La carbonara alternativa di Topino

Topi, che volete farci? Gli anni passano e anche Topino è cresciuto.

Quest’anno si affaccerà all’età adulta, ormai è grande. Talmente grande che qualche volta cucina per me. E cucina bene, sapete?

Un giorno, per esempio, ha deciso di preparare lui il pranzo per me e una mia cara amica. Dalla sua padella è saltata fuori una carbonara alternativa, vegetariana e davvero squisita, posso assicurarvelo. Per questo pensavo di proporla anche a voi, roba da leccarsi i baffi, slurp!

Vi dico subito come si fa. Prendete un cipollotto e tritatelo finemente al coltello, poi mettetelo in padella insieme a un filo d’olio. Mentre quello soffrigge, tagliate del radicchio rosso tondo, lui ne ha usato uno piccolo intero per due persone. Fatelo a striscioline, poi tagliatelo a pezzetti ancora più piccoli e aggiungete tutto in padella, insieme al sale, al pepe, al prezzemolo e, se non gradite l’amaro del radicchio, mettete uno o due pizzichi di zucchero.

carbonara radicchio

Vedrete che appassirà in fretta. Potete anche aggiungere un goccio d’acqua per non far attaccare il tutto.

Intanto, mettete a cuocere la pasta in acqua bollente salata, lui ha usato gli spaghetti, che si prestano davvero bene a questa ricetta. Sbattete un uovo (per ogni due persone) in una ciotola insieme a parmigiano, sale e pepe. Quando la pasta sarà cotta, scolatela e versatela dentro la padella con il condimento, aggiungete l’uovo sbattuto, un filo d’olio e fate saltare. Se la gradite, potete aggiungere della panna da cucina o un goccio di latte per amalgamare bene tutto e dare un tocco in più a questa originale pietanza.

carbonara vegetariana

A questo punto la carbonara alternativa è pronta e non vi resterà che gustarla.

Grazie, Topino! Buon appetito, topi, io corro a mangiare. Che profumino!

 

Per piangere e per ridere

Questo post lo dedico al mio papà. Penso che gran parte di voi abbia capito che il mio topopapà suona la chitarra. La suona in modo semplice, come dice lui “strimpellando”, non di più, senza vantarsi troppo, eppure, potete credermi, il suo carisma, il suo ritmo, il suo orecchio, fan sì che se manca lui, la compagnia non si diverte allo stesso modo.

A lui piace tantissimo suonare le canzoni dei nostri grandi cantautori e dei nostri grandi cantanti: De Andrè, Battisti, Zucchero, Nomadi, De Gregori, Guccini, Dalla… per non parlare di quelli stranieri come Cocker, Clapton, Dylan… Come si dice in gergo, fa le cover.

Musica e buoi dei paesi tuoi però! A papà non riesci a fargli smettere una serata senza qualche canzone genovese che rallegra o riempie i cuori di sentimento. Pucci dei Trilli, Piero Parodi ed altri, hanno segnato l’esistenza di papà che li ha anche conosciuti e, come se non bastasse, anche la mia.

Da che son cucciolotta il mio topogenitore, mi fa sedere sulle sue ginocchia, assieme all’amato strumento, e con una impercettibile espressione dell’occhio sinistro (che solo io conosco!!!) mi “ordina” di partire.

Solitamente, il divertimento è assicurato ma, quando capita di cantare, con tutto il cuore e una voce mesta, canzoni come quella che vorrei farvi sentire oggi, ci si può anche commuovere.

E allora topini, direttamente da Genova, da mille anni protagoniste anche di serate qui nel Ponente, dove spesso i veri autori son venuti a cantare, una delle canzoni più tristi della mia regione. E ovviamente, con tanto di traduzione! Questa canzone s’intitola “PICCUN DAGGHE CIANIN”, (Piccone, picchia più piano) riferendosi ai picconi e alle ruspe che, in Genova, nel quartiere di Portoria e al Piano di Piccapietra, per lasciar posto alla nuova città in crescita, hanno buttato giù dimore e ricordi.

I colpi del piccone dati sui mattoni erano colpi sentiti dentro al cuore. In questa zona è anche vissuta una mia topo-zia. Zia Angiulina. Una vecchina piccola, piccola. Dopo le splendide parole di una donna, che non sono difficilissime da capire, inizierà questa splendida canzone e ne approfitto per complimentarmi con chi ha creato questo meraviglioso video, grease52.

Fra i mattoni di Piccapietra che fan trasloco, ce ne sono della casa dove sono nato,

ci sono passato per caso stamattina ma forse il cuore guidava il mio cammino.

Chi è di Genova lo sa perché un nodo in gola, mi ha impedito di recitare questa “preghiera”.

 

Piccone batti più piano, io sono nato qui sotto questo camino

sono muri che mi hanno visto piccolino

andare in giro tirandomi dietro il seggiolino

 

Piccone batti più piano, su questo pezzo di pietra rotta a pezzettini

ho fatto i compiti di latino

ed ho mangiato trenette e minestroni

 

Ma stai già abbattendo il balcone, guarda: c’è la Madonna della Passione!

L’ha costruita il mio “capo” trent’anni fa, per una grazia ricevuta in mezzo al mare.

 

Piccone batti più piano, sono tutti colpi dati sul mio cuore

se proprio non puoi farne a meno

almeno batti più piano

 

Credetemi, poche volte, gente, ho pianto,

non mi emoziono tanto facilmente

ma quando ho visto cadere a picconate

la stanza dove era nata mia madre,

mi si è fermato qualcosa proprio qui

ho pianto ed ho pregato così

Piccone, batti più dolcemente, son tutti colpi dati sul mio cuore,

se proprio non ne può fare a meno,

piccone, batti più piano,  pianino

 

Fermati un po’, piccone, ti rubo un mattone,

un pezzo di poesia del piano di Picca…pietra

Ma cantare Genova non significa solo piangere topini! Tranquilli! Anzi… Ora, rimettetevi a posto, mettevi via u mandiu (il fazzoletto) e state pronti a farvi due sane risate con “A SEISSENTU” (La 600) la vecchia macchina ormai d’epoca.

Tanta fatica per comprarsi l’auto nuova e poi… guarda te, come va a finire! Bello anche questo video di fufuralzu.

Carina vero? Non avete capito niente? Vi traduco in un attimo tutto io. Praticamente è una simpatica lamentela di Parodi il quale ha preso spunto da “La Balilla”, di Giorgio Gaber.

Avevo comprato una bella 600, andava veloce più forte del vento

vi racconto la storia di come è andata che in cinque minuti me l’han subito fatta.

Prima vi dico il mestiere che faccio comincio alle dieci a mezzogiorno sono uno straccio

vendo soda, lisciva e sapone e di soldi ne faccio un vagone.

Su e giù per il porto con la motocicletta con detersivi, scopa e paglietta

guadagnu un mucchio di monete da cento e mi vien voglia di comprare la 600.

Lascio la macchina davanti a una porta mi grattan subito la ruota di scorta

la sposto più in là in una via larga, appena giro l’occhio mi fregan la targa.

Arrivano i Tedeschi: -Verbotte versciure -, mi fan fuori circa mezzo motore

chiamo gli Inglesi per scacciarli via, si mangiano tutta la carrozzeria.

Passa un ragazzo con due belle figliole, mi svita tutte le lampadine

anche mio fratello, per curarsi l’angina, fa finta di niente e si mangia la bobina.

Per visitarlo arriva una dottoressa e il radiatore all’istante si frega

per rispetto alla scienza stò buono, lei ne approfitta e fa fuori il tappeto.

Ma chissà cosa si credevan fosse, era una 600 mica un pandolce!

Vado a denunciare tutto all’istante, altra manata, mi nascondono il volante!

Il mio portinaio che è 100kg, si ci siede dentro e mi sfonda i sedili

e sua moglie che è tutta finezza, si appoggia davanti; addio parabrezza.

Poi arriva una ragazza. Che signorina! Con quattro succhiate mi asciuga la benzina.

Passa una donnaccia con una brutta amica, una mezza sdentata, mi rosicchia la marmitta.

Vado per caso a trovare mio cugino, gli trovo in casa cruscotto e pistone.

C’è rimasto qualche pezzo lì dal marciapiede: L’ho metto in un sacco e lo porto allo straccino!

Ebbene si. Anche questa fa parte del repertorio del mio papà. E allora, dopo questa giornata canterina io vi lascio a ricordare le parole. Memorizzatele bene, così poi cantiamo tutti insieme.

Baci, la vostra Pigmy!

M.

Luce

Il primo post di questo splendido, nuovo e appena nato 2013 lo voglio dedicare alla luce. Anzi, a voi, e regalarvi quella SONY DSC del sole e del cielo.

La luce scalda e tiene compagnia, non passa inosservata, sa strabiliare. Vi auguro con tutto il cuore che quest’anno, per voi, abbia questa luce e questi stessi colori.

Guardate, non vi pare che sotto tinteSONY DSC come queste tutto possa avverarsi? Qualsiasi sogno, qualsiasi desiderio… “I sogni son desideri di felicità, nel sogno non hai pensieri, che esprimi con sincerità…”. Chissà se anche Cenerentola, dalla sua piccola finestrella, poteva godere di un panorama come questo.

Immagino che anche per quest’anno abbiate dei buoni propositi. Quali sono? E, soprattutto, quanti sono? Non datevi limiti. Avete voglia di raccontarli?

Sotto questa luce tutto può accadere. Guardatela e ogni vostra intenzione sarà come già realizzata. Non potete dirmi di no. Se ad accogliere questo nuovo anno è una luce così, non posso che immaginare una vita meravigliosa.

Anche questa è la mia Valle, topini. SONY DSCNo, non vi stò scrivendo da Palm Beach: è un mio tramonto, concedetemi l’aggettivo possessivo. Può uno splendore così essere vero? Credetemi: i miei occhi l’hanno visto ancora più nitido, più limpido, più sgargiante.

“Parlami come il vento fra gli alberi
Parlami come il cielo con la sua terra
Non ho difese ma
Ho scelto di essere libera
Adesso è la verità
L’unica cosa che conta
Dimmi se farai qualcosa
Se mi stai sentendo
Avrai cura di tutto quello che ti ho dato
Dimmi
Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni
Ascoltami
Ora so piangere
So che ho bisogno di te
Non ho mai saputo fingere
Ti sento vicino
Il respiro non mente
In tanto dolore SONY DSC
Niente di sbagliato
Niente, niente…
Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni in una lacrima
Come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi sui tramonti della mia terra su nuovi giorni
Il sole mi parla di te… mi stai ascoltando?
Ora la luna mi parla di te… avrò cura di tutto quello che mi hai dato…
Anche se dentro una lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni in una lacrima come un sole e una stella
Siamo luce che cade dagli occhi sui tramonti della mia terra
SuSONY DSC nuovi giorni
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami…” Luce – Tramonti a Nord Est (Zucchero – Elisa)

Buon Anno topi! Buon Anno!

M.

Una bottega molto originale

Oggi topi vi porto ad espatriare. Andiamo a Nizza. Io sono molto fortunata, ci impiego solamente mezz’ora per arrivarci.

Nice è una bellissima città, la parte che però più mi affascina è quella di Nizza vecchia. Un labirinto di viuzze piene di negozietti particolari. Anche una semplice gelateria, in questo luogo, è diversa dalle altre. Ma c’è un punto, un punto particolare, che è la mia meta fissa, dove rimango estasiata per ore ad ammirarne tutti i suoi colori e sentirne i profumi.

E’ il negozio di sali e spezie vicino a Corso Saleya.

Si attraversa prima la piazza dove incredibili ristorantini e un mercatino dell’artigianato regnano sovrani da tempo e, l’ultimo vicoletto in fondo, ci presenta al suo inizio questa bottega fiabesca.

Ci sono, oltre ai profumi naturali della Lavanda messa in ogni tipo di confezione, anche le spezie e i sali.

Sale nero indiano, sale rosa dell’Himalaya, sale grigio delle Canarie e poi sale all’Aglio, sale al Pomodoro, sale alla Menta e ancora tanti, tanti altri. E le spezie… tutte! Potrei scrivere per ore.

Anice, Cardamomo, Coriandolo, Paprika, Senape, Zafferano, Curry, Curcuma, da rifarsi occhi e naso e… anche palato volendo! Meravigliosi.

Solo di qualità di Pepe, ce ne sono mille e più e arrivano da tutti i paesi del mondo.

Ma non è finita qui. All’interno, dove disegnato sul muro c’è un balcone con una vera ringhiera di ferro battuto e panni stesi, ci sono anche varie qualità di zucchero: alla Violetta, alla Rosa, al mou, anch’essi tutti colorati e poi i thè.

Thè e tisane inimmaginabili. Pensate ad una pianta qualsiasi e ne troverete le foglie essiccate per bere il vostro decotto preferito.

Ovviamente, come ogni volta, ho fatto man bassa di tutto. E’ più forte di me, non riesco a trattenermi. Quando cucino mi piace usare queste cosine e non tutte si trovano nella mia Valle!

Vi consiglio vivamente di venirlo a visitare.

La padrona, tra l’altro, è simpaticissima, parla tutte le lingue e sa darvi tutte le spiegazioni per come usare meglio ciò che vende. E, naturalmente, vi darà anche, se lo volete, il macinino giusto se non vorrete acquistare le droghe già polverizzate.

Potrete trovare anche prodotti naturali per l’estetica realizzati con questi gusti particolari come la crema idratante al Finocchietto selvatico, il bagnoschiuma al Peperoncino, la lozione alla Cannella, allo Zenzero, all’Aneto, al Papavero… Insomma, vi sfido a stare meno di mezz’ora in questo negozio!

A mio parere, meritava un post!

M.

Facciamo il Mentolino!

Ossia… conoscete il Limoncello no? Il classico liquore fresco che tutti amano bere dopo il pasto, fatto con i Limoni? Bene, anzichè quello, oggi v’insegnerò a fare una vera squisitezza che è così originale da stupire tutti i vostri topospiti e credetemi che è facilissima.

Allora, il primo ingrediente da prendere, è la mia socia Niky. No, no, fermi…. non dovete ne’ farla essicare, ne’ spremerla, semplicemente dovete prenderla e farvi raccontare da lei come si fa perchè io le amiche quando me le scelgo, me le scelgo bene e lei è un piccolo genietto.

Ora, visto che però, l’unica fortunata che la conosce sono io, mi sono fatta svelare in un orecchio tutto il procedimento per raccontarvelo e far si che farete un figurone in ogni stagione ma, d’estate, dopo le cene all’aperto con gli amici, è decisamente più piacevole.

Allora, innanzi tutto bisogna raccogliere la Menta. Bella fresca. Noi siamo fortunati, qui nella Valle Argentina, ne cresce spontanea tantissima ed è una pianta con tantissime qualità benefiche.

La si lava leggermente sotto l’acqua fresca e la si asciuga tamponandola delicatamente con uno strofinaccio pulito. Si separano le tenere foglioline e si mettono in un vasetto di vetro abbastanza capiente.

Si versa un litro di alcool fino a coprire completamente le verdi foglie, si chiude il barattolo e lo si mette per tre giorni, al buio, dentro un pensile in cucina o dove volete voi, purchè il luogo sia fresco e asciutto.

Passati i tre giorni le foglie saranno diventate marroni e cristallizzate mentre l’alcool invece, sarà completamente verde.

Lo annusiamo un pò e lo lasciamo ancora un attimo lì.

Facciamo bollire in una pentola un litro d’acqua con dentro un kg di zucchero. Finita la bollitura lasciamo raffreddare e, nel mentre, filtriamo l’alcool in un colino separandolo così dalle foglie.

Uniamo l’acqua zuccherata all’alcool e ci ritroviamo tra le zampe uno dei digestivi più buoni che ci siano.

Ovviamente possiamo metterlo in congelatore cosicchè sarà sempre pronto e fresco per le serate speciali magari inaspettate.

Questo liquore si può fare con qualsiasi ingrediente, ad esempio anche con le Fragoline o con i Frutti di bosco, l’unica accortezza da usare è quella di mettere meno zucchero perchè questi frutti sono già molto dolci di loro e lo zucchero inoltre accentua la potenza dell’alcool. Questa bevanda deve essere solo leggermente alcoolica e sarà anche più gradevole.

Piace anche alle topine femmine perchè è molto delicato nonostante abbia un sapore deciso e un profumo che non posso descrivervi. E’ sublime. Provate a farlo e poi mi direte.

Inoltre, non sarà male, versarlo su alcuni dolci, come il gelato o la panna cotta. Il suo colore vivo e il suo sapore, esalteranno sicuramente quello del vostro dessert.

Buona bevuta a tutti! Ma andateci piano! Hic!

M.

Per scaldarci un pò…

Topoli, ciao. Fuori piove, piove, piove.

Non fa ancora freddo ma, tutta quest’acqua, inizia ad inumidirci fin dentro alle ossa.

Penso di avere un’idea da darvi per scaldarvi un pò, considerando ovviamente che patite quanto me, soprattutto davanti ad un bel fuoco, con tanti amici e, ovviamente, dei croccanti Cantucci.

Ebbene si, gli indizi che vi ho dato, vi avranno già fatto capire.

Quest’oggi v’insegnerò a fare un ottimo Vin Brulè amato da chiunque.

Le dosi andranno bene per 2 litri di questo elisir.

Io solitamente lo preparo utilizzando un Barbera abbastanza sofisticato ma, se lo volete ancora più deciso, potete servirvi di un buon Merlot. Deve essere un vino rosso comunque in grado di raggiungere almeno i 13,5%.

Innanzi tutto dovete dirigervi in una fornita e valida Erboristeria dove acquisterete tutti gli ingredienti, altre piccolezze so che potete già averle in tana o trovarle in qualsiasi bottega d’Alimentari.

Ecco quello che dovete chiedere all’erborista: Cannella, chiodi di garofano, semi di coriandolo, semi di cardamomo, bacche di ginepro e macis arillo.

Procuratevi anche zucchero e la scorza di un’arancia o di limone, io preferisco la prima.

Portate a ebollizione, in un tegame, 2 litri del vino rosso, corposo, che avete scelto e, quando lo vedete bollire, aggiungete gli ingredienti acquistati in Erboristeria.

Fate voi un miscuglio di circa 100 grammi, potete vederlo nella foto.

Mentre il miscuglio inizia ad ammorbidirsi, aggiungete anche 350 grammi di zucchero ma c’è chi ne mette molto di più (400, 450gr); quello va a gusti, non potete far altro che provare.

Dopo alcuni minuti riducete l’ebollizione a fuoco più lento, per almeno dieci minuti, rimescolando, di tanto in tanto, con un cucchiaio rigorosamente di legno. Sarà in questi attimi che tutta la vostra casa prenderà odore di un Vin Brulè che viaggerà per le vostre stanze senza alcuna pietà.

Passati questi dieci minuti lasciate riposare a fuoco spento, con la scorza di arancia dentro che, prima di servire, toglierete. A questo punto potete filtrare il tutto e servire ben caldo. Farete un figurone se lo mettete nei bicchieri o nelle tazze, utilizzando un mestolino.

Buon inverno! Un bacio scaldotto da Pigmy.

M.

La mia grolla

L’ho chiamata “la mia Grolla” perchè è la Grolla che prepara topomamma, nelle sere invernali, quando siamo tutti insieme per festeggiare occasioni particolari.

Mi spiega che di ricette ce ne sono diverse per realizzarla, io conosco solo la sua, ma vi posso assicurare che è deliziosa e ve lo dice una che non ama molto l’alcool. Si, perchè la Grolla dell’Amicizia, questo è il suo nome, è una bevanda calda, leggermente alcolica.

La ricetta è davvero semplice ma vi farà fare un figurone. Tra poco arriverà il freddo e questo consiglio vi permetterà di creare qualcosa di davvero originale che scalda cuori e morale.

Bisogna ovviamente procurarsi la cosa fondamentale: il contenitore. Fate un saltino in Valle d’Aosta e acquistate questa spettacolare specie di tazzona di legno lavorata a mano. Potete anche trovarla nei mercatini dell’usato, ma sono quelle cose ch’io preferisco acquistare nuove. Quella che abbiamo noi risale a tanti anni fa, quando mia madre aveva fatto una vacanza proprio vicino ad Aosta. Questa tazza può avere 4 o 6 o più beccucci, dai quali, seduti in cerchio, ci si dà una sorsata ognuno e si passa all’amico di fianco.

Pian piano, i più astemi, si auto-elimineranno e dovranno via via, fare una penitenza. Nel mentre, il giro continua, e vince chi rimane da solo a scolarsi ciò che rimane.

La ricetta che sto per scrivervi è adatta a sei persone.

Allora, dovete mettere dentro alla Grolla, un pò di buccia di limone tagliata fine, cercando di evitare la parte bianca sottostante perchè è molto amara, la buccia di arancia, tagliata allo stesso modo, 6 chodi di garofano (meglio se legati con un filo), un pezzetto di cannella (se vi piace), una noce di burro, 12 cucchiaini di zucchero e 6 bicchierini di grappa fatta in casa, in quanto deve (dovrebbe), raggiungere i 90 gradi (praticamente, non solo vi fa guarire le carie, vi fa proprio cadere i denti… stò scherzando!). Deve essere di alta gradazione alcolica perchè deve prendere fuoco, non preoccupatevi, tra poco vi spiego.

Versate ora, dentro alla Grolla, il caffè bollente, appena salito da una caffettiera per sei persone, mi raccomando che sia bello caldo. Ora sporcate di zucchero il bordo della Grolla e bagnatelo con la grappa. Mettete ancora un cucchiaio pieno di questa grappa appoggiato sull’apertura della Grolla e con un accendino date fuoco alla grappa.

Delicatamente, senza far spegnere il fuoco azzurro, immergete il cucchiaio nell’intruglio e mescolte, mescolate e rimescolate piano piano fino a che, il fuoco, non si spegnerà da solo e tutto l’alcool sarà evaporato (ci vuole qualche minuto).

Infine, chiudete con il coperchio di legno che s’incollerà vista la presenza dello zucchero e vi permetterà di bere senza fare danni. Noi, nel mulino, ne andiamo matti! Non mi rimane altro che augurarvi buona bevuta. Pigmy.

M.