Da a Cà Russa

Il vero nome di questo posto è Cà Russa, cioè Casa Rossa, ma l’insegna reca la scritta Case Rosse.

In realtà, a dare il nome a questa borgata è una sola casa definita rossa perché è stata una delle prime di questa frazione ad avere il tetto di tegole rosse anziché di ciappe grigie di ardesia.

Siamo sulla strada che va a Vignai, appena dopo Argallo e subito sotto Zerni. Io qui mi rilasso e mi diverto sempre un mondo. Mi diverto a far niente, ad esplorare la natura, a raccogliere quello che essa mi offre, a fare lunghe pennichelle, a guardare il panorama e a passeggiare nel bosco. Si mangia tutti insieme, sotto il porticato, e poi si passeggia. Io  faccio così.

In realtà, come vi dicevo, non c’è solo una casa. Sono molte di più! Ben 4. Tante, vero? Non ci sono residenti, negozi né macchine. Solo trattori e motocarri. Ah, che pacchia! Ci fanno compagnia solo il canto degli uccellini, il ronzio delle api, il coccodè di qualche gallina, lo scorrere dell’acqua nel torrente. Qualche volta eccheggia una motosega in lontananza, i taglialegna iniziano a organizzarsi per l’inverno. E poi ci sono fiori stupendi e frutta e verdura ordinatamente seminata da chi qui coltiva ancora e mantiene curata la propria terra.

Starmene seduta qui al fresco e ammirare gran parte della mia vallata è stupendo. Ma non si può oziare tutto il giorno.

Come prima cosa ci sarebbero da raccogliere le Nocciole che stanno maturando, i Fagioli bianchi, che vengono su buonissimi qui, e tutte le varietà di Pomodori.  Questi ultimi sono ancora parecchio verdi, quassù fa un po’ freddino, qui i doni della natura arrivano sempre in ritardo e bisogna sperare che gli amici cinghiali ci lascino qualcosa, visto che già fanno razzia di patate!

Questo luogo appartiene al Comune di Badalucco dal quale dista circa 7 km ed è a 730 metri sul livello del mare.

E’ una strada asfaltata tutta curve che ci porta fin qua e, per arrivare alle case, la via diventa sterrata e privata ed è chiusa da una sbarra che solo i proprietari possono aprire. Sono contadini, padroni di terre e boschi.

Questi ultimi sono ricchi di sentieri. E’ facile percorrerli, sono puliti.  E, verso la fine dell’estate, si arricchiscono di castagne. Sono boschi in discesa, nei quali spesso s’incontrano le teleferiche, strani aggeggi che servono per trainare o sollevare grandi pesi come ad esempio la scorta di legna. Questa specie di gru con il cavo può essere lunghissima, attraversare l’intera montagna e qui, come in tutta la mia valle, ce ne sono ancora tantissime. Sono vecchie, arrugginite, ma sempre molto utili.

Continuo a camminare e… quanti odori! Eccole qui, tutte insieme le mie piantine officinali: Timo, Origano, Maggiorana, Ginepro, Lavanda… C’è di tutto. Anche la fauna non manca, a partire da rospi e ramarri e poiane e cinghiali e lepri. A regnare sovrane, però, sono le volpi. D’estate sembrano più piccoline. Sono spelacchiate, il vaporoso mantello non gli serve, visto il caldo, e sembrano più piccole, quasi dei cuccioli. Ce n’è un’invasione e sono simpaticissime con quel nasino all’insù e gli occhietti vispi, sempre a caccia di ciliegie e susine. In auto bisogna andare molto piano perché rimangono abbagliate dai fari e rischiano di essere investite. Ma in fondo… che bisogno c’è di correre?! Come faremo a vedere ciò che ci circonda?

Anche di notte questa natura è mozzafiato. Ti circondano le lucciole, facendoti strada, e gli alti alberi ti ricoprono il cammino lasciandoti intravedere un cielo che è sempre completamente stellato, non essendoci inquinamento luminoso.

A disturbare, invece, ci pensa signora faina, attirata dai polli nei pollai e, ahimè, spesso fa delle vere stragi. Quei polli, che fanno uova buonissime…. La natura è natura, ma i poveri allevatori, al mattino, sono davvero disperati.

Ora, però, basta cianciare! Venite, vi porto a vedere la regina di questo posto, colei che ha dato il nome all’intero borgo. Scendiamo giù da “u cugnu” e andiamo quasi nel vallone attraverso un sentiero facilmente percorribile ed eccola: la Casa Rossa. La vecchia Casa Rossa. Ormai diroccata, è usata come magazzino per gli attrezzi e se ne sta qui, sola soletta, all’inizio del bosco e a farsi baciare dal sole. La prima casa con il tetto di tegole rosse, pensate! E che bella era un tempo! Una villa a due piani e,  davanti al suo spazio, possiamo goderci il resto della giornata. Potremmo sgranare i Fagioli, intrecciare l’Aglio, fare i mazzetti di Erbette… insomma, non abbiamo che l’imbarazzo della scelta.

Buona giornata anche a voi topi. Vostra Pigmy.

M.

La Valle Oxentina

La valle Oxentina (che si legge ojentina con la j di “jolie”) è una sottovalle della Valle Argentina.

La si può iniziare a percorrere prendendo la stradina sulla sinistra prima del ristorante “Vecchio Frantoio”, quando si va su, verso Badalucco.

Anch’essa è percorsa da un torrente, omonimo della Valle, che si butta poi nel nostro torrente principale dopo aver percorso circa 10 chilometri. Un torrente che nasce dal Monte Ceppo.

Questa piccola Valle è piena di case tipo fattoria. Ognuna ha il suo terreno intorno, le sue campagne da coltivare e i suoi animali: cavalli, polli, capre. Anche qualche cagnetto randagio gironzola di qua e di là e randagio, per davvero, non lo è mai.

E ci sono gli Ulivi. E ci sono le coltivazioni. Le coltivazioni di verde, il fogliame che si usa per le composizioni floreali, le coltivazioni di spezie e addirittura il Bamboo. Le case in pietra, i ponti romani, le staccionate.

Siamo in un luogo che la gente del posto definisce “valun” cioè vallone; ciò significa che, in inverno, le correnti d’aria son ben poco comprensive e magnanime e passano impetuose senza farsi troppi problemi. Ma, in realtà, il clima è abbastanza mite, lo si capisce bene dalla flora e dal suo germogliare.

E numerose sono le sue piante aromatiche che ci crescono spontaneamente.

Sopra a questa Valle, si distingue bene la strada che porta ai Vignai se si osserva bene, la strada del “Rally della Valle Argentina” e, facendo attenzione, alzando gli occhi al cielo, si possono scorgere i paesi di Argallo, Ciabaudo, Zerni e Case rosse.

Ma… da qui, posso anche farvi una foto panoramica della Valle che vi sto descrivendo.

Il paesaggio è magnifico e, fortunatamente, poco frequentato.

Tutt’intorno le montagne e, in mezzo, lei, questa stradina che come un serpentello percorre tutta la gola quasi titubante tra questi colossi: il Monte Ceppo, il Colle della Maddalena e il Monte Carmo. Una stradina che percorre anche regioni, la regione Camporosso e la regione Ginestre sono quelle che conosco meglio.

La valle Oxentina è un bel luogo, sembra un mondo a sè ma, in cinque minuti, si raggiunge Taggia, in dieci Arma, più sul mare, e in soli due minuti, si giunge al Comune di Badalucco. Essa infatti divide proprio questi due Comuni (Badalucco e Taggia) essendo sul confine.

Qui non ci sono trattorie o alberghi ma, appena fuori, sulla strada principale, ci sono i migliori ristoranti di tutta la mia Valle. Potete venire tranquilli quindi.

E’ un altro piccolo posto che vi consiglio di visitare, in qualsiasi stagione, saprà darvi le sue bellezze.

Non c’è nulla, non aspettatevi chissà cosa, ma c’è la natura, la vita nei campi, la tranquillità. Buona passeggiata.

M.

Argallo – il piccolo paese delle Meraviglie

Topetti, oggi vi porto a…? Fiato alle trombe! Argallo! Ebbene si, merita.

Siamo nel Comune di Badalucco e siamo a 640 metri sopra il livello del mare.

Argallo è una manciata di case lanciate sulla cresta della montagna Pallarea e rimaste in piedi. 

Il suo nome deriva probabilmente dalla voce “Arx-Galli” ossia, Fortezza dei Provenzali.

Per arrivarci abbiamo preso la strada che porta ai Vignai e, percorrendola, si può raggiungere anche il Monte Ceppo e discendere a San Giovanni dei Prati.

I paesini vicini ad Argallo, Ciabaudo e Zerni, sono, come lui, quasi disabitati.

Ad Argallo risiedono stabili solo due famiglie, tutti gli altri, sono di nazionalità tedesca e vengono qui solo in estate.

Siamo in una piccola sottovalle della valle Argentina: Valle Oxentina e, il ruscello, omonimo, la percorre tutta fin sotto a questo monte dove è stato costruito questo splendido paesino. Un monte che arriva a toccare, con la sua punta, i 1.100 metri.

Il panorama che ci offre è stupendo, tutta la zona dell’Oxentina si mostra a noi e, allungando lo sguardo, possiamo notare laggiù in fondo l’alto Monte Faudo con le sue antenne e la neve che ancora lo ricopre.

Andiamo però a visitare il centro del paese, arrampichiamoci su. Si, uso il termine arrampicarci perchè solo poche auto riescono a salire fin qui; quelle molto piccole, oppure, si può arrivare con delle moto o dei motocarri. Noi, avendo una macchina più grande, siamo obbligati a parcheggiarla per la strada e raggiungere le case attraversando gli orti coltivati e ordinati in modo meticoloso.

Il mio toposocio di questa escursione parte all’arrembaggio e io dietro a scattare foto a destra e a manca incantata dalla natura che mi circonda.

Piano piano passiamo sopra ad un piccolo ponticello di legno, scavalchiamo qualche gradino in pietra, ci abbassiamo per evitare rami di alberi in testa e camminiamo tra piantagioni splendide di Ulivi. Tranquilli, il percorso sembra roccambolesco ma vi assicuro che è molto divertente e soprattutto salutare. L’aria che si respira qui è più che pulita, del tutto incontaminata e non tira il forte vento che tirava poco più giù, nonostante l’altitudine.

Qualche uccellino viene a salutarci, sembra davvero di essere dentro ad una fiaba. Eccoci giungere nel paese e già la prima casa, una bellissima casetta con una verandina e un gazebo in legno, con tavolino e sedie in Ardesia, ci da il benvenuto. Accogliente direi!

Ci accorgiamo subito che l’atmosfera è particolare. Non c’è nessuno ma, nell’aria, si sente come un senso di cordialità. Vi sembrerà assurdo ma ci sentiamo meno soli qui che non in una grande città dove nessuno ti guarda e nessuno sa chi sei e anche chi ti conosce fa finta di nulla. Sembra di essere in una comunità.

Immediatamente notiamo la cura e la particolarità che contraddistingue le abitazioni. Saltano all’occhio i colori tipici della Provenza, il giallo, l’azzurro, il bianco e il blu e le porte delle case sono circondate da simpatiche statuette o piatti decorati o mattonelle colorate con divertenti scritte. Le persone ci tengono molto a scrivere il loro nome sulla loro dimora e, per le vie del paese, ci sono veri e propri cartelli di legno che indicano la strada per “Casa Tizio” o “Casa Pincopallino”.

Ognuna ha la sua particolarità. C’è la famiglia che ama l’olio d’oliva e sotto al portico è piena di bottigliette e damigianette pitturate, quella invece amante dei gatti che ha mici di ogni materiale, quella che preferisce dei nanetti con Biancaneve, stabili nel giardinetto, e così via…

Ad arricchire questo borgo non sono però solo le casette ben curate; anche i ruderi hanno il loro fascino. Ancora imponenti e ricchi di storia mi lasciano a bocca aperta. Osservandoli attentamente si scorge tutta la lavorazione dell’epoca. Meravigliosi. Meravigliosi i loro tetti, i loro massi accatastati uno sull’altro, i loro finestroni, le loro travi, le loro altezze e quelle stalle ormai abbandonate che un tempo erano rifugio di animali da pascolo.

Un tempo i pastori portavano le loro bestie fin sui monti dietro la chiesa della Pallera, la chiesa della Regina di tutti i Santi.

Spesso incontriamo per terra lastroni di ghiaccio ma solo tra le case dove il sole fa fatica ad entrare.

Mi dicono i contadini della zona che, rispetto al paese più sopra, cioè Zerni, qui ad Argallo ci sono ben 15 giorni di differenza. Cosa vuol dire 15 giorni di differenza?

In pratica, ad Argallo, fa leggermente più caldo e si semina ogni cosa sempre 15 giorni prima rispetto al paese dopo. Pignoli calcolatori fantastici! Eppure credetemi che si tratta di 1 km appena!

Sopra al paese, in regione Batolo, sorgono delle opere in pietra, riconducibili a terrazzamenti fortificati e individuati come gli antichi accampamenti dei Provenzali. Inoltre, bellissimi sono i dipinti o le sculture, sempre in pietra, appese ai muri del paese.

Ovviamente non poteva mancare un altarino dedicato alla Madonna, protettrice di tutte le borgate della mia Valle, e una cosa che mi ha colpito molto è stata una piccola fontanella, nella piccola piazzetta, a disposizione di tutti, con una saponetta “in dotazione” per lavarsi i panni o le mani in tutta libertà.

Qui ad Argallo c’è anche un caratteristico Agriturismo, funzionante solo nella stagione estiva e bellissime da vedere sono le fonti Marsaglia. Si tratta di un acquedotto che, l’ingegnere Giovanni Marsaglia, nel 1883, riuscì a costruire in un solo anno con tanto di parco intorno, ma questo, amici topi, sarà un altro post.

Ora vi lascio riposare, per oggi, avete scarpinato abbastanza. Ripulitevi le zampette e preparatevi, tra non molto si riparte per una nuova avventura.

La vostra instancabile Pigmy.

M.