Il valore della Valle

Topi miei, sabato 9 giugno, come chi mi segue su Facebook saprà, si è tenuto a Molini di Triora un evento davvero molto bello organizzato da Legambiente, la pro-loco e il Comune di Molini. Il titolo della manifestazione era già tutto un programma: Il valore della Valle, che giungeva alla sua seconda tappa dell’iniziativa Carovana delle Alpi.

Un impegno notevole, quello degli organizzatori, che ha dato i suoi frutti nel riscontro positivo delle partecipazioni.

Il valore della Valle è stato toccato con mano da tutti coloro, me compresa, che hanno potuto percorrere l’itinerario proposto alla scoperta dei sapori, delle tradizioni e della storia di un paese che ha tanto da offrire, di una comunità che sa mettersi in gioco con impegno, per mostrare il lato più bello di sé.

Si è trattato, almeno per la prima parte della giornata, di un percorso itinerante che per me è iniziato lungo il torrente  Capriolo, là dove fino a pochi anni fa si trovava il Laghetto dei Noci, spazzato via dalle alluvioni che colpiscono la mia terra in modo sempre più frequente. Ci si sta attivando per ripristinare questo bene prezioso di tutta la comunità molinese e, nel frattempo, il primo passo verso la rinascita di questo simbolo del paese è rappresentato da un luogo raccolto ed emblematico: Il Mulino Racconta.

il mulino racconta molini di triora

Dico emblematico perché si respira la volontà di riportare le bellezze del passato ai giorni nostri, di ritrovare quella connessione con le origini che col tempo è andata perduta. Si racconta che, ai suoi tempi d’oro, Molini possedesse ben 23 mulini, le cui ruote giravano grazie alla forza dell’acqua, elemento base e fondamentale per tutta la Valle. E poi vi si macinava il grano, presente in abbondanza sulle fasce di tutto il territorio, ma in particolare di quello triorese, che fu addirittura granaio della Repubblica di Genova.

Il mio percorso, topi, è iniziato proprio lì, in quel Mulino in cui mi sentivo come a casa mia. Insieme ad altri compagni d’avventura, sono stata accolta da Claudia Aluvisetta, psicologa, che ci ha introdotti nel Viaggio dell’Eroe alla scoperta della propria identità. I viaggi, si sa, trasformano, e noi siamo stai invitati ad aprirci al cambiamento che quel tour avrebbe suscitato in noi. Le pareti del Mulino, con le sue scale dai gradini ripidi e le sue salette interne, erano costellate di fotografie provenienti da ogni dove che avevano come comune denominatore il tema dell’acqua.

 

Acqua che scorre, acqua stagnante, acqua che lava, che scava, che leviga… Ma anche acqua che nutre, che ritempra, che dona vigore agli occhi di chi la osserva e la tocca. Che elemento meraviglioso! Senza di essa, non esisterebbe la Vita, neppure la nostra esistenza sarebbe possibile.

E l’acqua è uno dei principali ingredienti di un cibo importante, che ci ha condotti alla seconda tappa del tour: il pane. Entrati nel forno di Molini, siamo stati accolti da Roberto Capponi e dal profumo inconfondibile di questa prelibatezza che è il Pane di Oz. Lui e Simona ci hanno spiegato la composizione del forno, il procedimento di lievitazione e di cottura di un pane antico e rinomato, ma questo, topi miei, richiederà un articolo a parte. Posso solo dirvi che, tra i prodotti presentati  sabato, ho avuto l’occasione di assaggiare un pane realizzato esclusivamente per quel giorno speciale, nel cui impasto erano presenti lavanda e miele. Era tanto buono da togliermi gli squittii di bocca, tutta intenta com’ero a passarmi quel bocconcino da una guancia all’altra per assaporarlo il meglio possibile.

forno Pane di Oz Molini di Triora

Lasciato il forno, ci siamo diretti nel cuore di Molini, là dove si trova una delle numerose perle nascoste del paese: Casa Balestra. Quanta storia, tra quelle mura! Si respira, è tangibile e permea ogni cosa. E’ un’antica dimora adibita a museo risalente all’Ottocento, e percorrendo le sue sale mi guardavo intorno come fossi ancora una piccola topina, con gli occhi luccicanti per l’emozione. Tutto parla, dentro quella casa. Ogni oggetto, ogni cimelio di famiglia avrebbe qualcosa da raccontare, ma il tempo stringeva, tornerò un’altra volta con la dovuta calma, per fermarmi a raccogliere e a fare tesoro di tutte le ricchezze che si trovano al suo interno. La stalla dell’asino e della pecora sa di tempi antichi, così come le sale e le camere da letto, che pullulano di ricordi legati alla guerra, ma che testimoniano anche una cura nei dettagli e l’amore per l’arte in tutte le sue forme.

 

E qui, dislocate tra il primo piano, il secondo e la terrazza, abbiamo incontrato nuove guide di questo viaggio eroico alla scoperta dei segreti di Molini. Mario Marino ci ha introdotto all’aromaterapia e alla sua importanza nella guarigione di patologie talvolta anche importanti. Parlando di aromaterapia, è sorto spontaneo il collegamento con un’azienda storica della mia Valle, l’Antica Distilleria Cugge, che da generazioni coltiva la Lavanda angustifolia dividendosi tra Agaggio e Drego, a 1200 metri di altitudine.

idrolato antica distilleria cugge valle argentina agaggio

E l’ho incontrata, una delle due sorelle Cugge, ho avuto finalmente il piacere di sentire la sua voce mentre enumerava le virtù di questa pianta, ampiamente utilizzata anche in tempi antichi in tutta la Valle Argentina. L’olio essenziale che estraggono dai fiori ha un profumo intenso e fresco, inalarlo dona un senso di pace e tranquillità. Tuttavia c’è un altro fiore la cui coltivazione è stata recuperata di recente, in diverse zone della Valle: lo Zafferano.

zafferano Clorìs Glori

Quant’è buono, amici topi! Luca Papalia, volenteroso giovane di Glori, lo coltiva con passione e dedizione infinite. Avete idea della pazienza che ci voglia nel raccogliere, rigorosamente a mano, tutti i fiori di Zafferano? E, ancor di più ce ne va per estrarre i pistilli, tre per ogni pianta; un lavoro che si fa la sera, tra le mura di casa, ai ritmi di un tempo. Perché, in fondo, è bello ritrovare la genuinità dei gesti degli anziani, che lavoravano quando ancora nessuna macchina si era affacciata sulla vita contadina. C’è un altro prodotto che Luca sta recuperando nella sua neonata azienda agricola Clorìs e sul quale sta scommettendo: i fagioli antichi di Glori, le muneghette. Son belli, di un bianco simile a quello delle perle.

Lasciata Casa Balestra e le sue straordinarie bellezze, abbiamo avuto tempo per fermarci a mangiare qualcosa. Era ormai ora di pranzo, la fame si faceva sentire. E allora è stato d’obbligo fare una sosta al Santo Spirito.

Hotel Santo Spirito Molini di Triora

Per l’occasione è stato preparato un buffet a degustazione, mi son sentita come a casa mia in mezzo ai piatti tipici della tradizione, che conosco così bene: torta di verdure, legumi, pane spalmato col brüssu, torta di porri e patate, pomodori freschi, panissa, fave, olive… Che bontà, che accoglienza!

Riempita la pancia, è arrivato il momento di continuare il tour al Santuario della Madonna della Montà, che ha aperto i battenti per noi. Siamo passati vicino alle lapidi, tra ricordi lasciati sui resti dei propri cari, candide sculture di angeli che fanno da guardiani a quel luogo di silenzio e riposo. Lì si staglia l’edificio religioso, pieno di bellezza. E’ stato Gianluca Ozenda a svelare i segreti del Santuario, lo ha fatto con occhi vispi, guizzanti di passione per quell’orgoglio tutto molinese. C’è un affresco risalente al 1425, scoperto in tempi relativamente recenti, ma non vi dirò come ci si è accorti della sua presenza, rimasta celata per molto tempo: ve lo racconterò un’altra volta. Anche qui sono tante le cose che meritano di essere dette, trasmesse, ma ci sarà modo di farlo più avanti.

 

A concludere questo viaggio sensoriale ed esperienziale c’è l’intervento di Floriana Palmieri, insieme a quello di Daniela Lantrua e delle autorità e degli esponenti di Legambiente e della pro-loco, oltre che di tutti i professionisti che hanno partecipato attivamente all’iniziativa. E’ stato offerto un rinfresco conclusivo, ricco dei piatti della tradizione, in cui ognuno ha messo del suo per dare vita a un momento di condivisione e raccoglimento per festeggiare la Valle a il borgo di Molini di Triora.

Nella conferenza finale si è parlato di turismo, di un nuovo modo di dare valore alla Valle. Si è parlato delle problematiche di un territorio come quello ligure, ma anche di progetti, sogni e innovazioni. Ne è emerso un quadro di positività e intraprendenza, di volontà di mettersi in gioco, perché in fondo migliorare è possibile e il territorio di Molini, così come quello degli altri borghi che si tengono per mano seguendo il corso del torrente Argentina, ha molto da offrire e tanto da raccontare al viaggiatore-eroe intenzionato a trovare il Sacro Graal della sua esperienza tra le montagne e i borghi: il contatto umano, la tradizione che si rinnova senza perdere genuinità, la novità che si mescola a ciò che è stato. E queste cose la mia Valle sa e può donarle, su questo non ho alcun dubbio!

Un saluto dalla vostra Pigmy.

 

 

Da Verdeggia al Passo della Guardia

Topini, oggi vi porto in un posto della mia Valle tanto bello da togliere il fiato!

Andiamo in Alta Valle Argentina, dove il tempo sembra essersi fermato e dove i ritmi rallentano tanto da farci dimenticare di guardare l’orologio. Siete pronti? Bene, partiamo allora.

E’ ottobre. Ci mettiamo in macchina e saliamo su, sempre più su, superando Triora e il ponte di Loreto. Già da qui possiamo godere di una vista bellissima, la Valle si stringe, e il torrente Argentina scorre in basso. Con l’auto passiamo sotto costoni di roccia che incutono quasi timore da quanto sono grandi, incombono su di noi. Proseguendo sulla strada, arriviamo finalmente a Verdeggia. Scendiamo dall’auto e iniziamo a coprirci: sebbene l’autunno quest’anno sia mite, l’aria è frizzante e fredda, non dimentichiamoci che siamo a un passo dal Piemonte e dalla vicinissima Francia!

Il sentiero parte da qui, dall’inizio dell’abitato di Verdeggia (1092 m), ed è subito segnalato da un cartello. Ci condurrà al Passo della Guardia, a 1461 metri di altitudine.

Zaino in spalla, iniziamo a salire, e subito ci inoltriamo nel bosco.

Verdeggia

Sotto di noi ci sono tappeti di foglie, è uno spettacolo guardarle, perché non sono ancora tutte secche e non hanno perso i loro bellissimi colori. Ecco, allora, che ci ritroviamo a camminare su un mosaico variopinto, dove il verde fa coppia con il giallo, il rosso con il marrone e… e poi c’è il lilla, quello dei crochi che tappezzano il sottobosco per gran parte del tragitto.

zafferanoForse voi non lo sapete, ma da questo piccolo e meraviglioso fiore, molto delicato tra l’altro, si ricava una spezia assai amata dalla nostra cucina: lo zafferano! Ci chiniamo ad annusare la sommità del famoso pistillo e anche così possiamo sentirne il caratteristico profumo.

La mia valle, insieme ai numerosi prodotti caseari, alla lavanda con i suoi derivati e ai golosissimi funghi, è rinomata anche per la produzione di zafferano: la vendita al pubblico avviene nella vicina Triora, ma arriva anche – pensate un po’ – a Sanremo, sulla costa! Infatti, potete trovarlo da Sfusa, la spesa senza imballo.

Oltre all’uso culinario, che tutti noi conosciamo, gli stigmi dello zafferano vengono usati nella medicina popolare. Infatti, rinforza l’organismo, regola il flusso mestruale, rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare e favorisce la digestione. Un vero toccasana, insomma!

Tra le altre piante che ci accolgono, mentre continuiamo la salita, possiamo distinguere querce, noccioli e castagni, dei cui frutti si nutrono scoiattoli e altri piccoli animali. I gusci restano vuoti sul terreno, ma siamo fortunati: riusciamo a trovare una nocciola ancora intatta. L’assaggiamo e la sua freschezza e il suo sapore non hanno niente a che spartire con quelle che troviamo nei supermercati! Squit! Una vera squisitezza!

Quando le chiome degli alberi consentono una vista più aperta verso quello che ci circonda al di fuori del bosco, riusciamo a scorgere il Monte Saccarello, vediamo persino la statua del Redentore che domina la Valle.

fronté

Il nostro percorso è accompagnato dai versi gracchianti e allarmati delle ghiandaie che, insieme a corvi e cornacchie, sono i guardiani della foresta. Non c’è passo che non venga segnalato da loro e per i cacciatori rappresentano una vera scocciatura, dato che mettono in fuga gli animali avvisandoli della presenza dell’uomo. Quando la ghiandaia tace, intorno a noi è tutto un cinguettare di cince: non si curano di noi, sono laboriose sugli alberi, impegnate nelle loro faccende. Questo bosco, dove possiamo osservare anche il bellissimo pino silvestre, è popolato anche da caprioli, cinghiali, volpi e persino lupi, ne scorgiamo le tracce in più punti.

Avanzando sempre in salita, il sentiero si interrompe più volte da rivoli d’acqua pura che crea polle e cascatelle. La superficie dei torrenti è coperta di foglie, sembra quasi di potervi camminare sopra.

Verdeggia

Con un’ultima salita nel bosco, ci ritroviamo a svoltare sull’altro versante: da questa parte è soleggiato, fa molto caldo e ci fermiamo per toglierci il maglione e godere del panorama.

Valle Argentina

La vegetazione è cambiata bruscamente: ci troviamo immersi nella macchia mediterranea, bassa e arbustiva. Sulla nuda roccia mettono radici piante di timo, ancora profumatissimo, e poi la lavanda e la ginestra ormai sfiorite. Più avanti troviamo cespugli di ginepro, è il suo periodo balsamico, ma oggi non siamo interessati a raccoglierlo.

Ci sono i ruderi di una vecchia abitazione e un cartello indica “Case di Quin”. Di fronte a essa, un’edicola votiva recita: Capeleta dï Cuin anfaita ‘n l’an 2006 (Cappelletta di Cuin, costruita l’anno 2006).

Il sentiero, adesso, è più pianeggiante, a tratti in lieve discesa, e ci permette di far riposare le gambe godendo della vista sulla valle sottostante e sulla corona di monti che ci circonda. Riusciamo a individuare il Gerbonte e, poco sotto, scorgiamo la borgata di Borniga.

Il sentiero attraversa antiche e ripide fasce e, alla nostra sinistra, è fiancheggiato dai cosiddetti maixéi, i muretti a secco per i quali la mia terra è tanto famosa. Si tratta – ne abbiamo già parlato in passato – di piccoli capolavori di ingegneria: le pietre vengono accatastate le une sulle altre, incastrate con grande cura, e sono appoggiate in lieve pendenza al terreno retrostante. È una vera e propria arte messa in pratica fin dai tempi più remoti, sono rimasti in pochi, oggi, a conoscerne i segreti.

Procedendo, ci troviamo nuovamente di fronte ai ruderi di una vecchia abitazione. L’ortica infesta le rovine, riconosciamo anche qualche pianta di artemisia. Ci fermiamo ad ammirare la maestria con la quale è stato costruito questo casone: non ci sono mattoni né calce, solo pietre poste l’una sull’altra seguendo regole precise e antichissime.

Anche qui è presente un’edicola votiva, la Capëleta dë Barbun. Quella che abbiamo rimirato, infatti, è la Casa di Barbone, ce lo indica un cartello. Siamo a 1309 metri sopra il livello del mare.

case barbone valle argentina

Proseguiamo, manca ormai poco alla meta. Davanti a noi si staglia, con tutta la sua imponenza, Rocca Barbone. Le foto non le rendono giustizia, ma è una parete di roccia spettacolare, con il suo colore chiaro fa contrasto con il blu intenso del cielo, guardate che meraviglia!

rocca barbone valle argentina

Entriamo nuovamente nel bosco, umido e ombroso, e siamo invitati da un cartello a fare una piccola deviazione. Cogliamo l’invito e… Topini, che bellezza! L’acqua sgorga dalla roccia, siamo testimoni di questo spettacolo: la sorgente del torrente Barbone. Acqua fresca, limpida, sacra.

Torniamo sul sentiero maestro, a tratti soleggiato e a tratti all’ombra delle chiome degli alberi, e ogni nostro passo è osservato da lei, Rocca Barbone, sempre più vicina.

rocca barbone valle argentina2

Tronchi caduti e spezzati offrono scenari insoliti: formano piccole caverne, tane per animali di dimensioni ridotte. Alcuni alberi sono sradicati, ne possiamo osservare le radici ancora aggrappate a zolle di terra. È un microcosmo che non si vede certo tutti i giorni!

Con poche, ultime salite, giungiamo alla meta: il Passo della Guardia. E qui, topini, la vista è mozzafiato, sembra di essere in paradiso! Riconosciamo la galleria del Garezzo, il Monte Monega, l’inconfondibile Passo della Mezzaluna, il Monte Faudo, poi gli abitati di Triora, Corte e Andagna.

passo della guardia valle argentina

Il sentiero si congiunge in questo tratto con la vecchia strada militare, oggi percorsa da motociclisti, escursionisti a piedi o a cavallo, e dalle macchine di cacciatori e di appassionati della montagna. Da qui possiamo proseguire per il Passo Garlenda, il Colle del Garezzo oppure per arrivare sulla cima del Monte Saccarello, ma possiamo ancora scendere a Triora. Non oggi, però: riserveremo tutto questo per un’altra gita, vogliamo fermarci a mangiare un boccone e a godere del caldo sole autunnale!

A presto, topini!

Pigmy

La maledizione del couscous

Una maledizione che i topini adorano.

Quando questa maledizione incombe sulla nostra tana, tutti sono felici! Come mai? Ve lo spiego subito. La “Maledizione del Couscous” trattasi semplicemente del fatto che, ogni volta che mi viene in mente di fare il Couscous, non ho in tana, mai e dico mai, gli ingredienti giusti. Che rabbia! Ormai mi passeggia sulla lingua, nel palato, devo farlo assolutamente! Ma… Succede quindi che mi devo arrangiare come posso, con quello che ho e, a sentir loro, il risultato è ottimo comunque.

Ho deciso quindi di farla conoscere anche a voi questa maledizione e, se promettete di non mettervi a ridere, vi darò la ricetta. Va be’, va be’… ridete pure, tanto qui si leccano i baffi, tiè.

La gente mi dice sempre “Ma non lo compri già fatto?”. No. Lo faccio io!

Sbagliato, completamente diverso, ma lo faccio io! Sono contro il mangiare già pronto, mi dispiace. Contraria al massimo.

Comodi ok, ma non m’interessa, alla sera mangiamo un’ora più tardi ma mangiamo più buono e più sano.

Cominciamo, innanzi tutto ci laviamo le verdure e le tagliamo a pezzettini, in questo caso io avevo: Melanzane, Verza e Zucchini. Premetto che ai topini non piacciono i peperoni e quindi, anche se li avessi, non potrei usarli ma ci starebbero proprio bene. Nel mentre, mettiamo a rosolare una Cipolla e un pò d’Aglio con dell’Olio e del Curry. A me il Curry piace tantissimo ma se non lo avete potete optare per lo Zafferano o la Curcuma, perchè no. E’ ovvio che, anche senza nulla, viene buono lo stesso ma così è naturalmente più gustoso.

La Cipolla è quasi dorata e allora bagno di vino bianco e faccio evaporare. Aggiungo il Prezzemolo. Lo so che andrebbe aggiunto per ultimo ma poi so già che mi scordo e quindi lo metto subito.

A questo punto, dopo un’estenuante ricerca nel frigo, ravanando in ogni dove, mi accorgo di avere della pancetta e un petto di pollo. Prendo tutto e butto la pancetta insieme al soffritto che inizia a rosolare. Mentre essa si unge per bene, taglio a tocchi il petto di pollo o, a striscioline, come preferite, e metto insieme alla compagna di frigo che è già con Cipolla e Aglio sul fuoco. Fuoco basso, sempre.

A colorarsi ci mettono un attimo. Per paura di mettere pochi ingredienti, butto in casseruola anche qualche Pinolo, non si sa mai! (Sono buonissimi!).

Ora, posso aggiungere le mie verdurine. A rondelle, a cubetti, a strisce, come voglio io e metto quelle che vi ho elencato prima purchè in pezzettini piccoli, piccoli.

Salo. Siate generosi di sale perchè dovrete aggiungere acqua di tanto in tanto. Essendo che io non ne uso non ve l’ho detto ma, se vi piace, potete aggiungere del burro.

Fidatevi, sembra che vi stò descrivendo uno strano cocktail ma vi assicuro che è mangiabilissimo.

Bene, le verdure sono quasi cotte del tutto, posso finire con il Couscous.

Attenzione, cresce a dismisura! Ne mettete un bicchiere e ve ne troverete tre bicchieri! Con l’acqua, vedrete che non ci metterà molto ad essere cotto e pronto.

Un filo d’olio extra vergine crudo, una fogliolina di Basilico et voilà, il mio molto personale cous cous alla Pigmy è pronto.

Vi prego, se conoscete qualche Marocchino o qualche Algerino, non ditegli niente! Chiedo venia! Cercherò la prossima volta di attenermi rigorosamente alla ricetta originale.

Per adesso, vi auguro un sincero buon appetito a tutti… e non ridete! …e non andate a comprarvi un panino!

M.

Una bottega molto originale

Oggi topi vi porto ad espatriare. Andiamo a Nizza. Io sono molto fortunata, ci impiego solamente mezz’ora per arrivarci.

Nice è una bellissima città, la parte che però più mi affascina è quella di Nizza vecchia. Un labirinto di viuzze piene di negozietti particolari. Anche una semplice gelateria, in questo luogo, è diversa dalle altre. Ma c’è un punto, un punto particolare, che è la mia meta fissa, dove rimango estasiata per ore ad ammirarne tutti i suoi colori e sentirne i profumi.

E’ il negozio di sali e spezie vicino a Corso Saleya.

Si attraversa prima la piazza dove incredibili ristorantini e un mercatino dell’artigianato regnano sovrani da tempo e, l’ultimo vicoletto in fondo, ci presenta al suo inizio questa bottega fiabesca.

Ci sono, oltre ai profumi naturali della Lavanda messa in ogni tipo di confezione, anche le spezie e i sali.

Sale nero indiano, sale rosa dell’Himalaya, sale grigio delle Canarie e poi sale all’Aglio, sale al Pomodoro, sale alla Menta e ancora tanti, tanti altri. E le spezie… tutte! Potrei scrivere per ore.

Anice, Cardamomo, Coriandolo, Paprika, Senape, Zafferano, Curry, Curcuma, da rifarsi occhi e naso e… anche palato volendo! Meravigliosi.

Solo di qualità di Pepe, ce ne sono mille e più e arrivano da tutti i paesi del mondo.

Ma non è finita qui. All’interno, dove disegnato sul muro c’è un balcone con una vera ringhiera di ferro battuto e panni stesi, ci sono anche varie qualità di zucchero: alla Violetta, alla Rosa, al mou, anch’essi tutti colorati e poi i thè.

Thè e tisane inimmaginabili. Pensate ad una pianta qualsiasi e ne troverete le foglie essiccate per bere il vostro decotto preferito.

Ovviamente, come ogni volta, ho fatto man bassa di tutto. E’ più forte di me, non riesco a trattenermi. Quando cucino mi piace usare queste cosine e non tutte si trovano nella mia Valle!

Vi consiglio vivamente di venirlo a visitare.

La padrona, tra l’altro, è simpaticissima, parla tutte le lingue e sa darvi tutte le spiegazioni per come usare meglio ciò che vende. E, naturalmente, vi darà anche, se lo volete, il macinino giusto se non vorrete acquistare le droghe già polverizzate.

Potrete trovare anche prodotti naturali per l’estetica realizzati con questi gusti particolari come la crema idratante al Finocchietto selvatico, il bagnoschiuma al Peperoncino, la lozione alla Cannella, allo Zenzero, all’Aneto, al Papavero… Insomma, vi sfido a stare meno di mezz’ora in questo negozio!

A mio parere, meritava un post!

M.