle Leguminoseae e sono simili. Anche loro contenuti all’interno di baccelli meravigliosi di un verde chiaro sgargiante e ricoperti da una peluria sottile che sembra velluto. Serpilla aveva ragione, sono davvero molto tossici, dovete fare attenzione, ma germogliano facilmente e potrete avere la vostra piantina di Glicine ad abbellire dimore e giardini.

«Sono come piselli!» strillò la saputella.

«Lo so di mio! Grazie!»

«Ma io lo so da molto tempo! Tciààà! Craaaa!»

La ignorai.

Ogni pianta di Glicine riesce a produrre molti baccelli, i quali solitamente contengono all’incirca due o tre semi ciascuno. Questi baccelli sono duri, turgidi e, quando seccano, divengono color marrone, in natura si aprono da soli lasciando cadere quelle piccole fonti di vita. Bisogna raccoglierli a settembre e lasciarli seccare per tutto l’inverno in un luogo fresco e asciutto. In primavera vedrete che i semi sono belli secchi. A quel punto prendete dei bicchierini di plastica o dei portauova. Mettete dentro del cotone e all’interno del cotone i semi. Poi bagnate con un po’ d’acqua mantenendo sempre umida l’ovatta. Dopo pochi giorni saranno germogliati e pronti per essere piantati.

«Che verde cangiante hanno ora! A seconda di come il sole batte su di loro diventano argento!» dissi, estasiata.

«A me sembra bianco… craaaa!»

«Bianco o argento sono molto belli anche per decorare… la natura è davvero fantastica!»

«Che gusti hai! Craaa! Io per il mio nido non userei mai delle appendici storte! Ti avveleni anche la casa! Tciààà!!!»

«Non mi avveleno nulla e inoltre il Glicine è meraviglioso»

«Per me sporca troppo e attira troppe api»

«Bene! Adoro le api!»

«Quel loro ronzio è così fastidioso! Tciààà!!!»

«Per tutti i baffi storti! Senti chi parla!»

Era davvero insopportabile. Non la reggevo più. Decisi di tornarmene al mulino. Avrei raccolto quelle meraviglie un’altra volta.

Un saluto a voi topini, la foto della Ghiandaia (Garrulus glandarius) è stata presa da wikipedia. La Ghiandaia della Valle Argentina.

Le Sterlizie di Arma

Questa meraviglia è la Strelizia o Sterlizia (in SONY DSCrealtà il suo vero nome è Strelitzia Aiton) ma ognuno la chiama un po’ come vuole e va sempre bene.

E’ originaria dell’Africa e dei paesi tropicali ma, ad oggi, ha la capacità di nascere e crescere veramente ovunque. SONY DSCNe ho visto tante in giro nella mia Valle e quelle che vi propongo in questo articolo appartengono al paese di Arma di Taggia. Ce ne sono molte nelle aiuole e nei giardini della città, questo perchè si adatta bene a diverse situazioni e spesso viene poco considerata reputata quasi banale.

In realtà Strelizia, come piace chiamarla a me, è un fiore bellissimo. Guardatela… mi ricorda un’Upupa, o un meraviglioso e presuntuoso Galletto. Con la sua cresta arancione e il becco blu. Come fa, quel petalo, a saper di dover nascere blu e non come gli altri secondo voi?SONY DSC E di un bel blu acceso per giunta! E, a contenerlo, il calice verde dai bordi rossi, un calice allungato.

Qui da noi, in Liguria, è reputato così gradevole da essere un fiore venduto in parecchie occasioni. Ne abbiamo una grande esportazione soprattutto reciso e decorativo per grossi mazzi. Ma questo fiore non è utile solo alSONY DSC commercio, la sua bellezza, l’ha portato sino a noi, e precisamente nei Giardini Hembury, di Ventimiglia, la prima volta in Italia, e fu subito amato e apprezzato da stilisti e pittori che iniziarono a rendergli omaggio su tele colorate.

Famoso, ad esempio, è il quadro di Man Ray intitolato “L’incompreso”.

Questo fiore, simile alla cresta di un uccello, in Inghilterra viene appunto chiamato “Uccello del Paradiso” o “Lingua di Uccello”. Si dice che abbiastre questa forma (non originale come la Strelizia nata in Africa) grazie ai coltivatori che la trasformarono un po’ geneticamente in onore della Regina Carlotta Sofia Mecklemburgh-Strelitz, consorte proprio di Re Giorgio III d’Inghilterra.

Ancora oggi, questa meraviglia, grazie al suo splendore e il suo carattere decorativo e imponente, è il simbolo di nobiltà e di maestosità. E a decorare ci pensa davvero. Ne basta un solo esemplare per vivacizzare e rendere importante un vaso.

Le chiese, le cerimonie, le stanze…. Elegante, fascinosa, superba. Questo capolavoro della natura, è considerata così pregiata tanto che, presso alcune tribù del Sud Africa, viene usata solo per adornare la capanna del Capo Tribù o dello Stregone. Le sue foglie, coriacee e resistenti, possono prestarsi anche per la realizzazione di incredibili strutture e decorazioni proprio in onore della persona più importante del villaggio.

Essa non ha un vero e proprio uso in campo cosmetico o officinale come le altre piante che vi ho descritto ma, con la tinta arancio dei suoi petali si possono disegnare bellissime immagini che sembrano acquerelli. Un fiore spesso sottovalutato, non apprezzato come si dovrebbe. Ed è per questo che ho voluto regalargli un post, perchè mi piace tantissimo. Per fortuna Arma ne presenta parecchi.

Un bacio topini alla prossima!

M.

Il simpatico Vlady

Pum! si sentì contro l’anta dell’armadietto. La luce della stanza lo aveva attirato un po’ troppo a sè.

Purtroppo, così inaspettatamente, si era senza macchina fotografica e il cellulare ha fatto del suo meglio. Accontentatevi.

Un po’ stordito e affaticato se ne stava lì. Le alette ungulate piantate a terra. Il muso immobile, anche quel suo naso arricciato era immobile. Solo l’occhio seguiva preoccupato i movimenti intorno a sè. Un topo con le ali. Un mio parente. In famiglia lo chiamiamo Icaro.

Topini e topine ecco a voi il Conte Vladimir. Un piccolo Dracula.

Povero! Che botta ha preso! Va bene, va bene, lo ammetto, non è il Brad Pitt del regno animale però, aspettate, non siate precipitosi, toglietevi dalla testa tutte le credenze popolari che si hanno su di lui e ascoltatemi. Lo sapete che stiamo parlando di un animale eccezionale? Ebbene sì.

Il Pipistrello, conosciuto come essere repellente, mordace e sanguinario, non è altro che una creatura spettacolare e performante in ogni parte del suo corpo.

Allora, innanzi tutto:

1) Non si attacca ai vostri capelli, nè dovrete tagliare la vostra chioma. Il loro infallibile radar naturale, che li guida, permette loro di evitare qualsiasi ostacolo, anche l’uomo.

2) Non vi verranno ad acciecare, non essendo gli uccelli delle streghe; non è loro interesse, nè tanto meno vi orineranno sulla testa lasciandovi calvi. La loro pipì, tra l’altro, non è acido muriatico, anche se puzzetta parecchio.

3) Non sono demoni volanti come hanno voluto farci credere con il romanzo di Bram T. Stoker “Dracula”, nè hanno il potere di scacciare gli spiriti maligni come tanti contadini hanno sempre creduto catturando, uccidendo, essiccando e appendendo alle porte i poveri Pipistrelli imbalsamati.

E chi più ne ha più ne metta. Insomma, all’incontrario, invece è proprio l’uomo, ad essere il nemico più temibile di questi Chirotteri e non viceversa. Un uomo che, a causa di superstizioni, credenze e scarsa conoscenza, li minaccia ed elimina. Inoltre, con l’uso smoderato di pesticidi, non solo lascia il nostro amico senza cibo, ma lo avvelena proprio. Oh già topi! Forse non lo sapevate ma con un Pipistrello che svolazza in giardino, nessun insetto potrà più disturbarvi. E’ un fantastico mangione.

Ma nonostante il suo cibarsi e il suo essere un mix tra topo e uccello, il Pipistrello appartiene alla famiglia dei Mammiferi. Sì! I suoi cuccioli, appena nati, appesi alla mamma, si nutrono di latte. Uno per volta ovviamente, nel senso che, non fanno più di un cucciolo a parto (di solito).

A causa delle ali chiare, nella zona interna, questo esserino non mi è sembrato una comune Nottola, il più tipico dei Pipistrelli della nostra zona, direi invece un Albolimbato ma, di specie, ce ne sono molte è solo che non le conosco tutte.

Il mio interesse comunque era più mirato a farvi conoscere meglio questo simpatico compagno estivo e notturno. In inverno va decisamente in letargo. Perbacco, non facciamoci abbindolare dalle favole! Avrei molta più paura di un Gufo arrabbiato che è sempre proposto nei racconti fantastici come un animale saggio e tranquillo, anzichè di un Pipistrello che, con una mano, eventualmente, posso scacciare.

E… udite, udite, tra non molto v’insegnerò anche a creare un habitat adatto a loro nel vostro giardino o nella vostra campagna accanto a casa! (Ma anche no! Direte voi…) Ma si! Vedrete che una volta che avrete simpatizzato andrete d’accordo, ne sono sicura.

Pensate che alcuni Pipistrelli possono arrivare a vivere anche quasi 40 anni! Passerete una vita insieme pensate! Ok, vi prendo un po’ in giro però, seriamente parlando, lo sapete qual’è il significato del Pipistrello? No, non in Europa dove è discriminato. Per esempio in Oriente, i Pipistrelli assumono un significato del tutto diverso da quanto espresso da altre culture. Fortuna, ricchezza, prosperità sono infatti termini che si collegano direttamente a loro anche sotto l’aspetto di immagini e dipinti.

Ma una cosa carina ce la racconta l'”Associazione della Tutela dei Pipistrelli”: la credenza secondo cui ai Pipistrelli è dato il dono dell’immortalità, ad esempio, è da collegarsi al fatto che questi animali vivono nelle grotte; le stesse grotte dei “Santi Eremiti”, gli 8 Immortali, i quali, secondo la Storia antica della Cina, vivevano sulle montagne, in caverne isolate cibandosi del “latte delle grotte” che altro non era che l’acqua che gocciolava dalle bianche stalattiti e che avrebbe avuto la prerogativa di concedere longevità. Analogamente, il Pipistrello che coabitava con loro, avrebbe posseduto la dote di allontanare la morte. I Cinesi consigliano ancora oggi che, se si vuole diventare “immortali”, occorre cibarsi di uno di questi animali…! Non solo, ma spesso, nei matrimoni, venivano regalati agli sposi oggetti con raffigurati due pipistrelli, come augurio di una doppia felicità che doveva durare tutta la vita.

Che ne pensate? Storcete ancora il naso al solo vedere queste creature? Ma su dai, in fondo, siete topini anche voi!

Ah, ci tengo a dire che il piccolo nella foto, si è poi ripreso e, fuori, ha ricominciato a volare.

Vabbè, vi dò un bacio…. sul collo (ih!ih!ih!) a tutti!

M.

Scioglilingua dialettale

Per questo scioglilingua dialettale devo anticiparvi, e ammettere, che riuscire a capire cosa o chi sia il protagonista di questa specie di filastrocca è stato davvero arduo.

In conclusione, mi è parso di capire si tratti di un uccello. Un uccello che, se esiste anche dalle vostre parti, lo noterete giocare con una pietra facendola rotolare. Ah! E’ anche ghiotto di fichi! Proprio come me. Queste le ultime novità dagli anziani della mia vallata:

Sciù u campanin de San Muissiu, ghe tre prè de papa figu. Nun sun mae stae papapichestrae. U vegnià u papapichestraù cu e papapichestreà.

Ehm… ok, provo a tradurla:

Sul campanile di San Maurizio ci sono tre pietre di “papa figu” (il famoso uccello del quale non conosco minimamente il nome scientifico ma “figu” mi sembra essere la pianta del Fico). Non sono mai state “usate” da questo volatile. Verrà un altro “papa figu”, un  altro uccello che le “userà”.

Vi prego, se qualche ligure delle mie parti, decide di commentare, si metta una mano sulla coscienza che sono una fragile e tenera topina, grazie. Anzi, se fosse così buono da darmi una mano…

Vostra Pigmy.

M.