La tomba di Chagall – il pittore dei colori del mondo

Vi ricorderete che un po’ di tempo fa vi portai a visitare una tomba? Era di un personaggio molto famoso che tutti conoscete ossia Charles Baudelaire, scrittore, critico e aforista francese (l’articolo in questione è questo, per la precisione: “Charles Baudelaire protagonista di diversi incontri”). Un personaggio davvero curioso. In quel tempo, girovagavo per Parigi, parecchio lontano dalla mia Valle, divenendo Topina di città per qualche tempo e anche oggi lo sono diventata per portarvi a vedere un’altra famosissima lapide e sicuramente più vicina ai miei luoghi.

Oggi, infatti, vi porto vicino alle mie zone, a Saint-Paul de Vence, dove già mi recai ma mai vi feci vedere dove venne seppellito il grande pittore Marc Chagall.

Marc Chagall, che gode ancora oggi di fama internazionale, fu fino al 1985, anno della sua morte, uno dei pittori più bravi a catturare la luce e a riportarla nei suoi dipinti insieme all’amatissima moglie che ritraeva in molte opere.

Nei suoi quadri infatti si scorge molta bellezza, colore e tanta voglia di vivere nonostante le oppressioni che subì, essendo di discendenza ebrea e precisamente di Vitebsk, allora sotto il dominio dell’Impero Russo.

Nacque e visse tra bombardamenti e razzie, ma nonostante tutto trasportava gioia sulle sue tele, anche se ammirandole e conoscendone la vita è facile osservarle con un senso di malinconia.

Naturalizzato francese, cambiò il suo cognome da Segal (il suo vero nome era Moishe Segal) a Chagall, ma prima di questa trasformazione divenne, per la Russia, Mark Zacharovič Šagal.

Visse fino all’età di 97 anni, morendo appunto a Saint-Paul de Vence dove si era trasferito e dove oggi, accanto alla sua tomba, regna un’atmosfera assai particolare, pregna di affetto da parte dei suoi ammiratori (soprattutto giovani) che lo ricordano come “il pittore dei colori del mondo”.

E’ un bellissimo cespuglio di rose rosa ad attrarre verso l’entrata del piccolo e ordinato cimitero. Chagall riposa eternamente proprio subito dopo aver varcato l’uscio, all’interno di una grossa tomba in cemento assieme alla seconda moglie Valentina detta “Vava” Brodsky Chagall e il fratello di lei Michel Brodsky.

Vava è stata meno amata rispetto alla prima consorte Bella, morta durante la Seconda Guerra Mondiale a causa di un’infezione virale, e fu proprio per sconfiggere la depressione che lo afflisse che per la vedovanza che Chagall si trasferì in Provenza, dove riuscì a ritrovare un po’ di serenità riportandola attraverso le tinte decise delle sue opere.

In Provenza ebbe anche un figlio prima di risposarsi con Virginia Edith Haggard, ma la storia tra i due durò per un tempo molto breve.

Chagall ora è qui. Ed è come se il suo manifestare un connubio tra il reale e il surreale esistesse ancora. Pare di percepirlo. I caratteri fiabeschi lo circondano anche adesso rendendo questo luogo quasi onirico. Tante le pietroline e i sassi disegnati e scritti, su questa lapide. Tante le frasi di chi lo ama e lo ha amato. Tanti i ricordi.

Una siepe, un grande angelo scolpito e lui: Marc Chagall, il pittore dei colori del mondo.

Un bacio, al prossimo tour topi! La vostra Pigmy.

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La forza dell’acqua

Un giorno di questi, me ne stavo tranquillamente con le zampe a mollo sulle rive del torrente. Mi succede spesso nella stagione estiva, perché mi piace vedere l’acqua che scorre e fa scivolare via con sé tutti i pensieri.

bosco torrente Molini di Triora

Anche se sono una bestiolina, qualche volta capita anche a me di intristirmi un po’ o di avere qualche preoccupazione per la testa e quel giorno il mio stato d’animo non mi faceva sorridere con la stessa enfasi di sempre. Allora sono andata lì, sull’Argentina, che sempre mi accoglie con il suo fresco e sinuoso abbraccio.

Mi sono seduta su un masso e ho lasciato le zampe a penzolare giù, nell’acqua.

torrente Argentina Badalucco1

In quel momento mi è venuto da pensare che niente aveva più importanza davanti alla bellezza della Natura che mi circondava. Tutto era perfetto intorno a me, non poteva essere altrimenti.

Il vento tra le foglie degli ontani, le fronde dei noci, le tenere nocciole non ancora mature sugli alberi, una timida rana nascosta nell’ombra… tutto parlava, tutto aveva una voce…

«La Vita scorre in ogni cosa, topina.» ha detto una voce che si trovava al contempo dentro e fuori di me. La riconoscerei tra mille.

«Spirito della Valle, sono contenta di averti qui con me, oggi.»

«Io sono sempre con te, dovresti saperlo, ormai. Come mai non percepisco i tuoi occhi brillare? Cos’hai, piccola creatura?»

«Non ti sfugge niente, eh? Nulla, a dire il vero. Solo qualche pensiero.»

«Lascialo andare, allora. Non trattenerlo. E ascolta il battito che ti circonda, sentilo dentro di te e intorno al tuo corpicino. Pervade tutto: puoi percepirlo?»

torrente acqua

Non ho risposto subito alla sua domanda. Seduta lì, sulle rive del torrente freddo come il ghiaccio, mi sono messa in ascolto. Lo scroscio dell’acqua era un balsamo per l’anima, e il verde… oh, già solo quello bastava a ritrovare la serenità che si era incrinata in me. Non c’erano più le preoccupazioni, il muso mi si è disteso in un sorriso autentico, vero. Respiravo a pieni polmoni e riuscivo a sentire scorrere intorno a me la Vita, come già mi era successo altre volte. Gli occhi e il cuore si sono riempiti di tanta bellezza, avrei voluto affogarvi.

«Sì, Spirito della Valle. Lo percepisco!» e, detto questo, mi sono bagnata anche le zampe anteriori, rinfrescandole con l’acqua limpida e cristallina del fiume. Si sono intorpidite all’istante, come quando si tocca la neve in inverno.

«Ah, l’acqua! Che elemento potente e meraviglioso… Racconta storie interessanti, sai?»

acqua torrente

In quello stesso istante, è accaduto qualcosa di incredibile. Vedevo scorrere immagini in trasparenza sul pelo dell’acqua, veloci e sfuggenti. Potevo vedere l’intero ciclo di quelle gocce, finite in mare, poi evaporate nel cielo e infine precipitate sulla terra sottoforma di pioggia. Scorgevo anche i luoghi che quell’acqua aveva attraversato, traendone in sé le caratteristiche fisiche, chimiche ed energetiche. Ma c’era di più. Vedevo riflesse nel torrente immagini dei topi di un tempo che amavano recarsi alle sorgenti, considerate luoghi sacri poiché in essi sgorgava acqua limpida e pura, fonte primaria di vita. Sono rimasta sbalordita da ciò che stavo osservando.

«Spirito della Valle… le cose che vedo sono accadute davvero?»

«Sì, molto tempo fa. Lascia scorrere insieme all’acqua tutto quello che non ti appartiene: lei sa sempre guarire le ferite dell’anima. Dona forza, vigore…»

«E’ potente, sì, lo sento! Porta con sé gioia di vivere. Per questo vengo spesso qui.»

«E fai bene, topina. Fai bene. Non ti serve nient’altro: qui hai tutto quello di cui hai bisogno. Chiedi agli alberi, ai fili d’erba, all’acqua e alle montagne ciò che vuoi, loro ti ascolteranno e ti guideranno.»

torrente nel bosco

Detto questo, una folata di vento si è portata via la voce dello Spirito della Valle, lasciandomi sola.

Le foglie sui rami degli alberi che avevo intorno cadevano al suolo a formare un manto morbido e fertile. Alcune precipitavano in acqua, trasportate dalla corrente. Il terreno era nero, succulento, preparato da quelle stesse foglie che fino a poco tempo prima erano sui rami più alti e che ora erano mangiate da insetti, trasformate da microrganismi e avrebbero portato nuova vita. Su quegli stessi alberi, che affondavano le radici non nella terra, ma nell’acqua, esistevano città brulicanti di insetti operosi. E poi, più su, il cielo sfiorato da dita nodose colore del legno che sembravano voler afferrare scampoli di azzurro e fiocchi di nuvole per portarli un po’ qui, sulla Terra.

Ancora una volta lo Spirito della Valle si dimostrava essere in ogni cosa. Potevo sentirlo nei cicli dell’acqua e della vita degli alberi intorno a me. Non ne udivo la voce, ma lo percepivo nel profondo, permeava ogni mia cellula. E averlo in me, in nessun luogo, eppure dappertutto, mi rendeva gioiosa e profondamente grata.

acqua torrente2

Topi, la gioia, quando la trovate, indossatela come un vestito sempre nuovo. Tiratela fuori dal cassetto nella quale l’avete relegata, riempitevi gli occhi dei suoi colori e mettetevela addosso, ricordandovela, cucendovela sulla pelle per non toglierla mai più. Credetemi, ne vale la pena!

Squit!

Dai granai della Valle alla tavola: la trasformazione del grano e di te

Topi, qualche volta capita che, anziché invitarla io, sia Maga Gemma in persona a chiedermi di andare da lei a consumare un pasto salutare e genuino. E, cercate di capirmi, come posso rifiutare tanta gentilezza?

Ebbene, ieri ho avuto il piacere di essere ospitata a casa sua. Mi sono seduta al suo tavolo, avvolta dai rivoli di fumo dell’incenso, e mi sono preparata ad ascoltare quello che avrebbe voluto insegnarmi. Quando si parla di Maga Gemma, infatti, c’è sempre qualcosa da imparare, statene certi!

tavola apparecchiata - occasione speciale

«Mia cara topina, sai perché ti ho invitata da me, oggi?»

Ho scosso la testa, così lei ha continuato: «Perché desideravo parlarti di una cosa che credo sia molto importante.»

«So che può sembrare strano, detto da me, ma sono tutt’orecchie!» ho ribattuto.

La Maga ha sorriso: «Molto bene. Come sai, la Natura può essere nostra Maestra in moltissime occasioni. Nessuna creatura terrestre può sottrarsi alle sue regole e ai suoi influssi, che influenzano ogni cosa. A dire il vero, volendo essere precisi, non è solo la Terra a influenzare le creature che la abitano: i pianeti, le stelle e l’Universo intero hanno potere sull’Esistenza.»

Pendevo già dalle sue labbra, topi! Non ho fiatato, l’ho lasciata continuare, perché volevo capire dove volesse arrivare con quei discorsi grandiosi.

«Adesso, per esempio, ci troviamo in un momento dell’anno molto particolare…»

I suoi occhi mi hanno interpellata, così ho cercato di dire la mia: «Sì, siamo in Estate!»

«Esatto, piccola amiche. Ma anche l’Estate ha in sé diverse energie.»

Questa Maga mi fa sudare freddo, con le sue domande a trabocchetto: «Be’, è la stagione dei frutti…» ho risposto.

«Proprio così, ma è anche molto altro. Conosci il motto “Come sopra, così sotto; come dentro, così fuori; come l’Universo, così l’Anima“?»

Ho riflettuto un attimo su quella specie di indovinello appena ascoltato, poi ho scosso la testa: «No, non mi pare di averlo mai sentito.»

«Era proprio qui che volevo arrivare. Forse non avrai mai udito le parole umane di cui ti ho resa testimone poco fa, ma sono sicura che tu in realtà le conosca profondamente: sei una bestiolina e, come tale, sei molto sensibile ai cambiamenti della Natura, molto più di quanto lo siano gli esseri umani, ormai offuscati dai loro pensieri e spesso dormienti. Il moto del nostro pianeta intorno al Sole ha fatto sì che il nostro emisfero lo scorso giugno entrasse nella stagione in cui ci troviamo tuttora, l’Estate. L’energia dapprima euforica di questo periodo, data dal Sole che con i suoi raggi ci scalda e permette alla Natura di rinascere, ora, sul finire di luglio, assume sfumature differenti. E’ tempo di trasformare i doni preziosi della Natura, lo sai bene anche tu.»

«Ah sì, è vero! E’ tempo di conserve e provviste, sia per gli esseri umani che per noi animali del bosco.» ho detto entusiasta, credendo di essere entrata meglio nel discorso che voleva farmi la Maga.

Grano

«Proprio così. Ed è la Trasformazione, quella di cui voglio parlarti oggi.» Dicendo così, mi ha porto del pane fragrante. Era tiepido, sfornato da poco, e aveva un profumo e un aspetto indescrivibili. «Per lungo tempo, qui in Valle Argentina, le coltivazioni di grano hanno arricchito i pendii delle montagne con il loro colore oro. Che tinta meravigliosa, topina! Quello del grano è l’oro della rinascita, del Sole che sorge al mattino con tutte le sue potenzialità. E’ la nuova Vita in tutta la sua prorompenza.»

«Il mattino ha l’oro in bocca, come dice il detto popolare!»

«Esatto, ed è davvero così. Come ti dicevo, il grano era protagonista indiscusso dei nostri luoghi…»

«Sì, non per niente Triora era il granaio della Repubblica di Genova» l’ho interrotta per la seconda volta.

farina

Maga Gemma ha annuito: «E non solo! Tutta la Valle abbondava di una qualità di grano particolare e unica per le sue proprietà. Il nostro grano sfamava gran parte della Liguria, e arrivava fino alla Francia. Questa ricchezza si traduceva anche in un’infinità di mulini, i quali funzionavano grazie allo scorrere del torrente Argentina e alla forza della sua acqua. Ora non esistono più, ma un tempo il grano veniva macinato nei numerosi mulini che hanno dato il nome al borgo di Molini di Triora, ma ce n’erano anche in altre località della Valle. Lì si macinava il grano che con fatica veniva raccolto e trebbiato, è in quei luoghi che avveniva la prima Trasformazione: dal chicco si ricavava la farina, e la farina è l’ingrediente essenziale di una pietanza che, come abbiamo già avuto modo di dire io e te, viene consumata quotidianamente.»

pane grano valle argentina

«Certo, il Pane!» ho esclamato.

«Oh, bene! Il Pane è la seconda Trasformazione.» A questo punto, ha spezzato la profumata pagnotta, sfoggiandone l’interno. Aveva lievitato proprio bene, perché l’impasto era ben forato e leggero. «Il Pane, per la gente di questi luoghi, era una ricchezza. Era ed è ancora un vanto, un simbolo di abbondanza e ringraziamento. Col Pane sulla tavola si rendeva Grazie a Madre Terra per il raccolto appena svolto, ma anche a Dio, che permetteva all’uomo di sopravvivere grazie ai doni della Terra che lui concedeva ai propri figli.»

spezzare il pane

«Nel Vangelo al quale gli umani si affidano si dice che Gesù spezzò il Pane e rese Grazie, dicendo che esso è il corpo del figlio di Dio offerto in sacrificio per l’umanità.» La Maga, con quel gesto, mi aveva ricordato le parole che ho udito tante volte recitare passando nelle vicinanze delle chiese. Anche se una topina come me non appartiene alle religioni degli uomini, non ho potuto fare a meno di notare l’analogia tra Gemma e le gestualità dell’eucarestia.

«Ecco, brava, hai fatto proprio una bella considerazione. Il Pane è il corpo della Terra, possiamo leggere così questo passo del Vangelo. E il corpo della Terra, come sapevano bene le antiche popolazioni, è anche quello di Dio, dell’Energia Universale che tutto pervade. E’ un corpo trasformato, poiché dal seme è stata tratta la farina per plasmare poi una forma nuova. E arriviamo così alla terza e ultima Trasformazione…» Mi ha offerto una metà di quel suo pane invitante e io l’ho preso tra le zampe tremanti di emozione. «Riesci a dirmi quale sia? Non mangiarlo, aspetta ancora un momento.»

pagnotte

«Credo… forse la terza Trasformazione avviene dentro di noi?»

«Bravissima! Con il gesto di portarci il Pane alla bocca, introduciamo in noi il frutto della trasformazione, dell’abbondanza e della gratitudine. Ecco la chiave per attraversare nel modo più giusto questo periodo dell’anno. Purtroppo non tutti lo sanno, ma sono sicura che tu saprai fare in modo di divulgare questa importantissima conoscenza. Mangiando il Pane con consapevolezza, possiamo portare dentro e fuori di noi la trasformazione che vogliamo vedere avverata. Ci poniamo nella condizione di ricevere abbondanza, ma possiamo ottenerla davvero nella nostra vita solo se utilizziamo l’ingrediente fondamentale: la Gratitudine. “Spezzò il Pane e rese Grazie”, dice il Vangelo. Se si è in grado di ringraziare per ciò che non si è ancora ottenuto, per ciò che si possiede già e, meglio ancora, ringraziare incondizionatamente, avverrà in noi la terza trasformazione. Come in alto, così in basso: i moti celesti hanno condotto la Terra e i suoi abitanti in questo periodo stagionale, e noi risentiamo delle sue energie. Come dentro, così fuori: mangiando il Pane, che è il frutto della trasformazione, possiamo trasmutare la nostra realtà interiore ed esteriore. Come l’Universo, così l’Anima: l’Energia di questo momento ci spinge a ringraziare e a godere appieno di quello che abbiamo conquistato con fatica. Ti è più chiara, ora, l’affermazione che ti avevo presentato all’inizio?»

«Sì, Maga Gemma, ed è veramente fantastica! Ora il Pane assume per me un significato nuovo, ancor più importante. Grazie per questa condivisione, ti sono profondamente grata.»

«Brava, vedo che ti sei messa sulla giusta lunghezza d’onda per la serata che avevo in mente. Mangiamo, ora. E ricorda: queste caratteristiche si protrarranno fino al periodo autunnale, quando ci sarà un nuovo simbolo trasformativo di cui parlare…»

«… il Vino!»

«Esatto. Buon appetito, piccola amica. E che la tua Trasformazione sia grandiosa!»

Con quelle parole, Maga Gemma ha toccato delle corde talmente profonde dentro di me da lasciarmi senza squittii. Il suo augurio, topi, lo rivolgo a voi quindi. Fate tesoro di quello che avete imparato fin qui, mi raccomando!

La Ricchezza della Gazania e i suoi Colori

La guardo mille volte al giorno e ogni volta ne resto affascinata.

La Gazania è, a parer mio, un fiore bellissimo. Lo so, i fiori sono tutti belli, ma se vogliamo discutere “coloratamente” sulla vivacità delle tinte, non la batte nessuno.

Il suo significato, che è quello di ricchezza, deriva proprio dalla lucentezza e decisione delle tinte dei suoi petali, così sgargianti e forti da abbagliare, quasi. In fatto di carica colorata, questa pianta è proprio generosa.

Produce persino tantissimi semi e anche questo dettaglio lo rende uno dei fiori simbolo di benessere e prosperità.

Il suo vero nome è Gazania Gaertn e sarebbe formato dall’insieme dei due cognomi degli uomini che parlarono molto di lei. Il primo, l’umanista Teodoro Gaza, fu quello che la scoprì, mentre il secondo, il botanico Joseph Gaertner, fu colui che la studiò e raccontò di lei e del sollievo al cuore che quei colori, così vividi, riescono a regalare solo guardandoli.

Quello che più mi colpisce della Gazania è il suo interagire con il Sole durante l’arco della giornata. I suoi fiori, infatti, si schiudono solo se baciati dalla Stella Madre, altrimenti, sia di notte, sia in caso di presenza di nuvole, i suoi petali rimangono stretti e avvolti in se stessi, mostrando un fiorellino che sembra secco e striminzito.

Al primo raggio caldo e luminoso, però, guardate che spettacolo!

A causa di questo fatto, viene anche chiamata, in gergo popolare, la “Margherita del Sole” e in effetti somiglia realmente a questo fiore comune. Il suo legame con il Sole è davvero curioso: infatti, la Gazania continua ad aprirsi e chiudersi anche a fiore reciso. Un bel mazzo di Gazanie in salotto perderà bellezza e freschezza se il locale non sarà sufficientemente illuminato o quando si spegnerà la luce per andare a dormire. Al mattino dopo, però, eccolo ritornare arzillo e pimpante (e coloratissimo) proprio come il giorno prima.

E’ un fiore pieno di vita, di luce, di entusiasmo… non vi pare? Mette allegria solo a guardarlo. Stupisce, riempie di gioia. Sa trasmettere bellissime sensazioni.

A parte il soffrire climi troppo rigidi, è una pianta molto robusta che si adegua bene sia in vaso che in terra, ma vuole parecchia acqua soprattutto durante le giornate calde e afose che ama parecchio.

I suoi fiori non profumano, ma, così belli e variopinti, vengono ancora oggi utilizzati nelle cerimonie in diverse parti del mondo soprattutto in Africa, dove la Gazania nasce spontanea. Purtroppo, nei boschi della Valle Argentina in cui vivo non cresce spontaneamente e per godermela devo piantarla nei miei vasi, ma non può assolutamente mancare davanti alla mia tana. In estate, appena metto il muso fuori, al solo vederla, sono già felice.

A voi non fa lo stesso effetto?

“In nessun luogo, eppure dappertutto”

L’esperienza che voglio raccontarvi oggi ha davvero dell’incredibile, ma tanto ormai lo so che non vi stupite più di nulla: quando si tratta di Pigmy, tutto è possibile!

Eppure oggi vi meraviglierò, ne sono sicura, perché niente di quello che ho scritto fino ad ora somiglia lontanamente a quanto mi è accaduto quella volta che, passeggiando nel bosco, mi sono imbattuta in qualcosa di davvero speciale.

Insomma, Pigmy! Basta con tutti questi giri di parole. Raccontaci di cosa si tratta!

Già sento le vostre voci, me le immagino e sorrido.

Ebbene, è successo che una mattina d’autunno sono uscita dalla mia tana molto presto per una delle mie solite passeggiate.

Una zampa dietro l’altra, salendo nel bosco, mi sono imbattuta in alcune rocce molto grandi. Erano numerose, si trovavano sotto, sopra e a fianco del sentiero.

Mi sono fermata a osservarle, quando ho sentito una strana voce, mai udita prima.

«Quelle rocce hanno più di una storia da raccontare, mia piccola amica.»

La voce era profonda come le grotte – le barme –  della mia Valle, e le parole erano state pronunciate con un tono dolce e paterno.

Mi sono guardata intorno, ma non ho visto nessuno.

«Chi parla?» ho domandato allora, con i brividi che percorrevano la mia coda sorcina in tutta la sua lunghezza.

«Sono lo Spirito della Valle!»

Che mi cadano i baffi!, pensai. «Dove sei? Fatti vedere!» squittii.

«Non sono in nessun luogo, eppure sono dappertutto intorno a te. Cercami sotto una foglia, nell’acqua di un torrente che scorre fino a valle. Cercami nel vento o sulle ali di una farfalla, tra i petali di un fiore o in mezzo alla terra scura. È lì che mi troverai.»

Per tutti i topi, ammetto di essermi sentita più piccola di quanto io non sia in realtà.

Quella voce aveva mosso qualcosa dentro di me, mi sentivo tremare, ma non di paura, bensì di emozione.

«Spirito della Valle, io ho camminato in lungo e in largo e di cose ne ho viste e sentite davvero tante… ma nessuno mi ha mai parlato di te, prima d’ora. E non ti ho neppure mai visto.»

«Eppure ci sono sempre stato, sono vecchio come le montagne e abito qui da prima che l’uomo popolasse questi boschi.»

Ormai ero tutt’orecchi, il che è tutto dire, per una topina come me.

Lo Spirito ha continuato così: «Le pietre che stai osservando sono una testimonianza del passato. La gente non le guarda con attenzione, mentre passeggia nel bosco, pensano tutti che siano rocce modellate dal tempo e dagli agenti atmosferici, ma non è così. Osserva, piccola amica.»

Come per magia, ed è davvero il caso di dirlo questa volta, sono comparsi davanti a me degli uomini vestiti in modo primitivo. Incidevano la roccia con delle pietre appuntite e io li guardavo lavorare, vedendo scorrere veloci davanti a me le immagini di quella proiezione come si fa con un film.

Quando sono riuscita a recuperare l’uso della parola, ho detto: «Spirito della Valle, vuoi dirmi che… che queste rocce sono state toccate dagli uomini primitivi, tanto tempo fa?»

«Proprio così! A quel tempo l’uomo venerava tutto ciò che esisteva, tutto quello che aveva una Vita. Era più facile, allora, udire il mio sussurro nel vento, ma oggi sono rimasti in pochi a potermi sentire.»

Mi sentii onorata di far parte di quella cerchia ristretta e privilegiata e mi si asciugò la bocca per l’emozione.

«E a cosa servivano queste pietre?» domandai.

pietre valle argentina«I loro scopi erano molteplici. Alcune venivano conficcate nel terreno, a simboleggiare la fecondazione della Madre Terra, l’incontro del maschile con il femminile, ma servivano anche per osservare il moto degli astri. Le pietre forate, invece, come quella sulla quale hai poggiato le tue zampe, servivano a onorare il potere creativo della donna, il suo essere in grado di mettere al mondo una nuova vita e, pertanto, di essere essenziale. Potevano rappresentare anche mappe stellari, una volta non c’era la carta, e l’uomo si arrangiava con quello che aveva: la pietra.»

«Non sapevo tutte queste cose! È bellissimo, Spirito della Valle.»

«Lo so, cara topina, lo so. Queste e molte altre storie ti verranno raccontate, ma non ora. Adesso continua a passeggiare e presta attenzione, mi raccomando! Tornerò da te, ormai sai dove trovarmi, vero?»

«Certo: in nessun luogo, eppure dappertutto.»

«Proprio così, Pigmy.»

Con quelle parole mi lasciò sola.

Sola si fa per dire, perché la sua presenza era ovunque, ormai che avevo imparato a riconoscerla.

E da quel momento, cari topini, tutto è cambiato.

Vi ho lasciato a bocca aperta, dite la verità!

A presto,

Pigmy.

Il Trionfo del Glicine – amati se vuoi essere amato

Profumoso, grappoloso, lilloso! Un trionfo di bellezza e felicità. Ah! Quanto adoro il Glicine topi!

E’ un fiore stupendo e talvolta maestoso. Tinge di un tenue e splendido violetto tutta la mia valle ma esiste anche nella tonalità del bianco, del rosa e persino del blu.

Gioia pura per Api e Bombi ha un sapore dolce che anche noi topini amiamo e persino voi umani potete assaggiare.

Vi basterà schiacciare tra i denti il suo picciuolino, al quale sono attaccati i petali, e sentirete che bontà zuccherina! Pare che il suo nome più usato derivi proprio da “glikis” che, in greco, vuole appunto dire – dolce -.

Il Glicine, nome più comune di Wisteria, appartiene alla famiglia delle Fabaceae o Leguminose, ossia la stessa di Piselli e Fagioli per capirci ma lui è sicuramente il più splendente tra tutti.

Anche il suo significato è meraviglioso. Pensate che simboleggia, a causa della sua crescita continua e tortuosa, lo sviluppo della coscienza e della consapevolezza umana.

Oh! Wow! Un’elevazione spirituale importante! Un cambiamento della vita che porta ad evolversi.

Alcuni studiosi associano questa pianta anche alla Dea Venere proprio per sottolinearne la bellezza e il significato verso un particolare amore cioè quello nei confronti della vita.

Originario della Cina, il Glicine, ha da sempre ispirato alla spiritualità e ad una conoscenza diversa e più olistica dell’Universo ma è anche considerato emblema di un sentimento tenero e piacevole come quello di una cara amicizia. Decorando con la sua pomposità ville, giardini e balconi risulta uno dei fiori più amati anche perché è una pianta resistente e tenace che non richiede troppe cure.

Il suo fiore a grappolo è pieno, appariscente, affascinante. Il suo sbocciare rende tutti felici. La sua forma, a cascata, rappresenta benevolenza e disponibilità e, infatti, il suo dolce ma intenso profumo rincuora e fa stare bene proprio come un caro amico che abbraccia.

Desidero farvi conoscere anche il mio piccolo Glicine bonsai uguale identico a quello che, un tempo, nell’antica Cina, gli Imperatori portavano in terre straniere in segno di pace e amicizia. La storia dice questo. E spero che il mio vi piaccia.

Gli Imperatori lo chiamavano – la Vite blu -. Il suo tronco assomiglia a quello della vite dell’Uva ma si sfalda di meno rispetto a quest’ultimo ed è più liscio.

Dovete sapere però che anche se questa che vi ho raccontato è storia vera esiste una leggenda inerente al Glicine, che è la regina delle leggende in suo onore, ed è tutta italina! Precisamente piemontese ed è il racconto che narra di una ragazzina, una pastorella, di nome Glicine, che passava le giornate sui monti e tra i pascoli a piangere tristemente a causa del suo aspetto fisico. Si sentiva brutta e poco apprezzata. Dalle lacrime che sgorgavano dai suoi occhi per tuffarsi poi tra l’erba dei prati iniziarono però a nascere degli splendidi fiori di un viola incredibilmente attraente e dalla forma strabiliante. Vedendo cosa fu capace di realizzare grazie al suo pianto, la ragazza iniziò ad essere molto contenta e molto fiera di se stessa. Iniziò anche ad amarsi e, come per magia, anche il mondo iniziò ad amarla e soprattutto i giovanotti.

Questo è sempre da tenere da conto, vale anche per voi! Amatevi se volete che il resto del Creato vi ami! Posso assicurarvi che funziona… funziona come uno specchio!

Ecco quindi come nacque, secondo i piemontesi, questa splendida pianta.

Spero vi sia piaciuto scoprirlo.

Io vi mando un bacio profumoso e corro a preparare un altro post per voi! Squit!

Brilla, brilla la Rugiada

Oggi è brina. Bianchi cristalli sulle singole foglie. Il pianto della notte adagiato sui colori che brillano. IMAG3838La rugiada, che bagna, che rinfresca, che rimane fino alle ore più calde del mattino. Che disseta i piccoli insetti, ne tocca le antenne.

Qual rugiada o qual pianto
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stelle un puro nembo
e l’erba fresca in grembo?
Perché ne l’aria bruna
s’udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse de la tua partita,
vita de la mia vita?

(T.Tasso)

La IMAG3840rugiada, che si ghiaccia, che disegna ragnatele, umori, sensazioni. Vapore acqueo di atmosfera. La rugiada che fa bene alle piante, che dona loro il giusto senso di umidità.

La rugiada si posa su tutta la mia Valle, sugli ulivi madreperlati, i denti di leone, appesantisce i soffioni, rinfresca, e quando s’innalza, bagna le ciglia.

Brilla la IMAG3843rugiada come un prezioso diamante e le foglie, sembrano arricchite di pietre trasparenti e barlumi di luci colorate. Gocce che riflettono sul mondo le tinte pastello dell’arcobaleno. Che vibrano, tremano, lievemente mosse dall’aria. Gocce fredde che si asciugano con l’innalzarsi del sole.

Rugiada che racconta del suo viaggio notturno, il suo arrivo all’aurora e la stasi dolce su petali e rami. Rugiada frutto di nebbia IMAG3845raccolta nella conca di un fiore o che equilibrista rimane su steli sottili mossi dal tempo. E’ la rugiada che annuncia la vita col suo bisbigliare. Sembra tartagliare, sembra ridere e tremare.

Il suo chiaro luccichio, come una coperta di morbidi batuffoli ricopre il palpitio della vita sottostante. E ricopre ogni cosa.

Rugiada che respiri a tempo, con il ritmo delle stagioni, con il ritmo della vita che in un soffio di fiato ti porta via. E sei tu che bagni campagne e boschi, solo al destarsi tu passi e ti offuschi, svanisci ed evapori, dentro nel cielo.

Gocce di luce, nessuna è uguale all’altra; goccia che provi a tenerti con forza per poi lasciarti andare ridendo, in uno scivolare senza fine. Quanto mondo c’è dentro una sola IMAG3850goccia di rugiada?

Ringrazio per le belle foto Niky, che tutte le mattine si sveglia e tutto sberluccicare attorno a lei. Tutto è fresco e bagnato. Vi prego di non guardare la mia punteggiatura; non era mia intenzione imitare il poeta Tasso, solo accennare i suoi splendidi versi a inizio post, dopodichè, far lavorar la fantasia!

Un abbraccio a tutti voi topini, vi aspetto per il prossimo articolo.

M.

Giorgio Cusin e il torrente Argentina

Cosa possono avere in comune l’autore di un bellissimo libro, che consiglio a tutti di leggere e il mio amato torrente? Vi dò un piccolo aiuto e l’aiuto stà proprio nel titolo di quella che è una meravigliosa relazione sull’acqua, uno degli elementi più importanti che ci circondano e che spesso sottovalutiamo troppo.

“Acqua – Fiume di vita”, così si chiama. E qui, il simpatico e bravo Giorgio, ci spiega tutte le proprietà dell’acqua, i suoi benefici e la sua importanza rivolgendosi a tutta l’acqua: a quella che beviamo, a quella del mare, a quella dei laghi, alla pioggia. E vedete, a costo di sembrarvi una pazza vi confesserò che, per me, l’acqua ha un’anima tutta sua, un’intelligenza propria e dei sentimenti.

Oh si! E cosa accade se unisco le scoperte, la passione e gli studi di un ricercatore torinese sul benessere psicofisico della persona, che considera l’acqua terapeutica, alla vita, talvolta impetuosa, talvolta placida, ma pur sempre presente del mio torrente che amo a dismisura? Dal quale non riesco a staccarmi rimanendo, ore e ore, seduta su quei massi bianchi ad appoggiare una mano sopra di lui e lasciarmi accarezzare. Sussurandogli dolci parole e ascoltando le sue risposte?

L’acqua. Sentirla accarezzarmi, sostenermi, aiutarmi, esserci. E lei c’è. C’è sempre. Dal punto più in alto, in questo taglio di Liguria, fino al mare, il mio torrente attraversa tutta la Valle.

E quell’acqua è splendente, brilla, ricca di sfumature azzurre o rosate. Accipicchia! A volte quel sole è così vanitoso e brillante da non permettere a quella fresca acqua di essere ammirata.

E bagnarsi le zampe, il viso… E’ fredda, limpida, fa rabbrividire. Ti sente, ti avvolge, porta con se’ tanta vita, tante emozioni.

E no, non sono impazzita ma cosa pensate di me se vi dico che prima di bere penso o bisbiglio belle parole? E vi spiego il perchè. Pensate ch’esse siano solo un insieme di lettere? Per l’acqua no. La parola – Amore -, ad esempio, è ben diversa dalla parola – Astio -. E lei lo sente, lo sente eccome. Lo percepisce come un bambino. A dimostrarlo, anche uno studio non indifferente proprio sulle molecole dell’acqua che… sì, si emozionano, nel bene e nel male. E allora, dopo aver usato come introduzione la bravura di Cusin, vi mostro alcune cose.

Guardate queste immagini tratte dagli studi di un ricercatore giapponese, Masaru Emoto, e una cosa non dimenticatevi: il corpo umano, così come il pianeta Terra, è formato da circa il 75% di acqua.

L’acqua ci ascolta, memorizza sul suo nastro magnetico le vibrazioni dei nostri pensieri e delle nostre emozioni e ci risponde nel linguaggio figurativo dei suoi cristalli“.

Quindi ecco, cari amici, nella foto a sinistra un’acqua che ha ascoltato la frase – TI AMO – (la coscienza delle persone contenute nell’amore e nell’apprezzamento, solo esprimendo amore e gratitudine l’acqua attorno a noi e nei nostri corpi cambia in modo così bello) e, dall’altra, un’acqua che invece ha sentito dire – IO TI UCCIDERO’ – (dopo aver esposto queste parole, la forma dell’acqua è risultata brutta, il cristallo era distorto, imploso e disperso, vivere in un mondo dove parole come queste vengono usate senza ritegno suscita sgomento).

Capite? E la stessa cosa vale con la musica. Guardate una canzone heavy metal come rende la nostra acqua. Una musica che può piacere, non lo metto in dubbio, ma è una musica dura, non dolce. Una musica che racconta probabilmente di ingiustizie, una musica diciamo, “violenta” (questa musica è piena di rabbia e sembra avercela con il mondo intero, di conseguenza, la base esagonale ben formata del cristallo si è spezzata in molti pezzi, non è che la musica metal è negativa, solo che ci deve essere un problema con il testo). Visto? Questo per la foto di sinistra, mentre, a destra questa volta, ecco il risultato di un’acqua che sta ascoltando una sinfonia di Mozart, la “Sinfonia n°40 in Sol Minore” e, attenzione, non perchè è Mozart, ma perchè è un tipo di suono soave, pacifico (questa sinfonia più di ogni altro lavoro di Mozart è una musica piena di sentimento che sembra inseguire la bellezza, Un pezzo do profonda riflessione che sembra quasi una preghiera alla bellezza, questa musica cura quietamente il cuore di chi l’ascolta). 

Qui, potete leggere meglio cosa intendo dire www.viveremeglio.org/acqua_emoto/water.htm

Bhè ecco, ora però, sarò più precisa. In realtà, ciò che ha sempre asserito Emoto, non ha nessun basamento scientifico e anzi, esso è stato accusato dalla scienza di essere un approfittatore disposto a raccontare le cose più stupide pur di guadagnarci soldi sopra. Ebbene, sia chiaro, a me non interessa cosa vuole farci credere il signor Emoto, ne’ tanto meno ho intenzione di farlo credere a voi. Penso semplicemente che quello che dice non sia del tutto falso. Un fondo di verità c’è. Probabilmente l’acqua non assume nessuna forma strana o diversa. Le foto che vi ho postato, che lo scienziato vuole mostrare al pubblico, mi sono servite per farvi capire. Nessuno dice che queste formazioni cristallizzate di acqua realmente si creano, ma sì, credo che l’acqua abbia delle proprie emozioni. E insomma, d’altronde, chi ci crediamo di essere per pensare che solo noi possiamo avere sensazioni ed emozioni? Che solo noi possiamo godere di empatia nei confronti di altri esseri viventi? Chi siamo per pensare che gli stati d’animo sono una dote che solo a noi appartiene? E l’aria, e l’acqua, e la terra, non sono nulla? Ora potete capire l’importanza del mio torrente? Questo scrosciare di vita perpetuo e di vibrazioni verso l’Universo? Una magnifica fonte vitale.

Capite bene che, a questo punto, se bevo pensando al bene, bevo acqua pura, buona, salutare, viceversa, se penso a qualcosa di brutto, o triste, o che mi fa arrabbiare, bevo acqua “negativa”. Che energia metto dentro di me? Al di là di tutte le teorie di Masaru che, comunque, considero interessanti. Volete forse dirmi che è un brutto pensiero il suo? Potrebbe farci male avere pensieri belli e positivi giornalmente? Direi di no.

E poi guardatelo. E’ qui, immortalato per voi. Questa è una parte del mio torrente, il torrente Argentina, che si trova nei pressi di Gavano. Guardatelo bene. Potreste forse dirmi che tutto ciò non ha un’anima?

Un bacione a tutti.

M.

Intervista a Pigmy

Cari topi, conoscete Mirial?

Allora, Mirial è una ragazza davvero speciale. La reputo tale perchè è molto gentile, umile, sempre indaffarata, fantasiosa, sognatrice, ma con la testa sul collo e soprattutto mi piace di lei che vive un rapporto con la natura pari al mio e quindi, ovviamente, condivido i suoi pensieri.

Come me, anche lei ha la sua filosofia di vita, che poi è uguale alla mia. Ma al di là di questo, Mirial è anche molto sensibile e, le persone sensibili, quelle che amano le piccole cose della vita reputandole grandi,  hanno sicuramente un’intesa con me.

Cosa succede, quindi, se una persona che ritieni speciale decide di intervistarti? Be’, succede che sentirti onorata è poco, insomma! E così, sono andata a finire anch’io dentro a quel blog, quel blog che amo tanto, pieno di particolari e angolini deliziosi da scoprire http://miopaesedellemeraviglie.blogspot.it/ un blog dal nome bellissimo e misterioso “Sogni di una Notte di Luna Piena”. Una tana delle meraviglie, davvero! Andate a darci una sbirciatina.

E ora eccovi l’intervista che mi è stata fatta direttamente dal suo post, presa e messa qui per voi. Buona lettura!

L’intervista s’intitola

A TU PER TU CON… PIGMY

Ed eccoci di nuovo qui, creature del bosco! Oggi  ho il piacere di avere la compagnia di un tipetto che vorrei presentarvi ^^ Si chiama Pigmy, è una topina e gestisce un blog davvero molto, molto bello che vi consiglio di visitare che si chiama La topina della valle Argentina – cronache dal mondo di un Mulino. Oggi la ospito qui, sotto le fronde di questa mia foresta. Siete pronti a conoscerla? Bene, allora iniziamo l’intervista ^^
 
– Ciao Pigmy! Presentati ai lettori del blog ^^  
Ciao a tutti, ciao anche a te Mirial e grazie, innanzi tutto. Mi presento: Sono una ragazza che si è trasformata in topina per poter vivere al meglio il contatto con la natura e il mondo che la circonda. Un mondo che ama e che vorrebbe far conoscere anche a voi. I topini, quelli dei boschi, sono vivaci, lavorano alacremente, sono sempre attenti, un po’ come me, insomma. Mi occupo di tante cose, gironzolo di qua e di là, fotografo, ogni tanto ne combino qualcuna. Ho sempre fame, mi piace rosicchiare, ricordare le favole e difendere i più deboli, ma soprattutto, adoro passare le mie giornate tra le piante e gli animali.
-E adesso che sappiamo qualcosa di te, raccontaci del tuo bellissimo blog: quando è nato e cosa ti ha spinto a scrivere il primo post?
Grazie per il bellissimo! Il mio blog è nato l’anno scorso, ad agosto. E’ nato con l’intenzione di lanciare diversi messaggi, come l’amore per i propri luoghi natii, per tutto quello che vive intorno a noi, ma anche per scambiare idee, ricette, socializzare, coinvolgere. E questa passione per il blog mi ha preso sempre du più. Ora ho anche una socia che spesso mi aiuta e che saluto e ringrazio. Si chiama Niky e vive e ama la mia Valle come me. Siamo amiche da parecchio tempo. Il blog ha subito diverse modifiche, ho cercato di incentrarlo sempre di più sui temi che volevo  approfondire. Ora penso di aver trovato il giusto stile, raccontare di cose che si conoscono già, oppure no, cercando di far vedere altre prospettive delle cose, quelle che vedo io. Cerco di far capire come vivo. E’ un blog semplice, ma che mi ha dato tantissime soddisfazioni, soprattutto nella Valle Argentina, che è la mia casa, ma anche da tutti gli amici blogger che ho conosciuto in questa avventura. Un blog è per me come un’opera d’arte, chi con passione ne ha uno, è come se volesse farci entrare nel suo mondo e questo è ciò che vorrei si notasse. La porta del mio mulino è sempre aperta per chiunque.
-Sul tuo blog parli molto della valle in cui abiti, dei luoghi che ti circondano… parlacene brevemente anche qui =) La tua valle è stupenda, io stessa la visito spesso!
La mia valle è meravigliosa. Mille luoghi nel mondo sono meravigliosi, ma qui mi sento davvero a casa, protetta. E’ una valle che bisogna saper guardare, capire, ascoltare, perchè ha tanto da svelare. Un fiore, ad esempio, non è solo un gambo verde con del colore intorno, è molto, molto di più! E così è lei, in ogni suo particolare. Quando mi addentro in Valle, mi si apre il cuore. Vedi, a volte cerco di vederla con gli occhi di qualcuno che non prova affetto per lei e spesso mi capita anche di pensare “Bah, capirai, è una Valle come le altre, due case… due monti… due alberi… “, ma già mentre pronuncio queste parole inizio a sentire come dei brividi di emozione, e allora continuo e mi dico “…sì… due alberi… però che belli, ‘sti due alberi! E quel prato? Meraviglioso. In effetti… dai, un prato così dove si è mai visto? E il torrente! Guarda che vegetazione! No, no, è troppo bello, è meglio degli altri torrenti!” e allora rido e me la godo tutta, la mia Valle. Cosa vuoi che ti dica? Sono matta, ma mi piace! E poi, geograficamente parlando, è davvero un territorio particolare. Pensa che offre il mare e la montagna insime, e poi, con il Monte Saccarello, tocchiamo la punta più alta di tutta la Liguria! Immagina lo spettacolo. E poi c’è una vegetazione davvero rigogliosa, quindi non è solo bella, fiorita in primavera e colorata in autunno, ma anche utile dal punto di vista erboristico. Sono tantissime le piante officinali. Per non parlare della sua storia: le battaglie contro i Saraceni, il sottostare alla Repubblica di Genova, le leggende sulle streghe… insomma, ce n’è per tutti i gusti, non posso non amare questo posto.
-Sei una lettrice accanita? Che libri leggi?
Ero una lettrice accanita, leggevo tantissimo. Ora un po’ meno. Dopo i figli, gli animali, il lavoro, gli studi, la casa e chi più ne ha più ne metta, il mio tempo va alle mie passioni tra le quali non c’è, ahimè, la lettura in questo momento. Ero comunque affascinata dai thriller, dai gialli e dai testi di medicina senza essermi fatta mancare i classici ovviamente.
-Un altro ingrediente del tuo blog è la cucina: parlaci un po’ dei tuoi sapori preferiti e paragonati a dei cibi… se fossi una ricetta cosa saresti? 
Bella domanda! La cucina è una cosa che ho inserito da poco. Sono più una mangiona che una cuoca, ma, quando cucino, vedo che le ciotole tornano tutte belle pulite nel lavandino. L’arte culinaria fa parte della mia Valle, che ha i suoi piatti tipici. Se fossi una ricetta, io?! Mamma mia… be’, potrei essere tante cose, ma per attenermi ai miei luoghi ti potrei dire “La torta Pasqualina”, la classica torta verde tipica conosciuta anche con il nome di “torta di riso”. Perchè? Perchè piace a tutti, può essere piena di ingredienti diversi e quindi sempre una sorpresa, tutti la conoscono, è adatta a ogni occasione e soprattutto…. Ti ricordi quel detto di noi liguri? – O torta di riso o…. -, ecco, io sono l’unica alternativa praticamente! Modesta no?
-Parliamo del tuo rapporto con la Natura che condivido in pieno, come già sai. Da cosa è nato? Ti è stato trasmesso da qualcuno?
Mi apro dicendoti che, per qualche anno, durante la mia adolescenza, a causa di un trasferimento, è stata la mia unica vera amica. Quasi la detestavo, all’inizio. C’era solo lei. Forse per colpa mia, forse no, non lo so, ma era l’unica cosa che avessi. Bene, io ora non voglio fare il Mowgli della situazione, ma lei mi ha davvero accolta e nonostante quello che provavo per lei, mi ha svelato tanti suoi aspetti: quelli spiacevoli, ma anche quelli da lasciarmi senza fiato. Il nostro rapporto è cresciuto sempre di più, fino a diventare una cosa sola. Quando sono tornata nel mio mondo, presa dalla gioia di ciò che stavo vivendo, l’ho abbandonata, ma lei ha iniziato a mancarmi sempre di più. Avevo nostalgia di lei. Ho iniziato quindi a riviverla, dovevo vivere con lei, e, da allora, siamo ancora adesso insieme. Per me è tanto, è la mia guida, il mio universo, il mio Dio. Se ho un credo, quello è lei.
-Ho notato che ami molto gli animali: qual è il tuo preferito e quello che invece non sopporti in assoluto? Ammesso che ce ne sia uno, ovvio ^^
Amo tutti gli animali, ma è inutile essere ipocriti e quindi ti dico subito che alcuni non devono entrare nel mio territorio, così come io non entro nel loro. I ratti, per esempio, quelli che vivono nelle fogne (nonostante parenti alla lontana!) e le zanzare. Non li trovo utili a nulla, sono approfittatori, mordaci, troppi e dall’indole davvero poco buona o umile. Non mi piace la loro aggressività gratuita. E meno male che sono relativamente piccoli, soprattutto le zanzare! Sto invece imparando ad accettare i ragni e le cavallette. Ecco, quelle zampe lunghe e quella loro imprevedibilità mi ha sempre un po’ destabilizzato. Gli animali che adoro, invece, sono tantissimi, tutti praticamente. Non ne ho uno in particolare, ognuno ha un suo perchè, un messaggio da dare, un’emozione da regalare e quelli che vivono con me devono poter essere liberi.
-La tua citazione preferita?
Nonostante il mio Dio sia ogni forma di vita, come ti spiegavo prima, la mia citazione preferita è una frase di Maria Teresa di Calcutta che dice “Perchè io vedo Dio dietro ogni suo travestimento”. Per me ha un grande significato.
-E ora… la tua filosofia di vita =)
Riuscire a vedere Dio dietro ogni suo travestimento. Sto imparando ogni giorno di più che tutti noi siamo maestri e allievi, in ogni cosa che facciamo. Siamo un tutt’uno con quello che accade, sia bello che brutto. E non parlo solo di noi esseri umani. Intendo tutto. Penso che abbiamo la forza di smuovere un’energia positiva o negativa, che possedimo capacità molto più grandi di quello che pensiamo, ma che abbiamo perso. Mi sto impegnando per ritrovarle. Penso che l’odio, la rabbia, la cattiveria si possano combattere con l’amore. Vedi, se io odio una persona che mi odia, genero solo odio. Bisognerebbe cercare di elevarsi. Senza contare che provare sentimenti negativi fa solo male a chi li prova, e allora perchè farlo? Se tu volessi il mio male, ma io per te vorrei il bene, io sono felice. La mia filosofia è questa: cercare di vivere bene, senza far del male a nessuno, senza mai mancare di rispetto e cercare di portare amore. Oh! Io non sono Maria Teresa di Calcutta, però quando al mattino, da quattro persone diverse, ti senti dire: – Finalmente una persona che sorride! – ti fa piacere. Perchè probabilmente si ha bisogno di più sorrisi, e sapere di averli regalati, per me è il più bel complimento che possano farmi.
-Bene Pigmy, l’intervista è conclusa! Grazie per aver accettato di essere intervistata e grazie per le tue risposte ^^
Grazie a te Mirial! Ma sai che quest’intervista mi ha emozionata?! Grazie davvero e tanti complimenti per questa tua tana, è meravigliosa!
Non pensate anche voi che valga la pena di visitare il suo blog? Pigmy è una topina speciale, vi accoglierà con gentilezza e cordialità al suo Mulino! Correte a visitarlo, non ve ne pentirete =)
Che dite, topi? Posso gasarmi un po’? Io mi gaso!
Un bacione a tutti e a te Mirial. Alla prossima.
p.s.= Il mio bellissimo primo piano e la foto della vallata sono merito di Mirial!
M.

Multe di un tempo

Ecco topi cosa vi sarebbe successo, tanti anni fa, nella Valle Argentina, se vi foste comportati in un certo modo:

– DAGLI STATUTI COMUNALI DI TRIORA DEL SEC. XIV, RIFORMATI NEL XVI. (TRAD. P. FERRAIRONI) –

CAP.39

Se una persona, di qualsiasi condizione avrà raccolto castagne o avrà dato danno nei castagneti (quando vi è il frutto) di un altro, sia condannato a lire dodici se il fatto avvenne di giorno e, a lire trentasei se di notte e ciò per la prima volta… Metà della multa spetta al Comune e metà all’accusatore. Il danno sia emendato al triplo e si presti fede al giuramento e alla denunzia del danneggiato“.

Avete capito? Guai quindi a commettere certe cose!

Il modo in cui è scritto mi fa sorridere e a voi?

In realtà c’è poco da ridere, le castagne, un tempo, sfamavano interi villaggi. Erano una fonte di vita, per gli uomini e non solo per i cinghiali o per le bestie come oggi!

Dodici lire di multa topi, vi rendete conto? Un abbraccio.

M.