Per la strada…

Se c’è una cosa che adoro molto sono i sentieri che, poco fuori dal paese conducono al cuore della natura.

Sanno di fiaba. Sanno di nuovo inizio. Di scoperte. Di fascino e mistero.

Cosa vedranno i miei occhi questa volta? Di cosa si nutrira’ il mio cuore? E il mio naso… quali profumi percepirà?

Uscendo dal paese, abbandonando il mucchietto stretto di case e inoltrandosi per i monti o nei boschi, ecco che penetra nelle radici quello aspro della resina e ora il dolce saluto del biancospino. E poi i profumi, secondo me, é come se avessero anche una loro temperatura. C’è quello più fresco dell’umidità e della macchia e quello più tiepido dell’ardesia e dell’aridita’ che circonda le malghe.

Perché ogni luogo ha la sua vita cari topi, e il proprio temperamento, che regala a chi sa vederlo. E io, non per vantarmi, ma posso dire che essendo una creaturina del bosco mi impegno sempre moltissimo per conoscerne il carattere, e mi viene anche spontaneo, sentendomi in relazione con lui e la natura tutta.

I sentieri sono il preludio alla meraviglia e mi intrigano. Mi piace scoprirli, percorrerli, ne rimango sempre estasiata e, fin dal primo passo, sento nell’animo lo scalpitare dei cuccioli curiosi.

Che belle queste strade… alcune battute, altre no. Sterrate, ricoperte d’erba, delimitate da alberi e fiori sempre diversi, in base alla zona.

Come dicevo, ognuna ha i suoi regali da offrire ma tutte portano alla pace; alla pace che Madre Terra sa donare. È la pace del silenzio, dell’aria fresca e pura, del vento che, qui, suona altri strumenti.

Amo moltissimo i borghi della mia Valle, ricchi di storia e cultura e curiosità ma, quando giungo davanti ad un sentiero come quelli che potete vedere in queste immagini un sorriso e un’espressione felice la fan da padroni sul mio muso.

Ogni volta mi aspetto qualcosa di bello e non vengo mai delusa. Anche a voi fanno questo effetto le stradine che dal paese portano a luoghi splendidi e incontaminati?

A volte il sole illumina, modificando i colori di quel mondo, altre volte invece, dalla luce si passa all’oscurità. Persino la bruma, spesso, è protagonista. Ognuno ha la sua bellezza data dall’atmosfera.

Pronti? Via! – mi vien da dire imboccandone uno. Una nuova avventura e, anche se quel percorso già lo conosco, sono sempre fiduciosa del fatto che, questa volta, vivrò nuove esperienze interessanti anche se solo con lo sguardo.

L’inizio. Il nuovo. Nuove cose. Nuove emozioni. La’, dove si pensa esserci una fine, la fine non c’è, si va avanti. Dove? Questo sarà una scoperta. Che bellezza! Mi viene da battere le zampette posteriori come Tamburino, il coniglietto amico di Bambi.

Le mie strade. L’affetto che provo per loro è indescrivibile. Le vivo come opportunità. Angoli della Valle che si mostrano a me come sorprese. Pacchi da scartare piano piano, ad ogni passo.

E, ovviamente, è un piacere portare anche voi ogni volta che ne intraprendo una.

Un bacio…. curioso e emozionato.

Verdeggia, l’ultimo villaggio

Oggi, topi, quello che vi mostro è l’ultimo paese della mia valle. Una valle che, come sapete, parte dal mare e taglia la Liguria di ponente andando a finire sul confine del Piemonte e della Francia.

Una volta arrivati in questo particolare paese non si può andare oltre. Davanti a noi, a formare come una grande conca, si stagliano i monti che racchiudono la vallata. Qui si trova il monte più alto di tutta la regione. Eh sì topi, guardate, guardate su in cima cosa c’è. È il Monte Saccarello e, lassù, lo riconoscete? Ma sì, è la statua del Redentore! Ve lo ricordate? 2200 metri di magnificenza. Guardate la bellezza di queste montagne ancora spoglie. Sembrano mura altissime di protezione, monti dalla doppia faccia. Il nostro versante è aspro, rude, mentre quello piemontese appare più dolce, ricco di prati e pascoli. Tuttavia, in aprile è ancora innevato. Tutt’intorno ci sono il Monte Colombera, Cime Cabanne e il Passo del Collardente.

Verdeggia è un bellissimo paese. Protetto dai monti, appare ancora più affascinante e più montano rispetto agli altri villaggi della mia valle. Piace a molti e in tanti vengono a pernottare nell’unico albergo durante i weekend o durante l’estate, unico periodo nel quale Verdeggia davvero si anima. Le sue case in inverno rimangono chiuse, sono solo una decina i suoi residenti. Appartenuta alla provincia di Cuneo fino al trattato di Parigi, è, insieme a Realdo e Carmeli, l’unica comunità brigasca della valle. Qui, nel 1805, una slavina fece 16 vittime. Verdeggia, non ha altre protezioni, nè contro i nemici, nè contro gli agenti atmosferici, ma la sua terra è fertile, sana e ha sempre permesso la coltivazione di tanti alimenti. Ci troviamo a 1100 metri e siamo nel comune di Triora, il più vasto della valle. Appena entrati nel cuore del paese, dopo essere stati accolti dalla trattoria, davanti a noi troviamo un monumento dei caduti, una cappelletta della Madonna e poi un rifugio. Il rifugio è dedicato al Sergente Maggiore Lanteri Giuseppe del 1° reggimento degli alpini, decorato al valore con medaglia d’argento. Il cortile che lo circonda è un bel praticello e, di fronte a lui, c’è il forno comune, ancora oggi utilizzato. Tutt’intorno possiamo ammirare le coltivazioni ordinate, pronte per la semina e tagliate dalla strada pronvinciale asfaltata, che ha raggiunto questo borgo solo nel 1969.

Questo paese infatti era abitato da pastori e contadini. Per chi volesse saperne di più sulla storia di Verdeggia e di come vivevano i suoi abitanti, segnalo questo bellissimo sito creato dalla Proloco http://www.prolocoverdeggia.it/ChiSiamo.aspx, un gruppo di persone unite per mantenere vivo il ricordo di questo luogo suggestivo. Ma torniamo alla nostra passeggiata e alla scoperta delle viuzze che serpenteggiano in questo labirinto di case.

Case tipiche, case simpatiche, case di pietra, ce n’è per tutti i gusti. Ognuna ha la sua caratteristica ed è simboleggiata da una targa in ardesia, scolpita a mano, che riporta il nome di chi ci vive. E allora andiamo giù per i carrugi e su per le salite, per provare a leggerli tutti!

È da non credere, ma stiamo passando su sanguinari palcoscenici. Questi luoghi, questi paesi, questi monti, sono stati un tempo teatro di battaglie violente, soprattutto tra francesi e piemontesi e i soldati di Napoleone che, appostati nei dintorni, scendevano spesso a far razzia nelle case di Verdeggia. Si narra che un tempo alcuni soldati tranciarono la gamba di una donna che si rifiutava di dar loro il cibo preparato. I verdeggiaschi allora, per vendicarsi e far paura ai soldati che avevano mutilato la poverina, uccisero alcuni militari e li seppellirono di nascosto sotto una rupe, chiamata ancora oggi la Bricca dei Francesi.

Parecchie stradine si affacciano sul torrente e qua e là si vedono dipinti e fontanelle. In una di queste, un disegno ci spiega come andavano vestiti i brigaschi dio un tempo . Le donne portavano un foulard nero in testa e la pitocca, un gonnellone lungo e scuro di lana stamegna con delle bretelle che lo sorreggevano. Sotto, indossavano una camicia di lino. Gli uomini, invece, avevano una beretta, un cappello di lana rossa, una giacca capiente che poteva essere utilizzata anche come sacca, un maglione, un paio di pantaloni che arrivavano solo sotto il ginocchio legati da una fettuccia verde e le ghette.

Tutte le vie, circondano la chiesa, la Parrocchia di Nostra Signora del Carmelo. Il paese, infatti, fu ricostruito dopo la valanga di cui vi parlavo ed è stato rifatto secondo uno schema ben preciso, tutt’intorno alla piazza della chiesa, con orgoglio e tanto lavoro. I verdeggiaschi sono persone dall’animo nobile, fiero e hanno sempre dovuto lottare per la loro libertà. La Repubblica di Genova che aveva conquistato questa terra, la fece confine del Ducato di Savoia, ma, nonostante le movimentate vicende politiche, gli abitanti hanno sempre saputo tirare avanti grazie alla loro forza e alla loro solidarietà. E su una facciata del santuario è stata posta una lapide con l’elenco dei nomi dei “Figli di Verdeggia, caduti per la grandezza d’Italia”.

Oggi Verdeggia offre un bellissimo panorama e tanta pace. Regala vacanze tranquille e divertenti, grazie ai passatempi che si possono svolgere, come il gioco delle bocce e le sagre, le feste di paese di carattere tradizionale. C’è la pista da ballo, i giardinetti attrezzati con i giochi per i bambini e tanta natura intorno e sul sito che vi ho segnalato troverete anche le date, per poter venire qui e non annoiarvi nemmeno un minuto!

Spero che anche questo tour sia stato di vostro gradimento. Io vi saluto e vi aspetto, come sempre, per la prossima gita insieme.

Un abbraccio,

la vostra Pigmy.

M.