Le uova di Maga Gemma e la rinascita primaverile

Una sera di queste me ne stavo allegramente nella mia tana ad armeggiare con pennelli e nastrini di ogni sorta, in preda a uno dei miei momenti creativi. Mi ero completamente scordata che fosse quasi ora di cena, intenta com’ero a canticchiare, colorare e decorare quando ho sentito bussare alla porta. Coi baffi sporchi di giallo e viola, mi sono fiondata ad aprire, per trovarmi di fronte a nientepopodimenoché Maga Gemma in tutta la sua altezza.

«Oh, Maga Gemma! Che sorpresa vederti! È passato proprio tanto tempo dall’ultima volta» ho detto, cercando di ripulirmi dalla tempera con mal celato imbarazzo.

colorare

La Maga ha sorriso: «Oh, non preoccuparti dei tuoi baffi e delle tue zampe, Pruna. È bello vedere che un po’ di colore e rinascita sono giunti anche da te, nella tua tana. Posso entrare?».

Santa Ratta! Ero così intenta a pensare alla figuraccia che ne ho commessa un’altra lasciando la Maga sulla porta. Mi sono scostata per lasciarle posto: «Certo, certo! Sei sempre la benvenuta, lo sai!».

Maga Gemma è entrata guardandosi intorno con uno dei suoi sorrisi stampato in volto e ha posato un grande cesto su una delle mie sedie: il tavolo era apparecchiato con carte di giornale, bicchieri, pennelli, acquerelli, tempere e oggetti d’ogni sorta.

colori

«Ehm.. perdona il disordine, ma non aspettavo nessuno. Faccio subito un po’ di spazio, aspetta» ho detto, e già ritiravo ogni cosa con la velocità che si confà a ogni topino di campagna che si rispetti.

Maga Gemma, intanto, si era accomodata e continuava a guardarsi intorno, compiaciuta nonostante il caos creativo che regnava nella mia casetta.

Ho steso una bella tovaglia a quadretti sulla tavola, ponendovi sopra una pagnotta sfornata qualche ora prima e due bicchieri d’acqua di fonte, una brocca di vino rosso e le posate, poi ho lasciato che Gemma mi mostrasse il contenuto del suo cesto.

«Sono stata via tutto l’inverno, Pruna. Col freddo anche io ho bisogno del mio personalissimo letargo e quest’anno avevo diverse faccende da sbrigare nei riguardi di me stessa, ma con la Primavera ormai sopraggiunta… eccomi pronta a condividere di nuovo con te un po’ dell’antica saggezza che conosco ormai bene e che so essere apprezzata anche da te. Ti ho portato…» disse, scoperchiando il cesto dal canovaccio che ne teneva celato il contenuto. «… delle uova!»

«Oh, ma che meraviglia! E quante!» ho esclamato strabuzzando gli occhi. Per tutti i ratti grassi e matti! Per tutti i conigli selvatici e le lepri montane! Ce n’erano davvero in abbondanza: grandi, piccole, bianche, decorate, sode… di tutti i tipi, insomma.

uova sode

«Sai bene a quale festività gli umani si stiano avvicinando, giusto?»

Ho annuito: «La Pasqua, certo. E le uova sono proprio un simbolo di questa festa. Non le hai portate a caso, proprio com’è nel tuo stile».

uova pasqua

«Esatto, Pruna. L’uovo è un simbolo importante, assai utilizzato nell’antichità. Rimanda alla rinascita di questo periodo dell’anno, è un augurio di prosperità, fertilità e abbondanza, ma racchiude anche molto, molto di più…»

uova gusci

Ha preso un uovo dalla cesta e io ero già rapita dalla sua voce che sapeva sempre intessere storie meravigliose e incredibili, poi ha continuato:

«L’uovo, non avendo spigoli, è considerato senza inizio né fine, caratteristica che lo rende simbolo della perfezione divina. Per molte popolazioni antiche fu un uovo a generare l’intero Universo, con il tuorlo, simbolo solare e maschile di forza e vigore, e il bianco albume, che riassumeva le caratteristiche del liquido amniotico e, quindi, del femminile.»

tuorli e albumi

«Questa non la sapevo, devo ammetterlo. Molto interessante.»

«Ogni essere vivente nasce da un uovo, ci hai mai pensato?»

«Be’…» mi sono portata una zampa al mento, corrucciando lo sguardo. «I mammiferi generano da un ovulo fecondato e la stessa placenta nel grembo materno assume la forma di un uovo. E poi… insetti, pesci, uccelli, rettili e anfibi nascono da uova.» All’improvviso mi sono illuminata: «In effetti, anche le piante germogliano dalla schiusa di semi, che hanno forma… ovoidale!».

«Brava, Pruna, è proprio così. Ecco spiegata gran parte dell’importanza che nelle epoche passate veniva attribuita a questo contenitore di vita» proclamò, rimettendo l’uovo nel cesto. «Numerose filosofie e religioni antiche attribuivano a un uovo l’origine dell’intero Universo, alcuni popoli usavano porre un uovo nelle sepolture come augurio di rinascita e come simbolo di vita contrapposto alla morte.»

uovo cesto

Ero rapita dalla sua voce, come accadeva sempre quando veniva a trovarmi. L’ho lasciata continuare, non volevo interrompere il suo interessante racconto. Ha afferrato un uovo colorato d’oro e lo ha tenuto dritto davanti a lei mentre proseguiva:

«Per gli alchimisti è il recipiente simbolico che permette di fabbricare la Pietra Filosofale.»

uova bianche

«La promessa di vita eterna, quindi?»

«Sì, l’immortalità. Al termine della Grande Opera Alchemica di trasmutazione dal piombo in oro, dall’uovo schiuso si leverà la leggendaria Fenice e con essa l’anima finalmente libera dell’adepto. Al termine dell’opera alchemica, dunque, è da un uovo che esce l’uomo spirituale, completo e rinnovato, un uomo che fino ad allora era rimasto incubato nell’attesa di essere liberato in una nuova dimensione che trascende l’individualità e che si pone al servizio dell’umanità. La schiusa dell’uovo, quindi, corrisponde alla sua rinascita.»

uovo rotto

«Be’, niente di molto lontano dalla resurrezione cristiana, quindi» osservai.

«Hai fatto centro, Pruna! Stessa simbologia, proprio così. L’uovo racchiude in sé la realizzazione suprema data dalla consapevolezza di essere altro, di poter vivere nell’unione anziché nella separazione. Per gli alchimisti simboleggiava l’essere umano purificato e risorto a nuova vita, proprio come per i cristiani rappresenta la resurrezione del figlio di Dio, il Cristo risorto.»

uova sode2

«Ed eccoci arrivate, quindi, all’imminente Pasqua…»

«A proposito della Pasqua, come sai cade ogni anno nel segno zodiacale dell’Ariete, con il quale inizia il nuovo anno astrologico che nell’antichità coincideva  spesso con l’inizio dell’anno legale. L’Ariete, con la sua forza tutta primaverile, spalancava – e spalanca ancora – le porte di un nuovo ciclo vitale, è simbolo della forza creativa che si rispecchia in Madre Natura. L’Ariete, con il suo impeto vitale, rompe gli involucri dei semi facendone scaturire la vita, fora il terreno permettendo alle piante di uscire finalmente in superficie e apre le corolle dei fiori. Insieme all’Ariete, l’uovo continua a essere simbolo di questa “uscita” a nuova vita.»

hepatica nobilis

«È tutto perfetto, insomma! E, ora che ci penso, anche in Valle Argentina ci sono tradizioni legate al periodo pasquale che prevedono l’uso delle uova… Al Santuario della Madonna del Ciastreo, per esempio, a Corte, intorno alla domenica di Pasqua si benedicono le uova sode durante la funzione religiosa e poi si consumano in compagnia nel cortile del santuario, lasciando che la terra si nutra con i gusci sbriciolati.»

santuario madonna ciastreo corte

«Ecco, infatti come sai è usanza da sempre regalarsi uova, in questa festività. Credo che tu, ora, possa comprendere il significato celato dietro questo gesto, un significato andato ormai quasi del tutto perduto, ma il gesto è sopravvissuto fino ai giorni nostri.»

«Stando a quello che mi hai detto, regalare uova è un grande augurio di rinascita per la persona alla quale si regala. Un augurio meraviglioso, direi, accompagnato anche dalla stagione appena nata nella quale ci troviamo!»

uova decorate

Maga Gemma ha annuito soddisfatta, poi ha sfoderato un sorrisetto vispo che di rado le ho visto sul viso: «E secondo te, cara Pruna, perché ti avrei portato un cesto traboccante di uova?».

A quella domanda retorica ho spalancato gli occhi: «Grazie infinite, Maga Gemma! E’ un regalo meraviglioso, davvero molto, molto gradito! Che bel cesto colmo di rinascita mi hai portato! Ma perdonami, ho una cosa da chiederti e non accetto rifiuti.»

«Va bene, non rifiuterò allora. Dimmi tutto, Pruna.»

«Condividiamole insieme: se, come mi hai insegnato tu, i simboli sono così importanti e agiscono su di noi, voglio che la rinascita portata da tutte queste uova sia anche tua, Maga Gemma!»

«E sia!»

E così, topi miei, ne abbiamo imparata un’altra anche oggi. Ce ne siamo restate a mangiare uova sode e di cioccolato e a chiacchierare per tutta la sera. Sono proprio contenta quando la Maga mi viene a trovare. E a voi, fedeli amici, dono virtualmente un altro cesto di uova, un cesto a ciascuno di voi che mi seguite sempre con affetto, e vi auguro una meravigliosa, ricca, strepitosa rinascita!

Un bacio di cioccolato a tutti.

Messaggi per noi da Madre Natura

Topi, voi siete fortunati, lo sapete?

E lo siete anche tanto, perché avete una topina che vi aiuta a interpretare il mondo come altrimenti, forse, non riuscireste a fare!

Per esempio, lo sapete che la Natura può parlarvi in diversi modi? Ecco, lo sapevo. Devo spiegarvi tutto come al solito. Santa Ratta, che pazienza devo avere! Ah, ma vi voglio bene. Sì, ve ne voglio proprio tanto, ecco perché sono qui a picchiettare le zampe sulla tastiera per voi!

Ditemi un po’: vi è mai capitato di vedere cuori disegnati da foglie abbandonate sull’asfalto, da giochi di ombre tra le rocce? E vi siete mai accorti di trovare piume in modi e posti insoliti? Ecco. Zac! Beccati! Ma scommetto che non vi sarete mai chiesti il perché, o che non siate sicuri di interpretare questi segni nel modo giusto, ma non preoccupatevi: c’è qui la vostra Prunocciola, che possiede il vocabolario giusto per voi.

Ah, la Natura… che madre meravigliosa per noi creature che popoliamo la Terra e questo angolino di Universo! Non lascia mai nulla al caso, pensa sempre a tutto, proprio come una vera, premurosa mamma. La forma di una chiocciola, per esempio, è perfetta, così come la fisionomia di altri animali e delle piante. Ogni cosa ha il proprio perché, lo sapete. E questi simboli che lei lascia in giro per noi non possono essere da meno.

Sono segnali importanti da cogliere, veri e propri messaggi per noi, e solo per noi! Ma ci pensate? Oh, guardate che non vi racconto musse, eh! Che già li sento, i più scettici. Ve l’ho dimostrato altre volte che dico la verità, per cui non perdete il filo del discorso e state a sentire quel che ho da dirvi.

I cuori… che grande messaggio! C’è chi li trova ovunque. A me è capitato di trovarne sui pomodori maturi baciati dal sole, nella ruggine del lavandino, persino in una nocciola rosicchiata dal mio amico Scoiattolo… guardate coi vostri occhi, topo-Tommaso che non siete altro.

C’è un’energia che lega ogni cosa vivente e non, i nativi americani la conoscevano col nome di Grande Spirito, e un po’ mi piace chiamarla così anche io. Perché è davvero una grande energia che si trova in ogni cosa esistente, come un fiume invisibile nel quale ognuno di noi è immerso.

Ed è questo fiume, con la nostra diretta partecipazione, a far capitare tra le nostre zampe i messaggi giusti per noi in un momento specifico.

I cuori, per esempio, portano questo messaggio: “Sei pieno/a d’Amore.” Bellissimo, vero? chi vede spesso queste forme, significa che sa donarlo agli altri e a se stesso senza aspettarsi nulla in cambio, con generosità. E la Natura ce lo mostra così, mettendocelo “su un piatto d’argento” perché noi lo notiamo.

C’è una regola di comunicazione importante in questo fiume d’energia di cui facciamo parte: tutto torna indietro amplificato, sia il bene che il male. Non è superstizione, topi, ma una legge della fisica quantistica, se proprio volete saperlo. Oh, come siete antipatici oggi.

E poi, vi è capitato di trovare sorrisi? La mia topo-amica li ha trovati! Sfornando una torta, si è accorta che aveva una crepa a forma di sorriso. E sapete cosa significa questo messaggio? “Dentro di te c’è molta Gioia”. Oh, sì! Una gioia contagiosa capace di arrivare ovunque, come i raggi dorati del sole!

C’è anche chi trova piume in ogni dove, se le vede spuntare tra le zampe nei momenti più disparati. Per queste è più difficile trovare il significato, perché c’è chi dà importanza anche ai colori e all’uccello che se ne è liberato, ma in generale posso dirvi che la piuma ricopre il corpo dei volatili, svolgendo dunque una funzione protettiva.

piuma

Per questo motivo uno dei tanti messaggi che la piuma ha per voi è il seguente: “Non avere paura, sei protetto/a”. Bello, eh? Ma non finisce qui. Le piume sono fondamentali per il volo, e questo significa che anche voi, in un certo senso, state volando: verso la libertà, verso una crescita personale. Trovare una piuma è come un incoraggiamento a fare sempre meglio, con entusiasmo.

Dovete però anche fare attenzione agli animaletti che si avvicinano a voi sia grandi che piccini!

Vedete… queste creature si muovono solo attraverso l’energia. Non pensano come noi. Lavorano con altri sensi molto più importanti e sottili. Quindi, quando un animale vi viene accanto, o addirittura su una zampa, è come se foste stati scelti come prediletti per lui in quel momento. Anche il loro giungere a voi è un segno perchè un buon movimento di frequenze energetiche e, gli animali, hanno sempre e solo frequenze d’amore anche quando a noi pare vogliano farci del male. Per loro non esiste il “male” inteso dall’essere umano e quindi è tutta purezza.

Allora, topi, avete imparato qualcosa di nuovo oggi?

Io vi saluto e vi do appuntamento al prossimo articolo.

Un bacio affettuoso a tutti!

 

 

Dai granai della Valle alla tavola: la trasformazione del grano e di te

Topi, qualche volta capita che, anziché invitarla io, sia Maga Gemma in persona a chiedermi di andare da lei a consumare un pasto salutare e genuino. E, cercate di capirmi, come posso rifiutare tanta gentilezza?

Ebbene, ieri ho avuto il piacere di essere ospitata a casa sua. Mi sono seduta al suo tavolo, avvolta dai rivoli di fumo dell’incenso, e mi sono preparata ad ascoltare quello che avrebbe voluto insegnarmi. Quando si parla di Maga Gemma, infatti, c’è sempre qualcosa da imparare, statene certi!

tavola apparecchiata - occasione speciale

«Mia cara topina, sai perché ti ho invitata da me, oggi?»

Ho scosso la testa, così lei ha continuato: «Perché desideravo parlarti di una cosa che credo sia molto importante.»

«So che può sembrare strano, detto da me, ma sono tutt’orecchie!» ho ribattuto.

La Maga ha sorriso: «Molto bene. Come sai, la Natura può essere nostra Maestra in moltissime occasioni. Nessuna creatura terrestre può sottrarsi alle sue regole e ai suoi influssi, che influenzano ogni cosa. A dire il vero, volendo essere precisi, non è solo la Terra a influenzare le creature che la abitano: i pianeti, le stelle e l’Universo intero hanno potere sull’Esistenza.»

Pendevo già dalle sue labbra, topi! Non ho fiatato, l’ho lasciata continuare, perché volevo capire dove volesse arrivare con quei discorsi grandiosi.

«Adesso, per esempio, ci troviamo in un momento dell’anno molto particolare…»

I suoi occhi mi hanno interpellata, così ho cercato di dire la mia: «Sì, siamo in Estate!»

«Esatto, piccola amiche. Ma anche l’Estate ha in sé diverse energie.»

Questa Maga mi fa sudare freddo, con le sue domande a trabocchetto: «Be’, è la stagione dei frutti…» ho risposto.

«Proprio così, ma è anche molto altro. Conosci il motto “Come sopra, così sotto; come dentro, così fuori; come l’Universo, così l’Anima“?»

Ho riflettuto un attimo su quella specie di indovinello appena ascoltato, poi ho scosso la testa: «No, non mi pare di averlo mai sentito.»

«Era proprio qui che volevo arrivare. Forse non avrai mai udito le parole umane di cui ti ho resa testimone poco fa, ma sono sicura che tu in realtà le conosca profondamente: sei una bestiolina e, come tale, sei molto sensibile ai cambiamenti della Natura, molto più di quanto lo siano gli esseri umani, ormai offuscati dai loro pensieri e spesso dormienti. Il moto del nostro pianeta intorno al Sole ha fatto sì che il nostro emisfero lo scorso giugno entrasse nella stagione in cui ci troviamo tuttora, l’Estate. L’energia dapprima euforica di questo periodo, data dal Sole che con i suoi raggi ci scalda e permette alla Natura di rinascere, ora, sul finire di luglio, assume sfumature differenti. E’ tempo di trasformare i doni preziosi della Natura, lo sai bene anche tu.»

«Ah sì, è vero! E’ tempo di conserve e provviste, sia per gli esseri umani che per noi animali del bosco.» ho detto entusiasta, credendo di essere entrata meglio nel discorso che voleva farmi la Maga.

Grano

«Proprio così. Ed è la Trasformazione, quella di cui voglio parlarti oggi.» Dicendo così, mi ha porto del pane fragrante. Era tiepido, sfornato da poco, e aveva un profumo e un aspetto indescrivibili. «Per lungo tempo, qui in Valle Argentina, le coltivazioni di grano hanno arricchito i pendii delle montagne con il loro colore oro. Che tinta meravigliosa, topina! Quello del grano è l’oro della rinascita, del Sole che sorge al mattino con tutte le sue potenzialità. E’ la nuova Vita in tutta la sua prorompenza.»

«Il mattino ha l’oro in bocca, come dice il detto popolare!»

«Esatto, ed è davvero così. Come ti dicevo, il grano era protagonista indiscusso dei nostri luoghi…»

«Sì, non per niente Triora era il granaio della Repubblica di Genova» l’ho interrotta per la seconda volta.

farina

Maga Gemma ha annuito: «E non solo! Tutta la Valle abbondava di una qualità di grano particolare e unica per le sue proprietà. Il nostro grano sfamava gran parte della Liguria, e arrivava fino alla Francia. Questa ricchezza si traduceva anche in un’infinità di mulini, i quali funzionavano grazie allo scorrere del torrente Argentina e alla forza della sua acqua. Ora non esistono più, ma un tempo il grano veniva macinato nei numerosi mulini che hanno dato il nome al borgo di Molini di Triora, ma ce n’erano anche in altre località della Valle. Lì si macinava il grano che con fatica veniva raccolto e trebbiato, è in quei luoghi che avveniva la prima Trasformazione: dal chicco si ricavava la farina, e la farina è l’ingrediente essenziale di una pietanza che, come abbiamo già avuto modo di dire io e te, viene consumata quotidianamente.»

pane grano valle argentina

«Certo, il Pane!» ho esclamato.

«Oh, bene! Il Pane è la seconda Trasformazione.» A questo punto, ha spezzato la profumata pagnotta, sfoggiandone l’interno. Aveva lievitato proprio bene, perché l’impasto era ben forato e leggero. «Il Pane, per la gente di questi luoghi, era una ricchezza. Era ed è ancora un vanto, un simbolo di abbondanza e ringraziamento. Col Pane sulla tavola si rendeva Grazie a Madre Terra per il raccolto appena svolto, ma anche a Dio, che permetteva all’uomo di sopravvivere grazie ai doni della Terra che lui concedeva ai propri figli.»

spezzare il pane

«Nel Vangelo al quale gli umani si affidano si dice che Gesù spezzò il Pane e rese Grazie, dicendo che esso è il corpo del figlio di Dio offerto in sacrificio per l’umanità.» La Maga, con quel gesto, mi aveva ricordato le parole che ho udito tante volte recitare passando nelle vicinanze delle chiese. Anche se una topina come me non appartiene alle religioni degli uomini, non ho potuto fare a meno di notare l’analogia tra Gemma e le gestualità dell’eucarestia.

«Ecco, brava, hai fatto proprio una bella considerazione. Il Pane è il corpo della Terra, possiamo leggere così questo passo del Vangelo. E il corpo della Terra, come sapevano bene le antiche popolazioni, è anche quello di Dio, dell’Energia Universale che tutto pervade. E’ un corpo trasformato, poiché dal seme è stata tratta la farina per plasmare poi una forma nuova. E arriviamo così alla terza e ultima Trasformazione…» Mi ha offerto una metà di quel suo pane invitante e io l’ho preso tra le zampe tremanti di emozione. «Riesci a dirmi quale sia? Non mangiarlo, aspetta ancora un momento.»

pagnotte

«Credo… forse la terza Trasformazione avviene dentro di noi?»

«Bravissima! Con il gesto di portarci il Pane alla bocca, introduciamo in noi il frutto della trasformazione, dell’abbondanza e della gratitudine. Ecco la chiave per attraversare nel modo più giusto questo periodo dell’anno. Purtroppo non tutti lo sanno, ma sono sicura che tu saprai fare in modo di divulgare questa importantissima conoscenza. Mangiando il Pane con consapevolezza, possiamo portare dentro e fuori di noi la trasformazione che vogliamo vedere avverata. Ci poniamo nella condizione di ricevere abbondanza, ma possiamo ottenerla davvero nella nostra vita solo se utilizziamo l’ingrediente fondamentale: la Gratitudine. “Spezzò il Pane e rese Grazie”, dice il Vangelo. Se si è in grado di ringraziare per ciò che non si è ancora ottenuto, per ciò che si possiede già e, meglio ancora, ringraziare incondizionatamente, avverrà in noi la terza trasformazione. Come in alto, così in basso: i moti celesti hanno condotto la Terra e i suoi abitanti in questo periodo stagionale, e noi risentiamo delle sue energie. Come dentro, così fuori: mangiando il Pane, che è il frutto della trasformazione, possiamo trasmutare la nostra realtà interiore ed esteriore. Come l’Universo, così l’Anima: l’Energia di questo momento ci spinge a ringraziare e a godere appieno di quello che abbiamo conquistato con fatica. Ti è più chiara, ora, l’affermazione che ti avevo presentato all’inizio?»

«Sì, Maga Gemma, ed è veramente fantastica! Ora il Pane assume per me un significato nuovo, ancor più importante. Grazie per questa condivisione, ti sono profondamente grata.»

«Brava, vedo che ti sei messa sulla giusta lunghezza d’onda per la serata che avevo in mente. Mangiamo, ora. E ricorda: queste caratteristiche si protrarranno fino al periodo autunnale, quando ci sarà un nuovo simbolo trasformativo di cui parlare…»

«… il Vino!»

«Esatto. Buon appetito, piccola amica. E che la tua Trasformazione sia grandiosa!»

Con quelle parole, Maga Gemma ha toccato delle corde talmente profonde dentro di me da lasciarmi senza squittii. Il suo augurio, topi, lo rivolgo a voi quindi. Fate tesoro di quello che avete imparato fin qui, mi raccomando!

Il mio senso della vita

Dedico questo manoscritto del 1692, trovato a Baltimora, nell’antica chiesa di San Paolo, a tutti quelli che lo leggeranno.

Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio. Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch’essi una loro storia. Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso e amaro, perchè sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te. Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perchè il mondo è pieno d’inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali ed ovunque la vita è colma di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perchè, pur di fronte a qualsiasi delusione, e aridità, esso non resta perenne come il sempreverde. Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine. Al di là d’una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere. Perciò stai in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace con il tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati dess’essere felice”.

Ecco, questo è per me il senso della vita, qualcuno più bravo di me, con la penna, ha saputo descriverlo.

Un abbraccio a tutti Pigmy.

M.