Ancora in alto – sul Monte Frontè

Placido e imponente, il Monte Frontè (2.152 mt), se ne sta tra la Valle Argentina e la Valle Arroscia simboleggiato da una Madonna bianca a grandezza naturale.

È un monte che offre ospitalità a diverse specie di flora e di fauna, ben visibili, percorrendo il sentiero tra i pascoli che lo taglia e conduce alla sua vetta.

Una vetta tra le nuvole…

Io appartengo alla Valle Argentina e quindi partirò da qui. Da Triora. Arriverò al Passo della Guardia, oltrepasserò il Colle del Garezzo e il suo tunnel e, subito dopo questo, voltandomi a sinistra, noto il percorso che mi permetterà di raggiungere la cima di questo monte chiamato un tempo Monte Frontero.

Vi parlo di una cima ben visibile già da altri luoghi della mia Valle e che tutti conoscono.

Appartenendo alla Catena Montuosa del Saccarello lo si può notare spesso, stagliato contro il cielo, in mezzo ad altri profili montuosi.

Immediatamente, tra quei pascoli infiniti e incontaminati si notano mucche e vitelli ma anche diverse marmotte, affaccendate e attente si muovono su quei prati.

Che grasse sono! Se immobili, si possono facilmente scambiare con i massi chiari di quel territorio ma quando si muovono sono buffissime con tutta quella ciccia che ballonzola su e giù ad ogni loro passo.

In questa stagione il Monte Frontè è ricoperto da un verde sgargiante e su questo morbido tappeto smeraldino possono nascere fiori di rara bellezza e tanti colori che, dolcemente, accolgono svariati insetti e piccoli uccellini.

Pare impossibile pensare che un tempo, tanti tanti anni fa, era un ghiacciaio.

Ho persin avuto la fortuna di immortalare un bellissimo Culbianco e signora.

Guardate che vanitoso: si girava di qua, e poi di là, e poi mostrava il retro. Voleva essere fotografato da ogni parte senza sapere quale fosse il suo lato migliore.

Continuando a camminare su questo sentiero adatto a tutti, anche se l’ultimo pezzo si presenta un po’ in salita, si può ammirare un panorama splendido. Si può vedere tutta la Valle Argentina e tutti i suoi monti dal primo all’ultimo.

Molte volte, in questo luogo, capita di trovarsi davanti ad uno spettacolo singolare e cioè quello di essere al di sopra delle nuvole e sentirsi sopra al mondo.

Siamo a 2.200 mt d’altezza e pare proprio di vivere l’atmosfera di Avalon dove un mare di nubi sovrasta la vallata ma se si guarda in su si può vedere un cielo terso totalmente azzurro.

E’ bellissima, vista da qui, Rocca Barbone. Se ne vede bene la cima e si vede anche la strada che abbiamo percorso a piedi.

Com’è suggestiva da quassù in alto! Con quegli alberelli sopra che sembrano soldatini.

Ancora pochi passi e si raggiunge l’ambita Madonna, costruita nel 1953 e con lo sguardo rivolto verso il mare.

La sua espressione è dolce ed è innalzata su muri di pietra che l’avvicinano ancora di più al cielo.

Attaccate a quei muri sono diverse le memorie di chi ha realizzato tale capolavoro a quell’altezza.

Il riposo è meritato prima di scendere e si può godere di una pace incredibile e un panorama meraviglioso che raddoppia in quanto, giunti qui, si può ammirare la Valle Arroscia, i paesi lontani di Monesi e Piaggia e il Monte Saccarello preceduto dalla nota statua del Redentore.

Alcuni cavalli selvatici dai colori singolari e splendidi rendono il tutto ancora più meraviglioso.

Firmo sul quaderno dei ricordi protetto all’interno del muretto da una copertura in latta. Voglio poter dire che anch’io sono stata qui e simboleggiare questo evento. Dopodiché mi preparo a scendere.

Passerò dal Passo di Garlenda e raggiungerò nuovamente il Colle del Garezzo facendo così un percorso ad anello e osservando altre meraviglie ma tutto questo vi aspetta in un altro articolo.

Continuate a seguirmi quindi, sono persino stata punta da un tafano… non vorrete certo perdervi una cosa così?

Un bacio altissimo, purissimo e levissimo a tutti voi.

Tante bellezze dalla Mezzaluna al Praetto

Oggi parto da un luogo meraviglioso.

Sono nel bel mezzo della mazzaluna, conca disegnata dal Monte Arborea e Cima Donzella, conosciuto appunto come Passo della Mezzaluna o anche Colle della Mezzaluna e mi dirigo verso i Prati di Corte.

Sono arrivata qui passando per la bellissima e mistica foresta di Rezzo, una faggeta che lascia senza fiato e sa di misterioso e fiabesco, chiamata anche “Bosco delle Fate”.

Giunta sul posto è soprattutto Carmo dei Brocchi a darmi il benvenuto in tutta la sua bellezza. Da una parte mostra il bosco e dall’altra il prato, apparendo così come mezzo capelluto e mezzo calvo. Forma un tutt’uno con Monte Arborea e appartiene anch’esso al disegno del Passo protagonista. So che sotto di lui c’è il Ciotto di San Lorenzo, luogo al quale sono affezionata e che ho vissuto molto, e quindi sorrido.

Intraprendo un sentiero stretto e pulito con attorno prati, pascoli e pietraie sulle quali non è difficile notare Camosci, come non è difficile poter osservare un panorama fantastico che mi permette di vedere tantissimi altri monti.

Il Toraggio, il Pietravecchia, il Grai, il Gerbonte, Carmo Gerbontina e anche il Bego, verso la Francia, con ancora la neve a coprirlo.

Non ho neanche iniziato la mia escursione che due Camosci decidono di salutarmi in un modo alquanto insolito. Venendomi quasi addosso in pratica. Li vedo scendere veloci dalla cresta di un montagna e dirigersi verso fondo valle. Mi passano a pochi metri di distanza, piccola come sono, per fortuna non mi hanno investita, altrimenti mi avrebbero fatta arrivare ad Arma nel giro di un baleno. Dovrebbero calmare la loro enfasi ma li capisco… sono sempre molto felici di vedermi. Io, comunque, mi sono emozionata tantissimo ma tanto proprio. Muovevano l’erba come un vento impetuoso e il fruscio era forte, impossibile non sentirlo.

Questa passeggiata, al di sotto di Località Sciorella, è adatta a tutti e porta verso una piccola radura chiamata “Praetto” circondata da un verde vivace che lascia abbagliati.

In questo periodo dell’anno sono tantissimi i fiori spontanei che rendono ancora più suggestivo questo luogo e tanti i canti degli uccelli: Passeriformi, Galli Forcelli, Cuculi… è difficile ma divertente provare a riconoscerli dal canto.

Dopo essere passata sotto a Noccioli, Faggi e Carpini il panorama si apre ancora e mi mostra i paesi di Andagna, Triora, Molini, Cetta e Corte incastonati sui colli con i loro cimiteri e i loro santuari.

Ora, alla mia destra, una catena montuosa che si snoda verso Nord-Ovest, mi consente di osservare Monte Monega e la sua croce simbolica ma anche il Colle del Garezzo.

Tutto qui è florido e lussureggiante. Si vedono i Casoni nei Prati di Corte, antichi rifugi ancora oggi utilizzati, e la Località più bassa chiamata Case Loggia.

Il sentiero sul quale zampetto è comodo e accessibile a tutti basta avere scarpe idrorepellenti, in quanto, può capitare di dover attraversare rii o sorgenti in base al periodo.

Incontro sulla mia strada una bellissima Mucca tutta bianca. È un po’ spaventata dalla mia presenza e quindi, anche se incuriosita, decide di andarsene per poi fermarsi e guardarmi da lontano. Un Topino che fa scappare una Mucca! Questa devo proprio raccontarla.

Non si possono non ammirare i fiori che vi nominavo prima. Ogni colore si palesa davanti ai miei occhi con tutte le sue sfumature e anche ogni tipo di petalo è pomposo e felice di lasciarsi ammirare.

Sono impressionanti il Trifoglio e l’Ortica. Il primo ha fiori alti e enormi rispetto al normale. Sembrano grossi pon pon dai colori decisi. L’erba urticante, invece, ha foglie grandi quanto una mia zampa! E attorno a lei altri minuscoli fiorellini piccoli come puntini.

E poi ancora: Non Ti Scordar Di Me, Veronica, Scarpetta della Madonna, Botton d’Oro, Camenerio, Pigamo, Acetosella, Valeriana Rossa… grandi, piccoli, alti, bassi… un trionfo di tinte stupende. Anche loro emozionano, sembra di essere in una cartolina. Persino il verde è cangiante.

Qui, gli insetti, stanno davvero alla grande. Possono cibarsi di ogni ben di Dio!

Nel bel mezzo del Passo della Mezzaluna sono diversi i sentieri che prendono il via ma potete fidarvi che, qualsiasi decidete di scegliere non vi lascerà scontenti.

In questo periodo i pastori sono saliti con i loro greggi e non è difficile incontrare Pecore, Capre e Mucche, quest’ultime sempre molto protette dai Tori, muscolosi e attenti, ai quali è bene non rompere le scatole.

Io vado a riposare ora, voi aspettatemi per la prossima escursione.

Un bacio verdeggiante a voi.

Per la strada…

Se c’è una cosa che adoro molto sono i sentieri che, poco fuori dal paese conducono al cuore della natura.

Sanno di fiaba. Sanno di nuovo inizio. Di scoperte. Di fascino e mistero.

Cosa vedranno i miei occhi questa volta? Di cosa si nutrira’ il mio cuore? E il mio naso… quali profumi percepirà?

Uscendo dal paese, abbandonando il mucchietto stretto di case e inoltrandosi per i monti o nei boschi, ecco che penetra nelle radici quello aspro della resina e ora il dolce saluto del biancospino. E poi i profumi, secondo me, é come se avessero anche una loro temperatura. C’è quello più fresco dell’umidità e della macchia e quello più tiepido dell’ardesia e dell’aridita’ che circonda le malghe.

Perché ogni luogo ha la sua vita cari topi, e il proprio temperamento, che regala a chi sa vederlo. E io, non per vantarmi, ma posso dire che essendo una creaturina del bosco mi impegno sempre moltissimo per conoscerne il carattere, e mi viene anche spontaneo, sentendomi in relazione con lui e la natura tutta.

I sentieri sono il preludio alla meraviglia e mi intrigano. Mi piace scoprirli, percorrerli, ne rimango sempre estasiata e, fin dal primo passo, sento nell’animo lo scalpitare dei cuccioli curiosi.

Che belle queste strade… alcune battute, altre no. Sterrate, ricoperte d’erba, delimitate da alberi e fiori sempre diversi, in base alla zona.

Come dicevo, ognuna ha i suoi regali da offrire ma tutte portano alla pace; alla pace che Madre Terra sa donare. È la pace del silenzio, dell’aria fresca e pura, del vento che, qui, suona altri strumenti.

Amo moltissimo i borghi della mia Valle, ricchi di storia e cultura e curiosità ma, quando giungo davanti ad un sentiero come quelli che potete vedere in queste immagini un sorriso e un’espressione felice la fan da padroni sul mio muso.

Ogni volta mi aspetto qualcosa di bello e non vengo mai delusa. Anche a voi fanno questo effetto le stradine che dal paese portano a luoghi splendidi e incontaminati?

A volte il sole illumina, modificando i colori di quel mondo, altre volte invece, dalla luce si passa all’oscurità. Persino la bruma, spesso, è protagonista. Ognuno ha la sua bellezza data dall’atmosfera.

Pronti? Via! – mi vien da dire imboccandone uno. Una nuova avventura e, anche se quel percorso già lo conosco, sono sempre fiduciosa del fatto che, questa volta, vivrò nuove esperienze interessanti anche se solo con lo sguardo.

L’inizio. Il nuovo. Nuove cose. Nuove emozioni. La’, dove si pensa esserci una fine, la fine non c’è, si va avanti. Dove? Questo sarà una scoperta. Che bellezza! Mi viene da battere le zampette posteriori come Tamburino, il coniglietto amico di Bambi.

Le mie strade. L’affetto che provo per loro è indescrivibile. Le vivo come opportunità. Angoli della Valle che si mostrano a me come sorprese. Pacchi da scartare piano piano, ad ogni passo.

E, ovviamente, è un piacere portare anche voi ogni volta che ne intraprendo una.

Un bacio…. curioso e emozionato.

Ad Arma, le spiagge della Valle

Come ogni fiume e ogni torrente del mondo, anche l’Argentina sfocia nel mare in quella che è chiamata “zona della Darsena”, ad Arma di Taggia. Si immette nel Mar Ligure, un mare chiaro dal carattere deciso che ha scolpito e intagliato nel tempo, col suo andirivieni, paesaggio e abitanti.

Un mare che si infrange contro scogli scuri, moli sistemati dall’uomo nell’ultima metà dello scorso secolo e spiagge chiare, color maggese, che accolgono spesso folate di forti venti nonostante il clima mite che perdura a ogni stagione.

Quella che si presenta è una spiaggia sabbiosa che nel 2016 ha ottenuto il conferimento della Bandiera Blu dalla FEE-Italia (Foundation for Environmental Education).
Arma, con le sue spiagge, risulta essere una zona bella e pittoresca del Golfo Ligure e la passeggiata a mare che costeggia i lembi di sabbia è lunga quanto tutto il paese.
In queste zone, i gabbiani sono i padroni assoluti, sorvolano gridando sulle teste di chi passeggia pigro, per poi tuffarsi nell’acqua e lasciarsi cullare dalle onde. Anche i piccioni bazzicano sulla sabbia tiepida e le loro impronte sono inconfondibili.
Un bello svago e un gran vantaggio anche per gli amici a quattro zampe degli armaschi, i quali possono scorrazzare liberi e giocare con un’onda e con l’altra, soprattutto durante la stagione invernale.
Anch’io mi diverto molto sulla morbidezza di questo terreno. E mi diverto a rincorrere le alghe essiccate al sole che svolazzano rapite dalle correnti.

Su queste spiagge si possono trovare anche molte cose interessanti. È la corrente a portarle. Come gli splendidi pezzi di legno, levigati dall’acqua, dalle forme più stravaganti. Solo la fantasia può dare un senso a certe sagome bizzarre, ma il divertimento è assicurato.
Per non parlare di sassolini e conchiglie: ce ne sono per tutti i gusti!
È bello vedere le persone anziane ritemprarsi al profumo di salsedine e al rumore soave del mare.
Se ne stanno lì, seduti per ore, a contemplare l’infinito azzurro. È in questo infinito che si può scorgere la Corsica in base a determinate condizioni meteorologiche.
I più attivi, invece, e anche più giovani, sono decisamente più sportivi, ma questa zona balneare offre spunti interessanti per l’attività fisica. Immaginatevi cosa vuol dire correre o camminare sulla spiaggia con un panorama come questo. C’è anche chi può praticare nordic-walking, uno stile di camminata molto salutare che si esegue con i bastoncini.
E che meraviglia quando queste spiagge vengono baciate dai colori delle albe e dei tramonti! Nessun pittore riuscirebbe a creare qualcosa di più bello… no, no.
Le sfumature si riflettono sulla sabbia beige e l’accendono di toni caldi e nutrienti.
Nutrono lo sguardo e il cuore.
Le spiagge di Arma, un luogo meraviglioso di cui godere, nella pace e nella quiete, preludio di una Valle incredibile che offre tutto.
Uno zampettante bacio marino topi, alla prossima!

Alberi e panorami di Carmo del Corvo

Topi, quella che vi faccio fare oggi non è una vera e propria scarpinata. L’aria si è fatta fredda e io per una volta ho preferito salire sulla mia Passepartout per avvicinarmi di più ai luoghi che voglio mostrarvi.

Il naso gelato e i baffi ghiacciati, ci mettiamo sulla topomobile e saliamo su, sopra Triora, sulla strada che porta al Passo della Guardia. Ci fermiamo più o meno in località Gorda Soprana, perché voglio godere insieme a voi della vista dei monti e assaporare i colori del bosco.

Lasciamo l’auto in uno spiazzo che pare dividere a metà la Valle Argentina, perché da qui c’è davvero un panorama spettacolare e mozzafiato. Si vedono il Gerbonte, Cima Marta, il Toraggio e il Pietravecchia, e poi anche il Saccarello.

gorda soprana - carmo del corvo

Dalla parte opposta, invece, abbiamo gli abitati di Corte e Andagna, Passo della Guardia, il Passo della Mezzaluna e poi giù, fino al Faudo. Si vede tutto, si abbraccia l’immensità delle creste velate d’azzurro e sui monti più alti si scorge già una piccola spruzzata di neve.

valle argentina

Tira vento, lo sentite? Ma non lasciamoci intimorire.

Mi piace guardare i raggi del sole che filtrano dall’alto, disegnando scie luminose sulle pendici delle montagne.

valle argentina carmo del corvo

Abbandoniamo la topomobile a bordo strada e ci inoltriamo nel bosco, sulla sinistra, in direzione di Carmo del Corvo. In questi luoghi pascola il bestiame, si sente anche ora il tintinnio dei campanacci. Pecore e vacche sono ancora qui a cibarsi delle ultime erbe rimaste, prima che arrivi la neve a ricoprirle. Ed è proprio questo loro cibo a insaporire i formaggi della mia Valle, dal gusto unico e inconfondibile.

Il bosco di cui vi parlavo non è fitto, ma a tratti si apre in scorci ampi sul baratro che è la Valle Argentina, vista da quassù. Si respira l’atmosfera selvaggia di questi luoghi, è tangibile, e già entrando nel bosco di Pini viene spontaneo abbassare il tono di voce.

 

E quei Pini sono inframezzati da chiazze brulle di macchia mediterranea, dove a farla da padroni sono il Ginepro, il Timo e la Lavanda, i cui cespugli sono ancora ben visibili, nonostante la sua stagione sia trascorsa da un po’.

timo

Qui, nella bella stagione, si trova facilmente anche l’Iperico. L’Estate, da queste parti, fa ronzare le api e gli impollinatori all’impazzata, così affaccendati nel suggere il nettare dai fiori profumati. E non mancano neppure i tafani, quando nelle vicinanze c’è il bestiame.

Eppure ora tutto pare come addormentato, anzi no, sembra tutto in attesa. La Natura riposa e sospira, attende il momento del sonno profondo che le spetterà a breve, quando giungerà l’Inverno col suo abbraccio di candido gelo.

funghi

Sul terreno, adesso, è tutto uno spuntare di funghi, piccoli, grandi, dalle forme più disparate. Sono state le ultime piogge a farli spuntare così generosi.

E alzando il muso all’insù non si può non meravigliarsi di fronte allo spettacolo offerto dalle foglie baciate dal sole!

autunno valle argentina

Raggiungiamo un punto panoramico, Triora è là sotto quella sporgenza, ma da qui non si vede. Ci sono Querce giovani a farci compagnia, insieme ai Lecci e alle Felci ormai ramate.

valle argentina2

E allora me ne resto seduta qui per un po’, su una roccia scaldata dal sole e col naso gocciolante per il freddo. Si sentono i versi dei Caprioli, qui ce ne sono tanti, e alla fine uno mi passa addirittura alle spalle, balzando via come un fulmine.

quercia valle argentina

Infine, dopo essere rimasta per un po’ ad ammirare il dipinto autunnale che si è spiegato per me e per voi, me ne torno indietro, alla topomobile, che il sole sta calando e so che a breve tingerà di rosa certi scorci che voglio mostrarvi prima di lasciarvi andare.

Salgo su Passepartout, la metto in moto e inizio la discesa, finché non trovo la luce giusta al momento giusto, lo scatto perfetto.

Clic!

passo della mezzaluna

Il Passo della Mezzaluna incorniciato dall’ombra scura delle foglie… e un’altra mezzaluna che s’affaccia nel cielo.

Poi non dite che non vi voglio bene.

Vi saluto topi, torno in tana a zampettare sulla tastiera per voi. Un abbraccio panoramico dalla vostra Prunocciola.

Quando la Valle chiama…

Non si può sempre viaggiare per monti e boschi. Si è sempre in Valle, certo, anche giù verso il mare, e i luoghi sono ugualmente magnifici, ma l’atmosfera della montagna cambia, senza essere necessariamente più bella o più brutta di quella marina.

Ed è proprio questa atmosfera a richiamarti a sé dopo un po’ che non la frequenti e non la vivi.

E’ la natura degli alberi, delle falesie, delle cime innevate, dei pascoli verdi e di tutto il suo silenzio che ti chiama a sé per abbracciarti.

E allora non si può non andare. Dopo un po’ occorre. Bisogna zampettare alla svelta proprio là, dove Madre Terra si fa sentire potente e si mostra suggestiva in una delle sue tante bellezze.

Il verde abbaglia, i versi degli animali acclamano la tua presenza, i colori sfavillano e l’aria accarezza, ricolma di luce. Ogni cosa, anche la più piccola, assume un’importanza indescrivibile.

E allora, quando le mie avventure si trasformano in public relations ( J ) e devo allontanarmi un po’ dalla mia tana, ecco giungere la malinconia. Il suo chiamare è forte, il mio petto inizia a farsi pesante, la coda mi si ammoscia… Entrare nel cuore della Valle è come fare rifornimento di energia.

I miei occhi ricominciano a brillare, gli odori mi stuzzicano i baffi, i suoni melodiosi mi riempiono le orecchie. E vedo fiori, musi, frutta, foglie, alberi, creste, prati, fili d’erba, massi, muschio, sassolini, sentieri… tutto è una magia. Tutto è incantevole e incantato.

Non importa se è inverno o estate. La Valle Argentina sa regalare sempre nuove e sorprendenti emozioni attraverso nuove tinte, nuovi strepitii, nuovi profumi. Ogni volta si trasforma nel carburante perfetto, quello che ti dà la carica per affrontare i giorni a venire e per sopravvivere in città, anch’essa dotata di una propria bellezza, ma io, ormai mi conoscete, sono una Topina di campagna.

E’ come se si riuscisse a toccare davvero il cielo con un dito. Quel cielo è più blu e più vicino. E’ come se si fosse immensi e si potessero tenere i monti tra due dita. E’ come sentirsi co-creatori dell’Universo. Noi animaletti abbiamo il dono di sentirci così, per questo operiamo assieme durante la nostra esistenza: per trasformare l’esistenza in vita e la vita palpita in Valle.

Amo avere farfalle che mi svolazzano attorno. Api che ronzano tra le ciocche del mio pelo dietro le orecchie. Camosci che scattano accanto a me. Aquile che mi guardano dalla loro altezza. Lupi che giocano a nascondino tra i tronchi scuri. Perché sì, sono loro (e non solo) gli animali che popolano la mia Valle.

Amo avere le mucillagini sotto alle zampe e quella loro morbida frescura. Amo il grigio degli scogli montani, ruvidi e caldi, baciati dal sole. Amo sentire quel suo respiro, di tutta Lei, che inizia ad appartenermi e mi riempie i polmoni.

Mi basta giocare con la sua acqua. La si può trovare sotto ogni forma ma sempre fresca e limpida. A volte gelata anche durante la calda stagione. Così chiara e sincera.

Amo le pigne che racchiudono meraviglie e tesori. E i germogli e i semini che prospettano nuova vita.

Una vita che risiede in ogni cosa e in ognuno di noi perché fa parte di noi.

E’ bella la mia Valle. Tanto. E’ un luogo che pare una fiaba e forse, molte fiabe, sono state inventate proprio grazie a luoghi così. E’ meravigliosa e non mi stancherò mai di descriverla.

Squit!

Soldano – perchè paese vuol dire…

Paese vuol dire “non essere soli”. “Famiglia”. Questo si legge entrando in questo borgo. Rimaniamo nelle valli attaccate alla mia. WP_20150705_045Sono anch’esse molto belle da scoprire e i loro paesi, tutti arroccati come nella Valle Argentina, offrono dei bei panorami. La nostra meta oggi sarà Soldano un comune di quasi mille anime lungo le rive del torrente Verbone. Un torrente che, se pur piccolo, tanti anni fa ha esondato rovinando gran parte del villaggio. WP_20150705_051Soldano fu fondato, prevalentemente con l’utilizzo della pietra, da un gruppo di profughi o di carcerati giunti da Ventimiglia (la cosa non è ben nota) e prende il nome dal Re Sultano dell’epoca, Imperatore arabo con il quale s’intrattenevano rapporti commerciali via mare e, ancora oggi, racconta tutta la sua storia passata. Basta osservarlo.WP_20150705_052Attraverso diverse iconografie e pergamene colorate, appese sotto ai suoi carrugi, un’idea che ho trovato simpaticissima tra l’altro, racconta la sua esistenza, i suoi perchè, la sua vita. Dalla mappa è comprensibilissimo che è stato costruito al solo scopo di difendersi. Probabilmente dai feroci Saraceni. WP_20150705_054Un labirinto ma non solo. Racconta della Porta Nord con tanto di grossi cardini che dava accesso dal monte e che obbligava il nemico ad entrar da sinistra e qui rimanere intrappolato. Racconta del Bivio con Vicolo Chiuso dal quale si accede alla prima fortificazione del borgo, antecedente pare addirittura all’anno 1000, facilmente difendibile perchè si trovava molto in alto e circondata da due torrenti. WP_20150705_060Un vicolo che spaventa, che mette timore. Da qui, dall’alto, veniva lasciato cadere olio o acqua bollente sul saccheggiatore nemico attraverso aperture che erano chiamate “bocche”. Brividi! WP_20150705_057Racconta della Piazza Nuova, la Piazza dove esiste anche l’Oratorio, la Piazza di San Giovanni Battista, divenuto anche patrono, che prima era solo un terreno coltivato e pieno di ulivi. WP_20150705_061San Giovanni Battista che da il nome persino alla nuova Chiesa, grande e imponente, colorata. E il Municipio, esteticamente abbellito con opere in stile trompe l’oeil.WP_20150705_062Racconta di dove passava il Rio Fullavin, proprio qui sotto, dove vedete ora questo praticello verde e gli scalini rossi. WP_20150705_067Un elemento basilare della struttura del “castrum”. Qui non c’era nessun ponte e non si poteva quindi arrivare al borgo se non attraversando a piedi o a nuoto il Rio. Cosa ardua. Si pensava ad ogni cosa. Si costruiva in base agli attacchi che non si dovevano subire! Tutto riporta ai castellari, alle fortificazioni. In effetti, sembra di essere dentro ad un guscio. WP_20150705_058Soldano, a soli 80 metri di altitudine, è silenzioso. WP_20150705_043Gli anziani passano il pomeriggio seduti sulle panchine e qualche giovane, al bar con gli amici, su umili sedie di legno di locali ancora di un tempo. Soldano ci spiega come si viveva una volta, persino i suoi colori sono rimasti gli stessi di sempre. WP_20150705_044Tante le guerre e le battaglie che lo sconvolsero. L’ultima nel 1944 ovviamente, quando venne occupato dalle truppe naziste che daranno alle fiamme molte case contando però fortunatamente, nel male, solo due vittime civili, un panettiere che stava facendo il pane da portare alla gente fuggita nelle campagne e un giovane ventenne che tentò di rientrare in paese per recuperare del denaro da utilizzare per la festa di san Luigi.WP_20150705_048 Tanti i domini che subì, primo fra tutti quello dell’Impero Napoleonico. Fu verso la metà del ‘700 che, a Soldano, venne fatta costruire una delle prime e più antiche scuole della zona. Venne edificata da Giò Battista Soldano che volle fare un regalo al parroco e ai ragazzi, alunni del paese. WP_20150705_049Un tempo Soldano era conosciuto soprattutto per la sua agricoltura. Era varia e molto ampia, adagiandosi anche sulle colline circostanti. Alcune opere in gesso dimostrano come la maggior parte degli abitanti si dedicavano a coltivare la terra. WP_20150705_050Uomini e donne. Agricoltori e contadine. Oggi invece si presta molto per la coltivazione di un particolare vigneto e produce il famoso Rossese di Dolceacqua, un vino conosciuto ovunque e prodotto in tutta la valle. I vigneti che scendono ricoprendo i pendii del monte appaiono ordinati e lussureggianti, di un bel verde acceso.WP_20150705_055 Il monte si chiama Cima Gian Domenico e arriva a 454 metri d’altezza. Oggi, tutto terrazzato. Soldano sta qui, a 5,6 km dal mare. Sta nel suo fresco, nel buio dei suoi carrugi e nel sole delle sue mura. Soldano non dimentica. WP_20150705_063Tanti sono nel borgo, sparsi qua e là, gli emblemi che obbligano a ricordare. Messaggi che celano sempre comunque un qualcosa di triste come un velo di malinconia. Persino il cercare di abbellire con operette originali è umile e povero. Piccole biglie. Semplici pietre.WP_20150705_053Ma Soldano la sua ricchezza ce l’ha intrinseca. E la porta riparata con orgoglio. Un bacione a tutti, alla prossima.WP_20150705_065

Di nuovo un po’ di Valle

Allora vediamo un po’, dov’ero rimasta? Ai giardini sì! Alla Rocca, su a Montecarlo, ricordate? Ehm… e probabilmente mi ci sono anche persa in quei giardini o, come aveva predetto Pani, un gufo mi ha portata via. Beh… sono riuscita a tornare in tana topi. Son riuscita a tornare e devo dirvi che fa davvero freddino qui. Urca! Ma non posso certo lamentarmi sentendo le notizia provenienti dalle altre parti d’Italia! Qui è un paradiso in fondo! Lo sapete che i primi di febbraio sono persino maturate le banane su delle piante in quel di San Remo? Oh già! Leggete http://www.puntosanremo.it/litalia-nella-morsa-del-gelo-e-a-sanremo-maturano-le-banane-lo-strano-clima-che-sconvolge-la-natura/ E la mia Valle è sempre bella come un tempo sapete? Guardate, eccovene una prova. WP_20150125_001I monti, la neve e laggiù il mare che sembra un piatto dorato. Non è una meraviglia? E sono in alto eh? Sono a circa 1300 mt s.l.m., sto quasi per arrivare in cima al Monte Ceppo. C’è silenzio intorno a me. Pensavo di trovare gli amici Ghiri e Scoiattoli ma mi sa che stanno ronfando alla grande. Io con questa storia che mi son persa nella Cote d’Azur, quest’anno mi son saltata il letargo ma -meno male- direte voi! Altrimenti chissà quanti altri mesi passavano! Insomma, vi ho rinfrescato un po’ la memoria? La Valle Argentina, in tutto il suo splendore. Ora vado a prepararvi altri articoli. Abbiate pazienza sono un po’ in arretrato. Un abbraccio e uno squit!

M.

Arzene – dove puoi toccare il cielo

Oggi topi vi porto in un piccolissimo, minuscolo borgo della mia Valle.

Non aspettatevi la classica foto che ritrae un gruppo di case incastonate come una perla in una montagna. Ad Arzene, il gruppo di case non c’è. Le case sono davvero quattro in croce. Due allevatori che producono, grazie alle loro mucche, del buon latte e del buon formaggio e un contadino. D’estate, altri due signori hanno la casa e la vanno ad abitare ma la cosa finisce lì.

Tutto questo, però, rende Arzene un paradiso. Le poche case sono interamente fatte di pietra così come i loro tetti, tutti ricoperti di ciappe, lastre di ardesia, tipiche dei miei luoghi. Qui, non si sente nemmeno volare una mosca.

Si arriva ad Arzene superando Montalto e continuando per Carpasio ma, prima di giungere in quest’ultimo paese, bisogna girare a destra prendendo una strada che passa attraverso i boschi di castagni.SONY DSC E’ una strada asfaltata ma molto tranquilla che i pochi abitanti tengono pulita anche in inverno. E’ la stessa strada che porta a Costa, un’altra piccola frazione, ma per andare ad Arzene si continua a girare a destra e si sale su, verso il cielo.SONY DSC Una volta arrivati, la vallata ci mostra la sua bellezza, le chiesette sperdute, che dalla strada principale proprio non si possono vedere, si possono ora notare come puntini tra il verde e, laggiù, di fronte a noi, Carpasio. SONY DSCNoi siamo al di qua della montagna, sotto agli alberi, dove la possibilità di parcheggiare è data a soli quattro veicoli. SONY DSCQuesto è lo stesso punto nel quale c’è una fontana, una grande fontana grande, in pietra, dalla quale esce una limpidissima acqua. Attaccate a lei, a incorniciarla, tante piantine umide. E come per la fontana, la pietra è il principale materiale con il quale sono state costruite tutte le case di Arzene. Ad accompagnarla, solo il legno.SONY DSC Arzene, il paese di pietra. L’atmosfera è unica. Il silenzio, la brezza, gli odori.

Qui ad Arzene nascono tantissime varietà di piante officinali e alimentari come la Citronella, il Finocchietto selvatico, il Dragoncello ma non solo. Qui, dove è sceso ormai l’autunno,SONY DSCcome nel resto della Valle Argentina, ci sono dolcissimi Fichi, screziati di verde e viola scuro,SONY DSC piccole Mele dal profumo intensoSONY DSCe buonissima Uva. Zuccherina. E’ chiamata Uva Fragola. I tralci sembrano secchi ma i grappoli blu palesano la vita. Guardate questi acini, sembrano mirtilli appesi!SONY DSC I sentieri che passano per le case sono in terra battuta sporcati o arricchiti da foglie secche e sassolini ma solo un gattino bianco e nero ci tiene compagnia. SONY DSCNon c’è nessuno in giro ma sento il rumore di una motosega che si libera nell’aria. Qualcuno sta preparando la legna per l’inverno e, nel tardo pomeriggio, si può iniziare a sentire il profumo del fumo della legna che esce dai comignoli e se ne sente anche quasi il calore.

Quando arriva la fredda stagione, ad Arzene, si sente molto. Siamo a 732 metri sul livello del mare; siamo in un mondo meraviglioso. Da qui si ammirano gli alberi che ricoprono le montagne e i pascoli che tra poco saranno completamente bianchi.SONY DSC Attorno alle dimore ci sono diverse stalle, magazzini per gli attrezzi e tettoie che riparano gli oggetti. Anche queste cose sono in pietra, ancora pietra, come i muretti che formano le terrazze e quindi gli orti di chi li coltiva. E che ordine!SONY DSCLe campagne sono ordinatissime, ben tenute e pulite. Tutte ben delineate e con la terra arata e fresca. L’erba secca dell’estate è stata tolta. Incantano lo sguardo. E ci sono le zucche e gli alberi da frutta.SONY DSCSono piccole e strette le mulattiere che dividono le coltivazioni e, in una di queste, possiamo vedere la piccola chiesa di Arzene.SONY DSC Ebbene sì, c’è anche una chiesetta che sarà 3 mt x 3 mt ma con tanto di campanile. E’ davvero graziosa. SONY DSCTutta bianca, con il tetto uguale alle case e un portoncino di legno. Davanti a lei, per terra, un ciottolato quadrato composto da mille sassolini neri, alcuni lucidi come l’ematite.SONY DSC Gli abitanti di Arzene ci tengono molto alla loro chiesa. Di fronte, dall’altro lato della mulattiera, affacciata sui pascoli, una semplicissima croce in legno sta lì a simboleggiare il luogo sacro.SONY DSC Due chiodi e due pezzi di trave. Null’altro. Essere qui è un sogno, a me piace tantissimo, anche se ci si sente un po’ invadenti. Ad ogni passo è come entrare in casa di qualcuno, non si capisce dove iniziano e finiscono le proprietà. E’ un tutt’uno. SONY DSCQuel sentiero in realtà potrebbe tranquillamente essere il viottolo che divide l’abitazione dal giardino. Ma noi veniamo in pace, vogliamo solo godere di questa bellezza e Arzene si lascia ammirare in tutto il suo splendore. SONY DSCE’ una composizione tra natura e costruzioni create da un uomo che non ha voluto rovinare nulla di ciò che lo circonda.SONY DSC Si denotano il rispetto, l’umiltà e la quiete. Gli alberi non venivano tagliati dove doveva passare una creazione umana e, alcuni, sono poi nati tra un tetto e l’altro. Nessuno da fastidio ad altro. In alcune pareti si possono notare grandi chiavi di ferro. SONY DSCErano chiamate così alcune barre ferrose intersecate nei muri, perchè erano poste negli incastri tra i mattoni, o le pietre, per far sì che le pareti non crollassero. Facevano da collante. Una sicurezza in più nei confronti della stabilità della casa.SONY DSC Tra queste case non ci si passa con le auto e nemmeno con i trattori, solo a piedi e, un tempo, con i muli. SONY DSCSu e giù per queste gradinate caratteristiche ma molto ripide.

Spesso si trovavano all’esterno delle abitazioni e servivano per accedere da un piano all’altro dell’alloggio perchè, una volta, la casa costruita contro terra, poteva avere tre piani verso il lato anteriore ma solo due in quello dietro.

E quante volte, queste viuzze, sono state percorse a piedi dalle lavandaie che scendevano al fiume per lavare i panni! Che fatica! Al ritorno, piene di vestiti bagnati, pronti per essere stesi. Salire, salire e ancora salire ma, una volta qui, si può toccare il cielo con un dito. SONY DSCQui, dove a graffiarti le gambe ci sono i Brughi e i Roveti dalle bacche rosse. SONY DSCCi sono petali tenui e pelosi per ripararsi dal gelo e che, timidi, provano a dimostrare un po’ di arancione.SONY DSC Ci sono tinte che ravvivano una tela, altrimenti troppo spoglia, dove solo il verde vivo si staglia contro l’aria. SONY DSCQuesto è il paese di Arzene, così sperduto che addirittura nella mia Valle c’è gente che non lo conosce o non l’ha mai visto, così nascosto da essere uno dei più intimi borghi che la mia Valle accoglie. SONY DSCSono contenta di averci portato anche voi, spero che questa passeggiata vi sia piaciuta.SONY DSC Arzene, il paese di pietra. Ecco Arzene topi, un fiore fucsia tra il grigiore di questo presepe. SONY DSCUn bacione a tutti.

M.

In mezzo alle Pecore

SONY DSCIn questo tempo con voi ho parlato di tanti animali ma, mi è venuto in mente, che non vi ho mai nominato loro: le Pecore.

Eppure anche loro appartengono alla mia Valle! Oh si! Ce ne sono tantissime e di diverse razze. Famosissima è quella – brigasca -, per dire.

Oggi, ve le voglio presentare. Sono così mansuete, così simpatiche e paurose. Uh! Quanto sono paurose. Basta avvicinarsi e inizia un fuggi-fuggi generale, ma é bello vedere che vanno tutte nella stessa direzione anche durante la fuga. E sì, perchè stanno sempre tutte insieme. E’ difficile che una Pecora si allontani dal suo gregge. L’unione fa la forza. A me piacciono molto e trovarmi in mezzo a loro non mi fa paura. Certo, in quel mentre, comandano loro e, se decidono di non farti passare, non passi. SONY DSCCon la loro flemma, che alternano a balzi veloci e incredibili, stanno lì a brucare fino a che il pastore non arriva per mandarle via. E a volte, credetemi, possono passare delle intere mezz’ore. Mangiano un po’ di tutto, di vegetale ovviamente, non sono certo schizzinose. Foglie, germogli, fiori, tutto fa brodo.SONY DSC In Italia, è la Sardegna la regione con più alto numero di Pecore ma, come vi dicevo prima, nella parte alta della mia Valle, se ne possono incontrare molti esemplari. Pecora, che è scientificamente chiamata Ovis Aries, prende il nome da Pecus che in latino significa “animale da pascolo di piccola taglia”. In realtà però, questo nome, indica soltanto la femmina perchè il maschio può essere chiamato Ariete o Montone mentre il cucciolo Agnello.SONY DSC Il loro mantello, che produce la lana con la quale si possono creare capi di abbigliamento, può essere più o meno pregiato, a seconda della razza e le razze sono davvero molte. E’ morbido, un piacere da toccare, anche se a certe persone può dare fastidio l’odore forte che questo animale emana.

Sono costantemente sorvegliate da cani, detti – cani da pastore -, che le guidano, sgridandole se occorre, verso la giusta via e alla sera le fanno rincasare all’ovile. E’ bellissimo e affascinante vederli al lavoro, sempre attenti e responsabili come dei gendarmi e, alcuni, si arrabbiano sul serio.SONY DSC La Pecora però non fornisce solo lana. Al di là della sua carne, con la quale si possono cucinare diversi piatti (il più famoso sono le rostelle, gli arrosticini abbruzzesi) essa ci da il suo buon latte dal quale si ricava un formaggio delizioso. Il latte è chiamato “latte pecorino” e, pur essendo molto simile come gusto a quello della mucca, è però molto più grasso e più proteico.SONY DSC La Pecora si tiene su grazie a quattro zampe, lunghe ed esili, formate da ossa che portano lo stesso nome di quelle degli esseri umani ma, i loro balzi, gli umani non sono certo capaci a farli! I giovani Agnelli sono dei veri maestri in questa attività.

Anche per la Pecora, mi piace descrivere il significato che ha acquisito nei tempi e, al di là dei termini e paragoni che sono oggi considerati offensivi, in realtà, questa bestiola è il simbolo della vita tranquilla e serena. Forse è proprio per questo che l’usanza dice di contare le Pecore per addormentarsi.SONY DSC Per gli Indiani d’America, e per tanti altri popoli fin dall’antichità (pensate che sono più di 6.000 anni che l’uomo vive in compagnia delle Pecore) essa era addirittura considerata un dono degli Dei in quanto, grazie a tutti i regali che poteva offrire, la gente non avrebbe mai patito ne’ il freddo, ne’ la fame.SONY DSC Da lì, sono nate anche tante parabole riportate fino ai giorni nostri che hanno usato la Pecora come significato di tante morali. Il Cristianesimo ha davvero preso la Pecora come simbolo per tantissimi termini e racconti. Sono molti i modi di dire, le citazioni e le frasi che vedono come protagonista questo animale. Una di queste frasi, mi piace particolarmente e volevo segnalarvela prima di salutarvi:SONY DSC

“Chi non ha mai visto gli agnellini giocare, non avrà mai un’immagine chiara della gioia che può pervadere la vita. Si inseguono in gruppi, sterzano, cambiano direzione, saltellano sulle zampe anteriori e posteriori, se c’è un punto più alto nel pascolo, una roccia, un tronco abbattuto, un fontanile, fanno a gara a saltarvi sopra e questo per loro è il massimo divertimento, e poi di nuovo riprendono a rincorrersi, ogni tanto si affrontano e si caricano a testate, simulando l’età adulta. Poi le madri li richiamano, e allora è tutto un correre, un raggiungere con misteriosa abilità, tra la folla del gregge, la propria genitrice, uno spingere con testa, un vibrare di codine soddisfatte. Sul pascolo scende allora il tenero silenzio della poppata”.

(Susanna Tamaro)

Bella vero? A presto allora con la prossima creatura!

M.